Audio · Radio San Giuseppe
Il sacro cuore di Gesù prima parte
Trascrizione
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Allora, Ave Maria a tutti voi ascoltatori, gentilissimi, il nostro caro amico Antonio mi ha chiesto di parlare un pochino questa sera del Sacro Cuore di Gesù, del mistero del Sacro Cuore di Gesù. Chiaramente in una conversazione riuscire a dire qualcosa di speriamo bello e resa oriente su questo immenso mistero non è molto semplice, per cui vediamo se il Signore in questo ci aiuta.
Proprio oggi ho incontrato il mio caro amico e sacerdote, questo tanto per introdurci un po', che giustamente notava una cosa, dice purtroppo questa devozione al Sacro Cuore che negli ultimi anni sembra essere andata un pochino scemando nella coscienza sia del Signore dei fedeli ma anche nella predicazione qualche volta di qualche forse pastore, salvo ridursi in qualche anima sparuta alla pratica dei primi 9 venerdì del mese, che questo più o meno tutti quanti diciamo che in qualche modo la conoscono, è un po' poco però perché è stato fatto soprattutto da tanti padri gesuiti che sono stati proprio incaricati da nostro Signore di fondere la devozione al Sacro Cuore e di crearne anche le solide basi teologiche.
In effetti nella devozione al Sacro Cuore c'è tutto il mistero della nostra fede cristiana e cattolica perché attraverso il messaggio molto forte e l'espressività molto intensa di questo mistero. E' un organo del corpo umano che come tutti sappiamo è assolutamente altamente significativo ed espressivo non soltanto del centro della persona ma anche dell'identità profonda della persona, dei suoi sentimenti profondi, cioè di ciò che caratterizza proprio l'individualità profonda di una persona, ci fa comprendere molto di chi Gesù è.
Di come Gesù si sente perché noi a volte quando pensiamo al nostro Signore e ovviamente facciamo bene lo pensiamo anzitutto come il figlio di Dio fatto uomo, quindi anzitutto come il figlio di Dio e ripeto facciamo sommamente bene perché sono non pochi oggi alcune idee un po' stravaganti da un punto di vista teologico che lo abbassano un po' troppo.
Cioè sembra che lo riducano a un uomo comune fra gli uomini, però una considerazione eccessiva e unilateralizzata opposta quindi soltanto della sua divinità, come è successo tra l'altro molti secoli fa in qualche eresia, molti molti secoli fa, corre il rischio di far apparire appunto il nostro Signore.
E' un'idea che non è mai stata fatta. E' un'idea che non è mai stata fatta. E' un'idea che non è mai stata fatto. Gesù come un essere disincarnato, quindi scevro da quell'umanità che invece i Vangeli stessi ci attestano pienamente viva e presente in Lui. Ci sono alcuni esempi lampanti, Gesù che esulta di gioia quando prorompe, vedendo gli apostoli che tornano dalla missione, oppure quando prorompe di gioia dicendo io ti benedico Padre Signore del Cielo e della Terra che hai nascosto queste cose, saggi e sapienti.
Le hai nascosti e le hai, che hai rivelato, scusate queste cose, saggi e sapienti, e le hai invece che hai nascosto, scusate queste cose, saggi e sapienti, le hai rivelate piccoli. Oppure quando piange sulla tomba di Lanzaro, Gesù dice il Vangelo di San Giovanni, scoppiò in pianto, quindi fu un pianto accorato.
Oppure quando piange su Gerusalemme, all'ingresso nella città santa, alla vista della città pianze su di essa, lamentandosi, soffrendo, dicendo ma se avessi riconosciuto anche tu la via della pace in questi giorni, ormai è stata nascosta ai tuoi occhi e prevedendo nella sua mente divina la futura distruzione di Gerusalemme, si affligge di questo, giorni verranno in cui non si conterà più pietra su pietra nel tuo territorio, ma anche alla vigilia della passione, la commozione.
La commozione di Gesù durante il discorso di addio, quando esce giù da Gesù si commosse profondamente, oppure la commozione che ebbe quando vide quella moltitudine sterminata di folle, allora Gesù dice si commosse, il verbo greco è quasi intraducibile, perché vide tutta questa folla che erano come pecore senza pastori.
Ancora nell'orto degli ulivi Gesù ha pregato, ha avuto paura. Invece, come diceva Gesù, si è preso i tre prediletti, Pietro, Giacomo e Giovanni, come poi avrebbe definito San Paolo nelle sue lettere nel Nuovo Testamento. Quindi abbiamo tutta questa ricca e impreparata la parola di Dio.
Come dire, in questo caso non è una parola di Dio, è una parola di Gesù, è una parola di Gesù. e assai significativa attestazione biblica della vera umanità di Gesù che in qualche modo nel cuore risalta, si svela e ci si rivela. Diciamo che il cuore di Gesù è un pochino il punto di convergenza, il punto sintetico dove cielo e terra si uniscono, quello è un cuore veramente umano ma come vedremo se il Signore mi e ci aiuta animato da un fuoco di amore completamente divino.
