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Gesù smarrito dolore di San Giuseppe

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Gentilissimi ascoltatori di Radio San Giuseppe, Ave Maria a tutti e ben ritrovati sulla frequenza della nostra web radio per una nuova puntata dedicata alla contemplazione del Più Santo dei Santi e delle sue virtù sulla base, come gli ascoltatori assidui sapranno, degli scritti del Beato Bartolo Longo che stiamo approfondendo ormai da 14 puntate, questa è la quattordicesima, sulla nostra radio.

Oggi si apre un capitolo differente, un capitolo nuovo, che corrisponde per coloro che come auspico sono assidui al Rosario, al Santo Rosario di Maria, cioè spero tutti coloro che stanno ascoltando in questo momento, chi non lo fosse, lo invito caldamente a intraprendere e perseverare in questa santissima e pia pratica, è appunto il dolore di San Giuseppe nell'episodio dello smarrimento di Gesù al Tempio, ce ne parlerà il Beato Bartolo Longo commentandolo e anche cercando di penetrare dentro lo stato d'animo di San Giuseppe in questo mistero. L'episodio, tanto per introdurlo, è certamente accaduto perché è di origine biblica, riportato espressamente nel Vangelo di San Luca, dove viene notato che come ogni anno la famiglia di Nazareth si legava in pellegrinaggio a Gerusalemme, penso che gli ascoltatori sappiano che c'erano tre pellegrinaggi obbligatori per ogni più ebreo e ogni anno in occasione delle tre principali feste israelite, che non è opportuno, non è neanche il caso adesso di approfondire in questa sede, e chiaramente la Sagra Famiglia da tapia famiglia ebraica, certamente era la prima festa di Gesù. Nello zero e nell'osservanza di questi obblighi religiosi, si era legata in viaggio a Gerusalemme.

In questo contesto, ci informa il Vangelo di San Luca, a un certo punto, quando tornano indietro, si accorsero i castissimi sposi che Gesù non era nella carovana con loro. Vedremo che la motivazione di questo smarrimento è stata spiegata dal Beato Bartolomo, che dimostra una buona cultura non solo biblica, ma anche del contesto umano e religioso, in cui gli episodi della famiglia di Nazareth, vissuta ancora dentro il contesto di una osservanza esplicita della religione ebraica e delle tradizioni ebraiche, è vissuta.

Come sempre, leggeremo il testo del Beato Bartolomo, che poi ripercorreremo con qualche piccola parentesi e glossa di commento da parte del sottoscritto. Titolo e inizio della citazione testuale, Gesù smarrito, dolore di San Giuseppe. Quando Gesù ebbe raggiunto l'età di dodici anni, i due santi sposi andarono di nuovo per le feste di Pasqua a Gerusalemme.

Figurati, anima mia, con quale raccoglimento le tre sante persone avranno fatto questo. Questi viaggi, in mezzo a un gran concorso di gente, e impara con quale portamento modesto devi recarti anche tu alla chiesa. Se si va fino alla porta parlando di cose di mondo, spesso ridendo e guardando attorno, specialmente quando nelle grandi solennità vi è molto sfarzo di acconciature e di abiti, certo la fantasia si riempie di frivolezze.

Per queste e per le molte distrazioni che sopravvengono, si perde una buona parte della santa vita. E insieme si perdono immense grazie che Gesù verserebbe nell'anima nostra se ci fossimo avvicinati alla sua casa in silenzio e in raccoglimento. Trascorsa la settimana degli azimi, terminate le funzioni, quell'immensa turba di gente uscita al Tempio e la carovana con la quale la santa famiglia era venuta a Gerusalemme, si era di nuovo messa in processione, dirigendosi verso Nazareth.

Maria e Giuseppe non si accorsero, dice San Luca. Il bambino era rimasto indietro, ma credettero fosse in compagnia di viaggio con altri fanciulli. Per lo più, i pellegrini si dividevano in due carovane, l'una era di uomini e l'altra di donne, a fine di pregare con più modestia e devozione.

