Audio · Radio San Giuseppe
Avvento e natale smarrimento di Gesù al tempio
Trascrizione
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Gentilissimi ascoltatori di Radio San Giuseppe, ben ritrovati sulle frequenze della nostra cara web radio, siamo già nella novena dell'immacolata e nell'inizio del tempo di avvento, tempo ovviamente particolarmente caro a San Giuseppe e alla Madonna, tempo in cui certamente anche dal paradiso dove si trovano, indubbiamente rievocheranno i giorni memorabili, splendidi e pieni di gioia, caratterizzanti questo periodo, gioia a cui tutti quanti noi fin da adesso ci uniamo, per me è sempre una grandissima fonte di immenso gaudio, iniziare il tempo di avvento con il Gentile San Giuseppe è un'ottima cosa, è un'ottima cosa, è un'ottima cosa, è un'ottima cosa, è un'ottima cosa, è un'ottima cosa, è un'ottima cosa, è un'ottima cosa, è un'ottima cosa, è un'ottima cosa, è un'ottima cosa, è un'ottima cosa, è un'ottima cosa, è un'ottima cosa, è un'ottima cosa, è un'ottima cosa, è un'ottima cosa, è un'ottima cosa, è un'ottima cosa, è un'ottima cosa, è un'ottima cosa, è un'ottima cosa, è un'ottima cosa, è un'ottima cosa, è un'ottima cosa, è un'ottima cosa, è un'ottima cosa, è un'ottima cosa, è un'ottima cosa, è un'ottima cosa, è un'ottima cosa, è un'ottima e provare a chiedere a San Giuseppe che ci aiuti, ci comunichi qualcosa della sua gioia e del suo privilegio di stare a fianco a una creatura così straordinaria come Maria Santissima, con tutto il candore, con tutta la purezza, la grazia, la presenza di Dio che ella emanava ed emana e che ha come suo fondamento primo proprio la straordinaria grazia dell'immacolata concezione, essere concepiti senza peccato originale.
Noi sappiamo che San Giuseppe... è stato concepito col peccato originale ma è stato davvero confermato prestissimo in grazia, ricolmato di ogni benedizione, per cui sì, lui è figlio di Adamo, ma è un figlio di Adamo che ha sentito molto meno di noi la tragedia della colpa d'origine, anche per l'esemplarità assoluta della sua vita.
Chiediamo sempre a San Giuseppe questa grazia grande di prenderci per me, perché ricordiamo che nella Triade, Gesù, Giuseppe e Maria, lui è il più vicino a noi, anche se è enormemente più grande di noi, è il più santo di tutti, è il più grande di tutti. Ecco, però in qualche modo, pur essendo così grande, può compatirci un pochino di più, no?
Pienamente nostro fratello, oltre che nostro maestro e padre, chiediamogli davvero la grazia di poter vivere un santo avvento e una santa novena. Abbandonate questa piccola prolusione, forse fuori luogo, introduttoria, ma la gioia di questo tempo esige di essere in qualche modo valorizzata.
Mi permetterei, Antonio mi perdonerà se mi permetto una seconda nota introduttiva, di raccomandare a tutti gli ascoltatori, questo è un tempo di gioia, il tempo dell'avvento, la gioia perché arriva la luce del mondo, a noi non ci interessa assolutamente nulla, di tutto quello che si vede, che si sente nella Chiesa, nel mondo, di chi si preoccupa di questo o di quell'altro, vi è la luce del mondo, punto, ecco, non abbiamo mai nessuna preoccupazione perché è tutto sotto il controllo di nostro Signore Gesù Cristo, per cui fuggano tristezza, angoscia, eccetera, eccetera.
Quindi io raccomando ai miei parrucchiani, raccomando, mi permetto di farlo anche a voi, alle persone che seguo e agli ascoltatori, di addobbare a festa le nostre abitazioni, in primis con il presepe. Il presepe fatto bene, ben curato, pieno di luci e pieno di amore, insomma, nel farlo.