Per cui io mi sa che temo che non ce la farò mai a dire neanche un terzo delle cose che vorrei in una serata, poi non so se il nostro caro Antonio ci concederà un bis perché penso che non sarà possibile perché poi mano a mano... Io continuo a parlare anche se ovviamente ho preparato le cose che devo dire in questa circostanza, me ne vengono in mente moltissime altre appunto perché questo è un mistero assolutamente insondabile e per quante ne possiamo dire sono sempre di più, come diceva il buon Sant'Ommaso d'Aquino, quelle che non abbiamo detto, quelle che non riusciamo a dire o quelle che non possiamo dire a causa della nostra limitatezza per la nostra condizione umana, per la nostra limitata.
Allora, detto questa amplissima introduzione forse anche troppo prolissa, da dove è uscita questa devozione al Sacro Cuore? Perché uno dice ma da dove viene la devozione al Sacro Cuore? Allora, vi ho già detto, le radici remote sono queste che vi ho detto, quindi il cuore di Gesù organo della sua vera umanità, organo comune con quello nostro e con tutto quanto il carico simbolico che questo organo, che questo organo si porta dietro in tutte le tradizioni culturali umane, penso che si possa accettare insomma come buona questa espressione, si radica innanzitutto nelle attestazioni bibliche che fanno vedere, sapete che nella tradizione antropologica, filosofica e teologica, tra l'altro vedi per esempio gli scritti di Aristotelo, di Sant'Ommaso d'Aquino, il cuore era la sede di tutte quante le undici passioni dell'uomo, tra cui quelle di cui ci parlano i Vangeli, la tristezza, la gioia, la paura, la disperazione, cioè la disperazione nel senso che l'angoscia mortale insomma che gli prese nell'orto degli ulivi, ovviamente non diciamo le lesie, la disperazione in senso negativo, ma anche ciò che lo portò a piangere eccetera eccetera.
C'è però un episodio particolare che poi è stato ripreso dalla tradizione, spirituale e mistica che affonda le radici nel Medioevo, a dire la verità, in San Bonaventura anzitutto, in qualcosa c'è in San Bernardo, e poi nella grande mistica santa Gertrude la Grande, nel 1300 siamo intorno, dove si possono trovare quelli che potremmo chiamare un po' i prodromi della devozione al Sacro Cuore, che comunque forse qualcuno degli ascoltatori lo saprà, poi sarà stata diciamo proprio ufficialmente presentata a Gesù in persona, poi tra l'altro ad una sua carissima sposa, che è la santa francese, santa e grande mistica, Santa Margherita Maria Alacocca, soltanto nel XVII secolo.
Santa Margherita è nata nel 1647 ed è morta nel 1690, ha soli 43 anni, quindi oltre però a questi brani biblici che abbiamo visto, c'è un particolare nel Vangelo di San Giovanni, che è stato, vi ripeto, un pochino considerato l'antesignano, diciamo così, reale del culto al cuore di Gesù.
Ed ecco l'episodio di quando San Giovanni, durante l'ultima cena, stimolato, stimolato da San Pietro, chiede a Gesù ma chi è colui che ti tradisce e lo fa reclinandosi, reclinando, dice proprio il Vangelo di San Giovanni stesso, il capo sul petto di Gesù. In particolare questo chiaramente è assai significativo e che ci fa comprendere qualcosa.
Ecco, in una rivelazione, questo lo trovate per chi volesse approfondire, approfondire l'argomento nella prefazione della più bella biografia di Santa Margherita Maria Lacocque, chi abbia mai letto, che è quella di Ivan Gobri, Santa Margherita Maria Lacocque e le rivelazioni del Sacro Cuore, dove durante un'apparizione proprio San Giovanni disse che quando reclinò il capo sul petto di Gesù, sapete che durante l'ultima cena erano tutti quanti sdraiati perché erano appoggiati sui cosiddetti triclini, non pensiate che...
che stavano seduti a un tavolo, come siamo seduti noi, non era questa l'usanza antica e quindi quando San Giovanni appoggia il suo capo sul petto di Gesù sentì una vampata di fuoco ardentissima, disse lì dentro c'era qualcosa che bruciava e ardeva, quindi capite già il richiamo immediato alla simbologia del Sacro Cuore, che penso che abbiate visto da qualche parte, no?
Quindi si nota subito comunque questa questa vampa di fuoco ardentissima, quindi capite già il richiamo immediato alla simbologia del Sacro Cuore, che penso che abbiate visto da qualche parte, no? Quindi si nota subito comunque questa questa vampa di fuoco ardentissima, dice lì dentro c'era qualcosa che bruciava e ardeva, niente nemmeno a una volta.
un sacro cuore quindi questa fornace거 e dentro cui e questo cuore si staglia etc montecchio al tempo stesso netta e con lato è contenuto dall'altro ed è è la fonte da cui questo fuoco fuoriesce e kynick questo sembra essere come dire il l'antesignano irre davvero di didì gesù mythical e gli altri episodi Sono un pochettino i fondamenti remoti.
Vi dicevo, nel Medioevo comincia, c'era anche tutta quanta la teologia, poi patristica adesso io non scendo troppo in particolare, dell'episodio del colpo di lancia dato a Gesù per acclararne la morte, però anche lì è subito uscito il sangue d'acqua, da dove è uscito il sangue d'acqua?
Il sangue e l'acqua sono usciti chiaramente dal cuore del figlio di Dio, quindi questa lancia che ha trafitto il costaro di Gesù ha in qualche modo colpito il suo cuore e al tempo stesso è squarciato, quasi che il Signore volesse mostrarci in qualche modo attraverso quella ferita il suo cuore, o quasi che volesse, come dire, quelle ultime stille di sangue che erano rimaste nel suo Santissimo Corpo contenute nel cuore.
