Audio · Catechesi varie
La chiamata alla santita comandamenti vizi virtu sequela di Gesù
Trascrizione
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Ec voluntas Dei, Santificatio Vestra, è l'esortazione con cui abbiamo aperto questo nostro itinerario di conversazione sulla Santità. Prima lettera di San Paolo d'Esta Ronicesi, capitolo 4, versetto 3. Spero, mi auguro, che ci abbiate avuto modo di rifletterci un po'. Stamattina ci accompagna con il primo pensiero San Pietro, Apostolo, portandoci un po' più lontano, quindi andando un po' alla radice, diciamo così, alle origini della Santità.
Proprio nell'incipit della sua prima lettera, al versetto 14, 15 e 16, si leggono queste parole. Come figli obbedienti, non conformatevi ai desideri di un tempo, quando eravate nell'ignoranza, ma come il Santo che vi ha chiamati, diventate santi anche voi in tutta la vostra condotta, poiché sta scritto, Sarete santi perché io sono santo.
Quest'ultima espressione di San Pietro è una citazione letterale di un passo del Levitico, a cui presto andremo a ricorrere e a vedere, ed è un'esortazione rivolta ai suoi figli. Quindi la Santità, come chiamata di Dio, che comporta un processo interiore, diciamo preso molto sul serio dai chiamati, che informa e trasforma tutta la nostra condotta.
Sarete santi perché io sono santo. È una citazione, come vi accennavo, del Levitico, perché la chiamata alla Santità ha origini antiche, siamo nell'Antico Testamento, capitolo 11, versetto 44 del Libro del Levitico, è tolta questa citazione. Com'è la storia, diciamo così, della Santità, a grandissimi linei?
L'uomo è stato creato da Dio santo, santo non per natura, ma santo per grazia. Penso che più o meno tutti, diciamo così, siamo abbastanza pratici e mastichiamo bene con sana dottrina cattolica, che oggi più che mai ha bisogno di essere ben saldamente conosciuta e tenuta. Dio crea l'uomo perfetto da un punto di vista creaturale, e ha abbellito anche in tutti quanti i toni di grazia, sopranaturale e preternaturale, per raggiungere la sua vocazione, che è appunto quella di crescere nella conoscenza di Dio, come dire, conoscenza intima e filiale, e dopo averlo servito e amato in questa vita, goderlo nell'altra.
Per quello che riguarda il Padre Eterno, la storia sarebbe dovuta essere molto più semplice, dal paradiso terrestre al paradiso celeste. Dopo una vita di un'altra vita, una vita serena, felice, distesa, senza pene, senza dolori e senza altro. C'è stato un piccolo problema, dico piccolo problema usando evidentemente un eufemismo, il peccato dell'uomo.
Il peccato è una separazione, teniamo subito presente questo termine, dell'uomo da Dio. Un muro. Un muro non costruito da Dio, ma un muro costruito dall'uomo, che pone un'abitudine, che pone un'abitudine all'abisso. Sappiamo tutta quanta la storia sacra, da dopo il peccato originale comincia un grande cammino in discesa, chi conosce le mie catechesi sa che ho approfondito questo tema, invito a farlo, perché questo è un cavallo di battaglia, oltre a vari reperti recenti, dei fossili e archeologici contro gli evoluzionisti, perché la storia dell'umanità non è stata dal mostro, quindi dall'imperfetto al perfetto, ma c'è manca una tappa, è stata dal perfetto all'imperfetto, questo è quello che ci dice il libro della Genesi, e approfondite questi argomenti, ci sono dei reperti fossili, questa è una piccola parentesi formativa, che confermano pienamente questa ipotesi, sbugiardando ulteriormente la teoria dell'evoluzionismo.
Quando i ragazzi mi dicono ma che dici Don Leonardo, noi veniamo dalle scimmie, io gli rispondo tu vieni dalle scimmie, io no, poi se tu vuoi venire dalle scimmie, benvenuto, no? Ecco, allora cos'è il processo di santità? Dio a un certo punto, sapete tutta la storia, degradazione, somma dell'uomo, capitoli 3 e 6 della Genesi, si arriva fino al diluvio, già con il diluvio cosa fa?
