Audio · Catechesi varie
I peccati contro lo Spirito Santo
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Bentornati dunque nel frequenze peccatismo degli adulti, oggi dovremmo parlare dei peccati contro lo Spirito Santo, di cui con la tradizione teologica autorevole della Chiesa ne ha individuate sei specie, numero certamente non casuale perché sapere che sei non è il numero di Dio ma è il numero del nemico di Dio e come introduzione alla prima questione che si pone quando si tratta di questo tema è come mai i peccati contro lo Spirito Santo quando Gesù nel Vangelo parla del peccato contro lo Spirito Santo, dicendo nei passi evangelici, oggi non abbiamo lo sito delle slides ma penso che li conosciate, sui passi biblio ci faremo un riferimento, lui dice qualunque bestemmia contro il figlio dell'uomo, il figlio dell'uomo sarà perdonata ma la bestemmia contro lo Spirito Santo non sarà mai perdonata né nel secolo presente né nel secolo futuro, il titolo formativo, vi ricordo che sulla base di questa espressione di Gesù né nel secolo presente né nel secolo futuro, l'ho detto, nel secolo del cristianesimo si era creata appunto una idea tale che alcuni peccati non potevano essere rimessi nel secolo presente attraverso appunto la potestà delle chiavi esercitata attraverso la potestà d'ordine e in particolare attraverso il sacramento della penitenza, quindi esercitando il mandato dato da Gesù agli apostoli di rimettere i peccati, ma sarebbero potuti essere rimessi soltanto nel secolo futuro, quindi da Dio in persona.
Peccati che si contraddistinguono e si contraddistinguevano per la loro particolare gravità e altre volte ho fatto rilevare che erano l'omicidio volontario, in modo particolare quello aggravato perché tale era considerato nei primi tempi che è l'aborto, l'omicidio volontario aggravato da varie circostanze, l'adulterio, cosa oggi abbastanza difficile, ma che è un'altra cosa diffusa, è l'apostasia, che è stato un problema con cui i cristiani hanno avuto a che fare fino a quando c'è stato specialmente il tempo forte di persecuzione, quindi fino al 313 quando c'è stato l'editto di tolleranza di Costantino che poi è stato il preludio all'editto di Teodosio, 380 o 390 è una delle due, adesso mi sfugge, è una delle due, o 380 o 390 in cui la religione cattolica, il cristianesimo divenne la religione ufficiale ovvero, cos'era l'apostasia? L'apostasia era il comportamento vile di quei cristiani che posti nell'occasione di o rinneghi la fede o ti uccidiamo, come facevano i persecutori pagani, purtroppo rinnegavano la fede, facevano il sacrificio a qualche deo pagano o cose del genere, un grosso problema, non ci rendiamo conto perché ci sono tante spalle di martiri però come sempre accade, c'è anche qualcuno che non è all'altezza della situazione, ecco, c'erano anche delle linee molto molto molto intransigenti nei confronti di queste realtà, quindi come mai i peccati contro lo Spirito Santo? Ecco, perché analizzando bene, quindi interrogandosi bene questi illustri autori sull'espressione di Gesù, non si tratta semplicemente di bestemmiare lo Spirito Santo nel senso di dire un'infamia anziché dirla contro Dio, contro la Madonna o contro Gesù Cristo, la si rivolge contro la terza persona della Santissima Trinità, quindi cambia il soggetto dell'infamia, d'accordo? Perché se uno bestemmia Dio, bestemmia tutta la Santissima Trinità, quindi non può essere un problema legato semplicemente alla nomina della terza persona divina, ma è un problema di resistenza attiva e volontaria alla grazia di Dio.
Io vi dirò, detto fra me e voi, che senza chiaramente pretendere di andare oltre la tradizione della Chiesa, a mio modestissimo avviso è comparsa in tempi recenti una nuova specie di peccato contro lo Spirito Santo e questo credo che sia assolutamente irreversibile, detto fra me e voi, è un'opinione personale, quindi adesso vi sei peccati i confronti, questo lo Spirito Santo, e adesso ve li elenco, poi ne parliamo, sono dottrina comune della Chiesa. C'è una cosa oggi, che è una bestialità mai vista, che ci voleva questi moderni tempi contemporanei per vedere anche questo, che è la pratica dello sbattizzo. Io vi dico che il metaparroco non è già capitato due o tre volte questa cosa qui, se venite a vedere i registri parrocchiali la troverete.
L'ecclesiastica, voi sapete che è nata attraverso un movimento, che è l'UAAR, con tanto di sito internet e con tanto di modulo scaricabile online, Unione degli Ati e degli Agnostici e dei Razionalisti, così sarebbe espressa, e che è praticamente una richiesta formale, tra l'altro che le autorità ecclesiastiche, in questo caso è competente la Cura, la Chiesa, perché il parroco semplicemente, quando gli arriva una richiesta, la prende e la manda in curia, perché io non posso toccare i registri parrocchiali. Praticamente è l'espressione della volontà, come dire, appunto di sbattezzarsi, quindi di calpestare il sacramento del battesimo.
Sapete che è impossibile togliere un sacramento indelebile, impossibile? Eh sì, ma il fatto che sia oggettivamente impossibile, non solo che non toglie, ma aggrava la malizia soggettiva di chi chiede una cosa di questo genere. Perché vedremo le fattispecie del peccato contro lo Spirito Santo. Fare una cosa del genere vuol dire calpestare, o mettersi sotto i piedi, sfidare, e ripetere un gesto simile a Luciferino, quindi di opposizione totale a Dio. Non voglio manco vederti, non voglio avere niente a che fare, infatti la formulazione tecnica che poi si usa, e ripeto che bisogna usarla per forza, perché se no, cioè te lo farebbe usare per forza, ma ci sta dura, perché se tu non avessi un temperasso, una cosa di questo genere, verrebbe...
avrebbe fatto un procedimento giudiziario che ti obbligherebbe a fare una cosa di questo genere, perché se uno manifesta una volontà in questo senso, tu non puoi apporti a questo. Si ha notato un registro che questa persona ha dichiarato che non vuole avere più nulla a che fare con la Chiesa Cattolica, quindi che non vuole essere considerata a nessun effetto membro della Chiesa Cattolica, eccetera, eccetera. Perché questa è l'unica cosa sul piano pratico che si può conseguire, fermo restando che quella persona, il sigilo del battesimo, se lo porta dietro, è se lo porta dietro, è se lo porta dietro, è se lo porta dietro e dovunque andrà. Uno che fa una cosa di questo genere, con il dovuto rispetto, che vada in paradiso, è molto difficile. È vero che poi ci sono alcune persone che ci hanno ripensato, e quindi tu, ovviamente come in tutte le situazioni umane, si instaura chiaramente un processo di riconciliazione che sia reversibile, d'accordo? Quindi c'è un processo di riconciliazione che è possibile da un punto di vista canonico, la riconciliazione con la Chiesa, eccetera.