La zona del pericardio, voleva versare anche quelle, proprio per far vedere come tutto quello che aveva vissuto nasceva dal suo cuore infuocato d'amore e quindi, particolare, molto ben messo in evidenza da Sant'Omaso d'Aquino, la cosa più grande della passione e della morte di Gesù, più ancora che le atroci sofferenze che l'hanno caratterizzata, è stata la carità infinita, quindi l'amore infinito da Gesù.
La carità infinita di Gesù è stata mossa e animata dal primo all'ultimo atto, come del resto tutta la vita terrena del Figlio di Dio. Quindi poi nel Medioevo, vado velocemente, questa devozione comincia ad essere un pochettino più focalizzata, anche se non ancora nei termini in cui lo saranno, nel XVII secolo, già da San Bonaventura.
San Bonaventura, sapete, appartiene alla scuola francescana, uno dei primi grandi teologi. Sant'Antonio da Padova, un teologo un pochino sui generis, perché i francescani avevano, e dovrebbero e hanno, spero ancora, un modo un po' particolare di accostarsi alla teologia, la cosiddetta teologia in ginocchio, quindi una teologia che è fondata più che sulla speculazione, sull'amore, quindi sulla mistica, quindi sulla ricerca dell'unione con Dio come fonte di conoscenza.
Cioè conosco Dio tanto meglio quanto più lo amo. La sapete che dall'altra parte invece il santo aristotelico, il caro Sant'Ommaso, dice no, quanto più lo conosco tanto più lo amo. Io ho sempre pensato che queste due forme di approccio non debbano farsi la guerra, ma possano tranquillamente coesistere, stare insieme, completandosi l'una con l'altra.
Però certamente dentro questa scuola teologica la sensibilità ai temi così cari... Alla spiritualità del sacro cuore non ancora nata, e non si può neanche parlare della sua nascita con San Buonaventura, cominciano a trovare un certo peso. E quindi ci sono alcune espressioni che cominciano già ad accentuare in qualche modo la focalizzazione sul cuore umano di Gesù appunto come centro e come punto di convergenza del mistero infinito della sua immensa carità.
Temi poi ripresi per quanto riguarda la mistica monastica, soprattutto nell'esperienza di Santa Gertrude. Adesso però arriviamo rapidamente, perché se no non riusciremo neanche a dire mezza parola, al XVII secolo. E quindi al momento in cui questa carissima, veramente un'anima santo, un'anima delicata, un'anima bella, Santa Margherita Maria Lacocque, ha questa grande esperienza, diciamo così, della rivelazione del cuore di Gesù al termine, più che al termine, all'apice di un suo percorso di vita, che per la verità aveva già dato in tempi assai precoci dei segni di assoluta straordinarietà e di una intensissima...
come dire, vocazione ad un'unione non comune con Dio, no? Vi accennavo che era nata nel 1647, precisamente il 22 luglio, e fin dalla più tenera età, se uno legge bene la biografia che vi ho accennato, che consiglio a tutti quanti, perché è qualcosa di veramente straordinario, anche se a tratti molto forti, perché è l'esperienza anche ascetica di questa santa donna.
La donna, anche sull'onda dei doni che ha ricevuto e delle richieste che il Signore gli ha fatto, che a noi oggi sembrano qualche volta un pochino eccessive, ma forse perché abbiamo perso un pochino di senno noi, cioè non giustamente perché sono tani in realtà, quindi è a tratti un pochino forte, quindi vi avverto, però è indubbiamente dai contenuti assolutamente straordinari, perché non è soltanto una pluralizzazione sulla biografia, questa donna, ma c'è tutto ciò che riguarda poi anche la sua esperienza mistica con Gesù, e quindi le visioni, le apparizioni, che io spero questa sera di potervi leggere qualcosa, e che hanno dato poi origine al culto del cuore di nostro Signore.
Comunque, questa fanciulla, fin dalla più tenera età, manifesta un orrore impressionante, e certamente spropositato, diciamo così, rispetto alla sensibilità di una bambina pur delicata come lei, verso il peccato, e era talmente tanto il suo desiderio di riparare le offese che venivano fatte a Dio con il peccato, e qui possiamo già cominciare a riflettere, no? Noi ci pensiamo a questo mai? Punto interrogativo, cioè che i peccati fatti dagli uomini in qualche modo vanno riparati.
Punto interrogativo, perché fondamentalmente il peccato, tra le altre cose, è una forma, diciamo così, di disprezzo, di non essere un peccato, di non essere un peccato, di non essere un peccato, di non essere un peccato, del nostro Signore, no? Teniamo subito presente, attenzione, il mistero del cuore umano, no? Proviamo un attimo noi a pensare, non dobbiamo, possiamo farla questa cosa qui.
Come ti senti tu quando qualcuno ti disprezza? Ti senti male? Cioè, il sentirti male è qualche cosa che parte dal cuore, no? E certamente se, a fronte di un disprezzo grande che tu senti, c'è qualcuno che magari ti apprezza, il tuo cuore, come dire, in un certo senso si rianima, no?
