Audio · Radio San Giuseppe
Giuseppe e Maria esecutori perfetti della volonta di Dio
Trascrizione
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Gentilissimi ascoltatori di Radio San Giuseppe, ben ritrovati a tutti sulle frequenze della nostra web radio e Ave Maria. Siamo tutti pieni di gioia, è iniziato il mese dedicato a San Giuseppe, ormai da una decina di giorni, è anche iniziata la Santa Quaresima, tempo assai favorevole per la conversione e per il rinnovamento della nostra vita interiore.
Vedremo che la meditazione di questa sera, proposta sempre dal Beato Bartolo Longo, ci aiuterà non poco anche a calibrare per il meglio il nostro cammino quaresimale, vedendo il grande esempio dato da Maria Santissima e da Giuseppe di una grande virtù, che è l'obbedienza alla volontà di Dio.
E quindi alle sue disposizioni, nelle circostanze ordinarie, avverse della vita. La quarta meditazione che propone il Beato Bartolo Longo per il mese dedicato a San Giuseppe, che noi stiamo seguendo e che ci mostra la santità straordinaria di quest'uomo a fianco, questa sera la sua Santissima Sposa, è proprio incentrata su questo punto.
È una contemplazione, una rivisitazione. L'episodio della nascita di Gesù a Betlemme e delle circostanze che lo hanno accompagnato, inerente alla scomodità, a tanti fattori, che poi vedremo come assai abilmente il Beato ci porta a contemplare e a focalizzare anche alla luce di alcune rivelazioni di una grande mistica, di cui già il Beato era devoto, che è ora Beato anche lei, che era Anna Caterina Emmerich, una mistica davvero straordinaria.
Le cui rivelazioni sono una miniera di informazioni molto, a mio avviso, attendibile per ciò che concerne la conoscenza di alcuni particolari inerenti alla vita terrena di Gesù e della Madonna. Quindi io, come sempre, dopo questa breve introduzione, lascerei la parola al Beato. Leggendo testualmente questa sua meditazione, salvo, come sempre, poi tornarci su per cogliere, focalizzare, commentare o evidenziare alcuni singoli punti.
Scusate. Inizio la lettura. Giuseppe e Maria, dando al cielo e alla terra un ammirabile esempio di obbedienza e di conformità alla volontà di Dio, abbandonarono la loro cara dimora di Nazareth, dove, con gran raccoglimento, aspettavano la nascita del Salvatore, e si avviarono a Betlem a fare registrare il loro nome per ottemperare all'editto di Cesare Augusto.
Nazareth distava da Betlemme oltre cento chilometri. Partirono dunque Maria e Giuseppe camminando per monti e per valli, spesso con tempo freddissimo e sotto intemperie, come due poveri artigianelli, benché accompagnati invisibilmente da schiere di angeli, e dovettero patire molto nel viaggio.
Quale e quanta differenza di disposizione, però, fra questi due santi sposi e la gente del mondo! Donde provengono tante inquietudine e lamenti? Dalla mancanza di fede e di conformità al volere divino. In Maria e Giuseppe la calma in ogni evento era incomparabilmente perfetta. Poiché Giuseppe era nativo di Betlemme, non dubitava di trovare presso i suoi parenti una buona abitazione per Maria, ma quando si annunziò, nessuno di loro lo vuole allungire, scusandosi col dire che avevano le loro case piene di forestieri.
Gli albergatori poi lo licenziarono con poche ed anche ruide parole, e allorché Giuseppe, per impietosirli, disse loro lo stato di Maria, gli chiusero le porte in faccia. San Giuseppe, al vedere che tutti lo schiacciavano e che si faceva notte, alzati gli occhi piangenti al cielo, proruppe in umili lamenti che erano preghiere.
Maria intanto lo confortava e lo pregava di calmarsi, perché il Signore avrebbe provveduto. Allora, scrive Raemmerich, Giuseppe legò l'asino ad un albero, preparò un sedile a Maria, con i suoi poveri bagagli, e la pregò di starsene lì ad aspettarlo, mentre egli sarebbe andato in cerca di ricovero.
I passeggeri vedevano Maria sotto quell'albero, la guardavano, ma nessuno sapeva che il Messia si trovasse così vicino a loro. La Madonna era tanto paziente e modesta. Ma quanto dovete aspettare? Anna Caterina Emmerich la vide a questo modo. Finalmente si adagiò sulla coperta, con le mani incrociate sul petto, con i piedi nascosti, la testa bassa, come si vedono alcune delle povere donne sulla strada.
Ah, chi avrebbe mai indovinato quali personaggi fossero quei due derelitti? Intanto San Giuseppe tornò come un mendico a cercare di casa in casa, chiedendo almeno una piccola stanzuccia, anche poverissima, per alloggiarvi la sposa. Ma tutto riuscivamo. Pregò per amore di Dio, promise di pagare il doppio, purché lo prendessero sotto il tetto.
Camminò fino a notte inoltrata, ma i betlemiti avevano il cuore duro. Considera qui la grande virtù di San Giuseppe. Intanto affanno, non addirarsi, non perdere un solo momento né la pazienza né la rassegnazione in Dio. Oh, il bello spettacolo per gli Angeli del Cielo, vedere un animo così pacato.
