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Sesto comandamento i peccati contro la santita del matrimonio
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coniugale con cui un uo- mo e una donna, libera- mente, si donano l’uno all’altro con atto di con- segna totale e indissolu- bile, valido e vincolante fino alla morte di uno dei coniugi. L’adulterio, che in tempi non troppo lontani era perseguito come reato dal Codice Penale italiano, è un gravissimo peccato, in quanto infrange la pro- messa sacra di fedeltà reciproca contratta dai coniugi davanti a Dio. Nei primi secoli di vita della Chiesa, insieme al- l’aborto e all’apostasia, era ritenu- to peccato talmente grave che qualcuno addirittura dubitava che potesse essere rimesso sulla terra dai ministri di Dio. La gravità in- trinseca di questo peccato perma- ne assolutamente intatta anche nei nostri sciagurati tempi, dove sem- bra essere diventato un diversivo o una “variante” del tutto normale della “vita di coppia” (?), oltre ad essere pubblicamente sbandierato e incoraggiato da telenovelas, so- ap opera, film e telefilm di vario genere. Come tutti i peccati di cui si è realmente pentiti, può senz’al- tro essere rimesso in questo mon- do, ma è necessario quanto mai che i confessori facciano attenzio- ne a verificare la sussistenza di un vero pentimento che, dovendo ab- bracciare il proposito di non più peccare, richiede nel penitente la promessa di tagliare ponti e con- tatti con il complice, di evitare ul- teriori frequentazioni, di rompere, insomma, radicalmente e definiti- vamente questo scellerato lega- me. A parere di chi scrive, inoltre, è quanto mai inopportuno rivelare l’avvenuto adulterio al coniuge innocente, cosa che compromette gravemente la stabilità del Matri- monio. La confessione va fatta a Dio attraverso il confessore, e la penitenza data per questo peccato deve essere ovviamente seria e proporzionata, ma raccontare il tutto alla parte innocente, per un malinteso senso di sincerità, è da evitarsi. Si badi, infatti, che il vi- gente Codice di Diritto Canonico, esprimendo la consapevolezza della ferita mortale che tale delit- to infligge al Matrimonio, esorta il coniuge innocente che viene a conoscenza dell’adulterio a per- donare generosamente la parte colpevole, ma qualora non do- vesse riuscirci le consente addi- rittura di interrompere, ovvia- mente pro tempore, la coabita- zione. L’adulterio, infatti, costi- tuisce una delle due “giuste cau- se” canoniche di temporanea se- parazione. Basti questo per com- prendere circa la gravità e serietà di questo turpe delitto. Il divorzio, vera e propria piaga sociale, che ha dilaniato e distrutto migliaia di famiglie e rovinato migliaia di bambini e bambine, costretti a vivere orbati di un genitore, è un altro sciagu- rato e disgraziato segno della de- cadenza morale del mondo con- temporaneo, che con questo isti- tuto, per imporre il quale sono state fatte delle vere e proprie battaglie sociali (con non pochi cattolici complici o quanto meno conniventi...), ha voluto opporsi direttamente al severo monito di Nostro Signore Gesù Cristo, ri- cordato da ogni ministro nel mo- mento stesso in cui suggella il patto coniugale: «non osi sepa- rare l’uomo ciò che Dio unisce». Il Matrimonio è, infatti, per sua natura (e non solo in forza del Sacramento) intrinsecamente in- dissolubile, come appare eviden- te dal discorso fatto da Gesù per screditare la concessione del di- vorzio fatta, a suo tempo, da Mo- sè “a causa della durezza di cuo- re degli israeliti”, rimandando al progetto originario di Dio che volle l’uomo e la donna, “fin dal principio”, uniti nel vincolo in- dissolubile di una sola carne (cf Mt 19,1-12). Pertanto qualunque cattolico osi impugnare il Matri- monio dinanzi ad una autorità ci- vile, viola direttamente questo Comandamento e la sentenza di scioglimento, che eventualmente venisse pronunciata, non ha, agli occhi di Dio, alcun valore, né tanto meno sono lecite ulteriori unioni con altri partners, siano esse civilmente sigillate oppure vissute come coppia di fatto. Il motivo per cui la Chiesa, ubbi- diente al Vangelo, nega ai divor- Quel che diceva la beata Giacinta di Fatima circa il cattivo stato di molti matri- moni già nel lontano 1917, è tanto più riscontrabile al giorno d’oggi, dove adul- teri, divorzi, libere convivenze e rapporti prematrimoniali offendono e ledono la santità del Matrimonio. di Don Leonardo M. Pompei A bbiamo visto nelle punta- te precedenti, anche pas- sando in rassegna alcuni testi biblici del Nuovo Testamento, come il Sesto Comandamento intenda tutelare le dimensioni della santità dell’amore umano aperto alla vita e del corpo umano in quanto tempio dello Spirito Santo. Dobbiamo ora addentrarci nell’analisi dei sin- goli peccati impuri. A mio av- viso è quanto mai opportuno distinguere le singole tipologie in quattro generi di peccato: al- cuni, infatti, sono direttamente contrari alla santità del Matri- monio; altri colpiscono la vita come frutto naturale dell’amo- re umano tra un uomo e una donna; altri costituiscono delle aberrazioni della legge natura- le; ed altri, infine, sono profa- nazioni della santità del corpo umano in quanto tale. Appartengono al primo gruppo l’adulterio, il divorzio, le unioni civili, le libere convi- venze e i rapporti prematrimo- niali. Il Matrimonio è un vero Sacramento, istituito da Cristo per sigillare e santificare, con la benedizione di Dio, il patto seconda puntata n. 34 - 2 settembre 2012 - Il Settimanale di Padre Pio - 15 14 - Il Settimanale di Padre Pio - 2 settembre 2012 - n. 34
