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Audio · Radio San Giuseppe

Devozioni e preghiere a San Giuseppe 3

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Gentilissimi ascoltatori di Radio San Giuseppe, benvenuti a tutti, ben ritrovati sulle frequenze della nostra carissima web radio per una nuova puntata di meditazione sulle pratiche in onore di San Giuseppe che abbiamo iniziato due puntate fa del padre Tarciso Stramare. Oggi vedremo alcune nuove forme di devozione e di culto a San Giuseppe, alcune abbastanza note e popolari, altre come sempre penso sia accaduta anche a voi in queste meditazioni un pochino inedite, insomma, ignote, non conosciute, che è anche il motivo per cui stiamo proponendo questo testo di meditazione che non si limita a proporre le pratiche più conosciute in onore di San Giuseppe come per esempio questo.

Quindi uno il sacromanto, ma fa proprio una storia ad ampio respiro di tutte le forme di devozione susseguitesi nel corso della storia della Chiesa nei confronti di questo santo. Allora, la volta scorsa ci siamo fermati agli ultimi sacramentali in onore di San Giuseppe, candele, olio, eccetera.

Oggi riprendiamo... da ulteriori pratiche, ricomincio la lettura del testo, il culto perpetuo iniziato a Milano nel 1854 che consiste nel dedicare a San Giuseppe un giorno ogni anno, ovvero ogni mese. Quindi dedicare un giorno a San Giuseppe una volta all'anno oppure una volta al mese.

Questo culto fu approvato da Papa Pio IX, correscritto, del 20 gennaio 1856. Sapete che Papa Pio IX era devotissimo di San Giuseppe. Ancora, la corte a San Giuseppe e alla Sagra Famiglia, ossia la visita mensile a un'immagine del santo o delle tre auguste persone, ormai sappiamo quali sono, che formano la Trinità della Terra.

Quindi, una visita. Abbiamo un pochino perso questa devozione. Ecco, ma anticamente, non so se avete visto nelle città quante immaginette oppure anche nelle strade provinciali di collina o di montagna, ci sono delle edicolette. Ecco, io quando vado fuori, osservo sempre con molta attenzione.

Oggi ci si passa dinanzi senza farsi neanche il segno della croce, no? Ma sono tutti quanti attestati. Sono tutti attestati di fede e di devozione. Se uno legge gli scritti di Sant'Alfonso, vedrà come la Madonna è particolarmente contenta che si rende particolare culto e onore alle immagini, così come, nella pratica, nei primi cinque sabbati del mese, le disse che tra le cinque cose da riparare, appunto, con i primi cinque sabbati, è il rifiuto del culto e dell'onore che gli rende chi rifiuta di venerare le sue sacre immagini.

Ecco, quest'aspetto, scusate se faccio questo primo break un po' improvviso, è molto importante per la nostra fede cattolica. Voi sapete che in molti ambienti, o testimoni di Geova, oppure protestanti, per esempio evangelici, io vi parlo perché ne ho avuto esperienza diretta, c'è una sorta di nuova iconoclastia, iconoclastia è il termine che significa battaglia delle immagini, che già è eresia di antica data, siamo intorno all'VIII-IX secolo d.C., e ci fu un concilio di Nicea, il concilio secondo di Nicea, che condannò l'iconoclastia come dottrina eretica, perché appoggiandosi sulla base di alcuni passaggi veri dell'Antico Testamento, tipo non ti farà idolo né immagine alcuna di ciò che è la storia, nessuna del cielo né di ciò che è qua giù sulla terra, affermano che invece i cattolici sono dei contraventori, a questa norma del pentateuco, perché hanno statue di Gesù Cristo, statue delle Madonne, statue di San Giuseppe, immagini di Gesù Cristo, immagini addirittura della Santissima Trinità, immagini dello Spirito Santo, immagini di San Francesco, immagini di San Pio, immagini di Pietrelcina e di tutta questa roba qui, e quindi alla faccia della scrittura che condanna queste cose, loro continuano a contravvenire la Sacra Pagina facendo tutto questo.

Ora, cercare di capire quello che sto dicendo, dal punto di vista dei testimoni di Geova, come dire, questa dottrina, anche se ovviamente eretica è, eretica rimane, però dal loro punto di vista può avere un fondamento, di comprensibilità, perché i testimoni di Geova, perdonatemi se ogni tanto apro qualche parentesi catechetica, non sono cristiani, anche che che ne dicano, perché i testimoni di Geova non credono nella divinità di Gesù Cristo, che credono che Gesù Cristo sia un profeta.

