Audio · Radio San Giuseppe
Il piu Santo dei Santi 8
Trascrizione
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Quindi la Catechesi di questa sera mostrerà fondamentalmente come, alla luce di quanto già abbiamo conosciuto, grazie alle testimonianze spesso implicite e indiretti, ma comunque molto forti, dei sacri testi e della Sacra Scrittura, sia nell'Antico che nel Nuovo Testamento, e alcune informazioni giunte a noi attraverso la tradizione o l'insegnamento di grandi santi e dottori, abbiamo già potuto intravedere qualcosa dell'eccellenza di questo grandissimo santo. E quindi prima di cominciare poi la terza parte, come vi accennavo nella puntata precedente, in cui si approfondiranno ulteriormente alcuni dati su San Giuseppe, derivanti dal Magistero dei Papi e dall'insegnamento e dalle testimonianze fondamentalmente dei santi, e poi vedremo anche alcuni risvolti liturgici dell'eccellenza e del culto a San Giuseppe.
Quindi l'autore, in questo paragrafo conclusivo della seconda parte, approfondisce, egregiamente come vedremo, le motivazioni per cui San Giuseppe dovrebbe essere considerato il più santo dei santi. Ecco, io ho una domanda. Un'altra delle tante cose che ho imparato da questo libro, su cui ovviamente preparo queste catechesi, è stata la soluzione di un grandissimo quesito che mi aveva attanagliato per non poco tempo, perché nel Vangelo Gesù dice che tra i nati di donna non esiste nessuno più grande di San Giovanni Battista, dice pure il più piccolo del Regno dei Cieli è più grande di lui. Allora dilemma, quesito.
Io dico, oh Signore, ma qui Gesù dice che non c'è nessuno più grande di San Giovanni Battista, quindi San Giovanni Battista sarebbe più santo di San Giuseppe. Però questo pensiero di San Giovanni Battista più santo di San Giuseppe, certo San Giovanni Battista era un grande santo, però nel Vangelo c'è scritto così, così abbiamo risolto il problema, come vedremo questa sera, che non solo è più santo di San Giovanni Battista, ma vedremo a che livello di santità arriva San Giuseppe, sulla base di argomentazioni tra l'altro molto semplici, per cui oltre che alla gioia e alla contentezza di imparare qualcosa di nuovo, cosa che nessuno deve vergognarsi di imparare niente di nuovo, io non mi vergogno affatto, cioè, l'ho detto anche nelle omelie di domenica scorsa, quando invito il Dio a parlare di questo.
E invito tutti gli ascoltatori, se non lo avessero fatto, a riprendere il brano della prima lettura di domenica scorsa, che a me personalmente fa tanta devozione quando dice scusate, ma chi di noi può immaginare cosa vuole il Signore, chi di noi può pretendere di conoscere i voleri dell'Altissimo?
Dice, ma a stento ci raffiguriamo le cose della terra, e fanno tanto ridere quei dotti che si presentano come persone che sanno chissà che o chissà chi, non rendendosi conto che se anche tu fossi un grandissimo scienziato, un grandissimo letterato, un grandissimo studioso, che sai dinanzi alla Sapienza di Dio?
Ma non soltanto dinanzi alla Sapienza di Dio, ma anche allo scibile umano. Perdonatemi questo, io tante volte penso che siano pensieri salutari, perché ci ricordano un pochino di quella virtù dell'umiltà che tutti cerchiamo, e che rare persone trovano e vivono. Se anche io fossi un super esperto in qualcosa, ma noi ci rendiamo conto di che cosa è soltanto lo scibile umano, tutte le discipline, le scienze, io per grazia del Signore rimango costantemente a bocca aperta, sbalordito.
Dinanzi il Signore. Quindi a delle informazioni provenienti da altre branche del sabbio umano, non lo so, a volte dalla zoologia, dall'anatomia, dalla medicina, dall'informatica, dall'elettronica, noi ci stiamo adesso comunicando attraverso una serie di strumenti di cui ringraziamo il Signore, a condizione che se ne faccia un uso buono.
Eh, ma sapete, carissimi ascoltatori, che ci sta dietro tutto questo nostro poter comunicare in questo modo, no? Allora, cosa facciamo noi ad essere così stoltamente superbi, di crederci di essere chissà chi o chissà chi? Se anche sapessimo qualche piccola cosetta, che avessimo qualche minima competenza nel campo nostro proprio, cioè se io ho un minimo di competenza, ma un minimo tra l'altro, nelle cose che riguardano Dio o la spiritualità, è ovvio, perché io sono un prete, ma non è che per questo posso pensare di essere chissà chi o chissà chi.
