Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

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Sesto comandamento i rapporti prematrimoniali

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Mentre la mamma parlava Luigino tratteneva il respiro e, con grosse lacrime che gli scendevano dagli occhi, guardava la sua mam- ma dal volto martoriato. Abbrac- ciandola forte forte le disse: - Grazie, mamma, sei la migliore delle mamme, io ti voglio tanto tan- to bene! - Luigino mio, ora lo sai: sono di- ventata brutta per te, per salvarti la vita. Sono diventata brutta per amore tuo, ma sono felice perché è come se ti avessi messo al mondo per la seconda volta. - Mamma! Tu per me sei la mamma più bella del mondo! Come Gesù, chi ama dona la vita Maria guardò il suo Luigino che aveva capito tutto, e continuò: - Luigino, guarda Gesù Crocifisso: il suo corpo è coperto di piaghe; il suo volto è pieno di sangue; il suo capo è coronato di spine. Era il più bello tra i figli degli uomini, eppu- re guarda come l’abbiamo ridotto. Anche Lui è brutto, è sfigurato dal dolore, ma tu sai perché... - Sì, mamma, tu me l’hai spiegato. Gesù ha sofferto tanto, è stato in- chiodato sulla croce per nostro amore, per riparare i nostri peccati. Ma Gesù è tanto bello anche così. - Sì, Luigino mio, hai detto bene: Gesù è bello anche così, anzi, è più bello così. - E tu, mamma, sei come Gesù e Gesù è come te, anche Lui è diven- tato brutto per amore, ma a me pia- ce lo stesso. Per me Gesù è più bel- lo così. E anche tu, mamma, mi pia- ci di più così. Cara la mia mamma, ora mi piaci tanto e sento che ti amo più di prima. Non ti cambierei con nessun’altra mamma. - Grazie, Luigino. Non aver mai paura di amare, anche quando l’amore ti spinge fino al sacrificio. Quella notte Luigino dormì se- reno e felice. In sogno vide la sua mamma più bella di una fata, più bella di tutte le mamme del mondo. Quando si svegliò al mattino, era orgoglioso della sua mamma, più che se fosse stata una regina. Con lei andò da Gesù, nel salotto, e... - Grazie, Gesù, per la mia mamma. - Grazie, Gesù, per il mio Luigino. Una lezione che ha portato frutto Coltivato nell’amore vero, quello che sgorga da Gesù e che ri- porta a Lui, Luigino diventò un ra- gazzo in gamba; un cristiano vero, un uomo forte e innamorato di Dio e del prossimo. Un bel giorno sentì dentro che il Signore lo chiamava a donarsi to- talmente a Lui e ai suoi fratelli lon- tani. Ne parlò con la mamma e le disse che desiderava spendere la sua vita nell’amore. Si sentiva chia- mato ad essere sacerdote e missio- nario. La mamma gli disse: - Va’ pure, Luigino, va’ dove vuol man- darti Gesù, va’ a se- minare un po’ di amore in questo mondo che è tanto triste per averlo ri- fiutato o non ancora conosciuto. Il Luigino di ie- ri è diventato Padre Luigi e oggi è mis- sionario di Cristo in una terra lontana. Alla sua mamma, rimasta sola nella bella casa piena di luce e di ri- cordi, in una delle prime lettere che le ha inviato, ha scritto tra l’altro: «Mia cara mamma, quando quella sera, davanti al Crocifisso, mi hai fatto capire quanto ti è costa- to ridarmi la vita, mi hai aiutato a comprendere meglio anche l’amore di Gesù per noi: Gesù ha pagato quel prezzo altissimo perché noi avessimo la vita. Avevo solo cinque anni, ma quella lezione non l’ho più dimenticata. Da allora, Gesù e tu, mamma carissima, siete diventati i più grandi amori della mia vita. Ho capito che senza l’amore vero la vi- ta è solo un triste susseguirsi di an- ni in attesa della morte. E che l’amore sia vero solo quando è di- sposto al sacrificio l’ho capito dalle tue parole sofferte di quella sera, lontana eppure ancora così viva nei miei ricordi. Tu, mamma, mi hai aiutato a capire Gesù come nessun altro ha fatto nella mia vita. Per di- ventare sacerdote ho studiato tanto e letto molti libri, ma il “libro” che più mi ha svelato l’amore di Gesù per noi, sei stata tu, mamma. Oggi tocca a me ricambiarlo e io sono fe- lice di poter fare come hai fatto tu: sto donando la mia vita al Signore per il bene dei miei fratelli. Grazie mamma, per la vita che mi hai da- to... due volte e per tutto ciò che mi hai insegnato. Che Dio e la Madon- na Santissima ti benedicano con tutte le grazie possibili. Grazie an- cora, mamma, e un bacione dal tuo Luigino».  