Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Audio · Catechesi varie

Gesù il Santo dei Santi

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Allora, ben ritrovati a tutti, oggi come sapete è venerdì, tra l'altro anche di quaresima, un giorno dedicato in maniera particolare alla contemplazione del mistero della passione di Gesù e quindi la meditazione di questa mattina la compiamo proprio su quello che potremmo definire il più santo di tutti, quindi sul nostro Signore Gesù Cristo come è colui che ha perfettamente vissuto e incarnato ciò che ha insegnato, cioè la santità cristiana di cui lui è esempio per tutti noi, voi sapete che la persona di nostro Signore Gesù Cristo c'è un passo emblematico nell'incipit degli atti degli apostoli dove San Luca dice che all'inizio della sua predicazione Gesù cominciò a fare e a insegnare, siamo qui in un convento francescano, sapete tutti quanti bene che San Francesco diceva che voleva che i suoi frati predicassero prima con la vita o con la parola, perché non si può dire né insegnare ciò che non si è, ciò che non si ha e ciò che non si fa e quindi sotto questo punto di vista come scrive Sant'Ommaso d'Aquino Gesù non è soltanto un grande maestro, non è soltanto il Redentore, non è soltanto il Figlio di Dio fatto uomo e quindi per certi aspetti assolutamente ipergiungibile e inarrivabile da noi, ma è anche esempio e modello di santità cristiana.

Quindi si tratta semplicemente, come diceva il buon San Giovanni della Croce, di studiare il libro vivo di nostro Signore Gesù Cristo, quindi non soltanto come doveroso imparare bene le sue parole, io spero che il Vangelo lo conosciate bene e se lo conoscete bene bisogna impararlo bene, sapete che i primi cristiani si dice che non avevano bisogno dei tipi di ammini che ho io qui adesso sotto gli occhi, perché non soltanto sapevano tutti i Vangeli a memoria, ma sapevano anche i riferimenti al volo.

Sant'Ommaso d'Aquino non aveva bisogno di Bible Wars, per esempio, perché Sant'Ommaso d'Aquino sembra che sapesse tutta la Bibbia a memoria con tutti i riferimenti, tutta, non so se mi rendo conto di quello che dico, cioè lui andava a dire dimmi due cronache 3,2 e lui trac, d'accordo, cioè Bible Wars aveva dentro il cervello, quindi chiaramente vedendo queste cose, confrontando la nostra miseria, la nostra scellerataggine, ecco, ci vengono un po' di sani cinque minuti abbondanti di vergogna con salutari propositi di riparare e di migliorare per quanto riguarda il futuro.

Ora, quindi non soltanto conoscere il Vangelo, cosa che però vi invito anche nella meditazione, cioè tenendo davanti il nostro Signore, tu lo conosci bene il Vangelo? Se uno ti chiedesse, senti un po', io non lo conosco Gesù, sono attratto dal cristianesimo, mi sapresti fare in dieci minuti una sintesi del suo pensiero?

Quali sono per lui le cose fondamentali? E tu questo te lo devi chiedere, perché se non sei capace di farlo, la tua vita cristiana, la tua vita di apostolo, la tua vita di testimone, già di cresimato, zoppica. Non parliamo poi se sia una vita di sacerdote o di diacono o di quasi sacerdote, insomma.

Quando le anime si rivolgono a noi, noi non dobbiamo rispondergli con parole umane, noi dobbiamo presentargli il Vangelo, anche quando il Vangelo è esigente, l'abbiamo visto ieri, è apparentemente paradossale o molto molto molto impegnativo. Quindi a fianco a questo dobbiamo studiarci un po' Gesù.

Gesù ci dà nel Vangelo... Vedremo soltanto due cose stamattina, tra le tante, due chiarissime indicazioni su quella che è stata la sua vita e come dire, le sue priorità, la sua spiritualità fondamentale. Qual è la spiritualità? La spiritualità di nostro Signore Gesù Cristo, che è la spiritualità universale.

Guardate, c'è un passo del Vangelo di San Matteo, uno dei rari in cui Gesù si propone come esempio. Raramente lo facevano, però leggiamo Matteo 11, 28 e seguenti. Venite a me voi tutti che siete stanchi e oppressi e io vi darò ristoro. Prendete il mio gioco sopra di voi e imparate da me, imparate da me, che sono mite e umile di cuore e troverete ristoro per la vostra vita.

Quindi la spiritualità di Gesù, il cuore della sua vita santa, si trova in queste due virtù, l'amitezza e l'umiltà di cuore. Per questo tutti i maestri di spirito dicono, se non compaiono queste due cose dentro un'anima, può fare tutte le preghiere che vuole, può fare tutti i digiuni che vuole, può fare tutte le preghiere che vuole, può fare tutte le benedenze che vuole, può fare tutte le opere buone che vuole, può fare tutte le caratteristiche che vuole.

Non c'è carità per i poveri verso che tu puoi fare qualcosa, comunque cosa, ma siamo ancora spontanei. Cos'è l'amitezza? L'amitezza, dice sempre Santo Maso d'Aquino, è la capacità di moderare sempre e comunque ogni movimento disordinato della passione dell'ira. Ha due direzioni, una esterna, quindi mi regolano i rapporti con gli altri, e una interna, quindi mi regolano i rapporti con gli altri.

