Audio · Radio San Giuseppe
Il dovere di sforzarsi per la propria santificazione
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Carissimi e gentilissimi ascoltatori di Radio San Giuseppe, Ave Maria ben ritrovati sulla frequenza della nostra web radio per una nuova puntata dedicata a una meditazione, a una conversazione sul più santo dei santi chi vi parla come di consueto è Don Leonardo Maria Pompei e vi ricorda che stiamo seguendo nelle meditazioni di queste ultime puntate un testo di San José Maria Escrivá, fondatore della Bustè, intitolato Nella bottega di San Giuseppe che medita sulla figura di questo grande santo chiaramente privilegiando il particolare punto di vista dell'autore che vi ricordo ha fondato lo Bustè per la santificazione dei laici che vivono una vita comune nel mondo quindi in particolare puntando sulla centuazione della santificazione nel lavoro e del lavoro e quindi cercando anche nella vita e nelle testimonianze di San Giuseppe degli spunti per alimentare questa particolare e peculiare tipo di spiritualità di questa istituzione ecclesiale la meditazione di oggi si chiama Per servire, servire perdonatemi se ho detto virgola però è per far capire ed è in continuità con quella della volta scorsa che è dedicata in maniera peculiare come ricorderete alla santificazione del lavoro io mi affretto a leggere il testo ecco lasciando un seduto spazio all'autore riservandomi come di consueto di tornare poi su qualcuno dei punti per qualche accentuazione o qualche glossa a qualcuno di essi per raggiungere questo stile di vita e santificare la professione è necessario anzitutto lavorare bene con serietà umana e soprannaturale a questo punto voglio ricordarvi per contrasto un vecchio racconto tratto dai Vangeli apocrifi il padre di Gesù che era falegname fabbricava aratri e giochi una volta gli fu incaricato un letto per una certa persona di buona posizione ma intrapreso il lavoro accadde che una delle assi riuscisse più corta dell'altra e Giuseppe non sapeva che cosa fare allora Gesù bambino disse a suo padre colloca in terra le due assi e livellale a una delle estremità e così fece Giuseppe Gesù si mise dall'altra parte prese l'asse più corta e la tirò finché raggiunse la lunghezza dell'altra Giuseppe suo padre rimase ammirato del prodigio e coprì il bambino di baci e di abbracci dicendo me felice perché Dio mi ha dato questo bambino no scrive San Josemaria scriva Giuseppe non ringraziava Dio per queste cose il suo lavoro non poteva essere di quel tipo San Giuseppe non era l'uomo dalle soluzioni facili e miracolistiche era un uomo perseverante tenace e all'occorrenza ingegnoso il cristiano sa che Dio fa i miracoli li ha compiuti secoli fa ha continuato a compierli e li compie tuttora perché la mano del Signore non è troppo corta ma i miracoli sono una manifestazione della potenza salvifica di Dio e non un espediente per risolvere le conseguenze della nostra inettitudine o peggio per agevolare la nostra comodità il miracolo che Dio vi chiede è la perseveranza nella vostra vocazione cristiana divina e la santificazione del lavoro di ogni giorno il miracolo di trasformare la prosa di Dio la prosa quotidiana in versi epici in virtù dell'amore con cui svolgete la vostra occupazione abituale è là che Dio vi attende chiamandovi ad essere anime dotate di senso di responsabilità ricche di zelo apostolico e professionalmente competenti pertanto volendo dare un motto al vostro lavoro potrei indicarvi questo per servire, servire in primo luogo infatti per realizzare le cose bisogna saperle condurre a termine non credo alla rettitudine d'intenzione di chi non si sforza di ottenere la competenza necessaria per svolgere debitamente i compiti che gli sono affidati non basta voler fare il bene è necessario saperlo fare e se il nostro volere è sincero deve tradursi nell'impegno di impiegare i mezzi adeguati per compiere le cose fino in fondo con perfezione umana ma anche questo servizio umano, questa idoneità potremmo chiamare tecnica questo saper fare il proprio mestiere deve essere dotato di una caratteristica che fu fondamentale nel lavoro di Giuseppe e che tale dovrebbe essere anche per ogni cristiano il servizio il desiderio di lavorare per contribuire al bene comune il lavoro di Giuseppe non tendeva all'affermazione di sé anche se effettivamente la dedizione a una vita di lavoro gli aveva dato una personalità matura e spiccata il patriarca lavorava con la consapevolezza di compiere la volontà di Dio pensando al bene suo e dei suoi e dei suoi scusate, il patriarca lavorava con la consapevolezza di compiere la volontà di Dio pensando al bene dei suoi Gesù e Maria e avendo presente il bene di tutti gli abitanti della piccola Nazareth a Nazareth Giuseppe doveva essere uno dei pochi artigiani del villaggio forse l'unico probabilmente era falegname ma come accade nei piccoli paesi doveva essere capace di fare anche altre cose rimettere in funzione il mulino, riparare prima dell'inverno le crepe di un tetto Giuseppe, indubbiamente, con un lavoro ben fatto risolveva le difficoltà di molta gente la sua attività professionale era orientata al servizio degli altri a rendere più