L a serie dei peccati impuri for- malmente e direttamente contrari alla santità del Matrimo- nio è completata da un’altra gra- vissima fattispecie oggi quanto mai diffusa: i rapporti prematri- moniali. Sotto questa categoria rien- trano i contatti a carattere preci- puamente sessuale che si intrat- tengono nel tempo precedente il Matrimonio, con una gradazione di intensità che, ferma restando la materia grave comune a tutti, vanno dal bacio cosiddetto “pro- fondo” fino al peccato di fornica- zione in senso stretto (la vera e deve operare un discernimento, da parte dei fidanzati, su due di- stinte ma complementari questio- ni: primo, se si abbia la vocazio- ne al Matrimonio, cioè a vivere l’amore nella forma della dona- zione totale ed esclusiva a una creatura, alla cui felicità si dedica e offre la propria vita, e a collabo- rare con Dio nel grande compito della procreazione; secondo, se la persona che si sta frequentan- do o verso cui si nutre stima, in- teresse, simpatia, è davvero la persona con cui Dio vuole che ci si formi una famiglia. Il fidanza- mento, in questo senso, è neces- sariamente e intrinsecamente ca- ratterizzato dalla precarietà, dal- l’incertezza e da una certa liber- propria congiunzione carnale al di fuori del Matrimonio). Prima di scendere nel parti- colare, è bene fare qualche pre- messa sul fidanzamento nel dise- gno di Dio, perché nell’attuale cultura pansessualista, libertina e permissivista, senza dubbio alcu- ne indicazioni della morale catto- lica potrebbero, a un osservatore poco formato, sembrare rigide, eccessive o anacronistiche. Ma così non è. Il fidanzamento, nella pro- spettiva di ciò che abbiamo am- piamente descritto nelle puntate precedenti, è un tempo in cui si n. 37 - 23 settembre 2012 - Il Settimanale di Padre Pio - 15 È facile confondere il fidanzamento come un’anti- camera assai prossima al Matrimonio, credendosi capaci di diritti sull’altro, o pensando di già ap- partenersi reciprocamente, anche fisicamente. Niente affatto: il percorso pre-matrimoniale esige una purissima castità, a salvaguardia del rispetto e dell’amore vero per l’altro. di Don Leonardo M. Pompei quarta puntata 14 - Il Settimanale di Padre Pio - 23 settembre 2012 - n. 37

n. 37 - 23 settembre 2012 - Il Settimanale di Padre Pio - 17 colpa grave), il suo non pote- va essere un peccato mortale (passibile di inferno), e quin- di da espiare in Purgatorio, come tutti gli altri peccati ve- niali. Un’espiazione così lun- ga e, presumibilmente, dolo- rosa è dunque motivata solo dall’estrema gravità della ma- teria di questo peccato. Ri- flettano i molti che sottovalu- tano l’impurità, che pensano sia normale avere rapporti a Si pensi, per comprende- re la gravità dei rapporti pre- matrimoniali, alla vicenda eroica della grande santa pon- tina, la piccola Maria Goretti, che subì un’orrenda uccisione con 14 colpi di punteruolo per non cedere a una violenza carnale e che, sotto i colpi, aveva come unica preoccupa- zione quella di tenere abbas- sate le sue vesti, come ebbe a testimoniare lo stesso aggres- sore, Alessandro Serenelli. Si badi, a questo proposito, alla speculare vicenda, alquanto sconvolgente, dell’amica di suor Lucia Dos Santos, di cui sappiamo il nome “Amelia”, della quale la Madonna, ri- chiesta dalla veggente, disse nella prima apparizione di Fatima (13.05.1917) che sa- rebbe dovuta rimanere in Pur- gatorio fino al giudizio uni- versale. Si trattava di una gio- vane ragazza che, a differen- za di santa Maria Goretti, di fronte a un tentativo di vio- lenza carnale, per paura di es- sere uccisa, non si ribellò al suo aggressore. Perché una espiazione così lunga? La