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Ricordati di santificare le feste

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n. 21 - 27 maggio 2012 - Il Settimanale di Padre Pio - 17 16 stato” (non più il sabato in ricordo del riposo di Dio dalla creazione, ma la Domenica in ricor- do del giorno della “nuova creazione”) ha pe- raltro acquisito ulteriori e ancor più grandi si- gnificazioni: è il giorno in cui si contempla la nostra umanità riscattata e liberata da tutti i bi- sogni, le miserie e i problemi legati alla vita presente. Gesù risorto, infatti, è la primizia di coloro che risorgeranno e, riacquisendo un ve- ro corpo uguale a quello attuale, saranno però conformati al suo Corpo deificato. Potranno mangiare, ma non sentiranno mai più la fame; potranno bere, ma non avranno più sete; non sentiranno più il freddo o il caldo, non avranno più bisogno di dormire, né sentiranno fatica e stanchezza; non conosceranno mai più dolori fisici, né malattie, né disfacimento o decaden- ze del corpo; non saranno più soggetti alle mol- teplici (e assai umilianti) necessità igieniche e fisiologiche legate alla vita presente, godranno di gloria, di agilità, di capacità di attraversare i corpi gravi senza incontrare resistenze, della visione della santissima Umanità di Gesù, del- la Madonna e della compagnia di tutti i Santi. Non sarà il caso di pensare spesso a queste stu- pende verità? E magari qualche volta anche al fatto che per i corpi risorti dei dannati varrà esattamente il contrario di quanto sopra? Non sarà anche opportuno ricordare che non esisto- no “lasciapassare” per il Paradiso distribuiti gratuitamente ma che, per godere di tale beati- ficazione eterna, bisogna passare attraverso molte fatiche e tribolazioni (simboleggiate dai sei giorni lavorativi) conservandosi fedeli in tutto e per tutto a Dio e alla sua Legge? E per- ché questo sia concretamente possibile, non sa- rà necessario essere regolarmente istruiti su Dio e le cose di Dio? Si comprende bene, dunque, già da queste note introduttorie, l’importanza e il valore di questo giorno e, quindi, la funzione di tutela di questi valori svolta dalle norme imperative da osservare per adempiere questo Comandamen- to. Si badi, infatti, che questo Comandamento (insieme al quarto) è formulato al positivo (contiene, cioè un dovere di “fare” non una proibizione di non fare qualcosa). Onde è quanto mai necessario avere chiare le condizio- ni minime per cui questo Comandamento pos- sa dirsi adempiuto ed anche se e quando si pos- sa essere dispensati in tutto o in parte dalla lo- ro osservanza. È quanto, a Dio piacendo, tente- remo di fare dalla prossima settimana.  né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Si- gnore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sa- cro» (Es 20,8-11). Santificare il Sabato, secondo il testo biblico, significa dunque fondamental- mente astenersi dalle fatiche del lavoro, in ricordo del “riposo” di Dio dopo la creazione del mondo. Sappiamo bene quanto Gesù do- vette lottare con i suoi contempo- ranei che avevano fatto del pre- cetto del riposo sabbatico una sorta di vero e proprio “incubo” (tuttora constatabile negli am- bienti dell’ebraismo di stretta os- servanza), attraverso interpre- tazioni ad litteram del tutto errate quando non proprio assurde: Gesù fu rimpro- verato in più circostanze di fare miracoli in giorno di Sabato e fu sgridato perché i suoi Apostoli, stanchi e affamati, coglievano le spighe di grano per man- giarle. Vedendo tali comportamenti del tut- to formalistici ed esteriori, che aveva- no completamente travisato lo spirito del precetto, il Signore ebbe a pronunciare con estrema peren- torietà il cele- bre aforisma: «Dio ha fatto il Sabato per l’uomo e non l’uomo per il Saba- to» (Mc 2,27), dando così a inten- dere che il precetto del riposo set- timanale e della santificazione del giorno del Signore deve esse- re vissuto nella gioia e nella liber- tà dei figli di Dio ed è finalizzato ad alimentare tali disposizioni, perfettamente degne dell’uomo e consone ai suoi più profondi bi- sogni. Il senso di questo Comanda- mento è più profondo di quanto sembra a prima vista e lo si com- prende proprio interpretando ret- tamente il divieto di dedicarsi al- le “fatiche del lavoro”. Il lavoro, infatti, secondo la Rivelazione, rientra tra i castighi imposti da Dio dopo la colpa d’origine e ser- ve, oltre che ad elevare e nobilita- re l’uomo e il creato, alla dura ne- cessità di guadagnarsi il necessa- rio per vivere in questo mondo. Ma l’uomo, su questa terra, è di passaggio, onde non può e non deve perdere la bussola e il senso dell’orientamento, la percezione chiara della sua origine e del suo fine e le grandi motivazioni che muovono la sua esistenza. Il gior- no del Signore, dunque, è un giorno in cui è fatto un vero e proprio obbligo, all’uomo, di mettere in secondo piano le ne- cessità, i travagli e le fatiche del- la vita terrena e pensare alla vita celeste, alla vita dello spirito, a Colui dal quale viene e al Quale, inesorabilmente anche se a volte inconsapevolmente, tende. Ov- viamente questo non può (e non deve) essere vissuto in forma estrema, rigida o malata (co- me era al tempo dei fari- sei): ma il valore del precetto (e gli obblighi, come vedremo, ad esso connessi) rimangono e sono validi. C’è anche un’altra motiva- zione profonda alla base del Ter- zo Comandamento, più banale se si vuole, ma comunque da non sottovalutare. Il lavoro, dimen- sione fondamentale della vita ter- rena, assorbe molte energie e molto tempo all’uomo che vive in questo mondo, sottraendogli lar- ga parte della disponibilità della sua giornata. Astenersene per un giorno significa ricevere in regalo da Dio del tempo (libero) per de- dicarsi alla preghiera (che per li- miti di tempo, ordinariamente, è alquanto trascurata), al dovere di rendere a Dio il culto che gli è do- vuto (tramite la partecipazione al- la sacra Liturgia domenicale), al dovere di dare il giusto riposo al proprio corpo, al dovere di dedi- carsi con calma alle altre realtà belle che il Signore regala (stare in famiglia, trascorrere qualche ora in sane attività ricreative, conversare con un amico, ecc.). Come ebbe modo di scrivere il beato Giovanni Paolo II nella let- tera Dies Domini, la nostra socie- tà, travolta da ritmi a dir poco for- sennati e abituata a procedere a velocità supersoniche, ha quanto mai urgenza e bisogno di ricupe- rare il senso del giorno del Signo- re. L’uomo contemporaneo non sa riposare e, meno che mai, sa ri- posare nel Signore, fonte e origi- ne del vero, sano e santo riposo. Con la Risurrezione di Gesù, avvenuta di Domenica, il giorno del Signore, oltre che ad essere “spo-

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