Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Audio · Radio San Giuseppe

Il Santo nome di Giuseppe

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Gentilissimi ascoltatori di Radio San Giuseppe, ben ritrovati a tutti sulle frequenze della web radio dedicata al Più Santo dei Santi. Questa sera, gentilissimi ascoltatori, cominciamo da un lato un nuovo ciclo di catechesi, dall'altro si tratta di una prosecuzione di un tema, che è la santità straordinaria di Giuseppe, il Più Santo dei Santi, che abbiamo già aperto, come ricorderete, utilizzando il testo del padre Angel Pegna.

Testo che abbiamo concluso qualche tempo fa, non troppo, ma che adesso desidereremmo idealmente proseguire, diciamo così, attraverso la testimonianza stavolta di un grande beato, che è Bartolo Longo. E' uno dei più grandi, beati per ora dobbiamo dirgli, devoti della Madonna che la storia abbia conosciuto, penso che tutti sappiate, era un avvocato, tra l'altro ex satanista e spiritista, vissuto verso la fine del 1800, seconda metà del 1800, poi convertitosi e poi diventato ferventissimo zelatore delle glorie della Madonna e del Rosario, in modo particolare.

In modo particolare, nonché promotore e costruttore di quel capolavoro dell'arte barocca, che è il Tempio in Onore della Madonna e del Rosario di Pompei, al cui centro è incastonata, come penso che sappiate, la miracolosa, per quanto esteticamente non proprio entusiasmante, effigie della Madonna e del Rosario di Pompei.

Il beato Bartolo Longo, come era un pochino nel suo stile personale, è anche un pochino un pochino un pochino un pochino un pochino un pochino un pochino, un po' nello stile dei libri spirituali dell'epoca, ancora molto impregnati di quella che si chiama la devozio moderna, è in realtà un florileggio di devote meditazioni, utilizzabili prevalentemente, ma non solo e non esclusivamente, per il mese di marzo, che però cercano di mettere in luce, in varie forme, l'eccellenza e la grandezza di San Giuseppe.

Il testo... Il testo è pensato come un testo di meditazione, però ripeto, i suoi confini di applicazione sfuggono da quello che può essere un ottimo esercizio, che è la prima meditazione delle virtù di San Giuseppe per il mese di marzo. Questo tra l'altro è consigliabilissimo per chi fa la meditazione.

Unitamente io suggerisco... Se mi posso permettere di santificare il mese di marzo con il sacro manto per 30 giorni consecutivi, chiedendo a San Giuseppe, mi raccomando, fatelo per questo santo mese a lui dedicato, una grazia grossa. Voi sapete che 30 giorni di sacro manto consecutivi ottengono da Dio qualunque grazia, a meno che non si tratti proprio di cosa che Dio non può per nessun motivo concedere, perché riconoscere è essere, come dire, irreversibilmente, come dire, immancabilmente dannosa nei nostri confronti.

L'unico caso in cui, però, se non ci dà quella che abbiamo chiesto, ce ne darà qualcun'altra. Quindi state però tranquilli. Comunque, adesso tornando sul nostro tema, si può tranquillamente utilizzare questo testo, come dire, mettendolo nel flusso, e quindi, delle meditazioni volte a comprendere la straordinaria santità di San Giuseppe.

Come è fatto questo libretto, diciamo così, il metodo delle nostre conversazioni, a mio avviso, può leggermente mutare, nel senso che io leggerei, proprio, velocemente, tanto non impiega più di qualche minuto, la meditazione del Beato Bartolo Longo, riservandomi poi, chiaramente, di riprendere qualche punto e approfondirlo, un po' in chiave catechetica, essenziale, per sottoporlo alla vostra attenzione.

Quindi comincio dalla prima, che è quella che dà il tema, il leitmotiv, alla conversazione di oggi, che è il santo nome di Giuseppe. Abbiamo già visto qualcosa, la volta scorsa, citando anche San José Maria Escrivano, circa l'etimologia ebraica del nome San Giuseppe. Ora, comincio la lettura, quindi, da questo momento, cito il Beato Bartolo Longo.

Ebbene. E' pensiero di molti padri della Chiesa, che Dio stesso sia stato l'autore del nome benedetto di Giuseppe, ispirandolo ai suoi genitori. Infatti, si vede mirabilmente adempiuto nel santo patriarca, ciò che tal nome significa. Il nome Giuseppe, in lingua ebraica, vuol dire accrescimento, ed è il nome che conveniva perfettamente a colui il quale, essendo stato destinato ad essere il casto sposo di Maria ed il padre putativo di Gesù.

