Audio · Radio San Giuseppe
San Giuseppe uomo benedetto uomo puro e grande lavoratore
Trascrizione
Trascrizione automatica — possono esserci imprecisioni. Tocca un passaggio per ascoltarlo dal punto esatto.
Vettilissimi ascoltatori di Radio San Giuseppe, ben ritrovati sulla frequenza della nostra web radio e benvenuti a una nuova puntata dedicata al nostro grandissimo, il più santo dei santi, patrono e protettore nostro e di tutta la Santa Chiesa Cattolica. Oggi con l'aiuto del Signore iniziamo una nuova fonte della nostra meditazione, un nuovo argomento di meditazioni, tratti da un santo abbastanza contemporaneo, morto una quarantina di anni fa circa, che ha molto approfondito la figura e la spiritualità di San Giuseppe facendone anche uno dei cardini della spiritualità, di quella particolare forma di vita ecclesiale, non saprei come altro definirla perché non è un movimento, a cui ha dato vita.
Sto parlando, molti l'hanno già capito, di San Giuseppe. José María Escrivá, che ha fondato questa particolare realtà ecclesiale, ripeto, la chiamo così non sapendo come fare diversamente, che è appunto l'Opus Dei, dedicata, nell'intenzione del fondatore, fondamentalmente ai laici e ai sacerdoti secolari per insegnare come ci si santifica nel mondo e come si santifica il mondo, quindi attraverso le realtà umane.
In particolare, ovviamente, ma non solo, attraverso la santificazione nel lavoro e del lavoro per una forma, diciamo così, di spiritualità laicale e secolare. Io, quando penso a José María Escrivá, mi viene subitamente la filotea di San Francesco di Salla, cioè lui ha cercato, diciamo così, di attualizzare nel XX secolo, ecco, un progetto intuito dal grande vescovo di Ginevra, dottore della Chiesa, appunto San Francesco di Salla, che in tempi molto, molto lontani, quindi quando si pensava che la santità fosse appannaggio di alcune categorie ristrette di persone, quindi religiosi, religiose fondamentalmente, frati, monaci e monache, e qualche prete, ma non troppo, insomma.
Ecco, perché i preti sono sempre un po' più sciagurati. Lui no, insistette, sulla possibilità e la necessità che tutti si santificassero però ciascuno nel modo proprio. Dato che l'esperienza di San Giuseppe, come abbiamo avuto modo di vedere, è stata un'esperienza certamente sopranaturale e divina, ma nella forma e nei modi caratterizzata da un'immersione piena nelle realtà del secolo, perché San Giuseppe è stato un operaio, uno sposo e un padre, quindi ha assunto, certamente in forma unica, la sua missione di padre putativo del figlio di Dio e di sposo castissimo di Maria Santissima, ma dentro una cornice di assoluta ordinarietà e quindi vicinanza alla stragrande maggioranza degli uomini e degli esseri umani.
Quindi per questo che questa figura, anche per questo, certamente non solo per questo, José María portava anche il nome, no? José in spagnolo significa Giuseppe, quindi è chiaro che fosse devoto di San Giuseppe, che era il suo patrono personale, però indubbiamente questo è stato uno dei motivi principali per cui è stato particolarmente caro e quindi approfondito da questo autore.
Ecco che oggi ci accompagnerà, ha scritto come dire una specie di opuscoletto, che si chiama nella... bottega di Giuseppe e che contiene una serie di considerazioni circa la figura di San Giuseppe. Noi non ne vedremo tutte quante oggi perché è impossibile, io vorrei fare prima una sintesi, anzitutto San Giuseppe nel Vangelo, poi un paragrafetto dedicato alla fede, alla speranza e all'amore, poi ancora la santificazione, come vedete, del lavoro, e poi ancora...
per servire, virgola, servire. Poi capiremo quando arriveremo a questo punto che cosa intende. Infine, il rapporto tra Gesù e Giuseppe. Io penso che ciascuno di questi argomenti li affronteremo nelle singole puntate, in modo tale oggi cominciamo da San Giuseppe nel Vangelo dopo una breve introduzione, argomento che già chi segue queste Catechesi in parte abbiamo approfondito, che ci darà moltissimi ulteriori spunti, però, per rispetto alla struttura di questa operetta del Santo, è bene cominciare da questo.
Comincia la lettura adesso delle parole di San José Maria Escriva. La Chiesa intera riconosce in San Giuseppe il suo protettore e patrono. Nel corso dei secoli si è parlato di lui sottolineando i vari aspetti della sua vita, che lo mostrano costantemente fedele alla missione ricevuta da Dio.