Chi, beato lui, ha un po' di disponibilità di tempo, io più tempo passa e meno so che cos'è, ma va bene così, non c'è problema, sia sempre fatta la volontà di Dio. Però dedichi un pochino di tempo e di amore a fare il presepe, come gesto personale di amore verso il Signore e come gesto di fede, ecco, perché poi chiunque entra in casa e vede un bel presepe, rimane edificato.
Sono segni che non vanno disprezzati, no? Anche l'albero di Natale, io non voglio parlare di questo, ci ho fatto comunque una piccola catechesi, l'albero di Natale cristiano, ecco, l'albero di Natale è uno dei segni nati pagani nell'origine e poi cristianizzati. Adesso chiaramente c'è un processo di nuova, come dire, paganizzazione dell'albero di Natale.
Quindi che è diventato un pochino, per certi aspetti, un luogo dove smerciare il consumismo natalizio di tanti regali inutili, o di far credere ai bambini la fola di Babbo Natale, anche quella, se uno si informa un po', come dire, paganizzazione di una, invece, pia tradizione cristiana, no?
Ecco, legata a questa notte. E anche la possibilità dei doni. E anche la possibilità dei doni ai fanciulli deve essere evangelizzata e deve essere spiegata, diciamo così, con un piccolo dono che ci ricorda il grande dono che Dio ha fatto all'umanità, mandando il suo figlio, ha fatto uomo per noi, accolto da Maria Santissima e accolto ed educato anche da San Giuseppe.
E poi vi raccomando anche l'adobare le nostre case, le porte, le finestre, con le luci. Chi può, chi magari ha la casa col giardino... Faccia d'albero all'esterno, illuminato, ecco. La luce, c'è un recentissimo gruppo rock cristiano, eh. Se lo possiamo di qui a fare il concerto, che sono i De Sanno, gli faccio un po' di pubblicità, che hanno fatto l'ultimo disco, si chiama proprio Luce.
Cioè, De Sanno vuol dire proprio il sole, che sottolineano come tutto ciò che ha a che fare con la luce, d'accordo? E' sempre bello e molto cristiano, perché il nostro nemico è il principe delle tenebre, agisce di notte, d'accordo? Invece Gesù è la luce del mondo, Gesù dice che chi opera il male odia la luce e fa le cose di nascosto, ma noi che siamo figli di Dio agiamo sempre alla luce del sole, ecco, e ci compiacciamo della luce.
Ecco, quindi non si tratta di fare anche lì, cioè, è bello che si vedano queste cose, perché è anche bello che traspaia con dei segni esterni la nostra gioia per questo tempo. Noi siamo felicissimi nel tempo di avvento, io guardate, vado in estasi, al primo di dicembre, oggi è il primo di dicembre, vado su tutte le euforie, perché se dipendesse da me il calendario comincerebbe dal primo dicembre al 6 gennaio, dal primo dicembre al 6 gennaio perché, questo è un fatto mio, ma la gioia di questi giorni, ecco, la gioia del verbo che si è fatto carne, e la gioia di questa famiglia.
Con le sue vicende che raccogliono, ecco, deve riempire di gioia i nostri cuori. Santo Alfonso Maria dei Liguori, adesso mi perdonerà che gli abbiamo toccato un po' di tempo, passiamo quindi subito alla meditazione di oggi, che è quella dello smarrimento di Gesù nel Tempio. Procedo immediatamente alla lettura, la meditazione grazie a Dio è breve, quindi recupereremo il tempo perso, e procedo immediatamente, insomma.
Allora, Remansit puer Iesus in Jerusalem et non cognoverunt parentes Eius, il figlio di Dio, il bambino di Gesù rimasto a Gerusalemme, non se ne accorsero i suoi genitori, senza che se ne accorsero i suoi genitori, questo è il versetto di Luca introduttore della meditazione. Venuto il tempo del ritorno dall'Egitto, ecco di nuovo l'angelo avvisò Giuseppe che ritornasse col fanciullo e la madre nella Giudea.