E se avessi queste competenze, poniamo sempre il condizionale, perché certamente non aspetta a me giudicarlo, la buonanima di mia madre diceva, hai fatto mezza parte dell'obbligo tuo e neanche tutto, ad avere la competenza, un po' di competenza, senza pensare certamente di essere il numero uno, di essere il più competente di tutti, ecco, ho avuto modo di raccontare anche recentemente gli insegnamenti ricevuti.
Cosa che è un titolo di merito, cioè non un titolo di merito, un titolo di vanto, da persone molto semplici, da persone molto piccole, tipo, lo ripeto perché penso che sia edificante, una persona che mi ha insegnato che quando per strada vediamo un necrologio, il papà gli aveva raccomandato fin da quando era piccolina, quando vedi un necrologio ci passi davanti e recita un eterno riposo.
Ovvia, ma io personalmente con tutta la supposta scienza e sapienza, molto supposta scienza e sapienza, non ci avevo mai pensato e l'ho imparato da un'anima semplicissima e ritengo che questa cosa imparata sia molto superiore a molta paglia venduta in giro e conosciuta in giro attraverso tante pubblicazioni molto dotte nella forma e nelle espressioni, ma non sempre altrettanto sapide, se si direbbe con un termine un po' tradizionale, e obsoleto nei contenuti, cioè con la sapienza molte volte nascosta sotto vesti molto piccoli.
Quindi vedremo come mai, dov'è questa straordinaria grandezza di San Giuseppe. Si dice... Allora, noi dobbiamo subito pensare a una cosa, ecco, io vorrei tanto che questa sera anche la grandezza di San Giuseppe deriva fondamentalmente da... è un qualche cosa che si comprende, basta rifletterci un po', dalla sua estrema vicinanza, vicinanza attiva e coinvolta a Gesù, il figlio di Dio fatto carne, il nostro unico Salvatore. Gesù, noi dobbiamo...
dobbiamo sempre ricordarlo, è il figlio di Dio fatto uomo, non è un uomo qualunque, è l'unico Salvatore e oggi più che mai è forte, dobbiamo dirlo. Ricordate il grido del beato Giovanni Paolo II, appena eletto pontefice? Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo, eco dell'accorato appello di San Paolo, in nessun altro c'è salvezza, anzi, di San Pietro, nel momento...
nel momento in cui fece il primo annuncio, come ci informano gli atti degli Apostoli, di quello che tecnicamente si chiama il Kerigman, cioè il contenuto essenziale del mistero salvifico, ovvero l'incarnazione, la morte, la passione, la morte e la resurrezione di nostro Signore Gesù Cristo, unico Salvatore dell'uomo.
La prima enciclica che scrisse il beato Giovanni Paolo II fu la Redempto Rominis, dove affermava con forza, con un linguaggio fermo, appassionato, avvincente, deciso, il primato assoluto di Cristo, assoluto, e questo non dobbiamo dimenticarlo, questo non vuol dire che dobbiamo trasformare il primato assoluto di Cristo in una sorta di superbia sprezzante nei confronti di tutte quante le altre forme di religiosità.
La superbia... La superbia sprezzante è sempre da bandire, e quando si parla di dialogo si può e si deve parlare di dialogo, si intende proprio bandire, cioè noi siamo consapevoli del fatto che abbiamo la pienezza della rivelazione perché noi abbiamo il Figlio di Dio fatto uomo che ci ha parlato, essere accoglienti nei confronti del prossimo non vuol dire misconoscere questa cosa, perché sarebbe andare contro la verità, ma vuol dire che noi dobbiamo presentare questa cosa con lo stile dell'umiltà, senza mortificare le persone, senza dire ma tu chi sei, tu che sei, un buddista, ma tanto tu sei un buddista non capisci niente perché noi abbiamo il nostro Signore Gesù Cristo, quindi ti devi convertire, punto e basta, e non la staffa troppo lunga.
Diciamo che, come capite, se uno prende il nocciolo di questo discorso che ho fatto in termini volutamente provocatori, a titolo di esempio, il nocciolo di questo discorso può anche essere condivisibile, ma certamente non si presenta così, perché ante omnia caritas è il motto del nostro caro vescovo, ormai in partenza di Latina, Monsignor Petrocchi, cioè al di sopra di tutto c'è la carità, quindi c'è lo stile dialogico, quindi del presentarsi ad altre persone avendo un amore grande nei confronti di tutti, avendo anche un atteggiamento di rispetto verso chi ancora non si rende conto che Gesù Cristo è l'unico Salvatore, ma senza abdicare a questo, o senza trasformare questo doveroso rispetto per chi ancora non ha avuto la grazia che noi viviamo, in una sorta di negazione dell'annuncio, cioè tu ancora non lo capisci, tu ancora non lo conosci, e io quindi ti lascio stare e non lo annuncio, questo non possiamo farlo.