Dio separa alcune specie, diciamo un piccolo resto, Noè e alcune specie selezionate, con uomo e donna, per togliere da questo magma di fango e cominciare un nuovo inizio. Poco dopo c'è la chiamata di Abramo nel libro della Genesi, quindi Dio prende un uomo, quindi lo tira fuori dalla realtà dove sta, lo separa dal suo humus, da Ur dei Caldei gli dice vai verso questa terra, sappiamo tutti quanti la storia di Abramo, e dopodiché diciamo attraverso Abramo questa scelta di Dio, sapete che scelta comporta sempre un prendere qualcosa e tirarlo fuori da una certa situazione, si estende a un popolo, che è il popolo di Israele.
Se leggete il libro dell'Esodo e il libro del Deuteronomio, questo concetto appare chiarissimo, io vi ho scelti e vi ho separati da tutti quanti gli altri popoli perché voi siate il mio popolo. Quindi, capite? Quindi quando Dio nel libro del Levitico dice poiché io sono il Signore vostro Dio, santificatevi dunque e siate santi, perché io sono santo, sta facendo riferimento a questa storia santifica che ha fatto, quindi il peccato ti ha separato da me, io ti separo dal mondo del peccato per riavvicinarti a me, questa è fondamentalmente l'idea della santità, confermata tra l'altro dall'etimologia sia ebraica che greca del termine santo, perché santo in ebraico si dice kadosh, kadosh indica proprio l'idea di uno steccato, di una separazione netta tra una e un'altra cosa, mentre agios in greco, non so chi di voi lodevolmente ha fatto il liceo classico, spero molti, geos in greco significa terra, alfa è l'alfa primativa, quindi santo letteralmente che agios significa senza terra, quindi una persona che è staccata dalla terra, quindi, d'accordo?
Nell'Antico Testamento come si manifesta la santità del popolo di Dio? Attraverso due fondamentalmente caratteristiche. La prima, quella che San Paolo devinirebbe un'ombra e che poi purtroppo i farisei nel Nuovo Testamento hanno unilateralizzato, tentazione sempre ricorrente anche per noi, quindi farò poi una piccola parentesi esortativo-meditativa anche per il vostro esame di coscienza che dovete fare negli esercizi, separazione che dicevo che si manifesta nel culto, tutte quante le leggi cultuali, se uno si legge il Libro del Levitico, veramente fa fatica a stargli dietro, ci vuole, come dire, la genialità di origene per, come dire, azzardare qualche lettura allegorica di tutti quanti quell'insieme di prescrizioni ai nostri occhi un pochino strampalate, cultuali, per dire sì, ma questo significa allegoricamente che, quindi, dobbiamo vedere sul Levitico di origene, insomma, per chi vuole uscire dai gangli di questa rigida legislazione cultuale, possono dare qualche spunto di teologia spirituale.
Ma oltre a questo la separazione si manifesta nel Codice dell'Alleanza del Sinai. Dio dà i dieci comandamenti e dice queste sono le vostre leggi, gli altri popoli non hanno queste leggi, ma voi sì, perché voi siete il mio popolo, sapevo tutti quanti che sancisce l'alleanza, io sono con voi a condizione che voi vi atteniate a quanto scritto su queste dieci tavole.
Allora voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio. Quindi la santità del popolo di Israele significa osservare la legge di Dio diversa da quella di tutti gli altri popoli per mostrare al mondo il fatto che loro non sono come gli altri, perché sono il popolo di Dio. E poi la dimensione cultuale.
Quindi quando ci si accosta a Dio, che è il sommamente puro, diciamo che il motivo di tutte e quante queste, tu devi essere assolutamente puro e purificato. Nell'Antico Testamento questa purezza, e qui parlo in modo particolare dei futuri sacerdoti, doveva essere, come dire, significata dai gesti esterni, per questo lavarsi le mani, i piedi, questo, quell'altro, poi devi fare il vito, il sacrificio, il spiatolo, di questo, di quell'altro, sono andata a leggere tutta questa roba qui, che è veramente impressionante.
Ma questi gesti esteriori, dice Sant'Ommaso d'Aquino, che ai nostri occhi, ripeto, sembrano un po' buffi, goffi, insomma, a volte anche ridicoli, sono figli della pedagogia divina, che attraverso i segni esteriori ci porta all'interiore. Cioè il concetto è questo. Tu che sei il popolo di Dio, nel culto vero da rendere a Dio, entri in stettissimo contatto con Lui.
Cioè è come se la distanza tra il Cielo e la Terra, in qualche modo, si colmasse. Quindi nel culto si realizza una sorta di paradiso anticipato sulla Terra. Ora in paradiso non entra niente che non sia assolutamente puro e purificato. Quindi specialmente i mediatori del culto, che sono i sacerdoti, non possono azzardarsi a presentarsi davanti a Dio se non in stato di assoluta purezza.
