Audio · Radio San Giuseppe
San Giuseppe e Santa teresa
Trascrizione
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Ave Maria a lei e a tutti gli ascoltatori, grazie, ben ritrovati a tutti gli ascoltatori e questa sera con l'aiuto del Signore veramente finiremo la lunga sezione dedicata agli scritti dei Santi su San Giuseppe, anch'io dato che è tardi non perdo assolutamente tempo e passiamo subito a introdurre forse la più grande devota di San Giuseppe, chiaramente dopo la Madonna che è la prima devota di San Giuseppe di tutta la storia, che è Santa Teresa di Gesù, Santa Teresa d'Avila. Penso che molti ascoltatori sappiano che Santa Teresa di Gesù era devotissima di San Giuseppe e lo considerava, con lei anche San Giovanni della Croce, uno degli artefici principali e dei collaboratori, diciamo così, celesti principali alla sua grande opera di riforma del Carmelo.
Sappiate che Santa Teresa d'Avila ha dato origine, insieme a San Giovanni della Croce, alla riforma del Carmelo, comunemente nota come carmelitane scalze e carmelitani scalzi, che non erano altro che una rinnovata ricerca del fervore primitivo delle antiche fondazioni carmelitane.
Sapete che il Carmelo è nato su ispirazione di Santi di Gesù. Quindi, su fondazione di San Simone Stocca e degli altri sette santi fondatori, che nel XII secolo, sul Monte Carmelo, a seguito di un'apparizione della Madonna, Monte di Elia, quindi, decisero di dare inizio a questa forma di vita eremitica, contemplativa, molto intensa, diciamo così, da un punto di vista di distacco dal mondo, di orazione e di penitenza.
Ai tempi di Santa Teresa d'Avila, come sempre accade, si era verificato un momento di forte rilassamento spirituale e Santa Teresa fu la grande riformatrice, andando incontro, come spesso accade, ahimè, a queste opere di riforma, alla ricerca, diciamo così, della riconquista del fervore primitivo, a tantissime tribolazioni e persecuzioni, e più di lei ancora, poverino, dovete tribolare e non poco.
Il suo confratello, nonché grande amico, ovviamente amico spirituale, che era San Giovanni della Croce, che fu anche imprigionato addirittura in uno dei suoi conventi, se non ricordo male era quello di Toledo, dove rimase per mesi interi, prima in galera e poi comunque sotto l'autorità di un superiore che era uno dei suoi più acerrimi nemici e dei suoi più acerrimi combattenti.
Allora, l'Ordine Carmelitano, che sappiamo benissimo. Penso che sappiamo tutti quanti che ha una molto sviluppata la teologia della Croce e la teologia del distacco, ovviamente per chi non condivide e non ha la chiamata a vivere questa forma radicale di sequela di Gesù, ovviamente dobbiamo ritenere lo spirito di tanti insegnamenti e non proprio al cento per cento la lettera, perché è impossibile vivere alla lettera alcune cose tipiche di questa spiritualità fuori chiaramente dei conventi.
Cosa scrive Santa Teresa di Gesù a proposito di San Giuseppe? Detto questo andiamo subito, tanto per introdurci, a vedere cosa scrive Santa Teresa di Gesù a proposito di San Giuseppe. Il primo episodio è che Santa Teresa fu miracolata da San Giuseppe, nel senso che stava per morire quattro giorni di coma, quindi all'epoca dei voti, nel monastero dell'Incarnazione di Avila, stette quattro giorni in coma e tutti pensavano che sarebbe morto.
E' stato un giorno di morte. E sentite quello che lei stessa racconta a proposito di questo episodio. Già da un giorno e mezzo avevo la sepoltura aperta e pronta nel mio monastero, dove aspettavano il mio corpo e mi avevano già fatto le onoranze in uno dei nostri conventi di Frati qua fuori, ma vole il Signore che tornasse in vita.
Questo si trova nel libro della mia vita, uno dei tre best seller di Santa Teresa, al capitolo quinto, numero 10. Il recupero le costò però tre lunghi anni di sofferenza. Ma si riprese bene. Si riprese perfettamente e lei di questo dava sempre e ordinariamente merito a San Giuseppe.
Scrive lei stessa, infatti, Scelsi per avvocato il Signore il glorioso San Giuseppe e mi raccomandai molto a lui. Vidi chiaramente che, tanto da questa necessità come da altre maggiori di onore e perdita dell'anima, questo Padre e Signore mio mi fece uscire meglio di quanto gli avessi chiesto.
