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La bestemmia piu grave e frequente di quanto si pensi
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Si tratta di una cosa più seria di quanto si pensi, perché costituisce un vero e proprio giudizio o atto di accusa contro l’Altissimo, che invece tutto dispone, sempre, per il nostro bene, cosa di cui non dobbia- mo assolutamente dubitare so- prattutto se ci troviamo in stato di grazia, ricordando le parole dell’Apostolo delle Genti se- condo cui «tutto concorre al bene di coloro che amano Dio» (Rm 8,29). Dunque la malattia della “lamentosi”, che causò agli israeliti il tormento del- l’essere morsicati dai micidiali serpenti velenosi (cf Nm 21,5- 9), è più grave di quel che co- munemente si pensi. È come se si dicesse a Dio di aver fatto male tutte le cose, dimentican- do che la nostra mente piccola e le nostre vedute ristrette do- vrebbero semplicemente ver- gognarsi di competere con Co- lui che tutto sa, tutto può e so- prattutto tutto dispone per il bene nostro e di tutto, come dobbiamo sempre fermamente credere anche quando le circo- stanze dovessero divenire com- pletamente avverse e infauste. Anche negare l’onnipoten- za di Dio è una forma di be- stemmia, così come contraddire a quel luminoso insegnamento di Gesù (cf Gv 15,5) secondo il quale senza di Lui non possia- mo fare nulla (non “molto” e nemmeno “poco”). Il problema dell’esistenza del male non lo si risolve negando l’esistenza di Dio (“c’è il male, dunque Dio non esiste altrimenti lo impe- direbbe”) o bestemmiandolo (“Dio non toglie il male, dunque è cattivo”), ma ri- cordando la libera volontà degli esseri creati e soprat- tutto l’esistenza e l’azione di colui che nelle pro- messe battesimali chia- miamo “l’origine e la causa di tutti i mali”. Anche attribuire ad una creatura titoli divini (cosa non troppo infrequente oggi), in maniera esplici- ta ma anche impli- cita è un ulteriore grave oltraggio rivolto alla divina Maestà. Non è ra- ro oggi vedere, per esempio, il qualche concerto rock stri- scioni che attestino il “tributo di vera e propria adora- zione” reso da alcuni fans ai propri sciagu- rati idoli. Si- mili esagera- zioni blasfeme possono capitare con l’attore o l’at- trice di turno, con la squadra o il calciatore preferito, o col po- litico più in voga. Infine, c’è quella misterio- sa frase che il santo Curato non osa trascrivere, per la delica- tezza straordinaria tipica di tut- ti i Santi, che sembrerebbe po- ter essere letta semplicemente come un’imprecazione (attri- buendo alla “s” “santo”, alla “n” “nome”, e alla “D” maiu- scola “Dio”). In effetti anche l’attuale Catechismo avverte circa la necessità di astenersi da simili frasi, perché quan- d’anche non fossero accompa- gnate da intenzione di bestem- mia, costituiscono comunque una specie a sé stante di pecca- ti. Se si pensa all’esclamazione inorridita con cui il Santo chio- sa l’espressione puntata e la si confronta con la faciloneria leggera con cui anche non po- chi fedeli usano queste espres- sioni, si troverà senza dubbio molto ampia materia di medi- tazione per le nostre coscienze grossolane e indelicate... n. 16 - 22 aprile 2012 - Il Settimanale di Padre Pio - 13 N ella puntata precedente avevamo affermato che il santo Curato d’Ars fu, a suo tempo, acerrimo nemico e op- positore della bestemmia, avver- tendo che avremmo fatto ampio riferimento ad una delle sue più celebri omelie su tale argomento. San Giovanni Maria Vianney, do- po aver elencato i modi «alterna- tivi e per lo più sconosciuti con cui si può bestemmiare», passa a citare espressamente l’insegna- mento di un altro grandissimo santo e teologo della Chiesa Cat- tolica: san Tommaso d’Aquino. Egli approfondisce il tema della bestemmia come «parola ingiu- riosa o oltraggiosa rivolta contro il buon Dio, la Madonna e i San- ti», il che potrebbe far semplicisti- camente pensare alla bestemmia di Don Leonardo M. Pompei comunemente proferita come vol- garità rivolta in modo ingiurioso contro Dio o i Santi. In realtà, co- me vedremo subito, le cose non stanno esattamente così. Il santo Curato, infatti, elenca quattro mo- dalità di ingiuriare o oltraggiare la divinità ben più raffinate della be- cera bestemmia da osteria: 1) per affermazione, dicen- do: “Il buon Dio è crudele e in- giusto nel permettere che soffra tanti mali, che sia calunniato in questa maniera, che perda quel denaro o quel processo. Ah, co- me sono sfortunato! Tutto va in rovina a casa mia, non posso avere niente, mentre tutto riesce a casa degli altri!”; 2) si bestemmia quando si di- ce che il buon Dio non è onnipo- tente e che si può fare qualche co- sa senza di Lui; 3) si bestemmia quando si attribuisce ad una creatura ciò che è dovuto soltanto a Dio; 4) si bestemmia dicendo: «“Ah, s... n... di D...!”. Che or- rore!». Qualche breve considera- zione su queste ulteriori moda- lità non molto conosciute di be- stemmiare. Pensiamo alla pri- ma: quante volte si sente dire che Dio è ingiusto nell’aver fat- to morire un bambino, nell’aver permesso quell’incidente o nel non avermi donato la vita che desideravo... Un peccato anti- chissimo, che affonda le sue ra- dici nelle numerose e gravi mormorazioni contro Dio che, a suo tempo, lanciarono gli israe- liti durante la quarantennale pe- regrinazione nel deserto, dopo l’esodo dall’Egitto. 12 - Il Settimanale di Padre Pio - 22 aprile 2012 - n. 16 Grave peccato contro il Secondo Comandamento è la bestemmia, che secondo il santo Curato d’Ars può at- tuarsi in quattro modi: mormorando contro Dio, affer- mando che non è onnipotente, attribuendo ad una creatura ciò che solo a Lui è dovuto e nominandone il Nome invano. quarta puntata