Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Documento · Documenti e opuscoli

Ricordati di santificare le feste 3

Apri il PDF Scarica 2 pagine

Testo del documento

Testo estratto automaticamente dal PDF.

C ome abbiamo visto nella precedente puntata, le due condizioni per l’adempimento del Terzo Comandamento consi- stono nella partecipazione litur- gica alla Santa Messa e nel- l’astensione da lavori o attività che impediscano il culto di Dio, secondo l’espressione del Nuovo Catechismo del 1992 che ribadi- sce, nella sostanza, la dottrina tradizionale che proibiva i lavori «manuali e servili». La prima cosa da notare, in tale dottrina, è la ricezione del giusto senso del riposo nel Giorno del Signore, che è al servizio del- di Don Leonardo M. Pompei terza puntata La cultura del week- end, lo shopping dome- nicale, il notevole au- mento dei negozi aper- ti anche la domenica sono tutti fenomeni in- valsi nella società in contrasto con la conce- zione cristiana della Domenica quale gior- no di riposo e gioia. l’uomo e non viceversa, come Gesù ebbe espli- citamente ad insegnare nel Vange- lo. Non si tratta di circondarsi di una serie indicibile di divieti e adempimenti legali, ma di acco- gliere l’invito al riposo e a volge- re il cuore e lo sguardo al Cielo e alla Vita che verrà, dove il riposo sarà beatifico ed eterno. Nulla dunque a che vedere con una sor- ta di schiavitù, che, come la tradi- zione giudaica veterotestamenta- ria ci attesta, può giungere a esa- gerazioni evidentemente indegne dell’uomo. Detto questo, tuttavia, il pensiero corre subito alla di- menticanza (per non dire vera e propria profanazione) di que- sta dimensione parimenti sacra e importante del Giorno del Si- gnore, in cui sembra ormai versare la società contempora- nea. Negozi aperti, vetrine al- lestite, centri commerciali illu- minati e “iperaffollati” non sembrano certamente compor- tamenti in linea con quel mini- mo richiesto dalla santificazio- ne di questo giorno. Non solo infatti ciò determina la vera e propria scomparsa dell’unico pensiero che dovrebbe animare il cuore dei fedeli in questo giorno (Dio e le cose di Dio), ma si legittima la nefasta men- talità liberali- sta dell’Occi- dente che fa del profitto e del guadagno la legge suprema, anzi la sola ragione dell’esi- stenza umana. Cosa c’è, infat- ti, dietro questa barbara usan- za, se non l’avidità di guada- gnare più denaro? A quali ne- cessità sociali urgenti e impel- lenti risponde, per esempio, l’apertura di un negozio di ab- bigliamento? Personalmente ebbi modo, da giovane sacer- dote, di sentire una forte esor- tazione da parte di un confra- tello (noto per la sua estrema bontà e carità e non certo per atteggiamenti severi o rigidi) che dal pulpito tuonava contro la diffusissima prassi dello shopping domenicale, dicen- do, senza mezzi termini, che chi vive la domenica come giorno dello shopping non può considerarsi esente da peccato ed esortando i fedeli a non fare compere di domenica. Ovvia- mente non ogni lavoro è illeci- to né ogni negozio deve stare chiuso: la Dottrina cattolica ha sempre affermato la liceità (e in alcuni casi la doverosità) dei lavori socialmente necessari (agenti di pubblica sicurezza, medici, infermieri, farmacisti, tanto per fare qualche esem- pio) o delle attività ed esercizi di pubblica utilità (bar, risto- ranti, centri ricreativi, ecc.). Parimenti, nell’attuale conte- sto socio-economico, gli ope- rai delle fabbriche che lavora- no a ciclo continuo e che sono di turno, non possono essere imputati di colpa alcuna; simi- le discorso vale per i dipenden- ti che, pur impiegati in lavori non socialmente indispensabi- li, sono tuttavia costretti a la- n. 23 - 10 giugno 2012 - Il Settimanale di Padre Pio - 13 12 - Il Settimanale di Padre Pio - 10 giugno 2012 - n. 23