Ora, è chiaro che se Gesù Cristo non è il figlio di Dio fatto uomo, Dio è rimasto puro Spirito, quindi inaccessibile, così come era nell'Antico Testamento, quando diede questa norma, ed è chiaro che Dio in quanto puro Spirito, non può essere in nessun modo, e in nessun caso, e in nessuna forma raffigurato da nulla, e da nessuno neanche immaginato.

Se leggete gli scritti dei mistici, di San Giovanni della Croce per esempio, dirà che tutte le immagini, tutte le rappresentazioni, sono ostacolo immenso all'unione mistica, state attenti con Dio. Quindi, c'è un fondamento. Però, la posizione meno comprensibile da parte dei cristiani separati evangelici, perché?

Perché i cristiani separati evangelici sono cristiani, cioè gli evangelici ci credono che Gesù Cristo è il figlio di Dio, sono distanti dalla dottrina cattolica per altre motivazioni, d'accordo? Ma che Gesù Cristo è il figlio di Dio non lo metto nel dubbio. Allora, noi possiamo raffigurare oggi delle immagini, perché?

Perché Dio si è reso visibile, certamente, non in quanto Dio, perché Dio in quanto Dio rimane trascendente, ma si è fatto carne, quindi ha preso carne in Gesù, e Gesù ha detto nell'Evangelo chi vede me ha visto il Padre, e chi vede me non soltanto in ciò che di Gesù non si può vedere, perché di Gesù si poteva vedere l'umanità, non la divinità, che non è contemplabile da occhio umano e non ha forma né rappresentazione alcuna, ma chi vedeva la sua umanità, cioè guardando l'umanità santissima di Gesù, fissando gli occhi di Gesù, fissando il volto di Gesù, ecco, si vedeva, certamente, pur velata dall'umanità, la divinità.

E Gesù, per assumere quell'umanità, ha scelto una creatura, che è Maria Santissima, che per questo ha ricevuto una dignità superiore a quella di tutte le creature celesti, angeliche e beati messe insieme, e che deve essere venerata, e che in quanto essere umano può essere rappresentato.

Scusate, no? Noi abbiamo il busto, per esempio, prima ho citato Pio IX, a quei tempi si stavano delle forme regionali, insomma, non credo che esistesse già la fotografia, comunque non cominciamo poi a farvi commenti in giro, non mi ricordo se era stata già inventata la fotografia prima che morisse Pio IX, in questo momento, però in ogni caso c'erano i ritratti, in ogni caso i busti e i ritratti dei papi, ce li abbiamo di pure quelli del medioevo, perché non c'era la fotografia, ma chiamavano un pittore e facevano fare il ritratto, facevano fare, no?

Perché un essere umano può essere ritratto. Ora, nessuno di noi magari ha visto una Madonna, ma la nostra fantasia, la fantasia degli artisti, può in qualche modo industriarsi e rappresentarla, perché la Madonna è stata comunque un essere umano, e un essere umano è rappresentabile, e anche in Gesù il Verbo si è fatto carne, e oltre che una madre c'è avuto pure un padre, la famosa Trinità della Terra.

Ecco, conseguentemente, attenzione, venerare un'immagine, a questo punto, ecco perché le immagini si venerano, cioè, quando si passa davanti alla strada di un santo, si china la testa, non si passa di lungo davanti alla strada di un santo, davanti a un'immagine sacra, bisognerebbe fare sempre un atto anche minimo di riverenza, no?

Perché? Perché non è chiaramente la figura materiale, cioè la materia con cui è fatta la statua, e neanche, come dire, la forgia artistica, più o meno bella, più o meno coinvolgente che può avere un dipinto o una scultura, ma è ciò che rappresenta che è oggetto della mia venerazione, è per questo che vanno venerate, capite?

Gli iconoclasti, guardate che ci hanno ammazzato la gente, ci hanno ammazzato, eh? Ci sono dei martiri dell'VIII e del IX secolo che sono stati uccisi da altri cristiani perché difendevano il culto delle immagini, e poi dicevano, spaccate queste immagini perché siete una banda di idolatri e contraddicete esplicitamente il dettame della legge di Dio nel libro del Deuteronomio.

Vedete che dietro questa eresia, tra l'altro, c'è anche una comprensione non corretta, ecco, questo è un altro punto fondamentale, del rapporto tra l'Antico e tra il Nuovo Testamento, che è un problema, adesso oggi non voglio certamente aprire, queste sono questioni che ci vorrebbe un ciclo di catechesi solo per questo, no?