gradevole la vita delle famiglie del villaggio ed era certamente accompagnata da un sorriso da una parola opportuna da uno di quei commenti fatti di sfuggita ma che servono a ridare la fede e la gioia a chi sta per perderle in certe occasioni lavorando per persone più povere di lui immaginiamo Giuseppe che accetta un compenso simbolico quanto basta per farlo quanto basta lasciare l'altra persona con la soddisfazione di aver pagato ma normalmente Giuseppe si sarà fatto pagare il giusto prezzo né più né meno avrà saputo esigere secondo giustizia quanto gli era dovuto poiché la fedeltà a Dio non richiede la rinuncia a diritti che in realtà sono doveri e Giuseppe era tenuto a esigere il giusto perché con il compenso del suo lavoro doveva sostenere la famiglia che Dio gli aveva affidato l'esigere un diritto non deve però essere frutto di egoismo individualista non si ama la giustizia se non si desidera di vederla compiuta in favore degli altri nemmeno è lecito chiudersi in una religiosità comoda che dimentica i bisogni del prossimo chi desidera essere giusto agli occhi di Dio si sforza di promuovere concretamente la giustizia fra gli uomini e non soltanto per il buon motivo di non occasionare ingiuria al nome di Dio ma anche perché essere cristiani significa fare proprie tutte le nobili aspirazioni umane parafrasando una nota frase dell'apostolo Giovanni parafrasando quest'ultima si può dire che chi afferma di essere giusto con Dio ma non lo è con gli uomini è menzognero e la verità non dimora in lui io come tutti i cristiani che hanno vissuto quel momento accolsi con emozione e con gioia anni fa l'istituzione della festività liturgica di San Giuseppe Lavoratore questa festa che è la canonizzazione di Dio la canonizzazione del valore divino del lavoro dimostra che la Chiesa nella sua vita sociale e pubblica si fa eco di quelle verità centrali del Vangelo che Dio vuole siano meditate in modo speciale in questa nostra epoca di questo tema abbiamo parlato molto in altre occasioni ma permettetemi di insistere ancora una volta sulla naturalezza e la semplicità della vita di San Giuseppe che non si teneva distante dai suoi vicini e non innalzava barriere superflue pertanto anche se forse conviene farlo in taluni momenti o situazioni generalmente non mi piace parlare di operai cattolici di medici cattolici, di ingegneri cattolici e così via come per indicare una specie all'interno di un determinato genere come se i cattolici formassero un gruppetto separato dagli altri uomini perché così si dà la sensazione che esista un fossato fra i cristiani e il resto dell'umanità rispetto l'opinione contraria ma penso che sia molto più appropriato parlare di operai che sono cattolici o di cattolici che sono operati di ingegneri che sono cattolici o di cattolici che sono ingegneri perché l'uomo che ha fede ed esercita una professione intellettuale, tecnica o manuale è e si sente unito agli altri, uguale agli altri con gli stessi obblighi e gli stessi diritti con lo stesso desiderio di migliorare e lo stesso slancio per affrontare e risolvere i problemi comuni il cattolico accettando tutto ciò saprà fare della sua vita quotidiana una testimonianza di fede, di speranza, di carità testimonianza semplice e spontanea che senza manifestazioni vistose ma attraverso la coerenza di vita dà rilievo alla costante presenza della chiesa nel mondo già che tutti i cattolici sono essi stessi chiesa membri a pieno diritto dell'unico popolo di Dio bene questo è quanto questo è quanto risulta dal testo che abbiamo appena meditato ora ripercorriamo come sempre qualche piccolo punto e lo rivediamo insieme allora la prima cosa ecco io sono d'accordo con San Josemaria Escrivà quando spiega che a suo avviso quell'episodio raccontato dal Vangelo Apografo che mi sembra che sia quello di San Tommaso sembra alquanto dubbio ecco sono voi sapete che nei Vangeli Apografi sono scritte molte cose ok dice nei Vangeli Apografi si dicono molte cose che sono molto molto infantili e a volte discutibili per questo che sono stati annoverati fra gli Apografi nel senso che contengono alcune cose vere mischiate però a delle cose alquanto discutibili e ad altre certamente non accettabili è un grande problema questo comunque numero uno e certamente San Giuseppe era consapevole del fatto il discorso di San Josemaria Escrivà scusatemi ecco se sono così chiaro è molto semplice cioè il Signore ci ha dato un ruolo ci ha dato un compito ci ha dato una missione per la quale dobbiamo noi attrezzarci mettendoci la buona volontà e imparare a risolvere i problemi col nostro sforzo e col nostro impegno ascetico perché questo è anche una componente essenziale della nobilitazione dell'uomo e della risposta dell'uomo alla vocazione divina questo vale per tutti capite vale anche per me che sono un povero prete e qualunque sia il tipo voi capite che essere prete è certamente una missione soprannaturale no divina ma sotto certi punti di vista voi capite è un lavoro divino ma è un lavoro capite cioè un sacerdote non può andare in confessionale così senza aver acquisito la scienza debita senza aver studiato bene la morale senza aver letto anche opere trattati in cui