Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Audio · Radio San Giuseppe

I doni e le grazie che Dio dona ai suoi servi

Durata 21:38 Scarica MP3

Trascrizione

Trascrizione automatica — possono esserci imprecisioni. Tocca un passaggio per ascoltarlo dal punto esatto.

Gentilissimi ascoltatori di Radio San Giuseppe, Ave Maria a tutti e ben ritrovati sulle frequenze della nostra web radio da Don Leonardo Maria Pompei per una nuova puntata dedicata al più santo dei santi che proseguiamo come stiamo facendo in questo periodo, in questo tempo con una nuova meditazione proposta dal beato Bartolo Longo in onore di San Giuseppe meditazione che come sempre leggeremo prima così come il beato la scritta e la sottopone alla nostra attenzione per poi tornarci per cogliere degli spunti di meditazione o per qualche piccolo e breve commento anticipo subito che dopo che abbiamo visto alcune grandi disposizioni interiori di San Giuseppe nelle meditazioni precedenti, alcune sue grandissime virtù che dobbiamo in tutto e per tutto imitare, ricordo in particolare lo straordinario abbandono nelle mani della Divina Providenza che deve essere l'atteggiamento continuo del nostro cuore ricordando che non c'è fede autentica senza abbandono totale in Dio e che non si può neanche parlare di fede a mio avviso se non si è capaci di abbandonarsi pienamente in Dio, in tutte le cose che accadono prospere e avverse nella certezza che Lui provvede e tutto dispone per il nostro bene ricordando quelle famose parole di San Paolo tutto concorre al bene di coloro che amano Dio ora in questa meditazione vedremo una grande verità che deve spronarci anche alla vita secondo virtù cioè nel senso che noi molte volte pensiamo in maniera un po' riduttiva anche se in parte vera, più o meno in questi termini le persone che sono sante e sono buone in questo mondo soffrono e poi saranno ricompensate in paradiso invece i grandi peccatori, quelli che sono cattivi, in questo mondo si raccordano e poi andranno all'inferno io sto ovviamente ultra semplificando ecco in realtà non è esattamente così non è esattamente così perché la vita cristiana e la vita di sicurezza del Signore insieme alla croce e oggi lo vedremo porta già in questo mondo grandi consolazioni e apre a doni e consolazioni spirituali che i discepoli di Gesù non hanno è molto riduttivo è semplicistico il discorso fatto da alcuni i bravi cristiani qui soffrono e poi andranno in paradiso invece i peccatori qui godono e poi vanno all'inferno è molto riduttivo primo perché i grandi peccatori godono solo qualche piacere sensibile non è l'inferno che si portano nel cuore quindi non è affatto vero che se la passano così tanto bene e secondo perché insieme alla croce che a volte comporta senz'altro grandi dolore i buoni tra virgolette godono di ripeto grazie e gioie grandi a volte grandissime che gli altri non hanno non dimentichiamo mai che San Giuseppe che ha avuto da esercitare delle virtù straordinarie ed in grado assolutamente eroico e lo ha fatto non fosse altro che aveva come compagni di vita terrena Gesù e la Madonna questo basterebbe per ricompensarlo ovviamente di tutto questo possiamo e dobbiamo comprenderlo fatta questa breve premessa passiamo alla lettura che sicuramente sarà come di consueto oltre modo edificante allora il titolo della meditazione è questo consolazione di San Giuseppe nel tempo del suo soggiorno in Egitto le vere gioie dell'anima interiore quale gioia per Giuseppe allorché vide il divino bambino fare i suoi primi passi per venire a lui quando di il verbo di dio chiamarlo col dolce nome di padre certo che prendendolo sulle ginocchia dovete stringerlo amorosamente al cuore indirizzandogli queste commoventi parole della scrittura o amabile fanciullo tu sei il desiderio dei miei occhi la vita della mia anima e il dio del mio cuore fammi udire la tua suavissima voce fammi mirare il tuo bellissimo volto che caro soggetto di contatto e di contemplazione per San Giuseppe quel fanciullo che riceve le sue carezze è il figlio dell'eterno i suoi occhi di padre si direttavano a vedere il corpo del bambino svilupparsi e crescere eppure questi è il medesimo dio forte il suo giovane intelletto sembra si vada formando dinanzi agli occhi e Giuseppe adora in lui la sapienza increata la luce che illumina ogni uomo che viene al mondo Giuseppe gli insegna a camminare e a sorreggersi eppure è lui che sostiene il cielo e la terra beato chi potè mirarti o amabilissimo bambino sciolto delle tue fasce svincolare le tue braccia porgere le tue piccole mani accarezzare la tua santa madre e il santo uomo che ti aveva adottato o a meglio dire a cui ti eri dato per figlio fare sostenuto da lui i tuoi primi passi snodare la tua lingua e balbettare le lodi di Dio tuo padre e il tuo padre ti adoro caro fanciullo in tutti i progressi della tua età sia che succhiassi il purissimo latte sia che con vezzi infantili chiamassi la tua mamma e riposassi sopra il suo seno o tra le sue braccia adoro il tuo silenzio ma tu comincia a far udire la tua dolcissima voce o mi fosse dato di raccogliere le tue prime parole su dio mio fa' ch'io pure sia fanciullo tutto semplicità e innocenza dimmi tu stesso O Beato Giuseppe, quale delizia provava il tuo paterno cuore, allorché quel divino fanciullo, rispondendo alle tue carezze con le sue potenti mani, premeva la tua fronte virginale ed avvicinava alle tue labbra la sua bocca adorabile, e allorché rendendogli tenerezza per tenerezza, sorriso per sorriso, bracciavi o prodigino udito nel medesimo atto di amore il tuo Dio e il tuo figlio.