Gesù ha detto andate in tutto il mondo e annunziate il Vangelo ad ogni creatura, quindi un conto è avere bontà, pietà e misericordia verso chi ancora non conosce la pienezza dell'amore di Dio, un conto è eccedere in questa dimensione e trasformare la bontà in buonismo falso, che porta poi a rinnegare la propria identità e la propria missione.
Ora, l'eccellenza di San Giuseppe, così come quella della Madonna, a me sinceramente vorrei dire anche qualcosa, poi andremo subito a fare un po' di citazioni, non vorrei di non darmi troppo, però anche nel mondo cattolico, con un travisamento che ha, almeno a quanto sappiamo dalla storia, purtroppo origini nella riforma luterana, tante volte si sentono dei discorsi assolutamente abbandonati.
La vanvera, pensate ai discorsi minimalisti sulla Madonna. Ah, stanno sempre parlando della Madonna, della Madonna, della Madonna, invece qui il primato è Gesù Cristo, Gesù Cristo, Gesù Cristo, Gesù Cristo, Gesù Cristo, Gesù Cristo. Quando si parla della grandezza della Madonna, da dove viene la grandezza della Madonna?
Non viene mica da se stessa, ma non ci vuole il trattato della vera devozione di San Luigi. Da dove viene la grandezza della Madonna? San Tommaso d'Aquino, la grandezza della Madonna. Arriva dalla dignità unica, incomparabile, irripetibile e inimmaginabile per noi uomini dell'essere la madre di Dio.
La Madonna è la madre di Gesù, non possiamo discutere questo punto, per questo è stato scelto dall'Altissimo. Non è che la Madonna è diventata madre di Dio perché si era messa in testa lei, perché ha preso Gesù Cristo dal paradiso e si era portato nel grembo, perdonatemi l'espressione un po' cruda, no?
Lei è tutto pensato nella vita, nella sua umiltà, meno. Chi è di essere con lei che era stata eletta e scelta per una missione del grembo? E invece era lei. È chiaro che aver ricevuto da Dio questa dignità e questa missione, Dio non dà le dignità e le missioni senza darti l'attrezzatura per questo.
Perché tutte le eccellenze della Madonna... Perché la Madonna è immacolata concezione? È stata concepita senza peccato, lo dicono i padri della Chiesa, perché ti pare che il figlio di Dio fatto uomo poteva avere... una minima relazione col peccato, non soltanto col peccato attuale, ma neanche col peccato originale.
Questo per far capire quanto Dio ama l'uomo, anche il peccatore, ma quanto detesta il peccato. Non ha voluto che neanche per mezzo secondo, neanche per mezzo istante, la madre fosse sfiorata dalla colpa d'origine. Ma questo dipende dalla maternità divina. Perché la virginità perpetua?
A causa della maternità divina. Perché il parto di un Dio... Non serve che avvenga così come avvenga il parto di un uomo. E quindi non servono dolori e non servono eventi traumatici nel corpo femminile. Ma il parto del figlio di Dio avviene così come è venuta la sua resurrezione, quindi passando attraverso l'ortus conclusus, il giardino chiuso, il grembo virginale di Maria Santissima senza violarlo.
Perché la Madonna è stata assunta in cielo? Per questo suo... Per questa sua relazione unica e indissolubile con il figlio di Dio, di cui ha condiviso in tutto la vita terrena, in tutto, e di cui in tutto condivide la gloria. Possiamo continuare qui fino a mezzanotte? Allora, che va a dire la Madonna, la Madonna, la Madonna?
Non dobbiamo parlare di Gesù Cristo. La grandezza della Madonna è Gesù Cristo ed è completamente giustificata appunto dalla sua relazione. Totalmente stretta, quasi simbiotica, col figlio di Dio fatto uomo, che è assolutamente irraggiungibile e irripetibile. La Madonna è creatura così eccellente così come è, perché è, a parte che è la fotocopia perfetta di Gesù Cristo, ma con lui ha avuto un tipo di relazione assolutamente irripetibile.
Ora, perché San Giuseppe è il numero due dopo la Madonna, subito? Perché ha avuto... Ha avuto una relazione unica e irripetibile con il figlio di Dio e con la madre di Dio che è la sua sposa. È vero, e io so tanta, la Madonna mi perdonerà, santa invidia nei confronti di queste persone.