Vedete che qui risuonano le espressioni che abbiamo sentito la volta scorsa. Essere adoperate da un altro grande santo spagnolo che era San José Maria Escliva, che amava appunto chiamare San Giuseppe Padre e Signore mio. Vorrei portare un attimo l'attenzione su questo titolo. Non ricordo se l'ho fatto lunedì scorso.
Dovete perdonarmi perché purtroppo la mente presa da molti pensieri a volte non riesce a focalizzare bene tutto. Quindi perdonatemi. Ve l'ho già detto altre volte. Se in più di qualche momento vi è piaciuto il video, lasciate un mi piace. Grazie. In più di qualche circostanza, ahimè, mi ripeterò.
Voi sapete che il titolo di Signore è un titolo forte. Noi chiamiamo Gesù Signore e Gesù che è Signore lo chiamiamo in senso forte. Sapete che Signore è il latino dominus che traduce il greco Kyrios e che il greco Kyrios traduce addirittura l'ebraico Yahweh, il famoso tetragramma.
Quindi dire Signore in senso stretto vuol dire riconoscere a qualcuno il titolo divino. D'accordo? La variante latina dominus accentua un aspetto delle caratteristiche divine, cioè il fatto che Dio è il dominatore, quindi è il padrone, come lo chiamava Padre Pio. Dominus in latino significa in senso stretto padrone, no?
Da cui deriva il nostro italiano dominio. Quindi il dominus è colui che è padrone di qualcosa. Chiaramente Dio è padrone di tutto, per questo che Padre Pio lo chiama Dio, no? E quindi quando si chiama Gesù Signore lo si riconosce veramente Dio. San Paolo dice che nessuno può dire Gesù è il Signore se non sotto l'azione dello Spirito Santo.
E lo si riconosce anche... come colui che è il padrone, quindi colui che ha potere e che deve avere potere sulla nostra esistenza. Ora, voi sapete che noi chiamiamo Maria Santissima la Madonna. Ma che significa Madonna? Vi siete mai chiesti cosa significa Madonna? Madonna è una forma sincopata, quindi abbreviata, di mea domina, cioè mia Signora.
Quindi si riconosce la Madonna, attenzione, non la divinità, perché la Madonna non è una Dea, ma per la sua, come dire, vicinanza, proprio stretta, stretta, stretta, per il grande Dio e per il grande potere che Gesù gli ha dato, condivide, diciamo così, questo aspetto della divinità, condivide questo aspetto della divinità nel senso, e questo ce lo attestano tanti santi, che lei ha potere sulle anime e praticamente su tutto, perché è stata innalzata da Gesù, regina, alla destra del Re.
Io ricordo benissimo più di qualche scrittore ecclesiastico affermare che il potere della Madonna si estende tanto quello di Gesù, non perché lei è uguale a Gesù, ma perché Gesù gliel'ha conferito. Quindi, attenzione, questo non trasforma la creatura in una divinità, la Madonna è e resta una creatura.
Però, diciamo così, la attrae nell'orbita del Divino, chiaramente per divina concessione, dandogli questo aspetto particolare. Quindi la Madonna ha potere su tutto, per questo che chi vuole una grazia, dicono tanti santi, ricorre a Maria. Ora, chiamare San Giuseppe Signore mio, che significa?
Significa riconoscere che anche San Giuseppe, ha ricevuto, chiaramente per divina concessione, questo grande potere su tutto. Un potere, chiaramente, che lui non esercita in maniera diretta, ma che esercita sempre attraverso la potenza della sua preghiera presso l'Altissimo, come del resto anche la Madonna, ma che è però un potere reale.
Quindi dobbiamo prendere atto di questa situazione. Voi sapete che i santi... tra l'altro Santa Teresa è dottore della Chiesa, no? Dagli iscritti dei santi, noi possiamo e dobbiamo prendere non soltanto esempio, ma anche fonte di ispirazione dottrinale. Io sempre raccomando, e raccomando sempre a tutti, sto anche facendo quest'anno un ciclo di catechesi, che come faccio io a conoscere bene la verità e quello che è il pensiero di Nostro Signore?