Si rifà. È una metafora ed è un paragone un po' troppo semplicistico, d'accordo? Questo io lo capisco, però ci aiuta a cogliere forse, a lambire qualcosa, di ciò che resta comunque una verità, perché vedremo che poi il Signore la chiesta è come la riparazione, anche attraverso dei gesti molto molto concreti, che è invitato a fare a questa santa donna e attraverso di lei a tutti coloro che hanno il desiderio e la disponibilità a corrispondere a quelli che sono, in questo senso, i voleri di nostro Signore.
Lo erano allora e lo erano oggi, carissimi ascoltatori. Vediamo che le cose rispetto ad allora siano cambiate, se sono cambiate in qualche modo sono cambiate in peggio, purtroppo, quindi comunque questa bambina tra i 5 e i 7 anni sente questo bisogno immenso di riparare le offese, ci deve essere qualcuno che lo ama tanto Gesù e allora prende e fa il voto di castità perpetua.
I biografi non sanno definire una data precisa, comunque questo è un episodio che deve essere collocato. Tra i 5 e i 7 anni di vita, pensate, bambina così piccola. Poi, grande prova, questo è un altro tema tipico di molte vite di santi, a 8 anni rimane orfana di padre, quindi perde il papà e viene affidata ad una comunità di suore, la suore di Santa Chiara, e grazie a questo ha la possibilità di fare la comunione in un'età abbastanza precoce.
Per l'epoca, a 9 anni, un contatto che lei visse in maniera intensissima e da quel momento in poi, questo narrano i biografi, non riuscì più a trovare gusto in nessuna cosa del mondo e in nessun divertimento, neanche in quelli tipici dei bambini, teniamo presente che questa è una bambina di 9 anni.
Seconda grande prova, desiderava tanto rimanere quindi per sempre in questa comunità di suore, che l'aveva accolta, e quindi lì continuare la vita e a crescere nell'amore verso il Signore, gravissima malattia. Una mattina, una malattia terribile, la costringe a letto in condizioni pietose e la mamma a questo punto decide di riportarla a casa.
Tanto per far capire cosa è successo, vi leggo, cito proprio un'espressione della Santa stessa, adoloranti, sembravano conficcarsi nella pelle per tutto il corpo. Allora, che cosa succede? A un certo punto, siccome sembrava che questa fanciulla non uscisse fuori da questa terribile malattia, la mamma fa un voto alla Santissima Vergine promettendole che se fosse guarita sarebbe diventata una delle sue figlie.
Quindi, consapevole. Non appena ha fatto questo voto, carissimi ascoltatori, la piccola Margherita guarisce, subito. Tuttavia, però, che succede? Che è rinata al mondo, quindi è riacquistata la salute, e dovendo quindi ricominciare in qualche modo a frequentare la vita, tra virgolette, chiamiamola così, normale, ricomincia in qualche modo a sentire il fascino sia della libertà, sia del mondo, dei discorsi futili, degli ambiti.
E qui, se uno legge la biografia, si vedrà tutti quanti i clamorosi e sentiti rimproveri a cui nostro Signore la sottopose, dicendole che assolutamente non doveva permettersi di comportarsi in questo modo perché lei apparteneva a lui. Quindi, nel 1671, passato questo periodo un pochettino difficile, quindi all'età di 24 anni, quindi non proprio giovanissima, entra nel monastero di Paré-les-Monial, in Francia.
Monastero che ho avuto la grazia, quando andai qualche anno fa ad Ars, vi ricordate quando ci fu l'anno del sacerdozio, di sacerdoti, ho avuto questa grazia e ho avuto anche la grazia di visitare il monastero di Paré-les-Monial, di celebrare la Santa Messa proprio sull'altare, dinanzi a dove è tuttora custodito il corpo di Santa Margherita Maria.
Quindi, grandi grazie ricevute. Entra in monastero, nel 1671, come vi accennavo, e quindi rapidissimamente, a quei tempi era abbastanza veloce, fa la vestizione religiosa e prende il nome di Margherita Maria. A questo punto, prestissimo, quindi un paio d'anni dopo, cominciano le grandi apparizioni di Gesù.
Allora, la prima nel 1673, a questo punto dobbiamo veramente citare, è questa. Era in preghiera davanti al Santissimo Sacramento e quando, virgolette, queste sono sue proprie parole, si dice che Gesù era presentato come in un trono di fiamme, più sfolgorante di un sole e trasparente come un cristallo.
Trono di fiamme, più sfolgorante di un sole, trasparente come un cristallo, con la piaga adorabile. La piaga di cui parlavamo prima è quella che è stata trafitta dalla lancia del soldato a cui è la piaga di Gesù. La piaga di Gesù è quella che è stata trafitta dalla lancia del soldato a cui è la piaga adorabile.
La piaga di Gesù è quella che è stata trafitta dalla lancia del soldato a cui è la piaga adorabile. E mi fece vedere come l'ardente desiderio di essere amato dagli uomini. Ardente desiderio di essere amato dagli uomini. Dopo la commentiamo chiaramente questa prima visione, eh? Io continuo a leggere.
E di ritrarli dalla via della perdizione, dove Satana li precipita in molti, Gli aveva fatto concepire questo disegno di manifestare il suo cuore agli uomini con tutti i tesori di amore, di misericordia, di grazia, di santificazione e di salvezza che esso conteneva affinché tutti coloro i quali volessero rendergli e procurargli tutto l'onore e la gloria che possono fossero arricchiti con abbondanza e profusione di quei divini tesori del cuore di Dio che ne era.
