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I dieci comandamenti introduzione
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Solo l’osservanza dei Comandamenti garantisce all’uomo la vera libertà, la pace dell’anima, una vita pienamente realizzata, contrariamente a quanto propongono le massime del mondo. Introduzione Parlare di “Legge di Dio” o di “Dieci Comandamenti”, nel nostro attuale contesto storico culturale desacralizzato e scristianizzato, po- trebbe sembrare a più di qualcuno un’inquietante rievocazione di spettri di un tipo di vita arcaico e obsoleto, chiuso sotto la cappa op- pressiva di un Dio che sembra qua- si divertirsi nell’imporre gravosi gioghi agli uomini, pesi insopporta- bili, oppressioni e limitazioni per la sua libertà, che si vedrebbe mortifi- cata e ristretta entro gli angusti li- miti di precetti, prescrizioni, obbli- ghi, proibizioni e divieti. Dopo la rivoluzione sessantottina, compiuta sotto l’egida del “vietato vietare”, l’uomo e la donna, finalmente emancipati (ma già due secoli pri- ma pensavano di esserlo i fautori della rivoluzione francese...), si sa- rebbero finalmente gettati definiti- vamente alle spalle precetti e tabù, sciocche credenze e pratiche reli- giose, ritualità e religiosità proprie di una società ancora bambina e di uomini e di donne incapaci di af- frontare come protagonisti la sfida della vita e di compiere, in piena autonomia e indipendenza, le scelte che ritengono giuste. Per la verità questa prometeica pretesa ha origini ancora più anti- che del delirio rivoluzionario e gia- cobino, figlio dell’Illuminismo, di due secoli or sono. In tempi assai più lontani, un oscuro sibilo era sta- to sussurrato nell’orecchio del pri- mo uomo e della prima donna, sol- lecitandoli ad emanciparsi dal gio- go dell’Altissimo, con la pretesa (ridicola) di conoscere da se stessi (e quindi autonomamente sceglie- re) il bene e il male. Se tutto questo fosse vero, do- vremmo, oggi più che mai, vedere persone felici, sorridenti, serene, contente di vivere, realizzate, sola- 14 - Il Settimanale di Padre Pio - 15 gennaio 2012 - n. 2 ri, pacifiche. Lo spettacolo che, tuttavia, sembra sovente presen- tarsi dinanzi ai nostri occhi è di ben altro tenore: persone tristi e depresse (le statistiche italiane sulla depressione riportano per- centuali da capogiro), arrabbiate, sempre scontente, sempre in- quiete, affette dalle terribili ma- lattie della “lamentosi” e della “criticosi” (morbi pestiferi, cro- nici e molto contagiosi), insoddi- sfatte, sempre in cerca di una realizzazione tanto perseguita quanto mai raggiunta. Il parere di chi scrive è che, agli uomini del nostro tempo, qualcuno (forse lo stesso che si- bilò le primitive menzogne ai no- stri Progenitori, chissà...) abbia fatto un colossale lavaggio di cervello, i cui effetti sono stati una sorta di inebetimento collet- tivo e di cumulo di idee assurde e strampalate che rendono l’uomo contemporaneo – per certi aspet- ti pur tanto evoluto, intelligente e progredito – stolto, cieco ed in- capace, come si legge nel libro del profeta Giona (4,11), perfino di «distinguere la destra dalla si- nistra» (salvo che nel campo po- litico, almeno fino a qualche tempo fa...). Quando ci si pone dinanzi al tema della Legge di Dio, infatti, bisogna porsi alcune semplici domande previe: 1) se Dio esiste o non esiste, dato che si parla di una legge attribuita a Lui; 2) am- messo che Dio esista (ma in Ita- lia oltre il 90% dichiara ancora di credere in Dio...), se questo Dio è buono o cattivo; 3) ammesso che Dio sia buono (di un dio cattivo nessuno saprebbe cosa farsene), quale “interesse” ne verrebbe a Lui personalmente dal fatto che la sua Legge sia osservata o no. In altre parole: cosa può cambia- re nella vita di Dio se tu, caro let- tore, osservi o non osservi la sua Legge? Pensi forse che la gran- dezza, l’eterna felicità e la poten- za infinita di Dio possano essere toccate, alterate, inficiate dal ge- sto di una povera creatura morta- le e limitata? 