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Il nono comandamento non desiderare la donna d altri

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I DIECI COMANDAMENTI NONO COMANDAMENTO Introduzione Con questo articolo cominciamo la presentazione degli ultimi due comandamenti, a cui generalmente capita di non prestare la dovuta attenzione. Proibiscono infatti di desiderare, attività connessa alle emozioni e allo spirito dell’uomo e in quanto tale non sempre facilmente decifrabile e qualificabile. Quando un desiderio è peccato? Basta che si affacci alla mente o al cuore oppure ci vuole qualcos’altro? Che tipo di peccati si possono commettere contro questi ultimi due comandamenti? Lievi o gravi? Un dato balza immediatamente all’evidenza. Il nono e il decimo comandamento richiamano il sesto e il settimo, approfondendone il margine di rilevanza. Ammoniscono che circa la materia della castità e dell’onestà la soglia di attenzione è più alta delle azioni materiali. Si può essere impuri senza materialmente commettere atti libidinosi e si può essere ladri senza sottrarre nulla a nessuno. Riecheggiano, considerando questi comandamenti, le varie frasi sparse qua e là nelle Sacre pagine: “il Signore guarda il cuore”, “il Signore scruta il cuore”, “dov’è il tuo tesoro là sarà anche il tuo cuore” e molte altre. Per far capire quanto ciò è importante agli occhi di Dio, amo sempre fare due esempi. Il primo nasce dalla mia antica cultura giuridica applicata al sacramento del matrimonio; il secondo da alcuni esempi di analisi comparata della medesima fattispecie dal punto di vista giuridico e morale. Quando frequentavo il corso di diritto Canonico in una celebre Università Pontifica romana, ad un certo punto venne il fatidico argomento dei casi di nullità matrimoniale. La maggior parte (se non la quasi totalità di essi) riguarda fattispecie di semplice riserva mentale. Mi vado a sposare, recito la formula del matrimonio, ma dentro di me non voglio affatto (e non accetto), per esempio, l’indissolubilità del matrimonio oppure la missione di voler mettere al mondo dei figli. In entrambi i casi, se le cose sono andate realmente così, il matrimonio è nullo a prescindere da ciò che si è detto e dichiarato (altra cosa, ovviamente,

è riuscire a dimostrarlo in sede processuale). Esattamente il contrario di ciò che accade nei contenziosi civili (anche matrimoniali) dove un’eventuale sentenza di nullità, annullamento, etc. non può mai, per definizione, essere pronunciata se non in base a ciò che si è effettivamente dichiarato o effettivamente fatto. Capii che davanti a Dio non conta quello che dici, ma quello che pensi… E Lui sa quello che abbiamo pensato e ne prende atto… Passiamo alla seconda fattispecie. Un cacciatore esce un bel mattino per andare a caccia. A un certo punto scorge una preda nei pressi di un cespuglio. Nota strani movimenti intorno al cespuglio e sospetta che potrebbe esserci un altro cacciatore. Non importa – pensa – troppo ghiotta è questa preda. Punta il fucile e spara. Subito dopo esce dal cespuglio un altro cacciatore che lo rimprovera per la sua leggerezza. Il cacciatore tira un sospiro di sollievo e prosegue la caccia. Ora, da un punto di vista giuridico quel cacciatore non ha fatto niente; non subirà alcuna indagine né alcun processo. Ma davanti a Dio quel cacciatore è reo di omicidio volontario perché dentro di sé sapeva del pericolo insito nello sparare dinanzi all’eventualità della presenza di un altro uomo e lo ha fatto lo stesso. Esempio inverso. Stesse circostanze ambientali. Il cacciatore non nota nulla di strano e tranquillamente spara alla preda. Proprio nel momento in cui preme il grilletto, disgraziatamente un altro cacciatore esce improvvisamente dal famigerato cespuglio, si pone sulla traiettoria del proiettile e cade ucciso. Lo sfortunato cacciatore sarà arrestato, messo alla pubblica gogna, processato e condannato come minimo per omicidio colposo. Avrà rimorsi per tutta la vita, sentendosi colpevole della fine di una vita umana. Ma agli occhi di Dio questo cacciatore è totalmente innocente. E non subirà, per questo episodio, alcun giudizio di condanna. Semplicemente perché si è trattato di un fatale e non prevedibile incidente, di cui non si può nulla addebitare all’autore materiale (ma limitarsi a compatirne la sventura)… Dove è il punto di questi esempi? È che il peccato si trova nella volontà (che è mossa da pensieri, aspirazioni e desideri) e mentre nel primo caso la volontà è cattiva (il cacciatore spara pur sapendo che lì ci potrebbe essere una persona), nella seconda essa è totalmente indifferente. Basti questo a farci capire l’importanza agli occhi di Dio di ciò che pensiamo realmente. Un’ultima notazione introduttoria. La nostra mente e il nostro cuore non possono non avere pensieri e desideri. Quando un comandamento formula perentoriamente: “Non desiderare…”, non sta chiedendo all’uomo di sospendere di desiderare ma di non consentire ai desideri “proibiti”. Perché come, diceva sant’Alfonso, non sono peccati “li mali pensieri, ma li mali consensi!”. Similmente non sono peccati “li mali desideri”, ma “li mali desideri consentiti”. La nostra volontà è infatti realmente libera e padrona dei suoi atti. Come si giunge a un peccato di desiderio? Un desiderio si affaccia alla mente e chiede il nostro consenso. La sequenza di ciò che accade (a volte in pochissimi secondi) è, a detta dei maestri di spirito la seguente. 1 ) La suggestione. Il desiderio si affaccia alla nostra facoltà cosciente e chiede di essere accontentato. 2) Se la persona resiste, il problema è già finito. Se invece comincia a considerare il desiderio abbiamo la seconda fase, ovvero quella del dialogo: “che faccio? Consento o non consento”? 3) Segue dunque immediatamente la terza fase, ovvero quella del combattimento in cui dovrà decidere se cedere o resistere 4) La quarta fase è denominata “dilettazione morosa”. La persona sta considerando seriamente l’ipotesi di assecondare il desiderio, ne è attratta, ci si sofferma, ma ancora non è giunta a un consenso pieno. Qui ci può essere già peccato, ma veniale, in quanto manca il deliberato consenso. 5) La quinta è quella del vero e proprio consenso, che nel caso del nono comandamento costituisce sempre peccato mortale mentre per il decimo a seconda della consistenza della materia. Vedremo a partire dalla prossima puntata quali sono i desideri da fuggire come la peste per non cadere in tanta sciagura…

