Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

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San Giuseppe essere e fare il Padre

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Auguro di nuovo una santa serata e a Maria Maria e a tutti gli ascoltatori. Allora, questa sera rapidamente vorrei concludere la lunga sezione dei dinacoli di San Giuseppe e poi aprire il capitolo seguente che io lo chiamerei una sorta di florileggio, cioè raccoglie alcune, a volte sentenze o brevi aforismi, a volte proprio piccole catechesi, discorsi di alcuni grandi santi della storia della Chiesa riguardanti la figura di San Giuseppe.

Vedremo che ci sono dei piccoli passaggi davvero preziosi, oltre che graziosi, quindi adesso io concludo la lettura dell'ultima sezione del capitolo dei miracoli e poi rapidamente ci apprestiamo ad aprire quest'altra parentesi. C'è un episodio che riguarda Madre Teresa di Calcutta, che dice così Confidiamo nella potenza del nome di Gesù, parole della Beata, ed anche nel potere di intercessione di San Giuseppe.

Agli inizi della nostra congregazione, sto partendo da dove abbiamo finito la volta scorsa, ci sono stati dei momenti in cui non avevamo nulla. Un giorno di grande necessità prendemmo un quadro di San Giuseppe e lo mettemmo all'ingiù. Questo ci ricordava? Ci ricordava che dovevamo chiedere la sua intercessione.

Quando ricevevamo qualche aiuto, il quadro tornava nella posizione corretta. Un giorno un sacerdote voleva stampare delle immagini per stimolare ed accrescere la devozione a San Giuseppe. Venne a trovarmi per chiedermi dei soldi, ma io avevo solamente una rubia in tutta la casa. Dubitai per un attimo se darglielo o no, ma alla fine gliela consegnai.

Pensate, quella stessa notte tornò e mi portò una busta piena di soldi, 100 rubie. Qualcuno l'aveva fermato per strada e gli aveva dato quel denaro per Madre. Madre Teresa. Vorrei far notare la natura fortemente evangelica di questo episodio, perché da un lato ricorda, non so chi di voi è pratico con la Sacra Scrittura, l'esperienza di Elia con la vedova di Saretta, quando fu accolto da questa donna.

Questa aveva soltanto un pochino d'olio e un pochino di farina per sé e per il figlio in tempi di carestia. Accettò di fare il pane prima per Elia e poi per loro. L'unica che mangiò interrottamente durante tutto il tempo della carestia. Ma anche Gesù ci dice nel Vangelo che chi lascia tutto per suo amore, quindi fratelli, case, padre, madre, figli, soldi, eccetera, eccetera, riceverà in questa vita cento volte tanto.

Quindi perché il Signore dà il tutto per tutto. Io conosco tanti episodi, alcuni li ho raccontati, anche di alcuni miei carissimi amici, che hanno vissuto questa la lettera. Tanti anni fa, un mio amico mi raccontò che diede 5.000 lire, che erano ancora le lire a un poveraccio, e c'aveva solo questi in tasca.

Due giorni dopo il papà gli ha firmato per regalo inaspettato e gratuito e non giustificato un bel assegno di 500.000 lire. Quindi Gesù non mente. Quando si fa del bene e ci si fida di Lui, c'è sempre un ritorno più che cospicuo. Con la Banca del Cielo bisogna dargli tanti soldi perché fa un tasso di interesse che è il cento per uno, che penso che nessuna banca attualmente diventa in giro faccia.

Altro episodio. Monsignor Amanzio Escapa, vescovo ausiliare della diocesi di Santo Domingo, nella Repubblica Dominicana, racconta un miracolo accaduto nell'anno 2001 al suo fratello gemello. Mio fratello arriva all'ospedale di Valladolid intubato e più morto che vivo. La prima diagnosi fu polmonite bilaterale causata dalla legionella.

Quest'ultima gli causava emorragie interne. Dopo diverse analisi e ricerche decisero di operarlo allo stomaco. Trascorsi tre giorni lo sottoposero ad emodialisi perché i reni incominciavano a non funzionare. Gli praticarono la tracheotomia. Durante i 48 giorni che rimase in terapia intensiva, in due occasioni contrasse un'infezione da virus ospedaliero.

Rimase ricoverato 71 giorni. Chiesi preghiere a quanti conoscevo. Posso dire che la mia vita in quei momenti era una preghiera continua. L'unico mio punto di riferimento era il tabernacolo, sempre. Chiedevo a Gesù con tutto il mio cuore che si compisse la sua volontà. Avevo messo mio fratello nelle mani di Dio.