Vero tipo di conformità al volere dell'Altissimo. Quei santissimi personaggi, finalmente, costretti dalla notte e dal freddo ad uscire fuori da quella città che li aveva ributtati da sé, si ricoverarono in una grotta che serviva da stalla. Quanto dovette soffrire il tenero cuore di Giuseppe vedendo la Divina Maria ridotta a sì doloroso disagio, quando appunto doveva dare al mondo il desiderato dall'Inferno.
Egli adorò in segreto i disegni della provvidenza e nessuna impazienza entrò nella sua anima, nessun lamento uscì dalla sua bocca. Una stalla orientale, quale palazzo per l'Unigenito dell'Eterno. Giuseppe e Maria, ambedue in silenzio, indirizzavano a Dio le più fervide preghiere e si rassegnavano all'adorabile volontà di Dio.
Tutto un pezzo. Non tratta una luce celeste e illumina la grotta. Il Salvatore del mondo è dato alla Terra. Le braccia di Maria e le braccia di Giuseppe ricevono il bambino Dio. Quello è il primo altare su cui Egli si offre in sacrificio all'Eterno suo Padre. Maria e Giuseppe si prostrano dinanzi a Lui e con l'umiltà più profonda Gli offrono le loro adorazioni e quelle di tutte le creature, riconoscendolo il loro Creatore e Dio nascosto sotto il velo dell'umanità.
Tanto ti furono grate, o Gesù, quelle prime adorazioni che, appena nato, ricevesti dalle due angeliche creature prostrate ai tuoi piedi. Avvezziamoci a mirare Dio nella persona dei nostri superiori. In qualunque cosa avversa o spiacevole che ci avvenga, stiamo attenti a tenerci saldi nella umiltà e nella rassegnazione.
È desiderabile che nelle nostre comunioni preghiamo San Giuseppe a darci il suo bambino Gesù, affinché non si parta mai da noi, come non si separò. Come non si separò mai dal cuore di voi. Ecco, a mio modestissimo avviso questa meditazione è assolutamente straordinaria e mi è particolarmente cara, qui permettetemi una piccola parentesi, come dire, personale, nel senso che in questo periodo, attraverso una serie di circostanze, soprattutto attraverso anche una serie di letture, che consiglio vivissimamente ai miei ascoltatori, ne ho parlato tante volte in tante Catechesi e Omedie, quindi per chi mi segue è assolutamente fondamentale, ho dovuto imparare da un pastore metodista, Merlin Carothers, che ha scritto dei libri sulla spiritualità della lode, che come sapete è molto praticata in alcuni gruppi ecclesiali, comunque a prescindere da questo, che si può sintetizzare in una semplicissima cosa, esattamente quello che abbiamo ascoltato, che in ogni circostanza, anche avversa, anzi, soprattutto, in quelle avverse, non soltanto che non si si arrabbia, non ci si altera, non si bestemmia nei casi più gravi, non si chiede a Dio perché, o robe di questo genere, ma semplicemente si loda, benedice e ringrazia Dio di quella situazione, per quanto incresciosa, dolorosa e avversa che sia, riconoscendo in essa sempre e comunque, ed è per questo che lo si ringrazia, la volontà di Dio, quando anche fosse mossa dalla cattiveria degli uomini e dei demoni, perché anche qualora fosse mossa da loro, se Dio l'ha permessa e non ha impedito che avvenisse, è sempre per un nostro maggiore bene.
Guardate che ciò che vi ho detto in 30 secondi, a mio modestissimo avviso, per quello su cui ho potuto riflettere, per quello che ho potuto vedere, non è altro che l'essenza stessa della santità. Se non si arriva a questi, se non si arriva neanche un po' vicino a questo obiettivo, siamo lontanissimi dalla santità.
E forse stiamo anche perdendo molto tempo. Se a questo obiettivo ci stiamo arrivando, stiamo incamminandoci sulla santità. Come dire, anche, cercate di capire quello che dico, se facciamo qualche preghiera è meno, anche se facciamo qualche penitenza è meno, per chi la fa, o cose di questo genere, o altre robe del genere.
Sarebbe da chiuderla qui, subito, la meditazione di oggi, però abbiamo un pochino di tempo a disposizione per riprendere alcuni aspetti. L'episodio che abbiamo ascoltato è questo. Dobbiamo ringraziare, adesso riprenderò alcuni passaggi, Bartolo Longo, perché ci aiuta, la meditazione è tanto importante.
L'episodio è abbastanza semplice, no? Però la meditazione si deve proprio, con calma, considerare. Mettiti nei panni di San Giuseppe, cioè, almeno, perdonatemi l'espressione, un mannaggia alla miseria, che non si trova a posto, a chi non sarebbe scappato? A chi? Eppure quel mannaggia alla miseria, che già, come dire, in proporzione alle bestemmie o a impregazioni ben più gravi, è già qualcosa, d'accordo?
Nel senso che è una piccola mancanza, è però, di fatto, una non perfetta adesione alla volontà di Dio. È così, gentilissimi ascoltatori. Allora, cioè, vedete, quando Dio dispone un evento, allora, qual è la regola? Perché loro stavano tranquillamente preparandosi alla nascita di Gesù.
Arriva l'editto di Augusto. Vedete come Dio scrive editto sulle righe storte. Uno potrebbe pensare, ecco, adesso tocca partire, adesso è il viaggio, a chi lo lasciamo una casa, a chi questa, a chi quell'altra, fa freddo, troveremo posto, non troveremo posto, una sfilza, d'accordo, di difficoltà reali anche, di problemi effettivi forse, d'accordo?