I fanciulli seguivano o l'una o l'altra a piacere. La sera di ogni giorno facevano sosta nei paesi, si riunivano nuovamente le diverse famiglie, ognuna in un albergo o sotto il medesimo tetto. Ma quale non fu lo stupore del santo patriarche quando la sera, prima di entrare nel luogo dove volevano passare la notte, s'avvide che il divino infante non era con Maria.

Si trovarono improvvisamente soli, soli in mezzo alla moltitudine. Più soli, scrive il padre Faber, che non siano mai stati due cuori dal tramonto del giorno in cui Adamo ed Eva furono cacciati dal paradiso terrestre. Giuseppe fu colpito da un dolore indicibile, né mai alcun santo provò più terribile desolazione.

Cercò fra parenti e conoscenti seguiti. Se Gesù fosse in loro compagnia, poiché molti di essi amavano straordinariamente quel caro fanciullo, Maria e Giuseppe continuarono le loro ricerche senza trovarlo. Intanto si era fatta notte, certamente non pochi erano i dolori che si soffrivano nel mondo quella notte, ma nessuno era paragonabile a quello di Maria e di Giuseppe.

Molte notti da allora si sono succedute, piene di inesprimibili amarezze, senza neppure una stilla di consolazione, ma desolazione simile a quella di Giuseppe. Giuseppe non vi fu mai. Se le stelle fossero state animate, dice il padre Faber, avrebbero cessato di risplendere. Le tenebre avrebbero sparso lacrime di sangue in luogo di rugiada, per prendere parte all'angoscia e alla desolazione di quella terribile notte.

Maria e Giuseppe ritornarono a Gerusalemme, soli e desolati, camminando nelle tenebre. I loro piedi erano stanchi e feriti, ma i loro cuori erano assai più lacerati. In tre maniere noi possiamo riconoscere la storia di Maria e Giuseppe. Noi possiamo perdere Gesù, bruscamente, col peccato, ciecamente, confessando che le attrattive del mondo sono più amabili delle sue, e lentamente, e a gradi insensibili, con la faccia rivolta a lui, come faremo per ritirarci dalla presenza di un re della terra.

Ma se abbiamo avuto la disgrazia di perdere Gesù, col peccato, con l'amore del mondo, ed abbiamo la grazia che Gesù ci chiama, che dobbiamo fare? Il dolore di Giuseppe ce lo dice. La perdita deve essere per noi soggetto di grande afflizione, e come Giuseppe cercare con sollecitudine e con lacrime colui che abbiamo smarrito.

Il santo patriarca avrebbe potuto pensare, con ragione, che la perdita di Gesù fosse per lui una prova soprannaturale, ma la sua umiltà gli fece credere che fosse avvenuta per sua colpa, e con ciò raggiunse una virtù molto elevata. Gesù non tarda a farsi trovare da quelli che lo cercano con fervore e con umiltà, e Giuseppe e Maria ritrovarono Gesù, e stettero insieme a Nazareth senza mai dividersi per altri diciotto anni.

Ho felicità di chi ritrova Gesù dopo averlo smarrito e lo sa custodire nel suo cuore. San Giuseppe ammirò la sapienza divina di Gesù nel Tempio, ma non meno ammirò la infinita umiltà di lui quando, tornato a Nazareth, lo vide così sottomesso e laborioso, quasi fosse l'ultimo garzoncello di un artigiano.

Come sempre, carissimi ascoltatori, gli spunti di questa meditazione sono straordinariamente intensi, meriterebbero probabilmente degli spazi assai più consoni, assai più estesi, per essere debitamente approfonditi. Comunque ci accingiamo ugualmente a riprendere alcuni passaggi essenziali e cercando di coglierne gli insegnamenti.