E come era normale che fosse, conscio della mia povertà, cercai i miei intercessori presso Gesù. Essi furono la Vergine Maria e San Giuseppe. Pregavo la Vergine con due rosari al giorno. E iniziai a bombardare San Giuseppe insieme alle mie cugine con novene continue. Non eravamo arrivati alla fine di una che mio fratello si presentava una nuova complicazione.

Per ogni complicazione, nuova novena. Cinque in totale. Per ogni richiesta rivolta a San Giuseppe, la relativa situazione difficile veniva superata. Credo che la guarigione di mio fratello sia frutto di un miracolo di Dio e possiedo le testimonianze degli stessi medici che lo seguivano.

Quali furono gli autori del miracolo? Secondo me Gesù l'Eucharistia, il capo, come spiegai alle mie cugine che era il centro, Maria fu la mia avvocata e San Giuseppe il mio intercessore. Per questo il mio cuore è pieno di gratitudine. Prima di tutto verso Dio, poi verso i miei grandi tramiti, la Vergine Maria e San Giuseppe, ed infine per tutti coloro che si unirono a me e mi appoggiarono con le loro preghiere.

A tutti, grazie. Ecco, una piccolissima notazione anche su questo particolare, soprattutto sull'importanza della preghiera perseverante. Questo era un uomo di fede. Cioè, nonostante che ad ogni novena insorgesse un problema ulteriore, anziché dire non serve a niente pregare le novene, non preghiamo più, capiva che proprio grazie alla novena il problema si era risolto.

E quindi ha perseverato nella preghiera fino ad ottenere la guarigione del fratello. Con questo ricordando le parole evangeliche di Gesù, che non basta pregare, ma la preghiera deve essere costante e perseverante. L'episodio che, diciamo così, scusate, verità che rappresenta l'insegnamento fondamentale dell'episodio evangelico, noto come la parabola della vedua importuna, che va a pregare e a importunare, diciamo così, questo giudice iniquo che non voleva fargli giustizia con insistenza, e ottiene quello che voleva, appunto, per la preghiera in esistenza.

L'episodio che Gesù presenta, appunto, in forma di racconto parabolico, proprio per farci comprendere l'importanza della perseveranza e della costanza nella preghiera. E con questo è terminato il capitolo dedicato ai miracoli di San Giuseppe. Apriamo ora quello che, nel tempo, nel testo si chiama Parole di alcuni santi, che io amo definire, è una sorta di piccolo florileggio, ovvero di raccolta di sentenze e piccole catechesi, diciamo così, di alcuni grandi santi, tutti quanti fuori classe, sulla figura di San Giuseppe.

E qui, certamente, cercherò di, in qualche passaggio, uno in particolare questa sera, di, come sempre, trarne spunto e esempio per qualche piccola esortazione catechetica che possa anche un pochettino fungere da riflessione per noi. Primo brevissimo aforisma, breve ma quanto mai significativo, di un grande santo mariano, un padre della Chiesa, Sant'Efrem Diacono, vissuto nel IV secolo, dal 306 al 372, che diceva lapidariamente «Nessuno può lodare degnamente San Giuseppe».

È una cosa grossa questa, perché sapete che innanzitutto noi non possiamo lodare degnamente, e come si conviene, certamente, la Santissima Trinità è Domine Dio, quindi questo è assolutamente in dubbio. Ecco, però ben presto si fece, in strada, nella dottrina ecclesiastica di alcuni scrittori che, anche per quello che riguarda l'Immacolata, si poteva, chiaramente non nello stesso senso e non con la stessa ampiezza, applicare questa frase, no?

«Chi ti può lodare degnamente o Santa Madre di Dio?» Ecco, è un'invocazione anche per chi è devoto alla Madonna della coroncina di 12 stelle di San Luigi Maria Grignon da Montfort, no? Ecco, però già nel IV secolo, ecco, questo padre della Chiesa dava un input per estendere ulteriormente, diciamo, il margine di questa, la portata, insomma, di questa frase, che è una portata grande, quindi perché se non è possibile lodare degnamente vuol dire due cose, o che non ci rendiamo conto della grandezza di colui che stiamo per lodare, oppure che se anche in qualche modo la percepiamo le lodi sono insufficiente per, come dire, colmare il merito di lode che, agli occhi di Dio, questo personaggio avrebbe.

Quindi, nell'uno e nell'altro caso la frase comunque rimane assolutamente vera. Quindi è una sorta, questo aforisma di overture che ci introduce dentro il tema di questo capitolo. Ora, San Giovanni Crisostomo. San Giovanni Crisostomo, grande padre della Chiesa orientale, morto nel 407.