Allora, cosa pensa un santo? Il più santo dei santi è la più santa delle santi. C'è il decreto di Cesare Augusto, giusto? È diventato esecutivo, giusto? Benissimo. Questo decreto non può essere posto in essere se Dio non permette che sia fatto. Giusto? Giusto. Questo decreto conseguentemente ci obbliga a muoverci, giusto? Giusto.
Dio lo sa che io sono incinta, giusto? Giusto. Dio lo sa che ci saranno delle difficoltà, giusto? Giusto. Fine del discorso, si prende e si va. Finito, finito il discorso. Tutte le nostre preoccupazioni, vi ricordo il Vangelo di due o tre domeniche fa, non preoccupatevi per la vostra vita, mancanze di fede e di adesione alla volontà di Dio, punto. Si prende, si sale sull'asinello e si va, senza perdere, avete sentito, la pace del cuore, senza lamentarsi e senza minimamente dubitare del fatto che Dio provvederà a tutto, punto e basta. Chi vi parla, intanto io non ho nessun problema a fare pubbliche confessioni, così se qualcuno erroneamente dovesse pensare cose false sul sottoscritto se le toglie subito dalla testa, io ho passato una vita, per il mio temperamento irruento, a fare l'esatto contrario di quello che vi dico. Attenzione, motivato da cento miliardi di buone intenzioni, che questa è la cosa più... ma no, ma io adesso questo non posso, perché devo fare quest'altro, devo fare quest'altro, devo fare quest'altro...
Tutte quante cose buone, ma no, ma adesso poi come facciamo, c'è questo, c'è questo, c'è questo, c'è questo... È dovuto arrivare un momento in cui il nostro Signore mi ha preso quasi, perdonatemi l'espressione, per il collo, dicendo, aoooh, giovanotto, ma tu che cosa vuoi fare nella vita? Vuoi fare quello che vuoi tu o vuoi fare quello che voglio io? Vuoi fare quello che vuoi tu o quello che voglio io?
Eppure, guardate, io vi racconto questa cosa perché io alcune cose con la capoccia le sapevo anche prima. Cioè io l'ho letto il dialogo della Divina Provvidenza, per esempio, dove a un certo punto Gesù dice a Santa Caterina, guarda Santa Caterina, lo sai, ti confido una cosa, sai perché gli uomini soffrono? Per un solo motivo, perché vogliono fare la propria volontà e non la mia. Provate a rifletterci, fermatevi e provate a rifletterci.
Se noi fossimo, come diceva Sant'Ignazio di Lugliano, un cadavere nelle mani della Divina Provvidenza. Certo, capite bene cosa vuol dire, no? È ovvio che una mattina mi sveglio e la giornata la devo organizzare, no? Però io l'organizzo, l'uomo propone e Dio rispone. Se vi capite come è successo a me stamattina, subito, io stia a dire, oh, non ho fatto in tempo a dire a una persona, da oggi dovrei fare questo, salvo controordini, torno a casa, pum, la tegola andò addosso e mi ho fatto perdere tre quarti d'ora per stare dietro.
Fortuna che la reazione è stata un po' meno peggio della solita perché adesso ho tutta quanta questa ultra preparazione prossima, no? Allora, Santa Caterina aveva ricevuto questo risultato, è vero. Io agli uomini rispongo le cose, anche le piccole imprevisti, anche le piccole tribolazioni, le piccole croci, o le grandi croci, anche un tumore. Se ti viene un tumore è volontà di Dio, figlio mio, se ti viene.
E tu dici, è arrivato un tumore? Ecco Dio Signore, l'offerta della mia vita, se mi vuoi morto tra mezz'ora sia fatta la tua volontà. Se non mi vuoi morto tra mezz'ora ma mi vuoi steso sul letto d'ospedale per due anni a sputare sangue, sia fatta la tua volontà. Nella fiducia assoluta che se questo tu vuoi per me, questo è il bene per me e per il prossimo. E se dovrò soffrire lo farò con il cuore volentierissimo, sempre meno di quanto hai sofferto tu per me, nella certezza che tu mi trai la grazia.
La forza. Punto e basta. Non sto dicendo che questa non sia una cosa difficile, eh? Capito? Vi ho già detto che io sono un pessimo testimone, sto cercando di fare il possibile, ma non posso assolutamente azzardarmi a cantare vittoria o a paventare prossimi, futuri, buoni risultati.
Stiamo lavorando. Però, questo è. Perché la santità, se uno ci va a stare, esso è una cosa. E dobbiamo fare la volontà di Dio in tutto. Io oggi comincio a predicare, per grazia di Dio, un corso di esercizi spirituali ad alcuni seminaristi, c'è anche un sacerdote che è il fondatore, l'Aici, di una famiglia ecclesiale. Pensavo nei giorni scorsi, ma che cosa gli vado a raccontare a questi? Una cosa facilissima. Cosa vuole Dio da noi?