Il padre di Gesù, doveva necessariamente crescere in perfezione, come l'antico patriarca, figura di lui, e che fu grande tra i suoi fratelli. Ma vi è ancora di più. Secondo ciò che piamente credono parecchi padri della Chiesa e molti chiarissimi teologi, tra cui il Gersone, l'Isolano e il Suarez, San Giuseppe fu purificato dalla macchia originale e santificato ancora prima di nascere.

Infatti, se Geremia ebbe il privilegio di essere santificato prima della nascita, se San Giovanni ricevette quella grazia come conveniente alla sua qualità di precursore del Messia, non possiamo noi credere che colui che doveva tenere luogo di padre al Salvatore ed essere lo sposo della regina delle vergini sia stato trattato con uguale amore e misericordia?

Se vi fu grande gioia la nascita del precursore del Messia, non doveva del pari essere motivato? Non doveva di gioia la nascita di colui che Dio aveva prescelto a far da padre al suo figlio? Felice Giuseppe, felice la madre tua che ti diede al mondo e quanto dovette essere bello il giorno in cui nascesti.

Gli angeli lo hanno celebrato, quei loro stessi cantici. Anzi, gli autori citati credono giustamente che San Giuseppe fu confermato in grazia e non ebbe mai la disgrazia di offendere il Dio gravemente. Imitiamo San Giuseppe, impariamo alla sua scuola Come tutti dobbiamo comportarci nella vita sociale.

Nonostante tutti i favori celesti di cui egli fu ricolmo, non tralasciò di diffidare di se stesso. La sua virtù, quantunque superiore a tutti i pericoli, temeva dei più leggeri. Il suo cuore non si credette al sicuro, se non fuggendo gli oggetti lusinghieri, anche i meno pericolosi.

Guardate Giuseppe e lo troverete sempre attento sopra se stesso e diffidente delle sue forze. I santi dottori ammirano il suo lavoro. Evidenziano il suo silenzio, come se avesse dovuto temere intemperanze della sua lingua. Evidenziano la sua applicazione al lavoro, come se l'ozio fosse stato per lui un pericolo.

Lodano il suo amore per la solitudine, come se l'aria del mondo avesse potuto alterare la sua virtù. In una parola, il suo continuo lavoro, il suo spirito di orazione, la diffidenza di se medesimo, il suo amore per la ridiratezza, insegnano alle anime che aspirano all'amore di Dio ciò che si deve fuggire, e ciò che si deve praticare per conservarsi nella divina grazia.

Questo è il testo, vedete che è molto breve la lettura della prima meditazione del Beato Bartolo Lungo. Adesso una piccola, diciamo così, un po' più ampia parentesi catechetica di commento. Abbiamo visto per la prima considerazione che secondo molti santi padri, il nome di Giuseppe sarebbe stato scelto da Dio, ispirandolo ai genitori.

Ora, è molto importante, qui parlo particolarmente alle persone che sono sposate e che hanno i figli, o che si sposeranno e che avranno i figli, scegliere con estrema attenzione il nome di battesimo del proprio figlio. È una cosa molto importante, più importante di quanto noi pensiamo.

Noi sappiamo che ogni nome ebraico aveva un significato, però anche i nomi non ebraici hanno dei significati. Per esempio il mio nome, io ringrazio i miei genitori di averlo scelto, ha un significato molto bello, che spero sempre diventi reale e vissuto, perché Leonardo, che è un nome di origine nord-europea, come Riccardo, come Gerardo, come Edgardo, ecco, significa letteralmente come un leone.

Proprio letteralmente, letteralmente vuol dire leone in mezzo al popolo. Se uno proprio volesse... È un nome stupendo! Cioè, il significato di questo nome è stupendo! Quindi, il nome è fondamentalissimo, importantissimo, in tutti quanti i nomi biblici, nella Sacra Scrittura, il nome designa la funzione e la missione.

Ecco, quindi sarebbe sempre opportuno, a mio modestissimo avviso, di dare questo suggerimento. Numero uno. Pregare prima di scegliere un nome. Non andare a scegliere nomi soltanto sulla base del nostro personale gusto, del nostro piacere o del nostro interesse, o perché questo era il nome del nonno, del bisnonno, o cose di questo genere.