Crisostomo, per chi non lo sapesse, in greco, Crisostomo non era il cognome di San Giovanni, era il soprannome, che viene da chrysostoma, che significa letteralmente bocca d'oro, così soprannominato appunto per la straordinaria, non soltanto eloquenza, ma anche profondità dottrinale della sua predicazione, dei suoi scritti e delle sue catechesi.

Lui affermò riguardo a San Giuseppe Non pensare, o San Giuseppe, che per il fatto che Cristo sia concepito per opera dello Spirito Santo tu possa essere estraneo a questa divina economia, poiché anche se è certo che non hai parte alcuna nella sua generazione e la madre permane vergine in tà, tuttavia tutto ciò che corrisponde all'ufficio di padre, senza tentare in modo alcuno la verginità, tutto ti è dato.

Tu darai il nome al figlio, in quanto per lui farei le veci di padre. Di conseguenza, incominciando dall'imposizione del nome, ti unisco intimamente a colui che sta per nascere. Io, sulla base di queste parole veramente meravigliose di San Giovanni Crisostomo, vorrei adesso soffermarmi un attimo su alcuni punti che ritengo assai importanti.

Il tema della paternità di San Giuseppe, della vera paternità di San Giuseppe, lo abbiamo già varie volte affermato, no? E abbiamo visto che è completamente irrilevante, come San Giovanni Crisostomo nota, il fattore biologico. Io vorrei riprendere un momento queste considerazioni, anche alla luce del particolarmente importante del particolare contesto, diciamo così, storico, sociale e culturale che stiamo attraversando.

Che cosa è essere padre? Allora, noi sappiamo che c'è un celebre detto filosofico, sempre vero, che in latino suona così agitur sequitur esse, cioè l'agire consegue l'essere. Quindi, fare il padre, agire, dovrebbe essere conseguenza dell'essere padre. Essere padre vuol dire essere padre anche in senso stretto, in senso biologico.

E noi vediamo subito che San Giuseppe fa eccezione a questa massima ontologica, quasi, assolutamente fondamentale della vita, perché questa vale sempre. Adesso non è il caso, chiaramente, qui adesso di mettersi a fare una dissertazione che dimostri la veridicità di questo asserto.

Sicuramente, però, nel caso di San Giuseppe, non vale, perché San Giuseppe, in senso stretto, non è il padre di Gesù. Infatti è vero che si chiama sempre padre putativo, cioè padre ritenuto tale. Quindi San Giuseppe ha fatto il padre senza essere padre. Domanda che io faccio agli ascoltatori.

Per quanto riguarda la paternità, non sarà vero, forse, che oltre al caso di San Giuseppe, ci possano anche essere altri casi. Nel senso, io parto da quello che dico sempre ai miei carissimi ragazzi. Io dico sempre allora, guardate ragazzi, dovete sempre ricordare che chi vi vuole bene nella vostra vita, anzitutto, è il Padre Eterno.

Non dimenticatevelo mai. E dopo il Padre Eterno, chiaramente, viene la Madonna. Tutti quanti i personaggi del cielo hanno un amore d'accordo. Ovviamente, subito dopo, dovrebbero venire i vostri genitori. Anzitutto la mamma e poi il papà. E poi io, scherzando ma neanche troppo, gli dico, se permettete, subito dopo vengo io.

Perché non è un caso che i sacerdoti si chiamino padre. Io penso che chi non è sacerdote non possa afferrare fino in fondo questa cosa qui. Vi assicuro che è straordinariamente bello viverlo. E aggiungo, mi metto al terzo posto, cioè dopo mamma e papà, solo a condizione che il papà, oltre che essere papà, faccia il papà.

Altrimenti, lo dico chiaramente tra il serio e il faceto, scherzando, mi candido al secondo posto io. Pur non essendo il tuo padre reale. Ecco, questo perché, per i maschietti, e qui spero che ci siano un po' di giovanotti all'ascolto, fare un figlio, o meglio far fare tra l'altro poi un figlio, perché sono responsabilità che si delogano ad altri, è atto relativamente semplice.

E può tranquillamente non essere affatto un atto di amore. Affatto. E può comportare un'assoluta, come dire, inadempienza, quando non proprio menefreghismo, dei propri obblighi di padre. Quanti uomini ci hanno in giro, sparsi, per vari cantoni, a volte a livello mondiale, figli che non sono mai stati riconosciuti.

