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Giuramenti e voti
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P rima di chiudere questa lunga sezione dedicata al Secondo Comandamento ci restano da af- frontare le rimanenti specie di peccato che oltraggiano il Santo Nome di Dio. La prima di esse è il falso giuramento. Il giuramento è un’- affermazione, una testimonianza o una promessa della cui veridici- tà si chiama Dio in persona a ga- rantire. Di esso parla esplicita- mente Gesù in un passaggio del sermone della montagna che è be- ne riportare per esteso: «Avete an- che inteso che fu detto agli anti- chi: Non spergiurare, ma adempi con il Signore i tuoi giuramenti; di Don Leonardo M. Pompei ma io vi dico: non giurate affatto: né per il cielo, perché è il trono di Dio; né per la terra, perché è lo sgabello per i suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del gran re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vo- stro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno» (Mt 5,33-37). In base a questa pericope, la Chie- sa ha formulato la seguente dottri- na sul giuramento. Innanzitutto lo spergiuro, ovvero il falso giura- mento, è sempre e comunque pec- cato mortale, in quanto si chiama Dio, che è Somma Verità, come testimone di una cosa falsa o di una promessa che non si ha alcuna in- tenzione di adempiere. È anche pec- caminoso il giuramento formulato per motivi futili, in quanto è irrive- rente chiamare l’autorità di Dio co- me testimone di un fatto di lieve portata o di scarsa importanza. È in- vece lecito il giuramento quando la gravità e la serietà della materia di cui è oggetto lo richiedono ed è giu- stificato in base alla peccaminosità dell’uomo, che purtroppo facilmen- te può mentire. Conseguentemente, quando so- no in ballo grandi questioni su cui si deve pervenire alla certezza almeno morale della veracità di alcune af- ottava puntata Si nota spesso nei fedeli molta leggerez- za nel ricorrere al giuramento per moti- vi inutili o addirittura disonesti, come pure una certa imprudente facilità nel formulare voti senza poi adempierli, commettendo delle serie mancanze con- tro il Secondo Comandamento. n. 20 - 20 maggio 2012 - Il Settimanale di Padre Pio - 17 16 - Il Settimanale di Padre Pio - 20 maggio 2012 - n. 20 fermazioni (per esempio una te- stimonianza processuale, l’esa- me dei nubendi prima del Ma- trimonio-sacramento) è lecito chiedere il rilascio di dichiara- zioni giurate. Tuttavia, fuori di questi casi, il ricorso al giura- mento, anche per gravi motivi è, per un cristiano, sconsigliabi- le, in quanto, come afferma Ge- sù nella parte conclusiva del brano sopra riportato, la veraci- tà dovrebbe essere virtù distinti- va dei discepoli di Colui che è la Verità. Se infatti ci si abitua a dire sempre la verità (quando una cosa è vera è vera, e quan- do è falsa è falsa; se do una pa- rola la onoro, se non la do non devo onorarla; se una cosa è successa lo ammetto, se non è mai successa lo nego, ecc.) è evidente che il ricorso al giura- mento non solo diviene total- mente inutile, ma non è neanche richiesto da chi deve fare affida- mento sull’autenticità delle af- fermazioni di una persona vera- ce e sincera. Un ultimo argomento deli- cato ci resta da trattare a con- clusione di questa ampia sezio- ne: quello relativo ai voti. È de- licato perché l’esperienza pa- storale attesta che sovente alcu- ni fedeli, pur senza esserne pie- namente coscienti, formulano dei veri e propri voti a Dio e so- no poi alquanto negligenti nel- l’onorarli e adempierli, arrivan- do addirittura in qualche caso perfino a dimenticarsi di averli fatti. Generalmente, infatti, si pensa a un voto come a qualco- sa di solenne, emesso in pubbli- co e davanti all’autorità eccle- siastica. Esistono indubbiamen- te voti emessi in tale modo e sono i consigli evangelici (ub- bidienza, povertà e castità) pro- fessati pubblicamente e perpe- tuamente dai fedeli che sono chiamati da Dio allo stato subli- me e perfetto della vita consa- crata. Tuttavia il voto è molto più semplicemente “una pro- messa fatta a Dio”, in cui gli si offre qualche bene, o ci si ob- bliga a qualcosa di più perfetto o si promette di fare o non fare qualcosa in suo onore. Il voto può essere emesso anche in for- ma assolutamente privata (nel- la preghiera personale, anche solo mentale), può essere rivol- to non solo a Dio, ma anche al- la Madonna o a qualche santo, può essere subordinato alla ri- cezione di qualche grazia (“se otterrò tale grazia, farò in onore di Dio, della Madonna, o di santa Rita, questa determinata cosa”), può essere temporaneo (per un mese, un anno, ecc.) o perpetuo. Ora, quando un fede- le facesse una promessa di tal genere, è obbligato ad osservar- la sotto pena di peccato morta- le, salvo che ne chieda (e otten- ga) la dispensa dall’autorità ec- clesiastica. Diverso dal voto è il propo- sito, ovvero una risoluzione presa davanti al Signore di im- pegnarsi a fare o non fare qual- cosa, compiere gli atti di una certa virtù, combattere qualche