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Sesto comandamento l omosessualita
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n. 24 - 19 giugno 2011 - Il Settimanale di Padre Pio - 13 12 - Il Settimanale di Padre Pio - 14 ottobre 2012 - n. 40 L’Apostolo Paolo, con la radicalità che lo caratterizza e che oggi scandalizzerebbe molti, mostra in modo inequivocabile co- sa sia l’omosessualità agli occhi di Dio: un orribile peccato che contraddice una legge inviolabile da Lui inscritta in ogni uomo. È questo il vero scandalo! di Don Leonardo M. Pompei L a terza se- rie di im- purità, che abbiamo individuato a suo tempo nel sommario intro- duttivo alla presente disamina, era quella relativa ai comporta- menti che offendono direttamen- te la legge naturale, dando vita ad una serie di vere e proprie aberra- zioni sommamente invise all’Al- tissimo. Il Catechismo tradizio- nale ha unificato questa fattispe- cie nella categoria del «peccato impuro contro natura», che per la sua straordinaria gravità rientra nei quattro peccati che «gridano vendetta al cospetto di Dio» (in- sieme all’omicidio volontario – in cui ovviamen- te è da comprendere l’aborto –, all’oppressione dei poveri e alla frode della giusta mercede agli operai). Il fatto che gridino ven- detta al cospetto di Dio significa che essi rappresentano una sorta di “provocazione” della divina Giustizia che, pur essendo ordi- nariamente lenta a punire e incli- ne alla clemenza, non può tutta- via non intervenire assai severa- mente contro questi crimini, non solo con punizioni esemplari nel- l’altra vita, ma anche con gravi castighi in questa presente. Prima di addentrarci in questo scabroso ma purtroppo attualissi- mo argomento, è bene citare un passaggio della Lettera di san Paolo ai Romani che a suo tem- po abbiamo volutamente omesso di riportare, riservandone la pre- sentazione alla sede – questa – più consona e opportuna. Scrive l’Apostolo delle Genti: «Perciò Dio li ha abbandonati all’impu- rità secondo i desideri del loro cuore, sì da disonorare fra di lo- ro i propri corpi, poiché essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno vene- rato e adorato la creatura al po- sto del Creatore, che è benedetto nei secoli. Amen. Per questo Dio li ha abbandonati a passioni in- fami; le loro donne hanno cam- biato i rapporti naturali in rap- porti contro natura. Egualmente settima puntata C ari sacerdoti, i confessionali sono disertati perché voi non recitate mai il Rosario, o lo recitate ben poche volte. Non ci avete forse voi insegnato che il Rosario apre i cuori più indu- riti al pentimento, e apre anche le porte dei confessionali? Cari sacerdoti, se non amate il Rosario, non amate nemmeno il confessionale. E, purtrop- po, rischiate di non frequentarlo, né come peni- tenti né come confessori. Oh, quanto ciò ci addo- lora! E quanto, non osiamo pensare, addolora i Cuori Sacratissimi di Nostro Signore e della gloriosis- sima Vergine Maria! Cari sacerdoti, se non pregate e se non fate pregare il Ro- sario, il Signore e la Vergine Maria sono costretti a farlo fare a noi laici; ma noi non abbiamo il potere che avete voi! Ve ne supplico, mentre mi chino a baciare le vo- stre mani consacrate: amate il Rosario! La Corona scorra costantemente tra le vostre mani e, profu- mando di crisma perché da voi toccata, sia innal- zata con la vostra destra nell’atto santo di bene- dire. La corona del santo Rosario in mano no- stra è un’arma potente, in mano vostra è poten- tissima! Cari sacerdoti, noi poveri laici vi stiamo a guardare. Tutto quello che voi dite o fate, noi, consapevolmente o inconsapevolmente, lo diciamo e lo facciamo. Abbiamo bisogno di vedervi inginocchiati mentre sgranate tante Ave Maria, per poter anche noi recitare innu- merevoli Ave Maria; abbiamo bisogno di sentirvi lodare il Rosario, per poterlo anche noi esaltare; abbiamo bisogno che siate santi, per esserlo anche noi! Vi prego, ascoltate il nostro grido! di un laico preoccupato