È per questo che da molti anni mi piace invocarlo con un titolo che mi sta a cuore. Padre e Signore nostro. San Giuseppe è realmente un Padre e Signore che protegge e accompagna nel cammino terreno coloro che lo venerano, come protesti accompagnò Gesù che cresceva e diveniva adulto.
Dall'intimità con lui si scopre che il Santo Patriarca è maestro di vita interiore. Ci insegna infatti a conoscere Gesù, a convivere con lui, a sentirci parte della famiglia di Dio. San Giuseppe ci insegna tutto ciò apparendoci così come fu. Un uomo comune, un padre di famiglia, un lavoratore che si guadagna la vita con lo sforzo delle sue mani.
E anche questo fatto ha per noi un significato che è motivo di riflessione e gioia. Celebrando oggi la sua festa desidero rievocare la sua figura rifacendomi a quello che di lui ci dice il Vangelo, in modo da scoprire la sua vita. O meglio, quello che Dio, per mezzo della vita semplice dello sposo di Maria, ci vuol far conoscere.
Sia Matteo che Luca ci parlano di San Giuseppe come di un uomo che discende da una stirpe illustre, quella di Davide e Salomone, il re di Israele. I particolari storici di questa scendenza sono piuttosto incerte. Delle due genealogie riportate dagli evangelisti non sappiamo quale corrisponda a Maria, madre di Gesù secondo la carne, e quale a Giuseppe, padre di Gesù secondo la legge degli ebrei.
Non sappiamo nemmeno quale corrisponda a Maria, madre di Gesù secondo la carne, e quale a Giuseppe, padre di Gesù secondo la legge degli ebrei. Non sappiamo nemmeno se la città natale di Giuseppe sia Berlemme, dove si recò per il censimento, o Nazareth, dove viveva e lavorava. Sappiamo invece che non era ricco, era un lavoratore come milioni di uomini in tutto il mondo.
Esercitava il mestiere faticoso e umile che Dio, prendendo la nostra carne e volendo vivere per trent'anni come uno qualunque di noi, aveva scelto per sé. La Sacra Scrittura dice che Giuseppe era artigiano. Alcuni padri aggiungono che fu faregname. San Giustino, parlando della vita di lavoro di Gesù, dice che fabbricava aratri e giochi.
Forse per queste parole Sant'Isidoro di Siviglia conclude che Giuseppe era fabbro. Comunque era un operaio che lavorava al servizio dei suoi concittadini, con un'abilità manuale derivante da lunghi anni di sforzi e di sudore. Dai racconti evangelici risalta la grande personalità umana di San Giuseppe.
In nessuna circostanza si dimostra un debole o un pavito dinanzi alla vita. Al contrario sa affrontare i problemi, supera le situazioni difficili, accetta con responsabilità e iniziativa i compiti che gli vengono affidati. Non sono d'accordo con il modo tradizionale di raffigurare San Giuseppe come un vecchio, anche se riconosco la buona intenzione di dare risalto alla verginità perpetua di Maria.
Io lo immagino giovane, forte, forse con qualche anno in più della Madonna, ma nella pienezza dell'età e delle forze fisiche. Per praticare le virtù della castità non c'è bisogno di attendere la vecchiaia o la perdita del vigore. La purezza nasce dall'amore. E non sono un ostacolo per l'amore puro la forza e la gioia della giovinezza.
Erano giovani il cuore e il corpo di Giuseppe quando contrasse il matrimonio con Maria, quando conobbe il mistero della sua maternità divina, quando le visse accanto rispettando quell'integrità che Dio affidava a Maria. Dio affidava al mondo come uno dei segni della sua venuta tra gli uomini.
Chi non è capace di capire tale amore vuol dire che sa ben poco del vero amore e che ignora totalmente il senso cristiano della castità. Giuseppe dunque era un artigiano della Galilea, un uomo come tanti altri. E che cosa può attendersi dalla vita l'abitante di un villaggio sperduto come Nazareth?
Lavoro e null'altro che lavoro, tutti i giorni, sempre con lo stesso sforzo. E' terminata la giornata, una casa povera e piccola per ristorare le forze e ricominciare a lavorare il giorno dopo. Ma in ebraico il nome Giuseppe significa Dio aggiungerà. Dio infatti aggiunge alla vita santa di coloro che compiono la sua volontà una dimensione insospettata, quella che dà valore a tutte le cose, quella veramente importante, quella divina.
Alla vita umile e santa di Giuseppe Dio aggiunge, se mi si permetta di parlare così, la vita della Vergine Maria e quella di Gesù nostro Signore. Dio non si fa battere in generosità. Giuseppe poteva far sue le parole di Maria, sua sposa. Quia fecit michi magna quipotens est. Cioè grandi cose ha fatto in me non nipotente.
