Audio · Catechesi varie
Ritratto vivo di Santa Maria goretti
Trascrizione
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Ora facciamo un po' di lettura spirituale su Santa Maria Voretti, poi nel secondo momento di pausa faremo la meditazione sui misteri del Rosario per il primo sabato del mese. Queste letture spirituali sono tratte dagli interventi del Beato Giovanni Paolo II, prossimamente santo come sappiamo, e poi del Vescovo durante le celebrazioni del centenario della nascita, quando il Papa venne a Latina nel 91, e del martirio nel 2002.
E vedremo che in molti aspetti citano le funzioni. Sono racconti originali, quindi racconti dell'epoca e anche recenti, con le voci dei protagonisti in persona. Le meditazioni sono tratte dai testi delle processioni che ho preparato quando era Santa Maria Voretti, quindi sono del 2003, 2004 e 2005, che sono organizzati attorno ad alcuni temi, insomma, che poi andiamo leggendo, e poi attraverso alcuni squarci.
Questi interventi polarizzano un po' la figura di questa grande santa. Quindi ci dedichiamo adesso un po' di tempo alla lettura spirituale per edificarci con questo grande mistero. Al primo anno, nel 2003, organizzai la processione e la meditazione su Santa Maria Voretti alla luce delle otto beatitudini.
Beati i poveri di spirito, perché di essi? E' un segno dei cieli. La santità appartiene ai Vescovi, dall'intervento del Vescovo Petrocchi in sala consigliare 25 ottobre 2002. Anche Maria Voretti appartiene alla schiera dei santi. E non cessa di suscitare in noi meraviglia e commozione.
Di fronte alla sua testimonianza tornano in mente le parole del Vangelo che abbiamo appena ascoltato. Marietta è infatti la prova vivente della verità di queste parole. Mostra infatti il Vangelo. Mostra infatti una franchezza lampante nel dire e nel fare apertamente la verità. Chiama senza esitazioni male il male.
Dice ad Alessandro, è peccato, andrei all'inferno. E coglie con chiarezza le linee di demarcazione del bene. Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Imparare a leggere la volontà di Dio nelle circostanze dolorose della vita. Dall'intervento di Monsignor Petrocchi in cattedrale, 13 dicembre 2003, al termine della processione con le reliquie della S.A.
Marietta ha saputo leggere la volontà di Dio nelle sue giornate. Anche negli eventi pesanti e dolorosi. E ha scritto pagine meravigliose di bontà. È invece una constatazione sofferta vedere oggi molti battezzati che rimangono irretiti in una mentalità secolarizzata. Lontana dal Vangelo.
E si lasciano sviare dalle oscure suggestioni del male. Che tristezza sapere che molti credenti vanno da maghi, astrologi, cartomanti, indovini, chilomanti. Che non sono altro che cisterne screpolate che non contengono l'acqua viva del Vangelo. La nostra sete di assoluto. Beati i miti, perché riteneranno le principali virtù cristiane.
Sempre dall'intervento del Vescovo in sala consigliare. A Conca, come sappiamo abitava, come documenta una recente pubblicazione. Maria ebbe modo di esercitare le virtù della modestia, della pazienza, dell'amitezza e della carità. Trovando i momenti necessari di meditazione preghiera.
Ce la mette tutta per vivere una vita santa fatta di piccole cose. Crede che solo attraverso questi canali sia possibile meditarsi il paradiso. Beati quelli che hanno fame e sete di essere giusti, perché saranno saziati. La santità nella vita quotidiana ordinaria è bella. Dal racconto fatto da mamma assunta si alzava all'aurora.
Diceva le preghiere ai piedi del letto e se era tardi le continuava mentre spicciava la cucina. Mentre io mungevo le mucche, Marietta accoliva le galline e rigovernava il corno. Le aiutava a lavarsi e vestirsi. E faceva dire loro le preghiere senza stancarsi. Poi preparava bene il pranzo andando a raccogliere l'acqua e l'insalata.
Preparava il soffritto e apparecchiava. Nel pomeriggio stirava e riordinava le stanze. Se c'era da fare la spesa andava a conca e la sapeva fare bene. Alla sera andava ancora alla fonte a prendere l'acqua. E dopo cena faceva pregare i fratellini e li accompagnava al letto. Ma non aveva ancora finito e senza disturbare nessuno diceva amore rosario.
Poi mi raccontava i fatti del giorno mentre ancora rammentava fazzoletti, camicie e calzoni. Poi dopo aver dato l'ultimo sguardo ai fratellini diceva le preghiere e sprofondava le zone. Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia. Il perdono. Sempre dall'intervento del vescovo in sala consigliare.