Uno. Secondo. Una volta che io abbia una particolare devozione per un nome, non è tanto difficile, oggi abbiamo il web, andarsi a informare del significato di quel nome, perché ogni nome, salvo alcuni nomi romani, che significano poco, purtroppo, perché i romani erano un pochino più spiccioli, per vedere se è un nome buono, cioè se è un nome che io, come dire, darei a mio figlio come auspicio per la sua vita e per la sua missione.

Terzo. Bisognerebbe fare in modo che questo nome sia, possibilmente, un nome santo o di un santo. Voi sapete che una volta, credo che sia validato tutt'ora, anche se oggi, purtroppo, nei seminari non è che si parla più tanto di queste cose, non si poteva battezzare un bambino se non ci avesse avuto il nome di un santo.

Io, per esempio, ho visto in giro, nei registri, faccio il parroco, dei nomi così strani, insomma, che girano oggi, che c'è tutta questa moda, tipo Desiree, tipo Denise, tipo... ma guardate, ne ho viste proprio di tutti i colori, che io non sono mica tanto sicuro che corrisponda nell'albo dei santi, nel martirologio, un corrispondente.

E tra l'altro è un nome unico. Quindi è stato battezzato, forse, con il nome di un non santo, non è una cosa buona. Questo perché andiamo alla quarta raccomandazione. Nel battesimo è quanto mai opportuno recuperare l'antichissima tradizione, anche di questo ringrazio mia madre, dell'aggiungere più nomi rispetto al battesimo, scusate, rispetto al nome principale.

Per esempio, io all'anagrafe sono Leonardo Pompei, ma al battesimo sono Leonardo Maria Enrico. Quindi mia madre ha voluto aggiungere il nome della Madonna. Cioè, io mi chiamo Don Leonardo Maria così non solo perché ho fatto l'atto di consagrazione alla Madonna, perché voi sapete che quando uno fa una consagrazione impegnativa alla Madonna, se vuole, diciamo in privato, può autoaggiungersi, diciamo così, il nome di Maria al proprio nome.

Ma a me, mia madre mi ha fatto questo regalo nel giorno del battesimo. E io ricordo sempre, che una santa suora di clausura, davvero tra le poche sante ancora rimaste anche di quell'ambiente, mi disse, quasi con tono minaccioso, per quanto era perentorio, diciamo così, il suo invito, guarda che quando incontri le coppie che ti pronotano i battesimi, digli sempre che una Madonna gradisce tanto che si unisca il suo nome al nome di battesimo e che per questo sono preparato un autotreno di grazie.

Quindi, il nome è una cosa importante, capite? Molto importante. E chiaramente se io ho come nome di battesimo quattro santi, dal cielo le cose le fanno abbastanza sul serio, quei quattro santi pregheranno per me, per me, in maniera particolare, certamente che i santi pregano per tutti, ma se io scelgo e impongo un nome per una forma di devozione particolare verso un santo, quel santo lo sa, accetta quell'atto, gradisce quell'atto e ricambia quell'atto da santo.

Quindi cominciando a pregare, per l'anima che gli è affidata attraverso il gesto appunto di utilizzare quel nome per chiamarlo. Secondo spunto di riflessione, quindi mi raccomando, non siamo su questo sciocchi o leggeri, perché il discorso dei nomi del battesimo a me sembra, non volendo fare forza insomma il pedante o il petulante a tutti i costi, che rientri sempre in quella, come diceva proprio il beato Bartolongo, un frutto amaro di questi tempi, così scrisse nella sopplica alla Madonna di Pompei, di morta fede e di empietà trionfante, cioè che non c'è segreto più, non soltanto che battezzano i figli quando e ora che prendono moglie, cosa che non si deve fare, assolutamente, i figli vanno battezzati il più presto possibile e entro i primi dieci giorni di vita al massimo, diceva il catechismo, il mortale catechismo di San Pio X, e diceva a mio avviso bene, io questo sto cercando di insegnare ai miei parrocchiani, e più di qualcuno grazie a Dio comincia ad ascoltarmi, quindi fare attenzione ecco, cioè i nomi sono importantissimi, nella sagra scrittura e quindi anche nella, cioè se io ci prego, non è affatto escluso che scegliendo un nome il Signore mi ispiri, e io come dire, colga e dia come dire, uno slancio alla creatura che Dio mi affida per compiere la sua missione nel mondo, capite, quindi bisogna fare attenzione, non è un atto da fare a cuor leggero.

