Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

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Il silenzio di San Giuseppe

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Gentilissimi ascoltatori di Radio San Giuseppe, Ave Maria, ben ritrovati a tutti sulle frequenze della nostra web radio per una nuova puntata dedicata al più santo dei santi, che vi parla come sempre Don Leonardo Maria Pompei. Stiamo meditando, vi ricordo ancora, sul laureo libretto del Beato Bartolo Longo, con le meditazioni dedicate alla figura di San Giuseppe per il mese di marzo.

Oggi il titolo della meditazione odierna è San Giuseppe, modello del silenzio. Vedremo la straordinaria virtù di San Giuseppe, che tra l'altro, come ricorderete, abbiamo fatto riferimento nelle prime puntate di San Giuseppe, stante alla Sagra Scrittura non abbiamo neanche una parola.

San Giuseppe è proprio per antonomasia l'uomo del silenzio, perché compare nei Vangeli. Sappiamo che è padre putativo di Gesù, ma lui non dice neanche una parola. La Madonna nei Vangeli parla pochissimo, come sappiamo, e San Luigi Monfort ci svela anche il perché no, nelle sue opere.

E la Chiesa ottenne da Dio, nella sua umiltà, di passare quasi inosservata, per dare gloria a suo figlio. Quindi questo perché dice che la Madonna... ...allontanerebbe la troppa devozione alla Madonna dal primato dovuto a Gesù. Figuriamoci, secondo me è possibile una cosa di questo genere.

Addirittura San Giuseppe proprio scompare, cioè non dice neanche una parola. Quindi sembra proprio una laconica, lapidaria, emblematico, se deve dire testimonianza del primato assoluto che si deve dare a Gesù. Quindi silenzio, silenzio orante. Emo, silenzio obbediente. Atteggiamento proprio che è assolutamente l'ideale per coloro che in qualche modo vogliono fare vita cristiana.

Perché sapete che si dice nel parlare comune anche riguardante i rapporti, come dire, per esempio, militari, che gli ordini se non si discutono si eseguono. Nostro Signore, sapete, comanda in maniera sempre molto dolce, nel senso che... Non dà, come dire, salvo rare eccezioni, ordini tassativi, insomma, e perentori.

Lui ha uno stile, e poi quando i suoi ordini sono decodificati dalla Madonna, questo appare ancora di più, come dire, uno stile morbido. Sembra quasi che un ordine lo dia sotto forma di un suggerimento, di un consiglio, no? Però sono molti gli uomini che si mettono a discutere con il Padre Eterno, a sindacare le sue opere, o a titubare, o a tentennare, o addirittura a dubitare di quello che dice.

Indubbiamente la testimonianza del silenzio di San Giuseppe è, ripeto, altamente significativa, altamente emblematica, di questa disposizione del cuore. Questo è un ascolto di Dio, e al minimo cenno della sua volontà, eseguo senza se, senza ma e senza perché. C'è qualcuno, lo dico perché mi consta, che disapprova questa disposizione interiore, no?

Ecco, preso dalla mentalità nata con il celebre filosofo Immanuel Kant, il metodo critico, la critica della ragion pura, la critica della ragion pratica, la critica del giudizio. Oggi siamo tutti quanti infarciti di questo spirito critico, anche in temi, come dire, dogmaticamente vincolanti, vincolanti da un punto di vista dottrinale.

Beh, sappiate che questo spirito critico non è proprio della vita cristiana, se non in quanto è sanamente critico, ecco, nei confronti di ciò che non viene direttamente da Dio. Allora sì, ma nei confronti di ciò che viene da Dio, lo spirito critico non c'è. Ricordo benissimo la Donum Veritatis, che era un'istruzione della congregazione della fede, firmata dalla loro cartina Ratzinger, e...

rivolta ai teologi, dove si diceva chiaramente che nella Chiesa Cattolica non esiste un diritto al dissenso. Io lo dico chiarissimamente, lo dico senza nessun timore. Il diritto al dissenso non c'è, su ciò, chiaramente, che è dogmaticamente vincolante. C'è un sana diritto di critica su ciò che sta fuori di quello che è vincolante dal punto di vista di fede e di morale, no?

Quindi, alcune scelte anche di alcuni uomini di Chiesa, scelte, come dire, pastore, orali o disciplinari, certamente che sono opinabili, e in alcuni casi non soltanto che si possono, ma si devono criticare. Ecco, però questo non vale in ciò che ha carattere dottrinale su materie di fede e di morale, e, tantomeno, vale poi nel nostro rapporto personale con i divini voleri, che sono quelli che ci tracciano nella nostra esistenza, e che se anche se li propone sempre come libere scelte da compiere, da abbracciare, sono tuttavia fondamentali, perché da essi dipende la nostra felicità terrena e la nostra salvezza eterna.