Però la cosa è talmente grave che bisogna poi vedere, dalla parte della divina giustizia e dalla parte della divina maestà, come, cioè, soltanto lui può formare un giudizio insomma preciso, non le circostanze che hanno portato una persona a fare questo, la sincerità del suo pentimento, indubbiamente è una cosa di una gravità estrema e inovita. Ve lo dico, vi ripeto, il fatto oggettivo è così, che sia anche questo una nuova specie di peccato di Dio Santo e che sia molto difficilmente perdonabile è opinione mia personale, come è mio dovere specificare, però la pratica di per sé stesso è veramente luciferina e da bandire. Le altre invece fatti specie tradizionali, qui entriamo, diciamo, nell'ambito della dottrina autentica, quindi non parlo più a titolo personale, ma parlo a titolo, diciamo, ufficiale, la tradizione, quindi, allora, dicevo, perché il peccato, quindi qual è il problema? Il problema non è attaccare la terza persona dell'antissima Trinità, ma è attaccare l'azione che lo Spirito Santo, quindi la grazia opera in noi. Ed è una cosa molto semplice, cioè Dio ha una volontà salvifica nei confronti del genere umano, ma la volontà salvifica si ferma dinanzi alla chiusura del cuore dell'uomo. Questa chiusura può essere, come dire, dovuta a moltiplici cose, può essere dovuta a ignoranza, può essere una chiusura temporanea, momentanea, oppure può essere una chiusura grave, quindi motivata da atti talmente significativi che inibiscono alla grazia la possibilità di agire, e quindi si tratta di una autoesclusione volontaria, quindi colpevole, dalla possibilità di essere salvati. Questo è lo fattispecie del peccato contro lo Spirito Santo. Conseguentemente, una volta individuata questa, diciamo così, configurazione, gli autori si sono chiesti, bene, quando è che l'uomo fa una cosa di questo genere? Quando è che si pone in stato di irreversibile chiusura alla grazia? Quindi si mette nell'impossibilità soggettiva di ricevere l'offerta della salvezza, offerta lì da Dio e acquistata lì da Gesù Cristo, con le sue sofferenze e la sua morte incrociata.
Sei tipologie che adesso vedremo brevemente una per una. Primo, la disperazione della salvezza, dell'elenco prima. Secondo, la presunzione di salvarsi senza meriti. Terzo, l'invite della grazia altrui. Quarto, l'impugnazione della verità conosciuta. Quinto, l'ostinazione nel peccato. E sesto, l'impeditenza finale. Gli dedichiamo 5-10 minuti a tipologia e li andiamo a vedere. La prima è la più facile di tutti. Quasi tutte sono fondate o su passi o su casi biblici. La disperazione della salvezza.
La prima cosa è, è quell'atto mediante il quale l'uomo dubita della Divina Misericordia fino al punto di pensare che non possa essere perdonato per la grandezza del peccato che ha commesso. Il primo caso si trova subito all'origine della storia dell'umanità, perché è l'atteggiamento che ebbe Caino dopo aver ucciso Abbede. Se vi ricordate, troverete che quando Dio lo cerca, gli obietta «troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono».
Questa è proprio la classica. Ecco. Questa è una cosa molto grave. Perché? Perché da un punto di vista oggettivo, non soggettivo, la Misericordia di Dio, come poi Gesù ha ampiamente rivelato a Santa Faustina, a Kowalska, la Misericordia di Dio è ovviamente rettamente colmata. Non può essere, come dire, colmata nemmeno da tutti i peccati commessi da tutto il genere umano dal primo all'ultimo uomo. Nemmeno da questo. Perché sarebbe un dubitare della potenza salvifica della passione di Nostro Signore Gesù Cristo. Noi non abbiamo il potere così grande, quindi di farla talmente grande, da esaurire la Divina Misericordia.
Non è così. È una bestemmia, di fatto, contro la Divina Misericordia. Ecco, un atto di estrema superbia, anche se apparentemente umile, posto in essere dall'uomo, che, dopo averla fatta anche grossa, anziché fare l'unica cosa che si debba fare, quindi questo peccato è figlio dell'orgoglio e della superbia, si autodà alla sentenza di condanno.
Non chiede perdono. Penso che, parlando, abbiate già capito che di questo si è stato un rappresentante ancora più significativo nel Nuovo Testamento, che è Giuda, Iscariota. Giuda l'aveva fatta grossa quanto una casa. De più, dicono a Roma, di più. Non esiste peccato più grande, né mai esisterà peccato più grande, qualunque cosa facciano, qualunque cosa si faccia, di quello di Giuda Iscariota. Perché essere responsabile del Deicidio, perché tale è, figlio di Dio fatto uomo, tradito maledettamente da colui che era stato il suo apostolo e discepo, è in quel modo.
Gesù gli è scappata questa cosa qui, gli è scappata con tanto amore, ma gli è scappata con un bacio, tradisce figlio dell'uomo, mentre dell'altro, insomma, no? Quindi, sono anche le circostanze di questo gesto che lo rendono veramente, assolutamente, di una gravità inaudita, però, come ho detto tante volte, questo Gesù lo ha rivelato a tantissime anime sante che hanno avuto a che fare con lui. Desiderio di Gesù sarebbe stato che Giuda, vedete la conformazione di Gerusalemme, il Monte Calvario, si trova a nord-ovest di Gerusalemme, fuori da Mure. Il Monte del Cattivo Consiglio, luogo dove si ricorda il suicidio di Giuda, si trova a sud-ovest. Non è escluso che Gesù dalla Croce, se aveva ancora gli occhi in grado di poter vedere così, perché tutto quello che era già passato, e se le circostanze climatiche, meteorologiche, i Vangeli dicono che arrivasse, che era arrivato il buio da mezzogiorno in poi.
Quindi è difficile. Ma se, con tutti i se consentiti, non è escluso che si potesse vedere il luogo, bastava che facesse una piccola deviazione del cammino e andasse un pochino più su, superando tutta la vergogna dovuta, vai a piangere tutta la cosa. Certo, farei penitenza per tutta la vita, pure per più vite. Farei penitenza tutta la vita e ti fai il purgatore pieno giudizio universale, tutto quello che ti pare. Ma se fosse stato sinceramente pentito, avrebbe trovato il perdono.
Invece, si è andata a impiccare. Capite? Questo perché? Perché la prima condizione per avere il perdono di Dio è chiedere perdono. Chiedere perdono umiliandosi, e questo Dio vuole che non lo facciamo, e state attenti che non è molto facile farlo, perché i peccati per essere perdonati vanno confessati. L'ho detto tante volte. Tutti e bene, affrontando l'umiliazione che da questo ne consegue. Nessuno è contento se ha la patta grossa di andarla a confessare.
Io personalmente, altra opinione personale, e li apro in parentesi, non escludo che dici ma perché Gesù Cristo ha istituito il sacramento della penitenza? Anche per farti passare l'umiliazione di dover andare a dire quelle cose davanti a un uomo, perché dirle davanti a Dio, cioè se non te sei vergognato di fargli i peccati davanti a Lui, che tanto vede qualunque cosa fai, anche i pensieri, se spera che almeno un po' di vergogna ti provi a confessarli davanti a un uomo, d'accordo?
Che non è necessario. Certamente è una cosa ideale, d'accordo? Perché Dio vuole che ci riponiamo davanti a Lui, però anche questo travaglio che accompagna la penitenza è una penitenza, è parte della penitenza che si debba fare dopo aver peccato. Non sarà il motivo principale, ce ne sono dei motivi ben più grossi dal punto di vista teologico, però questo potrebbe non essere estraneo. Quindi chi non chiede perdono a Dio si auto-esclude dalla salvezza e impedisce alla grazia di operare in noi.
La prima azione che è la grazia dello Spirito Santo opera in noi, attraverso l'Agramento del Battesimo della Penitenza, qual è? Per donarsi i peccati, cancellare i peccati, togliere i peccati. Ecco perché questo ti pone fuori dalla salvezza. Secondo, poi c'è il peccato opposto. C'è uno che dubita della Divina Misericordia e c'è l'altro che irride la Divina Giustizia. Perché Dio?