Secondo, abbiamo visto il significato del nome Giuseppe che vuol dire accrescimento, no? Qui c'era una sfumatura differente, vedete, è bello questo qui, no? Rispetto all'interpretazione che ne dava San, che gli dava San José Maria Escrivá, no? Qui praticamente dice in che senso accrescimento, cioè nel senso che doveva crescere in perfezione, cioè con l'attrezzatura straordinaria che vedremo subito dei doni di base, diciamo così, di natura e di grazia datigli da Dio per il compimento della sua missione, lui doveva però lavorare e lavorarsi, ecco, per giungere in età matura, quindi quando ha preso poi come sposa Maria, ricevendo quasi contestualmente l'incarico di essere il padre reputativo del figlio di Dio fatto carne, essere già arrivato alla nostra amministratura di santità all'altezza della sua missione.

Ci sono delle missioni nella Chiesa, a volte missioni non necessariamente uno deve cominciare a pensare a delle cose particolari, capito? Pensate alla missione di Santa Giovanna Beretta Molla, per esempio. La missione di Santa Giovanna Beretta Molla era di diventare martire della maternità come Dio vuole, lei è stata canonizzata come mamma di famiglia, io con tutto il rispetto per la canonizzazione, io ho molti dubbi che in Paradiso gli abbiamo dato la palma del martirio perché Santa Giovanna Beretta Molla è morta per far nascere l'ultima figlia, rinunciando a curarsi perché le cure avrebbero posto a repentaglio la vita del bambino.

Ha fatto quattro figli in sei anni di matrimonio. Il fratello racconta che quando sapeva di aspettare andava dal parroco, il fratello prete, a far suonare le campane a festa, no come oggi che se uno rimane incinta sembra che sia la più grossa disgrazia del mondo e che pare che gli sposi cristiani non hanno altro da fare che usare centomila porcherie per difendersi dalla vita nascente come se fosse una minaccia per la loro stabilità economica, per l'equilibrio psichico.

Troppi figli poi piangono, ti danno troppo lavoro e ti fanno venire di salimento nervoso. Questa non è roba data dai figli di Dio. Oppure penso, io sono di Latina, alla grazia che ha raggiunto Santa Maria Coletti a neanche 12 anni di età, martire ancora lei della purezza. Sto parlando di persone volutamente normali, una bambina di 11 anni e Santa Maria Coletti se uno legge la vita non era chissà che cosa.

Noi a volte abbiamo un'idea della santità non proprio consona. Pensiamo questi santi un po' come oggetti da nicchia, che girano con l'aureola già stampata per la testa e che fanno chissà che cosa o che hanno chissà quali grandi segni distintivi. Ti potrebbe passare un santo davanti e tu neanche te ne accorgi, capite?

Perché la santità così come lo splendore delle virtù risuona soprattutto interiormente, capite? Soltanto Dio sa quello che c'è dentro un cuore, no? Santa Maria Coletti era pronta a 12 anni a diventare martire e a morire, a farsi uccidere e lo dico proprio in giorni di strettissima attualità.

Io stamattina ho dovuto stare e lo dico, penso che Antonio me lo concederà, mi perdonerà anche in diretta radio, che stanno per organizzare al Festival di Sanremo una serata con un cantautore notoriamente omosessuale dichiarato, ma fosse solo quello ci sarebbe comunque molto da discutere, ma che ha scritto e composto delle canzoni gravissimamente infamanti e blasfeme contro il nostro Signore Gesù Cristo.

Quindi altro che purezza. Oggi noi stiamo di fronte ad una cloaca a cielo aperto, ma la cosa che preoccupa è che queste cose vengano sbandierate come cose assolutamente normali e guai a chi non si allinea. Il guaio grosso della nostra società, secondo me, è questo, quindi altro che missioni che dobbiamo compiere, che mentre il male si è sempre fatto, queste cose sono sempre esistite.

Cioè, le omosessuali di sesso femminile si chiamano, penso che lo sappiate, lesbi, che perché lesbo è lì, l'isola dove viveva la poetessa greca Saffo che è vissuta molti secoli prima di Cristo, quindi in Grecia era diffusissima questa cosa, anche a Roma, nell'antica Roma era diffusissima, ma erano cose sottobosco o al limite tollerate dall'opinione pubblica, mai però considerate assolutamente alla strego delle altre, incitate, fomentate e alimentate.

Ne farò un altro di posto, perché mi è giunta una foto con un'immagine di Vladimir Putin che ha il coraggio di dire delle cose che nessuno in occidente ha più il coraggio di dire, e la Russia viene da 80 anni di comunismo, in Russia c'è la chiesa ortodossa in prevalenza, non la chiesa cattolica, con tutto il rispetto chiaramente per i nostri fratelli, e Vladimir Putin era come tutti sanno un ex dirigente di alti livelli del KGB, e adesso purtroppo di fatto fa delle cose che fanno scuola, a mio modestissimo avviso, a tante persone dell'Occidente.