E' per questo tutte quante queste legislazioni esteriori. E' quello che è successo poi nel corso della storia. E questa è una tentazione di tutti noi. Prima parentesi, diciamo così, un po' assortativa. Che questi aspetti esteriori sono stati unilateralizzati e quindi se io mi lavo le mani, se io mi lavo i piedi, se io mi tiro su le cose che dice Gesù, ok.
Poi la vita, quello che io faccio, fa niente. Quindi della dimensione della santità, questa a causa dell'evoluzione del cuore dell'uomo, è stato trattenuto soltanto quello cultuale e solo quello esteriore. Creando poi delle vere e proprie macchiette e caricature. L'unica realtà contro cui Gesù si è scagliato con una certa decisione, lui che era sempre buono, amito e misericordiore, è stata proprio contro questa concezione che era, per proprio dire, il cuore della dottrina strampalata dei farisei.
E qui dobbiamo stare tutti attenti, tutti quanti. Perché c'è il pericolo anche per noi, forse soprattutto per noi, oggi ci sono due tendenze completamente opposte, speculari. Chi dice che le cose esteriori non servono a niente perché Dio guarda al cuore, e così con questa scusa, è scellerato dentro e fuori.
Quindi non rende addio né al punto esteriore né al punto interiore. Però chi anche, e questo è tipico, senza nessuna offesa chiaramente, di certi ambienti tradizionalisti, fa dell'esteriore una sorta di fericio, di idolo assoluto, rischiando di cadere in una sorta di neofariseismo.
Noi, che vogliamo sempre mantenere la sostanza di ciò che Dio ci insegna, insegnamento confermato da San Tommaso, sappiamo che l'interiore e l'esteriore sono realtà intercomunicanti. L'esteriore aiuta l'interiore, se ben vissuto, e l'interiore si manifesta nell'esteriore, senza estremi.
Faccio qualche esempio un po' sciocco, però capite, no? Se io sto tutto il giorno a dire al rosario, cosa lodevolissima, fatela se ci riuscite, e poi sono intrattabili nei rapporti col prossimo, c'è qualcosa che non va. Perché anche questa mia devozione fondamentale verso la Madonna, la sto spostando e polarizzando troppo sull'aspetto esteriore.
Se io curo una liturgia straordinaria, e poi mi chiudo a quello che il Padre Eterno mi dice nel cuore, vedremo in questi giorni, della sua volontà, e quindi limito il mio atto di sottomissione di culto e di amore a Lui soltanto alla perfetta cura della liturgia, cosa che in sé stessa è ottima ed eccellente, c'è qualcosa che non va.
Questa è tentazione sempre antica e sempre nuova, da cui tutti dobbiamo guardarci e da cui nessuno di noi può ritenersi e deve ritenersi esente. Questo perché, passiamo rapidamente al Nuovo Testamento, quando Gesù riprende questo discorso, Lui accentua, a differenza della tradizione che si ritrova, quindi tenete presente, dimensione cultuale e dimensione esistenziale della santità.
Quindi la santità nel culto, come dire, puro e perfetto da rendere a Dio, manifestato anche attraverso gesti esteriori, e la santità attraverso una condotta santa da offrire a Dio. Ora, Gesù, secondo voi, quale dei due aspetti accentua? Il secondo, perché evidentemente è quello più difficile per noi, cioè è più semplice, è più comodo, come dire, per noi, cadere, come dire, in una sorta di tentazione, i profeti dell'Antico Testamento lo chiamavano, del Tempio.
Guardate che c'è un sacco di gente che campa così. Che cosa vuol dire rendere culto a Dio? Vuol dire che io, ogni tanto, apro la sfera del Sacro, entro in Chiesa, mi presento davanti a Lui, faccio tutte le cose, faccio tutto bene, tutto perfetto, arrivo a Messa puntuale, faccio il segno della Croce, rispondo a tutte le messe, mi sento tutta la predica, fa mezz'ora di predica, non fa niente, rispondo al Signore, poi chiuso la porta, chiuso la porta e poi la vedo un'altra cosa.
Io non dimenticherò mai... Guardate, questa cosa la senti dire da un prete, tanto tempo fa, eh? Tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto, tanto tempo fa. Stavo parlando di una serie di cose, io ero un giovane seminarista, tutto quanto entusiasta, eccetera, eccetera.