Ma bisognava onorarlo sotto la figura di questo cuore di carne di cui egli voleva che l'immagine fosse esposta e portata su di me e sul cuore per potervi imprimere il suo amore e riempirlo di tutti i doni di cui esso era colmo per distruggervi tutti i movimenti sregolati. Allora, ci fermiamo subito perché qui dobbiamo cominciare.
Allora, vediamo questa prima apparizione di cui una delle poche di cui sappiamo la data precisa perché fu nel giorno della festa di San Giovanni Evangelista, quindi il 27 dicembre del 1673. Le altre, come vedremo, la data è approssimativa, non è proprio precisa. Gli fa vedere già tutto.
Quindi, il cuore. Abbiamo già visto il cuore che cosa è e che cosa rappresentano. Il cuore è il mistero fondamentale, lo sarei quasi dire fontale, di ciò che la persona è, il suo centro e il punto di convergenza di tutta la sua sfera, santamente, noi oggi purtroppo abbiamo una concezione un pochino negativa di questi termini, passionale ed emotiva.
Il luogo dove vengono custoditi i suoi sentimenti. Ecco perché... Come dice, ardente desiderio di essere amato. I nostri desideri si trovano nel cuore, cioè le due passioni, dice Sant'Ommaso, come dire, propriamente tipiche del cuore, sono uno l'amore e due il desiderio. Le due proprio principali, quelle che proprio, come dire, sono proprio ad hoc per esprimere ciò che il cuore rappresenta e simboleggia.
Allora, un trono di fiamme più sfolgorante di un sole. Quindi le fiamme rappresentano proprio il fuoco dell'amore. Il fuoco nella tradizione anche biblica, pensiamo anche a Pentecoste, lo Spirito Santo, scende sugli apostoli sotto forma di lingue di fuoco. Ecco, lo diciamo anche noi, no? Ardo d'amore per te, il fuoco.
Ecco, la piaga adorabile. Quindi, su quel cuore c'è il testamento d'amore del Figlio di Dio fatto carne, cioè fino all'ultima goccia di sangue. È stato permesso che quel cuore fosse aperto. Durante una rivelazione, credo proprio a Santa Margherita Maria, se non alla tradizione immediatamente precedente a lei, Gesù disse questa cosa.
Gesù disse, quella piaga a me non ha fatto male, il colpo di lancia, perché ero già morto, ma la Divina Provvidenza dispose questa perché bisognava che l'uomo vedesse il mio cuore squarciato. Lo vedesse, e guardate com'è importante anche per noi il vedere, perché qui poi Gesù dice che vuole che quel cuore sia esposto e che bisogna dargli culto sotto la figura di questo cuore di carne.
Quindi. È importante questo fatto qui, che ci fa riflettere anche un po' sull'importanza che ha nella vita di fede anche l'aspetto esteriore del culto. Non l'esteriorismo e il formalismo, d'accordo? Però, una delle cose con cui mi sono trovato più di qualche volta a discutere, insomma, anche in sedi...
In sedi web, dato che siamo su una radio web, possiamo... Ma queste cose, le cose esterne, lo stare in adorazione, in piedi, in ginocchio, sono tutte quante cose formali, quello che Dio guarda è il cuore. Il cuore inteso come l'interno dell'uomo. Questo è vero, d'accordo? Entro certi limiti.
Entro certi limiti. Perché l'esterno... L'esterno è ordinariamente il riflesso dell'interno, d'accordo? Pensiamo ad esempio a tutti quanti i sacramenti. Certo che Dio potrebbe prescindere dai sacramenti, questo lo dice anche Sant'Ommaso. Però, ordinariamente, lui si comunica a noi attraverso i sacramenti.
Che è chiaro che la cosa importante del sacramento non è la fonte esterna, la materia esterna, ma la grazia che comunicano. Ma la grazia passa attraverso quella forma esterna. Con cui deve entrare in contatto. Quindi, la piaga adorabile, circondato da una corona di spine e sormontato da una croce.
Queste cose poi le avrebbe spiegate Gesù stesso cosa sono. Le spine sono i peccati degli uomini. E non solo tutti gli innumerevoli peccati che lui ha espiato, commessi dal primo all'ultimo uomo. Non solo quelli, ma soprattutto... Lo spiega più sotto e lo spiegherà più avanti, quelli commessi da coloro che, pur avendo in qualche modo conosciuto o sentito parlare del suo amore, rimangono indifferenti, o peggio lo rifiutano, o peggio lo contrastano, o peggio lo disprezzano.
Quindi, queste spine. E poi sormontato da una croce. Lì in immagine. E' stupenda, bellissima. Dove Gesù stesso ha spiegato che cos'è questa croce. La croce è, come tutti quanti sappiamo, l'espressione simbolica, che proprio Gesù è stata simbolica, ma anche reale, perché sulla croce è morta, della sofferenza.
Cosa vuol dire questa croce piantata sul cuore? Guardate adesso. Questo è veramente un mistero grande. Vuol dire questo, l'ha spiegato Gesù, che fin dall'istante in cui è stato concepito, su quel cuore era piantata quella croce. Da che cosa era, come dire, composta questa croce? Allora, soltanto dai dolori che continuamente, in tutta la vita terrena, e sotto varie forme e dimensioni avrebbe sofferto, nel corpo e nello spirito.