Quia respexit umili tatem. Perché ha guardato la mia piccolezza. Giuseppe era infatti un uomo comune su cui Dio fece affidamento per operare cose grandi. Seppe vivere come voleva il Signore in tutti i singoli eventi che composero la sua vita. Per questo la Sacra Stittura loda Giuseppe affermando che era giusto.
E nella lingua ebraica giusto vuol dire pio, servitore reprensibile di Dio, esecutore della volontà divina. Significa anche buono e caritatevole verso il prossimo. In una parola il giusto è colui che ama Dio e dimostra questo amore, osservando i comandamenti e orientando la vita intera al servizio degli uomini, i propri fratelli.
Punto. Gentilissimi ascoltatori, guardate, per commentare queste parole, ecco, penso che bisognerebbe adesso caricare gli orologi e darci 3-4 ore di tempo. Io invece le commenterò nei rimanenti scarsi 10 minuti che ci sono rimasti, perché poi il resto lo farà lo Spirito Santo. Sono tantissimi gli spunti di riflessione, alcuni li abbiamo già visti nelle puntate passate.
Per esempio il fatto che San Josemaria scrive, su questo sono perfettamente d'accordo, non approva affatto la rappresentazione di San Giuseppe come una persona vecchia, decrepita, che quindi è diventata completamente incapace anche di provare desideri di un certo tipo verso qualcuno.
Per questo è in realtà uno sminuimento della sua grandezza, e non un accrescimento, no? Ed è anche occasione per dire qualcosa, stupende, poi vorrei spendere, se ci riesco, un paio di parole su quelle considerazioni dell'amore vero che fa San Josemaria scrivà e della possibilità della purezza anche in età giovane, no?
Quindi San Giuseppe è un uomo perfettamente normale, grande lavoratore. Ecco, però, questo a testimonianza del fatto, San Giuseppe ha ricevuto a una certa età, forse trent'anni, forse venticinque anni, il dono di Maria e poi di Gesù, no? Ma già prima di questo grande dono, ecco, il suo nome che significa Dio aggiunge, diciamo che queste aggiunte sono state, come dire, il premio della sua perfetta esecuzione della volontà di Dio.
Giusto, questo l'avevo già considerato, in ebraico vuol dire pio, vuol dire servitore irreprensibile di Dio, esecutore della volontà divina e anche buono nei confronti di Dio. Confronti del prossimo. Quindi San Giuseppe era questo. Quindi, vuol dire che un operaio faceva il falegname, faceluiel fabbro, facevuiel carpentiere, quasi certo facevuiel falegname, però questo non ha neanche tanta importanza, molte volte è nato a Betlemme, non è nato a Betlemme, non fa niente...
Era quasi certamente di stirpe regale, qui le fonti a mia disposizione dicono che tutte e due, sia Giuseppe che Maria, erano di stirpe regale, stirpe regale, tutte e due, quindi queste apparenti incongruenze delle genealogie evangeliche in realtà si compongono semplicemente nel fatto che entrambi erano di stirpe regale, cosa tra l'altro quanto mai consola alla nascita del figlio di Dio. Però la cosa importante è comprendere subito che un giovanotto, un operaio, già in quanto tale, può essere un perfetto esecutore della volontà di Dio. Perché già il lavoro manuale, il lavoro quotidiano è volontà di Dio. Perché Gesù ad Adamo ha detto ti guadagnerai il pane con il sudore della fronte.
Quindi bisogna fare attenzione, gentilissimi ascoltatori e carissimi ascoltatori, questo è una componente fondamentale della vita. Ringraziamo l'Opus Dei per tutto quello che fa al riguardo. Però la riscoperta dell'importanza del lavoro nella vita cristiana, del lavoro fatto in un certo modo, è patrimonio universale. I cristiani devono lavorare, e lo vedremo poi più avanti, da santi.
Da santi vuol dire lavorare, cioè Gesù faceva gli aratri, abbiamo sentito, gli aratri e i giochi. Ma secondo voi come sarà stato un aratro fatto da Gesù? Sarà stato fatto, come dire, alla Carloma, si dice, dalle nostre parti, insomma, a Roma. Quindi un lavoro raffazzonato con due viti strette, materiali scadenti, o sarà stato un bel aratro, un bel gioco, solido, fatto con legno di una buona qualità, rifinito.