Quindi soffoca e tiene a bada completamente anche ogni, pur minimo, movimento disordinato. Queste due ramificazioni dell'amitezza si chiamano, come dire, dolcezza, per quello che attiene ai rapporti con gli altri, e mansuetudine, per quello che attiene al dominio di se stessi e delle proprie passioni.

Quindi Gesù era sempre straordinariamente, e questo noi dobbiamo impararlo da lui. Dolce, affabile, amabile. I canti del servo di Yahweh e di Isaia, no? Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce. Sono i modi, sono i tratti, inconfondibili. Guardate che tutti i santi si distinguevano per questo.

Se non si vede questo, la santità è lontana. Quindi qualunque asperità, qualunque spicolosità, qualunque nervosismo, qualunque gesto sgarbato, mancanza di carità, tutto ciò che attiene a questo, deve scomparire da noi, per essere come Gesù. Voi direte, ma sì, però Gesù una volta si è arrabbiato, anzi due volte si è arrabbiato, quando sfasciava tutto dentro il Tempio di Gerusalemme, e quando a riempire dei parolacce gli scrive Farisei, le chiamate serpenti e razza dei liberi.

Però questo noi non ci dobbiamo pensare, perché dice San Tommaso, Gesù era il figlio di Dio, quindi sapeva come, dove e quando arrabbiarsi. Sapeva anche la misura che doveva osservare nel libro. Noi questo non possiamo saperlo, quindi nel dubbio, al momento che siamo sempre facili ad arrabbiarci, è meglio che non ci arrabbiamo.

Infatti tutti i Santi sono sempre regolati così, chiacchierando forse con qualcuno di voi, ho raccontato questi giorni, l'aneddoto vero del Santo Curato d'Arza. Il Santo Curato d'Arza che ci aveva il temperamento collerico, quindi in alcuni temperamenti è molto difficile giungere a questo grande controllo di sé, ma anche San Francesco di Sal, penso che lo conosciate, il Santo della Dolcezza, uno di quelli passati alla storia, si dice che chiunque entrava dal Vescovo Francesco non ne usciva mai senza avere il cuore consolato, confortato.

I giudici lo descrivono quasi come se fosse il miele fatto a persona. O San Massimiliano Maria Colbe, che qualcuno lo chiamava, come dire, vezzeggiativamente, ma non troppo, Padre Marmellata, per quanto era dolce e affabile nei modi. Il Santo Curato d'Arza non era così, però era diventato un angioletto.

L'aneddoto che trovate nella biografia del Trosciù, gli aspiranti sacerdoti e parroci devono assolutamente considerarlo un cult, ineliminabile dalla propria biblioteca, racconta che praticamente un giorno si è presentato uno, conoscete gli abitanti di una città molto popolosa, che è una metropoli più grande di città del Messico, si chiama Cafonia, non so se la conoscete, guardate oggi proprio, quando uno diventa parroco ci sono le processioni di abitanti di Cafonia, alias Cafoni, che suonano al citofono della canonica.

Allora, un giorno a casa del Santo Curato d'Arza è andato il sindaco di Cafonia, quindi ha cominciato a fare il Cafonio, proprio sciorinando una caterba di insulti, di cose, eccetera, eccetera, per circa 5-10 minuti. Il Santo Curato d'Arza, che aveva come tecnica di combattimento, la presa del fazzoletto, quando lui cominciava a sentire che c'era qualcosa che non andava, infatti cambiava un fazzoletto al giorno perché faceva questa operazione con le mani, stringeva il fazzoletto e non si scomponeva.

Si è sentito tutte queste parolacce, tutte queste cose, e è rimasto esattamente imperturbabile, alla fine della performance del sindaco, gli ha detto, bene sindaco, andiamo a prenderci un caffè insieme fuori? Dandogli la pacchetta sulle spalle. Quando sono usciti, questo si è arrabbiato il doppio, dice, ah, adesso io mi arrabbio ancora peggio, perché con tutto quello che ti ho detto tu non ti sei mai anche arrabbiato, te devi arrabbiare.

E allora il Santo Curato d'Arza dice, amico, lui diceva sempre così, si rivolgeva sempre in questo modo, chiamava sempre tutti quanti amico, sono 36 anni che sono parroco qui, me l'hanno fatto in tutti i colori, non mi sono arrabbiato mai, ma perché devo cominciare oggi? Non mi sono arrabbiato mai.

Io mi ricordo la prima volta che avessi questa cosa, fu proprio un tonfo, dico, oddio, questo non si è arrabbiato mai. E io mi arrabbio 40 volte al giorno, se tutto va bene, all'epoca, molto spero di essere arrivato a 31, 32, insomma, qualche piccolo miglioramento, dico. Però capite qual è il principio?

Uno c'è riuscito, è possibile. Basta. Se uno c'è riuscito, è possibile. Quindi se non ci riesco, c'è qualcosa che non funziona dentro di me. Ancora più difficile la dolcezza è il dominio dei modi interni. Il motivo dei modi interni, che succede? Che ti casca la forchetta per terra a tavola, tu a quel pensiero dici, mmm, niente, mmm, niente.