Allora, il nome, non vorrei uscire fuori tema, indica la missione, quindi San Giuseppe doveva raggiungere un certo grado di grazia prima di poter compiere la sua missione, e questo è Dio aggiunge, Dio fa crescere. Ora, tutti noi abbiamo da raggiungere questo benedetto grado di grazia, e tornando al discorso di prima, non è ininfluente su questo la tempestività del battesimo, abbiamo sentito punto immediatamente seguente, San Giuseppe fu purificato dalla macchia originale e santificato ancora prima di nascere, allora loro dicono ancora prima di nascere, no, io ho espresso a suo tempo la mia personale opinione, perché anche Angel Pegna dice che San Giuseppe fu pre-santificato, quindi è nato che la colpa originale gli era già stata tolta nel grembo materno, io a mio modestissimo parere ho espresso l'opinione, opinione chiaramente personalissima, che questa cosa sia avvenuta forse nell'istante stesso del concepimento, cioè che ciò che era stato pensato dalle posizioni non immacolatiste per la Beata Vergine Maria, San Tommaso stesso lo dice, quindi ha contratto per un attimo la colpa d'origine che poi gli è stata tolta e poi è stata subito confermata in grazia, io non escluderei che sia avvenuto per San Giuseppe, perché se San Giovanni Battista è stato pre-santificato sei mesi dopo, come dice qui no, come dice non qui, come dice il Vangelo di Luca, e se Geremia citato dal Beato Bartolo Longo, come dice la Sacra Scrittura è stato santificato fino al grembo della madre, prima di formarti nel grembo materno ti conoscevo, inizia così il libro di Geremia, prima che venissi alla luce ti avevo consacrato, se ti ha consacrato vuol dire che ti aveva pre-santificato, quindi vuol dire, d'accordo, allora, ora che hai istituito il sacramento del battesimo, è chiaro che la vita della grazia, va donata a una creatura prima possibile, perché meno ci sta il demonio lì dentro, perché il demonio ci sta ragazzi, cioè non è che uno è posseduto, cioè noi pensiamo sempre alla presenza del demonio, come la possessione diabolica, non è così, la presenza del demonio noi sappiamo che c'è nella nostra anima, semplicemente quando noi non stiamo in grazia di Dio, voi sapete che in teologia si distingue tra due forme di azione, e quindi due corrispettive forme di presenza e di disturbo che il demonio fa alle nostre anime, quella straordinaria, che fa cose contro cui non ci possiamo da soli liberare e difendere, tipo le possessioni, o tipo le ossessioni, o tipo le vessazioni diaboliche, o tipo le infestazioni delle case, che dipendono da una serie di fattori, in modo particolare dalla provocazione, diciamo così, di queste forze esterne, fatta o in maniera mirata da un mago e da un sacerdote di queste bestiacce che abitano all'inferno, oppure indirettamente provocata dalla condotta balurda, gravemente balurda, del diretto interessato, tipo partecipare a una seruta spiritica, adesso non è la sede di approfondire queste cose qui, no?

Quindi quando si sente parlare della presenza del demonio, uno subito comincia a pensare a queste cose, e quindi se qualcuno ne parla troppo, come sottoscritto a quello che dice qualcuno, lo chiamano il diavolista, che vede il demonio da tutte le parti, ma oggi il demonio si vede ben poco in giro, perché un peccato mortale è sufficiente per farmi diventare tempio del demonio, in un certo senso, certamente non è che se io faccio un peccato mortale poi mi vengono gli occhi per aria e comincio a strillare, però nella mia anima non c'è più la grazia di Dio, quindi che significa?

Significa che i miei pensieri, le mie passioni, i miei sentimenti, le mie scelte, sono negativamente influenzate, ancora di più di quanto già avviene per tutti gli uomini, perché abbiamo comunque gli effetti della colpa originale, dal nemico, e quindi c'è pericolo molto facile, altro che di aggiungere virtù a virtù e bene a bene, ma male a male, imperfezione in perfezione, imperfezione in perfezione, peccato a peccato, peccato a peccato, peccato a peccato, capite?

