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Le manipolazioni di fazio e saviano avvenire 17 11 2010
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Avvenire 11/17/2010 Page : A09 Copyright (c) Avvenire November 20, 2010 12:32 pm / Powered by TECNAVIA / H Copy Reduced to 49% from original to fit letter page GLI ATTACCHI ALLA VITA La sfida di Massimo Pandolfi: «Saviano dica “La vostra non è vita” guardando in faccia i disabili e le loro famiglie Sono pronto a portarne in studio una bella rappresentanza» Le famiglie dei malati: «Così ci hanno umiliato» Il dolore dei parenti di chi è in stato vegetativo: trasmissione a senso unico Operata una falsificazione della realtà, senza possibilità di contraddittorio DA ROMA PINO CIOCIOLA tavolta pensano sia stato passato il segno: i familiari di chi è in stato ve- getativo – e le loro associazioni – han- no preso malissimo la trasmissione di Fa- bio Fazio, le sue parole e quelle dei suoi o- spiti. Prendiamo Massimo Pandolfi, presi- dente del club “L’inguaribile voglia di vive- re”, che ha scritto una lettera aperta a Fazio e Saviano: «Magari non ve ne siete neppu- re accorti, o magari sì, ma parlando di E- luana Englaro e Pier Giorgio Welby avete offeso e umiliato centinaia di migliaia d’i- taliani». Spiega a Saviano perché: «Ripeta certe cose lunedì prossimo a tutti quegli i- taliani che resistono, e so- prattutto esistono, ad e- sempio attaccati a un re- spiratore. Se vuole, gliene porterò una bella rappre- sentanza in studio. Dica loro: “La vostra non è vi- ta”, ma guardando in fac- cia i malati o i disabili e le loro mogli, i mariti, i figli, gli amici. Vedrà che sco- prirà un altro mondo». Po- st scriptum, infine, per il conduttore: «Caro Fazio – chiude Pandolfi – faccia pure l’ultrà radi- cale con la faccia del bravo ragazzo. Ma al- meno racconti la verità. E su Eluana lei ha detto a milioni di italiani una grande bugia: era in coma da 17 anni. No, signor Fazio. Prenda un vocabolario e impari cosa vuol dire la parola coma. Non è un dettaglio, è una deriva». È stata «una trasmissione a senso unico che mina la libertà di espressione – secondo Fulvio De Nigris, direttore del Centro studi per la ricerca sul coma “Gli amici di Luca” –. Ma è possibile definire il coma in ma- niera così distorta e dare della convivenza con la disabilità e la malattia un’immagine così fosca e deprimente?». Con quella tra- smissione «sembrava essere tornati indie- tro nel tempo quando, attraverso le parole del padre di Eluana, si costruiva l’immagi- nario collettivo delle persone in stato ve- getativo come attaccati a tubi e macchina- ri, in fine vita e senza prospettive di rela- zioni», mentre «sappiamo che non è così» S e, soprattutto, lo sanno «i tanti familiari che vivono questa condizione e che anche og- gi (ieri, ndr) ci hanno telefonato. Vorrebbe- ro avere diritto di replica ma, a loro, sem- bra non sia dovuto». Il malumore è forte e diffuso. In quella tra- smissione «sono state pronunciate frasi for- temente offensive verso chi segue valori di- versi, e siamo il 99,9 per cento – dice Clau- dio Taliento, vicepresidente dell’"Associa- zione Risveglio" –. Non si possono definire "non vite" o "vite indegne" quelle di chi è in stato vegetativo: stessero dunque atten- ti a esprimere le loro opinioni», che «van- no rispettate per carità», però espresse «sen- za offendere chi opera scelte diverse». An- cora: «La cosa aberrante – sottolinea Taliento – è che si sta sviluppando intorno al signor Englaro un feno- meno mediatico» ed oltre tutto «senza mai invitare una persona che vive o ha vissuto una situazione co- me la sua». Margherita Coletta, presi- dente dell’associazione "Bussate e vi sarà aperto" – che andò più volte a tro- vare Eluana a Lecco – si di- ce «sdegnata» per una