Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Documento · Documenti e opuscoli

Il natale fonte della vera gioia

Apri il PDF Scarica 2 pagine

Testo del documento

Testo estratto automaticamente dal PDF.

rità, regna in un cuore puro, ha ali splendenti di grazia donata da Cristo e dalla sua salvezza, è fonte di unione profonda tra tut- ti e spinge ad amare tutti e cia- scuno di quell’amore che viene dal Cielo o meglio “è” il Cielo: la Carità. La gioia è quella disposizio- ne stabile e profonda del cuore e dell’anima che rende la persona profondamente contenta, serena, soddisfatta, realizzata, sorriden- te e sempre positiva e propositi- va. Il contrario della gioia è la tristezza, il cui padre è il Nemi- co dell’umana salvezza; consiste in un senso continuo di vuoto, di stanchezza, di insoddisfazione, di inutilità, di sfiducia, e può de- generare fino alla depressione, all’angoscia, alla vera e propria disperazione. Sorge spontanea una do- manda: come mai in un’epoca dove innumerevoli sono le fonti di svago, di divertimento, di ri- creazione, di piacere di ogni tipo e in ogni forma, gli uomini sono fondamentalmente tristi e infeli- ci? È sufficiente tentare di ri- spondere con i soliti luoghi co- muni dei tanti problemi della so- cietà, della disoccupazione, del- la crisi, delle catastrofi naturali? O sarebbe meglio cercare altro- ve? Ancora: tu che stai leggendo questo articolo, oggi, sei nella gioia? O sei triste? Sei contento di vivere? Ti alzi la mattina pie- no di gioia per una giorna- ta che si apre e vai a letto conten- to di quello che hai vissu- to? Sai sorri- dere sempre, a tutto e a tutti? Cosa risponde- resti a chi ti do- vesse chiedere così, a bruciapelo: sei felice? Oltre alla splendida canzo- ne che abbiamo citato poc’anzi, ce n’è un’altra ben peggiore di un noto cantautore contempora- neo, emblema della vita vissuta sempre al massimo, prendendo- si tutti i piaceri possibili e spre- mendola come fosse un limone per trarne tutte le fonti di soddi- sfazione possibile: si chiama Stupido Hotel e nel ritornello ri- suona una ben triste domanda: “Dov’è questa felicità”? Già, dov’è secondo te, caro lettore? Pensi che questo cantautore, con tutta la sua vita spericolata, l’ab- bia trovata? O forse non l’abbia- mo visto recentemente impela- gato tra medici, psichiatri e psi- cofarmaci? Non ti sembra strano per uno che, come si dice, “dal- la vita ha avuto tutto”? Dunque, dove starà questa felicità, dove posso trovarla, dove andare a cercarla? Bene, proviamo a metterci nuovamente in ascolto delle pa- role dell’angelo che recò l’an- nunzio del Natale ai pastori: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvato- re, che è il Cristo Signore» (Lc 2,10-11). Ascoltiamo anche le grandi parole profetiche di Isaia, a proposito di quel «Bambino nato per noi» (Is 9,5): «Hai mol- tiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si gioisce quando si divi- de il bottino» (Is 9,2). In un ver- setto la parola gioia, un suo sino- nimo e il suo verbo ricorrono ben cinque volte! Cosa ci dice dunque la Ri- velazione? Se vuoi la gioia acco- gli il Dio-Bambino, riconoscilo, adoralo, fatti salvare da Lui. Il mistero del Natale è una grande rivelazione sull’esistenza uma- S ono passati oltre duemila an- ni da quello straordinario evento che ha cambiato per sem- pre la storia dell’umanità e di ogni uomo, che ha diviso in due la storia tra un “prima” e un “do- po”, segnando indelebilmente il corso degli eventi ed obbligando ciascuno a prendere una posizio- ne in merito, di accoglienza o di rifiuto. Sono passati oltre duemila anni, ma nel cuore dei discepoli del Dio-Bambino, la gioia inef- fabile, l’atmosfera mistica e lo stupore adorante dinanzi a que- st’evento non solo rimangono immutati, ma crescono di anno in anno. Vivere il Natale è fonda- mentalmente gustare ciò che tut- ti cercano e desiderano ma solo pochi trovano: la vera gioia. C’è un canto di un celebre sacerdote- compositore dei nostri tem- pi che emblematicamente ha proprio queste parole come tito- lo. Il testo ne tratteggia poetica- mente alcune caratteristiche: la gioia nasce dalla pace e dall’a- more, è un fuoco che brucia sen- za consumare, non può essere fermata dal peccato, porta luce nell’oscu- di Don Leonardo M. Pompei L’uomo, nonostante gli innumerevoli svaghi e piaceri offerti dall’epoca attuale, spe- rimenta spesso tristezza e insoddisfazione, fino alla depressione. Solo immergendo- si nel mistero del Natale, accogliendo il Dio-Bambino e la sua salvezza, nel sacra- mento della Confessione, si sperimenterà la vera gioia: la grazia divina nell’anima. n. 50 - Speciale Natale 2011 - Il Settimanale di Padre Pio - 25 24 - Il Settimanale di Padre Pio - Speciale Natale 2011 - n. 50