Ma lui dice che la fonte primaria, di questo dolore proprio profondo, che ha sempre morso, diciamo così, e attanagliato il suo cuore, era la vista ininterrotta che egli aveva in quanto Dio dei peccati di tutti gli uomini presenti, passati e futuri. E, non basta, dell'inutilità di tanto suo dolore, di tanto suo amore, per non pochi, di questi uomini.
Lo spiega anche qui sotto. Gli faceva vedere come l'ardente residere di essere amato dagli uomini e di ritrarli dalla via della predizione, dove Satana li precipita in molti. Gli aveva fatto concepire questo disegno di manifestare il suo cuore agli uomini. Quindi, provate a pensarlo, questa è una cosa terribile questa cosa qui.
Cioè, vuol dire che Gesù nella sua umanità, quindi certamente un cuore umano, per questo ho detto il punto di convergenza tra l'umano e il divino, un cuore umano, è unito però alla persona del Figlio di Dio, e quindi, dentro questo cuore umano, come dire, numero uno abitava un amore infinito, per cui, come non si sia spaccato prima del tempo, è un grandissimo mistero, ma punto secondo, dentro questo cuore ha albergato una sofferenza continua e infinita, in un certo senso, perché è causata non soltanto dalle continue e non lievi, fonti di sofferenza umana svoltesi lungo il corso dei suoi giorni terreni, ma aggravati da questa cosa impressionante.
Io non so quanti degli ascoltatori hanno avuto, come dice San Pietro, la grazia di soffrire per nostro Signore, no? Io ogni tanto mi ricordo le parole di San Paolo quando scrive, quando ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino e ragionavo, a proposito del dolore, pensare e ragionare da bambino, per quanto mi riguarda, e lo significa questo, io da piccolo ero terrorizzato dalla sofferenza fisica, cioè se vedevo una puntura, quando stavo male, che arrivavano ste benedette punture, penso un po' come tutti i bambini, le corse non si potevano più contare.
Adesso una puntura mi fa sorridere, d'accordo? Ma anche l'idea, come dire, anche di una sofferenza intensa da un punto di vista fisico, certamente non è che mi entusiasma umanamente parlando, ma molto peggiore della sofferenza fisica è la sofferenza morale e spirituale. È la sofferenza morale e spirituale.
E questa, non soltanto che Gesù l'ha vissuta ininterrottamente, ma l'ha vissuta in questa forma, quindi pensate, per il Figlio di Dio fatto uomo, cosa significa avere la percezione dell'inutilità della sua venuta sulla terra e del suo sacrificio, non per uno, ma per tanti uomini.
Io ogni tanto penso sempre, pensiamo a come poteva stare Gesù che aveva tra i dodici apostoli Giuda. Con questo conflitto interiore, pensate, lui doveva fare il possibile per salvarlo e lo ha fatto. Quindi inventarsene di tutti i colori. Però a differenza di noi, che noi possiamo sempre avere la speranza, lui sapeva benissimo che tant'era tutto inutile, però doveva farlo come se non avesse saputo che era tutto inutile.
E' terribile una cosa di questo genere. Noi abbiamo nella vita terrena la speranza. A Gesù questa grazia, questa consolazione è stata negata. Ecco lì. Capite? Capite già semplicemente con questa prima rivelazione. Gesù parla, parla poco ancora, no? Già quanto c'è da meditare. Poi continua.
Io penso però che, dato che siamo arrivati, penso che ci fermeremo qui. Poi, se avremo modo, magari continueremo in qualche altra conversazione. Quando Gesù spiega, mi fece vedere come l'ardente desiderio di essere amato dagli uomini, ritrarli dalla via della perdizione, dove Satana li precipita in molti.
Allora, gentilissimi ascoltatori, io non voglio certamente mandare di traverso la serata né queste pie meditazioni a nessuno. Però è inevitabile dover considerare, dinanzi a questa espressione di Gesù, una verità certamente non gradevole, certamente non piacevole a me per primo. Piacerebbe tanto che così non fosse.
Però purtroppo così è. Ed è questo. Satana precipita molti all'inferno. Quindi non è affatto vero, purtroppo, che all'inferno non ci sta nessuno, o che Satana non esiste, oppure che la misura di ricordi del Dio è tanto grande che all'inferno non ci sta nessuno. Perché? Attenzione, la misericordia di Dio è tanto grande che all'inferno non ci starebbe nessuno, starebbe nessuno per quanto dipende da lei.
Ma tanto grande è la misericordia di Dio quanto si sfracella contro la durezza del cuore dell'uomo. Io ricordo che rimasi molto impressionato, ma proprio tantissimo, uno dei primi libri che lessi dall'inizio alla fine di spiritualità, ormai moltissimi anni fa, poco dopo la mia grande conversione, fu il diario di Santa Faustina Kowalska.
Nella prima delle primissime versioni, insomma, me lo ricordo benissimo. Io rimasi senza parole quando Gesù, sapete tutti quanti che Santa Faustina era l'apostola della Divina Misericordia, devozione tra l'altro molto affine a quella del Sacro Cuore, chiuso a parentesi, gli disse proprio, dice, guarda, la misericordia è infinita, ma c'è il cuore dell'uomo.