trasmissione, «dal ti- tolo inappropriato, Vieni via con me, visto che Eluana è stata costretta "ad andar via" per decisioni di altri». Domanda, la Colet- ta, «in un Paese che si definisce democra- tico come si possa mandare in onda una trasmissione nella quale gli ascoltatori non possono ascoltare voci che dissentono da quanto viene detto». Sono arrabbiati anche diversi operatori del- la giustizia: «La lettura in trasmissione de- gli stralci della sentenza della Cassazione dell’ottobre 2007 era corretta – spiega Ro- saria Elefante, presidente dell’Associazione nazionale biogiuristi – peccato che nessu- no tuttavia fosse lì a raccontare come per Eluana non sia stato applicato nulla di quanto previsto in quella sentenza: un con- senso attuale e informato lei non l’aveva mai dato, come neppure non aveva mai e- spresso il rifiuto delle cure e, soprattutto, lo stesso signor Englaro dichiara "noi siamo stati la voce di Eluana" e appunto andava indagata l’autentica volontà di Eluana pri- ma di dare voce a dichiarazioni, presunte, della ragazza». Anche nel "Palazzo" l’umore non è dei mi- gliori. Il sottosegretario alla Salute, Euge- nia Roccella, scrive una lettera aperta che oggi pubblica Libero: «Caro Saviano, in tan- ti abbiamo creduto che fossi un uomo di coraggio. Invece eccoti lì, davanti alle tele- camere di Vieni via con me, a raccontare la storia di Welby senza mai avere il coraggio di pronunciare la parola fatidica: eutana- sia», usando invece «sempre, accurata- mente, solo il termine "accanimento tera- peutico", come se intubare una persona costituisse di per sé una forma di accani- mento». Pier Ferdinando Casini, leader Udc, trova «sbagliato che siano andati in onda solo Mina Welby e Beppino Englaro, che hanno parlato di eutanasia e che non si sia ascoltato chi vuole vivere». Perciò a Casini piacerebbe «che in una trasmissio- ne di così grande audience del servizio pub- blico non si ascoltasse una campana sola, ma ci fosse un confronto tra chi la pensa di- versamente sul tema della vita». De Nigris (Amici di Luca): data della disabilità una immagine fosca Taliento (Risvegli): intorno a Englaro aberrante fenomeno mediatico MERCOLEDÌ 17 NOVEMBRE 2010 9 Omissioni, incongruenze, amnesie... Come ti manipolo la verità dei fatti DI LUCIA BELLASPIGA n frullato di luoghi comuni e gravi "i- nesattezze" fatte passare per verità in- discutibili. E non importa se le cose non sono andate così, l’essenziale è farlo cre- dere e il lavaggio del cervello è assicurato. U- na tecnica ben nota a imbonitori e arruffa- popolo, e applicata con successo da ogni dit- tatura (politica o solo ideologica). Anche a "Vieni via con me" se n’è fatto largo uso lu- nedì sera, mettendo in piedi una trasmissio- ne pro eutanasia senza l’ombra di un con- traddittorio né dar voce all’altra campana: la ve- rità è una (quella dei Fa- zio) e solo quella andava proposta. A costo di erro- ri, omissioni, falsità. Eluana e Welby. Volonta- ria la confusione tra le due storie, in realtà anti- tetiche. Si finge di non sa- pere che Eluana, a diffe- renza di Welby, non vive- va attaccata ad alcuna macchina: per farla mo- rire o si agiva in qualche maniera o oggi sa- rebbe ancora tra noi. Si finge di non sapere che, a differenza di Welby, non aveva alcuna malattia, tantomeno era quindi terminale: e- ra una disabile come migliaia di casi analo- ghi, non aveva bisogno di cure specifiche ma solo di essere accudita. Si finge di non sape- re che Welby, a differenza di Eluana, era luci- do nonché capace di esprimere una volontà. Confondere i piani significa far passare l’idea che Eluana fosse malata di qualcosa, che fos- se terminale, che patisse sofferenze, che vo- lesse morire. 