NON DESIDERARE LA DONNA D'ALTRI E non provocare con indebiti nudismi... La materia del nono comandamento è identica a quella del sesto e consiste nell’impurità, ovvero tutti quei comportamenti che sono contrari all’aurea virtù della castità. Mentre però il sesto proibisce il compimento di atti impuri, il nono raggiunge, per così dire, l’origine di questo peccato che è il desiderio e, con esso, il canale attraverso cui i desideri, ordinariamente, sono generati, ovvero gli occhi. Il Signore, in alcuni passi del Vangelo, ammonisce circa la vigilanza che, prima ancora che sulle azioni, dobbiamo avere sui nostri desideri e sulle nostre intenzioni. Anzitutto, in occasione della polemica contro i farisei (che lo accusavano di accostarsi ai pasti senza essersi lavato le mani), afferma perentoriamente: “Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adultèri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l’uomo” (Mc 7,21-23). Che la fonte di alimentazione dei cattivi desideri sia l’occhio, è chiaramente affermato in altri due celebri passi del Vangelo: “La lucerna del tuo corpo è l’occhio. Se il tuo occhio è sano, anche il tuo corpo è tutto nella luce; ma se è malato, anche il tuo corpo è nelle tenebre. Bada dunque che la luce che è in te non sia tenebra” (Lc 11,34-35); “Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore” (Mt 5,27-28). Un desiderio consentito avente ad oggetto qualunque impurità, pertanto, alla luce di quanto asserito da Gesù, costituisce un vero e proprio peccato mortale. Non basta dunque non fare il male, bisogna anche non desiderare di farlo. Si badi bene che un conto è un desiderio impuro consentito (che è sempre peccato mortale), un conto un pensiero (che può essere una semplice tentazione e non è in nostro potere “non farcelo venire”), un conto un desiderio non consentito. Gesù non dice “se uno guarda una donna” commette adulterio (se così fosse, l’unico rimedio sarebbe, specie ai nostri giorni, andare in giro bendati!), ma “se uno guarda una donna per desiderarla”, cioè con sguardo impuro volontariamente assecondato e completato con desideri lordi e impudici. Un desiderio può anche sorgere senza un attivo concorso della volontà, ma, come abbiamo visto nella puntata precedente, tra la percezione di esso e il pieno consenso passano una serie di atti che possono essere controllati e repressi dalla nostra libera volontà. Quindi è sempre possibile non peccare. Parlando di questa materia non si può non accennare nuovamente ai due tristissimi, sciagurati e infami fenomeni del nostro brutto mondo post-sessantottino: le mode invereconde e la pornografia, ormai dilaganti senza alcun freno, dinanzi a cui tutti i cattolici (e, soprattutto le cattoliche degne di questo nome) devono intraprendere una vera e propria guerra senza frontiere, con gesti anche forti ed eloquenti che rovescino nuovamente (come accadde ai tempi della diffusione del Cristianesimo nell’impero romano) il dilagare dell’immodestia, dell’impudicizia e dell’inqualificabile letamaio della pornografia. Vorrei anzitutto citare ciò che il demonio disse in un esorcismo attendibile (molto diffuso e reperibile anche sul web) di padre Heinrich Kreuzer del 21 Febbraio 1984: “Quante donne oggi, per la superbia della carne, mostrano in maniera provocante il loro corpo! Senza pudore! Senza disagio! Con la più grande naturalezza, fingendo di non rendersi conto che stanno provocando scandalo a tante persone e favorendo così la propria e l’altrui rovina eterna. Quanti e quanti uomini, infatti, e quanti e quanti bambini sono portati a guardarle con malizia! Guai a chi pecca e fa peccare in questo modo! Sono costretto a dire che una donna che non è vestita correttamente talvolta pecca senza esserne pienamente