A chi mi devo rivolgere? Guardate che ci si deve rivolgere soltanto a due fonti, che sono le fonti attendibili. Il magistero della Chiesa, il magistero veramente magistero, quindi il magistero autentico della Chiesa, uno, e due però gli iscritti dei santi tra cui eccellono, si dice così, oddio mio, tra cui hanno un ruolo assolutamente preeminente, eccellono comunque, si dice sì, gli iscritti dei dottori della Chiesa, che sono ancora più potenti, perché per avere il titolo di dottore vuol dire che la Chiesa riconosce non soltanto che nei tuoi iscritti non c'è nulla di contrario alla sana dottrina, questo avviene già quando uno diventa venerabile, ma che nei tuoi iscritti ci sono degli elementi dottrinali che vanno assolutamente seguiti e che vanno interiorizzati perché sono dottrina sicura, e servono a ben fondarti nella sana dottrina cattolica.
Santa Teresa è dottore della Chiesa, come penso che sappiate, insieme ad altre due donne che sono Santa Caterina da Siena e in tempi più recenti Santa Teresa di Gesù Bambino. Quindi parla un dottore che usa questa espressione. Come voi sapete che anche un sacerdote si chiama donna, chiamare donna un sacerdote, questo facciamo aprire un'altra domanda, una piccola parentesi, non è un titolo onorifico, affatto.
C'è qualcuno che pensa che i sacerdoti che si fanno chiamare donna è perché si vogliono far venerare o vogliono... Non è così, perché anche donna è un diminutivo di dominus. Ecco, il sacerdote viene chiamato dominus né perché è signore come Gesù, né perché ha poteri straordinari sulle anime come Gesù, ma perché, come la Madonna e San Giuseppe, ma perché da Gesù riceve in dono, è un potere reale però, che è un potere divino, che sono i poteri divini di Gesù, che sono quelli di consacrare, soprattutto, di rappresentarlo, di agire in suo nome, il nome della Chiesa.
Quindi quando si vennera tra virgolette la figura del sacerdote, con il sacerdote, in realtà si vennera Gesù. Perché i poteri che ha un sacerdote, questo non dobbiamo mai dimenticare, sono poteri che gli ha conferito Gesù. Così quando si vennera San Giuseppe o quando si vennera la Madonna, si vennera in realtà il Signore che li ha resi così tanto grandi e gli ha conferito questa potestà partecipata, diciamo così, del suo potere, che loro chiaramente gli rendono a lui.
Continuo gli scritti di Santa Teresa. Fino ad oggi non ricordo che mi sia mai capitato di chiedergli qualcosa a San Giuseppe che egli non mi abbia fatto. Capite? Sono incredibilmente sorprendenti i favori che Dio mi ha concesso per mezzo di questo benedetto santo, e altrettanto lo sono i pericoli dai quali mi ha liberato tanto nel corpo come nell'anima.
Ad altri santi sembra che il Signore abbia dato grazia per soccorrere in una necessità. Voi sapete che c'è ogni santo che ha la sua specializzazione, no? E anche questo è un discorso che dovremmo assolutamente, perché qui negli ultimi anni, almeno io, mi sono accorto della mia ignoranza che tante cose le sono venute a sapere nel corso del tempo, ma adesso sinceramente mi sembra che in giro non se ne parli, no?
Io non sapevo neanche che San Biagio era il protettore della gola fino a qualche anno fa, fino a quando arrivato in parrocchia non ho cominciato a vedere che il giorno di San Biagio, che il giorno dopo la candela, era il 30 febbraio, si fa la benedizione della gola con le candele incrociate.
Ricordo benissimo quando imparai, per esempio, tanti anni fa, quando ero ancora fidanzato, quindi si perde la nota dei tempi, oltre una ventina di anni fa, che un'amica di origini meridionali della mia fidanzata gli aveva insegnato la pratica dei 13 Glorie al Padre a Sant'Antonio da dire quando uno smarrisce una cosa.
E guardate che funzionano, eh? Oppure, non lo so, Santa Rita d'Acascia, che era santa dei casi impossibili, cioè, se uno si studiasse bene tutti quanti i santi, vedrebbe, c'è stato un santo, che non lo so, che ti aiuta, per esempio, San Giuseppe da Copertino, il patrono degli studenti, insieme a San Tommaso da Quirnesso, non mi vengono in mente tante cose, no?
Quindi, guardate, queste specializzazioni ci sono di sopra, tra i santi ci sono tra i demoni, perché i demoni, capite? Perché il principio della sana organizzazione di una buona società ce l'hanno sia in cielo che all'inferno. Perché, come vi dicevo la volta scorsa, attenzione, una società, e anche la Chiesa funziona bene, se ognuno fa bene il proprio compito, si specializza in una competenza particolare, e la fa, ecco, e fa quello, non fa il compito che aspetta un altro.