Voi sapete che ci sono stati alcuni santi della storia della Chiesa, che la Madonna li ha chiamati mio sposo, che hanno ricevuto in sorte una sorta di matrimonio mistico con la Madonna, simile a quello che... E l'ha avuto con San Giuseppe, uno sconosciuto a qua, quasi a tutti, è stato il beato Arano della Rupe, domenicano.
Beato Arano della Rupe, vissuto nel 1400, a cui si deve, noi oggi gli siamo debitori, la diffusione del Santo Rosario, perché il Santo Rosario che la Madonna rivelò, come la tradizione ci insegna e come non c'è nessun motivo per dubitare questo detto, tra parentesi, rivelò il Santo Rosario a San Domenico.
Nel XIII secolo, come arma per convertire gli eretici e quindi per portare a compimento una missione particolare, che l'ordine dei predicatori aveva ricevuto da Dio, che era appunto quella di evangelizzare. Ma dopo la vicenda terrena di San Domenico, il Rosario era caduto in disuso e fu rilanciato in tutta Europa da questo grande beato, e pensate che questo grande beato, beato lui, ricevette in dono da San Domenico, che era il suo padre, il suo padre di San Domenico, ha ricevuto dalla Madonna un anello, che solo lui poteva vedere, fatto con i capelli di Maria.
E non è una favola questa, e la Madonna, quando si rivolgeva a lei, lo chiamava mio sposo, e sembra che gli abbia dato anche qualche casto bacetto, e sicuramente, ma non è stato l'unico, ha ricevuto dalla Madonna il dono di essere allattato dal seno, l'allattatio Maria. Quattro sono i santi che io conosco che hanno ricevuto questo beato.
Oltre al Beato Arano, San Domenico lo ricevette, San Bernardo da Chiaravalle, e San Giovanni Eud, altro grandissimo devoto della Madonna. Adesso, questi però sono forme di matrimoni mistici, perché qui sembra che dall'altra parte c'abbiano una grandissima fantasia, c'è il matrimonio mistico dell'anima con Cristo, le nozze mistiche, di cui parla Santa Teresa d'Avila nelle sue opere nelle settimane, nelle settimane mansioni, la cosiddetta settima stanza, ma ci stanno anche le nozze mistiche con la Madonna, guarda un po', e attenzione, le nozze mistiche con la Madonna sono, come dire, canale privilegiato e ponte, rampa di lancio perfetta per la perfetta unione con Cristo.
Ma San Giuseppe non ha vissuto soltanto le nozze mistiche con la Madonna, perché San Giuseppe è lo sposo di Maria. Noi dobbiamo assolutamente ritenere, senza alcun dubbio, che sulla terra, non c'è nessuna nozze mistiche. Ma dopo Gesù, nessuno è stato amato da Maria tanto quanto San Giuseppe, nessuno.
Cioè l'amore di Maria nei confronti di San Giuseppe era grandissimo, ed era amore esponsale, ed era amore di dilezione, anzi di predilezione. Quindi, quest'uomo ha stretto a sé il bambino Gesù. Il bambino Gesù a quest'uomo lo chiamava padre, lo chiamava papà. Guardate, adesso qui cito il testo.
Alcuni, pensate un'altra cosa che ci ricordano i Vangeli. Quando, senza dubbio, l'Arcangelo Gabriele quando fa l'annunciazione dice alla Madonna ecco concepirei un figlio, lo darei alla luce e lo chiamerai Gesù. Ma il nome a Gesù poi glielo imporrà San Giuseppe al momento della circoncisione.
Sarà San Giuseppe a dire questo bambino si chiama Gesù. Perché aveva l'autorità di padre. Abbiamo visto nei primi incontri la grande autorità che ha ricevuto quest'uomo a cui Gesù stesso e la Madonna stessa erano sottomessi. Per questo motivo alcuni tra i santi padri hanno chiamato San Giuseppe l'ombra del padre o addirittura San Bernardo lo chiamava padre di Dio.
La Madonna non c'è nessuna difficoltà. Santa Maria, madre di Dio, la maternità divina. Ma noi potremmo dire San Giuseppe padre di Dio. Abbiamo visto nelle primissime puntate. Il fatto che San Giuseppe non abbia un concorso biologico in questo non ha nessuna importanza. Perché San Giuseppe è stato vero padre terreno di Gesù.
Non ripeto quanto abbiamo già riflettuto nelle prime serie. Per chi non le avesse ascoltate già Antonio ha segnalato le fonti in cui sono reperibili. Mi permetto di aggiungere che per chi preferisce il supporto video sono anche registrate sul mio canale YouTube. Basta cercare su YouTube Don Leonardo Maria Pompei si trova il mio canale e c'è una playlist con le trasmissioni di Radio San Giuseppe dove ci sono tutti gli interventi.
