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Morale coniugale definitivo
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un linguaggio oggettivamente contrad- dittorio, quello cioè del non donarsi al- l’altro in totalità. Quando invece i coniu- gi, mediante il ricorso a periodi di infe- condità [i “metodi naturali”], rispettano la connessione inscindibile dei significa- ti unitivo e procreativo della sessualità umana, si comportano come “ministri” del disegno di Dio ed “usufruiscono” della sessualità secondo l’originario di- namismo della donazione “totale”, sen- za manipolazioni ed alterazioni. In tal modo la sessualità viene rispettata e promossa nella sua dimensione vera- mente e pienamente umana, non mai in- vece usata come un oggetto». 4. I RAPPORTI PREMATRIMONIALI «Molti oggi rivendicano il diritto al- l’unione sessuale prima del matrimonio, almeno quando una ferma volontà di sposarsi e un affetto, in qual- che modo già coniugale nella psicologia dei soggetti, ri- chiedono questo completa- mento, che essi stimano connaturale. Questa opinio- ne è in contrasto con la dottri- na cristiana, secondo la quale ogni atto genitale umano deve svolgersi nel quadro del matri- monio. Infatti, per quanto sia fermo il proposito di coloro che si impegnano in tali rapporti prematuri, resta vero, però, che questi non consentono di assi- curare, nella sua sincerità e fedeltà, la re- lazione interpersonale di un uomo e di una donna e, specialmente di protegger- la dalle fantasie e dai capricci. Ora, è un’unione stabile quella che Gesù ha vo- luto e che ha restituito alla sua condizio- ne originale, fondata sulla differenza del sesso. L’unione dei corpi nell’impudicizia, invece, contamina il tempio dello Spirito Santo, quale è divenuto il cristiano. Per- tanto l’unione carnale non è legittima se tra l’uomo e la donna non si è instaurata una definitiva comunità di vita. Ecco ciò che ha sempre inteso e insegnato la Chiesa» (CDF, Persona Humana, 1975). 5. L’INSEMINAZIONE E LA FECONDA- ZIONE ARTIFICIALE «Le tecniche che provocano una dis- sociazione dei genitori, per l’intervento di una persona estranea alla coppia (do- no di sperma o ovocita, prestito dell’u- tero) sono gravemente disoneste. Tali tec- niche (inseminazione e fecondazione artificiale eterologhe) ledono il diritto del figlio a nascere da un padre e da una madre conosciuti da lui e tra loro legati dal matrimonio. Tradiscono il diritto esclusivo degli sposi a diventare padre e madre soltanto l’uno per mezzo del- l’altro. Anche quando siano praticate in seno alla coppia (inseminazione e fe- condazione artificiali omologhe), tali tecniche rimangono moral- mente inaccettabili, in quanto dissociano l’atto sessuale dal- l’atto procreatore. L’atto che fonda l’esistenza del figlio non è più un atto con il qua- le due persone si donano l’una all’altra, bensì un atto che affida la vita e l’identità dell’embrione al potere dei me- dici e dei biologi e instaura un domi- nio della tecnica sull’origine e sul desti- no della persona umana. Una siffatta re- lazione di dominio è in sé contraria alla di- gnità e alla uguaglianza che dev’essere co- mune a genitori e figli. La procreazione è privata dal punto di vista morale della sua perfezione propria quando non è voluta come il frutto dell’atto coniuga- le, e cioè del gesto specifico della unio- ne degli sposi; soltanto il rispetto del le- game che esiste tra i due significati del- l’atto coniugale e il rispetto dell’unità dell’essere umano consente una pro- creazione conforme alla dignità della persona» (CDF, Donum vitæ, 1989). 1. LA FAMIGLIA, LUOGO DELL’AMORE E DELLA VITA Papa Giovanni Paolo II, nell’esorta- zione apostolica Familiaris Consortio sui compiti della famiglia cristiana, scriveva queste illuminate parole: “La famiglia, nei tempi odierni, è stata investita da profonde e rapide trasformazioni. Alcune di esse sono divenute incerte e smar- rite di fronte ai loro compiti o ad- dirittura dubbiose e quasi igna- re del significato ultimo e del- la verità della vita familiare e coniugale. Consapevole che il matrimonio e la famiglia co- stituiscono uno dei beni più preziosi dell’umanità, la Chiesa vuol far giungere la sua voce ed offrire il suo aiuto a chi, già conoscendo il valore del matrimo- nio e della famiglia, cerca di viverlo fedel- mente, a chi, incerto ed ansioso, è alla ricer- ca della verità ed a chi è ingiustamente im- pedito di vivere liberamente il proprio pro- getto familiare”. Questo opuscolo vuol farsi eco dell’ansia apostolica del nostro compianto Pontefice e offrire, in forma succinta, semplice e chiara, il nucleo es- senziale