Con due eccezioni, però, perché ci stanno la Madonna e San Giuseppe, a quanto ci dice Santa Teresa, che invece, alcuni hanno una specializzazione, Santa Teresa scrive Ad altri santi sembra che il Signore abbia dato grazia per soccorrere in una necessità, ma ho sperimentato che questo glorioso Santo soccorre in tutte le necessità, e Gesù vuole farci capire che come Egli gli fu obbediente sulla terra, così lo è in cielo, eseguendo tutto quello che gli chiede.
Quindi, attenzione, ancora l'abbiamo già parlato tantissime volte, uno dei fondamenti di questo grande potere di San Giuseppe, che noi dobbiamo fare attenzione, è la paternità reale, anche se putativa, che ha avuto su Gesù. E se Dio ha scelto che San Giuseppe esercitasse un'autorità su Gesù, che è Dio, cosa significa? Quanto sarà grande quest'uomo?
E se Gesù gli ha obbedito sulla terra, e Gesù non scherza, perché se quello è il Padre, Gesù gli obbedisce, gli obbedisce pure in cielo. Quindi, attenzione, io ho già detto a tutti quanti i critici della devozione alla Madonna, tu puoi essere critico quanto ti pare della devozione alla Madonna, ma devi sapere che se ti metti a criticare la devozione alla Madonna, tu metti il Padre Eterno sul banco degli imputati, perché la Madonna è così grande, perché si era fatta al Padre Eterno così, la Madonna è così grande, ha dei poteri così grandi, perché il Padre Eterno li era dati.
E lei li ha ottimamente custoditi e messi a frutto. Questo che io ho già detto, e non vedo l'ora, e auspico che sia fatto presto il quinto dogma mariano, dove la Madonna sia definita come verità di fede non impugnabile, come ha chiesto lei stessa ad Amsterdam, apparizione riconosciuta, avvocata dell'umanità, mediatrice di tutte le grazie, corredentrice.
Io lo so quanti teologi contemporanei storcono la bocca dinanzi a tutte queste cose, però dico di lei, così come di San Giuseppe, storcere la bocca dinanzi a queste cose vuol dire storcere la bocca dinanzi al Padre Eterno, perché sono scelte che il Padre Eterno ha fatto. E pensare che queste scelte oscurino in qualche modo il primato di Cristo è quanto di più fuorviante possa esistere.
Perché né la Madonna né San Giuseppe si sognano neanche la notte di attribuire la grandezza e i poteri che hanno a se stessi. Li riportano tutti quanti alla loro origine, però ce l'hanno. E riconoscere questa situazione di eccellenza che hanno sia San Giuseppe che la Madonna e, tra virgolette, utilizzarla per ottenere grazie vuol dire dare gloria a Dio, perché gli sta dicendo al Padre Eterno guarda, io riconosco che tu hai dato a queste creature un'eccellenza tanto grande per i tuoi motivi e anche perché con la loro fedeltà se la sono quantomeno conservata, se non vogliamo dire meritata, e quindi io sono felicissimo per loro e li venero, li ringrazio e tu me li hai dati e io li uso.
Quindi qual è la cosa, cioè, se a te, scusate no, se uno ti fa un regalo, ti regala un maglione, giusto, che cosa dice il Galateo? Che la prima volta che esci con quella persona e ti ha regalato il maglione, te lo metti il maglione, perché se quella persona, la prima volta che ci esci, la seconda volta che ci esci, la terza volta che ci esci, non ti vede mai col maglione sopra, quella comincia a pensare, il maglione che gli ho regalato non gli piace, non se lo mette mai.
Se io invece lo vedo col maglione addosso, sarò tutto contento, perché dico, ah hai visto, gli è piaciuto il maglione, se lo mette, come sapete che il Galateo dice di farle queste cose anche se non gli è piaciuto il maglione, perché in questi tempi ogni tanto è sempre bene ricordare anche un po' di bon ton nel vivere, perché tra le varie brutte cose del nostro mondo contemporaneo si è persa anche un bel po' di bon ton, ecco, e quindi la città di Cafonia, ecco, sta diventando più abitata di città del Messico, che come sapete è la più grande metropoli del mondo, con i suoi 23 milioni di persone, eh, ma Cafonia io penso che ne faccia ben di più, e sarebbe bene cominciare a spopolarla un po', ecco, andare a vivere in città un pochino più carine e accoglienti, che non queste, no?