Dinanzi alla chiusura del cuore dell'uomo, io che sono l'Onnipotente, non so più e non so e non posso farci nulla. Non so e non posso farci nulla. Questo perché Gesù, come ci dice il libro dell'Apocalisse, sta alla porta del nostro cuore e bussa, ma Gesù la porta non la sfonda, non la vuole e sotto certi aspetti, anche se questa espressione va intesa bene, non la può sfondare.
Perché se sfondasse quella porta, come dire, sarebbe una sorta di rinnegamento di ciò che lui stesso ha fatto creando l'uomo. L'uomo è creato ad immagine e somiglianza di Dio. Lui non era affatto obbligato, Dio, a crearci. Come non era obbligato a creare assolutamente nulla. Poteva starsene tranquillamente da solo, tranquillo e disteso.
Ma creando l'uomo a sua immagine e somiglianza, uno degli aspetti costitutivi dell'immagine e della somiglianza con Dio è proprio il fatto che noi siamo liberi. Perché noi siamo liberi semplicemente perché abbiamo le facoltà spirituali, l'intelletto per pensare e la volontà per poterci determinare in maniera libera e autonoma.
Quindi, se una persona fosse costretta in qualche modo a orientarsi in un modo o in un altro, lo si potrebbe fare, ma vorrebbe dire che chi ti tratta in questo modo rinnega o nega perdonatemi la parola un pochino grande, il tuo statuto ontologico. Questo tutti possono farlo, meno che il Padre Eterno.
Mentre gli uomini cattivi possono trattarti come un animale, possono toglierti la libertà, c'è stata nel corso della storia la schiavitù, possono menarti, possono ucciderti, possono percuoterti. Questo Dio non lo farà mai questo qui. Perché non rinnega la propria creatura, perché rinnegare la propria creatura da lui liberamente creata sarebbe in un certo senso rinnegare se stesso.
Quindi per questo che Dio ci viene sempre incontro con gli inviti, con le proposte, e adesso c'è il Sacro Cuore, poi c'è la Divina Misericordia, poi c'è stato il Cuore Immacolato di Maria, sempre proponendo agli uomini, sempre invitando gli uomini, sempre esortando gli uomini, sempre cercando in un certo senso, usando un'espressione cara a Sant'Alfonso, di accattivarsi l'amore degli uomini, cioè di riscuoterli, di smuoverli un po'.
E questo poi nella seconda, nella terza apparizione soprattutto, di cui non abbiamo tempo di parlare questa sera, quindi eventualmente ci sarà un seguito, Gesù lo dirà. Dinanzi a tutto questo io sono ripagato continuamente dagli uomini in maniera pessima. Pessima. E anche questo, ahimè, diciamo che sto introducendo un po' le eventuali future puntate, è storia, storia che è cominciata dai tempi antichi, perché questa è la prima volta che Gesù l'ha vissuto in maniera forte, è stato nell'Orto degli Ulivi.
C'è stato un grandissimo filosofo, che è Blaise Pascal, che tutti quanti penso che sappiano la sua alta spiritualità, che disse delle splendide cose, quindi che io adesso ripeto a pappagallo, meditando proprio sul Getsemani, e dicendo in questo una verità profondissima, Gesù quella sera ha cercato degli amici che gli tenessero compagnia.
Perché ha fatto questo? Quando mai ha fatto questo nella sua vita? Lui dice, perché quell'abbandono del Padre, di cui, mistero questo qui, davvero profondamente oscuro per noi, ecco, perché noi ne possiamo comprendere esattamente che cosa vuol dire essere il figlio di Dio, Padre, all'interno della vita trinitaria, e quindi per quel poco che abbiamo della Trinità possiamo capire ancora meno su come sia possibile, stante l'unità assoluta delle tre persone divine, che il Padre possa far sentire il proprio abbandono al Figlio, il mistero dei misteri.
Comunque questa è stata una cosa atroce, comunque Gesù di questo ne ha parlato con tantissime anime sante e mistiche. Allora dice, l'angoscia mortale che Gesù ha sentito, oltre che dalla vista dei peccati, oltre che dalla coscienza dell'inutilità del suo sacrificio, oltre che dalla vista di tutti i dolori che avrebbe dovuto affrontare nella passione, era soprattutto alimentata da questa solitudine immensa che lui sentiva, una solitudine lacerante, straziante, per cui lui ha chiesto aiuto a degli amici umani, perché non c'era nessun altro, e ahimè gli amici umani in quel momento lo hanno lasciato da solo.
E Gesù si è lamentato, quando è tornato da Pietro e dagli Apostoli ha detto, scusatemi, un'ora avevo chiesto, una ora, non ti ho chiesto chissà che, non ti ho mai chiesto niente in tutti questi anni qua, ti ho chiesto di starmi vicino un'ora, pregare con me. E quelli poverini si erano addormentati perché c'erano sonno, ma Gesù di questa debolezza ha sofferto nella carne viva.
Tre volte ci dice una delle redazioni dei Vangeli che è tornato a vedere se stavano svegliando e li ha trovati addormentati, e soltanto la terza volta sconsolata ha detto, dormite ormai e riposate, basta, è giunta l'ora, ormai è il figlio dell'uomo, ma quella prova lui ha dovuto superarla da solo.