Se viene fatto il test del DNA, io vi parlo da ex avvocato, non lo so, se questo uomo muore, un individuo, la madre gli dice guarda che tu sei figlio di quello, perché io sono sicuro che tu sei figlio di quello, e vanno ad aprire la casa e fanno il test del DNA, questo fanciullo avrà i diritti successori esattamente, ed è giusto che sia così, come un figlio legittimo o riconosciuto.

Entrando nell'asse ereditario come successore legittimo. Anche se mai nessuno ha saputo che esistesse. Però è ovvio che quel padre, di padre sa solo il nome, ma il padre non l'ha fatto mai. Perché il fare il padre vuol dire incarnare quella particolare forma di amore molto simile a quella di Dio, che è un donarsi gratuitamente, mettendosi al servizio della persona in maniera autorevole.

Autorevole vuol dire svolgendo l'incarico, il ruolo di punto di riferimento, e quindi di ponte di sicurezza, di autorevolezza. È un bene differente da quello che vuole la donna. Il bene che vuole la mamma è un bene sempre aperto, come dire, tangibile, percepibile, e che sta completamente polarizzato sulla dimensione della dolcezza affettiva.

Invece nell'amore paterno è presente la dimensione in senso positivo dell'autorità. Io che so che Dio mi vuole bene, sono felicissimo che vuole bene sia Dio, perché Dio è l'Onnipotente. Riposare nell'amore di Dio mi dà una grandissima tranquillità e serenità perché sto nelle mani di colui che è il tutto e che tutto può.

L'amore paterno dovrebbe essere questo. Capite che non ha niente a che fare con la dimensione biologica. Vorrei che i ragazzi riflettessero bene. Qualche giorno fa, non so se mi è arrivata una mail, o su Facebook, qualche giovanotto mi ha scritto padre sto in crisi perché non so cosa fare con la mia fidanzata.

Non so fino a che punto mi posso spingere. Sembrano i più grandi problemi di questo mondo. Allora io vorrei dire, amare, è stato scritto anche un libro, ma non serve leggere il libro, è un'arte che si impara. Pensate alla dimensione sessuale di un rapporto a due. Voi sapete che gli atti sessuali si chiamano nel linguaggio comune, penso che si possa dire questa espressione perché la dico senza nessuna sfumatura di volgarità o di sensualità, si dice che due persone fanno l'amore, ma non è vero affatto questo qui.

D'accordo? Perché quegli atti lì, se non sono fatti in un certo modo, con amore e nell'amore, non è affatto fare l'amore. Ma è un carpire e cercare uno dei piaceri più intensi e più violenti, anche se gradevoli, che esiste nella vita terrena. Perché non ha niente a che fare con l'amore, perché è semplicemente un godimento egoistico.

Capite? Attenzione, è proprio quel gesto che rende padre. Quindi io posso diventare padre senza aver amato nessuno. Se non aver amato soltanto uno, se non aver amato soltanto me stesso, compiendo un gesto con la prima persona che magari incontro, semplicemente perché mi andava di godere un po', punto e basta.

Allora, il fidanzamento cristiano, uno dei tanti motivi per cui prevede la dilazione, cioè cosa posso fare con la fidanza, sapete qual è il confine? Allora, tu durante il fidanzamento puoi compiere tutti quei gesti che senza avere diretto coinvolgimento, con la sfera erotica in senso stretto, servono a trasmettere l'affetto.

È uscito da pochissimo, faccio un pochino di pubblicità, il disco di un gruppo di giovanotti italiani che si chiamano i The Sun, il disco si chiama Luce, questi fanno praticamente musica rock con testi a sfondo cristiano, non bigotti, non sono una sorta di canzoni di chiesa tradotti in musica rock, sono dei testi con delle parole profondissime, una canzone si chiama Più del sesso e fa proprio comprendere come una dimensione terra terra dell'erotismo non ti appaga, mentre quando tu sei veramente innamorato un bacetto sulle labbra dato con tutto il cuore può farti toccare il cielo con un dito.

Se tu vivi questo, cominci ad imparare almeno ad amare quella che sarà tua moglie o tuo marito, questo vale anche per le donne, non vale soltanto per gli uomini, e a partire da questo forse avrai una buona struttura per fare quando Dio vorrà il Padre oltre che esserlo, perché non è scontato questo.

L'amore di dedizione comporta una capacità di mettere l'altro davanti a se stesso, ai propri bisogni, ai propri piaceri, ai propri interessi, ai propri egoismi. San Giuseppe è straordinario per questo qui, e questo non tocca nulla all'amore. Io vi parlo da sacerdote, io sono felice di poter vivere certe cose.