Riprendo la lettura di Sant'Angelo, riprendo la lettura di Santa Teresa, vorrei persuadere tutti ad essere devoti di questo santo glorioso per la grande esperienza che ho dei beni che ottiene da Dio, esperienza parla Santa Teresa, non ho conosciuto alcuna persona tra l'altro veramente devota che non sia progredita nelle virtù, quindi non solo come strumento, tra virgolette strumento chiaramente, no?
come mediatore per ottenere grandi grazie, ma anche come aiuto, per progredire nella virtù, cioè una devozione a San Giuseppe è facilitazione nel progresso, nella vita interiore e quindi nel personale camione di tutti verso la santità. Ancora, se avessi autorità per scrivere, molto volentieri mi dilungherei a raccontare molto dettagliatamente le grazie che ha fatto questo glorioso santo a me e ad altre persone.
Chiedo solo, per amore di Dio, che provi chi non mi crede e constaterà per esperienza diretta il vantaggio che deriva dal raccomandarsi a questo grande Patriarca e dall'essergli devoto. Chi non riuscisse a trovare un maestro di preghiera prenda questo glorioso santo come insegnante e non sbaglierà strada.
Egli fece sì che potessi alzarmi, camminare e non rimanere invalida. Altro episodio raccontato ancora da Santa Teresa. Il giorno dell'assunzione, mentre mi trovavo nel monastero dell'Ordine del Glorioso Santo Padre, fu presa da un ravimento così forte che quasi mi fece uscire da me.
Mi sembrava di venire vestita di una veste molto bianca e splendente. All'inizio non vedevo chi me la faceva indossare, ma poi scorsi Nostra Signora verso destra e mio padre San Giuseppe alla mia sinistra. Vedete ancora come lo chiama? È mio padre. La Madonna mi disse che era molto contenta che io servissi il glorioso San Giuseppe e che voleva che io fossi certa che tutto ciò che chiedeva per il monastero si sarebbe compiuto e in esso si sarebbe servito molto il Signore e loro due.
Quindi servire anche non solo il Signore ma Gesù, scusate, ma San Giuseppe e la Madonna. Ah no, bisogna servire soltanto il Signore, ma questo è veramente un certo limite perché sapete che la devozione è una forma di servizio e di onore preso alle persone di cui si è devote. Auguriamoci che San Luigi Maria Monforte insegnava non soltanto di essere devoti della Madonna ma di avere verso la Madonna una devozione forte e estrema per certi aspetti, radicale, cioè la santa schiavitù d'amore come lui la chiama, quindi altro che timore di servire Maria.
Ecco. Si può e si deve essere devoti anche di San Giuseppe. Poi vedremo le forme e i modi con cui questo compito si può realizzare, ecco. Però è assolutamente importante entrare in quest'ottica di idee che il servizio a San Giuseppe si può e si deve compiere. Magari con delle forme molto piccole, ecco.
Per essere devoti alla Madonna, per esempio, basta recitare con il cuore qualche Ave Maria, dice San Luigi, no? Per avere una forma di devozione minimale. Però si può aggiungere anche cose più grandi. Poi lo vedremo quando arriveremo alle varie forme di devozione a San Giuseppe, no?
Allora, avanti ancora. Una volta trovandomi in necessità e non sapendo a chi ricorrere per pagare gli operai, ritorno un'altra volta a questo fatto qui, eh, che San Giuseppe ci aiuta a trovare i soldi necessari per compiere le imprese di Dio, oppure, quando ci troviamo in grande indigenza, per sfamare noi stessi, la nostra famiglia, i nostri figli o i nostri sottoposti, come dire, tra virgolette, religiosi.
Mi apparve San Giuseppe, il mio vero padre e protettore, e mi fece comprendere che il denaro non mi sarebbe mancato, per cui non dovevo temere di andare avanti. Così feci senza neppure un soldo, e il Signore mi aiutò a tal punto che quanti lo sentivano. E guardilo che quanti lo seppero si meravigliarono grandemente.