La meditazione con cui sono stati aperti questi esercizi. Ec voluntas Dei, sanctificatio vestra. Un brano del primo capitolo della prima lettera di San Pietro. Questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione. E nei prossimi giorni gli dirò, guardate che la santificazione, certo, c'è una via comune, no? Giovanni Ricco, si comincia dai dieci comandamenti, ma poi si termina nel fare la volontà di Dio in tutte le minime cose, con la massima perfezione possibile. Per cui ti capita una cosa come quella che si fa a San Giuseppe? Che cosa devi fare?
In quel momento Dio vuole che tu soffri. Uno, la scomodità del viaggio. Due, sta tre ore al freddo a aspettare, a bussare le porte e ti prende un sacco di calci in faccia e l'umiliazione che nessuno ti vuole. D'accordo? Tre, quella povera Madonna che è rimasta lì con una raminga, da sola, a aspettare. Avete visto quanto ci stufiamo noi ad aspettare? Avete visto quando si fanno le file dal medico? Quando si fanno le file alle poste? Andiamo subito a stringere. Come facciamo le file a noi dal medico e dalle poste? Io posso dire come l'ho fatto io per tutta la vita, sbuffando, guardando l'orologio e dicendo ma uffa, uffa, uffa, e questi non lavorano, e questi qua non hanno nessun rispetto per le persone. Tutte quante cose magari vere. Ecco, ma accumulando una caterva di, se vogliamo essere generosi, di imperfezioni. Se vogliamo essere meno generosi almeno di peccati veniali. Quando Dio mi diceva, caro Leonardo, c'ho bisogno che tu mi offri il sacrificio di stare un'ora in piedi a aspettare i modi dell'impiegato che non fa il suo lavoro. Ti sta bene? Me lo offri questo sacrificio? Mi serve per i miei figli. Me lo vuoi offrire? Capito? E attenzione che siamo in tempo di di quaresima, eh? Allora, parlo di questo anche perché mi sono arrivato un pochino di domande anche in giro su Facebook, eccetera, no? Allora, dice, bisogna fargli i sacrifici durante la quaresima e anche non durante la quaresima. Certamente sì. Certamente sì. Lo scopo di questi sacrifici però, attenzione, ha tra gli altri il fine di, come dire, irrobustire la nostra volontà nell'affrontare il problema croce. Attenzione però, i maestri di spirito sono sempre molto attenti. Le penitenze volontarie non sono un assoluto, ma sono meno meritorie delle penitenze involontarie.
Quali sono le penitenze involontarie? Quelle che il Padre Dio ci mette davanti. Quelle di cui abbiamo meditato questa sera. Ti fai un bel viaggio di cento chilometri, al freddo, al ghiaccio, senza sapere se nessuno ti accoglie, stai ramingo a bussare alle porte, becchi i porti in faccia e poi te ne vai buttato tu a partorire il Figlio di Dio ti accoglie dentro una stalla spussolosa, sperduta nel cuore di Betlemme. Che basta andare a Betlemme per rendersi conto che quella era una stalla. Maleodorante, fetida e schifosa. Che basta andare a Betlemme per rendersi conto che quella era una stalla maleodorante, fetida e schifosa.
Che basta andare a Betlemme per rendersi conto che quella era una stalla maleodorante, fetida e schifosa. Quanto di più indegno, come dire, assolutamente parlandoci, fosse per il Figlio di Dio. Allora, se, supponiamo, no? Allora, questo non vuol dire che non bisogna fare le penitenze, stare attenti, però se io faccio le penitenze e poi dinanzi a una situazione del genere reagisco quantomeno con la brontolosi acuta, quindi sciorinando una caterva di brontolie di lame in tele.
Siamo ancora molto lontani, cioè le altre penitenze che offro al Signore, che comunque posso e devo continuare di offrire, hanno poco valore. Quindi la penitenza volontaria va bene, ma perché? Perché nella penitenza volontaria c'è il valore del sacrificio, ma c'è la nostra volontà. Perché noi ci scegliamo quelle che vogliamo, come vogliamo e quando vogliamo. Per questo che si raccomanda sempre di sottoporre. Io ho dovuto litigare, questo ve lo confesso, litigare in senso buono, con alcune anime.
C'erano alcune puntate che volevano per forza fare alcune penitenze inopportune e non c'è stato perso. Nonostante che i santi dico, ma io non è che penso che gli ascoltatori mi conoscano, io non rientro nella categoria di quelle persone che dicono che già ha sofferto il nostro Signore, quindi le penitenze non bisogna farle perché noi dobbiamo aprirci all'amore e alla misericordia perché ha già fatto tutto il nostro Signore. Questa posizione non è compatibile con la dottrina cattolica e io non la sposerò mai.
Quindi le penitenze si possono e si devono fare, come la Madonna tra l'altro chiede e come loro hanno fatto costantemente in vita. Però, detto questo, quindi ciò premesso, le penitenze vanno offerte a Dio, non al diavolo. Perché tu puoi offrire una penitenza al diavolo? Questa ne parla già Gesù nel Vangelo. Perché se tu digiuni e ti sfiguri la faccia per fare ah guarda questo quanto digiuna, hai offerto la penitenza non a Dio, al diavolo. Se tu parli con me e tu lo sai, e le persone che si confessano, che fanno direzione spirituale con me lo sanno, che io non sono uno di quelli che dico hai fatto un digiuno, ma tu sei matto, devi andare dallo psichiatra, lascia perdere queste cose e goditi la vita. Io non ho mai detto, neanche pensato lontanamente una cosa di questo genere. Quindi tu c'hai dinanzi una persona che è aperta a questa dimensione, quindi che non è che dice di no a priori, ma io ogni tanto regolo qualcuno quando vedo che fa delle cose che non sono adatte al suo stato di vita, alla sua situazione o alla sua condizione particolare. Se tu ti impunti e fai come ti pare, ma fai pure, ma fai le penitenze al diavolo, non servono a niente quelle cose lì, a niente.
