Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Audio · Radio San Giuseppe

San Giuseppe esempio di vero uomo

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Gentilissimi ascoltatori di Radio San Giuseppe, alle Maria a tutti e ben ritrovati su queste frequenze della nostra cara web radio per una nuova puntata dedicata al ciclo di Catechesi sul Più Santo dei Santi. Il grande San Giuseppe che stiamo imparando gradualmente con l'aiuto di Dio a conoscere, spero anche ad amare, e comprendendone l'importanza fondamentale che questo grande Santo ha nella nostra vita interiore.

Abbiamo visto la volta scorsa l'esemplarità di San Giuseppe come modello di padre, come modello di sposo e anche come modello di grandi virtù. Abbiamo concluso la volta scorsa con quella splendida citazione tratta dalle rivelazioni di Santa Brigida dove la Madonna stessa tesseva l'elogio di San Giuseppe.

Vi ricordo che... Adesso siamo in una sezione che io ho chiamato un po' poeticamente una sorta di florileggio perché sono tutta una serie di aporismi e sentenze o anche episodi che hanno come narratori o come protagonisti santi canonizzati dalla Chiesa Cattolica, quasi tutti. Alcuni, come vedremo anche oggi, hanno proprio lasciato delle brevissime sentenze, altri...

e oggi sicuramente ci porterà un bel po' di tempo San Giovanni Bosco e forse anche Santa Bernadette Subirù hanno invece da raccontare una vicenda un pochino più articolata e un pochino più approfondita. Come sempre, non vorrei sembrare un ottono, però è sempre meglio prima introdurre e situare un po' l'argomento e lo stile anche della conversazione e ci siamo.

Ci saranno alcuni riferimenti dove è necessario di taglio catechetico, ecco, perché il senso anche dell'ascolto di queste trasmissioni non è semplicemente farci una cultura religiosa su San Giuseppe, che è comunque sicuramente importante, ma è trarne alimento fondamentale di crescita e di santificazione personale, come è il fine anche di questa nostra radio, quindi una diffusione di una maggiore conoscenza di San Giuseppe accompagnata a una profonda devozione a San Giuseppe in vista di una maggiore aderenza di vita alla Madonna, a Gesù, quindi alla vita della grazia, in vista appunto della santità.

Allora, riprendiamo le fila del discorso partendo da un altro grande santo che è San Francesco di Salla, comunemente chiamato all'italiana di Sales, ecco, la pronuncia corretta, tuttavia, vorrei fare questioni accademiche, quella che prima vi ho accennato, che viveva a Santa Giovanna di Chantal, Santa Francesca Giovanna di Chantal, sua figlia spirituale prediletta, nonché sua collaboratrice della Fondazione, dell'Istituto della Visitazione, di cui Santa Giovanna di Chantal fu la prima, sua madre superiore, si vede importantissimo perché avrebbe accolto, di lì a molto poco, una grande santa del calibro di Santa Margherita Maria Lacocque, ecco, la mistica francese, santa straordinaria che avrebbe avuto le rivelazioni del Sacro Cuore.

San Francesco scrive, San Giuseppe è il santo del nostro cuore, il padre della mia vita e del mio amore. Si noti, come dire, l'afflato affettivo in questa espressione di San Francesco di Salla, santo del nostro cuore e del mio amore, ma anche l'importanza di una vera paternità di San Giuseppe assunta nella vita.

Ecco. Io ritengo, personalmente, questa è una piccola parentesi, che la figura di San Giuseppe, e spero che ci siano anche ascoltatori uomini, faccia molto bene, fa bene a tutti, però faccia molto bene perché anche gli uomini hanno tanto bisogno, anche se non lo ammettono. Voi sapete che se uno fa una percentuale, chi è che si confessa di più, tra donne e uomini?

Sono dubbiamente le donne. Chi è che sente l'esigenza di quello che tradizionalmente era chiamato un po' il padre spirituale o cose di questo genere? Sono tradizionalmente le donne. L'uomo ha sempre questa forma mentale un po' infantile che lo spinge, come dire, a cercare al massimo possibile di essere autonomo, di non chiedere aiuto a nessuno, come se non avesse bisogno di niente e di nessuno.

Questa è una grande sciocchezza perché anche gli uomini, che hanno comunque da Dio il compito di fare gli uomini, e di questi tempi questa puntualizzazione non è, perdonatemi l'espressione un po' troppo impegnativa, tautologica, ecco, perché un uomo che fa l'uomo è cosa importante che ci sia oggi, no?

Ecco, però il fatto che l'uomo debba essere, ed è molto importante che sia un uomo dentro una famiglia e non solo, e anche dentro la parrocchia è importante che il parroco sia un uomo. Guardate che non sono cose scontate queste qui. Molte volte i maschietti, alcune donne si lamentano dei mariti perché dicono io non ho tre figli, ce ne ho quattro, ecco, perché anziché essere un punto di riferimento, come dire, la roccia su cui si poggia la famiglia, come deve essere un uomo?