Anche se oggi questa cosa, mille volte che non piace, non è solo misericordia, ma è anche giustizia. Ed ha stabilito, come voi dite ogni mattina, e guai a chi non lo dice che si becca virtualmente un cazzottone in testa, salvo poi che se non l'hai da sapere glielo do anche reale, dite l'alto di speranza tutte le mattine, no? Mio Dio spero dalla tua bontà, per i meriti di Gesù Cristo e per le sue promesse, la vita eterna e le grazie necessarie per meritarla con le buone opere che Dio ha fatto per noi.
Io devo e voglio fare. Quindi, che significa? Significa che la salvezza è certamente anzitutto un dono. Nessuno può autosalvarsi. Nessun uomo, nessuno, altrimenti Gesù Cristo non sarebbe morto in croce, forse anche il più santo che esiste sul pianeta Terra, per il fatto che c'è il peccato originale, non può assolutamente in nessun modo autodarsi la salvezza, che quindi è sempre ricevuta anzitutto e primariamente come un dono.
Da imporare da Dio. Detto questo, una volta che uno ha avuto questo dono da Dio, Dio vuole che noi cooperiamo alla nostra salvezza ed anche al grado di gloria che ci avremo in Paradiso. In Paradiso ci stanno dei gradi di gloria. Gesù lo lascia intendere nel Mangello di San Giovanni, nella casa del Padre Dio ci sono molte timore, d'accordo? E la tradizione della Chiesa a questo lo ha sempre pensato. I gradi di gloria.
Ecco, dobbiamo pensarci perché non è la stessa cosa compiere certe opere fino a quando siamo in questo mondo, oppure no, non lo è, affatto. Non è la stessa cosa presentarsi davanti alla Divina Giustizia carichi di meriti o avendo, come dire, fatto un atto di contrizione, se il Signore ti consente di farlo, a breve tempo dalla morte, accompagnato anche magari dalla confessione, come è sempre opportuno, e dall'olio santo. Ecco, lì si può sperare che ti sei salvato all'ultimo momento, si può sperare, ma certamente la tua gloria non sarà molto grande in Paradiso. Ora, questo è indubbio questo qui. Quindi chi dimentica questo e scherza con la Divina Misericordia, qui bisogna molto molto sottolineare questo punto perché oggi a mio avviso è molto diffuso, passa e guai. Ecco, perché si oppone a ciò che Dio ha stabilito.
Dio ha stabilito che la salvezza ce la dà come un dono, il dono che deve anzitutto essere accolto, altrimenti ritorniamo nella prima categoria, ma quel dono che poi deve essere accompagnato dal nostro sforzo ascetico di non peccare più, come Gesù dice, per esempio l'adulto e la peccatrice, e di compiere le opere volute dal Padre Eterno, buone, che ci consentano di crescere nella grazia e di raggiungere la gloria. La presunzione di salvarsi senza meriti è?
È, diciamo così, biblicamente fondata, ricordate, sulle parabole del figlio del prodigo e della mina. Ricordate? Cinque talenti, due talenti e un talento. Viene riporta uno. Che cosa ha fatto di male? Apparentemente niente. Ma che cosa non ha fatto di bene? Le buone opere che doveva fare con quel talento ricevuto e che avrebbero moltiplicato i doni ricevuti da Dio. Cosa gli risponde il nostro Signore? Non gli dà la pacchetta sulle spalle e gli dice, eh, sciagurato, vabbè, va? Legatelo a mani e piedi e gettatelo fuori, lì sarà pianto e stritore di denti. Questo vale per tutti quanti i doni ricevuti da Dio, per chi ci sputa sopra, ecco, e non ne fa bonus, quando invece Gesù stesso ha detto, tra l'altro, quando fa qualche dono particolare, che a chi molto fu dato, molto sarà chiesto. Ci sono dinari, che Dio, diciamo, elargisce più o meno a tutti, ma è vero che ci sono, e questo è inutile andare a indagare perché, per come, perché a quello, perché a quell'altro, ma andiamo nella prossima tipologia del Dottor Spirito Santo, ma ci sono, e guai se non vengono corrisposti in maniera adeguata, perché grandi doni, Dio ti chiederà molto di più di quello che chiede una persona, ecco, i grandi doni non li ha avuti. Ecco perché i maestri di spirito, anche grandi mistici come Sant'Angelo, non li hanno avuti, non li hanno avuti, non li hanno mai avuti e, per esempio, gli uomini di Santa Teresa e San Giovanni della Croce dicono, guai a chi si azzarda a chiedere a Dio qualche cosa di straordinario, che non solo non bisogna chiederla, non bisogna nemmeno desiderarla, è peccato solo farlo, perché desiderare una grazia straordinaria significa automaticamente desiderare le croci straordinarie che l'accompagnano, sicuro. Ed è un atto di presunzione, perché chi te l'ha detto che tu puoi essere capace di sostenere tutte le croci che Dio ti chiederà se dovesse concederti qualcosa di straordinario, quindi è meglio camminare nella valle comune, senza doni, perché se arrivano i doni te li tieni, perché se poi il Signore te li dona senza che tu li hai chiesto, te li tieni, sapendo che dovrai corrispondervi adeguatamente e che saranno accompagnati da croci e tribolazioni. Quindi in paradiso non si entra senza aver compiuto le opere buone e necessarie per, senza meriti. Sui meriti il discorso dovrebbe da fare abbastanza, non è che l'uomo merita da se stesso, se studiate il trattato di grazia noi possiamo meritare solo grazie a quello che ha fatto il nostro Signore per noi, cioè l'uomo merita soltanto se sta in grazia di Dio e attraverso l'azione della grazia in lui, ma la grazia ce la dona il nostro Signore. Quindi Sant'Agostino diceva, eh Signore mio, tu certo vuoi che ci mettiamo del nostro, ma ti ringraziamo che consideri i nostri meriti quelli che in realtà sono i tuoi doni. È vero che noi ci mettiamo del nostro, ma se dovessimo andare a pesare sul lago della Bilà non ci sembra che abbiamo fatto chissà che, che abbiamo spostato l'universo, d'accordo? Ma 90 è del cielo e 10 è del nostro, anche se a noi ci sembra il contrario. Però quel 10 ce lo devi mettere, se no ce lo metti so guai.
E' un peccato di altrui, ternibile questa qui. Questo è un peccato luciferino per Antonomasia, questo è il peccato di Lucifero, ed è anche il peccato che ha portato all'uccisione anche questo del figlio di Dio. Ricordate i Vangeli, quando Pilato si ritrova quest'uomo davanti, lui ovviamente non poteva capire che era il figlio di Dio, ma gli sembrava veramente un poraccio che non aveva fatto niente, un evangelista nota sapeva bene che gli eravano consegnato per invidia.
Aprire il Libro della Sapienza, specialmente i primi capitoli, c'è tutto quanto, il secondo se non ricordo male, il tema biblico dell'Empio che odia il giusto. Perché l'Empio odia il giusto? Perché il giusto è una denuncia vivente della cattiva condotta dell'Empio. Voi sapete che c'è un'invidia santa, diciamo così, invidia in questo caso è virgolettato, che è il motivo per cui Dio i Santi ce li manda. Dio ci manda i Santi perché, come dice Sant'Ignazio di Noiola quando stava...
che si convertì così leggendo i libri dei Santi, ma perché loro sì e io no? Questa è invidia santa. Questi erano uomini come me, anzi, alcuni erano grandi peccatori, ci hanno fatto queste cose, ce l'hanno fatti loro, ci provavano e sono venuti. Mica sono tutti immacolati da concezione, immacolati da concezione non si discute, sta su un altro pianeta, sta. Eh, ma i Santi non stanno su un altro pianeta, stanno sul nostro pianeta e sono arrivati lontano pur essendo uomini, col peccato originale e avvolto.
