Documento · Documenti e opuscoli
La bestemmia contro lo Spirito Santo seconda parte
Testo del documento
Testo estratto automaticamente dal PDF.
che è l’origine della grazia (senza la quale l’uomo non può fare nul- la di buono), premi per qualche opera che solo grazie a Lui sareb- be resa possibile. È inutile com- mentare amaramente come molti pulpiti di non poche chiese pullu- lino di queste sciocchezze, sotto lo sguardo compiaciuto di sciagu- rati auditori. Certamente è vero che senza la grazia preveniente e coadiuvante l’uomo non può fare nulla di buono, ma è altrettanto vero che Dio ha voluto che il Pa- radiso fosse conseguito a prezzo di lacrime, sudore, sforzi e san- gue, come Gesù non cessò di rac- comandare nei Vangeli e che, pro- prio in virtù di questo, Egli conce- de un grado di gloria perfettamen- te e rigorosamente proporzionale ai meriti di ciascuno (come appa- re chiaramente, per esempio, dal- le parabole dei talenti e delle mi- ne). La giustizia di Dio, dunque, va considerata sempre come in- scindibilmente connessa con la sua misericordia: per cui Egli usa una misericordia giusta (perdona sì, ma solo a chi è pentito e dispo- sto all’espiazione) ed una giusti- zia misericordiosa (che retribui- sce rigorosamente il bene fatto, fosse anche solo un bicchiere d’acqua dato per carità, mentre è clemente nel castigare e nel puni- re, esercitan- do un rigore sem- pre inferiore a quanto il peccato dell’uomo meriterebbe). Altro gravissimo e brutto peccato contro lo Spirito è l’in- vidia della grazia altrui. A pro- posito dell’invidia un noto poli- tico ebbe a dire che essa è un peccato che molti cristiani com- mettono, ma che ben pochi con- fessano, cosa che è pienamente confermata dall’esperienza di non pochi confessori. Questa fattispecie ha tuttavia, rispetto al generico vizio dell’invidia – consistente nel rallegrarsi del male e rattristarsi del bene altrui – la peculiarità di essere causata dalla santità del prossimo, perce- pita come un’accusa indiretta dei propri peccati personali e quindi scatenante la reazione dell’odio verso il giusto. Magi- stralmente descritta nel secondo capitolo del libro della Sapien- za, essa ha avuto come protago- nisti biblici, oltre al già menzio- nato Caino, l’empio re Saul (in- vidioso della grandezza e del va- lore di Davide) nonché i sacer- doti, scribi e farisei che vollero uccidere Gesù, mossi, a detta dei Vangeli, da questa orrida passio- ne, come anche Pilato aveva compreso (cf Mt 27,18). La gravità di questo peccato è evi- dente: se Dio suscita un santo, lo fa anche (se non soprattutto) per mostrare col buon esempio delle sue virtù, la necessità del- la conversione e delle buone opere per essere accetti a Dio. Vedendo un Santo lo si può (e, forse, lo si deve) “invidiare santamente”, nel senso che è possibile desiderare di essere come lui imitando le sue virtù (è proprio per questo, infatti, che Dio lo invia agli uomini); al contrario sdegnarsi contro di lui, colpevole solo di mettere in luce la verità e di denunciare le opere delle tenebre, significa chiudersi e rifiutare radical- mente una grande offerta di grazia elargita da Dio Padre, esponendosi così ad una serie di brutti peccati contro la carità del prossimo che vanno dal ri- solino ironico di compatimento al vero e proprio motteggio, dalle offese verbali all’accusa di follia, dalla persecuzione violenta al vero e proprio assas- sinio. Per quale colpa? L’unica che gli uomini empi non perdo- nano: quella di dire e “fare” la verità. n. 18 - 6 maggio 2012 - Il Settimanale di Padre Pio - 13 N ell’ultimo articolo dedicato al Secondo Comandamento, ab- biamo introdotto il tema peculiare della bestemmia contro lo Spirito Santo, identificandone il genere e limitandoci ad elencare le singole specie, che è quanto mai necessario ora approfondire, tenendo presente quanto detto precedentemente. Il più grave peccato contro lo Spirito Santo è senza dubbio la di- sperazione della salvezza, che ha annoverato, tra i suoi autori, due celebri personaggi biblici: Caino e Giuda Iscariota. Il primo, macchiatosi di omici- dio volontario contro il giusto fra- tello Abele, mosso dalla passione dell’invidia, elevò il primo grande grido blasfemo: «troppo grande è il mio peccato per ottenere il perdo- no» (Gen 4,13). Ancora più grave fu la disperazione del più grande peccatore della storia dell’umanità (oggi, peraltro, tanto frettolosamen- te quanto oltraggiosamente giustifi- cato o addirittura osannato da parte di qualcuno...), Giuda Iscariota. Egli, dopo aver osato ricevere la Prima Comunione durante l’ultima Cena (ed essere stato, in quella se- de, ordinato sacerdote ed aver avu- to Gesù ai suoi piedi nel gesto di ineffabile carità del lavarglieli), non ebbe remore di andare a vende- re il Figlio di Dio per trenta denari. di Don Leonardo M. Pompei I Vangeli ci raccontano che a un certo punto egli si pentì della sua colpa, ma non del pentimento santo che muove a contrizione e spinge ad invocare la misericordia, bensì del superbo rimorso di chi sa di aver commesso un peccato gravis- simo, ma non si perdona e non chiede perdono. I Vangeli ci dicono che Giuda morì suicida e che Gesù pronunziò a suo riguardo le tremende parole: «sarebbe meglio per quell’uomo che non fosse mai nato» (Mc 14,21). Sia detto a questo punto tra parentesi che, rebus sic stantibus, risulta quanto meno difficile com- prendere come sia possibile, dinan- zi a tali parole di nostro Signore, li- mitarsi anche soltanto a ipotizzare una possibile non dannazione del- l’apostolo fedifrago, traditore e sui- cida. In ogni caso questo peccato è gravissimo perché offende la mise- ricordia di Dio che è realmente in- finita, più grande di qualunque col- pa dell’uomo e sempre pronta a ri- versarsi su di lui alle uniche condi- zioni che il peccatore, riconosciuta la colpa, la confessi con sincero pentimento, chiedendone perdono ed offrendosi, liberamente e volon- tariamente, alla dovuta espiazione e purificazione ad essa conseguente. Specularmente opposta a que- sta, ma non meno grave, è la secon- da fattispecie di bestemmia contro lo Spirito Santo, ovvero la presun- zione di salvarsi senza meriti. Sbandierata orgogliosamente dagli eretici di ieri (gnostici, protestanti e quietisti in primis) e di oggi (buoni- sti e modernisti), si tratta di una ve- ra e propria eresia oggi diffusissi- ma, che serve a popolare l’inferno di ignari buontemponi, pressapo- chisti e illusi. Questo peccato, in- fatti, presume disordinatamente della misericordia di Dio e presen- tandone una visione unilaterale e parziale giunge a dire che siccome Dio è buono, qualunque cosa l’uo- mo faccia non andrà dannato e che sarebbe assurdo pensare che Dio, sesta puntata La disperazione di salvezza, la presunzione di salvarsi senza meriti e l’invidia della grazia altrui, sono bestem- mie perché peccati commessi contro lo Spirito Santo. Di essi la Scrittura dice che non saranno perdonati perché comportano una chiusura ostinata alla grazia divina. 12 - Il Settimanale di Padre Pio - 6 maggio 2012 - n. 18