Il primo, penso che tutti quanti sarete rimasti un po', è la sottolineatura dell'importanza non soltanto della modestia e di un certo comportamento consono da avere in Chiesa, ma anche il comportamento preparatorio, quello prima dell'ingresso. Il bel beato Bartolo Longo immagina e medita sul come compivano i pellegrinaggi i membri della Sagra Famiglia, applicando immediatamente, quindi pellegrinaggio diretto verso il Tempio, raccoglimento della Sagra Famiglia e...

recarsi al Tempio da parte di noi, soprattutto per il cuore, per la liturgia che si svolge nei nostri tempi, che è la Santa Messa, imitando la modestia della Santa Famiglia. E qui il bel beato Bartolo Longo ci ricorda che la mancanza o la trascuratezza di un certo raccoglimento interiore e di una certa devozione interiore è causa di perdita, attenzione, di immense grazie che Gesù verserebbe nell'anima nostra, cito testualmente, riprendo, buona parte della Santa Messa e anche molte distrazioni che durante la Santa Messa sopravvengono.

È indubbiamente qualcosa su cui quanto mai oggi meditare, oggi che tra l'altro non ha un problema soltanto del prima, è anche un problema del dentro e del durante. Probabilmente Bartolo Longo è stato un pochino più fortunato di noi, nonostante che scrivesse nella supplica alla Madonna di Pompei tempi di morta fede e di impietà trionfante, sicuramente lo erano meno di quanto lo siano gli attuali.

Io ricordo benissimo, questa è stata anche la causa di una certa cura pastorale, che dove alcune cose, la desolazione, lo sbigottimento, che in più di qualche circostanza in passato ho provato vedendo come ci si muoveva e come si comportava in chiesa. Le chiese spesso... Le chiese spesso oggi diventano dei pubblici mercati, dove c'è veramente una bagarra inconfondibile, telefoni che suonano, gente che parla ad alta voce.

Qui dice, durante la solennità aveva molto sfarzo di acconciature e di abiti. Meno peggio questo di altre due cose brutte che si vedono oggi. Uno, cosa molto diffusa adesso con l'estate, l'abbigliamento osceno, indecente, che non risparmia le chiese, ci sono alcuni matrimoni. Che non si possono guardare, e non solo matrimoni, nelle parrocchie dove non c'è un'attenzione a questo, si vede davvero di tutto e di più.

C'è anche un'altra cosa che a me personalmente non è mai granché piaciuta, specialmente quando riguarda le messe domenicali, cioè un conto è lo sfarzo delle acconciature e degli abiti, un conto è una certa grossolanità, che a mio avviso non va scambiata con... modestia, con semplicità e con povertà evangelica, non ha niente a che fare con questo.

Io ricordo che le tradizioni che ci hanno dato i nostri nonni, per esempio i miei, e anche mia madre in parte, era che la domenica c'era un vestito più bello, ma non era un vestito più bello che dovevano andare a fare la stirata di modo a attirare l'attenzione, è un segno esteriore della gioia interiore.

Io ricordo un intervento di Giovanni Paolo II, vi parlo da sacerdote esplicitamente, dove diceva che i paramenti della domenica devono essere diversi da quelli settimanali, e io ho dei camici e ho dei paramenti che riservo soltanto alla domenica. Purtroppo il resto del mio abbigliamento non è che si presta a grandi variazioni sul tema, c'è qualche piccola variazione sul tema a cui cerco comunque di fare attenzione.

Io lo consiglio a tutti quanti, non si tratta di cose esteriori, così come personalmente ho cercato di conservare il fatto che la domenica si mangia un po' meglio, si fa un pranzo un pochino più buono, ma non per qualcosa, è un modo con cui noi partecipiamo alla gioia della domenica.

La domenica è un giorno di gioia, un'anticipazione del cielo, del paradiso, e va santificato, quindi prima dell'ingresso durante la Santa Messa e durante il culto da rendere a Dio. Poi c'è l'altro aspetto, anche questo è un pochino obsoleto, ma neanche troppo. Io lo proporrei, sapendo di essere voce nel deserto, come spunto di riflessione.

C'è una certa distinzione tra uomini e donne quando si compiono degli atti prettamente religiosi. Chi sconosce un po' di storia della Chiesa sa che nell'azione cattolica, fino a qualche tempo fa, c'erano dei gruppi distinti per i maschietti e per le femminucce. A quanto io ne so, non c'è nessuno.