Perché questo deve essere un uomo, e questo cerca una donna dall'uomo, diventa veramente il figlio aggiunto, perché gli uomini di oggi, non essendo ben maturati, non avendo strutturato alcuni, chiaramente si parla sempre per generalizzazione, non tutti, una buona spina dorsale, non riescono ad assolvere il compito dell'essere uomo, dell'essere maschio, non in senso solo esclusivamente sessuale, ma proprio in senso psico-ontologico, sarei dire, insomma, no?

Il padre della mia vita. Allora, perché la, come dire, questo senso positivo della virilità, della mascolinità, ecco, e dell'essere uomo sia sviluppato in noi, questo lo dicono gli psicologi, non c'è bisogno di psicologi, noi abbiamo bisogno di un buon riferimento paterno. Abbiamo tutti quanti avuto un padre reale, ecco, non sempre i padri reali sono stati, potrebbero essere stati, come dire, eccellenti sotto questo punto di vista, perché sono, anche essi, e non dobbiamo mai giudicarli, poveri uomini, non è detto che siano santi, impeccabili, perfetti, oppure che abbiano superato a loro volta tante cose che tutti quanti ci portiamo dietro.

Quindi, sotto questo punto di vista, San Giuseppe è una figura importante da accogliere, ecco. Io ritengo, per i maschietti, proprio come strumento, mi si perdone l'espressione, primileggiato, per la crescita nella coscienza e nella responsabilità di essere uomo, di essere padre, ecco.

Padre, punto di riferimento, non è una cosa buona. Invito tutti quanti a vedere il film Corageous, per esempio, che i padri deleghino l'istruzione religiosa alle mogli. Messaggio subliminale, neanche troppo. È molto difficile ritrovare questo comportamento. La religione è cosa da femmine.

Ecco perché i figli maschi, finita la cretina, se ne vanno dalla parrocchia. Io, quando le mamme si lamentano che i figli maschi siano andati dalla parrocchia, gli dico, scusa un attimo, ma tu che cosa pretendi che faccia? Tuo figlio, se vede che il padre è dentro la chiesa, ci mette i piedi ai manchi.

Tuo figlio maschio. Però non ci riuscirei mai a farlo entrare in chiesa. E non si tratta di portarlo in chiesa a forza di bastonate. Si tratta che il padre vada in chiesa da mani. Ma non solo che vada in chiesa, ma che assumendo il compito che si deve assumere, sia, dal punto di vista dell'educazione religiosa, il primo educatore del figlio.

Glielo deve insegnare lui. In primis. Che Dio è importante, che Dio va onorato, che Dio va reso culto, che Dio va obbedito, che Dio va conosciuto, che Dio va amato, ecc. Bene. Passiamo a San Leonardo da Porto Maurizio, un santo di cui, come potrete immaginare, chiamandomi io Leonardo, sono particolarmente devoto, anche perché tra i tanti Leonardi santi, questo è, diciamo così, quello che maggiormente preferisco.

Un grande francescano, morto nel 1751, un grande santo mariano, grande predicatore ed apostolo della Via Crucis. Via Crucis è un esercizio che certamente non risale a San Francesco di Porto, scusate, a San Leonardo da Porto Maurizio. La Via Crucis, sapete che è un esercizio nato nel Medioevo, dentro l'ambiente francescano, ma molto prima di San Leonardo da Porto Maurizio.

Però San Leonardo da Porto Maurizio se ne è fatto proprio un apostolo infaticabile. Sappiate che comunque fare una Via Crucis, anche in forma privata, è pratica così rinomata e stimata nella Chiesa, che per una Via Crucis fatta, chiaramente, stando in grazia di Dio, è annessa all'indulgenza plenaria.

Quindi capite quanto è importante questo esercizio. San Leonardo da Porto Maurizio diceva Onorate Gesù, Giuseppe e Maria. Vedete, incidete sul vostro cuore con lettere d'oro questi tre nomi celesti. Pronunciateli spesso, scriveteli ovunque. Scriveteli ovunque. Mi pare, non so se vi ho...

detto nelle puntate precedenti, che io recentemente sono venuto a conoscenza, poi mi sono un pochino informato, ed è cosa molto buona, di uno scapolare, si chiama lo scapolare di San Giuseppe. Scapolare di San Giuseppe che, come dire, in un certo senso completa lo scapolare tradizionale.

Io l'ho visto, è bellissimo, lo sono subito messo addosso, perché su questo scapolare stanno stampati i tre cuori. Quello di... Allora, il cuore di... come dire... Il sacro cuore di Gesù che tutti conosciamo, quindi con la sua simbologia, le spine, il fuoco, e la ferita aperta. Il cuore di Maria, quindi il cuore con sopra sempre il fuoco, con le rose, anziché la croce che sormonte il fuoco di Gesù, e la spada che lo trapassa.