Questo mi guarda e mi fa... Crescerai e ti accorgerai che la vita è un'altra cosa. Crescerai e ti accorgerai che la vita è un'altra cosa. Un prete! Cioè, dico, santo cielo, dico così, mi proprio spegni tutto quanto l'entusiasmo, tutte quante le... Un prete disse una cosa di questo genere.
Quindi... Ecco, allora, Gesù, nel Nuovo Testamento, entra in questo discorso e lo riprende. Dove? Ecco, un brano che è sempre bene, abbiamo sentito recentemente nella liturgia, riprendere e meditare. L'episodio del giovane ricco. L'episodio del giovane ricco. Questo, sapete che c'è la versione di Marco, di Luca e di Matteo.
Io adesso mi appoggio su Marco 10, 17 e seguenti. Mentre andava per la strada, un talle gli corse incontro, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna? Quindi questo vuole in eredità la vita eterna. Per avere la vita eterna devi essere santo.
Quindi è come se gli stesse dicendo, dice Signore, voglio diventare santo, cosa devo fare? Gesù parte dall'Antico Testamento. Perché mi chiami buono e sono buono se non Dio solo? Tu conosci i comandamenti. E guardate, notate che gli dice, gli cita i comandamenti della seconda tavola.
I primi tre, come li cita? Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onorare tuo padre e tua madre. Quarto, quinto, sesto e settembre. Sesto e settimo comandamento. E ottavo pure, perché c'è anche uno testimone del falso. Egli allora gli disse, maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza.
Ecco il punto, a mio avviso, proprio di cesura e di salto, rispetto alla concezione della santità che Gesù opera in questo momento. Lo ama e gli dice, una sola cosa ti manca. Va, vendi quello che hai dalle poveri e avrai un tesoro in cielo e vieni. Seguimi. Ma a queste parole gli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato, possedeva infatti molti beni.
Se lo Spirito Santo vi conducesse a stare una giornata intera su queste parole per tirare fuori tutto quello che c'è, sarebbe una giornata ottimamente spesa, no? Voi sapete che il compito di un predicatore come il compito di un direttore spirituale non è di dire tutto, ma è di dire qualcosa.
Perché poi il resto, cioè di cercare di provare ad aprire delle porte, su cui poi entri il nostro Signore e gli parli al cuore. Quindi io certamente non ho la pretesa, non avrei neanche la possibilità né la capacità di dire tutto, ma solo di dire qualcosa, no? C'è un salto. Quindi Gesù dice, sta' attento, la santità si poggia su un baluardo non negoziabile, non bypassabile, che sono i Dieci Comandamenti.
Senza questi la santità te la scordi. Ma adesso, come dire, questi rappresentano la condizione di base, la condizione necessaria, le fondamenta dell'edificio spirituale della santità, ma non sono sufficienti. Non vuol dire che tutti quanti, penso che tutti sappiate, dobbiamo vendere i beni e dare tutto quanto ai poveri, d'accordo?
Penso che sappiate almeno questo, no? Però il Signore fa capire una cosa. Oltre che la santità, oltre che i Dieci Comandamenti, scusate, ci sono altre due dimensioni fondamentali della santità che io vengo a, in un certo senso, aggiungere. Che sono, primo, la sequela di Gesù. Uno, seguimi vuol dire imitami.
Studia la mia vita, proprio studiala, guardala, impara bene il mio Vangelo e mettilo in pratica. Perché, come sapete, la vita di Gesù e il Vangelo vanno oltre, non contro, oltre però, sicuramente sì, i Dieci Comandamenti. Secondo, fa parte della santità, come dire, delle cose particolari, poi riprenderemo anche oggi pomeriggio questo discorso, che Dio chiede a te, a te, a te e a te.
Che sono diverse di quelle che chiede a me. Le cose più difficili queste qua sono da scoprire. Ma Dio te le fa vedere. Se tu non ti sintonizzi anche su questi due registri, non c'è santità. Quindi, c'è un piano, come dire, generale, che sono i Dieci Comandamenti, un piano particolare, che è la sequela di Gesù, e un piano personale, che è quello che Dio chiede a te.
Cioè, io ti faccio un esempio, oggi sono prete. Piano generale, però lo vedremo oggi pomeriggio. Conversione, osservanza dei Dieci Comandamenti. Piano particolare, sequela di Gesù, dentro uno stato di vita, essere prete. Eh, ma io che ci faccio oggi col mio ministero? Cosa devo fare da prete?