Questa ragazzina, inoltre, manifesta un coraggio e una lungi diranze che rimandano a un'altra sorgente con la S maiuscola che rivelano i deboli la sua potenza e rende invincibili gli nervi. Che Alessandro venga vicino a me in paradiso, afferma prima di morire, perdonando il suo aggressore.
Non si limita a dire desidero, ma dice voglio. Indubbiamente un verbo forte. Vengono a questo proposito alla memoria le parole del monaco Mios. Se tu obbedisci a Dio, Dio obbedirà a te. Beati e puri di cuore perché vedranno Dio. La virtù della purezza. Dall'omeria tenuta dal beato Giovanni Paolo II in una messa per il centenario della nascita, 1991.
Maria Coletti insegna che il corpo umano è degno di rispetto e non può essere mai ridotto a oggetto di volutà o di materiale. Guardate a lei, siate come lei che ha la purezza del cuore. Impegnatevi a lottare contro il male e il peccato, alimentando la vostra comunione con il Signore mediante la preghiera.
L'esercizio quotidiano della mortificazione e la scrupolosa osservanza dei comandamenti. Non abbiate paura di rigettare gli idoli del mondo quando si tratta di testimoniare con una coraggiosa condotta l'adesione a Cristo casto e povero. Sappiate valorizzare e amare sempre la purezza e la verginità.
Maria Coletti, col suo silenzioso eroismo, è maestra di fede, di coerenza, di amore vero. Ci insegna a riscoprire in Cristo il valore della verità che libera l'uomo dalla schiavitù delle realtà materiali e ad assaporare il gusto dell'autentica bellezza e del bene che vince il male.
Deati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Dalle parole della loro aparvolo di Santa Maria Coretti, Don Adriano, un mese dopo questa processione, rese l'anima a Dio per una malattia incurabile. Siamo uno. Tu mi appartieni. Vogliamo pensare così per agire in modo nuovo, perché ognuno di noi possa affermare con convinzione quello che ti riguarda mi riguarda.
Quello che ti preoccupa mi preoccupa. La tua gioia è la mia gioia. Il tuo dolore è il mio dolore. Persino il tuo difetto o errore lo tratto come se fosse il mio. Perché mi appartieni imparerò a condividere e non mi permetterò di essere felice da solo. Solo così vivremo veramente come figli di Dio, che è amore.
E renderemo possibile il miracolo dell'amore che vince l'odio, del perdono che disarma la vendetta, della solidarietà che elimina le miserie, della comprensione il luogo della condanna, della riconciliazione che toglie ogni muro di separazione. Deati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il rimo dei cieli.
Il martirio. Dal discorso del Vescovo in cattedrale, 15 dicembre 2002, in occasione dell'avvenuta dell'Olimpia Latina. Lo stesso Alessandro Serenelli ebbe a testimoniare la fedeltà di Marietta alla logica evangelica del sì-sì, no-no. Ebbe a testimoniare dicendo di lei Non ho mai notato in lei atti contro la modestia.
La modestia a cui si intende la modestia nel vestire. La stessa determinazione espressa in quel mai la si ritrova al momento del martirio. Egli, Alessandro, riferisce così quel che accadde in quel drammatico frangente. Ora sono parole di Alessandro questa qui, eh? Sua citazione. Dio non vuole queste cose, mi diceva.
Tu vai all'inferno. E tutto questo mentre emetteva grida e chiamava la madre. E al tempo stesso si rivincolava e più volte con le braccia ha cercato di tirare giù le vesti per coprirsi. Non ha mai cercato di fermare il mio braccio perché non la colpissi. Ma ha invece solo cercato di tirare giù le sue vesti.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiranno e mentendo diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate. Perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Dall'Omeria del Beato Giovanni Paolo II, nella messa del centenario della nascita, nel 1991.
Maria Coretti giace in una puzza di sangue. In che modo Dio ha esaurito la sua supplica e il suo grido di aiuto? La risposta a questo interrogativo è arrivata più tardi, il 24 giugno del 1950, quando Pio XII ha elevato la giovane martire alla gloria degli altari. Maria Coretti è ora per sempre nella gloria preparata da Dio per i martiri.
All'inizio dello scorso secolo questa gloria è toccata a lei. Il sangue di Maria Coretti sparso nel sacrificio di totale fedeltà a Dio ci ricorda che anche noi siamo chiamati ad offrire noi stessi al Padre. Ascoltate la voce di Cristo che chiama anche voi a camminare sulla strada della santità.