Casca la forchetta per terra a tavola, tu senza scomporti per niente, la raccogli e la metti sul tavolo. E ricominci come prima. Applicazione di questo quando andiamo in giro con la macchina, che comincia a passare qualcuno e comincia a pensare, guarda questo, guarda questo, guarda questo.

Anche a mente, eh. Non diciamo poi quando facciamo gesti espliciti, tipo così, o tipo così, o tipo le cose del genere, o altri segni ancora peggiori, no? Zer-mite. Proviamo a diventare degli angioletti. Un po' come gli angeli. Gesù questo lo era. E poi lo vedremo adesso al termine della meditazione.

E dicevano i santi, tra cui San Girolamo e San Tommaso, che la mitezza si manifesta quando tu sei provato. Gesù ha dato grande prova di mitezza quando? Nella passione. Senza reagire mai. Allora, noi molte volte ci arrabbiamo, poi andiamo a confessarci così, guardate, eh. Voi no, ma va sicuro, quando sarete preti.

Ah, padre, mi ha fatto arrabbiare. Quindi, qual è il peccato? Non l'ho fatto io. Ha fatto quello che mi ha stuzzicato, e l'ho fatto diventare una belva. Quindi, sono diventato una belva, ma se quello non mi avesse stuzzicato, una belva non sarei diventato. Eh no, figlio mio. Sei caduto.

Cioè, tu sei diventato una belva, perché l'occasione che ti è stata data di dominare te stesso non l'hai vinta. Perché non ci vuole niente essere calmi e tranquilli quando tutti sono buoni e sereni. Bisogna rimanere calmi e tranquilli quando siamo storsicati, diciamo. Quando siamo belli che, messi alla graticola, a vedere, dice il Libro della Sapienza, al capitolo 2, quando c'è la lotta dei giusti contro gli empi, dice mettiamolo alla prova, saggiamo l'amitezza del suo carattere, la sua rassegnazione, condanniamolo a una morte infame.

Vediamo che fa. Vediamo. Vediamo. E Gesù la prova superata. Poi vedremo alcune applicazioni di questo anche oggi pomeriggio, no? A sorpresa. La seconda cosa è l'umiltà del cuore. Sapete che San Bernardo distingue tre umiltà. Un po' come la fede. La fidesque, la fidesqua e crede in.

L'umiltà dell'intelletto. L'umiltà della volontà è la più grande di tutti, come la fede del cuore è la più grande di tutti, che è l'umiltà del cuore. Chiaramente Gesù ce l'aveva tutte e tre. L'umiltà dell'intelletto, già questa sarebbe una grandissima cosa. Vi prego. Già se abbiamo questa ci diamo una bella salvata da tanti problemi.

O quantomeno diamo al Signore la possibilità di tirarci fuori da tanti problemi. L'umiltà dell'intelletto vuol dire che tu ti rendi conto che sei niente. Guardate che era la più assoluta verità. Questo poi lo vedremo. Noi siamo, diceva Santa Caterina da Siena, più nulla più il peccato.

Il motivo è molto semplice. Ed è questo il senso per cui, per esempio, San Francesco d'Assisi, che continuiamo a citare perché siamo qui, conoscete l'aneddoto con Padre Leone, continuava sempre a dire che lui era il più grande peccatore che sia mai esistito nel mondo. Frate Leone, poverino, sapete che quando uno sta vicino ai santi deve essere messo, lo sente una volta, due volte, tre volte, quattro volte, un giorno sbotta, gliela fa più e dice scusi Padre, abbia pietà.

Io, insomma, adesso la conosco da un po' di tempo, non voglio mettere in dubbio che forse nell'età giovanile qualche peccatuccio l'avrà fatto, ma io adesso la vedo, al mondo ci stanno i criminali, gli omicidi, i rati, i grassatori, gli strupatori, tutta sta gente qua, gli adulteri, i fornicatori, i maghi, gli stregoni, i satanisti.

Io non ti ho mai visto fare niente di tutte queste cose, non dici neanche le parolacce, non dici neanche le obiezioni. Dico... Dov'è che sei il più grande peccatore del pianeta Terra? Sapete la risposta, no? Certo, frate Leone. Quello che dici è vero. Io attualmente, per grazia di Dio, queste cose non le faccio.

Ma non le faccio per grazia di Dio. E io sono convinto di due cose. che se altre persone avessero ricevuto le stesse grazie che ho ricevuto io, sarebbero diventati più santi di me. se... In proporzione a quanto santo sarei potuto diventare, sono diventato meno santo di quanto sarei potuto, per le grazie che Dio mi ha dato.

Avrei potuto e dovuto fare e essere molto di più. Sant'Ommaso dice, Sant'Ommaso d'Aquino, questa forma di umiltà è possibile sempre, senza mentire. D'accordo? Perché noi non possiamo dire, cioè, se io vedo che uno è un ladro e io non rubo, non posso dire io sono attualmente più ladro di te, è una bugia.