Nell'Opus Dei tale tradizione è ancora vigente, nel senso che i percorsi di generale di fede sono differenziati tra maschi e femmine, salvo dei momenti, diciamo, congiunti e comuni. Io sono una piccola parrocchia di campagna, qui non hanno mancato alcune persone anziane di farmi notare, dicevano, vedi, quello era il posto mio, dall'altra parte c'era seduta quella che è diventata mia moglie, magari hanno fatto 50 o 60 anni di matrimonio, ci siamo visti qui e ci intravedevamo durante la Santa Messa Domenicale, perché si stava rigidamente e debitamente divisi, la mia chiesetta è piccolina, ci sono due fili brevi di banchi, mi sembra, se vorrei sbagliare, che se mi sento un po' s'arrabbiano, mi sembra che quella di destra era riservata agli uomini e quella di sinistra alle donne, era una divisione rigida.

Ecco, io, vabbè, passiamo subito ad altro, però mi guarderei dall'accantonare frettolosamente, diciamo così, questa pia consuetudine come retaggio dei tempi antichi, inutili, invece adesso siamo tutti uguali, non servono queste cose, eccetera, eccetera. Io ci penserei un po', insomma.

So benissimo, insomma, che gli ascoltatori non hanno, magari non ci stia raccontando qualche grosso cardinale, non so, insomma, non hanno grandi influenze nelle alte sfere, però, personalmente, mi sentivo di evidenziare questo. Io, quando sono stato costretto, per ragioni di gruppi molto affollati, a distinguere i gruppi di catechismo, che io personalmente curo l'ultimo anno, quando sono troppi, la divisione quasi sempre più facile è quella tra maschiette e femminucce, la finità numerica, diciamo che si lavora un pochino meglio, perché si riesce ad affrontare meglio alcune tematiche, che affrontarle in gruppi misti maschio e femmina diventa, francamente, un pochino più delicato, un pochino più complicato.

Ecco, quindi, beh. La cosa più importante, invece, è la lettura allegorica, questa è molto bella, che, sulla scorta della tradizione della Chiesa, costanti, di tantissimi commentatori che hanno commentato la revisione dello smarrimento di Gesù, inquadrano, appunto, lo smarrimento di Gesù come metafora della perdita di Gesù con il peccato, e quindi, conseguentemente, la catechesi sulle forme, sui modi con cui questo smarrimento può avvenire, e quindi sull'importanza, poi, di dover recuperare un rapporto buono con Gesù.

In primis, vi invito a considerare questa grande sofferenza di San Giuseppe e anche una delle caratteristiche proprie dell'umiltà. Come sapete, quando ci succede un guaio, una cosa umanamente negativa, anche se oggi non va più di moda parlare di queste cose, ma io do retta alla Madonna di Fatima che diceva che la Chiesa non ha mode, quindi non mi adego alle mode.

Allora, quando succede un guaio, un evento spiacevole, noi sappiamo che questo evento può essere dovuto a due cose. O è un castigo dei nostri peccati, quindi è in qualche modo una cosa negativa che Dio permette che noi viviamo perché me lo sono meditato. Oppure è una prova, cioè non me lo sono meditato, ma il Signore me lo fa vivere per provare la mia fede, per provare la mia fedeltà, lui e la mia capacità di rodarlo e di benedirlo nonostante che le cose vadano male, ecc.

Cosa ha fatto San Giuseppe? È proprio dell'umiltà quando accade un guaio, dire sempre questo me lo sono meditato, è colpa mia. E quindi, disporsi a soffrire le conseguenze in spirito di sincera umiltà. E questa è una delle grandezze di San Giuseppe che possiamo e dobbiamo imitare.

Ripeto il passaggio del Beato Bartolo Longo Il Santo Patriarca avrebbe potuto pensare con ragione che la perdita di Gesù fosse per lui una prova soprannaturale. Secondo aspetto. Ma la sua umiltà gli fece credere che fosse avvenuta per colpa sua. E con ciò raggiunse una virtù molto elevata.