Con peccati propri e personali. Anni qua ancora non si riesce a fare da buoni telefoni, eh? Poi durante la Messa ricordate sempre? L'ultima volta la Messa iniziava, no, c'era la Messa dei Angelis, la Messa iniziava tardi, la consagrazione c'era, arrivava la consagrazione erano le sette e venti quasi, quindi ancora la Messa è finita, quando suona? Esattamente mentre stava alzando l'ostia.
D'accordo. Se la Messa fosse iniziata regolarmente la telefonata arrivava 15 minuti prima, sicuro al cento per cento. I telefoni suonano in chiesa alla consagrazione o alla comunione, non mentre tutti stanno facendo la comunione se sta accanto, ma nel silenzio, mentre fa la comunione al sacerdote, trin, ecco qui, quindi a... le taglio le mani, ho già detto, vi lascio il telefono acceso in chiesa, a mio avviso pecca mortalmente, perché deve stare con la testa.
Il telefono deve stare spento, ma non l'ho fatta apposta, sapete che c'è un paese vicino a Misia, Amatrice che si chiama Posta, Amatrice dice non l'hai fatta apposta, l'hai fatta a sigillo, che è quello che confina con Posta, non me ne importa niente, ecco, cioè veramente, Posta e sigillo, stanno dividero qui, allora l'hai fatta a sigillo ma è uguale, ecco, quindi, va bene, chiuso parentesi, torniamo all'invidia della grazia di altrui, ecco, invidia cattiva appunto, l'invidia cattiva viene semplicemente dal fatto perché l'empio odia il giusto, perché le sue opere sono buone e quelle dell'empio sono cattive, lo spiega benissimo il libro, ci è diventata insopportabile solo la vista, perché sia le sue parole che ancora di più la sua vita, sono una condanna vivente delle nostre azioni, allora mettiamolo alla prova, lì descrive il libro della sapienza quello che avrebbero fatto degli sciagurati che ci si sono storicamente trovati con il figlio di Dio, mettiamolo alla prova con insulti e talvolta.
Dice che Dio è suo padre, ah se Dio è suo padre, lo libererà da ogni croce, da ogni tribolazione, da ogni tormento, dice del Dio di quelli che andavano sotto la croce, tu sei figlio di Dio, e scendi da loro, stare qua, questo è un peccato gravissimo, perché capite perché è contro lo Spirito Santo, perché che ti mandi il Signore un santo, se Dio ti manda un santo, cioè è una grazia immensa averlo costituito.
La possibilità di conoscere un santo, essere edificato dal suo esempio e dalla sua vita, perché è un dono straordinario, quindi che Dio se ti deve mandare un santo, tu devi umiliare e dire, ah bene, prendiamo esempio da lui con tutta umiltà, mettendolo nel ginocchio, ringraziando il Signore che te l'ha mandato, non cercando di farlo fuori perché la sua santità è una denuncia vivente della tua peccaminosità, perché è esattamente vanificare, quindi chiudere completamente la porta ad una grandissima...
una grandissima grazia di Dio. Magari Dio ci mandasse i santi. Perché questo è il peccato luciferino? Perché, sapete, l'ho parlato altre volte, qui, ripeto, la Chiesa ha sempre insegnato in documenti magisteriali che il peccato di Lucifero fu un peccato misto di invidia a superbia, rimanendo al di qua però di una specificazione che ha fatto Lucifero.
Sapete, qui c'è un filone teologico abbastanza grosso. Che cosa? Che prende anche Sant'Ommaso, essa Massimiliano Maria Colbe, con l'ultimo torevole riferimento, che identifica il peccato angelico con il rifiuto di sottomettersi alla futura incarnazione del Figlio di Dio. Motivato da cosa?
Dall'invidia, nel senso che il discorso che ha fatto Lucifero, questo qui, dice, ma te pare? Ma perché? Perché questo deve diventare uomo, quindi una natura inferiore alla mia, d'accordo? Quindi io dovrei sottomettermi, quando io, angelo, e questo è vero, la natura angelica è infinitamente superiore alla nostra natura umana, cioè San Giuseppe, che tra gli umani sta su un altro pianeta rispetto a tutti gli altri santi della razza umana, perché è il più santo di tutti, però è infinitamente al di sotto degli spiriti angelici, solo la Madonna è andata al di sopra, ma la Madonna, vi ripeto, sta proprio su altre galassie, cioè è un caso unico, ma il più santo degli umani, cioè, non può competere col più scarso degli angeli, non può, ecco, non può.
Quindi, cioè, il discorso teorico di Lucifero è amicato o sbagliato, cioè, il problema è che Dio così l'ha deciso. Quindi, voi capite che tutta quanta la rabbia che c'è contro di noi è una vendetta per perua, ma lo stesso peccato originale che ha fatto fare la razza umana era la sua sfida del verno, dice, io adesso, perché lui sapeva, è intelligente, se io inquino la razza umana, se tu vorrai realizzare questo tuo disegno, dovrai essere il mio potere, diventi mio, che capite che poi era stupido perché non immaginava che Dio potesse fare un miracolo come l'ha fatto, ma anche tutto l'odio che ha nei nostri confronti è sempre motivato da quelli, al demone non gliene frega niente di noi, non gli importa proprio nei confronti degli uomini, cioè sono schifo e disprezzo.
Siccome il verbo si è fatto come noi, lui si vendica con noi, a tutti se ne è andato a fare, e ora me li porta all'inferno, te faccio vedere io la fine che gli faccio fare a quelli che si sono voluti andare a fare come loro, me li porta tutti con me, questa è l'unica motivazione del suo agire, non ci sono altre cose, capite?
A lui non gli importa niente di noi, niente, zero, se non la sua vendetta perpetua contro questa cosa, quindi capite l'invidia dove può, lui è invidiato, perché uomo e non angelo, non è un uomo, non è un uomo, non è un uomo, non è un uomo, non è un uomo, non è un uomo, incarnati in un angelo, incarnati, unisciti ad un angelo, cosa che in teoria sarebbe stata perfettamente possibile, perfettamente possibile sarebbe stato che il verbo si unisse ipostaticamente ad uno spirito creato, apposta per questo, nulla questo, capite?
Assolutamente nulla da un punto di vista teologico, e non si è piegato, quindi l'invidia della grazia altrui porta ad una chiusura gravissima nei confronti delle donne di grazia ricevute dalla nostra vita. Il nostro Signore ha uscito per questa chiusura, perché mentre il nostro peccato è irreversibile, ne ho parlato quando abbiamo fatto le catechesi sugli angeli, il peccato degli angeli è irreversibile, una volta che tu l'hai abbracciato non c'è verso di tornare indietro, quindi condannato per tutta l'eternità a rimanere così cattivo e a soffrire in questo modo, è terribile, attenzione, le conseguenze purtroppo di alcune azioni sono assolutamente diverse, ma non le hai fatte.