Ecco, però l'Antico Testamento va letto alla luce del Nuovo, non possiamo prendere dei punti fondamentalisticamente estrapolandoli dal contesto e farne legge, no? Questo è tipico delle sette, così come il Nuovo Testamento si comprende alla luce dell'Antico, siamo nel tempo di Pasqua, quante volte Gesù è risorto, anche nel Vangelo, non di domenica scorsa, di due domeniche fa, se ve lo ricordate, insomma, dopo che Gesù mangia il pesce, aprì loro l'intelligenza delle scritture e disse, così sta scritto, il figlio dell'uomo deve morire, risorgere il terzo giorno, e nel suo modo, e cominciando da Mosè e dai profeti, spiegò tutti i passi della Sacra Scrittura che si riferivano a lui, quindi Gesù fa comprendere la sua figura alla luce delle profezie dell'Antico Testamento, ma al tempo stesso l'Antico Testamento va letto alla luce del Nuovo, no?

Se no andiamo a fare come ha fatto Roberto Benigni, che va a dire che nel Decalogo, come è vero, c'è scritto non commettere adulteri, che quindi non esistono i peccati impuri contro la testualità, che si sono aumentati la Chiesa, ma non è affatto vero, perché Gesù nel Vangelo ne parla di queste cose, così come ne parla San Paolo, e Gesù ha detto chiaramente nel Vangelo che non è venuta ad abolire la legge, ma a perfezionarla, sì, a completarla, quindi a mettere qualche tassello risolutivo, quindi, che dilata l'ambito di comprensione, quindi lungi dal negarla, la ribadisce, ampliandone lo spretto di reazione.

Ecco perché non uccidere non è più soltanto dare una coltellata, ma non uccidere è anche odiare qualcuno, insultarlo, dirgli stupido, dirgli pazzo, arrabbiarsi, come spiega nel Vangelo, eccetera, eccetera, eccetera. Quindi attenzione anche a disprezzare queste pratiche, ah, quello fa tutte le genoclessioni, ha le immaginette sacre, cose devozionistiche.

Oggi girano queste espressioni, ecco, ma a volte nella semplicità della povera gente, che ha conservato tanta fede però, ecco, c'è a mio avviso molto insegnamento a tanti dottoroni e saccentoni, a volte, ecco, che chiacchierano tanto e che amano poco, ecco, perché loro neanche lo capiscono bene perché fanno quella cosa, ma sentono questo dovere, questo istinto, ecco, di dover compiere un piccolo gesto di culto, un segno di croce, un'Ave Maria o un gesto comunque di devozione, dinanzi a un'immagine, insegnando a noi il cuore della fede, tutto questo che ho fatto in dieci minuti di sinteticissimo ma necessario discorso, e che però le persone semplici colgono istantaneamente nella loro immediatezza.

Altra pratica in onore di San Giuseppe era la corona perpetua di San Giuseppe, cioè la recita in un'ora determinata del giorno di un Padre nostro e sette Ave Maria con un Gloria al Padre a onore di un dolore e allegrezza del Santo Patriarca. Penso che forse la prossima volta o tra due puntate, non lo so quando ci arriviamo, vedremo questa più famosa devozione delle sette gioie e dei sette dolori di San Giuseppe.

Vi ho già accennato, credo, nelle puntate precedenti. Vedete, man mano che io vi elenco queste cose, sarebbe fruttuoso, diciamo, dall'ascolto di queste Catechesi, chi non ha ancora scelto qualche forma particolare di devozione a San Giuseppe, magari prenderne una, che male sicuramente non ci fa, no?

E iniziare a farla, fare un Padre nostro, sette Ave Maria e un Gloria al Padre, se uno proprio prega, a velocità di tartaruga ci potrà mettere quattro minuti, ma deve andare proprio a velocità di tartaruga, eh, perché se va a velocità media ce ne mette due, due minuti nel corso di una giornata veramente sono nulla, no?

E poi, l'autore cita il Sacromanto, di cui parleremo poi al suo tempo per esteso, questo è molto nota, e i nove mercoledì prima della festa di San Giuseppe. Una forma particolare, no? Prima del 19 marzo, contare questi nove venerdì, questi nove mercoledì, scusate, perché sia mercoledì, lo vedremo subito e lo sappiamo, perché mercoledì è il giorno di nonno di San Giuseppe, perché siano nove, sinceramente l'autore non lo spiega, e io sinceramente, senza la spiegazione dell'autore, potrei soltanto fare delle congetture, cioè forse, presumibilmente, sono nove, perché si fa una novena di mercoledì, voi sapete che in preparazione delle feste si possono compiere dei gesti di devozione che sono o il triduo in preparazione o la novena.