Per questo raccomandava insistentemente ad ognuna delle sue suore, anche se molti santi per avvocati, ricordi in particolar modo all'avvocato San Giuseppe, che ottiene molto da Dio. Figlie, siate devote a San Giuseppe, perché è molto potente. Ok? E... Il padre Teresa di Gesù venne eletta priora del convento dell'Incarnazione, dovette ricorrere a tutti i suoi santi protettori per riuscire a quietare le religiose scontente.
Sulla sede della priora collocò l'immagine della Madonna Nostra Signora della Clemenza, con le chiavi del convento in mano. Il posto della vice-priora era occupato da un'immagine di San Giuseppe, e dice lei stessa, il giorno della vigila di San Sebastiano, 20 gennaio 1572, il primo anno che ero priora dell'Incarnazione, incominciando la salve, vidi sulla sedia priorale, dove posta Nostra Signora, scendere con grande moltitudine di angeli, la Madre di Dio, e mettersi là.
Secondo me non vidi l'immagine allora, ma questa signora che dico, rimasi lì per tutta la salve regina, e mi disse, hai fatto bene a mettermi qui, sarò presente alle noti che farete a mio figlio, e gliele presenterò. Ecco, quindi, questo vale per i superiori dei conventi e dei monasteri, che se hanno qualche problema con i loro, si chiamano così canonicamente, sudditi, termine che oggi, insomma, sicuramente fa storcere la bocca a più di qualcuno, adesso però non è il caso di fare una lezione di diritto canonico in questa sede, ecco, comunque ci fa comprendere come la Madonna e San Giuseppe sono intervenuti anche per sanare questo antipatico, però quel poco che ne so per sentito dire, perché io non sono in convento, e...
quindi, dicevo antipatico, ma non troppo infrequente problemi, quindi di qualche piccolo subbuglietto, ecco, si chiama un vezzeggiativo eufemistico, per quanto riguarda eventuali problemi in conventi e monasteri. Ancora, dice padre Geronimo Grazian, grande amico di Santa Teresa di Gesù, «Ella sulla portineria di tutti i monasteri che fondò pose Nostra Signora e il glorioso San Giuseppe, sempre insieme, e poi a tutte le fondazioni portava con sé una grande immagine di questo glorioso santo, che ora si trova ad Avila, e lo chiamava fondatore di quest'Ordine.
Potrei raccontare molte altre cose che sono accadute alla madre con il glorioso San Giuseppe». Poiché egli l'ha confessata, ed è stato il suo prelato per molto tempo. Adesso, qui vi confesso una mia difficoltà, carissimi ascoltatori. Se uno legge bene questo versetto, dice padre Geronimo, è una citazione, no?
«Sulla portineria, eccetera, eccetera, poi continuo, potrei raccontare molte altre cose che sono accadute alla madre con il glorioso San Giuseppe, sentite, poiché egli l'ha confessata, ed è stato il suo prelato per molto tempo». Qui resta un punto interrogativo. San Giuseppe ha confessato Santa Teresa d'Avila, è stato il suo prelato, cioè il suo superiore diretto, che gli ha dato ordine e disposizione per tanto tempo.
Adesso, qui io devo confessare la mia ignoranza, quindi diciamo che metto anche una pulce, nell'orecchio di Antonio, perché dato che questa web radio è specializzata su San Giuseppe, ci saranno tanti altri bravi e santi collaboratori. Se qualcuno riesce a risolvere questo gap, l'autore di questa citazione è padre Geronimo Grazian, che la scrive, un attimino soltanto che, ecco, Grazian e Geronimo, l'opera si chiama «Josefina, Madrid 1944, pagina 209».
Qui sarebbe veramente da approfondire questo tema, io non ho avuto modo di farlo, capire che cosa è successo realmente, perché sarebbe sicuramente interessante approfondirlo. Come si vede, e questo era l'ultimo episodio, la Santa Teresa trattava San Giuseppe come un vero padre, e lo chiamava frequentemente «Mio padre, il Signore San Giuseppe», «Mio vero padre e Signore», «Mio padre, San Giuseppe», «Gloriosissimo Padre Nostro San Giuseppe», «Mio padre, glorioso San Giuseppe».
Vedete come il termine «padre» è quello che ricorre di più, nonché il termine «Signore». Io penso che anche i consacrati, i sacerdoti in particolare, li abbiamo accennati ormai diverse puntate fa, abbiano molto da imparare, da San Giuseppe, padre, Signore, perché se uno volesse un pochettino sintetizzare in due parole che cos'è il ministero pastorale, un prete deve essere il padre di tutti, per questo che si chiama padre, perché padre lo è e deve esserlo.