Dimmi, Padre Beato, ciò che provava il tuo cuore così sensibile quando, alla fine del giorno, dopo penoso lavoro, seduto sulle tue ginocchia, il capo appoggiato al tuo petto, Gesù pigliava sonno un istante in estasi d'amore. Dimmi tu stesso, Giuseppe, con quale religioso silenzio contemplavi il sonno di quel fanciullo, la cui provvidenza vigila su tutte le creature.

Quando, svegliandosi, ti ricreava col suo primo sguardo, ti sorrideva con amore, abbracciava il tuo collo, ti chiamava di nuovo col dolce nome di padre, provava a conversare con te più coi gesti e con gli occhi che col balbettare infantile. Quali erano, Giuseppe, i dolci accenti con cui gli corrispondevi?

Oh, lo vedo! Lacrime di gioia esprimevano la tua felicità nel poterti beare della sua presenza, avendo ritrovato colui che è il tuo cuore. Amavo. E questa è la meditazione, visto che questa oggi è una grande contemplazione, di nuovo, una contemplazione statica, per quanto può accoglierne o immaginare la nostra mente umana, di scene oltremodo reali.

Abbiamo visto, come accennavo nelle meditazioni precedenti, alcune grazie. Alcuni grandi eroi che i virtù di San Giuseppe, alcuni grandi dolori che ha dovuto sostenere, alcune grandi fatiche che ha dovuto abbracciare per poter fare quello che Dio voleva di lui. Lo abbiamo visto per due o tre puntate, adesso non ricordo, esiliato in Egitto, in situazione pregare di vita, senza lavoro, senza possibilità di, come dire, in qualche modo contattare le persone rimaste in patria per sapere che fine aveva fatto la casa, tutte queste cose qui.

Ecco, oggi invece vediamo delle scene di vita divinamente domestica, da cui San Giuseppe, più che ogni altro padre, trae motivo di soprannaturali gioie ed estasi. Cioè, quelle espressioni che sono state usate, se uno studia un pochino di vita spirituale, di vita interiore, di vita mistica anche, gli scritti, non lo so, di una Santa Teresa, di un San Giovanni della Croce, di una vita di santi, va incontro a particolari assolutamente sconvolgenti.