Mi sono dilungato anche troppo, diciamo così, oggi, nel momento introduttivo. Cedo immediatamente la parola al Beato Bartolo Longo per seguire questa meditazione, per poi tornarvi con qualche commento, come sempre, e poi chiudere. San Giuseppe è un modello del silenzio. Il silenzio è stato sempre l'ornamento della grande santità, il che significa che contiene in sé qualche cosa di divino.

Così, il padre Faber. Tutti i santi hanno amato il silenzio, ma San Giuseppe è il santo del silenzio. Due cose principalmente contribuivano a conferirgli amore al silenzio. Primo, la sua occupazione nel lavoro. Egli si era determinato il compito di ciascuna ora e non si distoglieva mai dall'opera sua.

Secondo, la sua attenzione a Gesù, che riempiva di altissime contemplazioni il suo cuore e la sua amore. Anima. Parlando non si adempie bene il dovere e facilmente si dimentica la presenza di Gesù. Il silenzio è un modo proprio dell'operare di Dio. Il Dio compie le sue grandi opere nel silenzio.

Gesù sta in silenzio nel Santissimo Sacramento dell'Altare. Gesù discende nelle anime nostre con la Santa Comunione nel silenzio. Gesù verrà a noi nel punto della nostra morte nel silenzio e quando meno ce lo aspettiamo. San Giuseppe, che somigliava in tutto a Gesù e a Maria, era anche egli taciturno.

Gli evangelisti dicono poco di lui, perché lui fu l'uomo che più di tutti somigliò all'Eterno Padre, il quale opera nel silenzio. San Giuseppe fu l'orma, fu l'ombra, scusate, dell'Eterno Padre sulla Terra. Egli è presente in tutti i misteri della Vergine e del Figlio, ma non si ascolta mai la sua voce.

La vita oscura di Giuseppe ci insegna che nel silenzio e nel raccoglimento si trovano Gesù e Maria. Ci insegna ancora che la gloria dei cristiani non consiste nel possedere impieghi luminosi, ma nel fare ciò che Dio vuole. Quando Gesù scrive Bossuet con Padreano e la Sua Maestà, scoprirete le meraviglie della vita nascosta di Giuseppe.

Saprete quello che ha fatto nel corso dei tanti anni e quanto è cosa gloriosa il nascondersi con Gesù Cristo. Non sarà così di quelli che hanno avuto la loro ricompensa, per questo Giuseppe comparirà allora, mentre adesso non è ancora conosciuto. Risplenderà perché non fu mai glorificato.

Dio riparerà l'oscurità della sua vita e la sua gloria sarà grande per la vita futura. O umile Sposo di Maria, voglio imitare la tua vita nascosta per aver parte nell'ultimo giorno alla tua gloria. San Giuseppe è il nostro modello nel silenzio, ma di quale silenzio? Il silenzio non si restringe solo a quello che si scrive, che può immaginare uno spirito superficiale.

Vi è il silenzio della bocca che tronca assolutamente ogni parola inutile. Vi è il silenzio dello spirito, assai più importante. E questo bandisce quella gran folla di frivole speculazioni, di chimeriche idee, di pensieri vanni che non possono servire né alla nostra santificazione né a quella degli altri.

Vi è il silenzio del cuore, il quale suppone i due primi e li sopra avanza in merito. Questo sacrifica ad ogni istante ogni affetto disordinato ogni attacco anche minimo alle cose sensibili. Esso vuota l'anima dalle creature per riempirla di Dio. Senza questo silenzio che purifica, voi potete bensì essere taciturno, ma pure sarete meno raccolto e meno unito al Creatore di quanto possa essere una donna occupata nel pubblico negozio che attende al suo stato per compiere la volontà del Signore.

Risolviamo dunque di amare da oggi innanzi il silenzio. È difficile. Ma questa mattina, domani mattina per gli ascoltatori, destineremo qualche tempo nel quale non diremo nulla senza alcuna necessità. Studiamoci soprattutto di osservare il silenzio del cuore con lo scacciare da noi ogni attaccamento che rattrista lo Spirito Santo.

A mio modestissimo avviso questa meditazione è assolutamente strepitosa, forse una delle più belle e significative di tutto il libretto. Quindi è assolutamente... assolutamente da riprendere, cogliendone alcuni aspetti. Anzitutto il silenzio è il luogo in cui si entra in relazione con l'unico di opera.