C'è una playlist intitolata San Giuseppe il più santo dei santi dove ci sono tutte le puntate di queste conversazioni che stiamo facendo. Quindi il padre di Dio, lo sposo di Maria. Quindi basterebbe già questo per dire se la Madonna è la regina dei santi, la creatura più grande in assoluto che esiste.
Perché? Per la sua maternità divina. Per la sua relazione unica e irripetibile con il verbo di Dio fatto carne. Se io dico San Giuseppe è il padre di Dio il discorso è già chiuso. Quindi nessuno, nessun uomo, nessun uomo del mondo mai potrà essere chiamato da Gesù padre. Gesù a me non mi chiama padre.
Io sono il suo servo. D'accordo? Gli altri mi chiamano padre. Le persone comuni. Né Gesù a me mi chiama donna. Con il mio nome di battesimo mi chiama Leonardo. Mi chiamerà sicuramente mio servo. Se vuole fare un grande onore può chiamarmi, se me lo merito, suo amico. Ma non mi chiama padre.
E manca il Papa lo chiama padre. E neanche a Padre Pio lo chiama padre. E neanche a San Francesco a nessuno. E voi mi dite eh ma questo è un titolo formale. No. No. Cari ragazzi ascoltatori. No. Perché se quest'uomo è stato chiamato ad essere padre di San Giuseppe, scusate padre di Gesù, se San Giuseppe è stato chiamato ad essere padre di Gesù vuol dire che l'anima di Gesù, come l'anima della Madonna, per compiere questa missione doveva essere attrezzata con un fiume di grazie.
La piena di grazia. Che partono dall'Immacolata Concezione eccetera eccetera. Ecco. Abbiamo visto che si pensa che San Giuseppe molto presto, prestissimo, abbia perso la colpa d'origine. Che potrebbe aver avuto la confermazione in grazia. Che dopo il termine della vita terrena potrebbe essere stato assunto in cielo.
Quindi cioè attenzione qui non stiamo parlando di un grande santo. Qui stiamo parlando del più santo dei santi dopo Maria. Un grande padre della chiesa mariano, San Giovanni Damasceno, uno dei più grandi scrittori di Maria del primo millennio, fondava la grandezza di San Giuseppe su quello che vi stavo dicendo prima.
Sposo di Maria. Ora ragazzi, sposo di Maria, cioè tra sposo e sposa, vi ricordate quello che si dice durante un matrimonio, no? No. Uno sposo e una sposa sono due e una sola carne. Due e una sola carne non è da intendere perché San Giuseppe non è mai diventato una sola carne con Maria in senso carnale.
Questo non è mai successo. Ma è diventato molto di più perché San Giuseppe e la Madonna erano un cuore solo e un'anima sola. Quindi la loro unione era assolutamente immensa. Perché come Maria assomigliava immensamente a Gesù per l'eccellenza della sua santità, il beato Giovanni Paolo II l'ha definita la prima e la più eccellente discepola del figlio, così San Giuseppe una cosa sola con Maria non poteva fare altro che assomigliarle tantissimo.
E le assomigliava nella pratica delle virtù. Ecco. C'è un altro grande autore. Un italiano grande devoto di San Giuseppe della fine del secolo XIII, si chiama Bertino da Casale che dice, a proposito dice, quali virtù saranno state proprio grandi ed eccellenti in San Giuseppe? Allora, la virtù più grande della Madonna pensano quasi tutti i santi.
E io su questo sono perfettamente d'accordo, era l'umiltà. . Perché la Madonna è diventata quello che è, ed è stata quella che è, a causa della sua umiltà per noi assolutamente inimmaginabile, incomprensibile. E la si può notare ancora, carissimi ascoltatori, se uno fa attenzione non soltanto al contenuto, ma anche ai modi e alle forme con cui la Madonna si manifesta durante le apparizioni.
Io ho fatto degli studi, ho scritto anche un libretto, edito dalla MIMEP, sulle apparizioni di Maria, dove si vede la sua straordinaria... Cioè, la Madonna, per esempio, ordinariamente, e noi tutti dobbiamo imparare, io devo essere il primo a imparare tante cose, non dà ordini perentori.
Lei chiede sempre, figli cari, vi chiedo, desidero, vi supplico, a volte, no? Pensate, vi supplico convertitevi. Cioè, ma come supplichi? La Madonna è la regina dell'universo, carissimi ascoltatori. Eppure lei si mette, quasi ai nostri piedi, mi verrebbe da dire, a supplicarci perché ci convertiamo.