Quindi perché io devo lasciare, nell'anima di mio figlio appena nato, la lagrinfia di satanasso che si può togliere con un gesto che non costa nulla, è facilissimo, che dura un quarto d'ora, che è il sacramento del battesimo, perché? Lo capite perché? Perché non ci si crede a questa cosa qua, non ci si crede, e il demone gongola, e il demone gongola, noi dobbiamo prenderle molto sul serio queste cose, gli spiriti cattivi esistono, e fanno del male, questo non ci deve mettere né l'angoscia, né la paura, perché noi siamo figli di Dio, ma per vivere da figli di Dio, dobbiamo stare in grazia di Dio, quindi dal peccato dobbiamo stare lontani.

Ora, San Giuseppe ha ricevuto la confermazione in grazia, insieme alla pulizia dalla colpa d'origine, cosa vuol dire la confessione? L'ho già detto in altre circostanze, ma lo ripetiamo, no? Confermato in grazia vuol dire che per un particolare dono di Dio, la volontà viene talmente tanto rafforzata e unita a Dio, che nonostante tutte le tentazioni possibili, non commetterà un peccato ad occhi aperti.

Quindi cosa vuol dire? Vuol dire niente peccati mortali, e vuol dire niente peccati veniali, almeno deliberati. In alcuni casi la confermazione in grazia giunge a coprire anche i peccati veniali semideliberati. Cosa vuol dire? Vuol dire che la persona, nella vita terrena, può soltanto compiere qualche imperfezione che gli può scappare, e quasi tutte involontarie.

A volte, in alcuni casi, per esempio questo che certamente avvenne nella Madonna e in Gesù Cristo, ovviamente non soltanto che non c'è nessuna imperfezione, nemmeno involontaria, ma c'è anche la massima perfezione possibile in ogni cosa, in ogni pensiero, in ogni azione compiuta.

Ecco, ora, San Giuseppe, attenzione, questa è una considerazione molto opportuna che fa il Beato Bartolo Longo, ha avuto questi doni, però era segnato dalla colpa d'origine. Quindi per raggiungere una grande perfezione ha dovuto cooperare attivamente con la Divina Grazia, e prendere le opportune risoluzioni.

Lui ne individua tre. Chiaramente queste tre sono da applicare, dico subito, cum grano salis, perché tenete sempre presente che noi oggi siamo laici immersi, sto parlando agli ascoltatori, no? Io non sono un laico, io sono un prete, ma sono un prete diocesano, non sono un frate o un monaco.

Quindi io devo avere dei contatti con il mondo, per forza, perché sono stato inviato da Dio per santificarlo il mondo, e le persone che vivono nel mondo. Quindi io non posso assumere uno stile di vita analogo a quello di un monaco o analogo a quello di un frate che sta chiuso in convento e non ha la responsabilità delle anime che Dio gli affida.

Non posso. Quindi queste cose vanno certamente vissute, ovviamente, cum grano salis. Allora, individua queste. Parto a lungo. il silenzio. il lavoro. la solitudine. Ecco. E quarto, la diffidenza da se stessi. Allora, il silenzio è una componente assolutamente fondamentale della nostra vita.

Io lo capisco, come potete subito dirmi. Don Leonardo, io sono sposato con sei figli, voglio vedere quando lo faccio. Silenzio. D'accordissimo? D'accordo. Sono d'accordo. Però, dei piccoli momenti, anche piccoli, di riflessione, cioè tu sei sposato con tanti figli, magari, vai a lavorare.

Stai in macchina, no? Certo, in macchina, però in macchina io posso stare sentendo la radio, sentendo la musica, oppure in silenzio. Che è chiaro che sentire la radio, sentire la musica, sono cose buone, non sono mica cose cattive. A meno che uno non si sente, come sempre, balordaggini.

Però, se tu, per esempio, avessi delle difficoltà oggettive a trovare degli spazi di silenzio, almeno ogni tanto, spegni sta radio. Perché noi abbiamo bisogno di rientrare in noi stessi. Poi, ognuno ha i suoi momenti. A me, per esempio, ultimamente pare, non è una cosa buona, perché già faccio molto tardi, che mi vengono momenti, insomma, di profonda ispirazione la notte, prima di andare a dormire.

Un guaio questo qui! Perché mi fa andare a letto ancora più tardi di quanto già ci vado, no? E dire che poi la meditazione comunque la faccio la mattina. Però è quel momento in cui uno rierambola, ripensa, sta un po' con se stesso, no? Noi non possiamo essere, pur essendo pienamente immersi nel mondo, e pur essendo oggi, cioè, io veramente non so come facciamo a campare, io so come campo io, continuamente assediati, bombardati di informazioni, di cose, telefono sempre che sta qui e là, messaggi che arrivano da tutte le parti, chat di Facebook, mail a destra e a sinistra.