Poi c'è un altro allucinante, che è l'impugnazione della verità conosciuta, e mi pare che all'ultima adorazione del giovedì c'era questo passo di San Pietro, di quelli che dopo aver conosciuto la verità, tornano a peccare e offendere Dio, e dice, sarebbe meglio che non l'avessero mai conosciuta, perché per loro si verifica il proverbio, crudo e brutto, il cane è tornato al suo vomito, e la scrofa lavata è tornata ad avvoltolarsi nel bravo. Cos'è questo peccato? Perché è così grave? Allora, facciamo un passo indietro, perché i peccati degli uomini sono, a differenza di quelli angelici, perdonabili, e perché quello angelico è imperdonabile? Come spiega bene San Tommaso d'Aquino, gli uomini quando peccano, non peccano mai a occhi completamente aperti.
Ci spiega che in ogni peccato c'è sempre una certa ignoranza. In che senso? Attenzione, queste cose non giustificano, non tolgono il costitutivo formale del peccato, tendono all'inferno lo stesso, ma danno la possibilità del ritorno. Quando un uomo pecca, non vede il male oggettivo che sta compiendo, che si sta facendo, che sta producendo, non vede che facendo quello fa un disastro che non finisce mai, che dà forza a Satana, che si dannazione, tutte queste cose, gli uomini non lo vedono. Per questo è molto difficile convincere qualcuno di peccato, perché apparentemente non succede niente.
Ora, è questa ignoranza che ci salga, perché dal momento che non c'è questa conoscenza piena, cosa significa? Che la nostra volontà al male compiuto non aderisce in maniera decisa, irreversibile, risoluta, ma in maniera molto, molto imperfetta. Cioè, se io vengo a capire che un uomo pecca, per grazia di Dio, perché qualcuno mi aiuta, perché sto facendo un disastro, dico, mamma mia che ho fatto, capite? E ho la possibilità di tornare indietro. Per l'intelletto angelico questo non esiste, perché per la perfezione infinitamente maggiore della nostra è inimmaginabile, se un angelo pecca e quando un angelo pecca, lui vede che quella cosa è male, lo sa, ne vede tutte le conseguenze, quindi, capite? È perfettamente in tutto e per tutto cosciente e accettabile.
E' il 100% del male di quello che succede e delle sue conseguenze. Quindi farlo, per quanto c'è il tavolo di capirlo, perché noi non possiamo capire che cos'è uno spirito senza la carne, senza l'imperfezione del cervello, fatto quello, gli aderisce, capite? Tipo Bostic, proprio per questa condizione perfetta con cui è compiuto e non se ne ritrae più, capite? La volontà non se ne può staccare più da quel male commesso. Però il peccato diventa simile a quello degli angeli quando? Quando, dopo aver conosciuto la verità, quindi tu ormai l'hai saputo che una cosa è male, non solo che l'hai saputo, è stato spiegato e l'hai capito, d'accordo? A un bel giorno ti svegli la mattina e dici, ma sai che te dico, ma a chi se ne frega, voglio dirti un po', un diavolo. Ecco, questo diventa di una gravità, che capite perché è così grave, è un peccato contro lo Spirito Santo e contro la grazia.
Perché non c'è più la possibilità di dire, come quasi sempre, sì, ma non me ne rendevo perfettamente conto, sì, ma non ero perfettamente coscienza. Io volto a qualcuno, devo pure dire che è un pochino l'erreggio perché me ne confessano, grossi quanto una casa, a volte mi dicono, ma io non lo sapevo, dico, cioè, io te voglio credere, dico, ma tu metti te stessi davanti al Padre Eterno, cioè, in persona, tu potresti dire una cosa, cioè, che non ce l'avevi la minima percezione, manco eterea, e non ben pochetto sì, e dico, insomma, dico.
E' sempre molto facile a giustificare noi e a non giustificare il prossimo. Una cosa di questo genere è gravissima. E che cosa succede? Succede che, essendo una sfida, lo sbattezzo, ecco, se può essere paragonato a qualche tipologia di quelle viste, secondo me somiglia a questo. Perché uno è, cioè, per fare una cosa del genere, è una cosa studiata, è una cosa voluta, quindi è una cosa meditata e scogitata, pensata, architettata, formalizzata, devi fare raccomandate, devi compiere i moduli, capite? Quindi il grado di adesione della volontà a questo è grande, capite? E la Divina Giustizia qui è provocata di brutto, di brutto. Volevo sapere che noi non possiamo avere la conversione senza una particolare, una particolare, una particolare, una particolare, una particolare, una particolare, grazie di Dio. Grazie di Dio che o in qualche modo, con qualche preghiera, ci disponiamo ad assumerla, a riceverla, scusate, o qualcuno l'ha impetrata per noi. Per questo direi alla Madonna di Padima, dice, pregate e fate sacrifici per la gente che va all'inferno, perché vanno all'inferno perché non c'è chi prega e si sacrifica per loro. Perché? Perché se una persona sta in stato di dannazione, cioè non sta in grazia di Dio, è spacciata. Se Dio dà il piano della conversione, andrà all'inferno, non c'è possibilità di autouscirne da questa situazione. E Dio non la fa se non gli si chiede e non la si paga con i sacrifici. Ecco perché bisogna farli, anche per gli altri. Ma quando tu volontariamente, colpevolmente, a occhi aperti, ti rimetti in una condizione di quel genere, è giusto che tu ricevi un'altra grazia quando hai di fatto calpestato.
Il sangue versato per te, a occhi aperti, lo sai che stai facendo un peccato mortale, lo sai che un peccato mortale rimette in croce il figlio di Dio, tu questo non lo devi fare più. Per questo che San Giovanni scrive nelle sue lettere, io al inizio non lo capivo, chiunque è nato da Dio non pecca. Non non pecca nel senso che diventa confermato automaticamente in grazia, cioè che non fa più nemmeno un peccato veniale semideliperato. Questo è una cosa straordinaria. Ma i peccati a occhi aperti, non sono peccati, sono peccati in grazia. Non si fanno, e adesso vediamo subito la tipologia successiva, che l'ostinazione è un peccato, non si devono fare, non si fanno, perché è follia, è stato buono, perché è un respingere volontariamente la grazia di nostro Signore. È grave. Un conto è quando se una persona ti dice, per esempio, come arriva la conversione, la pratica che ho fatto domenica scorsa, cosa ha detto Gesù? Nel mio nome saranno predicate la conversione e il perdono dei peccati, io ci ho fatto una pratica.
Il perdono dei peccati è che tutto il cristianesimo serve a praticare il perdono dei peccati. Per essere perdonato dei peccati deve essere stata la conversione. La conversione viene quando hai preso coscienza, cioè io ti dico che una cosa è peccato, tu dici, ma che stai a dire? Oppure dici, sì, lo riconosco, me ne vento e non lo faccio più. Tutto qua. Tutto qua. Tutto qua a dirlo, a farlo, questo qua è il miracolo dei miracoli. E così andiamo alla quinta, che è l'ostinazione nel peccato. Che cos'è l'ostinazione nel peccato?
Cosa che rende invalide, che che ne dica qualcuno, una montagna di confessioni. Una volta che tu sei rinato dalla grazia e dallo Spirito Santo, escluso il fatto che tu, come dire, commetta un'impugnazione della verità conosciuta, quindi un peccato pienamente ad occhi aperti, in piena avvertenza e deliberato consenso, sono stato fortemente tentato in un momento e sono caduto. Facciamo finta che va bene. È una cosa molto grave.