4) Ammesso che l’inosservanza della Legge di Dio non cambi nulla a Lui e alla sua vita, bisogna chiedersi se forse fa cambiare qualcosa alla nostra vita. 5) Ammesso que- st’ultimo punto, bisogna conclu- dere che Dio ha dato una Legge buona per farci buoni e che in questa bontà consiste il segreto della nostra felicità. Allontanarsi dalla Legge di Dio non è recare del male a Lui, ma farlo a noi e intorno a noi. La Sacra Scrittura è piena di riferimenti in questo senso. Si meditino, a titolo esemplifi- cativo, anzitutto queste parole del libro del Deuteronomio (30,15ss): «Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male; poiché io oggi ti comando di amare il Signore tuo Dio, di camminare per le sue vie, di osservare i suoi comandi, le sue leggi e le sue norme, per- ché tu viva e ti moltiplichi e il Si- gnore tuo Dio ti benedica nel paese che tu stai per entrare a prendere in possesso. [...] Pren- do oggi a testimoni contro di voi il cielo e la terra: io ti ho posto davanti la vita e la morte, la be- nedizione e la maledizione; sce- gli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza, amando il Signore tuo Dio, obbedendo al- la sua voce e tenendoti unito a lui, poiché è lui la tua vita e la tua longevità». Si pensi alla seconda parte dello splendido Salmo 18: «La legge del Signore è perfetta, rin- franca l’anima [...]. Gli ordini del Signore sono giusti, fanno gioire il cuore [...]. Per chi li os- serva è grande il profitto». Si pensi infine alle parole che Gesù in persona rivolge al giovane ricco, rispondendo alla sua “do- manda delle domande” circa co- sa avrebbe dovuto fare per avere la Vita eterna (ovvero quale è il segreto, la via per ottenere la fe- licità): «Se vuoi entrare nella vi- ta, osserva i comandamenti» (Mt 19,17). In realtà, dunque, la Legge del Signore, lungi dall’essere una mortificazione o un’oppres- sione per l’uomo e la sua libertà, lungi dall’essere un impedimen- to alla sua realizzazione o alla sua felicità, è in realtà il cammi- no obbligato per trovarla. Dio, nella sua Legge, ha dunque rive- lato all’uomo il segreto della fe- licità; è un segreto “ri-velato”, nel senso che viene svelato e poi di nuovo coperto, onde non è evidente che essa sia un cammi- no di vita; è una sorta di tesoro nascosto, perché, apparentemen- te, molti dei precetti di Dio sem- brerebbero gravosi e onerosi, ma appena li si cominciano a gusta- re e praticare, dai frutti di gioia, pace e serenità che producono, si capisce ben presto che costitui- scono l’unico sentiero da percor- rere per trovare ciò che ogni uo- mo (insegnava già il buon Ari- stotele) cerca (la felicità), ma ben pochi trovano. Cominciamo dunque il no- stro itinerario alla riscoperta del- la Legge di Dio sotto la bandiera e l’accompagnamento delle pa- role di un altro meraviglioso sal- mo, che, rivolgendosi a Dio, re- cita come auspicio fiducioso e si- curo: «Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena alla tua presenza, dolcezza senza fine al- la tua destra» (Sal 18,5). Colei che è stata la Perfetta Obbediente e che, sola, ha com- piuto perfettamente tutti i voleri dell’Altissimo – e per questo poteva giubilare nel Magnificat cantando: «Il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore e tutte le generazioni mi chiameranno beata» (Lc 1,48) –, ci prenda per mano e, superate le nostre titu- banze e cecità, figlie di questo brutto e stolto mondo contem- poraneo, ci renda persuasi che solo nella conoscenza ed osser- vanza dei voleri dell’Altissimo è depositato il segreto della no- stra felicità, non solo eterna (“Dio poi ci ricompenserà”...) ma anche terrena, grazie alla gioia e nella pace che tutti i figli fedeli dell’Altissimo già fin d’ora pregustano. n. 2 - 15 gennaio 2012 - Il Settimanale di Padre Pio - 15 di Don Leonardo M. Pompei prima puntata