di ciò che Gesù e la sua Chiesa rivelano sulla famiglia umana. Compito che appare quanto mai urgente nell’at- tuale contesto storico in cui si moltipli- cano le forze disgregatrici del consorzio familiare e compaiono nuove tendenze, prassi, o costumi, gravemente disordi- nati dal punto di vista etico, che accam- pano perfino la pretesa di ottenere il ri- conoscimento legislativo. Per noi cristia- ni la famiglia è luogo e casa dell’amore e della vita, come ha scritto Benedetto XVI nell’enciclica Deus caritas est: non l’amo- re “erotico” che mette al centro l’io e il soddisfacimento dei propri piaceri ed interessi, ma l’amore “agapico” ovvero l’amore di carità, che mette al centro il tu ed è capace anche di morire per amo- re dell’altro; questo amore si com- pie nel generare una nuova vi- ta, vita non meramente biolo- gica, ma vita umana destina- ta alla vita eterna, che i co- niugi hanno l’onore e l’one- re di promuovere, accoglie- re ed educare, agendo in nome e per conto di Dio, consci che dalle loro scelte, per volontà di Dio che ha volu- to affidare un compito così subli- me e così grande ad un uomo e ad una donna, dipende la sorte terrena ed eter- na di vite umane. 2. PUREZZA, PUDORE, MODESTIA, VER- GINITÀ E CASTITÀ Ai nostri giorni, purtroppo, questi ter- mini possono suscitare un sorriso ironico di compatimento, o essere ritenuti arcai- ci, obsoleti, anacronistici, fuori moda; per qualcuno andrebbero banditi e sostituiti dai loro contrari: impurità, impudicizia, inverecondia, libertinaggio. Noi cristiani, tuttavia, non ci vergogniamo del Van- gelo, che è sempre lo stesso, come sta scritto: “Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre: non lasciatevi sviare da dottri- ne varie e peregrine” (Eb 13,8-9). LINEE ESSENZIALI DELL’INSEGNAMENTO DELLA CHIESA IN MATERIA DI MORALE CONIUGALE
Il Signore Gesù disse: “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio” (Mt 5,8). Nella purezza di cuore, infatti, sono con- tenute tutte le virtù necessarie per esse- re santi nel corpo e nello spirito, nella fa- miglia e nella società. La purezza è quel- la virtù che, nascendo dal cuore, sa dare il giusto valore a tutte le cose: prima Dio, poi il resto; prima l’anima, poi il corpo; prima il bene degli altri, poi il proprio. Dio è purezza assoluta e la sua purezza consiste nel non poter pensare, desiderare o fare il male. Dio è puro spi- rito; ed anche se ha creato i nostri corpi, che sono cosa buona, ci ricorda che più grande del corpo è l’anima. Il suo essere è amare totalmente: ed ogni amore au- tentico deve trovare in Lui il suo punto di riferimento principale e normativo. L’amore umano sponsale, dunque, per essere autentico deve imitare il “do- narsi totalmente di Dio” e pertanto deve essere esclusivo: rivolto ad una sola crea- tura, senza averne conosciute altre in precedenza ed intenzionato ad apparte- nere totalmente all’altro a qualunque costo, in ogni modo e in ogni tempo. Come potrà infatti dirsi esclusivo un amore che si è già dato ad altri? E quale più bel regalo di nozze possono farsi i coniugi che l’essersi preservati e conser- vati l’uno per l’atro? Per ottenere questo, è necessario cu- stodirsi puri nei pensieri, negli occhi e nel corpo. La purezza del corpo trova infatti nei pensieri e nel cuore la propria origine, nella volontà di amare vera- mente la propria forza, nella grazia di Dio e nella sua divina purezza la garan- zia della propria custodia, anche a costo di grandi sacrifici. La purezza del corpo va custodita dalla modestia nel vestire, per mezzo della quale, pur curando il buon gusto, il decoro e la bellezza este- riore (pallidi riflessi dell’infinita bellez- za di Dio), evita di ostentare, mettere in mostra, essere incitamento a pensieri o desideri non puri, guardandosi dal pro- vocare, sedurre, o, nei casi peggiori, da- re scandalo. Quanti adolescenti, seguen- do le mode – quelle mode di cui la Madonna di Fatima predisse l’avvento, avvertendo che avrebbero offeso molto Dio – hanno perduto la propria purezza, scoprendo poi di essere stati solo stru- menti da usare e poi gettare! La purezza del corpo permette dun- que la totalità del dono di sé: ed in que- sto consiste il vero amore. Ora, il nostro amore può rivolgersi in due dimensioni: verso Dio, e questo è l’amore verginale; o verso una creatura diversa da me e a me complementare, e questo è l’amore umano sponsale, da vivere nella castità, sia nel fidanzamento che nel matrimo- nio. I fidanzati, infatti, devono rispetta- re la santità e la sacralità di una persona (e di un corpo) che ancora non gli appar- tiene, e quindi limitare le forme di co- municazione