Io a volte, in alcuni momenti, posso dire di non... non... non lo dico perché ho paura di essere frainteso, ma l'amore che un sacerdote in cura d'anima sente per le anime è qualcosa di immenso. Io non... non riesco a... a spiegarlo. Però è qualcosa di bellissimo perché ti fa, in qualche modo, comprendere, avvicinare a quello che è l'amore divino.

Perché l'amore divino, cioè Dio ci ama in maniera completamente disinteressata, cioè perché Dio non trae nulla da noi, capite? Anche se noi lo riamiamo con tutto noi stessi. Noi, amando Dio, certo lo facciamo contento, ma lo facciamo contento perché facciamo il nostro bene. Amare Dio è fare del bene a noi stessi.

Non è che Lui può ricevere qualcosa da... da noi, no? Allora, voi capite che l'amore puro, in senso stretto, è quello che dà senza ricevere. Allora, San Giuseppe è padre di Gesù, pur non avendo manco mai sfiorato la Madonna, e sotto certi aspetti, spero di essermi riuscito a far capire, è molto più padre di qualunque altra persona del pianeta Terra, e sotto altri aspetti ama molto di più, come vero sposo, e non si dice marito, insomma, soltanto perché marito implica proprio il riferimento diretto al compimento di certi gesti, più di tutti gli altri sposi della Terra, perché il suo amore nei confronti della Madonna e il suo amore nei confronti di Gesù è completamente scevro da ogni forma egoistica, proprio perché è fuori di quella dimensione.

Cioè, fare l'amore è sempre una cosa difficile, perché comunque quei gesti, ed è anche normale, è anche giusto che sia così, comportano sempre e comunque un ritorno, come dire, gradevole per il soggetto che li compie, no? Quindi è sempre un impegno vivere certe cose dentro un'ottica di donazione totale.

Uno dei tanti motivi, ce ne sono anche altri, per cui si fa questo dopo il matrimonio, perché almeno dopo che io ho promesso di donarti la vita a tempo indeterminato, e donarla solo a te, per te soltanto, c'è comunque una cornice in cui questo gesto avrà almeno a livello oggettivo questo significato, cioè di essere un atto di donazione a te, solo a te, per sempre.

Prima questo non c'è. Capite? Quindi è un linguaggio che può diventare assolutamente distruttivo, quello della sessualità, pur essendo in sé stesso, in quanto dipendente dall'ordine stabilito dal Creatore e dalla volontà di Dio, costruttivo. Capite? Quindi io questo ve lo posso testimoniare.

Il bene che un sacerdote vuole fa capire qualcosa di quello che era San Giuseppe è puro, è disinteressato, e si tocca veramente il cielo con un dito, perché tu vedi soltanto l'anima delle persone. E se uno potesse, se io potessi, me le abbraccerei tutte le persone che ho davanti, me le abbraccerei e me le provo a stridolarle.

Non lo faccio perché non si può fare in questo mondo, perché purtroppo pur avendo un cuore che sente un amore puro, questo cuore abita dentro una carne che è soggetta al peccato, quindi bisogna, come tutti penso che sappiate, essere sempre prudenti, moderati e sobri nei gesti, no?

Però esiste l'amore puro e disinteressato. E i padri su questo dovrebbero ben meditare, i padri reali o quelli che hanno la vocazione un giorno di diventare padre, e prendere esempio da San Giuseppe. Tenendo sempre presente come il polo sia la dedizione totale, ecco, emossa da puro spirito di amore.

Cioè dal bene della persona. La carità, l'amore di Dio, gode del fatto che l'altro sia felice. Capite? E' una cosa stupenda questa qui. E anche se l'altro non ti vuole bene, ma come mai Gesù ama anche i nemici? Gesù ama appunto e basta. Perché l'amore, dice San Tommaso d'Aquino, è l'unica cosa che ha fine a se stessa.

Infatti qualcuno ha scritto amo perché amo. Amo per amore e amo per amare. Appunto e basta. Il grande San Giuseppe è di questo secondo soltanto alla Madonna. E non è un caso che sia stato scelto lui per essere il padre di Gesù e per essere vicino alla Madonna. Quindi noi tutti dobbiamo assolutamente chiedere la sua intercessione perché ci addestri a quest'arte.

Ancor di più perché lui, abbiamo visto pur essendo stato presantificato fin dal grembo della madre, eccetera eccetera, però il peccato originale l'ha contratto. Quindi sicuramente stava un gradino al di sotto rispetto alla Madonna. E quindi, come dire, se fosse possibile ancora più solidale con noi.