E poi bellissimo, il cuore di San Giuseppe, credo che ne ho parlato in qualche puntata precedente, con sopra stampato il retro della medaglia miracolosa. Fantastico. Quindi il cuore di San Giuseppe come il luogo dove si trovano completamente stampati le insegne, diciamo così, degli altri due, ovvero Maria e Gesù.

Allora, dice, incidete sul vostro cuore con lettere d'oro questi tre nomi celesti. Vorrei far venire qualche idea malsana agli ascoltatori, eh. Ecco, però... Quindi, le cose che vi dico adesso, dimenticatele dopo averle ascoltate. Ecco. Nei monasteri, io questo lo so per certo, di tradizione francescana, non vorrei che stanno andando a esaurare una cosa di questo genere, c'era come pratica penitenziale, proprio questa.

Cioè, quella di incidere, per esempio, il nome di Gesù sul petto. Santa Margherita Maria Lacocque, per esempio, nei suoi scrittici ce lo racconta. Oe, mi raccomando nessuno di mettere in testa di fare queste cose, eh. Ecco, quindi... Tantomeno andate a dirle che ve la consigliava Don Leonardo.

Sto raccontando un episodio, no? Qui chiaramente bisogna, cioè, ha voglia farti le incisioni, come dire, sul petto, tanto sul petto non conta. Cioè, quei nomi vanno incisi sul cuore, vanno stampati sul cuore, sul cuore non si stampano con mezzi coenti, si stampano con una vita santa, con una vita di devozione e di amore sincero, no?

Però incidere con lettere d'oro questi nomi celesti vuol dire che questa triade, Gesù, Giuseppe e Maria, deve, come dire, essere il centro, come dire, di rotazione di tutta quanta la nostra vita interiore. Io, mi pare di avervi dialogiato in qualche altra Catechesi, dovete perdonarmi, gentilissimi ascoltatori, perché vi confesso la mia debolezza e con la vita che sto facendo e con tutte le cose in cui sono impegnato, vedo che non mi assiste più come un tempo la mia memoria che proverbialmente era di acciaio.

Faccio estrema fatica a ricordare le cose. Per cui temo anche in queste Catechesi, voi mi perdonerete, e fare talora delle ripetizioni. Prendetele, come dire, come per gli ascoltatori assidui parlo, come permissioni divine, diciamo così, ecco, perché magari un concetto non era rimasto chiaro nella nostra mente e grazie al mio Alzheimer incipiente, diciamo così, il Signore me lo fa ripetere e così magari si imprima un pochino meglio, no?

Allora, capite bene, sto facendo un paragone arditissimo, ecco, da ben intendere, altrimenti mi mandate per direttissima dal Santo Uffizio a farmi scomunicare, ecco. Cioè, questa triade di Gesù, di Giuseppe e di Maria a me sembra, come dire, una specie di invenzione della Santissima Trinità Divina.

Voi sapete che Dio, Dio Uno e Trino, abita una luce inaccessibile. Dio nessuno l'ha mai visto né può vederlo. Vedere la Santissima Trinità non è cosa che è possibile in questo mondo. In questo mondo terreno, assolutamente. E infatti, la seconda persona ha preso carne umana, ha preso forma visibile perché attraverso i veli della sua umanità, come la Chiesa ci insegna, noi potessimo cogliere, ecco, ascoltare dalla sua rivelazione e guardare da quello che ha fatto qualcosa di ciò che Dio è.

Però, la Trinità sono tre e un solo Dio, cioè sono un Dio comunione, sono un Dio famiglia, si dice anche nel parlare comune, no? E sono tre. Le relazioni che noi, come dire, pur essendo tre persone uguali e distinte, quindi non dobbiamo fare differenziazioni di nessun tipo nella Santissima Trinità, come ci insegna il Catechismo, però la relazione che si ha col Padre è diversa da quella che si ha col Figlio e diversa da quella che si ha con lo Spirito Santo, no?

Ecco, quindi la relazione che io ho con Gesù, allora, quindi questa Trinità Divina, come dire, si è inventata, ecco, per aiutare noi, che fino a quando siamo in questo mondo, come dire, c'è un abisso incolmabile tra la trascendenza di Dio e la nostra condizione terrestre, ecco, umana e mortale, allora c'è qualcuno in aiuto, quindi abbiamo Gesù che è il Figlio di Dio fatto uomo.

Dice San Tommaso che non esiste forma di unione della Divinità con ente creato più grande di quella che il Figlio di Dio ha con la Santissima Umanità dell'uomo visto Gesù che costituisce una cosa sola con la Sua Persona Divina. L'unione impostatica è una cosa assolutamente inimmaginabile, no?