na, che se fosse davve- ro ascoltata, cam- bierebbe la vita di mol- tissime persone. La tristezza è la situazione che si vive quan- do, volenti o nolenti, si è sotto il “giogo dell’aguzzino” (cf Is 9,3), vivendo una vita di peccato lontano da Dio; la gioia è possi- bile viverla riconoscendo la vera fonte della nostra tristezza ed ac- cogliendo Colui che da essa ci può salvare. Se ti senti triste, non spendere tempo e soldi in impro- babili (e spesso inutili) psicote- rapie; se ti senti “depresso”, chiediti cosa stai facendo della tua esistenza e ricorda che il pec- cato non è solo offesa di Dio, non è solo provocazione della sua giustizia, non è solo rischia- re di vi- ve- re peg- gio dopo, ma è male che fai a te stesso, è spreco che fai della tua vita, è gioia di cui ti privi, è giogo pesante a cui ti sot- tometti e da cui è difficile e fati- coso liberarsi, è soprattutto fonte di angoscia, insoddisfazione, tri- stezza, ansia, frustrazione, de- pressione... La vera gioia non si trova nel mondo, caro lettore, ma in Cielo... Ma a Natale il Cielo è sceso sulla terra! Questa è la grande rivelazione del Natale! Santa Teresina amava dire che la nostra anima è un piccolo cielo, creato per accogliere il Dio-Bambino, per farlo regnare sull’unico trono che desidera e che ha sempre desiderato: il no- stro cuore. Se farai questo, se trasformerai la tua anima nella stalla di Betlemme e il tuo cuo- re nella greppia (...sarà un caso che Egli ha voluto nascere in luoghi così malmessi?...), la vi- ta continuerà forse senz’altro a scorrere come prima: avrai talo- ra croci e pene, lutti e disgrazie, inconvenienti e fastidi, ma- lattie e tribolazioni, con- trarietà e avversità, in- comprensioni e criti- che, maldicenze e calunnie, o forse an- che disprez- zo e odio; ma nulla ti toglierà la gioia del cuore... Ricorda che il Re della gioia, poco prima di patire la sua tremenda Passione (di cui era pienamente cosciente in quanto Dio, prima che accadesse, cono- scendola in tutti i suoi tremendi dettagli), disse nel discorso di addio ai suoi Apostoli: «Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena» (Gv 15,11). È questo l’u- nico vero regalo di Natale che dobbiamo accogliere e donare a nostra volta. Sei triste, caro let- tore? Gesù nel tuo cuore non c’è. Vallo a cercare in un luogo dove si vive, ogni volta che lo si desi- dera, il mistero del Natale e del- la Pasqua: il confessionale, dove puoi incontrare Gesù che viene a raddrizzare i tuoi sentieri distor- ti e a donarti, grazie alla sua Morte e Risurrezione, la gioia del perdono di tutti i tuoi pecca- ti, che ti hanno fatto gustare l’a- maro sapore della tristezza, ma che possono, solo che tu lo vo- glia, essere totalmente distrutti e sepolti dall’Autore e detentore della vera gioia. Non c’è altro luogo dove trovarla... Ri- cordalo... Un Santo Na- tale nella vera gioia.  26 - Il Settimanale di Padre Pio - Speciale Natale 2011 - n. 50 Ogni buon cristiano dovrebbe esaminarsi quotidianamente per constatare l’effetti- vo progresso o regresso nella propria vita spirituale. Il mistero del Natale, ricor- dando la venuta nel mondo del Salvatore, è l’occasione più propizia per verificare come si vive la propria Fede. L a santa Nascita di Cristo, pur avvenuta storicamente 2011 anni or sono, si celebra e si rammenta ogni 12 mesi, ma in un certo senso essa si ripete, si riproduce e si riattualizza nell’oggi della Chiesa, offren- do a tutti gli uomini di buona volontà una nuova occasione di bene. Ogni sera, infatti, il buon cristiano dovrebbe far un rapi- do esame di coscienza, e anche più volte al dì, specie nei mo- menti difficili e di tentazione e lotta spirituale. Vi sono, però, delle occasioni speciali, dei tempi forti come il Natale (la Quaresima e la Pasqua), in cui risulta più facile riflettere sul nostro status spirituale e mora- le, per soppesare così i progres- si e i regressi che si sono avuti nell’anno, e trarne le indicazio- ni che si impongono per avan- zare sulla via del bene. Il bene, poi, è anzitutto la nostra conversione, la nostra santificazione e la nostra salvez- za: questi tre scopi, evidente- mente correlati, hanno per fon- damento stabile e solido le tre virtù teologali (fede, speranza e carità) e le quattro virtù cardina- li (giustizia, fortezza, prudenza e temperanza). O abbiamo fatto progressi in queste virtù natura- li e cristiane oppure siamo anda- ti a ritroso. Restare, un anno do- po l’altro, allo stesso identico punto, pare straordinariamente difficile, se non impossibile (vorrebbe dire per esempio che di Fabrizio Cannone

← Documenti e opuscoli