Ecco che siamo nella condizione, a differenza di Maria Santissima, di natura decaduta. Siamo tutti quanti purtroppo soggetti alle conseguenze del peccato originale. Ci tenevo a riprendere queste cose anche per offrire un pochino di spunti di meditazione agli ascoltatori. Sia a coloro che sono chiamati ad essere padri reali, sia a coloro che sono chiamati ad essere padri spirituali.

I sacerdoti che devono fare bene i padri. Sono chiamati padri e devono essere chiamati padri. A me non piace per niente, questo ve lo dico francamente, chi chiama i sacerdoti con il nome di battesimo. Ma non si tratta di una forma di, come dire, di riguardo per la persona. Non è questo.

È che se tu chiami un sacerdote padre, oppure davanti al nome ci metti Don, che significa Dominus, tu stai facendo due cose. Uno te lo ricordi tu, che stai parlando con un ministro di Dio. L'altro te lo ricordi a lui, che è un ministro di Dio. E che in quanto padre deve incarnare quella che è la paternità divina, esemplarmente incarnata da San Giuseppe.

Tant'è vero che San Giuseppe condivide con Dio padre il fatto che è il padre della seconda persona della tantissima Trinità. Perché Gesù Cristo è la seconda persona della tantissima Trinità, non è altri. Bene, chiudiamo questa parentesi e passiamo a Santa Brigida, vissuta nel XIV secolo, morta nel 1373.

Grandissima mistica. Per chi non lo sapesse, l'unico caso che io sappia della storia della Chiesa in cui gli iscritti mistici hanno ricevuto una sorta di approvazione praticamente ufficiale da parte della Chiesa. Cosa che non è successo mai con nessuno. Perché gli ascoltatori lo sappiano, per tutti gli iscritti dei Santi c'è una sorta di approvazione di primatur implicito nel momento in cui un servo di Dio diventa venerabile.

Perché dopo che una persona da servo di Dio è diventata venerabile, vuol dire che tutti gli iscritti sono stati esaminati dalle commissioni e si è riconosciuto che in quegli iscritti non c'è nulla di contrario alla sana dottrina, alla fede e alla morale. Quindi vuol dire che quegli iscritti si possono leggere senza nessun tipo di problema.

Però certamente quando una persona viene proclamata dottore è qualcosa di più, perché vuol dire che quegli iscritti non è soltanto che si possono leggere, ma te li devi leggere, perché c'è qualcosa di molto istruttivo e formativo per quanto riguarda la dottrina cattolica. Però gesti di riconoscimento esplicito di scritti di natura mistica la Chiesa raramente li fa.

Ecco, Santa Brigida era fatti, per questo che le rivelazioni di Santa Brigida sono molto pesanti da frepolette, no? Allora, in queste rivelazioni tra le altre cose si legge che un giorno la Vergine Maria disse a questa santa, sentite bene, San Giuseppe mi servì così fedelmente che mai udì dalla sua bocca una sola parola di lamento o di mormorazione o di ira, perché era paziente, attento nel suo lavoro e quando era necessario mite con coloro che riprendeva, guardate che bello, obbediente nel servirmi, pronto difensore della mia verginità, fedelissimo testimone delle meraviglie di Dio.

Parimenti era così morto al mondo e alla carne che non desiderava altro se non le cose celesti. Io ritengo che questo sia un modello che i padri, sia reali, quindi maschietti, che quelli spirituali, cioè i consacrati, devono tenere sempre presente. Quando io sento dire qui mai udì dalla sua bocca una parola di lamento o di mormorazione o di ira, penso subito al santo curato d'Ars, il quale non si arrabbiava mai e lo penso con mia vergogna, perché io sono ancora purtroppo lontano, anche se sto facendo il possibile per sforzarmi e di stare sempre tranquillo.

Il santo curato d'Ars non si arrabbiava mai, lo confessa candidamente. Un uomo non si arrabbia mai. Non dobbiamo pensare che è impossibile. E' possibile come? Certo ci vuole un grande lavoro su noi stessi, certamente. Ci vogliono dei grandi sforzi, certamente. Ci vuole grande preghiera, certamente.

Però dobbiamo anche, guardate, ascoltatori carissimi, noi dobbiamo crederci in tante cose, perché non c'è niente di più nefasto nella nostra vita interiore quando ci mettiamo in testa che una cosa è impossibile. Non è vero che è impossibile. Tante cose che attengono la nostra vita cristiana non sono semplici, non sono facilmente raggiungibili.

Richiedono tempo, costanza, perseveranza. Ma questo l'abbiamo sentito nel Vangelo di ieri. Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime. Ma ci possiamo arrivare. Quindi, niente lamenti. Noi non ci dobbiamo lamentare mai. Dobbiamo sempre benedire, lodare il Signore. Benedire, lodare il Signore.