Non è umiltà. Ma posso pensare, questo ruba, non giudichiamolo, perché, come diceva San Filippo Neri, se il nostro Signore ci leva la mano dalla testa, Filippo se fa turco. Diceva così, e tu devi essere... Guai a chi non è convinto di questa cosa, eh! Perché poi il nostro Signore, a chi non è convinto, gliela toglie ogni tanto la mano dalla testa, e ti fa vedere quello di cui sei capace, se ti lascia in malia di te stesso.

Questa è fondamentalissima. Quindi, sono nulla vuol dire che tutto ciò che sono, che ho, e che faccio di buono, l'ho ricevuto. Ricordate San Paolo, prima parte della Prima Lettera ai Corinzi, quando cominciano a litigare su Paolo, Apollo, Pietro, dice sono di Paolo, sono da Apollo, dice...

Ma che stai a dire? Ma che cosa possiedi tu che non abbia ricevuto? E se lo hai ricevuto, perché te ne vanti come se non l'avessi ricevuto? Questo è un esercizio che noi dobbiamo e possiamo coltivare qui, nella nostra testolina. Se questo è vero, noi dobbiamo essere sempre molto diffidenti di noi stessi.

Ricordate che io ho 42 anni e mezzo, sono prete da dieci. Guai a chi si pensa di essere qualcosa. Guai a me se io adesso, in uno stessi aperto, vi ho detto, ieri vi ho raccontato un'esperienza di vita, cioè tre mesi fa, io mi sono dovuto mettere umilmente alla scuola, di un pastore metodista, e ringrazio Dio, ma chi lo sa quante cose sballate che stanno ancora nella capoccia mia, chi lo sa, che il Signore piano piano mi correggerà, mi smonterà, mi rettificherà, mi migliorerà, mi correggerà.

Guai a me e guai a voi se pensassi di ah, ho due lauree, sono qua, sono dieci anni che sono prete, a destra e a sinistra, porto la palare, beh, che? Che è successo? Che fai? Quante lauree hai? Cinque? Dieci? Ma, lo vedete quanto sono stupidi gli uomini, ma venti lauree, in confronto allo scibile umano, parliamo solo dello scibile umano, sapete cosa sono?

Zero! Zero! Se c'avessi venti lauree. E in confronto alla scienza di Dio, che cosa sono venti lauree? Vogliono metterci al discurso? Quindi a me se non concessero che tu c'avessi venti lauree, stai sempre nella palle santa dell'umiltà, non ti confiare senza essere un pallone gonfiato, e non disprezzare nessuno, non trattare male nessuno, perché i più grandi maestri, spesso e volentieri, e si vede dalle scelte che fa il nostro Signore, sono le persone che sembrano essere nulla, non avere nulla, io ho imparato nel mio ministero di parroco, più di qualcosa, dalle mie predilette, che sono le persone analfabete, analfabete nell'ambito delle lettere umane, ma molto alfabetizzate in campo di fede, molto alfabetizzate, potrebbero tranquillamente sedersi su cattedre, e insegnare, a molto alfabetizzati teologi, che farebbero meglio prima che aprano bocca, l'altro giorno ho trovato, ho fatto una foto, aspetta che questa è troppo figa, stavo in autostrada, troppo bella, così fate due risate, c'erano delle bellissime, guarda che non le trovo più adesso, che mi servono, c'erano delle bellissime targhette, con alcune freddozze, ecco qua, guardate questa che bello, c'era una che dice, adesso la posterò sul profilo Facebook, prima di azionare la bocca, assicurarsi che il cervello sia inserito, ecco, questo alcuni dottoroni, che insegnano anche a qualche facoltà ecclesiastica, alcuni, non tutti, penso che dovrebbero fare un po' di orazione mentale, su questa frase un po' amena, poi c'è l'umiltà della volontà, l'umiltà della volontà, consiste, preso atto di quello che io sono, cioè sono il nulla, più il peccato, non aspiro, a cose alte, meditate un pochino il Salmo 130, Signore non si inorgoglisce il mio cuore, non si leva un soberbio il mio sguardo, non vado in cerca di cose grandi, superiori alle mie forze, quindi, consiste nella rinuncia, quindi, si tratta, la volontà, secondando questa conoscenza dell'intelletto, rinuncia, a, alte cose, quindi, non ha l'ambizione, e, rinuncia anche a presentarsi, agli occhi del mondo, come qualcuno, o come qualcosa, quindi, se tu, ricevi, un biasimo, hai tanti difetti, tutti quanti, poi qualcuno mi ha detto, scusa un attimo, hai fatto ieri, io, niente, come ti permetti, come, c'è tanti difetti, perché, abbiamo tutti quanti i nostri difetti, no?

guardiamo anche come ci confessiamo, però i difetti bisogna dargli nome e cognome, sennò, i difetti, è purtroppo generico, quindi, l'umiltà della volontà, consiste, nella rinuncia, a, puntare in alto, e nella rinuncia a presentarsi, come qualcosa, o come qualcuno, d'accordo? stai al posto tuo, c'è quella ancora più grande però, che è l'umiltà del cuore, e qui, dobbiamo, l'umiltà del cuore, desidera, essere, all'ultimo posto, che è il posto occupato Gesù, se voi le conoscete, non so se Don Riccardo le conosce, ci sono le litanie dell'umiltà del Cardinal Merli del Val, ecco, quello è un ottimo esercizio, per chiedere al Signore il dono dell'umiltà del cuore, dal desiderio di essere amato, dal desiderio anche di essere amato, quindi, perché, l'umile di cuore, vuole scomparire, d'accordo?