ri- sposta, per chi conosce un po’di catechismo, è molto semplice: mancando il deli- berato consenso (anche se la ragazza aveva la piena avver- tenza che l’impurità è una 16 tà, di cui i fidanzati non solo pos- sono ma debbono sentirsi in con- dizione di poter usufruire. L’ap- partenenza reciproca non solo non è piena, ma semplicemente ancora non c’è. È questo il moti- vo per cui i grandi maestri di spi- rito hanno sempre consigliato di evitare fidanzamenti precoci o eccessivamente lunghi. È neces- sario il raggiungimento di un’età matura in cui si sia già fatto un minimo di chiarezza circa lo sta- to di vita da scegliere. Inoltre, prima di impegnarsi seriamente in un fidanzamento vero e pro- prio, bisogna operare una prima sommaria valutazione della per- sona che si ha dinanzi, certo non sufficiente, ma comunque non del tutto mancante. Alla luce di tale dottrina, i moralisti cattolici (tra cui si di- stingue per chiarezza e lucidità di pensiero sant’Alfonso M. de’ Li- guori) hanno sempre insegnato che lo “spazio” per eventuali “ef- fusioni” tra fidanzati è ristretto al- l’affettività, ma è precluso quan- do si invadono gli ambiti della sensualità o sessualità in senso stretto. Ciò semplicemente per- ché, fino al Matrimonio, i fidan- zati non appartengono l’uno all’altro e non hanno quindi al- cun diritto delle nostre nonne e oggetto di insegnamento molto chiaro e severo da parte dei santi (cele- bre è il caso di san Pio da Pie- trelcina che negò l’assoluzione a una sua figlia spirituale che, solo una settimana prima del matrimonio, cedette alla tenta- zione di dare un bacio al fidan- zato!), ma costituisce una vera e propria pronuncia dogmatica da parte di papa Alessandro VII. Ai suoi tempi i teologi lassisti inse- gnavano che un bacio dato sen- za il pericolo di “ulteriori con- seguenze” fosse peccato soltan- to veniale (si badi: neppure i lassisti pensavano che non fosse peccato, ma che fosse peccato “soltanto veniale”). Il Papa, tut- tavia, respinse tale dottrina con- dannando esplicitamente la se- guente proposizione: «Probabi- le è l’opinione che dice che sol- tanto veniale è un bacio per pia- cere carnale e sensibile che vie- ne da esso, fin quando non c’è pericolo di ulteriore consenso o di polluzione» (Denz. 2060). La sentenza di trova nel Denzinger, che, come tutti i teologi sanno, raccoglie le proposizioni vinco- lanti in materia di Fede e di Mo- rale. Nessuno dunque può osare opporvisi o conte- starla. sul corpo dell’altro, che anzi de- vono rispettare e custodire con somma castità e purezza, anche perché potrebbe accadere che qualcun altro, e non il soggetto interessato, sia quello che dovrà unirsi in Matrimonio con colui con cui si sta insieme. Rebus sic stantibus, se pos- sono ritenersi leciti alcuni gesti con cui i fidanzati esprimono ca- stamente il loro affetto reciproco scambiandosi tenere e pulite ef- fusioni, la soglia si alza inesora- bile quando all’affetto subentra la passione o la libido, che nel periodo prematrimoniale deve essere contenuta, controllata e sacrificata in nome della custodia dell’amore autentico. Non solo, dunque, il vero e proprio rappor- to more uxorio (fornicazione), ma anche i gesti a carattere ses- suale atti a stimolare il piacere venereo (tutti, nessuno escluso – il lettore ovviamente capirà) co- stituiscono ciascuno e singolar- mente un vero e proprio peccato mortale, anche quando non con- segua direttamente il raggiungi- mento del piacere fisico. Che il bacio profondo fosse peccato mortale era non solo patrimonio c o m u n e dodici anni (cosa purtroppo non rara), o che sorridono di- nanzi ai pochi giovani corag- giosi che hanno la forza di mantenere la castità. Su que- sta materia non si scherza: è sempre grave e intrinseca- mente cattiva. Come diceva- no i teologi classici, è sempre da ricordare che “in re vene- rea non datur parvitas mate- riæ: in tema di piaceri venerei non esiste materia lieve”. 

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