l'esperienza di secoli di millenni di pratica della confessione lo istruiscono su come gestire alcuni casi delicati alcuni casi difficili eccetera eccetera o ignorando alcune e disposizione fondamentale del magistero della chiesa no capite non si può un sacerdote deve acquisire la scienza debita perché quando fa una catechesi o quando fa un'omelia faccia un discorso sensato faccia un discorso compiuto semplice senza dubbio ma che abbia un inizio uno svolgimento e una fine e che sia un discorso coerente con ciò che la chiesa insegna e con ciò che Cristo vuole che sia insegnato questo non è che sia improvvisa capite i problemi che un sacerdote si trova ad affrontare decodifico questo nella mia esperienza chiaramente chi ascolta deve farlo nella propria e ecco e dicevo se io mi metto ad operare come sacerdote a fare una predica o a fare la direzione spirituale devo acquisire la scienza debita se c'è un problema mi devo mettere a pregare mi devo mettere a pregare ma non semplicemente mi devo mettere a pregare in quella forma diciamo così di preghiera orante meditata in cui attraverso le cose che ho già acquisito dal mio studio dalla pratica pastorale dagli insegnamenti dei santi confrontati con quella posizione concreta cerco di trovare una soluzione a quel caso morale a quella difficoltà a quel problema che ti espongono capite certamente chiederò aiuto a Dio ma non posso certamente pretendere che Gesù Cristo mi mandi un angelo in persona e mi dica in questa situazione fai così sarebbe troppo facile sarebbe capite quindi non si può e non si deve chiedere a Dio soluzioni facili o miracolistiche vi ricordate Gesù quante volte Gesù avrebbe potuto usare anche della sua potenza di miracolo in chiave di questo genere in chiave di questo genere la seconda tentazione stiamo vivendo il tempo di Guaresi se sei figlio di Dio buttati giù se sei figlio di Dio di che queste pietre diventino pane ma che problema hai tu che stai morto di fame e Gesù poteva fare tutte queste cose se ti butti giù dal tempio sarà tutto quanto più facile perché tu farai un segno dove tutti lo vedono e si rendono conto della tua origine sopranaturale se tu ti nascondi dietro la tua apparente insignificante povera umanità ma chi ti ascolterà Gesù questo non lo ha fatto assolutamente quindi anche lui incarnato anche lui incarnato si è messo in condizioni di acquisire lui stesso le competenze e le abilitazioni necessarie per compiere la sua missione ma Gesù non si è preparato con 30 anni di vita nascosta non è stato 40 giorni nel deserto e non ha mai abusato della sua condizione divina per trovare cammini facili Gesù girava a piedi Gesù ha fatto il falegname e non è che quando andava a lavorare e avrebbe voluto farlo se c'era una difficoltà faceva un miracoletto e un legno storto si addirizzava avrebbe voluto farlo in qualunque momento immaginate il merito che ha avuto Gesù non ci si pensa mai a queste cose Gesù se voleva trovava un trucero di legno storto e lo addirizzava con un gesto della volontà ma non lo ha fatto mai è una manifestazione della potenza salvifica di Dio e non un espediente per risolvere le conseguenze della nostra inettitudine o per agevolare la nostra comodità e il primo che si è sottomesso a questa legge è stato Gesù oltre che evidentemente il suo degno padre San Giuseppe quindi ferma restando la fiducia assoluta nella divina provvidenza noi dobbiamo però sempre concepire la divina provvidenza e i divini aiuti come l'opera che Dio compie come dire a condizione che noi abbiamo fatto la nostra il grande Sant'Ignazio di Loiola per esprimere questo concetto anche in relazione alla vita cristiana alla vita di virtù alla vita della grazia diceva tu devi fare come se tutto dipendesse da te quindi questo indica l'impegno che ci devi mettere sapendo che niente dipende da te come diceva prima San Jose Maria tu devi studiare devi studiare bene devi studiare bene e devi acquisire una competenza tale per poter fare benissimo quel lavoro e poi questo lavoro ben fatto dargli quel senso sopranaturale che lo metta al servizio degli altri nella coscienza che contribuisca al bene comune ma tu contribuisci al bene comune se fai le cose fatte bene sotto tutti i punti di vista tutti i punti di vista quindi questo è un aspetto a mio avviso fondamentalissimo che viene toccato ripeto il riferimento al lavoro professionale ma che si amplia tutta quanta la vita cristiana in genere un lavoro fatto bene risolve un sacco di difficoltà e un sacco di gente noi dobbiamo essere retribuiti dice San Jose Maria scriveva e San Josep aveva la delicatezza di quando incontrava una persona povera di saper rinunciare alla giusta retribuzione ma non mortificando la persona povera dicendogli te lo regalo non ti do niente anziché 10 chiedeva senza dire niente magari 2 ma chiedeva qualcosa perchè una persona che ha lavorato quindi dobbiamo sempre tenere presente queste considerazioni vedo che il tempo a nostra disposizione sta svanendo avrei desiderato approfondire qualche altro piccolo punto lo lasciamo come sempre nelle mani dello Spirito Santo io vi saluto e vi benedico vi do appuntamento se credete a lunedì prossimo Santa Notte Ave Maria