E Pascal dice proprio questo, soltanto quella volta, proprio perché si trovava in questo stato terribile, chiese l'aiuto dei suoi più cari amici, delle sue perle preziose, dei tre prediletti, e non lo trovò. Quindi quando poi vedremo ovviamente il resto del Sacro Cuore, per esempio alcune delle devozioni del Sacro Cuore, chieste proprio da Gesù, che è all'ora santa, al giovedì sera, proprio, lo vedremo tra le 11 e mezzanotte, Gesù lui disse, voglio che qualcuno in quell'ora faccia un'ora di preghiera per riparare quell'ora di dormita che si sono fatti i miei tre apostoli.
Quindi quanto male gli ha fatto a Gesù. Tanto. Quindi nella meditazione di queste cose, vorrei avviarmi verso la conclusione, non dite insomma che questo diciamo che ci rattrista un po', perché se ci rattrista un po', come San Paolo dice nelle sue lettere, sia una tristezza finalizzata al bene, però dobbiamo pensarci, perché quello che combiniamo dispiace a Gesù, gli fa male, se è cosa a lui non gradita.
E questo è uno dei punti fondamentali delle rivelazioni del Sacro Cuore, e tanto più gli dispiace, quanto più lui ti ama e vuole solo il tuo bene, e nel suo dispiacere non c'è soltanto, attenzione, ancora qui di nuovo l'umanità e la divinità, non c'è soltanto il dispiacere umano, che anche quello però c'è, nel senso la mancata risposta e la mancata corrisponzione, oppure il ripagare il bene col male, ma c'è anche, il suo stare divinamente male, perché Gesù sa, che se tu respingi lui, ti autocondanni, sei rovinato, sei finito, ti fai del male tu, e siccome lui ti ama, questo non lo vuole, e questo lo fa stare male.
Pensiamo che Dio, Dio è certamente immutabile, Dio è certamente impassibile, ma Dio non è indifferente, ecco, freddo, ecco, dinanzi alla sorte delle sue creature, e questo è qualche cosa che, attraverso le rivelazioni del Sacro Cuore, si fa in qualche modo conoscere. Io penso di essere arrivato, diciamo, ad esaurire, forse essendo anche andato un po' oltre il tempo, a mia disposizione, e vi rimando eventualmente a ulteriori e successive conversazioni.
Il mese di giugno è dedicato al Sacro Cuore, e venerdì prossimo c'è la festa del Sacro Cuore di Gesù, quindi vi dico subito che in questa festa, questa è un'anticipazione che devo per forza fare, io lo farò in parrocchia, ditelo ai parroci, ecco, che se non lo sanno, basta che vanno sul web, perché per questo giorno, la festa chiaramente del Sacro Cuore di Gesù è stata istituita per volontà esplicita di Gesù, e proprio in questo giorno, quindi il primo giorno dopo l'Ottava del Corpus Domini, lui disse, perché sapete che il Corpus Domini, tuttora c'è questa tradizione, per esempio nella Chiesa di Roma, penso che sappiate che il Papa ha festeggiato il Corpus Domini giovedì scorso, non domenica scorsa, quindi il primo giorno dopo l'Ottava, esattamente il venerdì, il venerdì dopo il Corpus Domini, si celebra una festa, dove in quel giorno, oltre che la comunione riparatrice, come poi nella pratica dei primi 9 venerdì del mese, che se Dio vuole poi vedremo, si deve anche fare un atto di ammenda onorevole, io lo farò, c'è una forma proprio ufficiale, si trova in giro, e lo farò ufficialmente durante la Santa Messa in onore del Sacro Cuore, dopo la comunione, c'è un atto che si recita dove a nome di tutta l'umanità si dà un tributo di adorazione e di riparazione a quel cuore così tanto offeso, in così tanti modi, dagli uomini.
Questa è la volontà di Gesù. Tenete presente una cosa, che è un'altra anticipazione per le conversazioni successive, che quando Santa Margherita è stata beatificata il 18 settembre del 1870, se non ricordo male, dal beato Pio IX, è stato il primo, e credo a tutt'oggi, unico caso di storia della Chiesa dove in uno, col decreto della beatificazione, sono state scritte le 12 promesse fatte dal Sacro Cuore, di cui parleremo sempre in un incontro successivo, se ci sarà, perché non c'è stato modo.
Unico caso. Questa è una rivelazione privata. Certamente è una rivelazione privata, ma il Sacro Cuore si situa su un altro pianeta, perché come anche tantissimi papi poi hanno avuto modo anche di evidenziare in interventi magisteriali, l'ultimo, non ultimo, però uno di quelli che conosco meglio, anche un pochino più famosi, è quello di Pio XII, l'enciclica Aurelius Aquas, che usa espressioni stupende, usando delle parole quanto mai emblematiche e significative, chiamando proprio la devozione al Sacro Cuore il compendio della Sana e della Santa, cristologia cattolica, insomma.
Detto non proprio in questi termini, adesso non ho davanti il testo, non ho davanti l'espressione, ma questo comunque è il senso di quell'espressione. Quindi, mi raccomando, questo è un punto fondamentale per tutti, abbiamo una festa prossimamente, e poi un mese da dedicare alla scoperta o alla riscoperta, e quindi al sano e santo culto del Cuore di Gesù, in cui sono racchiusi tutti i tesori della nostra salvezza, e anche tutti i misteri e tutte quante le grazie che il Signore, attraverso la sua Santissima Umanità, ha in sé e vuole comunicare agli uomini.