Come uso il mio tempo? Cioè, adesso abbiamo 24 ore al giorno. Che faccio durante la giornata? Quali priorità do? A quali cose vado dietro e a quali no? Io sono qui per un motivo molto semplice. Così vi... perché? Sono stato chiamato. Senza essere andato a cercare. Quindi io ho imparato dal Signore che quando ti arriva una proposta, cioè qualcuno ti cerca, perché ti ritiene utile, poi che tu lo sia o non lo sia, bah, non si sa.
Però, se non c'è la tua volontà e Dio ti mette davanti a una cosa del genere, e non ci sono difficoltà insormontabili derivanti dai miei doveri pregressi, tipo quelli di parlo, io devo andare. Sia che mi va, sia che non mi va. Sia che c'ho voglia, sia che non c'ho voglia. Senza cominciare a fare discorsi cretini, ma io non sono degno di questo, io non sono quell'altro.
Se non sono degno, lo sappiamo tutti quanti. Però se la volontà di Dio mi mette davanti a questa cosa, io lo devo fare. Questo per farvi... vi dico... vi faccio questo... Io ogni tanto faccio gli esempi, perché sennò poi con le chiacchiere non siamo... Quindi questa è la volontà personale.
Che tu devi cercare di capire. Prima Don Carlo... Don Carlo? Don Matteo. Parlava del discorso di internet. Io potrei parlarvi un'ora di com'è nata questa cosa. Questa cosa è nata per pura volontà di Dio. Io mi ci sono trovato dentro rispondendo ad una serie di sollecitazioni che io mai mi immaginavo che sarebbe successo poi quello che è successo e che adesso mi porta via un sacco di tempo.
Ma so che lo devo fare e fino a quando capirò che lo devo fare, lo farò. Se un bel giorno il nostro Signore mi da una bella dispensa, mi fa lo switch off, come si dice oggi, spegni tutti i computer e rilassati, dico... D'accordo? Focalizziamo un attimo, abbiamo ancora qualche minuto, l'attenzione, perché avevo un altro paio di brani da sottoporre alla vostra attenzione, sulla sequela.
La sequela di Gesù è una cosa molto importante, perché apre il campo, come dire, agli insegnamenti di Gesù. Il quadro degli insegnamenti di Gesù, si trovano dove? Discorso della montagna. Overture, le beatitudini, e come Gesù supera ampliandoli, quindi completandoli, in maniera spettacolare, i dieci comandamenti.
Dentro questo orizzonte, capitoli 5, 6 e 7 del Vangelo di Matteo, c'è tutta la catechesi poi della tradizione della Chiesa sul vizio e virtù. Che è un campo che noi dobbiamo aprire. Numero uno, con una buona formazione, perché io adesso non faccio domande in diretta, eh. Quando lo dico ai miei parrucchiani, io dico, ma voi li sapete i sette vizi capitali?
Che fanno certe facce. Certamente voi li sapete, non soltanto li sapete a memoria Papa Carlo, ma voi dovete essere assolutamente maestri in Israele, eh. Quindi se uno si parla, se si parla di superbia, voi dovete essere capaci di esaminarvi la coscienza e vedere se siete superbi.
Così la avarizia, così la lussuria, così l'ira, così l'invidia, così la cede, così la gola. E ugualmente vale per le sette virtù, le tre teologali e le tre cardinali. Ce l'avete la fede? Non soltanto la fede divina e cattolica, come insegna il concilio di Trento, no? Quella che Sant'Agostino chiama la fidesque, che spero che ce l'abbiate tutti quanti.
Cioè, se io gli dicessi, fate una bella lexio magistralis, e a un povero pagano peccatore gli dite, quali sono in ordine, a partire dalla Santissima Trinità fino ai Novissimi, le principali verità di fede da ritenere per poter dirsi cristiani e cattolici. Se questo non ce l'avete, già la fidesque...
Ecco. Poi c'è la fidesqua, dice Sant'Agostino, cioè l'obbedienza a Dio, la fede come obbedienza, quindi la fede creduta che si traduce nelle opere da compiere. E poi c'è quella più difficile di tutte, che è la fede che sposta le montagne, quella di cui parla Gesù, l'ultima dimensione, no?
Se avreste fede, quanto un granello di fede. Dice, ma voi ce l'avete questa fede qua? Questo poi lo vedremo nei giorni seguenti, perché sarà un capitolo assolutamente spettacolare, perché se vi viene questa fede qua, che è quella di cui parla il Maggiore di San Giovanni, per San Giovanni l'unica cosa da fare, sapete qual è?