Che rende quell'uomo non un semplice uomo, ma un uomo Dio. Ecco, quindi, Gesù non è un uomo come tutti gli altri. Gesù è il Figlio di Dio fatto uomo, no? Quindi è Dio fatto uomo. Quindi si trova su un piano completamente differente. La Madonna non è una Dea, perché la Madonna è una pura creatura.

Però, e qui il Besalegio dei Santi Mariani l'abbiamo forse già visto, è talmente intrisa, come dire, imprendita, come dire, imprendita, come dire, impregnata, stracolma e sovrabbondante di grazia che è completamente divinizzata. Quindi ferma restando la Sua condizione ontologica che è creaturale, la Madonna è completamente divina.

Attenzione, è una divinità che non rende eterea o evanescente la Sua Umanità. Perché, questo è il grande mistero che annuncia il Cristianesimo, e che il mio vescovo ormai emerito Giuseppe Petrocchi sempre diceva. Cioè, la divinizzazione così grande di Maria la rende la donna più donna che sia mai stata.

Capite? Quindi, e rende la Sua Umanità, Umanità piena e perfetta al cento per cento. Quindi, perché quanto più io mi avvicino a Dio e mi unisco a Dio, e tanto più divento uomo. Vedete per esempio l'abisso che intercorre tra il Cristianesimo e alcune religioni non liberate, come per esempio il Buddismo.

Il Buddismo dice che l'avvicinamento con il trascendente provoca un graduale distaccamento dal terreno. Quindi è una graduale, come dire, deumanizzazione, cioè, atarattica. Cioè, tu diventi completamente intensibile, indifferente dalle vicende di questo mondo, perché sei già immerso nell'atmosfera dell'altro mondo che loro chiamano l'Irvana.

Ah? Per noi è proprio il contrario. E questo ce lo dimostra l'Incarnazione. Ora, nella Madonna non c'è stata l'Incarnazione, ma c'è stata un'unione tra lei e la terza persona della Santissima Trinità di cui la Madonna si chiama Sposa, straboccante e straordinaria. Prima, perché è stata preservata dalla colpa d'origine, durante e in tutta la sua vita terrena.

Ora, e poi c'è San Giuseppe, che l'abbiamo visto. San Giuseppe sta un gradino di sotto, diciamo così, rispetto agli altri due, però va, per certi aspetti, ancora più vicino a noi, perché è la dimostrazione di come, con l'aiuto della Divina Grazia, certamente per molestando la Divina Edizione, noi possiamo e dobbiamo montare in alto, perché possiamo diventare santi.

Io, sabato scorso, ho tenuto un incontro di Catechismo per gli adulti dedicato alla Chiesa, cercando di parlare del mistero della Chiesa, quindi della Solitudine Divina, e introducendo anche il discorso sul secondo capitolo della Lumen Gentium che parla del popolo di Dio, dicendo che opportunamente, come voi sapete, e ho detto già altre volte, i documenti della Chiesa vanno presi sul seggio.

Ci sono persone che, per esempio, col Concilio Vaticano II, sono molto critiche. A volte qualcuno attribuisce questa etichetta anche a me, quando io ho fatto la tesi dottorale sulla Costituzione della Chiesa, io non lo sono mai stato, perché sono fermamente convinto che i documenti che escono da un Concilio sono documenti che sono usciti da un Concilio.

Tutti i Concili stanno allo stesso livello, non si può fare di un Concilio un Superconcilio ma neanche minimizzarlo e disperzarlo come se non ci fosse. D'accordo? Certo, come tutte le cose, come tutte le affermazioni, bisogna far vedere di capirle bene e l'uso che se ne faccia, che non debba essere strumentale.

E magari con l'ultimo Concilio qualcosa di questo genere può essere stato fatto, come tante volte ha fatto notare Benedetto XVI. Ma altro è dire un uso improprio di alcuni passaggi un po' delicati, altro è dire che quella cosa non va bene. Nel secondo capitolo della Lumen Gentium si parla della Chiesa come popolo di Dio, concetti triti, abusati, ma quello è per certi aspetti un capitolo geniale, perché accentua la condizione primaria della Chiesa, che precede ogni distinzione, senza chiaramente negare le distinzioni, che è quella di figli di Dio, figli di Dio battezzati, titolari del sacerdotio comune.

Ma chi prende sul sedio questa cosa? Nelle prossime puntate vedremo che tra i grandi depoti di San Giuseppe c'era San José Maria Escrivà, che ha fatto di questa intuizione della filiazione divina la ragione di essere dell'Opus Dei, con un percorso, un percorso di santità che abbracci una condizione di vita assolutamente comune e normale.

Figli di Dio! Figli di Dio vuol dire che dobbiamo essere come Lui, uguali a Lui. E figli di Dio vuol dire semplicemente santi, vuol dire semplicemente santi, semplicemente santi. Fuori Latina ho fatto una catechesi che si chiama Santi o Niente, provocatoria. La dobbiamo prendere sul serio la chiamata la santità, e non dobbiamo pensare ad un'immagine da quadretto del santo, surreale, disincarnato.