N ei vari trattati sulla verginità composti da sant’Ambrogio, in cui egli addita alle consacrate il modello sublime della Santa Ver- gine e Madre di Dio, trova posto una nuova lettura del Cantico dei Cantici ove, al posto dell’amore nuziale degli sposi, compare l’Amore divino dello Spo- so, Cristo, per la sua vera ed eterna Sposa, Maria, unica creatura capace di unirsi de- gnamente a Dio e Madre di tutte le spose di Cristo e di quanti si consacrano a Lei. L’allegoria è molto for- te in sant’Ambrogio. Tutte le immagini del Cantico vengono reinterpretate in senso spirituale. «“Il tuo nome è come un un- guento sparso; perciò le fanciulle ti consacrarono il loro affetto” (Ct 1,3). Questo balsamo per cui Ma- ria non esalava profumi di vanità ma l’olezzo della divina grazia, scenda anche nell’intimo del vo- stro cuore. Questa pioggia estinse le brame di Eva; quest’unguento asterse il fetore del peccato origi- nale. Con esso Maria, sorella di Lazzaro, unse i piedi al Signore e tutta la casa olezzò della pia fra- granza (cf Gv 12,3)»1. L’unguento profumato che la sposa porta con sé non è in Maria qualcosa di separato dalla sua vir- tù più profondamente interiore: è la grazia di Dio. Lei ne è ripiena, tanto ripiena per se stessa che può far traboccare questa grazia a fa- vore di tutti. E così estingue il peccato, il fetore della sua proge- nitrice Eva, distruggendo con la grazia di cui è ricolma la colpa originale; poi aiuta le povere crea- di Padre Luca M. Genovese, FI ziati risposati o conviventi l’ac- cesso alla Santa Comunione, co- sì come l’assunzione di alcuni uffici ecclesiali (tra cui quello di padrino o madrina di Battesimo e di Cresima), è da ricercare nel fatto che il divorziato o la divor- ziata che abbiano intrapreso una nuova unione, si trovano “in sta- to di peccato mortale” momenta- neamente irreversibile, in quanto una eventuale Confessione sa- rebbe necessariamente priva del- l’elemento fondamentale del pentimento (contrizione unita al proposito di non peccare più), che è la condizione unica per cui Dio concede il perdono al pecca- tore. Non potendo dunque essere assolti e trovandosi in stato di peccato pubblico (cioè di vero e proprio scandalo) è impossibile l’accesso all’Eucaristia (che ri- chiede lo stato di grazia) e agli uffici ecclesiali (che richiedono una situazione esteriore e ogget- tiva di conformità alle Leggi di Dio). Vorrei chiudere l’argomento divorzio con qualche considera- zione di natura personale, anzi- tutto cercando la causa del falli- mento di tanti Matrimoni (sia- mo arrivati a percentuali supe- riori a uno su tre, per non parla- re dell’aumento vertiginoso del- le unioni civili di fatto, che in alcune zone del Nord Italia han- no ampiamente superato i Ma- trimoni religiosi). Vorrei al ri- guardo citare una frase che pro- nunziò la piccola e beata Gia- cinta di Fatima poco prima di morire (nel lontano 1917): «Ci sono molti matrimoni che non piacciono a Dio, non sono da Dio». Confesso che quando les- si questa frase, diversi anni fa, rimasi perplesso per non dire sconcertato. Come è possibile che nel 1917, in Portogallo, con quel clima di fede profonda, quando tutti si sposavano in Chiesa, alcuni matrimoni non piacessero a Dio? Non sono si- gillati da un Sacramento? Se an- cora non sono riuscito a spie- garmi bene come fosse possibi- le nel 1917, mi risulta molto meno difficile ipotizzare perché alcuni Matrimoni di oggi non piacciano a Dio. Può Dio, infat- ti, dare la sua benedizione a ca- se costruite sulla sabbia, cioè a coppie che arrivano al Matrimo- nio dopo aver “bruciato tutte le tappe”, con anni di vita sessuale “attiva” alle spalle, con cerimo- nie che sfiorano il sacrilegio, con spose che si presentano all’Alta- re seminude (ma con abito rigo- rosamente bianco...) e invitati che fanno loro degno corollario, a coppie che si sposano dopo an- ni di convivenza senza porre in essere un minimo segno di penti- mento, anzi spesso unendo al Matrimonio il Battesimo del fi- glio (magari il secondo o il terzo, con i più grandi che fanno da paggetti a papà e mamma...) e con tanto di applauso finale? So- no esempi ovviamente e voluta- mente provocatori, con cui non si intende generalizzare né tanto meno escludere chi avesse sba- gliato dalla possibilità di redi- mersi e correggersi. Fotografano tuttavia, forse in modo un po’ impietoso, una triste realtà, sem- pre più diffusa in uno strano e generalizzato silenzio di chi do- vrebbe parlare, che di certo non sembra poter avere l’approvazio- ne e, tanto meno, la benedizione dell’Onnipotente... L’amore sponsale narrato nel Cantico dei Cantici è la più alta e ispirata espres- sione dell’Amore sublime che unisce Cristo a Maria, sua eterna Sposa. È quanto mostra Sant’Ambrogio, ri- leggendo in chiave spiritua- le e mariologica le suggesti- ve immagini del Cantico. n. 34 - 2 settembre 2012 - Il Settimanale di Padre Pio - 17 16 - Il Settimanale di Padre Pio - 2 settembre 2012 - n. 34