Credere in Gesù Cristo. Ma non credere in Gesù Cristo, come dicono i nostri fratelli protestanti, con la fede di cui vi sto parlando adesso. Quindi, perché la fede di cui vi sto parlando vuol dire dare tutto il cuore, dare tutta la mente, dare tutto se stessi al Dio e alla sua causa.
Se tu sai fare questo, tutto il resto è accessorio e contenuto in questa dimensione. Così vale per le altre virtù. Le otto beatitudini sono un pochettino la magna carta. Io vi invito a specchiarvi di sé. Cioè, tu sei povero di spirito? Tu sei afflitto? Afflitto non vuol dire triste, l'abbiamo appena sentito.
Siete ricolmi di gioia, guai a chi è triste. Afflitto è quell'atteggiamento interiore, che è il pentimento dei propri peccati, tanto per fare un esempio, ed è il dolore sereno che davanti a Dio noi abbiamo per tutti i peccati con cui è offeso. Dolore che ci porta alla preghiera, dolore che ci porta alla riparazione, senza mai toglierci però la pace e la gioia del Dio.
Lo specchio sono le sette beatitudini. Sono le sette virtù teologali e cardinali. E poi c'è un altro capitolo. Anzi, prima di questo capitolo, scusate, al termine del discorso della montagna, Gesù ribadisce che dentro questa dimensione, cioè dentro la dimensione esistenziale della santità, di cui, ripeto, quella cultuale deve essere una variante normale, un aiuto e uno specchio, è il cuore del suo messaggio.
Al termine del discorso della montagna, capitolo 7, dal 21 al 28, sono proprio gli ultimi versetti, Gesù dice queste parole. Non chiunque mi dice, Signore, Signore, entrerà nel Regno dei Cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è in Cieli. Vi ricordate cosa ho accennato ieri sera, no?
Santità è fare la volontà di Dio. E la volontà di Dio è che siamo santi. Ec voluntas Dei, santificatio vestra. Ma ec, santificatio vestra, voluntas Dei. Quindi Gesù, al termine del discorso della montagna, dice, attenzione, che voi mi diciate, Signore, Signore, quindi, Signore, Signore, glielo diciamo anche quando preghiamo, no?
Glielo diciamo anche a Messa. Signore, Signore, Signore, Signore Padre Santo, Signore Dio nostro, Signore, Signore, Signore. Non basta. Dovete fare la volontà del Padre mio. La volontà del Padre mio qual è? Dieci comandamenti, discorso della montagna, quindi ciò che attiene alla sicurezza di Gesù, e cose particolari che Dio ti dirà nel corso della tua vita, se tu lo ascolti.
Attenzione, eh, perché qui poi Gesù rincara la dose, è impressionante questo passo del Vangelo, eh. In quel giorno molti mi diranno, Signore, Signore, ecco, ma non abbiamo forse profetato nel tuo nome? Abbiamo fatto le prediche, abbiamo predicato gli esercizi spirituali ai seminaristi, che fai adesso le mandi all'inferno?
Ho predicato gli esercizi spirituali, ho fatto cinquecentomila eumerie su YouTube, ho tutta... le mandi pure all'inferno, mi sono sfiatato, mi è andata via la voce più di qualche volta per queste cose. E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato i demoni, addirittura. Il demonio c'era paura di me.
Attenti, eh, noi abbiamo avuto qualche caso eccellente di qualche grande cacciatore di demoni autentico che ha fatto una brutta fine. Penso che non serva che faccia il nome e il cognome. Lo sapete? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi, i miracoli. Allora, perché Gesù dice queste cose?
Perché? Se tu chiacchieri, muovi bene questo, questo... la lingua, dicendo anche qualcosa di sensato, non dipende da te, perché questo è un dono di Dio. Il dono della parola è un dono di Dio, d'accordo? Che tu devi semplicemente mettere a servizio del prossimo. Se tu fai miracoli, non dipende da te, è un dono di Dio.
Se tu cacci i demoni, non dipende da te, è un dono di Dio. Vi dico, conoscete la dottrina tommasiana delle grazie gratistate? Ci sono alcune grazie che sono diverse dalla grazia santificante, che il Signore non dà perché tu ti santifichi, ma per il bene degli altri. Anche quando qualcuno, per esempio, dice, apriamo un'altra piccola parentesi, a quel veggente, dice che vede la Madonna, però insomma la vita che fa non è proprio tanto per la guardia, questo non ha nessunissima importanza.