n. 40 - 14 ottobre 2012 - Il Settimanale di Padre Pio - 15 14 - Il Settimanale di Padre Pio - 14 ottobre 2012 - n. 40 e in non poche culture. Mai però si era giunti all’aberrazione di una loro approvazione legislati- va, con equiparazione dei diritti alla famiglia naturale e perfino, in non pochi Stati d’Europa, con diritto di adozione (cosa, peral- tro, caldamente auspicata dal- l’attuale sindaco di Milano). Personalmente penso che nulla come questa materia rappresenti la cartina tornasole del degrado a cui è giunta una cultura che ha voluto defenestrare Domine Id- dio con tutti i suoi annessi e con- nessi, pavoneggiandosi dietro improbabili autoencomi di civil- tà, modernità e progresso. Il chiamare bene il male e male il bene è diventata abitudine con- sueta, sotto lo sguardo timido e spesso impaurito dei cristiani, incapaci di alzare la voce e di- mentichi del monito di un Santo uomo di Dio che qualche tempo addietro ammoniva: «Il male di- laga anche per colpa di coloro che, dovendo denunciarlo, tac- ciono». È noto come anche alcu- ni membri della classe politica che si definiscono “cattolici” hanno, pur fra molti ipocriti (per non dire ridicoli) “distinguo”, manifestato atteggiamenti di “ci- vile apertura” e tolleranza verso questa materia. La Chiesa, che grazie a Dio non si identifica con alcuni discutibili uomini di Chiesa o membri di essa, ha sempre continuato a mantenere alta la bandiera della verità, af- fermando la distinzione tra pec- cato e peccatore e ribadendo la duplice condanna sia dei com- portamenti e degli atti omosses- suali, che degli atti di odio, ingiu- sta discriminazione, violenza od oppressione compiuti nei con- fronti delle persone vittime di questo peccato che essa, al pari di altri peccatori, considera come destinatari privilegiati delle sue cure amorevoli tese a sottrarli dal- le spire sataniche e dai magli di questi orridi vizi, ben ricordando le parole dell’Apostolo, secondo le quali «gli autori di tali cose meritano la morte» (ossia pecca- no mortalmente e quindi vanno incontro alla morte eterna). La legge naturale è il luogo pri- mo in cui si manifesta per tutti, cattolici e non cattolici, atei e cre- denti, orientali e occidentali, il volere dell’Altissimo. Il Creatore di tutte le cose ha stabilito delle leggi inviolabili e categoriche, il cui stravolgimento comporta solo miseria, degradazione, disordine e immoralità. Nessuna legge e nessuna cultura potranno mai ren- dere lecito il vizio e il peccato. Speriamo che presto i cristiani, soprattutto i cattolici, ritrovino il coraggio della testimonianza, non temendo, come ci esorta Gesù, coloro che potranno anche arriva- re a uccidere il nostro corpo, ma piuttosto Colui che ha il potere di gettare corpo e anima (dei pusilla- nimi) all’inferno. Vergognarsi di Lui e delle sue parole per paura di passare per obsoleti o incivili, vorrà dire accettare che quando ci troveremo al suo cospetto anche Lui si vergognerà di noi... che ci siamo vergognati di alzare la voce per stigmatizzare ciò che è real- mente e assolutamente vergogno- so. anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la pu- nizione che si addiceva al loro traviamento. E poiché hanno di- sprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balìa di una intelligenza depravata, sic- ché commettono ciò che è inde- gno, colmi come sono di ogni sorta di ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d’invidia, di omicidio, di rivalità, di frodi, di malignità; diffamato- ri, maldicenti, nemici di Dio, ol- traggiosi, superbi, fanfaroni, in- gegnosi nel male, ribelli ai geni- tori, insensati, sleali, senza cuo- re, senza misericordia. E pur co- noscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meri- tano la morte, non solo continua- no a farle, ma anche approvano chi le fa» (1,24-32). San Paolo si sta riferendo ai pagani, che afferma essere stati “abbandonati da Dio all’impuri- tà” e a «passioni infami», men- zionando successivamente, in modo abbastanza chiaro ed espli- cito, la duplice forma di omoses- sualità (femminile e maschile), dichiarando che ciò costituisce un’alterazione del «rapporto na- turale» tra uomo e donna, tipica di «un’intelligenza depravata» e accompagnata, ordinariamente, da un’altra inquietante sfilza di gravi peccati. La pericope si chiude stigmatizzando come col- pevole non solo chi opera simili abominazioni, ma anche chi le approva. Il linguaggio è crudo e forte, chiaro e netto, senza esitazioni o tentennamenti. Oggi lo si definirebbe, senza ombra di dubbio, “politica- mente scorretto” nel modo più assoluto. L’Apostolo sa- rebbe senz’altro oggetto di denunce penali e, presumibil- mente, di condanne esemplari da parte di qualche “zelante e moderno” Tribunale. Di cer- to, ciò che appare palese è la distanza, grande, troppo gran- de, tra simili affermazioni e l’acquiescenza, spesso conni- vente, sempre codarda e con- dannabile, di non pochi catto- lici dinanzi alle pretese, sem- pre più dilaganti, di innume- revoli lobbies omosessuali di far dichiarare la “normalità” di comportamenti che rappre- sentano una evidentissima al- terazione delle più elementari norme del diritto naturale. Queste devianze, che una vol- ta (ora non più) erano ricono- sciute come tali anche dai manuali di psichiatria, ci sono sempre state durante la storia