San Boraventura considera che in questo ritorno la pena di San Giuseppe e di Maria Santissima fu maggiore che nell'andare, poiché essendo allora Gesù all'età di circa sette anni, egli era già così grande che non poteva essere portato in braccio, e però del resto era anche così piccolo che non poteva fare da sé un viaggio lungo, ecco, onde spesso quell'amabile fanciullo era costretto a fermarsi e buttarsi sulla terra per la stanchezza.
Inoltre consideriamo la pena che intesero Giuseppe e Maria, ritornati che furono quando persero Gesù nella visita fatta al tempio. Giuseppe era avvezzo a godere la dolce vista e compagnia del suo amato Salvatore. Ora, quale fu poi il dolore quando se ne vide privo per tre giorni, senza sapere se più l'avesse da ritrovare, e senza saperne il motivo che fu la sua pena maggiore, poiché temeva il Santo Patriarco per la sua grande umiltà, che forse, a motivo di qualche suo difetto, Gesù avesse determinato di non vivere più in casa sua, stimandolo non più degno della sua compagnia e dell'onore di assistergli, con aver cura di un tanto tesoro.
Non v'è maggior pena per un'anima che ha posto in Dio tutto il suo amore che il dubitare d'averlo disgustato. Non vi fu sonno in quei tre giorni per Maria e Giuseppe, ma un continuo piangere cercando il loro diletto. Siccome la stessa Vergine gli disse poi, quando li trovò nel tempio, «Figli, in quid fecisti nobis sic, ecce pater tu, settego dolentes querebamus te?
Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre Dio, addolorati, ti stavamo cercando, ti cercavamo. Figlio, e quale pena amaro ci avete fatto provare in questi giorni, in cui siamo andati piangendo, sempre cercandovi, senza trovarvi e senza poter avere notizia di voi?». Consideriamo all'incontro l'allegrezza di Giuseppe nell'aver poi ritrovato Gesù, e nel sapere che il motivo di allontanarsi non era stato qualcosa, anche sua mancanza, ma l'amore alla gloria dell'Eterno Padre.
Ora le preghiere con cui Sant'Alfonso chiude la meditazione, nei santi affetti che effonde. «O mio santo Patriarca, voi piangete per aver smarrito Gesù, ma voi sempre l'avete amato, ed egli è sempre amato voi, e vi ha amato tanto che vi ha eletto per suo nutrizio e custode la sua vita.
Lasciate piangere a me, che per le creature e per i miei carricci ho lasciato tante volte e perduto il mio Dio, disprezzando la sua divina grazia. Ah, santo mio, per i meriti della pena che provaste nell'avere smarrito Gesù, impetratemi lacrime per piangere sempre alle ingiure fatte a questo mio Signore, e per quell'allegrezza che poi avreste nel ritrovarlo nel tempio, tenetemi la sorte di ritrovarlo anch'io, ritornato con la sua grazia nell'anima mia, e di non perderlo mai più.
E voi, Maria, Madre mia, che siete rifugio dei peccatori, non mi abbandonate, abbiate pietà di me. Sì, io ho offeso vostro Figlio, ora ve ne pento con tutto il cuore, e sono pronto a perdere mille volte la vita prima che perdere la sua divina grazia. Pregatelo che mi perdoni e che mi dia la sua santa perseveranza.
E voi, mio caro Gesù, se non mi avete perdonato ancora, perdonatemi in questo giorno. Io detesto e odio tutte le ingiure che vi ho fatte, me ne dispiace, vorrei morirne di dolore. Io vi amo, e poiché vi amo, stimo più il vostro amore e la grazia vostra, che tutti i regni del mondo.
Signore, aiutatemi affinché io vi ami sempre di più e non vi offenda più. Questo è il testo della Brea Meditazione di Santo Alfonso. In cui vorrei, diciamo, sottoporre, ripercorrendo la nostra attenzione per la nostra crescita in meditazione personale, ecco, alcuni piccoli particolari, riprendendoli e ribadendoli, perché già il santo nell'evidenziale è stato abbastanza chiaro.