lo vedremo domani, Gesù c'ha avuto una grande discepola, che è la Madonna, l'umile di cuore, per quanto sta in lui, vuole completamente scomparire, vuole essere dimenticato da tutti quanti, dal desiderio di essere amato, libera mi Gesù, dal desiderio di essere stimato, libera mi Gesù, dal desiderio di essere considerato, libera mi Gesù, dal desiderio di essere onorato, libera mi Gesù, poi, dal timore di essere disprezzato, quante cose noi facciamo, non facciamo niente, facciamo per paura, che poi qualcuno ci apprezzi, o ci disprezzi, libera mi Gesù, dal timore di essere giudicato, libera mi Gesù, poi, che gli altri siano amati più di me, dammi la grazia di desiderarlo, che gli altri siano stimati più di me, dammi la grazia di desiderarlo, che gli altri possano essere consultati, e io messo in disparte, questa è un'altra cosa, appena abbiamo una sediolina, ah, come si è permesso quello a fare una cosa, senza avvertirmi, eh, che cazzo che è successo, che c'è, che si è tappato l'allerno in terra, e l'ha fatto lo stesso, non succede niente, se non ti avverto, se non ti chiedo i consigli, e poi c'è l'ultima, ancora più carina, dice, che gli altri possano diventare più santi di me, purché io divenga santo in quanto possa, Gesù dammi la grazia di desiderarlo, questo era il Signore, e questo Gesù l'ha dimostrato, non l'ha semplicemente detto, perché, che tipo di morte si è scelto Gesù, ultimo, cosa ha fatto nell'ultima cena, ritorniamo sempre allo stesso discorso, si è messo, al di sotto di uno schiavo, quindi non erano semplicemente belle chiacchiere, e belle questioni, lavando i piedi agli apostoli, questa è una cosa, l'altro identikit, della santità di Gesù, mi dovete perdonare un attimo, perché con due chiavi di ricerca, trovo tutti i riferimenti, che ho già provato prima, è, il tema, che noi stiamo affrontando, abbiamo detto che, ec voluntas Dei, santificatio vestra, ma, ec santificatio vestra, voluntas Dei, la spiritualità di Gesù, fare la volontà del Padre, e basta, ci sono almeno quattro riferimenti, questo è proprio uno degli argomenti tipici, su cui tanto insiste il Vangelo di San Giovanni, in ordine cronologico vi rimetto, capitolo IV, vi ricordate l'episodio di Gesù e la Samaritana, il Pozzo di Sicar, il lungo colloquio tra Gesù e la Samaritana, finito il colloquio, dice che gli apostoli erano andati in città, a comprare qualcosa da mangiare, quando ritornano, gli offrono il cibo, e dice, avrabbi mangia, e lui risponde, questa è la tipica ironia giovanea, che Gesù va sempre su un piano superiore, e gli apostoli restano sempre terra terra, poi quando studierete il Vangelo di San Giovanni, ve lo diranno i professori, allora dice, guarda, io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete, il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato, e compiere la sua voglia, il mio cibo è fare la volontà di colui che tutta la vita di Gesù, è stata attesa a fare la volontà del Padre, qual era la volontà del Padre?

in due parole, che cosa chiedeva il Padre da Gesù? che fosse redentore, che fosse il redentore, per essere redentore doveva essere mite, umile di cuore, e avere una vita, come dire, di crocifissione, perdonatemi, assoluta, guardate che Gesù non ha sofferto soltanto dal giovedì santo, lo sapete questo qui, al venerdì, alle tre del pomeriggio, quando Gesù apparve a Santa Margherita Maria la Coc, confermò un'intuizione che aveva già avuto Santa Teresa d'Avila, in visione, in rivelazione, no?

quando gli mostrò il Sacro Cuore a Santa Margherita, c'era una croce piantata sopra, conoscete l'immagine del Sacro Cuore di Gesù, e Gesù gli spiegò, quella croce è stata piantata, fin dal primo istante in cui sono stato concepito, cioè appena la Madonna ha detto ecce ancilla Domini, e il Verbo si è fatto carne, subito quella croce si è piantata, perché lui da quel momento, ha cominciato a vedere con l'intelletto umano, non soltanto tutta la sua vita terrena, e tutte le sofferenze che sarebbero state, ma tutti i peccati di tutti gli uomini, gravare su di lui per tutta l'esistenza, e anche, altra cosa terribile, tutti gli uomini che nonostante quello che lui veniva a fare sulla terra, non l'avrebbero ascoltato, non l'avrebbero seguito, e si sarebbero dannati, è terribile una cosa di questo genere.

Al capitolo seguente, capitolo 5, Gesù comincia i primi discorsi di disputa con i farisei, e a un certo punto al versetto 30 dice, io da me non posso fare nulla, giudico secondo quello che ascolto, e il mio giudizio è giusto perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.