Qualunque cosa succeda. Perché se le cose vanno male, vanno bene lo stesso. Cioè, la fede di San Giuseppe. Non lamentarsi mai. Perché se noi ci pensiamo, quando ci lamentiamo, allora, siccome c'è il proverbio popolare che non si muove foglia che Dio non voglia. Siamo tutti d'accordo su questo qui, no?

Non è che gli esseri umani sono delle marionette o dei burattini automi che Dio manovra come un grande burattinaio. Non è questo il senso, no? Ecco, perché Dio governa la storia con il concorso delle creature libere. Però tutti gli avvenimenti, anche quelli dipendenti dalla libera volontà cattiva, magari, delle altre persone o dei demoni, sono soggetti al suo volere.

Nel senso che, se qualcosa accade, Dio l'ha permessa. Per un bene maggiore. Di questo non dobbiamo e non possiamo dubitare da un punto di vista di fede, altrimenti stiamo in una sorta di bestemmia indiretta. Perché uno sta negando l'onipotenza di Dio e negando la provvidenza di Dio.

Se non crede questa cosa. Allora, se tutte queste cose stanno sotto il controllo del padre, io non vi posso lamentare mai. Non solo che non vi posso, non mi devo lamentare mai. Perché Satanasso usa le vicende avverse della vita per togliermi la pace, per spingermi a lamentarmi e per dire così, indirettamente, anche se non ci penso, Dio non mi vuole bene, è cattivo, perché ha permesso questa cosa.

Questo è il lamento. San Giuseppe non l'ha fatto mai. Così come la mormorazione. La mormorazione è un lamento, mormorazione è un termine molto molto ambiguo per certi aspetti, no? Però, allora, in morale la mormorazione generalmente si usa quando si parla male di qualcun altro. Ecco.

In questo contesto, mormorazione richiama la mormorazione del popolo di Israele, per esempio, nell'Antico Testamento, nel deserto. Il popolo mormorava contro Dio e contro Mosè, proprio un esempio proprio fantastico. Che succede? Quelli sono usciti dall'Egitto e prima di arrivare nella terra promessa hanno dovuto sopportare delle tribolazioni, delle prove.

Nel deserto si moriva di caldo, la strada era lunga, non c'era da mangiare, non c'era da bere, anziché stare tranquilli, affidarsi al Signore e pregare, stavano sempre a lamentarsi. Il libro dell'Esodo, se lo leggete, il popolo di Israele mormorò contro Dio e contro Mosè, mormorò contro Dio e contro Mosè, mormorò perché ci hai fatti uscire dall'Egitto, quando stavamo tanto bene e qui stiamo volendo di fame.

Quindi la mormorazione è un lamento, cioè, io mi metto a parlare male del Padre Eterno, cioè, perché esternando la mia lamentosi contina, sto sempre arrabbiato che nella vita non va mai niente bene, ne parlo con le persone, sto di fatto buttando fango contro il Padre Eterno. Invece la via del cristiano è la via della lode, noi dobbiamo lodare sempre il Signore, sempre, come dice il Salmo, benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca, sempre la Sua lode, sempre la Sua lode.

L'esorcismo più grande che noi possiamo fare, vi dico carissimi ascoltatori, lo sapete che siete tutti esorcisti? Ma esorcisti super! Basta che fate una cosa, il più grande esorcismo è che dinanzi agli eventi avversi della vita, di qualunque tipo essi siano, può essere una malattia, un lutto, un incidente, un rovescio economico, una cattiveria subita, tutto quello che volete, un torto, lo sai io che faccio?

Benedetto sei tu, Signore, per questa cosa che è successa, che io accetto con estrema benevolenza e volentieri, dalla tua mano, offrendoti tutto e pregandoti se qualche povero disgraziato è stata la causa di questo mio dolore. Punto. Lo sapete questo che è un esorcismo che cento esorcismi fatti dal più grande esorcista sullo sesso non valgono mezzo punto di un esorcismo di questo genere, perché se il diavolo, quando sente noi dire così, scappa, se ne torna nel profondo dell'inferno, sprofondato dentro quel fuoco maledetto dove merita di stare, perché diventiamo i padroni dell'universo, non ci fa perdere la calma, non ci fa perdere la pace, non riesce a farci arrabbiare e nemmeno a farci lamentare.