Anzitutto, l'apparenza simbolica dell'episodio dello smarrimento di Gesù, no? Perdere Gesù, quindi quando ci sembra che Gesù, in qualche modo, si sia allontanato dalla nostra vita. E o meglio non meglio, non lo percepiamo più sensibilmente, no? Ecco, ci sono molte anime che cominciano un po' di vita interiore e quando cominciano un po' di vita interiore, il Signore le dicolma delle sue consolazioni.
I maestri di spirito dicono che Dio fa così perché appena una persona si distacca dalle creature e dal mondo, inteso chiaramente in senso negativo, eh? Il mondo non è necessariamente... I figli di Dio imparano a starci nel mondo positivamente, ecco. Però ci deve essere un distacco iniziale, perché ordinariamente il mondo è sede del peccato, è il luogo dove domina il Principe di questo mondo, no?
Quindi, compiuta poi una certa pulificazione da certi stili di vita, si rientra alla grande, insomma, nel mondo, come dice Gesù. Io vi ho scelti dal mondo e vi ho mandati nel mondo per santificarlo e per salvarlo, no? E anche per abitarlo in ciò che ha di buono, anche se molto spesso deve essere purificato, da figli miei e da miei discepoli, no?
Allora, solo che che succede? A un certo punto il Signore toglie le grazie sensibili perché deve far crescere un pochino la persona, no? Allora, quando in qualche modo il Signore si oscura dalla nostra presenza, dicono sempre i maestri di spirito, questo può dipendere da due motivi, o che abbiamo fatto qualche peccatuccio, anche piccolo, ma che dispiace in maniera particolare al Signore, e Lui, per farcene rendere conto, ci toglie la percezione della Sua presenza.
Oppure può essere un momento di prova, nel senso che Lui se ne va semplicemente per darci questo dolore, per vedere se noi, quando se ne va, rimaniamo fedeli a Lui e ci adoperiamo nel cercarlo senza difficoltà. Chiaramente nel caso di San Giuseppe della Madonna, il problema era il numero due.
Ma siccome San Giuseppe era umile, nota al Santo, pensava che il problema fosse il numero uno. Ah, qui Gesù è sparito perché io L'ho servito indegnamente e quindi a causa dei miei peccati Lui se ne va altrove. Dobbiamo tenere presente, ascoltatori carissimi, che sta parlando San Giuseppe.
Io rimasi molto impressionato quando per esempio andai per la prima volta in pellegrinaggio nei luoghi di Santa Gemma Galgani, un'anima veramente pura, di cui il confessore raccontava queste vicende che adesso vi significo. Dice che si confessava frequentissimamente, piangendo lacrime.
Eppure il confessore, chiaramente dopo la morte, perché prima non si può, disse che in tutte le confessioni di Santa Gemma non c'era mai stato, non era mai stato da lei confessato, nonostante che le confessioni durassero a lungo, nessun peccato veniale. Le cose che confessava erano quasi tutte imperfezioni, cioè mancanze lievi alla perfezione delle virtù, non alle mancanze alle virtù, e tra l'altro quasi tutte involontarie, diceva questo grande confessore.
Eppure, quindi capite la differenza? Allora, questa è una cosa che deve farci pensare, perché i santi non facevano la commedia greca. Quindi, anche San Giuseppe, queste sono chiaramente considerazioni devote dello scrittore, ma sono considerazioni devote molto verosimili. Ecco, perché uno degli indizi della santità è questo, cioè che quando c'è qualcosa che non va, quando tu ti accorgi di questo, ti accorgi che il Signore in qualche modo si nasconde, che ti abbandona, che ti toglie qualche grazia o cose di questo genere, il primo pensiero che ti deve venire è che sei tu che hai fatto qualcosa che non va.
Non devi subito pensare al Signore che ti sta mettendo alla prova, quello è l'ultimo pensiero che deve venirti. Perché il Signore mette alla prova i santi, e tu non devi pensare di essere santo. I santi sono tali proprio perché pensano di non esserlo, ma non è che pensano di non esserlo perché si atteggiano, capito?