Tanto è vero che poi vi parlo da prete, si vede nell'evoluzione spirituale di queste anime. Queste sono tentazioni, guardate, vi prego gentilissimi ascoltatori, il Signore ha avuto tanta misericordia con me. E mano a mano che cresco, sia in me che fuori di me, mi fa vedere, per l'esperienza che si va accumulando da tante cose, le cose di cui sto parlando sono cose sottilissime, sono tentazioni, come dire, finissime, raffinatissime. Per cui tu ti pensi che stai dando un grande culto a Dio, che stai facendo una grande volontà di Dio, che Dio è pur contento di te, ma quando non è vero affatto. Gesù l'ha detto nel Vangelo, non chi dice Signore, Signore entra nel Regno dei Cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio.
Perché mi chiamate Signore, Signore e poi non fate quello che vi dico? Lo dice lui. Oppure quell'altro episodio dice, ma guarda noi abbiamo profetato il tuo nome, abbiamo fatto miracoli, abbiamo mangiato con te. Non vi conosco, via da me operatori di iniquità. Amici suoi. Attenzione gente che veramente aveva fatto i miracoli, i miracoli nel suo nome. Ma che tu fai un miracolo che non lo fai tu è semplicemente perché non è vero, è vero. Questo è un miracolo. E non è vero, questo è vero, questo è vero, questo non è vero, questo è vero. Questo è vero, questo è vero. Questo è vero, questo è vero. Questo perché Dio si serve di te per operarlo, cioè è una cosa che Dio fa lui attraverso di te.
L'unica cosa che Dio non può fare, o meglio potrebbe, violentando la tua libertà, cosa che non fa, e quindi possiamo dire che non può fare in questo senso, fermare stando la divina onnipotenza, senza di te, è esattamente che tu faccia la sua volontà, perché tu sei libero arbitrio, reale, vero, profondo, reale, vero e profondo.
Senza questo, ripeto, non c'è niente. Allora io riprendo insomma alcune espressioni, no? Reazioni di nazi all'editto, si parte, intemperie del viaggio, si accettano, piove, fa niente. Mi prende la polmonite? Se Dio vuole mi prenderà la polmonite. Se Dio non vuole la polmonite non mi prende, non mi prende.
Questo vale anche per gli ipocondriaci. Ecco, questo non vuol dire che uno deve andare in giro nudo nell'Alaska, no? Cercate un attimo di capire. Sicuramente erano coperti, eccetera, eccetera, no? Però se tu viaggi con un asino, d'accordo, e stai per strada a quei tempi e viene il diluvio universale, io non lo so che c'avevano, c'erano gli ombrelli, comunque sicuramente, arrivi malconcio.
E vabbè, se il Signore ce fa, se fa questa, che te posso fare? Poi mi prende la polmonite, se mi prende la polmonite me curerò. E con la polmonite se muore, se devo morire morirò, che devo fare? Capite? Non è una cosa in cui c'entra la nostra volontà. Cioè, la volontà di Dio, dicono i maestri di Spirito, si manifesta massimamente nelle cose in cui la nostra volontà non c'è proprio.
Cioè, dipende da agenti esterni fuori di noi, che possono essere agenti naturali, agenti atmosferici, o libere volontà di asilo. Altri, qualcuno che ci fa del male, qualcuno che non ci accoglie, qualcuno che ci rifiuta, eccetera, eccetera. Attraverso tutto quanto questo contorno che va stagliandosi la volontà di Dio.
Quindi io, perdonatemi se cito una cosa, perché io ho sentito anche, a volte, anche da più di qualcuno, dire delle cose stramparate. Adesso io mi tengo sul vago, altrimenti chissà capisci. In occasione della morte improvvisa di un celebre personaggio pubblico, diciamo così, io ho sentito...
Quindi, con grande scandalo, un ministro della Chiesa, non dico né il grado, né dove, né quando, dire queste parole, ed ora, dinanzi a questo evento, non è possibile per noi cristiani di rifugiarsi nella solita volontà di Dio. Che, che, che, che, dico, dico, dico... Ministro dell'Altissimo, cosa stai dicendo?
Perché altrimenti, sarebbe legittima la domanda, di uno che dicesse, e Dio dov'era in quel momento? E Dio dov'era? Sarebbe legittima? Questa sarebbe una bestemmia pura e buona. Io lo capisco, non è che non lo capisco, che in alcune circostanze è molto difficile adorare dei segni di Dio.
Ma ora adesso mi arrabbio, eh, così mi dimentico... Ma, dico, stiamo in quaresima? Ma vogliamo parlare di nostro Signore Gesù Cristo? Vogliamo andarlo a chiedere a Lui? Vogliamo andargli a chiedere a Lui quando gli sputavano in faccia se doveva dire... Dov'è il mio padre? Dov'è la dignità che mi è dovuta a me che sono il figlio di Dio?