Ora che è elevata al di sopra dei cieli. Quindi, San Giuseppe era indubbiamente umilissimo. L'umiltà che noi dobbiamo chiedere, chiedere, chiedere, chiedere, chiedere, perché tutti noi siamo, come dire, un pozzo brutto di superbia, è quella bassa considerazione di noi stessi. Ci sono, se uno prende la mistica città di Dio, della venerabile Maria di Gesù della Greta, un testo molto bello per conoscere la Madonna, si vedono alcuni passaggi della Madonna che a un certo punto pregava e diceva al Signore, dice, sai, questo vermiciatolo di terra che sono io, è così piccolo al tuo cospetto, e tu sei tanto buono, e mi dai tante grazie, invece si dovrebbe spalancare la terra davanti a me e inghiottire questo nulla che io sono, e farlo sprofondare al tuo cospetto.
Queste erano le espressioni abituali della Madonna nella sua preghiera. Non erano ostentazioni come facciamo noi, che magari diciamo davanti a tutti, ah, io sono un grande peccatore, ah, io non sono buono a fare niente, nella speranza ricondita, che qualcuno ti dica, oh, tu sei santo, tu sei una santa persona, quindi attenzione a buttarsi troppo fango addosso, perché a volte questa è una forma raffinata di superbia, insegna opportunamente qualche maestro di spirito, ma per la Madonna non era così, perché queste cose le diceva nel dialogo a tu per tu con Dio, nell'orazione, nella preghiera.
E quindi immaginiamo San Giuseppe, quanto potesse essere umile, da dove compare indirettamente l'umiltà di San Giuseppe? Dal fatto che nei Vangeli non dice neanche una parola. Cioè, è il più grande di tutti, si vede qualche cosetta di quello che fa. Diciamo che se la Madonna scompare dietro l'eccellenza del figlio, a sua volta San Giuseppe scompare dietro l'eccellenza della sposa.
La Madonna poi, noi sappiamo, era la Vergine. La Vergine che amava San Giuseppe. Mantenuto illibata la verginità. E che San Giuseppe, l'abbiamo visto nelle primissime trasmissioni, non ha violato. E non si era neanche sognato alla notte di violarlo. Quindi è stato vicino, per una vita ad una donna, convivendoci.
Perché loro convivevano, non è che vivevano una a casa X e l'altra a casa Y. Probabilmente, ci insegnano diversi mistici, non coabitavano nella stessa stanza. Ma comunque vivevano nella stessa casa, stavano comunque gomito a gomito, facevano una vita comune. Nella più assoluta purezza e castità, non soltanto del corpo, che è già molto, ma ancora non è tutto.
Perché Gesù, nelle beatitudini, parla dei beati puri di cuore. I puri di cuore sono coloro che non soltanto non peccano col corpo, ma sono capaci di fermare, cosa un po' più difficile, anche... la bruttezza dei pensieri e di indirizzare tutte quante le loro intenzioni costanti all'amore di Dio, alla maggior gloria di Dio e al bene del prossimo.
Cosa che richiede un grandissimo spirito contemplativo. Per cui questo autore italiano diceva, io sono convinto che San Giuseppe fu l'uomo più puro nella verginità, più profondo nell'umiltà e più elevato nella contemplazione. Un altro grandissimo santo, uno dei padri e padre della Chiesa, uno dei padri cappadoci, San Gregorio Nazianzeno, un grandissimo teologo, vissuto nel IV secolo, scrisse Il Signore ha riunito in San Giuseppe come nel sole tutta la luce e lo splendore degli altri santi, tutti insieme.
Attenzione, questa comincia a essere un'espressione forte. Quindi noi sappiamo che la Madonna è al di sopra di tutti quanti i santi, certamente. Cioè che tutti i santi messi insieme, se uno facesse la somma algebrica e li radunasse tutti, non equivalgono alla santità di Maria. Ma da questa espressione di San Gregorio Nazianzeno possiamo ampliare questa affermazione a San Giuseppe.
Ripeto, Il Signore ha riunito in Giuseppe come nel sole tutta la luce e lo splendore degli altri santi, tutti insieme. Questo che è più grande di tutti. Quindi, attenzione, quando noi diciamo che magari o non magari vediamo la grande vita di un santo, vediamo atti eroici che ha compiuto, carità eroica, penitenza eroica, fede eroica, tutto quello che è un coraggio indomito, quando noi vediamo una cosa del genere dobbiamo sempre pensare che la Madonna aveva queste cose e ce ne aveva di più.