Ti vai a confessare e ci mettiamo una pietra sopra, però. Fine. Se tu dopo una settimana ci sei ricaduto, che sia una caduta, comincia a venire qualche piccolo dubbio. Se dopo un'altra settimana ci hai ricaduto ancora, che sia una caduta, comincia a diventare non un dubbio, quasi una certezza. È qualcosa che non funziona. Allora, o schieramente qui si intende l'ostinazione nel peccato con la P maiuscola, quindi non, ecco, nelle bugie dette per scherzo, che non si dicono, però, insomma, ecco, non integrano, come sapete, che il peccato veniale non fa perdere la grazia santificante. Quindi, certamente non va commesso a cuor leggero e il cielo non gradisce il fatto che diciamo, ah beh, il peccato veniale, chi se ne frega d'altro proposito, d'ante le bugie bianche che mi pare, d'ante il peccato veniale. Questo non è atteggiamento gradito al cielo. Però, indubbiamente, una bugia bianca è sempre una bugia bianca. Una bugia bianca, se non ha come oggetto delle cose gravi, che vanno a compromettere ben altrui, non può diventare peccato.
Non può diventare peccato mortale, ordinariamente, d'accordo, ma non per questa va commessa perché se la commettevi, padre Pio XVI è magnatico, d'accordo, pure se è peccato veniale. Ecco, però, quando si parla di ostinazione del peccato, si parla di peccato serio, specialmente per quelli che riguardano la sfera dell'impurità. E come tradizione comune nella teologia morale cartonica, l'ho detto e lo ripeto fino all'esasperazione, ecco, ci sono delle tradizioni che sono insigne autori, tra tutti svettano Sant'Alfonso da un punto di vista teorico, che è il padrono dei moralisti e il padrono dei confessori, e San Pio di Pedercina, che è forse il più grande confessore di tutti i tempi. Sicuramente, con il numero di persone confessate, è ineguagliato almeno fino ad oggi. Probabilmente ineguagliabile, a meno che il Signore non susciti qualche altro fenomeno che faccia un esplorare simile al suo, insomma, ma è difficile andare a stare dietro al Padre Vivo, è molto difficile.
E cosa dice? Se aprite la pratica del confessore, disponibile anche online, per chi volesse andare a verificare, hanno fatto un bellissimo testo con i riferimenti intertestuali, vede l'indice e poi vede della recidiva nel peccato, o dei recidivi nel peccato. Recidivi ha lo stesso significato che ha nel codice penale, d'accordo? Quindi recidivo vuol dire uno recedo, quindi ricado. Come si deve comportare il confessore con il recidivo nel peccato dello stessa specie e dello stesso tipo? Si dà proprio le regole di comportamento. Alla prima volta se ti dice che si è pentito e non ci sono motivi per dubitarlo, lo assolvi, d'accordo? Gli fai una bella lavata di capo, se è lavata di capo paterno ovviamente, con tanta carità, con tanta dolcezza, ma anche con tanta chiarezza, gli sta attento che i figli di Dio non fanno queste schifezze e lo assolvi. Uno. La seconda volta gli fai doppia lavata di capo, verifichi bene che sia realmente pentito, che abbia cominciato a fuggire le occasioni, aumenti la penitenza se è il caso e lo assolvi. La terza volta non si può, non si può dare la soluzione immediata. Bisogna, come dire, ripristinare la prassi antica del sacramento della penitenza. Lo sapete che il sacramento della penitenza, credo che ci vada un po' in giro, un giorno eravamo facendo una lezione sulla storia del sacramento della penitenza che con un'ora si può fare, anche se si vogliono diverse ore all'università, la tappa precedente diciamo del sacramento della penitenza, quella che vediamo adesso, era che tu ti confessavi anche da un prete normale come me, facevi la penitenza e poi venivi assolto. Cosa che a mio avviso sarebbe molto da considerare. Penitenza che non era semplicemente dire tre a Maria, penitenza che era, come dire, diluita.
Penitenza che era, in un certo lasso di tempo, in cui tu potessi dare la dimostrazione a te stesso, al Padre Eterno e anche al confessore che in nome di Dio deve fare questo gesto di assoluzione, che tu ci emetti la buona volontà di non peccare ancora. Perché non ci si può andare a confessare tutte le settimane lo stesso peccato impuro. O anche, dato che uno manca a messa, vada a messa, due domeniche c'è e poi ricomincia a mandarci. Oppure uno bestegna.
O roba del genere. Queste non sono cose che possono essere reiterate a tempo indeterminato, perché, come dire, l'esperienza insegna, io ho l'esperienza, perché sono un professore della montagna di gente, che quando una persona decide di metterci punto, certamente con l'aiuto della grazia, ma l'uomo è debole. Ma certo che l'uomo è debole, ma la grazia non manca mai a chi vuole tagliare quel peccato. Dire il contrario vuol dire fare un'altra bestegna.
Perché ti pare che Dio, dinanzi al peccato mortale, non ti dà la grazia sufficiente per fuggirlo. San Girolamo diceva, se questo fosse vero, Dio sarebbe un criminale, perché non potrebbe comandare di osservare i dieci comandamenti. Non potrebbe. Se fosse impossibile, e se lui non ti garantisse... Certo, è impossibile se tu dovessi farlo con le sue due forze, certamente è impossibile all'uomo peccatore. Ma lui la grazia te la dà. Non puoi pensare, non l'ho fatto per...
Perché Dio non mi ha aiutato. No, non l'hai fatto perché tu non ti sei impegnato. Perché la tua volontà ancora non è buona. All'ostinazione nel peccato, ecco perché è un peccato contro lo Spirito Santo. Perché? A continuare a fare pure confessioni su confessioni su confessioni. Se il confessore è sprovveduto, quindi non verifica delicatamente la situazione di quella coscienza, cioè non chiede, ma questo è un incidente sporadico, o questa è una cosa in cui tu...
Ti ritrovi coinvolto regolarmente. Se te risponde così, il confessore è pure medico. Ed è anche giudice. Non giudice della persona. Ah, che disgraziato. Ah, criminale. L'altro non te voglio vedere. Peccatore all'inferno. Non in questo senso. Ma giudice delle sue disposizioni interiori. D'accordo? Perché se non c'è stato il distacco dal peccato, tu devi aprire la penitenza. Cioè devi, sforzarti di fuggire le occasioni.
E di levarti da questa cosa. Prima di chiedere il perdono di Dio. Perché altrimenti rischi di fare una confessione sacrilega. Ecco perché ho peccato contro lo Spirito Santo. Vi ricordo quello che ho detto. Sono tipologie di peccati che impediscono l'azione della grazia. Cioè Dio ti perdona se sei pentito però. E nel pentimento è incluso il proposito fermo di non peccare più. E se quel proposito è fermo reale e tu fuggi le occasioni come devi, cosa diciamo nell'atto di dolore?
Con tuo santo aiuto di non offenderti né più e di fuggire le occasioni prossime di peccato. Non basta che tu proponi. Perché tu devi fuggire le occasioni prossime di peccato. Sapete quali sono le occasioni? Sapete che significa il termine occasioni prossime di peccato? Sono le circostanze concrete che sanno che ti portano a peccare. Vi faccio alcuni esempi concreti. Se tu non sei buono a controllare il computer, d'accordo? Perché il computer non è il demonio incarnato come internet.
Non facilmente, d'accordo? Se tu ne fai cattivo uso. Ma sta nelle mani tue. Per cui se tu non sei buono di tenere ferme le mani e di non cliccare sulla tastierina il sito dell'indirizzo internet del sito porno, lo spegni. Perché piuttosto cosa dice Gesù? Se la tua mano ti scandalizza, tagliala. Perché è meglio che entri in paradiso monco piuttosto che con tua mano entri all'inferno. Non vuol dire che devi tagliare le mani. Basta chiudere il computer. Poi se tu vuoi tagliare le mani, che non vuoi digitare, se vuoi essere così eroe, questo dopo ci sta oggi, c'è qualche problema.