Perché se quello è stato scelto e risponde male alla scelta che fa, quando muore se ne va all'interno. Quando muore se ne va all'inferno. Ma questo non è una difficoltà assoluta perché possa essere continuato ad essere utilizzato come tramite. Certo, a meno che non si renda colpevole insomma di cose gravissime per cui poi il Signore t'abbandona, no?
Non è uno stato. Sentite cosa risponde Gesù. Allora io dichiaro a loro, non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l'iniquità. Giuda e Scariota, i miracoli, l'ha fatti eh? Sicuramente. Perché Giuda e Scariota è andato in missione con tutti quanti i dodici. E quando tornai dicendo, ma Signore abbiamo fatto un sacco di miracoli, sotto mettono i demoni, c'era pure lui.
Giuda e Scariota, quanto dicono le fonti, era uno di quelli più, con la lingua più dotata di tutti quanti, era una persona colta, era stata nel tempio, era una persona intelligente, quello che oggi noi chiameremo un laureato, un dottore, era un teologo di grida eh? L'avrebbero chiamato a insegnare in qualche seminario.
Ha fatto una brutta fine, perché Giuda non ha fatto la volontà di Dio. E poi continuano con la casa sulla roccia, e la casa sulla sabbia. Chiunque ascolta queste mie parole e le emette, in pratica sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, stradiparono i fiumi, soffierono i venti, e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde perché era fondata sulla roccia.
Invece chiunque ascolta queste mie parole, e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, stradiparono i fiumi, soffierono i venti, e si abbatterono su quella casa, ma essa cadde perché era fondata sulla roccia.
Fu grande. Ecco, questo è, come dire, l'ultimo canale che vorrei aprire. Siate santi perché io sono santo. Quindi dici, caro Don Leonardo, ma come facciamo qui? Come sapete tutti quanti, che la santità non è esclusivamente e neanche prevalentemente frutto del nostro impegno e dei nostri sforzi, ma è possibile perché noi siamo stati realmente redenti, santificati, e abbiamo ricevuto in dono lo Spirito Santo, che è la grazia santificante.
Poi vedremo nelle altre meditazioni, no? Allora, San Paolo nel capitolo quinto al versetto 22 della Lettera ai Garati, che nella versione non della Vulgata è un pochino ridotto, però fa niente, insomma può andare allo stesso, presenta i frutti dello Spirito Santo. Se qualcuno di voi legge il latino e quindi ha accesso alla Vulgata, vedrà che i frutti dello Spirito Santo sono dodici nella Vulgata.
Qui ce ne stanno soltanto nove, però la cosa fondamentale, guardate, sono i primi tre. Vi invito su questo anche a fare un lungo esame di coscienza, ce lo faccio spesso pure io, così si passa subito dalla testa il sospetto che siamo santi. Lo dico subito, ecco, così. E lo togliamo anche a chiunque ci sta intorno, dice guarda, esaminami su queste cose, appena vedi un piccolo sgarro, santo non ci sono.
Questo non è che ci deve far allegrare, ma ci deve spingere a migliorarci, quindi a camminare in statu conversionis. San Paolo, dopo aver parlato delle opere della carne, che le vedete nei versetti precedenti, con linguaggio di fuoco, eh, riguardo queste cose vi preavviso, come già ho detto, chi le compie non erediterà il Regno di Dio.
Attenzione che qui c'è scritto, specialmente per quelli tra voi che diventeranno predicatori e staranno un giro anche online a sentirvi tutte le contestazioni, che fornicazione, impurità e dissolutezza. San Paolo dice chi le compie non erediterà il Regno di Dio, che sarebbe un modo raffinato per dire chi le fa va all'inferno, d'accordo?
Fornicazione vuol dire rapporto prematrimoniale completo, d'accordo? Perché non lo sanno tutti quanti, dice, ma fornicazione, hai visto quant'ozzi, no? Dice, ma fornicazione, dicesi fornicazione, l'uccellino che vola, no. Capito? Ecco. L'impurità è altro, più basso, perché dopo passiamo al penale e ai grammi, che sarebbe l'adulterio, che non se ne parla proprio, insomma, no?
Ma al di sotto della fornicazione, dalla fornicazione ai primi contatti ravvicinati del secondo tipo, si chiama impurità, ecco. Quindi, l'uno o l'altro, chi le fa non erediterà il Regno di Dio. San Paolo era già diventato più buono quando scriveva le varie, perché ogni tanto gli venivano pure a lui, insomma, stava più andando dal versante di Gesù di Nazareth che a quello di Giovanni Battista, insomma, che noi siamo sempre tesi tra questi due poli, no?