Ripercorrete le orme di questa vostra conterranea e non temete di seguire l'agnello che fu immolato. Con la vostra perseveranza, senza tentennamenti né paure, sarete redenti fra gli uomini come primizie per Dio e per l'agnello e potrete spronare e sostenere tanti vostri coetanei nel cammino della vera libertà e dell'amore.
Ora qualche straccio delle meditazioni della processione del 2004. La fede fino al martirio. La fede fino al martirio. Dal discorso del Beato Giovanni Paolo II in cattedrale, 1991. È la fede, siamo oggi nell'anno della fede, appena uscita l'enciclica di Papa Francesco sulla fede, è la fede che spiega la vicenda di questa ragazza che a soli 12 anni preferisce la morte anziché piegarsi alla violenza.
Senza la fede in Dio la figura di Maria Coretti si svilisce, o peggio, viene imprigionata in schemi riduttivi e ambigui. Credere è scegliere il Signore come unico bene, anzi lasciarsi da lui prendere totalmente e professargli con le opere. Sei tu il mio Dio, senza di te non ho alcun bene.
Sei tu, Signore, la mia eredità, il calice che mi dà gioia, nelle tue mani la mia vita. In Maria Coretti noi riscontriamo una fede adulta, dalle certezze ben salde. Il nome della quale ella difende la sua purezza, consapevole di appartenere totalmente a Cristo. Sa bene che il suo corpo è tempio dello Spirito Santo e che cedendo alla tentazione verrebbe a infrangere il patto di fedeltà con il Signore, tante volte confermato nella preghiera.
Con il peccato, infatti, ci si separa da Dio, nostro unico bene, scegliendo di stare dalla parte degli idoli, i quali conducono alla morte. E ci si avvia quindi verso la condanna eterna. Meditazione dell'allora vicefagolo di Santa Maria Coretti, don Leonardo Maria Puglia. Nel senso autentico, radicato e radicale della bruttezza del peccato, che offende Dio ma offende anche l'uomo.
Anzi, offende Dio proprio perché offende l'uomo, deturpandone la bellezza e la bontà. A riflessi opachi, eppure splendidi, dell'infinita bontà e bellezza che Dio è e che Dio opera in tutte le sue creature. Se per assurdo il peccato fosse il bene dell'uomo, la felicità dell'uomo, come molti oggi credono, Dio sarebbe il primo non solo a permetterlo, ma a incoraggiarlo, anzi, addirittura ad ordinarlo.
In verità, dietro il pensiero, spesso non troppo, è rivelato che chi pecca, specialmente in campo sessuale e felice, è nascosto in grande e assai penosa ignoranza. L'ignoranza di chi Dio è e di chi noi siamo. Marietta lo sapeva e non si è in nessun modo piegata a vendere la sua prima genitura di figli del Dio altissimo, per niente e per nessuno.
L'Eucaristia, dal discorso del Vescovo in Cattedrale del 13 dicembre 2002. Marietta ha conosciuto il Signore nell'Eucaristia. Questa nitida e immediata sintonia con Gesù l'Eucaristia è attestata dal suo desiderio di ricevere la prima comunione, un desiderio fortissimo. Un giorno disse, mamma, quando faccio la comunione?
Le rispose la madre, cuore mio, ma come la puoi fare se non sai bene la dottrina? Non sai leggere, non ci sono i soldi per farti il vestito, le scarpe, il velo. Non hai un minuto di tempo libero, c'è sempre da fare. Marietta replicò, ma mamma cara, ma così non la faccio mai. E la mamma le rispose, ma che ci può fare la sventurata mamma tua, cuore mio?
Ebbene, riprese Marietta, Dio provvederà. A Conca c'è la sora Elvira che sa leggere. Io vi prometto di sbrigare tutte le faccende di casa e il tempo libero voi me lo lasciate per andare a Conca e imparare la dottrina. C'è pure don Alfredo Mariani che viene la domenica del sistema.
Lui pure me lo insegnerà quando vanno gli altri che si preparano. E così fu fatto. Più si avvicinava il gran giorno, più il suo pensiero si concentrava su Gesù. Anche al fratello Angelo, che forse vedeva un po' distratto, diceva, pensa a chi vai a ricevere. E mamma assunta col cuore, Maria fece la prima comunione con una scuola.
La preghiera di Marietta, specialmente il santo Rosario. Sempre dal discorso del vescovo del 13 dicembre 2001. Marietta ha alimentato la fede nell'intenso ricorso alla preghiera. Alessandro Serenelli stesso ebbe a dire, tante volte l'ho vista farsi la maestra ai fratellini nelle preghiere.