Dopo mandano carcerato a nostro signore che dice che fa gli atti e che gli invita a fare le pazzie o quelli che predicano. Lo mandano carcerato pure a me perché l'ho detto, l'ho riferito pure io, no? Quindi non serve, ma chiudo il computer? Sì. Ah ma io se la sera mi metto davanti alla televisione e poi comincio a cambiare e cambiando a destra e a sinistra poi pop! Allora chiudi, finito. La scatola del diavolo non accettora e spegne. La si lascia in compagnia del suo, come dire, del suo e spegne. D'accordo?
Poi ragazzi, quando io resto da solo a casa, devo fare una passeggiata e devo studiare, vai in biblioteca, cioè c'è sempre il modo per fuggire, c'è sempre, c'è sempre. Capito? Nella lettera di Ebrei si legge, non avete ancora resistito fino al sangue una lotta contro il peccato. Ah ma io, diciamo, fumo, non posso farla a me. Ma come puoi farla a me? Io so, so, so, e io, l'ho detto ieri, la storia sulla castità.
Non si può fare la castità. Chi l'ha detto che si può fare la castità? Chi l'ha detto questo qui? Chi l'ha detto? Se non si potesse fare la castità, Dio è un criminale, perché per quanto riguarda il sesso, il sacramento del matrimonio è solo una cosa. E l'argomento sesso è bello che è finito per noi cristiani. Nel matrimonio è solo una cosa. Fine. Allora Dio è un criminale. Se fosse possibile, ci manda, ci scondanna tutti quanti all'inferno, per colpa sua, perché ci dà una croce assolutamente insostenibile. Non è vero. Non è vero. Io fumavo, ho smesso da lanciare domani. Sono stato in croce per un mese. Devi stare in croce per un mese. Che succederà? Stai in croce per un mese. Se ti viene un tumore, devi stare in croce per un mese. Soffri un po'. Cioè, a volte bisogna soffrire un po', per togliere la negatività, per dire, ma se fai, se non lo fai, vuol dire che la tua volontà non è sufficientemente radicata nel bene. E se non è sufficientemente radicata nel bene, il perdono non c'è. Capite? Quindi, prima ti sradi di questa cosa.
E poi vai a chiedere perdono. Questo è anche il motivo per cui padre Pio, padre Pio diceva la stessa cosa di Sant'Alfonso in termini un po' più spiccioli, perché lui era di poche parole. E lo diceva raccomandando ai preti di non fare come faceva lui, perché lui c'era bisogno che parlava, lo vedeva ancora prima del tempo. Tutte le volte che mandava via una persona, era perché la persona non era pronta alla confessione, per difetto di pentimento. Io adesso più tempo passa e più me ne accorgo, perché succedono queste cose qui. Tu ti accordi se si viene a confessare a una persona che non è pronta a confessarsi, perché non ha ancora maturato il senso del peccato, non ha ancora maturato il fatto che non è che mi faccio la confessione così, non lo so, perché se deve battezzare mio figlio, o perché se deve fare la comunione a mio figlio, o perché se deve fare la crescita a mio nipote, o devo fare la patrino, o devo fare quell'altro. Fammi confessare perché sarebbe meglio, per carità. Bisogna prendere il positivo.
Questo pensiero, perché già un pensiero di questo genere è da accogliere e da incanalare, no? Però bisogna anche aiutare la singola persona. Sì, il Signore gradisce questo gesto che hai fatto, ma tu hai preso bene coscienza di cosa significa questo sacramento e di quello che comporta poi il chiedere perdono a Dio e riceverlo. Cioè, tu non puoi da domani continuare a campare come hai campato fino ad oggi. Cioè, se tu sei andato a messa, non è che ti confessi, fai da patrino, perché c'è il battesimo durante la messa, così fai da patrino, ti fai la comunione, e poi la teoria di Dio comincia come prima. Se non fico mio, già hai fatto il sacrilegio di accettare il compito da patrino, ora fai un sacrilegio con la confessione, poi fai il sacrilegio a fare da patrino, poi fai il sacrilegio a fare la comunione, e poi chi lo sa che altro c'è stato. Capito? È così. Padre Pio diceva, non fate come me, perché non sapete la scienza infusa per vederla ancora bene succedono, però diceva, devi andare a confessare il peccato, la prima volta l'assolvi, la seconda con riserva, la terza quella a te se lo fai, perché ti renderesti, complice dei peccati altrui, e inganneresti la persona. Ripeto che Sant'Alfonso dice con prete che si azzarda a fare una cosa di questo genere, pecca lui stesso mortalmente a farla.
E perché? Perché illude il penitente di una cosa che quasi certamente non c'è. Allora, la cosa migliore non è chiaramente rimandare malamente via il penitente, ma è spiegargli certe cose. Fate sette patera per gloria per una decina di giorni, per una quindicina di giorni, nel frattempo.
Pensaci, pregaci, fai il bravo ragazzo, dai almeno al Signore una piccola dimostrazione che almeno ci provi, non succede niente. E poi dice, che succede? Non succede niente. Poi viene la soluzione senza penitenza, perché l'hai già fatta prima, e però almeno ti rimetti in piedi con la speranza che non ti rifai il capirombolo il giorno dopo, almeno ci hai provato. Perché almeno provarci è quell'appiglio indispensabile su cui si fonda un cammino di ripresa della vita cristiana.
Grazie. Questo è fondamentale questo qui. L'ultima cosa è la cosiddetta impenitenza finale. L'impenitenza finale, allora questo è un argomento un pochino delicato, ecco, perché bisogna parlarne con una certa competenza e precisione, onde non in generare false aspettative. Ecco, perché se si parla malamente di questo punto, guardate, si può generare questa cosa qua.
Basta fare un atto di contrizione prima di morire, no? Perché se uno fa un atto di contrizione prima di morire, Dio ci perdona, giusto? Allora chi se ne frega? Allora ora faccio tutta l'altra la vita spericolata che mi pare, e poi prima di morire, bel atto del dolore, e buonanotte.
Non stiamo in circostanze di questo genere, perché questo diventerebbe un abuso, di nuovo, della divina bontà e della divina misericordia. La divina bontà e la divina misericordia? Sono doni che dobbiamo accogliere, di cui dobbiamo ringraziare il nostro Signore, in ginocchio, d'accordo? E che sono costati molto a figlio di Dio. Non sono, certamente, cose che ci diano, come dire, una specie di assist per abusarne o per irridere il nostro Signore e per trattarlo, insomma, peggio di come si tratterebbe uno stolto essere umano. Assolutamente.
Vero è che, vero è che, il nostro Signore, questo noi possiamo ritenerlo in base alla dottrina comune. Di mandare occasioni di salvezza all'uomo lungo tutto il corso della sua vita terrena. Anche qui alcuni santi ci mettono qualche postilla, tra cui il patrono mio dei parroci. Postilla che ci fa già capire che non bisogna crogiolarsi, ecco, sulla possibilità di pentirsi all'ultimo momento.
Il santo Uravo d'Arza sta a una sommeria, l'ho citata in numeri ogni volta, dove dice, e se lo dice il santo curato d'Arza, bisogna… Non è possibile… Non è possibile ignorarlo, perché l'autorità di colui da cui viene è alta, che il nostro Signore ci aveva già un tetto, cioè ti concede, come dire, un limite.