17 anni di coma. Secondo Fazio, Eluana vi- veva «da 17 anni in coma». Sarebbe quanto- meno un miracolo: come tutti sanno, dal co- ma si esce nel giro di po- che settimane, oppure si muore. Alla fine del coma il paziente riapre gli oc- chi, riacquista il ritmo di sonno e veglia, torna a un grado di coscienza e per- cezione del mondo ester- no che è diverso da sog- getto a soggetto e soprat- tutto è ancora una gran- de incognita anche per i neurologi. Non è un ob- bligo essere specialisti, ma se si affronta un tema davanti a milioni di persone e si ha la responsabilità di volerne o- rientare la coscienza, almeno si dovrebbe stu- diare la materia. Coscienza e incoscienza. Di «una vita priva di coscienza» ha parlato Englaro, Fazio di «u- na vita priva di relazioni con il mondo ester- no»... Di Eluana e della sua coscienza non sa- premo mai nulla perché è morta prima che le venisse fatta una normale risonanza ma- gnetica funzionale: esiste dal 2006 e permet- te non solo di correggere le diagnosi errate (il U 40% dei presunti stati vegetativi sono risultati in realtà stati di minima coscienza: i pazien- ti coglievano ciò che avveniva loro intorno ma non potevano dirlo, da anni). Nonostan- te molte pressioni, a Eluana questo esame non fu fatto. Si sa però da più di un testimo- ne che sorrideva, che quando sentiva nella stanza una voce cara il suo respiro mutava, che quando la portarono a morire a Udine in ambulanza ebbe una grave crisi nervosa. E si legge a chiare lettere nella cartella clinica del- l’ospedale di Sondrio che "se opportuna- mente stimolata" risponde a semplici ordini e che due volte nella not- te ha pronunciato una parola: «mamma». Chi si è risvegliato dallo stato vegetativo anche dopo anni, racconta che quei sorrisi non erano smorfie involontarie, che loro sentivano tutto. La volontà di Eluana. «Il suo "non a me, ricorda- tevelo!", non poteva non essere rispettato», sostie- ne Englaro, come se por- tare a morire Eluana significasse obbedire a una sua richiesta. Ma gli stessi magistrati che hanno permesso a Englaro di staccare il son- dino dell’acqua e del cibo a Eluana parlano di "volontà presunta", ovvero "ricostruita": ovviamente Eluana non aveva mai lasciato e- spresso alcunché, e il suo pensiero di ven- tenne è stato quindi azzardato a tentoni sul- la base del suo carattere, di quanto amasse studiare in una scuola di suore, ecc. ecc. Gli amici di Eluana. Fazio ha letto il ricordo di Eluana pronunciato da alcuni amici, «gli u- nici che possono dire di averla davvero co- nosciuta». Sembra un’affermazione innocua, ma nulla è detto per caso: tra decine di testi- monianze che provavano come Eluana non avrebbe voluto morire, solo tre ritenevano inve- ce il contrario, e i magi- strati solo queste tre han- no preso in considerazio- ne. Medici omicidi. «La for- za di Beppino è quella di aver agito nel diritto». Po- teva pagare «la classica tangente come si fa di so- lito, perché l’eutanasia già esiste negli ospedali i- taliani, si paga qualcuno, in silenzio...». Parola di Saviano. Senza nomi né riscontri. Si attendono le reazioni dei me- dici. Intanto un saggio del "diritto": Eluana al- la casa di cura "La Quiete" di Udine fu rico- verata per procurarle la morte, ma poiché in Italia nelle case di cura si curano i pazienti, non li si uccide, l’autorizzazione al ricovero da parte della Asl udinese fu questa: "Per un piano di assistenza individuale" finalizzato al recupero delle funzioni e addirittura "alla promozione sociale dell’assistita". Cioè per curarla. Qui lo dico e qui lo nego. Eutanasia «parola esecrabile», poi però sogno di civiltà cui an- che l’Italia aspira. Una contraddizione sem- pre presente, anche lunedì sera, con Englaro che invocava di «non scambiare per eutana- sia» la morte procurata ad Eluana, e Mina Welby che invece ammetteva la loro lotta «per l’eutanasia». Idem per le «vite