Che l'hanno massacrato in una maniera inumana, indegna? Io sono stato sabato e domenica in pellegrinaggio a Manopello e a Lanciano. A Manopello c'è il volto santo, eh, un volto sfigurato. Sono venuto a conoscenza, neanche lo sapevo, che esiste un terzo velo achiropito, che è il velo di Oviedo.
È incredibile. È il velo dove si vede chiaramente rimasta l'impronta di due dita, tutto insanguinato, praticamente è il velo con cui è stato asciugato il sangue di Gesù appena riposto dalla croce. C'è una... C'aveva il naso completamente... proprio stracolmo di sangue che non si sa quanto ce ne stava.
La bocca completamente stracolma di sangue che non si sa quanto ce ne stava. Uno dinanzi al quale ci si copre la faccia. Ragazzi, noi stiamo dietro al nostro Signore e crocifisso. Volete che vi leggo qualcosa che l'ho letta ai miei parrocchiani, insomma, in diretta? Cioè, nel martirologio di ogni giorno, vedete sapere che la Chiesa commemora i santi martiri cristiani cattolici.
Se uno si legge il martirologio ogni giorno, ogni sacrosanto giorno benedetto da Dio, carissimi ascoltatori, si becca qualche cazzotto in uno stomaco tale da farlo sentire male. Tale da farlo sentire male. Perché i torroni... I tormenti passati dai martiri, vi assicuro, sono una cosa allucinante.
Io adesso vi leggo un estratto. D'accordo, intanto dura 30 secondi, abbiamo ancora un po' di tempo. Tanto per farvi rendere conto di cosa può succedere, no? È tratto dal martirologio del 9 marzo scorso. Vi dico subito, eh? Cito testualmente il martirologio romano del 62, eh? Quindi, non sto parlando di documenti del Medioevo, eh?
Presso Sebasti in Armenia, il Natale di 40 santi soldati di Cappadocia, i quali, al tempo dell'imperatore Licinio, sotto il preside Agricolao, dopo ceppi ed orride carceri, dopo aver avuto la faccia percossa con sassi, nel rigidissimo inverno, furono obbligati a passare nudi la notte a cielo scoperti in uno stagno gelato, dove i loro corpi gelati scoppiavano e finalmente, con lo spezzamento delle gambe, compirono il martirio.
Questi non hanno detto dov'è Dio in questa circostanza. Non l'hanno mica detto. Anzi, hanno riconosciuto, in questa circostanza, la volontà di Dio che li chiamava la corona del martirio. Non so se mi spiego. Io non voglio essere, come dire, severo o mostrarmi insensibile alla sofferenza del cuore dell'uomo, d'accordo?
Che certamente soffre dinanzi ad alcune realtà. Però... però... Qui si tratta di comprendere bene che non si muove foglia, ma non voglia. Ecco. Quindi, dietro tutto ciò che accade, c'è o la volontà, io la chiamo, intenzionale di Dio, cioè proprio Dio vuole una cosa, e questa è una distinzione che facciamo secondo il nostro modo di parlare, perché in Dio questa cosa neanche si distingue, oppure la volontà permissiva di Dio, che serve semplicemente ad escludere il fatto che Dio possa positivamente volere, per esempio il male morale, quindi il peccato di un uomo che mi fa soffrire, ma Sant'Alfonso Maria dei Liguori, grande dottore, dice sta' attento, una persona ti insulta, ti manda a quel paese, quella è la volontà di Dio, cioè Dio non vuole che lui ti mandi a quel paese, e non approva il peccato che ha fatto, ma l'ha permesso perché vuole che tu soffra l'umiliazione di essere mandato a quel paese in quel momento.
Sant'Alfonso Maria dei Liguori, eh, dottore della Chiesa, non è Pinco Pallino o Vescovo X o Cardinale Y, non è? Che con tutto il rispetto per Vescovo X e Cardinale Y, prima di diventare dottore della Chiesa, muori, e facciamo provare tutti quanti i tuoi scritti, e dopo avrai un peso specifico e un'autorità come quella di un dottore della Chiesa, con tutto il rispetto, eh, ovviamente dovuto ai ministri e ai membri della gerarchia viventi in questo mondo.
Questo è il cuore del cristianesimo. Allora, arrivano a Betlemme, qui vi invito a ripercorrere, perché non avete il testo, magari potreste comprarlo, a tutta quanta la Via Crucis di San Giuseppe, l'umiliazione. Vanno i parenti e lo sbattono fuori. I parenti. Vai in giro per gli alberghi.
Vattene. Si comincia a dire, guarda, ti pago il doppio. Guarda, c'è mia moglie che deve partorire. Guardala. Niente. Allora, voi capite? Non fare neanche un atto di impazienza. Non dire nella mente, perché non ha detto nella mente, altrimenti già manca... Ma tu guarda quest'animale che bestia che è, che non si muove minimamente a pietà.
Non lo ha pensato questo San Giuseppe. O se il demonio gli ha insinuato questo pensiero, ci ha sputato sopra. Ok? L'unica cosa che ha fatto, ha fatto qualche preghiera di lamento, che non è lamentarsi, e la Madonna, che era un po' più santa di lui, gli è andato vicino e gli ha detto, guarda, calma, di che tanto ci pensa il re?