Non ce l'hai, non abbiamo, come dire, il caricatore infinito, d'accordo? Tu vuoi trovare tutti i peccati che ti pare, tanto alla fine? No, il caricatore è limitato. A volte sono tanti i colpi che ti concede di sparare, ma non sono senza fine. Se passi quel limite, non è possibile.
Quindi, lui dice, hai chiuso. Se Dio volesse fare una cosa di questo genere, se qualcuno vuole poi puntargli il dito e giudicarlo, faccia pure, d'accordo? Ma se la facesse, a mio modestissimo avviso, sarebbe assolutamente da approvare e da rispettare, perché, come scrive sempre San Paolo nelle sue lettere, dobbiamo ricordare che Dio, come dire, guarda quello che fa l'uomo, rispetta il suo libero arbitrio, ma a nessuno ha dato il permesso di peccato.
Non ha dato il permesso di peccato, né di sfidarlo e provocarlo a tempo indeterminato. Questo non l'ha mai autorizzato, mai. E chi lo fa, non lo deve fare a cuor leggero. Ho detto tante volte che una rappresentazione distorta, questo lo diceva San Giovanni Bosco, manda più gente all'inferno la divina misericordia che la divina giustizia.
Non lo diceva, lo diceva in un senso da ben comprendere, nel senso che se tu travisi o abusi, non è possibile. Non è possibile. Non è possibile. Non è possibile. Non è possibile. Non è possibile. Non è possibile. Non è possibile. Di questa benedetta dottrina, anziché essere farmaco, diventa veleno, non diversamente dagli abusi che si fanno con la Santa Comunione.
Se tu te fai la comunione quando non stai nelle condizioni di riceverla, il farmaco dell'immortalità diventa, scrive San Paolo, che mangi e bevi la tua condanna. Non certo per difetto della Santa Comunione, ma per difetto di come tu la ricevi. Così la dottrina della misericordia è benedetta in se stessa, ma bisogna vedere come tu la interpreti.
E la applichi o la travisi. È sempre un problema nostro. In ogni caso l'impenitenza finale è chi, trovandosi in una situazione di peccato, continua a respingere il Signore e la sua offerta di salvezza fino alla fine. Noi speriamo e pensiamo che il Signore ordinariamente rincorra l'anima dell'uomo fino alla fine, rincorra è un'espressione un po' antropomorfica.
Capite? Ne ha chiaramente il senso, ma sappiamo anche che l'uomo si può ostinare fino alla fine e l'ultimo atto di impenitenza significa l'ultimo rifiuto della grazia e significa inferno. Capite che tutte quante queste tipologie, se ci ripensate, sono sempre colpe da parte dell'uomo e sono comportamenti che in un modo o in un altro auto-escludono l'uomo per colpa propria dall'azione salvifica della grazia.
La verità è che, per quanto sta in Dio, è rivolta a tutti ed è per tutti. San Paolo scrive chiaramente nella lettera a Timodio, Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi e arrivino alla conoscenza della verità. Voi sapete che la formula originale, tuttora originale, anche se poi mal tradotta in italiano, della consagrazione del canice, il sangue versato per voi e per molti, qui provobbis e promulti se fundetur, nella messa antica e nella messa nuova.
Sapete quanti secoli sono che sta sul tavolo della congregazione del culto divino la cartolina per cambiare la traduzione in italiano? Non si sa. Ma il testo latino della consagrazione che io ogni tanto uso, della messa di Paolo VI e non della messa di Dio dell'Antico, dice chiaramente qui provobbis e promulti.
Attenzione, perché per molti? Perché in realtà sono vere tutte e due, solo che bisogna intenderle bene. E' più pericoloso, però, scrivere per tutti, perché per tutti dovresti mettere la postilla, per tutti, per quanto ripende dalla volontà salvifica di Gesù Cristo, che non è che il croce ha cominciato a dire per quello sì e per quello no, cioè il suo sangue è aperto come un torrente a tutti coloro che ne vogliono essere lavati, per quanto dipende da lui, ma purtroppo, come abbiamo visto oggi, molti ci sputano sopra e lo carpestano, per cui di fatto, in realtà, non è versato per tutti, perché non tutti ne beneficiano, ma per molti, grazie, meno male, insomma, ecco, perché ce ne saranno almeno molti che danno questa, chiamiamola soddisfazione, al nostro Signore, che almeno non è stato tutto quanto inutile, capito?
E' vera la prima, ma la prima dipende dalla volontà salvifica di Dio. Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi e giungano alla conoscenza della divinità, ma di fatto, purtroppo, gli uomini, non tutti, certamente, sono sani. Non andare a dire a quelli che dicono che Giuda sta in paradiso, o che bisogna fargli un monumento, perché oggi, di bestemmia, se ne sento di tutti i colori, da tutti gli ambienti del mondo, d'accordo?
C'è qualcuno, è uscito un libro, due o tre anni fa, il Vangelo secondo che è Giuda, dobbiamo fargli un monumento. Eh, certo, perché? Eh, se non andava a tradire il Figlio di Dio, non sarebbe morto in croce, non sarebbe stata la salvezza, è certo, dico, adesso, non chiamiamo la piazza San Pietro, ma che sei nato?
D'accordo? Che significa questo qui? Cioè, capite? Ecco, quindi, quando Gesù ha detto che il Vangelo era meglio per quell'uomo che non fosse mai nato, cioè, è chiaro che noi non possiamo mandare in inferno nessuno sostituendoci al nostro Signore, d'accordo? Ma, dalle circostanze, quello che ha fatto, quello che dice Gesù, è la fine del ruolo che ha fatto, che si è suicidato, non lo fa in paradiso Giuda, ma scusate.
Cioè, no, ma la Chiesa dichiara soltanto quelli che sono canonizzati e non i dannati, ho capito, d'accordo? Però, non venire a dire che quello è, ecco, né che si può sperare che sia salvo, perché, a mio avviso, è blasfemia soltanto pensarlo, quantomeno è offesa grave le parole che ha detto il nostro Signore.
Oh, il nostro Signore non era mica, cioè, non mi fate di... cioè, non era mica uno sciocco, no? Se dice meglio per quell'uomo che non fosse mai nato, ma se saranno Dio per quello dice, no? Cioè, che si dimenticano che il nostro Signore è il Dio del Dio incarnato, è la parola di Dio, credo che la sappia o lo sa, siamo noi che parliamo a Vandera, io ve l'ho detto 200 varioni, durante la storietta delle cose, forse non nel contenuto, ma nella forma, sicuro, d'accordo?
Se venisse il nostro Signore mi farebbe una bella lavata di capo, ma il nostro Signore no, non ne diceva neanche una, a Vandera. Se dice così, basta, stiamo così, anche tu giudichi che ti sostituisci a Dio, ma ha detto Dio a te che mi sostituisca a Dio. È blasfemia soltanto pensata.
Ecco, quindi dobbiamo fare attenzione, ricordiamole queste cose qui, e ricordiamo soprattutto ciò che sottostà, tutto quanto questo discorso, che è appunto la dottrina cattolica sulla salvezza. Iniziativa di Dio, offerta di Dio, rivolta potenzialmente a tutti, ma che ha delle condizioni di ricezione e di conservazione.
Uscire dalle quali, peccare contro lo Spirito Santo, vuol dire mettere a repentaglio quasi certo la propria eterna salvezza. E non dando la colpa al Padre Eterno, ma come diciamo durante la Messa, è sempre un problema di... mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa. Ecco. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Diamo grazie, Signore, di tutti i benefici per tutti i regni nei secoli dei secoli. Amo. Il Signore ci conceda...