Io alcune adesso vi posso tranquillamente raccontare, perché non pensiamo che siano, come dire, devote fantasie del Beato. C'è una grande verità sottesa a queste considerazioni, ed è questa, che chi è amico di Dio, insieme, come dice Gesù, alla Croce e alle persecuzioni, già in questo mondo gode di grazie.

In particolare di favore che gli altri non hanno. State attenti a non cadere in un grande pericolo interiore da cui ammoniscono i grandi maestri di spirito, soprattutto Santa Teresa e San Giovanni della Croce. Noi non dobbiamo servire Dio e cercare la sua volontà in vista né del premio del terreno, né delle consolazioni anche terrene che sono riservate ai suoi eletti.

Cioè, io non devo dire adesso faccio il bravo e osservo tutti i comandamenti, cerco di fare la volontà di Dio, faccio qualche sacrificio. Mi prendo in silenzio le croci, così poi chissà quale consolazione mi darà Nostro Signore Gesù. Perché questo sarebbe una grande imperfezione e difficilmente Nostro Signore, come dire, perdonatemi l'espressione, starebbe a questo gioco.

Molto difficilmente. Perché le grazie straordinarie e le consolazioni, certamente il nostro comportamento, dicono i maestri di spirito, funge da disposizione. Se io faccio la mia volontà e pecco, me li vado a cercare io i piaceri illeciti, sta tranquillo che il Signore non ti darà nessun tipo di consolazione.

Tranquillo. Perché tu lo disprezzi in nome di cose tanto basse. Se tu lo servi, invece, certamente che sei disposto a ricevere le sue consolazioni, ma le consolazioni rimangono comunque un dono. Così come certamente che in Paradiso ci vanno coloro che fanno la volontà di Dio. D'accordo?

Ed è giusto che sia così. Però il Paradiso rimane, anche se noi dobbiamo meritarlo, diciamo, nell'atto di speranza. Con le buone opere che io debbo e voglio fare, rimane fondamentalmente un atto di misericordia di Dio, gratuito. Perché, cioè, quello che noi vivremo in Paradiso, qui chiaramente non possiamo rendercene conto, ma lo vedremo, è già una felicità talmente grande, talmente spropositata, che neanche se ti svuotassero il sangue fino all'ultima goccia con i più tremendi martiri, potresti minimamente dire, l'ho meritato.

In senso stretto. Adesso non mi metto adesso a parlare, cioè, queste cose sono anche spiegate dai teologi classici molto bene nel Trattato delle Grazie, che non è il caso adesso di approfondire qui, no? Quindi, allora, dicevo, i Maestri di Spirito dicono, sta' attento, tu non ti devi mettere a servire il Signore per le grazie che ti verranno, per le benedizioni che ti verranno anche in questo mondo, e per la vita eterna, e un maggior grado di gloria che ti verrà dopo la morte.

Perché stai attenti, eh? Quanto più hai servito il Signore in questo mondo, quanto più hai fatto la sua volontà, quanto più gli hai dato gloria e tanta maggiore sarà la tua gloria in Cielo, E tanta maggiore sarà la tua beatitudine in Cielo, eh? Oggi questo è il concetto che facilmente viene dimenticato, in nome di una troppo facilona, io la chiamo così, dottrina della misericordia di Dio.

Che dimentica, fermo restando che la misericordia è il primo e più grande attributo di Dio. il più grande attributo di Dio, se non ci fosse la sua misericordia andremmo tutti all'inferno, non ci sarebbe il perdono dei peccati e non ci sarebbe neanche la possibilità del godimento del paradiso neanche per i buoni che è e rimane comunque un dono gratuito di Dio, tutto ciò premesso c'è anche la sua giustizia, come voi immaginate un padre di famiglia che ha un figlio che è un santo, un bravo, un devoto, è un figlio che è un disgraziato, un sciacurato, un mascarzone, non può però, certamente quello sciacurato e quel mascarzone se un giorno torna dal padre tutto contrito e gli dice padre ho peccato contro il cielo e contro di te come figlio del prodigo, certamente che il padre se è degno di quel nome e se è un padre cristiano lo accoglierà immediatamente e sarà felice di quel ritorno, ma fino a quando non ci sta quel ritorno sarebbe assolutamente folle.