Allora, siccome mercoledì è il giorno di San Giuseppe, anziché fare la novena a San Giuseppe, che comincia dal, fate fare i conti, dal 10, presumo, di marzo, 10, 11, 12, 13, 18, dal 10 di marzo, ne facciamo nove mercoledì prima del 19, quindi si contano nove mercoledì prima del 19, quindi possiamo notare che si realizza la novena di mercoledì, presumo che sia questo il motivo.

Poi, primo mercoledì di ogni mese, sempre in onore del giorno dedicato a San Giuseppe, le sette domeniche di San Giuseppe, qui 7 probabilmente deriva dai sette dolori e dalle sette allegrezze di San Giuseppe, queste approvate dal Gregorio XVI il 22 gennaio del 1836, la novena perpetua, ecco, qui poi diventa più difficile, 19 mercoledì consecutivi, questo del 19 probabilmente trae la forza, io qui, poi Antonio eventualmente mi correggerà dopo che ho terminato, 19 mercoledì consecutivi probabilmente sono 19 perché 19 è il giorno della festa di San Giuseppe, è il 19 marzo, e quindi il gesto di devozione particolare a San Giuseppe è dedicargli 19 mercoledì consecutivi, oppure i 7 o i 15 mercoledì precedenti la festa di San Giuseppe, anche qui, 7 come i 7 dolori e le 7 allegrezze, 15 probabilmente fanno riferimento ai misteri del Santo Rosario, probabilmente, ecco.

Le tre corone, il duodenario, il piccolo ufficio di San Giuseppe, i cinque salmi dei nomi santissimi di Gesù, di Giuseppe e di Maria, scusate, il rosario del devoto di San Giuseppe, ideato da Monsignor Ludovico Raffaelli, approvato dall'Arcivescovo di Modena il 15 settembre 1885, le coroncine a Maria Santissima e a San Giuseppe.

Qui, perdonatemi, ma l'autore si limita a nominare queste cose, quindi bisogna fare ulteriori ricerche, chiedere ad Antonio oppure fare un po' di ricerche online per saperne di più su queste particolari devozioni. Invece poi afferma che i padri carmenitari introducono agli Eggi, in Belgio, con l'approvazione dell'Arcivescovo nel 1675 il primo esercizio dei sette giorni o dei sette mercoledì consecutivi nei quali si onorano i sette principali privilegi di San Giuseppe.

Quindi vedete che oltre alle gioie e alle allegrezze c'è anche il tema dei privilegi che sono i privilegi di San Giuseppe. La sua predestinazione, la predestinazione a sposo di Maria, a padre e nutrizio di Gesù, le particolari grazie che ne conseguirono, la dignità di padre di Gesù, la dignità di sposo di Maria, le grazie e i favori che ricevette per il compimento del suo ministero, la gloria che ne deriva, la sua protezione verso tutti i cristiani.

Infine, il gesuita Antonio Natali, infine per oggi, morto nel 1701, suggerisce due pratiche per i mercoledì. La prima consiste nel recitare la prima strofa dell'inno Celitum Iosef, l'ho trovato, ecco questo, adesso ve ne leggerò almeno uno squarcio, con un pater ave ripetuti sette volte.

La seconda pratica che si rifà a Santa Gertrude è detta Corona Sanctae Conversationis, cioè corona di santa familiarità, Jesu Maria et Iosef, e consiste nel ripetere tre personaggi degli atti di fede, speranza, amore, stima, gaudio, adorazione, lodo e ringraziamento, offerta e desiderio.

Questi dieci atti, ripetuti per tre volte, rievocano i trent'anni in cui Gesù, Maria e Giuseppe convissero in santa familiarità. Io concluderei questa conversazione di oggi proprio con la recita di questo inno Celitum Iosef, perché ne ho trovata una parafrasi online, un inno molto grazioso che suona così.

La prima strofa, capirete poi qual è, è quella che andrebbe poi seguita dai sette pater e ave. De Giuseppe, onor del cielo, i miei voti accogli ed odi. De non sdegni le mie lodi, l'amor tuo, la tua pietà. Questa è la prima strofa. Dio te scelse a quella, sposo, che del verbo eterno è madre, e del verbo ai qual di padre nome, ufficio e dignità.

Entro un povero Tugurio, l'uomo Dio tuvedinato, il predetto ed aspettato dai profeti in ogni età. Quei cui curvan si li regi, serve il ciel, trema l'inferno, quel Dio stesso, immenso, eterno, a te suddito si fa. La gran triade che nel cielo premia e onora i merti tuoi, per te doni pure a noi la beata eternità.

Amen. La mia benedizione, appuntamento segreto, a mercoledì prossimo. Ave Maria.

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