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Primo comandamento i peccati contro la speranza

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Non meno grave e pericoloso è l’atteggiamento diametralmente opposto, oggi disgraziatamente assai diffuso ed anzi considerato da qualcuno intangibile Verità di Fede: la presunzione di salvarsi senza meriti. Sono in molti infatti a presumere stoltamente della bontà e misericordia, pensando che tutti andranno in Paradiso, che Dio non può tollerare che qualcuno si danni (“Vogliamo scherzare??? – si dicono –. Un’e- ternità interminabile di tormenti! Ma, per favore, dove sta allora la misericordia di Dio?”); che non è affatto vero che esistono premi per le virtù e castighi per i pecca- ti. Oggi non sono pochi, anche tra i sacri ministri, a dire scempiaggi- ni grosse quanto l’universo intero, che se non fosse per i danni im- mensi che producono in chi vi dà ascolto, sarebbero solamente da ignorare e commiserare pregando il Signore che faccia un po’ di lu- ce a questi ignari (si spera...) servi del principe delle tenebre. È veris- simo che Dio vuole che andiamo in Paradiso, ma per giungere a questa benedetta meta occorre compiere opere sante, passare per la porta stretta della Croce e della rinuncia, per la via obbligata del- l’osservanza dei Comandamenti, addirittura arrivando ad affrontare una lotta fino al sangue contro il peccato (cf Eb 12,4). Pertanto chi presume di poter stoltamente con- fidare nella misericordia di Dio, senza operare i doverosi sforzi ascetici per «conseguire la meta della nostra fede, cioè la salvezza delle anime» (1Pt 1,19), commet- te un gravissimo peccato di abuso della divina Misericordia e di- menticanza della divina Giustizia, e se non corregge questa visione luterana e quietistica della giusti- ficazione, non potrà accedere alla Vita eterna e non entrerà nel Re- gno di Dio. Sono contro la speranza an- che degli sciocchi e assurdi pec- cati che costituiscono la vergo- gna dell’uomo intelligente, quali quelli di superstizione. La super- stizione consiste nel credere che le cose possono riuscire qualora si compiano alcuni gesti scara- mantici o qualora gli astri eserci- tino certi influssi, si portino degli amuleti, si scacci la sfortuna, ecc. Ecco dunque apparire cornetti e ferri di cavallo, letture di oroscopi o consultazioni di tarocchi o sciocchezze quali non passare sot- to la scala, evitare il gatto nero, toccare ferro se si vede una bara, non fare nulla il Venerdì 17, ecc. Tutte queste cose offendono la virtù della speranza per un motivo semplicissimo: il buon andamento della nostra vita e delle nostre co- se dipende da una sola cosa, cioè dalla benedizione di Dio e dalla sua grazia, che si ottengono me- diante la preghiera, la frequenta- zione dei Sacramenti e la richiesta di benedizioni (alla propria perso- na, alla casa, alla macchina, al la- voro, ecc.) ai ministri di Dio. Ri- tenere, come insegna san Tomma- so, che la nostra vita pos- sa essere condizionata in qualche modo da queste sciocchezze, oltre che of- fendere gravemente Dio, svela la stupidità dell’uo- mo, essere intelligente che pensa che cose inani- mate o sciocchezze varie (molto al di sotto di lui) possano in qualche modo influenzare il corso degli eventi. I Santi potevano per- mettersi di chiosare altri Santi. San Pio, pertanto, si permise di completare un celebre aforisma di sant’Alfonso M. de’ Li- guori – «Chi prega si sal- va, chi non prega si dan- na» – aggiungendo: «Chi prega poco è in perico- lo». Mettiamo in pratica questa esortazione del Santo stigmatizza- to del Gargano e tutto andrà per il meglio, facendo attenzione a svuo- tare la casa (oltre che il cuore) da ogni oggetto superstizioso e ricor- dando che alcuni di essi, oltre a non servire a nulla, attraggono an- che presenze malefiche in noi e at- torno a noi.  vazione empirica, sulle Verità di Fede, che sono del tutto ineviden- ti. Per dirla in termini semplici, che due più due faccia quattro non si discute, ma sull’eternità dell’in- ferno forse si potrebbe esprimere qualche perplessità. In ogni caso dall’evidenza della prima affer- mazione contro l’inevidenza della seconda, si inferisce la superiorità della prima. Ora, la Chiesa reagì e puntò i piedi proprio perché in questo, il pur meritevole e grande Scienziato pisano, non aveva vi- sto bene; infatti è più facile che due più due faccia cinque piutto- sto che una Verità di Fede non sia vera! E l’autorità di Dio su cui poggia una Verità di Fede è ben supe- riore all’evidenza dei sensi e del- l’osservazio- ne! Pensiamo, alla luce di ciò, quanto lontana sia la “sensibilità” dell’uomo con- temporaneo dal dovere di aderire “con fede divina e cattoli- ca” (che non am- mette dubbi e tentennamenti) a tutte e singole le Verità rivelate da Dio che la santa Chiesa ci propo- ne a credere! Venendo ora ai peccati contro la virtù teologale della speranza, bisogna anzitutto ricordare che grazie a questa virtù noi attendia- mo da Dio la Vita eterna e le gra- zie necessarie per meritarla con le buone opere che ogni seguace di Gesù Cristo può e deve fare. I primi due peccati contro la virtù della speranza, pertanto, so- no di tipo specularmente oppo- sto, ma entrambi gravissimi per- ché configurano due fattispecie concrete di peccato con- tro lo Spirito Santo: si tratta della di- sperazione del- la salvezza e della presunzione di salvarsi senza meriti. Il primo peccato fu commesso da due (tristemente) noti personag- gi biblici: Caino e Giuda. Il primo pronunziò l’espressione blasfema «troppo grande è il mio peccato per avere perdono» (Gen 4,13), mentre il secondo, autore del più grave peccato che mai fu e sarà compiuto nella storia, pensò bene di togliersi la vita anziché andare a chiedere umilmente perdono ai piedi di quella Croce su cui stava morendo, anche per lui, Colui che egli vilmente aveva consegnato per trenta denari. Questo peccato nega l’onnipotenza della miseri- cordia di Dio ed il fatto che Egli, per quanto sta in Lui, desidera che «tutti siano salvati ed arrivino alla conoscenza della verità», come scrive san Paolo nella Prima lette- ra a Timoteo (2,4). Non esiste dun- que peccato, per quanto grave e or- ribile, che non possa essere rimes- so dall’onnipotente misericordia di Dio, alla sola condizione che chi lo ha commesso ne sia realmente pentito e sia pronto ad espiarne le conseguenze. n. 9 - 4 marzo 2012 - Il Settimanale di Padre Pio - 15 14 - Il Settimanale di Padre Pio - 4 marzo 2012 - n. 9

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