Dio provvede. La magica parola, Dio provvede. Dio provvede. Io ho fatto un'omelia, quando c'era l'evangelo di Matteo 7, tutta sulla contraccettione, tutta, e pure su facebook continuano in continuazione, ma padre, abbiamo difficoltà economiche, ma padre, ho fatto due cesarei, ma padre, ma padre, ma padre, ma padre, ma padre, ma padre, ma padre...
Io ho detto, fidati della divina provvidenza, Dio perché nasca un bambino deve creare un'anima, lo fa lui questo qui, non lo fate voi. Quindi se da un atto coniugale compiuto in maniera recita nasce una vita, c'è un'opera di Dio. Punto e basta, finito. Adesso, l'umane vite di Paolo VI è rigida, tant'è vero che segnò la condanna a morte di Paolo VI, perché Paolo VI con quella enciclica ha segnato la sua condanna a morte, per chi non lo sapesse, perché anche lui è stato un papa che poi ha dovuto soffrire tanto, perché si aspettavano, come spesso accade con pontificati apparentemente un po' aperti, si aspettavano che lui avrebbe aperto.
La parola magica anche di oggi ha chissà quali soluzioni, ma siccome il papa è servitore della verità, non asservitore della verità, avete un conto che è servitore che comincia con la S, un conto è asservitore della verità, cioè metto la verità al mio servizio e la piego ai desideri e ai bisogni delle persone, questo non si può fare, non può fare manco il papa.
E' scritto l'umane vite. Dove la massima concessione... La massima concessione che fa, attenzione, per motivi gravi e per tempi limitati, ferma restando l'apertura della mente alla vita, cioè tu non puoi unirti al conuge escludendo totalmente e solo cercando il piacere sessuale dell'atto, per dirlo in due parole, nell'intenzione, però in presenza di gravi motivi, gravi motivi parla, per un periodo limitato, diciamo così, puoi, ma questo la Chiesa lo fa andando incontro alla nostra debolezza, d'accordo, che capisce che non tutti ce la fanno a vivere la virtù alla San Giuseppe, quindi ti concedo, anche se non te lo raccomando, ricorri a periodi infecondi e basta, ma a queste clausole, hai capito?
Non quello che qualcuno mi viene a scrivere su Facebook, ma a noi sono venuti e ci hanno fatto una lezione di corso prematrimoniale dedicata alla contraccezione e ci hanno spiegato quando si può usare la contraccezione e quando la contraccezione è lecita, e tutti quanti sistemi possibili.
Guardate che non parlo per me, scaricate dal web, andate a leggere con attenzione, ormai nei video i numeri mi pare che sono da 14 al 16, quando arriva al dunque, e leggeteli con estrema attenzione. Allora lì grande delusione, perché come al solito già negli anni 60 cominciavano i media, non come oggi, allora questo è come tutti gli altri, quindi ha fatto soltanto folklore, quindi faceva l'aperto, faceva l'innovatore, poi ha scritto la società di celibatus, peggio mi sento ancora.
Sul celibato dei preti, che tutti dicevano, quindi ha ribadito il celibato, e poi ha scritto, dato che c'erano tutte quante le follie della nuova messa, e cominciavano a dire, ah la messa, la messa antica, il demonio, destra e sinistra, cosa facevano questi preti di una volta, che celebravano la messa da soli, la messa è atto della comunità, tutte queste strampano le righe, quindi la messa si celebra solo col popolo, andatevi a leggere, la Mysterium Fidei, un'altra lettera che è una chicca di Paolo VI.
Dove dice, ma che dicono questi, la messa privata, il prete che celebra, ma la messa non è mai privata, un prete che celebra in solitudine, non davanti al muro, come diceva qualcuno, ma davanti a Gesù Cristo, perché quando un prete celebra una messa sta davanti alla tantissima Trinità, sta compiendo un atto pubblico, che va a beneficio di tutta la Chiesa, ma la messa privata non esiste, cioè se io celebro da solo, io sto facendo il bene di tutta l'umanità.
C'è tutta la Chiesa militante privata. E' purgante quella messa che celebro. Questo non vuol dire che non sia lodevole e bello la partecipazione della messa con il popolo, ma non si può fare di una cosa anche riscoperta nella sua bellezza, la partecipazione maggiore, un assoluto che va a dire un'eresia.
Quindi i tiramenti per la giacchetta, i tanti che ha avuti, questo per dirvelo, Paolo VI li ha tutti quanti stoppati. Perché noi siamo servitori della volontà di Dio. Nessuno è escluso. D'accordo? Quindi le dottrine, questi atteggiamenti, addirittura Sant'Alfonso non mi resterà mai impresso che mi ha fatto i sensi di colpa.
Sta' attento che se ti ronza una mosca intorno all'orecchio e ti dà fastidio, offrila al Signore. Perché il Signore vuole che in quel momento tu soffri che la mosca ti ronzi intorno all'orecchio. Quindi grande problema morale. Io per ora l'ho risolto con la situazione. Con la situazione rassista.
La possa ammazzà sta mosca oppure no? Qui dipende se uno c'ha la virtù al grado eroico oppure no. Chi ancora non ce l'ha come me, se sopporta la ronzatura per cinque minuti e poi gli dà una botta. D'accordo? Oppure se proprio c'è il cuore tenero, apre la finestra e cerca caritatevolmente di spingerla fuori.