Quindi figuriamoci se uno, dentro questo contesto, che oggi è, come dire, iperattivo, iperreattivo, non trovasse dei momenti di silenzio. Vai al manicomio. E la voce di Dio non la puoi sentire più. Cioè, sei completamente travolto dentro questo turbinio e dentro questo caos. D'accordo?

Allora, il silenzio e anche i spazi, perché il silenzio io lo devo, come dire, amministrare attraverso dei momenti di solitudine, no? Richiedono una disposizione fondamentale, che è la buona amministrazione del tempo. La buona amministrazione che è possibile sempre, dovunque e comunque.

Noi non dobbiamo dire sempre, non ho tempo. Non è vero che non abbiamo tempo. Perché il tempo, per le cose che ci piacciono, state attenti che lo troviamo sempre. Certo, la vita secondo virtù, geniti gentilissimi ascoltatori, io lo dico sempre anche alle persone che accompagno, ai miei benedenti, ai miei figli spirituali, eccetera, eccetera, no?

Cioè, la vita secondo virtù richiede un po' di impegno, richiede un po' di fatica, richiede un po' di sforzo. Quindi, a volte mi devo strappare un quarto d'ora di silenzio, con i denti, quindi andandolo a ritagliare da qualche parte. Certo che non è facile. Se fosse facile saremmo tutti santi.

Padre Pio diceva che il cammino della santità è bello e produce una grandissima gioia, produce dei grandissimi frutti, ma diceva anche che è difficile. Non è tanto facile, d'accordo? È bello, ecco, ma come tutte le cose belle sono impegnative e per raggiungere dei buoni risultati devi mettere in campo delle forze adeguate, no?

Poi c'era l'applicazione al lavoro. La laboriosità, che è diversa... Voi dovete tenere sempre presente che il buon Aristotele insegnava che la virtù è sempre un giusto mezzo tra due estremi, cioè la laboriosità è il giusto mezzo tra l'ozio e il lavoro disordinato. Ci sono due modi in cui il lavoro è disordinato, eh, due.

O quando si lavora troppo, o quando si lavora male. D'accordo? Lavorare troppo vuol dire che al massimo di ore che si possono dedicare ogni giorno al lavoro sono quelle che possono essere chieste anche a un operaio. Otto, che sono tante. Poi basta. Lavorare 13-14 ore al giorno, come fa qualcuno, non va bene.

Organizzare cose... certo, può capitare, certamente adesso qui non è che noi non siamo, come dice San Giacomo Apostolo, Dio ci ha liberati dalla schiavitù della legge. Noi non ci diamo delle regole ferree che seguiamo coi paraocchi come se fossimo cavalli, no? Quindi può capitare, io penso a un professionista, io anche se sono stato in mezzo a queste cose, c'è una causa, devi preparare l'udienza del giorno dopo, non hai avuto modo di farlo prima, hai per forza necessità di procrastinare un pochino di più il lavoro, e va bene, ma se questo diventa una regola quotidiana, se questo vuol dire lavorare anche le domenica sistematicamente, non essendo obbligato alla situazione, non va bene, è da correggere.

Quindi è una cosa in cui io devo prendere in mano la situazione e portarla dentro i meandri della giustizia e della virtù. Così come lavorare male. Lavorare male vuol dire lavorare in maniera disordinata, caotica, d'accordo? Io penso sempre... quando facevo l'avvocato, tu entravi in alcuni studi legali, e...

c'era una bella scrivania, tranquilla, ordinata, vedevi la persona, vedevi l'avvocato, e in altri non c'erano le carte che... le scrivanie piene di carte, piene di che io non so quello come faceva il lavoraccio e lì in mezzo. La stessa cosa vale per gli uffici, per gli uffici pubblici, per gli uffici dei preti, non ne parliamo, per le sacristie, non ne parliamo.

Dio non si trova dove c'è il disordine, e non lavori bene stando così, non è di dire ah ma tu non ti preoccupare che io nel mio disordine ci capisco tutto benissimo. No, no, non ci capisci niente. Perdi un sacco di tempo. Certo, a tenere le cose ordinate, a tenere ordinata la scrivania e tante cose, anche qui, ci devi, tra virgolette, perdere un po' di tempo, ma è tutto quanto tempo che poi recuperi.