consapevole, ma non per questo è senza colpa, perché genitori, sacerdoti ed educatori almeno qualche volta le hanno parlato del pudore, e se anche non fosse stata educata in questo senso glielo grida la sua coscienza che un certo abbigliamento diventa provocazione e tentazione per chi la vede così poco vestita. E così, quando si ostina a ignorare questo, induce molti uomini e molti bambini e giovani a pensieri peccaminosi, li rende facilmente vittime della passione della carne e li porta a peccare gravemente. L’Alta (Parla della Madonna) a Fatima ha raccomandato: ‘Vestitevi decentemente e imparate da me’. Ma ora basta, non voglio parlare!”. Dinanzi all’incalzare dell’esorcista, che gli ordina in nome di Dio di continuare a parlare dicendo solo la verità, il demonio (che dice di essere “Belzebub”) prosegue: “Davanti a Dio l’umiltà è il più bell’ornamento. Questo l’ha detto l’Alta. Lei disse anche: ‘Molti vanno all'inferno per il peccato di impurità’. La donna pecca non solo quando si scopre in modo sconveniente, ma fin da quando nella sua mente si propone di far questo. Il volersi affermare non tanto con la bellezza dell’anima [cioè con le virtù], ma col fascino del corpo è già una colpa. E quanto è diffusa questa colpa! E quanto è sottovalutata! Quante donne diventano delle tentatrici per l’uomo, come lo fu Eva! Io, Belzebub, sono stato costretto a dirvi questo, ma non voglio più parlare!”. Nuovamente l’esorcista gli ordina perentoriamente di continuare, onde prosegue: “Quante donne di oggi creano danni irreparabili nelle anime di molte altre persone, per cui, se pentendosi in tempo riusciranno a salvarsi, in purgatorio dovranno pagare amaramente questo loro peccato: bruceranno in tutte quelle parti del loro corpo che hanno spudoratamente scoperto. I loro torbidi pensieri di oggi e il loro insano e ostinato desiderio di apparire o di provocare daranno vita per loro a un’atroce tortura. Se poi non si convertiranno, bruceranno per sempre all’inferno. La loro pelle ... [Grida]. Io non voglio parlare!”. L’esorcista gli impone di concludere il pensiero. Sentiamo: “La loro pelle si staccherà a brandelli e cadrà. Allora saranno davvero carne nuda, carne sanguinante, se non si saranno pentite, amaramente pentite fin che erano in tempo, se non avranno espiato per quanto hanno rovinato in altre anime. Questo ve l’ho dovuto dire, ma ora non voglio più parlare”. Parole forti? Certo. Meno forti di quello che sarà il giudizio di Dio per chi pecca e fa peccare in questo modo. Nella prossima puntata vedremo che i santi hanno usato un linguaggio non meno severo contro la smania di ostentare e denudare il proprio corpo per trasformarlo in oggetto di passione e di libidine. È ora, lo ripeto, che anche tra di noi, fedeli e seguaci di Gesù e dell’Immacolata, qualcuno cominci ad alzare la voce

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