Se un padre magari anche contro la sua volontà gli andasse a donare gli stessi beni e le stesse gratificazioni che dal figlio che ha sempre servito, questo non c'è, è un concetto che viene traslato, però ripeto i maestri di spirito dicono questo, però c'è anche Sant'Agostino che aggiunge per farci capire, è importante capire queste cose perché la grande menzogna che sta indietro ogni giorno è quella di non capire, non capire, non capire ogni vita di lontananza da Dio, è la menzogna che Satanasso ha cominciato a similare fin dai tempi del peccato originale ed è questa, se tu stai con Dio avrai una vita grigia, avrai una vita triste, avrai una vita mortificata dove si soffre e basta, se tu vieni con me e quindi fai la volontà mia e trascrivi la volontà di Dio avrai una bella vita divertente, avrai una bella vita gaudente, avrai una bella vita...

di quelle che non dormi mai, non è vero, ripeto la vita dei discepoli di Dio è certamente una vita crocifissa, ci sono alcuni piaceri bassi a cui devi dire di no, potresti passare attraverso prove molto gravi e anche molto forti sì, però quando queste cose succedono c'è sempre Dio non le paga anche in questo mondo, un'altra cosa che raccomandano i maestri di spirito è che se tu non dormi mai, non dormi mai, non dormi mai, non dormi mai, non dormi mai, quindi io capisco che non dormi mai.

Ok, insomma, questo è tutto per questo video, vediamo la conclusione, io mi permetto, avendo un pochino di tempo di affrontare brevemente questo tema, cioè noi non dobbiamo mai non soltanto desiderare ma neanche chiedere grazie e doni straordinari, neanche da un punto di vista di consolazione, perché se tu fai così non va bene.

Perché questo? Perché le consolazioni sono tanto più grandi che i doni, anche i missi, sono tanto più ordinariamente il Signore dà, almeno quelli che provocano un accrescimento di tipo di gioia personale, non altri tipi di dono mistico, non c'è tempo di parlare di altri, che sono dati in funzione del bene degli altri.

Non bisogna chiederli, perché? Perché ordinariamente questi doni sono frutto e conseguenza diretta di sofferenze e prove affrontate dai fedeli per amore di Dio. Cioè, Dio ti sottopone ad una prova, ti chiede un sacrificio, ti manda una croce, tu l'accetti con amore e con piena sottomissione alla sua volontà, completamente abbandonato a Lui, allora il Signore ti concederà per questa tua generosità delle grazie particolari.

Ma se tu chiedi direttamente delle grazie particolari a Lui, fai due peccati. Primo, di temerarietà. Perché tu chiedi delle grazie, dimenticando che per avere quelle grazie bisogna passare per delle grandi croce, che ne sai tu, che potresti essere capace di passare per quella prova, abbracciare quella croce, anche molto grande, punto interrogativo?

Cosa ne sai tu? Secondo, c'è anche, come dire, un peccato di egoismo. Cioè, tu guardi... Quindi, sempre ai tuoi bisogni e ai tuoi desideri, in qualche modo, di stare bene qui, quindi, andando sempre a cercare qualcosa per te, non curandoti invece della gloria di Dio. Noi siamo stati fatti per fare quello che Dio vuole.

Siamo stati creati per conoscerlo, amarlo e servirlo in questa vita. Capite? E non possiamo, certamente, perché se si mancherebbe di... Si sarebbe temerari, ma se si mancherebbe... Anche di un'iltano, cioè, chi sei tu, per avere una grazia particolare da parte dell'Altissimo? Noi dobbiamo sempre ritenerci, in coscienza, come faceva il buon San Francesco e come faceva San Giuseppe, gli ultimi di tutti.