Il santo non è altro che colui che nel luogo dove Dio lo ha posto fa la volontà di Dio. Non è una cosa così scontata. Guardate San Giuseppe, è stata una grande volontà di Dio, una santità intenderata, niente peccati, tutte virtù, non sfiorare la Madonna, però anche crescere il figlio di Dio con la responsabilità di questo comportamento.

Guardate che San Giuseppe quando l'angelo gli diceva porta via il bambino e farlo perché c'è questa erotica che lo vuole ammazzare, San Giuseppe avesse minimizzato questa cosa, diceva prima le porto via il bambino e lasciamo perdere. Gesù era morto prima del tempo. Con tutti gli annessi e i connessi inerenti a questa situazione, che lui ha vissuto nel migliore dei modi.

Quindi vedete in questa trinità umana, perché c'è la trinità divina e c'è la trinità umana non si può dire al 100% perché poi Gesù è uomo Dio, quindi consideriamo Gesù soltanto sotto l'aspetto della... C'è una sorta di riproposizione in maniera un po' più vicina, in maniera un po' più vicina a noi, del mistero di vita trinitaria.

Ecco, lì il cuore è Gesù, perché il cuore è Gesù di questa trinità? Perché Gesù è Dio, quindi gli altri due, come dire, convergono verso Gesù attraverso delle... capite? Come dire, Giuseppe, Maria e Gesù, Spirito Santo, Figlio e Padre. Quindi noi sappiamo che lo Spirito Santo, che ci dice San Paolo, lo Spirito Santo ci porta a riconoscere che Gesù è Figlio di Dio, nessuno può dire che Gesù e il Signore sono sotto l'azione dello Spirito Santo.

E il Figlio di Dio cosa ci fa? Ci porta a fare la volontà del Padre, ci porta il Padre a riscoprirci i figli del Padre, i figli del Figlio, e ad obbedire come Lui ha obbedito facendo la volontà del Padre. Tutto qui. Questo è, come dire, il grande processo, diciamo così, di incorporazione nostra, in quanto battezzati, nella vita trinitaria.

E' la stessa cosa che accade con questi tre. San Giuseppe, che è il termine più vicino a noi, lo Spirito Santo è il termine, tra virgolette, più vicino a noi perché? Perché lo Spirito Santo è l'autore della nostra santificazione. Quindi, lo Spirito Santo, ci dice la Chiesa, inabita nei nostri cuori.

E' il termine, come dire, di contatto, perdonatemi l'espressione, con le tre Persone di Altissima Deità. San Giuseppe è anche più vicino a noi di questi tre, perché San Giuseppe è uomo al 100% e ha anche il peccato originale. Gli è stato, abbiamo visto, tolto subito, è stato subito confermato in grazia, ma ce l'ha però.

Capite? La Madonna non c'era il peccato originale. Pur essendo una creatura umana, Gesù non c'è il peccato originale, ma non è solo una creatura umana che è figlio di Dio. Quindi, che succede? Tutto deve convergere verso Gesù. Ma c'è San Giuseppe, termine più vicino, che ci porta alla Madonna e la Madonna, come dicono tutti quanti i Santi Mariani, è tutta relativa al suo Figlio.

La Madonna è completamente vuotata. A Gesù. Lo è anche San Giuseppe, no? Non è che sto negando questo, però mi piace molto questa immagine. E io, anche un pochettino, voi sapete che purtroppo i nostri fratelli separati hanno preso una cantonata che non finisce mai, togliendo tutte le mediazioni.

Io prego direttamente il nostro Signore Gesù Cristo e lascio stare tutte quante le altre cose. Noi non possiamo fare questo, eh, carissimi ascoltatori. Perché se noi facessimo questo, faremmo un atto gravissimo di superbia. E faremmo anche un atto di estrema ignoranza di estrema ignoranza e cafonaggine, perdonatemi il termine.

Gli abitanti di Caffonia sono purtroppo sempre più diffusi e mi fanno fare tanta fatica, perché io sugli abitanti di Caffonia ho serie di problemi di allergia. Comincio a star mutile e mi vengono gli occhi rossi quando entro in contatto con questi poveri disgraziati fratelli. E questa è una cosa che il Padre Eterno non ha fatta, perché Gesù è nato da Maria, punto, e per Gesù Dio ha scelto un Padre terreno e uno sposo della Madonna.

E ripeto, non semplicemente come un accessorio, l'abbiamo già visto tante volte, gli sai dove dare la parvenza di una famiglia, c'era indubbiamente anche questo motivo di convenienza, questo lo riconoscono alcuni. Ma non solo questo, quindi non è che San Giuseppe ha recitato una parte soltanto per non far fare brutta figura alla Madonna che altrimenti sarebbe sembrata una donna di cattivi costumi e a Gesù che altrimenti sarebbe cresciuto in una famiglia spuria e soltanto con la madre e senza il padre.