Ecco, alla luce di questa affermazione noi dobbiamo e possiamo pensare che San Giuseppe aveva queste cose, e ne aveva anche di più. Questo riguarda i santi. Poi c'è un altro aspetto, perché quando noi vogliamo una Madonna la chiamiamo regina di tutti i santi, ma la chiamiamo anche regina degli angeli.
Cioè, la Madonna si trova a un livello più elevato rispetto alle schiere angeliche, di cui appunto è regina. Ora, Padre José María Vilaseca, vissuto nel XIX secolo, dal 1831 al 1910, che è fondatore degli istituti dei missionari giuseppini, afferma il potere di San Giuseppe supera di gran lunga non solo quello di tutti i santi messi insieme, ma quello di tutti gli angeli e i santi messi insieme.
E perché? Perché è nello stesso tempo potente nel cuore di Dio e nel cuore di Maria. Ora, attenzione, questa è una cosa molto importante. Chi sono i santi? Così ci rilasciamo al discorso precedente, no? Ah, dobbiamo parlare di Gesù Cristo, di Gesù Cristo, di Gesù Cristo, non dobbiamo parlare della Madonna.
Ma la Madonna è la Madonna per la sua relazione con Cristo. Ah, dobbiamo parlare di Gesù Cristo, di Gesù Cristo, di Gesù Cristo, non dobbiamo parlare dei santi, le statue dei santi di qua, le statue dei santi di là, a destra, togliamo tutte quante le statue dalle chiese, che queste sono forme idolatriche.
Si sono sentite queste cose negli ultimi anni. E dico, ma... Il senno perso... Chi è un santo? Chi è un santo? Un santo è una persona che vive in sé ciò che San Paolo scrisse a suo tempo di sé. Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Un santo non è una figura autoreferenziale, uno che si mette su un piedistallo e fa concorrenza a Cristo.
Ma che sono? Un santo è Cristo che continua a vivere nella terra attraverso la fede e le opere di quel suo discepolo, che sono le sue, scusate. Quindi ci deve stupire questo? Chi è colui nel quale l'immagine di Cristo si è meglio riprodotta? Dopo Maria questo è San Giuseppe. Meglio riprodotta vuol dire che tutte le altre immagini di Cristo, viventi, che sono i santi, lo sono meno di quanto le è stato San Giuseppe.
Ma anche gli angeli, state attenti eh, anche gli angeli sono sottomessi a Cristo. E qui non c'è tanto tempo, attenzione perché più di qualche autore, tra cui il grande teologo Francisco Suárez e San Massimiliano Maria Colbe tra i recenti, afferma che il peccato originale dei demoni, cioè di Lucifero e dei suoi amici, fu questo eh, la Santissima Trinità, la prova che aveva riservato agli angeli era questo, rivelare la futura incarnazione della seconda persona, cioè che questa avrebbe assunto una natura umana, inferiore a quella angelica, da una donna, completamente umana, non da una dea, e gli angeli avrebbero dovuto adorare la seconda persona non solo nella sua veste divina, cosa relativamente semplice per i puri spiriti, ma anche nella sua veste umana, cosa un po' più complicata perché a qualche spirito, e Lucifero era uno di questi, questo non è che gli è andato molto giù, dover adorare il figlio anche nella sua veste umana, e si è ribellato.
Quindi, attenzione, anche se gli angeli sono puri spiriti, se questa ipotesi teologica che io condivido fosse vera, si capisce che anche l'eccellenza degli angeli, la grandezza degli angeli, è proporzionata al loro grado di unione con Cristo, cioè a quanto e con quanta gioia hanno aderito a questa rivelazione del Padre, e quindi fin dall'eternità, fin da prima quindi, che l'incarnazione fosse compiuta, il risultato è stato rivelato il decreto di Dio, hanno da allora adorato e voluto servire il figlio di Dio fatto uomo, che poi di fatto la sostanza della santità non è altro che adorare il figlio di Dio fatto uomo, riconoscerlo come tale e imitarlo, questo significa essere santi.
C'è il grande libro, l'imitazione di Cristo, che dice la santità, ma tutti i santi hanno detto questo qui, San Giovanni della Croce quando scrive le sue opere dice è inutile che vai in giro a cercare rivelazioni, cose, impicci e imbrogli, Gesù Cristo è colui nel quale il Padre ci ha dato e ci ha detto tutto, leggi di quel bel libro vivente e mettilo in pratica.
Fine del discorso. Quindi, attenzione, e vorrei già concludere, quindi sotto questo aspetto la relazione di San Giuseppe con il verbo di Dio fatto uomo, oggetto di prova degli angeli, è ancora più stretta di quella dei principi degli angeli, perché i principi degli angeli hanno adorato, sia quando era ancora un progetto, sia quando era realizzato, vi ricordate cosa succede appena nato Gesù?