Ecco, in modo tale che non si tolga la vita a una creatura insomma per quanto irragionevole come una mosca. Perdonatemi adesso lo scherzo che ogni tanto dopo. E poi contempliamo la Madonna lì paziente per ore ad aspettare San Giuseppe che torna a mani vuote e guardiamo come reagiamo noi alle nostre file.
Le file agli ospedali. Wow, guardate oggi c'è due a fare una visita la mattina, non capiti la disgrazia di andare a fare un'ecografia, un attacco, una cosa di questo genere. Le persone che conosco sono andate sei ore, sette ore, arrivate alle otto della mattina e hanno fatto la visita alle tre e mezza del pomeriggio.
Allora, grande santificazione, ti porti la corona del rosario e te le dici tutti e quattro. E poi eventualmente poi se ti hanno, poi ti porti un bel libro spirituale e tu lo leggi tutto quanto. Poi ti porti se dici la liturgia dell'ora e ti dici tutte le ore canoniche e poi cominci da capo.
Un'altra di quattro rosari, un'altra lettura, un'altra di quattro rosari, un'altra lettura, un'altra cosa. Voi capite che grande santificazione che uno ha fatto? In quel giorno il Signore vuole che tu offri questa penitenza. Ma io dovrei andare a lavorare. Ciollare le retrati. Pensate che io sono prete, no?
Devo fare la Catechesi di San Giuseppe, mi devo preparare la Catechesi di San Giuseppe, mi devo preparare la Catechesi di Buon Consiglio. Ma andate tranquillo. La Catechesi di San Giuseppe se non te la sei voluta preparare improvvisi. Se la volontà di Dio ti ha messo in condizione di non poterla preparare.
Basta. Concludo. Un'altra cosa che diceva Sant'Alfonso, questa è una conversazione che mi è capitata recentemente con un'anima. Disperata, non sono potuta andare a Messa nel giorno festivo per circostanze indipendenti dalla sua vita. La sua volontà, i figli che stavano male, il marito che insomma non era potuto tornare a casa in tempo, a destra e a sinistra.
Disperazione. Disperazione di che? Disperazione di cosa? Tu non devi manco confessarti che non sei andata a Messa la domenica per questo motivo qui. Perché tu non è che non ci sei andata per causa tua. Dio non ti ha voluto a Messa questa domenica. Offri il sacrificio. Allora, offri il sacrificio.
Dice, ho sofferto tanto. Bravo. Offri questo sacrificio per chi a Messa la domenica non gli importa proprio niente. Sant'Alfonso. La Maria dei cuori. Scrive nella pratica della Madre di Gesù Cristo che io avevo conosciuto un'anima. Si era ammalato questo qui, no? Si era messa a letto.
E lui diceva a parlare, dice, padre, padre. Oddio, adesso io sto allettato. Non posso andare a Messa tutti i giorni. Non posso andare alla Messa dei poveri. Non posso fare le opere buone. Non posso farmi cinque rosari in ginocchio. Non posso andare a fare adorazione eucaristica. Non posso questo.
Non posso questo. Oh! Il Signore ha voluto queste cose fino a ieri. Fino a quando tu ti metti... Adesso tu stai a letto. Allora, la Messa... Eccola. La Messa la stai celebrando tu tutti i giorni. Alla fine della Messa. Si dice, ite missa est. La Messa è l'offerta del sacrificio di Cristo per la salvezza del mondo.
Adesso Gesù Cristo ti dice, sei venuto tante volte a prendere forza da me. Offri questo sacrificio che mi serve. Stai zitto e stai buono. Se qualcuno ti porterà la comunione qualche volta, bene. Se no, pace. Fai la comunione spirituale. Non succede niente. Non succede. Cioè... Dici, ma come la grazia?
Ti pare che Gesù Cristo non ti può far arrivare la grazia delle messe a cui tu andavi tutto il giorno? E non te la farà arrivare quando tu non ci vai. Perché stai a letto e perché stai offrendo il tuo stare a letto al Signore. Ma reputiamo talmente sciocco il nostro Signore? O talmente tanto limitato?
O non sapete che Santa Chiara, che è patrona della televisione, per esempio, che è stata 36 anni stesa nel letto per terra a San Damiano, una notte di Natale le venne. Poverina. Dopo 30 anni il desiderio di assistere alla messa almeno di Natale e ci fu il miracolo che il Signore gli ha aperto i muri del convento e l'ha fatta assistere alla messa che si celebrava nella cappella.
Per questo che era patrona della televisione. D'accordo? Ma quella messa ce l'hanno avuta i giorni per quei 36 anni. Allora. Ec voluntas Dei santificatio vestra. L'unica cosa che conta è fare la volontà di Dio. San Giuseppe e la Madonna sono esemplari. Concludo con le parole del Beato Bartolongo.
In qualunque cosa avverso o spiacevole che ci avvenga stiamo ben attenti a tenersi tardi nella umiltà, riceverla dalle mani di Dio, e nella rassegnazione, che non è un atteggiamento di ah beh, mi tocca fare così pazienza. No, no, no. L'accolgo dalle mani di Dio. Se questo tu vuoi, questo ti offro.
Rimango nella pace, rimango nella gioia e lode e gloria a te, Signore Gesù. Vi do la mia benedizione. A tutti, se volete. Ci vediamo la prossima settimana. Ci sentiamo la prossima settimana. Ave Maria.