Ora, dov'è la dimostrazione che è la volontà di colui che l'ha mandato, e che Gesù sia il Redentore? Capitolo 6, all'interno del famoso discorso del pane, nella sinagoga di Cafarnao, Gesù dice, io sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato, e questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto mi ha dato, ma lo risusciti nell'ultimo giorno.

Quindi la volontà del Padre è che il Figlio fosse il Salvatore unico, e che quindi sia con l'opera da compiere, quindi prendere su di sé tutto il male del mondo, distruggendolo in una sola persona, per questo è una vita completamente crucifissa fin dal conseguimento, culminante sulla cruce, sia anche con il suo stile, che è stato sempre uno stile accogliente, mai Gesù pronuncia una sentenza di condanna definitiva fino a quando siamo su questa terra, cerca sempre di salvare, fino all'ultimo, perché fa la volontà del Padre.

Ci sarà tempo poi per condanne e per giudizi, noi non anticipiamo mai la volontà di Dio. Questa è la sintesi della vita terrena di Gesù. Questa sintesi viene ripresa, andiamo già verso, volgiamo verso la conclusione, dal memorabile inno, si chiama così alla Kenosi, del secondo capitolo della Lettera di San Paolo ai Filippesi, altro testo straordinario da riprendere da militare, che ci consente una rapida carrellata sulla vita, sul pensiero e sull'opera di Gesù.

Lo troviamo, per grazia di Dio, voi celebrate la liturgia delle Ore col breviario di Paolo VI, e quindi nei primi vestiti del sabato sera, il Cantico Evangelico, tutti i sabati sera, è uno dei Cantici opportunamente ricorrenti, perché proprio nel momento in cui avviene il passaggio dal sabato sera ai primi vestiti, dal sabato alla domenica, quindi dal momento in cui facciamo il memoriale della Pasqua, di Gesù di morte e risurrezione, la Chiesa ci rimette davanti questo splendido inno, che adesso rileggiamo insieme.

Io farò soltanto qualche piccola grossa. Comincio a leggere un pochino prima, tutto il capitolo secondo. Se dunque c'è qualche consolazione in Cristo, se c'è qualche conforto, frutto della carità, se c'è qualche comunione di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi.

Non fate nulla per rivalità o per vanagloria, pensieri che devono essere quanto mai distanti dal nostro cuore, ma ciascuno di voi con tutta umiltà consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l'interesse proprio, ma anche quello degli altri. Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù, il quale, pur essendo nella condizione di Dio, noi dobbiamo, vi prego di farla, perché è molto importante fare una meditazione su Gesù, crocifisso, dice la Santa Teresa, renditi conto di chi è costui, chi ha visto la Passione tra i Santi, dice che gli angeli durante la Passione stavano, come dire, sconcertati, sbigottiti, si coprivano la faccia con le ali, dice, oh, cioè, è Dio quello che sta passando queste cose, capite, cioè, avete studiato bene il Catechismo di San Pio X?

L'avete studiato bene il Catechismo di San Pio X, eh? Se io vi dicessi, volevo, ora vi faccio vedere che i miei ragazzi del Catechismo che devono fare il Catechismo ne sanno più di voi, se io vi dovessi dire, mi dici in quattro parole qual è la differenza che c'è tra te, te e me, tra te e Dio?

Che sono delle differenze ontologiche clamorose. Basta che tu sai i quattro attributi principali di Dio, li sapete quali sono? Fatemi desiderare di nuovo la testa. Poi? Poi? Brava. Ogni scienza e ogni potenza ci siamo. Poi? Brava. Ah, ha visto il video mio, ci ho fatto già una predica su questo qua.

Non vale, non vale. Eternità e immensità. Cioè, Dio, basta volergli per fare qualunque cosa. Cioè, quando a Gesù gli dicevano, tu stai in croce, scendi? Scendo. Ma io ti fulmino all'istante. Gesù poteva farlo, eh? Gesù poteva scendere. Non pensiate come qualche... Io ho sentito dire anche questo, insomma, da qualche sempre teologastro di questi, che dice, eh, ma una volta che stava in croce, si, mo adesso scende.

Ah, mo adesso scende. Ah, mo adesso scende. Non è voluto scendere. Una delle nuove preghiere eucaristiche che fanno tutti quanti, perché è la più breve di tutti, io non la faccio quasi mai, che è la 2, perché è un po' troppo streminzita, però dice una cosa molto opportuna. Egli offrendosi liberamente alla sua passione.

Al termine del discorso di Addio, nel Vangelo di Giovanni, dice, dobbiamo andare, viene il Principe di questo mondo, egli non ha nessun potere su di me, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre e faccio quello che il Padre mi ha ordinato. Tutto quello che ha sofferto, Gesù l'ha sofferto perché l'ha voluto soffrire.

Potendo in ogni momento sottrarsi a questa, a differenza di noi. Perché se a me macchiappano, mi martirizzano, io che gli faccio? Se mi prendono 10 persone, io faccio il vento, io che faccio? Ma lui no. Secondo lui è onnisciente, colui che tutto sa. Ma terzo, lui è eterno, capite?