Non è solo questo. Le cose che stiamo vedendo ci fanno comprendere la dimensione teologica di questa presenza di San Giuseppe, quindi l'importanza anche di questi tre nomi. La Chiesa ha sempre insegnato che la rivoluzione alla Madonna, una forma di rivoluzione alla Madonna, è necessaria per la salvezza.

Questo è l'insegnamento comune della dottrina dei Santi. Non è che per andare in paradiso bisogna per forza dire il rosario, ma una persona che non avesse o rifiutasse di avere rivoluzione alla Madonna metterebbe a repentare la propria salvezza. Cioè è tanto vero che non si può dire di essere cattolici se non si aderisce ai quattro dogmi già formulati, che sono i dogmi mariani.

Adesso però noi abbiamo San Giuseppe che è stato proclamato dal Beato Pio IX patrono della Chiesa Universale. Quindi sarebbe interessante porsi una questione. Possiamo considerare la devozione a San Giuseppe come un optional alla strega di quella verso gli altri Santi ci sono i devoti di Padre Pio, ci sono i devoti di Santa Rita, ecc. ecc.

o forse non sarebbe il caso di azzardare, ecco, come ipotesi ovviamente, no? Io non sono ovviamente nessuno, che la devozione a San Giuseppe se non proprio necessaria in senso stretto quasi, ma per ad salvazione me, quindi ad salvazione me, e che il rifiuto, in ogni caso, di una forma di devozione a San Giuseppe non possa essere, come dire, equiparato al rifiuto di essere devoto a qualunque Santo, che è cosa del tutto indifferente, no?

Noi non possiamo dire che un Santo canonizzato stia all'Inferno. Quindi questo non possiamo assolutamente affermare. Un Santo canonizzato. Però non siamo obbligati ad esercitare delle particolari forme di devozione di gusto verso nessun Santo. Si può fare questo discorso con San Giuseppe?

Punto interrogativo. Conclude San Leonardo da Portomonte, Morizio, io mi sono dilungato fin troppo, ripetete molte volte al giorno questi nomi sacri e che siano anche sulle vostre labbra durante l'ultimo respiro. Veniamo a Sant'Alfonso Maria dei Liguori che scriveva O Giuseppe, mi rallegro, perché Dio vi ha giudicato degno di essere Padre di Gesù e avete visto sottomettersi alla vostra autorità colui al quale obbediscono i Cieli e la Terra.

Dio ha voluto obbedirvi. Per questo io voglio mettermi al vostro servizio, favorarvi e amarvi con il mio Signore e Maestro. Attenzione, sta parlando Sant'Alfonso Maria dei Liguori, grande santo, fondatore di ordine e grande Vescovo. Ora, a fianco all'importanza di San Giuseppe in generale per i maschietti, cosa che ho già ampiamente affrontato poc'anzi, quindi non è il caso di riprenderla ulteriormente, io vorrei dire, spengo una parola, perché sull'importanza del negozio di San Giuseppe per i sacerdoti e per i Vescovi, perché noi, non so se ci sono sacerdoti in ascolto, lo spero, noi condividiamo con San Giuseppe una grandissima cosa, noi abbiamo autorità sul Figlio di Dio, noi celebriamo la Messa.

Se io dico questo è il mio corpo, Gesù obbedisce, diceva San Francesco, scende dal Cielo nelle mie mani e è completamente affidato a me. Se io fossi un prete e mi impazzisco e prendo l'ostia e la butto per aria, potrei farlo, perché Gesù si proprio consegna alle mani mie. Quindi, sapete, San Giuseppe l'ha portato in braccio Gesù, il Figlio di Dio, potrei prenderlo e buttarlo per aria, insomma, anche lui, no?

Quindi, un'autorità, un potere immenso, e come Gesù obbediva a San Giuseppe, eh? Così il nostro Signore obbedisce a noi, eh? Obbedisce, fa quello che diciamo noi. Quello che noi dobbiamo imparare da San Giuseppe, perché San Giuseppe non dava ordini balordi a Gesù, e così noi dobbiamo imparare da San Giuseppe la delicatezza nel trattare con Gesù ed anche la delicatezza nel trattare con Maria, Maria rappresenta la Chiesa, su cui San Giuseppe aveva autorità, San Giuseppe sulla Madonna, San Giuseppe sulla Madonna, e i ministri ordinati hanno autorità sulla Chiesa, eh?

Ciascuno nella propria posizione, un parroco c'ha autorità sulla parrocchia, un vescovo sulla diocesi, il Papa su tutta la Chiesa, tutti i vescovi insieme al Papa su tutta la Chiesa. Ma, ma... capito? Come celebravi la Messa, sacerdote? Con quale rispetto, con quale adorazione di Gesù?

