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Sesto comandamento la contraccezione

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A cosa serve l’unione se non porta con sé il desiderio della fecondità? A nulla giova un albero che non porta fiori né frutti: è un grave delitto, un disprezzo alla vita, una ste- rilità voluta, non solo fisica, ma persino spirituale, poiché nutrita dall’egoismo del solo piacere sessuale. di Don Leonardo M. Pompei I l secondo genere di atti impuri è quello dei comportamenti contrari alla concezione della vita come frutto naturale dell’amore umano tra un uomo e una donna. Si tratta dell’attualissimo e deli- catissimo tema della contracce- zione e di quelli, speculari ma non meno gravi e inquietanti, delle tecniche artificiali per forzare o pilotare il concepimento della vita umana, di cui peraltro abbiamo già in larga parte accennato du- rante la trattazione del Quinto Co- mandamento. Nella visione cristiana del- l’amore tra uomo e donna, la vita, come la dottrina classica sul Ma- quinta puntata trimonio sapientemente inse- gnava, è vista come il bene principale e assolutamente pri- mario dell’unione coniugale, quasi come la sua determinante e imprescindibile ragion d’es- sere. Il fratello sacerdote di san- ta Giovanna Beretta Molla, in un’intervista rilasciata all’inter- no di uno splendido documen- tario sulla figura della sorella santa, ebbe a dire che “per la Gianna” ogni nuova vita conce- pita era una festa, un evento che la riempiva di gioia, di cui avvi- sava tutti i parenti e amici per invitarli a rallegrarsi con lei, aggiungendo che per ricevere una vita in dono non esitava ad elevare continuamente fervide preghiere a Dio, convinta co- m’era che la fecondità sia se- gno di grande benedizione e che procreare vuol dire permet- tere a Dio di creare un’anima destinata alla Vita eterna. La vi- ta non deve, pertanto, e non può per nessun motivo essere pen- sata come una preoccupazione, un fastidio, una minaccia o, nei casi peggiori, una disgrazia, un male da evitare ad ogni costo (anche quello sciagurato ed estremo dell’aborto) o da cui difendersi in ogni caso e con ogni mezzo. Questa mentalità di morte, tanto coraggiosamen- te denunciata dal beato Giovan- ni Paolo II nella splendida enci- clica Evangelium vitae, deve essere condannata, combattuta, denunciata e boicottata con ogni mezzo lecito e le famiglie cristiane, quelle poche che re- stano, devono osteggiarla non a chiacchiere, ma coi fatti e nella verità, vivendo l’apertura alla vita nella dimensione massima- mente auspicata da Dio e dalla Chiesa: accogliere, come hanno promesso nel giorno del Matri- monio, tutti i figli che Dio vor- rà donare loro, non quelli che loro vogliono, scelgono o “si programmano”, peraltro quasi sempre col contagocce. I crimini contro la vita, perché tali sono i mezzi con- traccettivi, sono, in ordine di gravità: la spirale, la steriliz- zazione diretta, la pillola anti- concezionale, il preservativo e, cosa ignorata da moltissimi fedeli (e parlo per lunga espe- rienza pastorale), l’interruzio- ne anticipata dell’atto coniu- gale. Vedremo che anche l’uso dei cosiddetti “metodi natura- li”, per essere conforme alla Legge e ai voleri di Dio, ri- chiede l’esistenza di alcune condizioni soggettive da parte dei coniugi. Di tale materia parlò a chiare lettere il papa Paolo VI nella combattutissi- ma e contestatissima enciclica Humanae vitae, i cui chiari e coraggiosi insegnamenti sono stati pienamente recepiti dalla nuova edizione del Catechismo del- la Chiesa Cattolica. Prima di Paolo VI un altro Papa del secolo scorso, Pio XI, scrisse parole illuminanti nel- l’enciclica Casti connu- bii, che avremo modo di citare ampiamente. Prima di scendere nel merito delle sin- gole fattispecie, mi per- metto, anche qui alla luce di innumerevoli esperienze pastorali, di segnalare che la confusione e l’ignoranza in questa materia largheggiano e che sembra che più di qualche ministro si senta autorizzato a di- sattendere totalmente le indi- cazioni del Magistero in mate- ria, contribuendo a confermare nel peccato mortale le coscien- ze dei fedeli, peraltro non sem- pre in buona fede, dato che spesso vanno in cerca di con- fessori di manica larga e senza troppi scrupoli. L’ampia diffu- sione di costumi perversi nella società contemporanea, in questa come in altre fattispecie del Sesto Comandamento, non toglie minimamente forza e vi- gore vincolante alla Legge di Dio; ne rende solo, purtroppo, un po’ più difficile l’osservan- za, esigendo dai fedeli lo sfor- zo e il coraggio di andare con- trocorrente, tenendo alta, sen- za paura e vergogna, la bandie- ra della santa Fede cattolica. Il più grave tra i mezzi contraccettivi è la spirale, per- ché il suo compito non è quel- 14 - Il Settimanale di Padre Pio - 30 settembre 2012 - n. 38 n. 38 - 30 settembre 2012 - Il Settimanale di Padre Pio - 15