Eterno vuol dire che Dio non ha la data di nascita. Questo concetto, voi sapete che da un punto di vista matematico, meno infinito non esiste, d'accordo? Già l'infinito, entriamo nell'ambito dell'irrazionalità, ma io posso concepire, la mia mente umana può concepire l'infinito, soltanto in avanti, ma non può concepire l'infinito indietro.

Cioè, perché per noi, ci deve essere per forza un inizio, di tutto. Ma Dio l'inizio non ce l'ha. Gli angeli che sono stati comunque creati, conoscono che Dio è questo, capite? E lo vedevano... Cioè, voi capite che cosa sconcerno? Precisa abituare a questa cosa qui. E Dio è immenso, è in cielo e in terra in ogni luogo.

Capite? Con la totalità della sua potenza, e della sua forza, cioè lui può istantaneamente, in ciascuna parte dell'universo, agire facendo quello che vuole. Io quando ci faccio le prediche comincio a dire, sapete quanto siamo arrivati con i telescopi elettronici, a milioni di anni luce?

Poi non vi faccio la sottopredica fino a stasera, perché un anno luce, la luce viaggia a 300.000 km al secondo, quindi fatevi un pochino di conti, 10 milioni di anni luce, a quanti km di distanza siamo arrivati? Come raggio, no? Quindi poi ampliato con i telescopi elettronici. Ma non vuol dire che è finito, eh?

Non vuol dire che è finito. Chi lo sa quant'altro ce ne sta? E si sta facendo trattare così, come l'ultimo degli schiavi. Io studiavo il diritto romano a suo tempo. La croce era il supplizio riservato agli umiliores, cioè gli schiavi, e i non cittadini romani. San Paolo è stato decapitato, e non è stato crocifisso, perché era cittadino romano.

Perché era una cosa talmente ignominiosa, e tra l'altro dei vari supplizi in croce il peggiore, perché si poteva anche essere crocifissi senza i chiodi. Lui ha avuto i chiodi. E tra l'altro lui ha avuto il cumulo, non so che cosa io sulla Sindone conosco abbastanza bene, non so cosa vi ho detto ieri sera, cioè lui ha avuto un cumulo non voluto, perché non si poteva essere contemporaneamente flagellati e crocifissi, assolutamente.

Erano due pene incompatibili. Non si poteva essere flagellati come è stato flagellato con il nostro Signore, perché non hanno preso 39 di colpi, ma hanno preso 130 ternari, solo di flagello, documentati dalla Sindone. 130 ternari, sono moltiplicati per 3, è stato scarnificato, l'avete visto?

Ma perché? Il pirato voleva liberarlo, quindi dice di nuovo adesso lo faccio, lo massacro, poi saranno contenti e dopo me lo fanno liberare. No! Quindi l'uno e l'altro. Quindi il peggio di cui c'è, il peggio del peggio, l'abbandono del Padre, la presenza di Satana, la vista dei peccati dell'umanità, Giuda, e tutti i Giuda che ci sarebbero stati, lui li ha visti.

Voi vi rendete conto cosa può voler dire per il Figlio di Dio vivere quello che sta vivendo? Cioè, capite, pensare che molti ci avrebbero sputato sotto. Au! È terribile questa cosa qui. Quindi, dinanzi a questo, ma guai a noi se ci azzardiamo a dire ah, qualunque cosa succeda, quando saremo preti, noi questo dovremmo dirlo alle persone.

Cioè, una persona che viene a lamentarsi, tu l'ascolti, con tanta carità, con tanta dolcezza, dopodiché gli dici, senti fratello mio, sorella mia, io ti capisco, però, adesso ci facciamo, ci guardiamo un bel film, d'accordo? Gli guardiamo un pochino insieme la passione di Nostro Signore, Gesù Cristo.

Quando tu morirai, il giudizio è particolare, Gesù lo farà abbracciato alla Sua Croce. Così. Questa è stata la mia vita. Questa è stata la mia via. C'è qualcosa di cui lamentarti tu? C'è qualcosa di cui lamentarsi? Non credo, no? Allora, pur essendo nella condizione di Dio, riprendiamo l'inno alla Kenosi, nella condizione di Dio, non ritene un privilegio l'essere come Dio.

Questa è la nuova traduzione. Non considerò un tesoro geloso la sua caglianza con Dio, diceva l'antica tradizione, comunque. Quindi, ah, io sono Dio. Ma svuotò se stesso. La Kenosi, no? Eschenotesi, letteralmente. Quindi è proprio un annientamento. Assumendo, e qui ancora non l'hanno tradotto bene, la condizione di servo.

In greco non è servo, non è diakonos. Dove sono i diaconi? Diakonos. In greco è dulos. Non è la condizione di servo. È la condizione di schiavo. Vedremo domani la Madonna cosa dice ecce ancilla in latino, dule in greco. La schiava, qui permetto una piccola parentesi mia devozionale, per questo che San Luigi Maria Monforte insegnava la santa schiavitù d'amore.