Curato, perfetto, ben dedicato. E non necessariamente perché era un aratro, un gioco destinato a un ricco. Era un aratro, un gioco, perché anche un aratro, un gioco destinato a un povero, capite, può essere fatto in un certo modo, sicuramente. Allora, quindi, detto questo, io vorrei, ecco, un attimo riprendere due aspetti, delle considerazioni che sa cosa mi riscriva, quelli che mi sembrano più consoni, che sono, ecco, il problema della purezza. Vorrei riprendere alcune considerazioni. La purezza nasce dall'amore. Io lo dico sempre ai giovani. L'amore autentico, la sensualità, che è il contrario della purezza, voi capite che in quanto tale, se non voglio farci una catechesi, è un piacere personale, capite? Quindi, come dire, il godimento di questo piacere, anche quando venisse fatto dentro un rapporto di amore e di affetto nei confronti di un'altra persona, il principio però di questo è sempre egoistico, non può non essere tale, perché la sensualità implica il godimento del corpo di qualcuno, o del piacere che io conseguo attraverso il contatto con il corpo di qualcuno.
Cercate di capire bene quello che sto dicendo. Di per se stesso questa cosa, è la negazione dell'amore, perché l'amore è sempre una relazione dall'io al tu, cioè è un volere il bene tuo, è un volere che tu sia, è un volere mettermi al tuo servizio, è un volere farti felice. Quindi immaginate San Giuseppe, se anche lui non fosse stato tutto quello che è stato, incontra la Madonna, la Madonna gli spiega, tradizione antichissima, la vicinità da piccolina, se San Giuseppe vuole bene la Madonna cosa fa? Rispetta questa cosa. Subito.
Se la ama. Se non la rispetta, non la ama, ma ama se stesso. Questo è quello che dico sempre ai giovanotti, e alle giovanotte soprattutto. Tu devi far rispettare, e il rispetto che chi ti sta vicino ha e deve avere, è la prova del nove, del fatto che ha sempre un'amore. E' la prova del nove, del fatto che ha sempre un'amore. E' la prova del nove, del fatto che ha sempre un'amore.
E' la prova del nove, del fatto che ha sempre un'amore. E' la prova del nove, del fatto che ha sempre un'amore. Ha serie intenzioni e che almeno prova a volerti bene. Voi pensate a quanto sia satanica la frase che alcuni ragazzetti, per violare le ragazzette, dicono se mi ami dimostramelo, dandomi quello che io voglio, che è esattamente il modo con cui gli dimostra che non lo ama e che non esige di essere amato da lui. Esattamente il contrario.
Ha serie intenzioni e che almeno prova a volerti bene. Esattamente il contrario. Ha serie intenzioni e che almeno prova a volerti bene. Esattamente il contrario. Quindi l'essere giovani, sotto questo punto di vista, è un aiuto, perché da giovani noi abbiamo sempre grandi ideali. Mi ci metto pure io in mezzo, pure se sono un vecchierello di oltre 40 anni.
Grandi ideali, volontà ferme, perentorie, determinate. Ecco. E quindi si possono e si devono. Guardate che sono un incanto, io conosco alcune coppie di giovani che vivono tutte le esigenze della castità fino alle ultime conseguenze, nel senso che non stiano neanche un bacio. E' un incanto, è un incanto, è un incanto.
neanche quello neanche quello e sono felicissimo e io sono sicurissimo che saranno dei matrimoni strabenedetti da Dio sanno aspettare, sanno rimandare perché una volta che poi tu hai sancito questo dentro il sacramento del matrimonio, che c'è stato un dono totale dell'uno all'altro, allora che succede?
che tu crei un contesto oggettivo di amore che in un certo senso redime quell'atto che comunque rimarrà a carattere almeno in parte egoistico, ma starà dentro una cornice autentica di amore, certo perché tu ti sei legato a tempo indeterminato e messo al servizio di una vita l'altra piccola cosa che volevo rievidenziare era questo fatto che Giuseppe poteva far sue le parole di Maria sua sposa fecit michi magna qui potens est quando noi ci mettiamo dentro l'orizzonte della volontà di Dio e decidiamo di fare quello che lui vuole la nostra vita sarà sicuramente ricolmata di grazie qui a fecit michi magna qui potens est e le grazie di Dio vanno sempre al di là noi non diamo niente al Signore se noi gli obbediamo e facciamo in tutti i suoi voleri facciamo un regalo a noi stessi perché le grazie le benedizioni di una vita che si mette dalla parte di Dio sono innumerevoli nulla manca a coloro che lo temono dice un salmo lo temono nel senso che hanno paura ma lo temono nel senso biblico cioè che lo amano ne osservano i voleri e i comandamenti in tutto e per tutto come ha fatto il grande San Giuseppe vi do appuntamento se credete alla prossima settimana Ave Maria