Gli angeli cantano gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà, eseguendo ciò che da sempre avevano adorato. Eh, ma San Giuseppe ha fatto qualcosa di più, perché San Giuseppe non si è limitato ad adorare il bambino appena nato, eh. Pensate quando San Giuseppe frequentava la Madonna che era incinta, eh, e che c'aveva vicino a sé nel grembo il figlio di Dio fatto uomo.
San Giuseppe c'era una relazione più stretta perché era chiamato papà. Attenzione, che oltre ad adorare il verbo, gli angeli dovevano anche venerare la Madonna, ed è per questo che il diavolo, non so se qualcuno di voi ha mai visto qualche ossesso, se la prende tanto con Gesù, che non lo nomina mai, e con la Madonna, perché sono la causa della sua rovina.
Non il verbo di Dio in sé stesso, ma il figlio di Dio fatto uomo. E lo strumento eccellente da Dio creato per sé stesso, perché ha fatto un capolavoro per sé, come dice San Luigi di Montfort, che è la Madonna. E quindi, odiatissimo dei demoni, colui che è stato il vero sposo di Maria è colui che è stato il vero padre di Gesù.
Siamo addirittura d'arrivo, per cui io vorrei soltanto fare una applicazione, per dare sempre un taglio catechetico a queste nostre conversazioni. Ho già detto prima, è importante per noi oggi che rimettiamo assolutamente al centro il primato di nostro Signore Gesù Cristo. E che questo primato lo esprimiamo nella vita e nei gesti.
Io non posso, dalle parti mie succede poco, ma io non posso vedere le scene dove durante le messe, durante la consagrazione, cioè quando il figlio di Dio veramente, come diceva San Francesco, scende dal cielo ai nostri altari, si umilia, peggio di quanto si è umiliato il giorno di Natale, perché nell'ostia consacrata non c'ha neanche le sembianze umane, quindi è ancora più nascosto e la gente stanno in piedi come gli stoccafissi durante la consacrazione.
Con San Paolo che nelle sue lettere scrive Nel nome di Gesù ogni ginocchio si piega in cielo, sulla terra e sotto terra. Ma tu che stai in piedi? Dov'è il primato di Cristo? Dov'è l'adorazione dovuta a Cristo? Io personalmente, è una cosa mia personale, che su questo sto in buona compagnia, bella bella Teresa di Calcutta, che era assolutamente su questa linea, cito il pensiero della bella Teresa di Calcutta che vi dico, io lo sottoscrivo e lo condivido al 100%.
Ne diceva, non c'è niente che mi da tanto dolore e tanta tristezza, quanto andare in giro per le chiese e vedere il nostro Signore Gesù Cristo essere preso nelle mani dalle persone, con gesto sicuramente non espressivo, dell'adorazione dovuta al Figlio di Dio fatto uomo. E su questo penso che la lezione, la testimonianza del Papa Emerito Benedetto XVI, peraltro a quanto mi sembra di vedere non smentita dal successore, ha tutto navigato sull'importanza di recuperare una serie di cose.
Adorare Cristo... Certamente che Gesù è il nostro amico, è il nostro fratello, è il nostro Salvatore, non dobbiamo pensare i rapporti con lui in termini di una distanza inesorabile, incolmabile, no, però è il Figlio di Dio fatto uomo, è il nostro Dio, è l'unico Salvatore, cioè non dobbiamo mai perdere il senso della grandezza del nostro Salvatore e del nostro Dio.
Mai. Perché una vera e feconda amicizia e confidenza che Gesù vuole con sé include, oserei dire, si fonda, sempre, sulla riverenza e l'adorazione che a lui è dovuta in sé. E smarrire la prima snatura la seconda dimensione. Perché è vero anche nei rapporti con il nostro Signore, uno dei tanti proverbi della saggezza popolare, che la confidenza può diventare la madre della malacreanza.
E si può passare tranquillamente da una supposta relazione confidenziale e amichevole con Gesù, scadere facilmente nella malacreanza, se non nei casi più gravi, nell'irriverenza, o addirittura nei casi molto gravi, ahimè, nelle vere e proprie profanazioni o sacrileggi. Impariamo, ecco, che se la grandezza di San Giuseppe è stata la sua paternità vera e reale nei confronti di Gesù e sponsorità vera e reale nei confronti di Maria, a comprendere che tutto il segreto della nostra santità, su cosa si gioca, sulla nostra relazione con Gesù, è subordinatamente, ma anche, sulla nostra relazione con Maria Santissima.