Ricordate sempre quello che abbiamo detto sulla figura del padre, il padre è colui che sa unire l'amore, con l'autorità, mentre invece sapete che la donna unisce l'amore con l'amore, oppure l'amore con la dolcizza. Invece l'uomo, il maschio e il padre ha questa funzione, una amorevole autorità e un amore autorevole.
San Giuseppe penso che debba essere maestro di tutti e deve essere maestro anche sul fatto di essere Signore, perché i sacerdoti, io penso oggi, dovrebbero riscoprire la grandezza della loro dignità, non per pretendere chi lo sa quale grossa opposizione sociale o venerazioni varie da parte delle persone, assolutamente, niente di tutto questo, ma per rendersi conto della grandezza del dono che hanno ricevuto e rendersi conto anche dell'estrema serietà della responsabilità che hanno e degli impegni che si prendono.
Questo si è, perché tu rappresenti il Signore dovunque ti trovi, sempre e in ogni circostanza, e in alcune circostanze non soltanto rappresenti il Signore, ma il Signore agisce attraverso di te, negli atti per esempio strettamente sacramentali, questo un sacerdote non può e non deve dimenticarlo, mai e per nessun motivo, e io penso che un sacerdote dovrebbe anche fare attenzione, anche nei gesti esteriori, a che le persone lo riconoscano come tale e lo trattino come tale, ripeto, non per indebite formali, forme di attaccamento a onori, privilegi e poteri.
Ah, io da questo punto di vista sottoscrivo dalla A alla Z tutto quello che contro queste tendenze, a volte speriamo raramente presenti in qualche ecclesiastici, si sta facendo anche da parte dell'attuale pontificato, perché io non sono mai, mai, mai, mai piaciute, anzi mi sono sempre chiesto come è possibile vivere, come dire, la vita da sacerdote con certe idee dentro la testa, come facciano ad avvenire.
Quindi, però, la rinuncia doverosa a titoli, carichi e onori che sono completamente inutili, a carrierismi vari che sono completamente inutili, il mettersi umilmente a servizio di tutti, perché questo deve fare il sacerdote, Gesù ha detto, dovete imparare da me, io non sono venuto per essere servito, ma per servire e dare la vita di scatto di tutti, però questo si fa sempre da sacerdote.
Quindi il fatto che io mi metto al tuo servizio non ti autorizza a dimenticarti che io rappresento il nostro Signore. Questo deve essere sempre chiaro nel rapporto. Il rapporto del nostro Signore nella dimensione della paternità. E oggi questo non sempre è chiaro. Ve lo dico per esperienza di tante situazioni, di tante realtà che vedo e che conosco e che non sono sicuramente buone.
Archiviamo Santa Teresa, ci avviamo rapidissimamente verso altri tre testimoni, uno antico e due recenti, di cui il secondo è addirittura recentissimo. Si tratta di un santo, di un beato e di un sacerdote, né santo né beato, ma comunque morto, come si dice in concetto di santità.
Il primo è Sant'Alberto Magno, vissuto a cavallo tra il XII e il XIII secolo, che dice che l'utilità del matrimonio di Maria e Giuseppe per il mondo sta nel fatto che tutti i cristiani abbiano la Vergine per madre e San Giuseppe per padre delle loro anime. Perciò noi possiamo chiamare San Giuseppe nostro padre, come lo hanno chiamato molti santi.
Ricordate quanto ci siamo detti tante volte su Romiglia di Nazareth, San Giuseppe, la Madonna e Gesù, no? E ricordiamo anche l'importanza della paternità e della maternità oggi più che mai fondamentali e da ribadire. Io già comincio a sentire, sapete anche a livello politico, si ricominciano a sentire, adesso con alcune mutazioni che si sono venute a merificare nell'assetto politico, priorità assolute dei governi, approvare gli unici vidi, ecc.
Paternità e maternità. Paternità e maternità. Paternità e maternità. Sono le nostre difese, le nostre parole d'ordine. Una famiglia funziona quando il padre fa il padre e la madre fa la madre. E non potranno mai essere approvate. Ma non importa niente quello che pensa chi ascolta queste cose qui.