Come amministri i Sacramenti? Come sei quando confessi? Come tratti le anime? San Giuseppe è il nostro Maestro, è il nostro modello, no? Nella consapevolezza stupita da Lui dobbiamo sempre imparare, come dire, lo stupore, no? Un prete che non stupisce, almeno quando ci si mette a pensare cinque minuti, sulla dignità straordinaria che il Signore gli ha dato, sui poteri straordinari...

Io vi confesso, ancora ogni tanto mi sveglio la mattina e dico ma non è possibile che io sia un prete. Mi sembra ancora, veramente, a volte mi sembra ancora un sogno, dico ma non è che sono nove anni e mezzo che io sto addormentato. Io la notte che sono stato ordinato prete non ho quasi chiuso l'occhio, perché pensavo che c'era un dolore avrei celebrato la Messa, ma questa mi sembra una cosa tipo...

Ma di fare che Gesù viene... Cioè, io consacro un pezzo di pane e lo faccio diventare il Corpo di Cristo. Cioè Gesù è realmente nelle mie mani e si rinuncia al Sacrificio della Croce per le parole che dico io, per il mio essere all'altare. E' incredibile. Io penso che San Giuseppe tutte le mattine che si alzava, questo è il mio pensiero devoto, ringraziava il Signore dicendo Signore, facciamo tutte le fatiche che vuoi, ma io mi sto godendo Gesù e sto a fianco al Tuo capolavoro, che è la Madonna.

Un sacerdote si gode, tra virgolette, Gesù, perché tu hai le chiavi della Chiesa, puoi andare nel Tabernacolo quando vuoi e hai da Dio l'altissima missione di custodire la Sua Sposa, che è la Chiesa. Allora, certamente tutto questo cade nelle nostre miserie. Io tante volte dico ai miei fedeli delle volte arrivi dall'altare che sei stanco morto, pieno di pensieri, e devi fare il training autogeno per dire Oh, Leona, cerca di starci con la testa, che tra poco arriva il nostro Signore.

A volte bisogna veramente chiedere al Signore perdono, Signore mio, che sono totalmente distrutto, che non ci riesco a stare quasi per niente con la testa, speriamo di starci col cuore. Però sicuramente San Giuseppe può essere un grandissimo aiuto in questo. Vorrei chiudere l'episodio di oggi, abbiamo ancora qualche minuto, con San Giovanni Bosco, che era molto devoto a San Giuseppe, e sicuramente è stato molto aiutato da lui per tutta la sua opera di redenzione, di santificazione della gioventù perduta.

Vediamo adesso, leggendo un po' di seguito, l'ultimo episodio è un pochino più lungo, qualcosa circa i rapporti tra Don Bosco e San Giuseppe. Era molto devoto a San Giuseppe, San Giovanni Bosco. Lo lesse tra i padroni dell'oratorio, mise gli alunni artigiani sotto la sua protezione e lo proclamò protettore degli esami degli studenti.

Quindi attenzione quando andate a fare gli esami, cari studenti in ascolto, invocate sempre San Giuseppe. Diverse volte all'anno parlava nelle conversazioni serali dell'efficacia della sua intercessione. Faceva celebrare la festa del padrocino del santo la terza domenica dopo Pasqua e a destra preparava i ragazzi con brevi conversazioni piene di fervore.

Sapete che San Giovanni Bosco aveva questa tradizione, che all'oratorio la sera prima di andare a dormire faceva un discorsetto ai suoi giovani. Io anche lo chiamo così, devo farmi un discorsetto. Quindi faceva un discorsetto prima di andare a dormire, non troppo lungo ed edificante.

L'autore ci ricorda che molte volte il soggetto di questo discorsetto era San Giuseppe. I giovani santificavano il mese dedicato a questo santo in chiesa, mese di marzo, individualmente o a gruppi formati liberamente, perché non vi era la prescrizione regolamentare. Quindi non erano obbligati, ma era così grande la devozione che gli aveva loro trasmesso che quasi tutti prendevano parte a quella pratica di pietà.

Come ho detto, come riprenderemo più avanti quando parleremo delle devozioni a San Giuseppe, i primi compiti accadrano, per chi vuole diventare un po' legato a San Giuseppe, santificare un mercoledì, una preghiera a San Giuseppe al giorno, per esempio io consiglio a Teo Beato Giuseppe, una pratica un po' più approfondita al mercoledì e una buona santificazione del mese di marzo, perché il mese di marzo sarebbe il momento ideale, a mio avviso, per fare il Sacro Matto di San Giuseppe tutti i giorni per ottenere una grande grazia.

