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Ricordati di santificare le feste 2
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I l Terzo Comandamento, come ricor- davamo durante la precedente pun- tata, è espresso, come anche il Quarto, in forma imperativa-positiva. La Chie- sa, pertanto, si è da sempre preoccupa- ta di indicare le condizioni minime per- ché questo precetto potesse considerar- si adempiuto, alla luce di alcune impor- tanti trasformazioni verificatesi nel passaggio dall’antica alla nuova Leg- ge: il cambiamento del giorno sacro (non più il Sabato ma la Domenica) ed anche la “libertà” che caratterizza la Legge della nuova alleanza (cf Gc 1,25), fattori che richiedevano una ri- modulazione e riformulazione delle condizioni del riposo domenicale, onde non scadere nel formalismo opprimen- te della rigida tradizione giudaica, pur senza perdere il valore del Giorno del Signore. La Dottrina tradizionale della Chiesa si è dunque espressa in questi termini: le condizioni minime di adem- pimento del precetto domenicale sono la partecipazione alla Santa Messa (tut- di Don Leonardo M. Pompei seconda puntata te le Domeniche e le feste “comanda- te”), l’astenersi dai lavo- ri manuali e servili e da tutto ciò che impedisce il culto di Dio. Tale Dottrina tradizionale, codificata ai numeri 393 e 394 dell’aureo e immortale Catechi- smo di san Pio X, è stata sostan- zialmente recepita (e anche ulte- riormente specificata) dal nuovo Catechismo della Chiesa Catto- lica del 1992 che al riguardo af- ferma quanto segue. Anzitutto l’obbligo di partecipare alla San- ta Messa, soddisfatto anche con la Messa “prefestiva”, puntualiz- zando che esso obbliga sub gra- vi (ovvero sotto pena di peccato mortale), tranne nei casi di og- gettiva, grave o improvvisa ne- cessità che rendano effettiva- mente impossibile la partecipa- zione alla sacra Liturgia. Al ri- guardo nel Catechismo sono ci- tati, come esempio, la malattia, la cura dei lattanti o la dispensa avuta dal Parroco. C’è poi la se- zione dedicata alla cessazione dal lavoro, presentata fondamen- talmente al positivo come occa- sione per «godere di sufficiente riposo e tempo libero che per- metta ai fedeli di curare la vita familiare, culturale, sociale e re- ligiosa» (CCC 2184). Si afferma infine l’obbligo per i fedeli di astenersi da «lavori o attività che impediscano il culto dovuto a Dio, la letizia propria del giorno del Signore, e la necessaria di- stensione della mente e del cor- po», puntualizzando che even- tuali «necessità familiari o una grande utilità sociale costitui- scono giustificazioni legittime di fronte al precetto del riposo domenicale», purché però tali «legittime giustificazioni non creino abitudini pregiudizievoli per la religione, la vita di fami- glia e la salute» (CCC 2185). È dunque anzitutto oppor- tuno enumerare quali siano le “feste comandate” nell’attuale disciplina ecclesiastica. Se- guendo il calendario civile, la prima è quella del 1° gennaio, solennità di Maria Santissima Madre di Dio (purtroppo non di rado dimenticata a causa delle “liturgie mondane” del 31 di- cembre...), immediatamente se- guita dall’Epifania del Signore (6 gennaio). Tolta poi la Pasqua (che cade di domenica), la pri- ma ulteriore festa di precetto è la solennità dell’Assunzione (15 agosto, anche questa “pro- blematica”, dato che subisce l’agguerrita concorrenza di ma- re e montagna, vere pseudo-di- vinità estive per molti...), segui- ta dalla solennità di Ognissanti (anch’essa purtroppo ormai quasi soppiantata dalla diffu- sione della barbara e satanica festa di Halloween...). Chiudo- no la serie le due dolcissime so- lennità del mese di dicembre, ovvero l’Immacolata (8 dicem- bre) e il Natale (25 dicembre). In tutte queste ricorrenze, spiega il Magistero ecclesiale, È quanto mai necessario avere chiare le condizioni minime per cui il Precetto dome- nicale e festivo possa dirsi adempiuto ed anche se e quando si possa essere dispensa- ti in tutto o in parte dalla loro osservanza. n. 22 - 3 giugno 2012 - Il Settimanale di Padre Pio - 17 16