I l fine catecheta del IV secolo, Cirillo, Vescovo di Gerusalem- me, è passato alla storia per i suoi scritti esortativi ai catecu- meni e ai neofiti, ai primi per la preparazione sulle realtà della Fede che imponeva loro per il Battesimo, ai secondi per l’istru- zione sui Sacramenti. La figura di Maria è sempre presente nelle sue catechesi. In un’epoca lacerata dalle eresie soprattutto sulla Persona di Gesù Cristo, il suo contributo e il suo accompagnamento sono indi- spensabili per difendersi dagli attacchi del dubbio e dell’errore. Il suo insegnamento schietto e vivace, dipendente in tutto dalla Maternità spirituale di Maria, è ancor oggi per noi un monito per resistere alle vessazioni di una società sempre più secolarizzata, e talora anche ad alcuni membri della Chiesa, sempre più confusi. di Padre Luca M. Genovese, FI La Vergine Santissima, con- siderata nei suoi privilegi, è tutt’oggi un potente antido- to contro ogni falso cristia- nesimo troppo attaccato al- la realtà transitoria e natu- rale, come lo è stato al tem- po di San Cirillo il quale non mancava mai di ricorrere a Lei in ogni sua catechesi. n. 23 - 10 giugno 2012 - Il Settimanale di Padre Pio - 15 vorare (sotto minaccia di possibile licenziamento) anche nei giorni festivi. Fermo restando, in tutti que- sti casi, l’obbligo di adempiere comunque il dovere di partecipare alla sacra Liturgia festiva. In ogni ca- so la cultura materialistica, edonistica e liberalistica che identifica l’uomo con i suoi consumi e il suo va- lore da quanti beni riesce a produrre e da quanti sol- di riesce ad accumulare è da condannare senza ten- tennamenti, così come l’indegna consuetudine del- l’apertura totale e liberalizzata dei negozi nel Gior- no del Signore. Concordo pertanto pienamente con quel sacerdote “buono”, che tuttavia tuonava con forza contro il fenomeno culturale della degradazio- ne della Domenica a giorno dello shopping. Un altro crescente e preoccupante fenomeno è la cultura del “week-end”. Mi spiego. Tra i valori giustamente riconosciuti ed importanti del Giorno del Signore, c’è, come abbiamo visto e come insegna la Chiesa, la necessaria distensione della mente e del corpo, realizza- ta anche dando adeguata valoriz- zazione al tempo libero. La cultu- ra del “week-end”, tuttavia, rap- presenta una vera e propria iper- trofia di tali giuste dimensioni, che finisce col mandare nel di- menticatoio la santificazione del Giorno del Signore. Chi abita in luoghi turistici sa bene che dal venerdì pomeriggio in poi le stra- de “in ingresso” si ingolfano fin quasi a paralizzarsi, dando luogo a un fenomeno che torna a ripe- tersi, in senso contrario, dalla do- menica sera al lunedì mattina. Niente di male, si potrebbe obiet- tare. Di fatto, tuttavia, l’esperien- za insegna che dietro questa pras- si c’è il desiderio di vivere il “week-end” lontano dal “tran-tran” quotidiano per “riposarsi e divertirsi” senza pensieri e senza noie, evitando non solo di pensare alle quotidiane preoc- cupazioni del lavoro e degli altri impegni, ma anche, purtroppo, a Domine Iddio. Con la conseguenza che si affrontano ingenti fatiche per viaggi e spostamen- ti anche di lungo corso e con breve durata e il dove- re della partecipazione alla Santa Messa viene total- mente disatteso. Per non parlare del fatto che si cer- ca il miraggio del riposo e della distensione e si tor- na a casa più stanchi di come si è partiti. Il beato Giovanni Paolo II, che dedicò un’inte- ra lettera alla santificazione del Giorno del Signore, ebbe modo di scrivere le seguenti illuminanti paro- le su ciò che molti uomini cercano nel mondo, di- menticando che solo in Dio possono trovarlo: «Sto- ricamente, prima ancora che come giorno di riposo, i cristiani vissero il giorno settimanale del Signore risorto soprattutto come giorno di gioia [...]. La Do- menica, in forza del suo significato di giorno del Si- gnore risorto, nel quale si celebra l’opera divina del- la creazione e della nuova creazione, è giorno di gioia a titolo speciale, anzi giorno propizio per edu- carsi alla gioia, riscoprendone i tratti autentici e le radici profonde. Essa non va infatti confusa con fa- tui sentimenti di appagamento e di piacere, che ine- briano la sensibilità e l’affettività per un momento, lasciando poi il cuore nell’insoddisfazione e magari nell’amarezza. Cristianamente intesa, è qualcosa di più duraturo e consolante; sa resistere perfino, come attestano i santi, alla notte oscura del dolore e, in certo senso, è una “virtù” da coltivare» (Dies Domi- ni, nn. 55, 57, corsivi miei). Parole che sono una vera e propria chiosa ad una lapidaria quanto significativa espressione del Salmo 36: «cerca la gioia nel Signore, esaudi- rà i desideri del tuo cuo- re» (36,4). Che Dio aiuti, tutti e ciascuno, a risco- prire in Dio solo la fonte della gioia, come ben sa- peva Colei che sapiente- mente cantò: «Il mio spi- rito esulta in Dio mio Sal- vatore» (Lc 1,47).  14 - Il Settimanale di Padre Pio - 10 giugno 2012 - n. 23

← Documenti e opuscoli