Schiavitù? Schiavitù vuol dire lo schiavo, Gesù si è messo al 18 degli schiavi la lavanda. Lo schiavo non discute gli ordini. Lo schiavo non può discutere gli ordini. Se il padrone dice fai questo, si fa e basta. Senza se, senza me, senza perché. Capito? E lui così ha fatto con la volontà del padre.

Assume la condizione di schiavo. Diventa simile agli uomini, dall'aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso. Vedete l'umiltà del cuore. Considero andare all'ultimo posto e ci vado. Come? Facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di Croce. Voi capite? Lui obbediente.

Dio non obbedisce a nessuno. Dio è l'unico che dà soltanto ordini e non obbedisce a nessuno. Ma il Figlio di Dio fatto uomo per riparare all'umana disobbedienza. E' il nostro problema. Ecco perché tutta l'essenza della santità è fra la volontà di Dio. Perché tutto il problema dell'uomo è che l'uomo disobbedisce a Dio.

Non lo fa quello che vuole il Padre Eterno. Non lo fa. E lui ha dovuto farlo in questa forma estrema, folle, assolutamente ipertrofica, proprio una cosa allucinante, proprio per riparare tout court davanti al Padre la disobbedienza della razza umana. E come dice San Pietro poi, e possiamo concludere con questo, Cristo partì per noi lasciandoci un esempio perché ne seguiamo le orme.

Lettera di San Pietro mi trovo subito il riferimento preciso, perdonatemi che ho dimenticato di di cercarlo in precedenza. Eccolo qua. Prima Pietro capitolo secondo versetti 21 e 16 seguenti, cito testualmente allora da un po' prima Questa è grazia subire afflizioni soffrendo ingiustamente a causa della conoscenza di Dio che gloria sarebbe infatti sopportare di essere percossi quando si è colpevoli ma se facendo il bene sopporterete con pazienza la sofferenza ciò sarà gradito davanti a Dio.

Quindi l'imitazione di Gesù è quando tu soffri ingiustamente non giustamente a questo infatti siete stati chiamati perché anche Cristo patì per voi lasciandovi un esempio perché ne seguivate le orme egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca insultato non rispondeva con insulti maltrattato non minacciava la vendetta ma si affidava a colui che giudica con giustizia egli portò i nostri peccati sul suo corpo, sul legno della croce perché non vivendo più per il peccato vivessimo per la giustizia dalle sue piante siete stati guariti quindi oggi faremo anche la Via Crucis di vuole questa sera però vi invito tra le tante vostre meditazioni di stare davanti al Crucifisso facendo le domande di Santa Teresa chi è questo che mi sta davanti che cosa ha sofferto perché ha sofferto e soprattutto per chi ha sofferto io vi dico da prete una delle più grandi sofferenze forse Don Riccardo condividerà che possa succedere è l'ingratitudine io da prete ho capito perché Gesù si è lamentato con Santa Margherita se il Sacro Cuore che soffre oltraggi da parte degli uomini le indifferenze ma le ingratitudini ti capita che tu benefici una persona certo per come puoi da povero peccatore e ti si rivolta contro e ti scatena l'inferno contro ti diventa uno dei tuoi primi nemici guarda è una delle cose più brutte tu rimani allibito dici santo cielo ma ho fatto tanti peccati ma a questo che gli ho fatto se non del bene cioè sicuramente poi non sarà vera al 100% questa cosa qua è una delle cose più brutte che possa succedere quindi chi è colui che soffre ripeto che cosa ha sofferto provate a prenderle per mano poi vi consiglio come lettura ieri sono stato leggete la passione io ho pubblicato l'ebook sul sito la passione interiore di Nostro Signore Gesù Cristo nei scritti di Suor Cecilia Bain che è una dei più completi in assoluto con dei particolari uno ve ne dico soltanto uno la notte in cui è stato carcerato Gesù non sapevano cosa fare allora volevano fargli dei giochetti anche a sfondo sessuale cosa che il padre non ha permesso lo ha spogliato completamente nudo numero uno non gli hanno permesso di fargli fare dei giochi o scene a sfondo sessuale ma non avendo nient'altro da fare hanno passato la notte a sputargli addosso tutta la notte quindi lui era praticamente diventato prima di essere ricondotto nel processo completamente avvolto dalla bava di questi animali completamente solo un piccolo particolare pensate un altro non mi ricordo se era Maria Valtorta o Teresa Neumann dopo la flagellazione ed era massacrato già con le spine in testa quindi era completamente stava seduto su questo povero masso tremolante un soldato che non sapeva più che cos'altro inventarsi ha visto che Gesù respirava con la bocca aperta quindi anzimando così si è abbassato ha preso la mira per fargli un bello sputacchio dentro la bocca perché dentro la bocca ancora non c'erano arrivati quindi per farglielo arrivare sulla lingua e Gesù lì impassibile ha alzato gli occhi l'ha guardato con compassione e ha continuato a pregare penso che nessuno di noi dinanzi a questo spettacolo possa pensare di conservare il diritto di dire a qualunque cosa dovesse succedere non crediamo nelle debolezze questo è normale però che non ci siano a livello mentale nessuna forma di scappatoia o di giustificazione perché dinanzi a quello che si contempla il venerdì nessuno di noi può pensare di poter dire solo mezza parola gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo Grazie

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