del proprio amore (ancora precario e informe) ai soli gesti idonei a veicolare l’affetto, simili a quelli che ci si scambia anche in famiglia o tra amici. Gli sposi, invece, che hanno fatto dono totale e reciproco di sé possono amarsi con la totalità di se stessi (corpo, anima e spirito), sempre coscienti del fatto che il loro amore può (e deve) essere fecon- do, cioè aperto alla collaborazione con l’opera creativa di Dio, che ha inscritto, negli atti coniugali, la capacità di gene- rare la vita; e l’amore, vissuto così, ha la benedizione di Dio. La castità coniugale esige dunque da- gli sposi che mantengano in un contesto di vero amore l’integro senso della mu- tua donazione e della procreazione umana; ciò comporta la connessione in- scindibile, che Dio ha voluto e che l’uomo non può rompere di sua iniziativa, tra i due significati dell’atto coniugale: il significato unitivo (la mutua e totale donazione di sé che i coniugi si scambiano) e il signifi- cato procreativo (il non porre nessun tipo di volontario impedimento al possibile concepimento di una vita umana). Da questa verità fondamentale dipende tut- to l’insegnamento della Chiesa sulla santità del matrimonio e della famiglia umana. 3. INSEGNAMENTI DEI PAPI 1) Pio XI, lettera enciclica Casti Connubii (1930) «Poiché nel nostro tempo vi sono al- cuni che, sul tema della castità del con- sorzio coniugale, abbandonando la dot- trina cristiana, hanno preteso di predi- carne un’altra, la Chiesa cattolica, a cui Dio ha affidato il compito di insegnare e difendere l’integrità e onestà dei costu- mi, per preservare la castità del consor- zio coniugale dalla turpitudine, procla- ma fortemente, per mezzo della Nostra parola che qualsiasi uso del matrimonio, nel quale per studio umano, l’atto sia desti- tuito della sua naturale capacità procreatri- ce, va contro la legge di Dio e della natura e coloro che commettessero tali azioni si ren- dono colpevoli di colpa grave». Subito do- po, per prevenire il cattivo comporta- mento di alcuni ministri di Dio che, con la scusa di essere “buoni” e “aperti” tra- viano le coscienze dei fedeli (ed a cui, per la verità, alcuni di essi si rivolgono per averne “assoluzioni facili”), il Pontefice aggiunge: «Per questo ammo- niamo tutti i sacerdoti che si danno ad ascoltare le confessioni e gli altri che so- no in cura di anime, che non permettano ai fedeli a sé affidati di errare in un punto co- sì grave della legge di Dio e molto più che preservino se stessi da queste falsi opi- nioni e non si rendano, in qualsiasi mo- do, ad esse conniventi. In verità, se qual- che confessore o pastore di anime – Dio ci scampi – inducesse egli stesso in tali errori i fedeli a sé affidati o quanto meno ve li con- fermasse sia approvandoli sia con inganno tacendo, sappia che dovrà rendere severo conto a Dio, Giudice supremo, del suo uffi- cio tradito e ritenga rivolte a sé le parole di Cristo: “sono ciechi e guide di ciechi. E se un cieco guida un altro cieco, tutti e due ca- dranno in un fosso” (Mt 15,14)». 2) Paolo VI: lettera enciclica Huma- næVitæ (1968) «Ogni azione che, o in previsione dell’at- to coniugale (pillola anticoncezionale, spirale e sterilizzazione), o nel suo compi- mento (profilattico o coito interrotto), o nello sviluppo delle sue conseguenze natura- li (aborto e pillola RU 486), si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione è intrinsecamente cattiva. Nel compito di trasmettere la vita gli sposi non sono liberi di procedere a proprio arbitrio, come se potessero determinare in modo del tutto autonomo le vie one- ste da seguire, ma, al contrario, devono conformare il loro agire all’intenzione creatrice di Dio, espressa nella stessa na- tura del matrimonio e dei suoi atti, e manifestata dall’insegnamento costante della Chiesa». 3) Giovanni Paolo II: esortazione apostolica Familiaris Consortio (1981) «Nel contesto di una cultura che gra- vemente deforma o addirittura smarri- sce il vero significato della sessualità umana, la Chiesa sente più urgente la sua missione di presentare la sessualità come valore e compito di tutta la perso- na creata a immagine di Dio. Quando i coniugi, mediante il ricorso alla contrac- cezione, scindono i due significati (uniti- vo e procreativo) dell’atto coniugale che Dio Creatore ha inscritti nell’essere del- l’uomo e della donna, si comportano co- me “arbitri” del disegno divino, “mani- polano” e avviliscono la sessualità uma- na e con essa la persona propria e del co- niuge, alterandone il valore di donazio- ne “totale”. Al linguaggio nativo che esprime la reciproca donazione totale dei coniugi, la contraccezione impone