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La bestemmia contro lo Spirito Santo prima parte
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Premesso che l’uomo deca- duto è radicalmente incapace di compiere alcuna azione utile alla salvezza e di “meritare” in senso stretto la grazia di Dio (non può né salvarsi, né convertirsi), lo Spi- rito Santo svolge una triplice azio- ne: prende l’iniziativa “toccando” l’anima del peccatore e muoven- do la sua volontà verso il bene; aiuta la volontà del peccatore nel- lo sforzo di decidersi a lasciare il male per abbracciare il bene. In caso positivo (conversione), lo Spirito Santo prenderà stabile di- mora nell’anima (“grazia santifi- cante”) per aiutarla a compiere le opere sante e giuste necessarie per meritare la salvezza e per dare ad esse, tramite la carità infusa, cau- sa di merito in senso stretto sia del premio della Vita eterna che di grazie sempre più grandi per san- tificarsi in misura sempre mag- giore. Dinanzi a tale azione, tutta- via, l’uomo non si trova come de- stinatario totalmente passivo, ma deve cooperare a tutti i livelli. An- zitutto prima della conversione, compiendo quel poco di bene na- turale e umano che sa e può, usan- do bene la facoltà dell’intelligen- za, seguendo i richiami gravi del- la propria coscienza. In questo modo non “merita” la grazia della conversione, ma si dispone ad ot- tenerla grazie ai meriti di Gesù Cristo e alle preghiere e penitenze dei giusti offerte a Dio per la con- versione dei peccatori. Durante il processo di conversione, per- ché dinanzi al richiamo dello Spirito Santo, la volontà resta ra- dicalmente libera: può accoglie- re la grazia o rifiutarla. Dopo la conversione: ogni giorno l’anima dovrà sforzarsi di cooperare con la grazia per compiere il bene e le opere sante necessarie per me- ritare la Vita eterna. Da queste brevi note, ben si comprende perché la Chiesa, nel presentare la retta Dottrina sulla giustificazione ha sempre parlato di “sinergia” (letteralmente: “la- voro insieme”) tra la grazia e la libertà dell’uomo. Quali saranno dunque i peccati e le bestemmie contro lo Spirito Santo? Nien- t’altro che i difetti radicali e osti- nati dalla parte della libertà del- l’uomo, che rendono vana l’azio- ne della grazia. Partendo dunque dai casi evangelici, ben si capisce come rifiutare di riconoscere in Gesù il Salvatore, nonostante l’evidenza dei miracoli e degli esorcismi, determina l’impossibilità radica- le della prima conversione. Per questo Gesù insegna che chi cre- de in Lui ed è battezzato sarà sal- vo, mentre chi non crede sarà condannato (cf Mc 16,16). La Chiesa fa eco a questo insegna- mento attraverso l’antico adagio “extra Ecclesiam nulla salus”: fuori della Chiesa nessuna sal- vezza, espressione da intendere non come condanna assoluta e automatica di tutti coloro che so- no fuori della Chiesa, ma come affermazione che chi, conoscen- do Gesù Cristo, il Vangelo e la necessità di appartenere alla Chiesa per ottenere la salvezza, si chiude inesorabilmente ad essi (rifiutando in modo consapevole la grazia della conversione), si condanna senza appello all’eter- na dannazione, avendo chiuso il cuore alla mano tesa da parte del- la misericordia di Dio. Vedremo come tutte le tipologie di be- stemmia contro lo Spirito, si spi- egano con questa assurda e col- pevole forma di radicale chiusu- ra del cuore umano agli aiuti of- ferti dalla grazia. n. 17 - 29 aprile 2012 - Il Settimanale di Padre Pio - 11 T ra le svariate forme di bestem- mia, una merita particolare stu- dio e attenzione, per l’estrema gra- vità delle sue conseguenze: la be- stemmia contro lo Spirito Santo. A tal riguardo, Gesù ebbe a minaccia- re che questa peculiare tipologia di bestemmia non avrebbe trovato perdono presso il tribunale dell’Al- tissimo, come testualmente leggia- mo nei Vangeli: «In verità vi dico: tutti i peccati saranno perdonati ai figli degli uomini e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non avrà perdono in eterno: sarà reo di colpa eterna. Poiché di- cevano: “È posseduto da uno spiri- to immondo”» (Mc 3,27-30). Il te- sto parallelo di san Matteo, in cui Gesù si difende dall’accusa di scac- ciare i demoni per opera del princi- pe dei demoni, aggiunge qualche ulteriore piccolo particolare: «Per- ciò io vi dico: “Qualunque peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata. A chiunque parlerà male del figlio dell’uomo sarà perdonato; ma la bestemmia contro lo Spirito, non gli sarà perdonata, né in questo se- colo, né in quello futuro”» (Mt 12,31-32). Come spiegare queste di Don Leonardo M. Pompei parole? Forse c’è un limite alla mi- sericordia di Dio? Non sappiamo forse dalla Fede che essa è infinita? E allora perché questo peccato non troverebbe mai perdono? Prima di rispondere a queste domande, cerchiamo di focalizzare la fattispecie. I due episodi evange- lici che abbiamo citato individuano un peccato ben preciso: dare a Ge- sù dell’indemoniato e attribuire la sua azione esorcistica all’aiuto del demonio. Cosa significa assumere questo atteggiamento? Significa di fatto chiudersi ad ogni possibilità di salvezza, travisando e stravolgendo perfino l’evidenza dei fatti. Tutti in- fatti sanno che l’autorità sui demo- ni è segno certo di santità e di assi- stenza divina; attribuirla all’aiuto di altri demoni (cosa assurda e impen- sabile) è mostrare un cuore così chiuso e ostinato da divenire prati- camente tetragono all’azione della grazia. Dunque si tratta di colpa im- perdonabile non per difetto nella misericordia di Dio, ma per difetto nelle disposizioni dell’uomo: Dio perdona chiunque si pente delle proprie colpe e accoglie la salvezza da Lui offerta in Gesù Cristo nostro Signore. A partire da questo episodio, la Chiesa (sulla scia del sempre im- mortale e magistrale insegnamento del Dottore Angelico san Tommaso d’Aquino) ha delineato e identifi- cato sei tipologie di bestemmia contro lo Spirito Santo, che po- tremmo anche chiamare di “chiusu- ra radicale e definitiva all’azione della grazia”: la disperazione della salvezza, la presunzione di salvarsi senza meriti, l’impugnazione della Verità conosciuta, l’invidia della grazia altrui, l’ostinazione nel pec- cato e l’impenitenza finale. Prima di esaminarle nel dettaglio occorre fare un’ulteriore breve premessa, per ricordare la visione cattolica (oggi non sempre chiara!!!) del processo della giustificazione del peccatore, ovvero, in parole più semplici, di come “funziona” il meccanismo con cui Dio salva una creatura. 10 - Il Settimanale di Padre Pio - 29 aprile 2012 - n. 17 quinta puntata Il cosiddetto peccato contro lo Spirito Santo, nelle sue diverse forme – presunzione e disperazione di salvez- za, impugnare le Verità rivelate, invidia delle grazie altrui, impenitenza finale e ostinazione nel peccato –, è una vera e propria bestemmia, che Dio non può perdo- nare non per difetto di misericordia, ma nelle disposi- zioni dell’uomo.