Mai. Famiglie con due padri o famiglie con due madri. Che gli uomini vogliano fare cose di questo genere se ne prendono la responsabilità davanti al Padre Eterno. Ma che lo facciano con la nostra approvazione o con la nostra connivenza, mai. Mai. E non possono essere appoggiati di nessun modo salvo assumersi la responsabilità morale di questi gesti che ricade su chi li ha provocati chiunque da qualunque parte si trovi da qualunque parte si trovi appoggi questi progetti politici.
Chiusa parentesi. Il beato Giovanni XXIII, appena eletto Papa, ordinò che nella Basilica del Vaticano l'altare di San Giuseppe fosse ornato ed abbellito in modo speciale. Su quell'altare si celebra ogni giorno una messa per la pace del mondo. Durante il Concilio Vaticano II lo nominò patrono del Concilio stesso e stabilì che nel canone romano della Santa Messa il memoriale perpetuo della Vedenzione si includesse il suo nome insieme a quello di Maria e prima degli apostoli, dei sommi pontifici e dei martiri.
Questo gesto fatto da Giovanni XXIII nei tempi in cui il canone romano era il messale del Sessantadue e tra le riforme del messale del Sessantadue c'era l'inserimento del nome di San Giuseppe e il sede beato Iosef e Iusto in Virginis Ponsi. Il canone romano era l'unica preghiera ocaristica vigente.
Con la riforma liturgica, voi sapete che sono state fatte molte e molte volte, molte e molte volte, molte e molte volte, molte e molte volte, molte e molte volte, molte e molte volte, molte e molte volte, molte e molte volte, molte e molte volte, molte e molte volte, molte e molte volte, molte e molte volte, molte e molte volte, molte e molte volte, molte e molte volte, molte e molte volte, molte e molte volte, molte e molte volte, molte e molte volte, in unione con la Beata Vergine Madre di Dio con San Giuseppe e suo sposo gli angeli e tutti i santi eccetera eccetera e così tutte le preghiere egaristiche e vedete che non è stato un caso che sia stato messo prima di Pietro e Paolo e prima di tutti gli altri apostoli perché San Giuseppe viene prima di Pietro e Paolo e prima di tutti gli altri apostoli abbiamo visto che viene prima anche di San Giovanni Battista San Giuseppe è il numero uno dopo la Madonna per quanto riguarda i santi questo ormai dovremmo averlo ben chiaro e ben capito infine, ultimo testimone è Don Stefano Gobbi definito dall'autore di questo testo, non da me sono parole sue, un vero santo Don Stefano è un sacerdote che è vissuto a Milano non so se è proprio di Milano io l'ho conosciuto quando era vivo fondatore del movimento sacerdotale mariano approvato dalla Chiesa ha ricevuto un messaggio della Vergine lui per una trentina d'anni circa ha ricevuto messaggi dalla Madonna sotto forma di locuzione interiore è venuto a mancare un paio d'anni fa non più di tre anni fa chiudiamo questa sezione appunto con un messaggio lasciato dalla Madonna in persona a questo sacerdote su San Giuseppe possiamo metterci il condizionale perché non so se tutto quel grande libro scritto da San Giuseppe abbia ricevuto l'approvazione della Chiesa comunque ci possiamo mettere avrebbe lasciato la Madonna a San Giuseppe comunque il messaggio è dubbiamente molto molto bello lo leggiamo concludendo questa sezione Giuseppe fu per me uno sposo casto e fedele un collaboratore inestimabile nella custodia amorevole del bambino Gesù silenzioso e probito lavoratore attento a non farci mancare i mezzi necessari alla nostra umana esistenza giusto e forte nel quotidiano compimento della missione a lui affidata dal Padre Celeste con quanto amore seguiva ogni giorno la mirabile crescita del nostro dinfiglio Gesù e Gesù lo ricambiava con un affetto filiale e profondo come lo ascoltava e gli obbediva come lo consolava e lo aiutava vedete lo ascoltava e gli obbediva come lo ascoltava e gli obbediva lo consolava e lo aiutava imitate parola della Madonna sembra eh il mio amatissimo sposo Giuseppe uno nella sua preghiera umile e confidente due nel faticoso lavoro tre nella sua pazienza e grande bontà chiediamo sta per arrivare anche il Santo Natale a San Giuseppe che ci doni un cuore veramente buono buono vuol dire buono vuol dire amante del bene affabile dolce sanamente e santamente ottimista sorridente propositivo e tutte le altre belle virtù che costituiscono quell'albero meraviglioso che è la virtù teologale della carità in cui San Giuseppe come in tante altre virtù straordinariamente eccelleva