C on san Girolamo, nativo di Stridone, in Dalmazia (†419), ci troviamo davanti a uno dei colossi della patristica sia per volume di produzione, sia per profondità di pensiero. È infatti uno dei quattro più grandi Dottori della Chiesa occi- dentale e la sua fama trapassò i secoli per l’opera immensa di traduzione della Bibbia dall’ebraico e dal greco in latino, ope- ra che fu poi chiamata “Vulgata” e che è arrivata fino a noi in tutti i testi liturgici e teologici fino al Concilio Vaticano II. San Girolamo era sicuramente l’ecclesiastico più colto del suo tempo, con la sua grande passione per lo studio del- di Padre Luca M. Genovese, FI La Vergine delle vergini, colei che ha donato tutta se stessa al Creatore, ha consa- crato pure tutto il suo corpo a Dio, rendendosi suo tempio purissimo, incontaminato. Solo lo Spirito Santo varcò le sue carni immacolate, con- fermando e perpetuando la sua altissima verginità. lo di impedire che l’uovo sia fe- condato dal seme maschile, ma quello di impedire l’annidamen- to dell’uovo fecondato. In altre parole ogni volta che la spirale realizza il suo effetto, lo fa, pra- ticamente, attraverso la realizza- zione di un micro aborto, produ- cendo, sul piano degli effetti, lo stesso sciagurato effetto della co- siddetta “pillola del giorno do- po”, la famosa RU486. Conse- guentemente, le donne che si macchiano di tale crimine (di cui rispondono, ovviamente, anche i mariti consenzienti), rispondono davanti a Dio di trasgressione non solo del Sesto ma anche del Quinto Comandamento, giacché è dottrina comune tra i dottori cattolici che l’infusione dell’ani- ma razionale da parte di Dio av- viene al momento del concepi- mento, ossia dal momento in cui i due gameti (maschile e femmi- nile) si fondono nello zigote; per- tanto, impedire l’annidamento di un ovulo fecondato equivale a sopprimere una vita umana inci- piente. Gravissimo, inoltre, è il ricor- so alla sterilizzazione diretta, pur- troppo non infrequente anche in Italia e, come tristemente noto, diffusa e imposta per legge da parte di alcuni sciagurati governi di nazioni straniere. Il fatto è gra- vissimo per la sua definitività e ir- reversibilità, togliendo radical- mente al peccatore la possibilità di emendare il suo errore con una successiva conversione, che gli consenta di tornare sui suoi passi aprendosi di nuovo all’accogli- mento del dono della vita. Segue, per gravità, la pillola anticoncezionale, peccato princi- palmente della donna, a cui è equiparabile il ricorso al preser- vativo, che costituisce un pecca- to principalmente dell’uomo. Si sappia bene che, in entrambi i ca- si, il coniuge innocente, per non farsi complice di tale peccato, è tenuto a non acconsentire all’atto coniugale, vigendo in questo ca- so l’obbligo grave di obbedire a Dio prima e più che al proprio coniuge, per quanto lo si ami e lo si desideri. Per questo non ci si può nascondere dietro il “mia moglie non ne vuole sapere” né dietro il marito che non vuole as- solutamente sentir parlare di fi- gli. È necessario armarsi di santo coraggio evangelico ricordando le parole di Gesù: «Chi ama il padre o la madre, il figlio o la fi- glia, la moglie o il marito più di me, non è degno di me». Infine qualche parola sul- l’interruzione del rapporto, pec- cato antichissimo e severamente stigmatizzato già nella Sacra Scrittura, al capitolo 38 del libro della Genesi (cf. 38,4-10). In es- so si legge che un certo Onan si univa a sua moglie e «disperdeva [il seme] per terra». Lapidaria- mente la Genesi sentenzia: «ciò che faceva non fu gradito al Si- gnore ed egli lo fece morire». Come già ho accennato, ripeto che molti fedeli ritengono tale peccato mortale “un metodo natu- rale”, lecito e consentito per evi- tare la vita. La verità è che l’uomo che lo fa è sempre responsabile di peccato mortale, così come la moglie che glielo chiede o che, sapendolo, vi acconsente. Solo la donna che, dopo aver tentato di dissuadere il marito da tale per- versa condotta, si unisce a lui spe- rando che egli non faccia questa azione cattiva è scusata, secondo gli autori probati, da peccato mor- tale. Fermo restando tuttavia il suo dovere di insistere con lo spo- so perché desista da tale pratica, non è escluso, in caso di continua pertinacia e recidiva, e sempre previa consultazione del confes- sore, il ricorso alla negazione del- l’atto coniugale, che in questo ca- so avrebbe una giusta motivazio- ne.  n. 38 - 30 settembre 2012 - Il Settimanale di Padre Pio - 17 16 - Il Settimanale di Padre Pio - 30 settembre 2012 - n. 38

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