Come dice il Signore del Vangelo, chi vuole essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servo di tutti. Ora, cioè, non fatevi un'idea troppo alta di voi stessi, dice anche San Paolo nelle sue lettere, no? Cioè... Se tu sei grande, ammesso che lo sia, tu non devi dirlo né pensarlo di te stesso.

Lo pensa il Signore e lo dirà e lo farà conoscere lui, se, come, quando e a chi vuole lui. Tu, per conto tuo, devi sempre ritenerti lui l'ultimo, perché se anche avessi qualcosa di grande, e questa è la sacrosanta verità, quel qualcosa di grande che hai non è tuo, ma viene da Dio.

Quindi non puoi usarlo come fonte di vanto. E né puoi usarlo come, come dire, titolo di credito da vantare davanti al Signore per avere qualche grazia particolare da lui. Nostra unica cura deve essere questa. Dice, oh, fermo le stanze... Questo, se uno vede alcuni libri di sanazione, è rimasto sconvolto.

Cioè, qui abbiamo detto che San Giuseppe accostava le labbra a Gesù Bambino. Accostare le labbra a Gesù Bambino, noi non dobbiamo pensare a questo gesto, quello è Dio fatto carne. Santa Margherita Maria da Coc, siamo nel mese di maggio. Poco, arriva il mese di giugno. Io ho iniziato la mia collaborazione con il re del San Giuseppe, proprio con delle meditazioni sul Sacro Cuore e sul suo rapporto anche con San Giuseppe.

Santa Margherita Maria da Coc, quando vide Gesù, Gesù l'ha tenuta con la bocca attaccata per un'ora alla ferita del suo cuore. E sembra, qualche biografo dice, che gli abbia dato qualcosa di simile a un bacio addirittura. Cosa? Assolutamente... Cioè, non bisogna chiaramente pensare questa cosa in termine carnale, è una cosa mistica.

Così come i Santi Mariani sono rimasti sconvolti, San Bernardo, il Beato Anano della Rupe, San Domenico e San Giovanni Edd, sicuramente, hanno ricevuto dalla Madonna il dono mistico della Lactazio Mariae, cioè sono stati allattati al seno della Madonna. Non so se avete capito bene.

Quattro Santi Uomini. È chiaro che noi non dobbiamo concepire... Questo gesto è un gesto mistico, quindi non è da concepire in chiave erotica, come sarebbe in un rapporto comune tra un uomo e una donna. Però, quando andavano a descrivere, cioè, le delizie e le estasi che ti raccontano di atti così straordinari, sono assolutamente inimmaginabili.

E sono successe, succedono e sempre succederanno. Allora, questo dobbiamo ricordarlo, ho dimenticato prima di citare Sant'Agostino, perché siamo in conclusione, mi piacerebbe chiudere con le sue parole. Sant'Agostino dice, guarda, caro figlio mio... Vedi che era stato un grande peccatore, eh?

C'ha avuto anche un figlio, Sant'Agostino. Certamente prima della conversione, poi non l'ha fatto più. Però, insomma, ha conosciuto i piaceri del mondo e della vita. Lui diceva... Caro mio, ricorda... Un secondo di unione con Dio e di consolazione ricevuta da Lui, non vale una vita di godimento di tutti gli amplessi piaceri che puoi immaginarti di questo mondo.

Ne parla uno che di queste cose ne sapeva qualcosa. Quindi... Quindi... Questo deve darci... Deve darci una grande spinta a vivere con Dio. Perché non si tratta soltanto di fare una vita, ah, povero me, per andare in paradiso. Si tratta di avere, anzitutto, sicuramente quei doni che Dio dà a tutti i suoi servi, che sono la pace e la gioia, ho detto tante volte.

L'amore è la comunione con Dio e con tutti. E a volte, se Lui richiede, perché siamo comunque ben disposti, anche grazie, come quelle di San Giuseppe, o anche più grandi di quelle che ha ricevuto San Giuseppe, e che Dio non la fa mai mancare, ai suoi servi, dei voti. Do tutti la mia benedizione e appuntamento, se credete, alla prossima settimana.

Ave Maria.

← Radio San Giuseppe