Abbiamo vinto se facciamo così, e noi dobbiamo crederci che possiamo vincere, non possiamo stare sotto scacco dei nemici della nostra salvezza. Poi era paziente, concludo questo pensiero che vedo che stiamo arrivando in zona Cesarini, la pazienza, la grandissima virtù, la pazienza, la pazienza, la pazienza.

La piccola Giacinta di Fatima diceva, a nome della Madonna, siate sempre tanto pazienti perché la pazienza ci porta in cielo. Ecco, insieme alla dolcezza che la vedremo subito, dicono i Maestri di Spirito che la santità comincia a essere qualche cosa di forza attendibile quando si notano la pazienza.

La pazienza non è altro che la capacità, la capacità di sopportare serenamente i dolori della vita. Punto. Da qualunque parte vengono. E anche la pazienza dobbiamo averla con noi stessi, io dico sempre, il primo grande atto, noi dobbiamo essere pazienti con noi stessi. E poi la dolcezza, cioè la mitezza nei confronti, verso tutti, guardate qui a un certo punto cosa aggiunge, mite con coloro che riprendeva.

Anche quando noi dobbiamo correggere qualcuno, un conto è farlo con asprezza, un conto è farlo con dolcezza. Io parlo sempre bene, mi dispiace, non è che mi dispiace, sono contento, del mio Vescovo Monsignor Giuseppe Petrocchi, voglio che si sappia, lo dico anche, e lo dico che per me è stato un esempio, una cosa, adesso lui è stato nominato Arcivescovo dell'Aquila, siamo in attesa quindi oggi che venga nominato un Vescovo nuovo, quello che sempre mi lascerà quest'uomo è stata la sua, la sua straordinaria capacità e bontà e dolcezza nel riprendere, nel farti notare le cose senza mai mortificarti e senza mai farti male, veramente facendo di passare tante cose con l'amore di un padre che ha a cuore il bene del figlio e che ti dice una cosa per il tuo bene e perché ti vuole bene.

Questo dobbiamo imparare a farlo tutti e poi attento nel suo lavoro. Ti non vuole lavorare neppure mangi, diceva ieri San Paolo in una seconda lettura e guardate che bello, obbediente nel servirmi, attenzione eh, San Giuseppe era il capo famiglia, San Paolo dice voi mogli siete sottomessi ai vostri mariti, la Madonna era sottomessissima a San Giuseppe, attenzione, ecco, le femministe si agitano quando sentono queste cose, ma San Giuseppe era obbediente nel servirli, perché aveva capito bene quell'altra cosa che dice San Paolo ai mariti, che è peggio di quella che dice la moglie, voi mariti amate le vostre mogli come Cristo amato la Chiesa, Cristo amato la Chiesa morendo in croce per lei, prima di morire in croce ha compiuto un gesto che San Giovanni addirittura colloca nel suo Vangelo come sostitutivo dell'ultima cena, che era la lavanda dei piedi, capite?

Lavare i piedi era una cosa che i rabbini ebrei, io lo dico sempre ai miei fedeli, nei momenti del giovedì santo, ritenevano non potersi chiedere neanche a uno schiavo, tanto era umiliante quel gesto, tanto è vero che San Pietro non voleva farselo fare, perché non era stupido, aveva capito bene che cos'era quel gesto, quindi il fatto che una gran moglie debba essere sottomessa al marito, che vuol dire che deve riconoscergli il ruolo di capo famiglia, tutto qui, non vuol dire che il marito sia autorizzato a fare il despota, o a fare il dittatore, ma il marito deve concentrarsi, deve concepire la sua autorità come era concepita il nostro Signore Gesù Cristo, che è mettersi al di sotto e al servizio, quindi ogni desiderio buono della moglie è legge per il marito.

Capito, sposi cristiani? Obediente nel servirmi, e l'amore di San Giuseppe verso la Madonna si manifestava nel servirla, perché amare è servire, secondo il Vangelo. E poi pronto difensore della mia verginità, San Giuseppe è fedelissimo testimone delle meraviglie di Dio, San Giuseppe è stato il custode, e chiaramente il difensore lo era e lo è, della grandezza e dell'eccellenza e di tutti quanti i privilegi della Madonna.

E vedete carissimi ascoltatori quante cose impariamo, questa o sono parole di questa, le ha dette la Madonna queste cose, attraverso Santa Brigida. Vi ripeto che Santa Brigida è l'unico caso della storia di rivelazioni mistiche riconosciute dalla Chiesa. Quindi, state tranquilli, è questa Madonna che ha parlato e ha tessuto questa straordinaria note di San Giuseppe.

Io mi fermerei come sempre qui, ascoltando Antonio se ha qualcosa da aggiungere, oppure diamo come sempre la benedizione.

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