indegne», co- me più volte Englaro e il suo entourage han- no definito le esistenze fragili: «Chi versa in stato vegetativo è a tutti gli effetti una perso- na in senso pieno – si è corretto lunedì – e dev’essere tutelato nei suoi diritti fonda- mentali». Tranne la vita? La volontà di Eluana? Lo ammettono i magistrati, semmai è «presunta». E il suo stato? Basta far credere che fosse terminale anziché una disabile. E non dire di quando chiamò «mamma» Saviano: «La forza di Beppino è aver agito nel diritto». Ma la legalità fu aggirata già al ricovero «Negli ospedali basta pagare» e ti uccidono: i medici come risponderanno? Eluana Englaro CORSA AGLI ASCOLTI E TELELOMBARDIA PUNTA SULLO SPOT EUTANASICO «Ma Saviano sa fare televisione?». È il quesito che "Tv Sorrisi e canzoni" pone questa settimana a sette volti noti del piccolo schermo, e tra una maggioranza di no e mah il sì della Berlinguer riassume bene la mentalità imperante: «A giudicare dagli ascolti, sicuramente sì». A questa stregua, anche il Grande Fratello è esempio di grande giornalismo. Dunque - parrebbe - lo share assolve ogni cosa e il numero di ascolti determina l’etica di ogni operazione televisiva (e non). Gli esempi si sprecano, ma il più recente, per restare in ambito eutanasico, è quello di una televisione come Telelombardia, diretta da Fabio Ravezzani, che, nella speranza di rialzare gli ascolti, la settimana scorsa ha lanciato una proposta choc: mandare in onda lo spot che pubblicizza l’eutanasia. Uno spot, tra l’altro, già respinto in Australia e poi in Canada dal garante per le Comunicazioni, per il suo contenuto. Creato in Australia per l’Associazione Exit (come dice il nome, specializzata nel promulgare la "buona uscita" dalla vita attraverso iniezioni letali), è stato ideato da un medico pro eutanasia (anche qui il nome, per uno scherzo del destino, evoca altri scenari, dato che si chiama Nitschke...), noto per altre iniziative come il kit- eutanasia da vendersi per 35 sterline a chiunque, o il manuale del perfetto suicida. A presentare il progetto insieme al direttore Ravezzani c’erano Mina Welby e il radicale Marco Cappato. La parola va ora al Garante per le Comunicazioni italiano. la denuncia Le associazioni alzano la voce contro la rappresentazione della realtà andata in onda lunedì sera E anche dall’associazione internazionale dei biogiuristi arriva la bocciatura: si è parlato del verdetto della Cassazione del 2007, peccato che per Eluana quella sentenza non sia stata applicata hanno detto ROCCELLA «Da Saviano poco coraggio» «Caro Saviano – scrive il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella – in tanti abbiamo creduto che fossi uomo di coraggio. E invece eccoti lì, davanti alle telecamere, a raccontare la storia di Welby senza mai avere coraggio di pronunciare la parola eutanasia. Hai sempre, accuratamente, usato soltanto "accanimento terapeutico", come se intubare una persona costituisse di per sé una forma di accanimento». CASINI «Soltanto una campana» «Trovo sbagliato che siano andati in onda solo Mina Welby e Peppino Englaro, che hanno parlato dell’eutanasia, e non si sia ascoltato chi vuole vivere – dice il leader Udc, Pier Ferdinando Casini –. Mi piacerebbe che in una trasmissione di così grande audience del servizio pubblico non si ascoltasse una campana sola, ma ci fosse un confronto tra chi la pensa diversamente sul tema della vita» RAO «Puntata non tutta condivisibile» «Lo storico successo in termini di ascolti decretato dal pubblico a "Vieni via con me" – secondo Roberto Rao, capogruppo Udc in commissione di Vigilanza Rai – premia una trasmissione coraggiosa e innovativa, anche se non condivisibile in tutte le sue parti: penso al passaggio sull’eutanasia, in cui non è stato dato spazio alle voci a sostegno della vita».