Per sapere che ci otteniamo una grande grazia, il Sacro Matto va recitato per 30 giorni consecutivi, quindi al mese di marzo ce n'è 31, quindi meglio di così. Don Bosco, proseguo, vuole sempre che ci fosse un altare dedicato a San Giuseppe in tutte le chiese che fece costruire. Dico ai miei confratelli sacerdoti, il mercoledì dedicato a San Giuseppe, se non ci sono memorie liturgiche obbligatorie, un festo obbligatorio nel calendario della Chiesa, sarebbe una cosa assai buona, assai notevole, celebrare la messa votiva di San Giuseppe.

Ebbe una grande gioia ed esternò la sua felicità quando Papa Pio IX, beatura, sentite, proclamò il nostro santo patrono della Chiesa universale. E nel 1871 stabili che in tutte le case, sia gli studenti che gli apprendisti, dovevano celebrarne la festa del 19 marzo, osservando completo riposo da qualsiasi lavoro, dato che in quegli anni il 19 marzo non era giorno festivo.

Nel 1859 Don Bosco dava prova, ancora, della sua costante devozione verso San Giuseppe, aggiungendo nel suo resto devozionale, il giovane cristiano, una fira pratica, ecco, che era una pratica tuttora molto importante, ovvero la memoria dei sette dolori e dei sette gaudi del santo.

C'è una corona delle sette gioie e dei sette dolori di San Giuseppe, la vedremo poi più avanti, una preghiera allo stesso per ottenere la virtù della purezza, e un'altra per impetrare una buona morte con bei canti religiosi in suo nome. Quindi, vedremo a suo tempo la corona dei sette dolori e dei sette gaudi, però è importante San Giuseppe, l'ho già accennato, per ottenere la virtù della purezza.

San Giuseppe, uomo castissimo, i maschietti la possono vivere la purezza, eh? E attenzione che i maschietti sono ontologicamente, strutturalmente, questo è dimostrato dalla psicologia, non possiamo negarlo, più deboli delle donne, perché la concupiscenza si può sentire in maniera più violenta, questo è dimostrato, nei maschietti, che non nei femminucci.

Quindi, un prete può rimanere casto e puro per tutta la vita? Sicuramente sì. Un castiglioso pure? Un giovanotto pure? Un giovanotto fidanzato pure? E all'interno del matrimonio si può vivere esattamente la castità, nell'apertura alla vita, senza mai mancare in nulla alla purezza, perché anche nel matrimonio ci può mancare la purezza, purtroppo.

Adesso non c'è né tempo e neanche caso di fare un lezio sulla purezza, perché ci porterebbe dieci ore di tempo. Però, ricordare chi ha problemi con la purezza, che insieme all'invocazione della Madonna, che è la Veggina dei Vergini, è quanto mai raccomandabile anche affidarsi a San Giuseppe, così come per la Buona Morte, abbiamo già sentito nelle puntate precedenti molti edificanti episodi in merito.

Infine, Don Bosco raccontava questo episodio realmente successo, e con questo chiudiamo. Pochi anni fa, un povero ragazzo di Torino, che non aveva ricevuto nessuna istruzione religiosa, andò un giorno a comprare un pacchetto di tabacco. Al ritorno dai suoi compagni, volle leggere la scritta stampata sull'involucro.

Era una preghiera a San Giuseppe per ottenere la Buona Morte. La studiò così tanto, che la imparò a memoria, recitandola ogni giorno, quasi meccanicamente, senza alcuna intenzione di ottenere delle grazie. San Giuseppe non rimase insensibile a quell'omaggio, in certo modo involontario.

Toccò il cuore del povero giovane, che si presentò a Don Bosco, e questo gli donò il tesoro inestimabile della conversione a Dio. Il giovane corrispose alla grazia, ebbe l'opportunità di istruirsi nella religione, che aveva trascurato fino ad allora per ignoranza, e fece molto bene la sua prima comunione.

Poco tempo dopo si ammalò, e morì invocando il nome di San Giuseppe, che gli aveva ottenuto la pace e la consolazione per quegli ultimi momenti. Qui vedete un giovanotto, che era scritto che dovesse stare non troppo tempo sul pianeta Terra, che grazie alla devozione a San Giuseppe, dopo aver prodotto una vita molto rilassante, per dire un eufemismo, ottiene la devozione attraverso l'opera di Don Bosco, fa la prima comunione, e muore santamente.

Ecco, della buona morte abbiamo già ampiamente, come ricorderete, parlato nelle puntate precedenti. Questo è quanto riguarda l'esperienza di devozione a San Giuseppe di San Giovanni di Bosco. Io mi fermerei qui, dandovi appuntamento come sempre, se desiderate, la prossima settimana, e permettendomi di lasciare su tutti la mia benedizione.

Per intercessione di Maria Santissima e di San Giuseppe, suo Castissimo Sposo, la benedizione del Dio Inipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo, discenda su tutti voi, sui vostri oggetti, sulle vostre case, su Antonio e su tutto lo staff della data di San Giuseppe, e con voi rimanga sempre.

Amen. Ave Maria.

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