Perché il Romano diceva serba ordinem, c'è un proverbio antico, et ordo serbabit te. Tu conserva l'ordine, e l'ordine ti conserverà. Pensate al tempo che perdiamo, quando, per causa del nostro disordine, magari motivato dalla fretta, ci perdiamo una cosa, una carta importante, e dobbiamo stare mezza giornata a cercarla.

Quanto tempo hai perso? Se tu aprivi il cassetto, riprendevi la cartellina, la rimettevi dove stava, chiudendo il cassetto, avresti risparmiato tutto il tempo che ti sei perso, magari con quel gesto inconsulto che tu facevi. Quindi, immaginate l'officina di San Giuseppe. Domanda che vi faccio, come era l'officina di San Giuseppe secondo voi?

C'erano tutti quanti gli attrezzi per aria, la sega per terra, la viala per terra, la pialla sul banco, non lo so che altro usano, chi caccia viti in giro dappertutto, o era un'officina ordinata, dove a San Giuseppe gli serviva la pialla, andava dove la teneva, prendeva la pialla, lavorava con la pialla, e poi la metteva a posto.

Poi dove serve la sega, vado a prendere la sega, sego, e poi la rimetto a posto. Io sono certo che era così. Quindi, San Giuseppe lavorava sodo, nell'orario d'ufficio si lavora, basta. Non si perde tempo. Lavorava bene, lavorava molto, senza lavorare troppo. Questo vale per tutti i lavori, per questo vale anche per una casalinga, tale e quale identico.

Qualunque sia il lavoro che noi facciamo, fosse anche il più umile, l'operatore ecologico può diventare santo col lavoro che fa, e può applicare questi criteri che ho detto anche in quel lavoro. Anche in quel lavoro. Anche perché si possono tenere in ordine le scopre, cioè adesso voglio fare...

Ma, d'accordo. E poi l'ultima cosa, e concluderei, perché siamo arrivati quasi in fine al nostro tempo, la diffidenza da se stessi. Quindi, nonostante San Giuseppe non era inetto o sciocco, si vedesse particolarmente, e si sentisse particolarmente, come dire, favorito da alcuni doni della grazia, non ha mai, non è mai stato presuntuoso.

Mai. Si è sempre conservato nella Valle Santa dell'umiltà e della diffidenza da se stesso, sapendo, uno, che tutte le cose buone che aveva gli erano state date da Dio. Due, che queste cose doveva custodirle, perché si possono perdere. Non solo. Tre, che queste cose bisogna trafficarle, lavorarle, e impiegarle la parabola dei talenti, perché producano tutti quanti gli effetti positivi per i quali il Signore ha mediato.

Quindi, la grazia non deve rimanere inerta in noi. Questa è la grande dottrina cattolica della sinergia che Sant'Ignazio di Rogliola sintetizzava nella sua famosa frase «Tu fai come se tutto dipendesse da te, sapendo che niente dipende da te». Quindi, c'è una diffidenza interiore verso me stesso.

San Filippo Neri, «Signore, non mi togli mai le mani dalla testa, sennò Filippo se fa turco». Accompagnata dalla coscienza, che io, i doni che ho ricevuto, devo farli fruttificare e devo custodirli. Quindi, fai come se tutto dipenda da te, sapendo che niente dipende da te. Facendo in questo modo, San Giuseppe è arrivato pronto all'appuntamento fondamentale della sua vita.

Il momento in cui Dio, questo lo sappiamo dai Vangeli, attraverso l'angelo, noi non sappiamo concretamente le modalità con cui si sono fidanzati Giuseppe e Maria, sappiamo certamente però che a quel momento San Giuseppe è arrivato pronto e che pronto è poi stato, anche se non senza sofferenza, ad assumersi l'incarico di padre putativo del Figlio di Dio fatto uomo.

Io mi fermerei qui, gentilissimi ascoltatori, spero che sia stato di vostro aiuto spirituale questa conversazione. Ringraziamo il Beato Bartolo Longo, ringraziamo San Giuseppe e cominciamo a prepararci, anche se ci manca ancora un po', a vivere e santificare al massimo possibile il mese a lui dedicato.

Non dimenticando che anche quest'anno deve essere in qualche modo particolarmente dedicato a San Giuseppe perché il primo gennaio quest'anno è stato di mercoledì, è il giorno di San Giuseppe, quindi mi piace pensare e augurarmi che quest'anno San Giuseppe sia particolarmente attento ad aiutarci con la sua intercessione.

Santa settimana e santa notte a tutti. Vi do la benedizione. Ave Maria.

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