Che significa? Guarda, se ti cambi da un guaio, se tu pensi che è dovuta a colpa tua anziché a prova soprannaturale, raggiunsi sempre a virtù molto elevate. Ma se tu pensi il contrario, sia che c'hai ragione, sia che ti sbagli, la tua virtù sicuramente diminuisce. Perché non hai praticato la santa umiltà.

Questo è un insegnamento da ritenere. Infine, ecco, i modi con cui si può perdere Gesù. Cito nuovamente. In tre maniere noi possiamo perdere Gesù. Bruscamente col peccato. Quindi la Chiesa ci insegna, ci insegna, era vero ieri, era vero oggi ed era vero sempre, che basta un solo peccato mortale, e per fare peccati mortali non pensiamo che dobbiamo fare gli omicidi, oppure le rapine a mano armata, o i sequesti di persone o lo sfruttamento della prostituzione.

Mancare una messa domenicale è già un peccato mortale. D'accordo? Commettere una timpura è già un peccato mortale. Che ti scappi una bestemmia è già un peccato mortale. E poi non facciamo tutta quanta radice. In questa lista ci sono tutti quanti gli schemi dell'esame di coscienza.

E quello è il primo brutto e brusco modo di perdere. Brusco perché è istantaneo. Tu fai un peccato mortale immediatamente. La grazia santificante l'hai persa. E non la recuperi fino a quando non ti confessi. E aver perso la grazia santificante vuol dire essere soggetto immediatamente a reiterare altri peccati e alla dannazione in caso di morte prima del recupero della grazia.

Queste non sono cose passate di moda. Poi c'è la perdita invece cieca di Gesù. Potremmo anche chiamarla una perdita implicita. San Giovanni scrive nelle sue lettere Non amate il mondo né le cose del mondo. Noi possiamo stare nel mondo, possiamo tra virgolette godere molto del mondo in quanto buono, ma non possiamo e non dobbiamo essere attaccati a niente.

Perché se noi ci facciamo rapire dalle cose del mondo, il cuore piano piano si lega a questa realtà e avviene un effetto tipo aspirapolvere. Ti risucchia e a un certo punto ti trovi con zero devozione, con zero amore a Gesù, con zero senso religioso e non sai neanche tutto che cosa è successo.

Questa è più lenta ma più pericolosa della prima. E poi c'è quella addirittura lenta, bellissima l'immagine. Una volta quando si andava davanti al re non si poteva voltare le spalle per andare via, non ci si allontanava guardandolo in faccia. Gradatamente. Camminando a marcia indietro.

Questo è di coloro che indietreggiano, che non sono costanti. Cioè che piano piano fanno dei passi indietro che vanno avanti come il gambero, quindi anziché procedere vanno peggio. Per carità, senza apparentemente guardare il mondo, senza fare chissà che o chissà che cosa, però perdono colpi.

Gradualmente. E non bisogna perdergli i colpi. È la tecnica che il demonio usa quando fa come i pugili che anziché darti un bel diretto sul volto che ti stende ti danno i cazzotti piano piano sui fianchi. Fino a quando a forza dei cazzottini i cazzottini non ti hanno sfiancato e ti arriva una sveglia che ti sbatte per terra e non ti rialzi più.

A questo bisogna fare molta attenzione. Dobbiamo fare. Ecco. In ogni caso, in ogni caso, come dice so voi il beato Bartolo Longo, procurate di fare una confessione sincera delle vostre colpe, dice nella meditazione nel fioretto conseguente, inducendovi al pentimento con la considerazione dei dolori che provarono Giuseppe e Maria in questo mistero, chiedendo loro perdono del dolore ad essi cagionato per i vostri peccati.

E se non potete confessarvi oggi fate almeno un esame di coscienza con la confessione, con la risoluzione di confessarvi il più presto come se fosse questa l'ultima confessione della vostra vita. E meditate per un quarto d'ora almeno i novissimi. Inutile dire che confessarsi bene, confessarsi spesso, bene non solo spesso, è un grande antitodo, antitodo per evitare di perdere Gesù.

Ci vediamo e ci sentiamo se volete la prossima settimana. Io do la mia benedizione a tutti. Ave Maria.

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