Nelle sue orazioni, in un posto di preghiera, ovviamente dichiarano tutti testimoni della recita del Rosario. Recitava sempre il suo onore alla corona e la faceva dire ai fratellini. Portava la corona quasi sempre in mano. E Alessandro era giudice. Diceva tutte le sere, specialmente d'inverno, il santo Rosario.
E in casa onorava anche con i fiori le immagini di Maria San Maria. Non sbagliamo certamente se diciamo che Maria Coretti è un fiore bellissimo, sbocciato dalla recita quotidiana del Rosario in famiglia. E siccome il Papa ci ha proposto questa nostra conterranea come un modello di vita cristiana e di autentica santità, ben volentieri vogliamo imitarla anche nel lavoro rosario.
E come ha scritto il Papa, nella recente Lettera Apostolica Rosario in Virgilis Mariae, che uscì proprio nel 2002, si pone la migliore e più collaudata tradizione della contemplazione cristiana. A conclusione, la Lettera che io scrissi in persona, io personalmente nel 2005, in occasione della Lettera di Santa Maria Coretti, parlando in particolare dell'Eucharistia.
Maria fece la prima comunione come una santa, così disse mamma Assunta, descrivendo la prima comunione di sua figlia. Era l'anno dell'Eucharistia. Nell'anno in cui, per volontà di Giovanni Paolo II, la Chiesa è invitata a riscoprire l'importanza e la centralità dell'Eucharistia, la nostra Patrona ci fornisce un esempio eccellente delle disposizioni e degli atteggiamenti interiori che ogni cristiano dovrebbe avere dinanzi al sacramento dell'amore, il più grande miracolo operato da Gesù e la prova suprema ed adorabile del suo infinito amore per noi.
Il segreto per cui Marietta fece la prima comunione come una santa è molto semplice. Era anzitutto animata da un desiderio ardentissimo di ricevere Gesù nel suo cuore. E lo era perché aveva maturato, anche se non soprattutto nella sua famiglia, semplice e povera, ma piena della presenza viva di Dio che ne costituiva l'asseportante, il senso della sublimità di questo mistero.
L'Eucharistia è Gesù in persona. È Gesù che si offre il sacrificio, attualizzandolo nella Messa in maniera reale, anche se mistica, il suo sacrificio del Calvario, perché io possa essermi presente e possa beneficiarmi degli effetti e delle infinite grazie che sgorgono da esso. È Gesù che si dona personalmente a me, fino a diventare nella Santa Comunione una cosa sola con me, una sola carne, una sola anima, un solo cuore, in uno slancio di amore che richiama il mistero dell'amore umano, per il quale due creature che si donano totalmente non sono più due ma una sola carne.
È Gesù che ha voluto rimanere per sempre con me, quasi come se non potesse tollerare l'idea che oggi, noi, nel 2005, oggi nel 2013, potessimo dire ma io Gesù non l'ho visto, dov'è? No, nessuno può dire questo. Nel Tabernacolo rimane umile e nascosto ad attendere me e te, c'è Lui in persona.
Ci sono grazie che fluiscono copiose e ininterrotte per chi è capace di intrattenersi anche per poco, in dolce colloquio con Lui. Per chi, aiutato dalla fede, entra nel mistero e sa vedere al di là di un poco di pane la presenza di quello che si annichila nell'ostia santa per rimanere sempre con Lui.
Fece la prima comunione con una santa, ma sicuramente Marietta fece tutte le sue comunioni. Cogliamo l'occasione, di quest'anno dedicato all'eucaristia e dell'esempio datoci dalla nostra patrona per farci qualche domanda. Sono assito alla Messa almeno domenicale. Come vi partecipo?
Quanto desidero comunicarvi? Come mi accosto alla comunione? Come sono a disposizione del mio cuore? Quali gli atteggiamenti del mio corpo con cui le esprimo? Sono capace di adorare il Signore col cuore e anche col corpo? Gli preparo una buona accoglienza, lo vado mai a visitare.
Giovanni Paolo II, nella lettera enciclica sull'eucaristia, ha scritto Dando all'eucaristia tutto il rinnievo che merita, badando con ogni po' attenuarne alcuna dimensione o esigenza, ci dimostriamo veramente consapevoli di questo. Sospinta dall'amore, la Chiesa si preoccupa di trasmettere la degenerazione cristiana senza perdere alcun frammento la fede e la dottrina sul mistero Cristo.
Non c'è pericolo di esagerare nella cura di Gesù, perché in questo sacramento si riassume tutto il mistero. Ci aiuti Marietta ad interiorizzare la grandezza e l'importanza di questo dono, ad accoglierlo come lo accolse lei e a viverlo come feci in ogni sua dimensione.