Però che te lo dico con lamento, o che te lo dico con la danza, te lo dico alla Giovanni Battista, o te lo dico alla Gesù di Nazareth, sempre quello è. Sapete la barzelletta che, se posso stemperare, che non vi scandalizzate, no? Mia madre raccontava una barzelletta che era un fatto, che era un fatto vero, non era una barzelletta, era una compagna di scuola, dai tempi del suo liceo, professore italiano Salinari, quindi immaginate, insomma, dopo il liceo di Roma, e c'era una borraccia che era proprio ignorante, proprio ignorante, no?
A un certo punto dice, che dice? Che è successo? Eh, professore, ho caduto e ho andato per terra. Ah, Somaro, non capisci niente, il verbo intransitivo di ausiliario non è avere, è il verbo essere, quante volte te lo devo dire? E questa mortificata, insomma, due o tre volte capita la stessa divisione, adesso la faccio breve, e tu, ah, no, se dici ho caduto, se dici sono caduto e sono andato per terra, ma professore, sono caduto o ho caduto?
Sempre per terra ho andato. Quindi, che te lo dico alla Giovanni Battista, o che te lo dico alla Gesù di Nazareth, quindi, che te lo dico con tanta carità, o che te lo dico con una buona dose di severità, tanto cambiando l'ordine dei fattori, il risultato non cambia. Però dopo la parte d'estruenze, dice, va bene, ma io non faccio più la fornicazione, non sono più impuro, sono santo?
No, non basta. Non è sufficiente. Perché qualcuno pensa che basti quello, eh, adesso non faccio più i peccati impuro, sono già santo. Eh, oh, gli altri peccati impuro sono il primo gradino della, manco la licenza elementare, insomma, della santità. Il frutto dello spirito, invece, io vi dico tutti, amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé.
Contro queste cose non c'è legge. Ma i primi tre, io concludo adesso, perché non intendo protrarre oltre, sono uno spettacolo unico al mondo. Allora, l'amore. La gioia e la pace. Quindi, quando noi non riscontriamo queste cose nella nostra anima, non siamo mossi mai dallo Spirito Santo.
Quindi, tenete presente ogni desiderio, ogni pensiero che è contrario all'amore con l'amo giusto. Quindi, l'amore di Dio o l'amore del prossimo. Quindi la carità, la dolcezza, l'amitezza, qualunque cosa ci sia di contrario a questo, non viene da Dio. Secondo, la gioia. Noi la gioia ce la dobbiamo avere dipinta sul volto.
Ma non la gioia perché tutto va bene. Cioè, va tutto bene, mangio, bevo, dormo, sono contento, non ci sono problemi, non ci sono croci, allora sono tutto felice e contento. No! La gioia è un atteggiamento perpetuo nel cristiano. Quindi, che anzi, se vogliamo, aumenta quando arrivano, considerate perfetta letizia, scrive mi sembra San Pietro, quando subite ogni sorta di prove, perfetta letizia, sapendo che la prova della vostra fede produce la pazienza.
E la terza cosa è la pace. Pace che giunga all'imperturbabilità assoluta, cioè non soltanto che non ci arrabbiamo, che non ci alteriamo, che non impreghiamo, che non mandiamo a quel paese nessuno, ma con quel pensiero, eccetera, eccetera, perché dopo ogni tanto uno si tiene alla lingua, che quando guidiamo con la macchina non mandiamo un accidente a destra, un accidente a sinistra, quello che è una rumaca, quello che è questo e quello che è quello che è quello, ma neanche interna.
Cioè la pace come disposizione che non si perde, se ti arriva una tegola che non finisce mai, arriva il tuo superiore e ti dice non sei adatto alla vita sacerdotale, fratello mio, domani si torna a casa. Se tu sei capace di prenderti questa cosa, dall'oggi al futuro, come se niente fosse, sia fatta la volontà di Dio, questo è quello che Dio vuole, benissimo, allora cominciamo a vederci qualche serio sospetto che qui forse c'è qualcuno che non fa finta di essere santo, ma comincia a diventare santo.
Sono queste tre cose che noi dobbiamo verificare, ma che dobbiamo continuamente coltivare in noi, quindi cercando sempre di andare contro a tutte le disposizioni che vanno fuori di queste tre dimensioni. Un po' la triade santa, l'amore, la gioia e la pace. Beh, io penso che mi fermo qui, chi di voi desidera poi riferimenti a cui ho fatto riferimento, che si vuole scrivere, che mi viene a chiedere e si vuole approfondire.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.