Dicono, ah, non sono santo così che altri mi dicono che lo sono. Ma sono convinti di non esserlo. Quindi quando Santa Gemma andava a piangere durante le confessioni, lei pensava di essere una grandissima criminale, anche se faceva quasi nulla. Questo dovrebbe farci sommamente vergognare, perché ritorna sempre l'importanza, e questa è una delle cose in cui forse vi annoierò per quante volte la richiamo, del sacramento della confessione.
Vedete anche poi nella preghiera, se leggete gli scritti di Sant'Alfonso, Sant'Alfonso che è patrono dei confessori, e grande confessore a sua volta, insiste sempre, pianti sui peccati, dammi la contrizione, dammi il pentimento, si io ho preso per coscienza che ho offeso il mio figlio, cioè in un modo anche un pochino arcaico, che risente del Devozio del 1700, può anche dare fastidio a qualche lettore contemporaneo, un po' sciocco, ma che però ci fa comprendere quanto è importante questa dimensione interiore, che è quella della contrizione e del pentimento, cioè che è fenomeno che avviene in maniera serena, cioè non è l'essere scrupolosi, o l'essere chissà cosa, arrovellarsi oppure disprezzarsi in maniera malsana, perché si pensa, tutte quante cose disordinate che non va bene, ma è quel profondo senso di piccolezza davanti a Dio, quello sguardo sereno, se uno combina qualche guaio, piccolo o grande, anche una piccola mancanza, dice Signore mio, se non fu combinata un'altra delle mie, ma nella coscienza di farlo, questo poi si vede benissimo nelle confessioni, io confesso molto per grazia di Dio, molte confessioni sono malpreparate, malfatte, perché?
Uno perché sembra che si faccia molta fatica a discernere le proprie mancanze, questo è un brutto segno questo qui, dobbiamo chiedere aiuto al Signore, certo in una confessione frequente non serve fare una confessione di mezz'ora, quindi sciorinare un elenco, perché se uno si mette poi a raschiare, potrebbe non finirla più, e fare anche magari un'operazione un pochino meccanica, neanche troppo fruttuosa, però individuare un po' di mancanze vere, non che la dico tanto per dire, perché poi alla fine le nostre confessioni sono sempre tutto uguali, quindi questa cosa la ridico tanto sicuramente l'ho fatta, il lavoro fruttuoso è quello che ci aiuta anche a crescere nell'umiltà che è tanto gradita dal Cielo, per chiamarle per nome, e anche se fosse una piccola cosa, anche se fosse una piccola risposta sgarbata, anche se fosse semplicemente dare l'impressione di essere un pochino seccati quando una persona ti cerca o ti contatta, è già una piccolissima, per quanto piccolissima, o forse piccola, o forse neanche troppo piccola mancanza, la carità.
Questo ci aiuta, perché il Signore poi fonde le sue grazie su chi sta così, perché Dio, dice San Pietro, fa grazia agli umili, ma resiste ai superbi. Quindi quanto più noi ci santamente umiliamo, pensando sempre che è sempre colpa nostra, come San Giuseppe e come la Madonna, la Madonna pure pensava di essere una peccatrice, cioè, peccatrice non nel senso, insomma, se uno si legge gli scritti di Maria da Greta, diceva sempre che era un disastro totale, che Dio sarebbe potuto essere servito meglio, che lei non era all'altezza della situazione, era Madonna.
Ma la Madonna anche questo non lo diceva come atteggiamento, lo diceva perché era convinto di questo. Ecco, capite, quindi, impariamo da San Giuseppe a usare meglio l'arte di trarre profitto dai nostri peccati, perché noi li facciamo realmente a differenza di lui, piccoli o grandi che siano, e chiediamogli la grazia di saperli sempre meglio riconoscerli, per farli fruttare in spirito di costante, come dire, umiliazione serena e contrizione, ed anche per celebrare sempre meglio e sempre più frutturosamente le nostre confessioni.
Io vi do appuntamento la settimana prossima e vi saluto. Ave Maria.