Stare attenti che il silenzio non vuol dire, lo dice bene, il vuoto assoluto. Il silenzio non è l'assenza di tutto, non è il nostro silenzio, il silenzio cristiano, quello stato atarattico, cioè di atarassia totale, derivato dal raggiungimento della pace dei sensi e del nirvana che per esempio praticano alcune filosofie orientali.

Non è assolutamente questo. Nero svuotamento della mente da tutti quanti i pensieri per raggiungere il rilassamento e la pace che praticano altre filosofie orientali. Assolutamente. Il silenzio è semplicemente il cessare di parlare, il cessare di pensare, a vanvera, specifica più avanti, e il distaccarsi.

Da tutto ciò che mi impedisce di ascoltare Dio e di entrare in rapporto con Lui. Il silenzio è figlio primogenito del nascondimento, abbiamo sentito. Quindi Giuseppe ha avuto vita completamente nascosta. Ed è meritoria, perché quanto più una persona, se Dio vuole, adesso poi lo vedremo, sta nascosta, nascosti con Cristo in Dio, scrive San Paolo nelle sue lettere, quanto più la presenza di Dio cresce.

Per questo che, se uno legge le opere di San Giovanni della Croce, per esempio, vedrà come è stato un convintissimo assertore del fatto che per raggiungere l'unione piena con Dio ci deve essere silenzio assoluto, di bocca, di mente e di cuore, di stacco assoluto da tutte le creature, effettivo e affettivo, altrimenti l'unione con Dio non si raggiunge.

Questa è una cosa vera. Ora, chiaramente, sono tutte cose vere. Noi dobbiamo comprendere come, e vivere questo, perché la stragrande maggioranza delle persone che mi sta ascoltando o che ascolterà queste parole, indifferita, non sono monaci carmelitani, non sono persone che stanno in convento e non devono assolutamente comportarsi e vivere come le persone che stanno in convento.

Quindi, certamente, questa grande verità del silenzio, che è elemento costitutivo per tutti noi cristiani, deve essere vissuta adeguatamente. Come, dove e quando. Io vi dico, numero uno, è da mettere in pratica l'esortazione che dà il beato Bartolo Longo. In un momento della giornata, preferibilmente la mattina, trovare un tempo di silenzio.

Tempo, chiaramente, di silenzio da dedicare alla meditazione, da dedicare alla preghiera, all'ascolto di Dio. Quindi, si ferma, si smette di parlare, si smette di sentire rumori, musiche, televisioni, telegiornali, tutte queste cose. Si tappa la bocca al telefono, che oggi il telefono parla in continuazione, e ci si mette in ascolto di Dio.

D'accordo? Si prende una paginetta del Vangelo, se uno non sa cosa fare, si prende una paginetta dell'imitazione di Cristo, d'accordo? E si ascolta il Signore, e da questo ascolto si inizia a parlare con Lui, a dialogare con Lui, ad offrirgli la giornata, a dirgli che Gli vogliamo bene, eccetera, eccetera.

Ecco, questo è uno spazio, io suggerisco, sarebbe ideale averne almeno mezz'ora al giorno, ma un quarto d'ora è possibile. Se poi hai da dire che tu hai sette figli, insomma, che la cosa comincia dalla mattina e non è possibile, ad impossibilia nemo tenetur. Adesso dirò, in proseguo di questa conversazione, nei pochi minuti che ci rimangono, come gestire anche queste situazioni.

Però, ordinariamente, salvo dovute eccezioni, cioè su ventiquattro ore e quindici minuti da ritagliarsi per sé, quindi da trovarsi degli spazi e dei luoghi per, è assolutamente ideale. La seconda cosa, però, questa fa fattibile a tutti, è che quando andiamo in chiesa, in chiesa ci deve essere un'atmosfera di silenzio assoluto.

Io se c'è una delle poche cose di cui sono contento, è che nella mia parrocchia, chiaramente soffrendoci, sono otto anni che sto qui dentro, lavorandoci, ammonendo, insegnando, c'è un silenzio assoluto, perché oggi nelle chiese c'è il mercato, prima e dopo la messa, e a volte anche durante la messa.

La chiesa è il luogo del silenzio per antonomasia, quindi se uno ha bisogno di staccare la spina, dovrebbe andare in chiesa. E io spesso combatto anche, perché capite come tutte le chiese, qui stiamo in una piazzetta, si mettono a fare confusione fuori, a schiamazzare, a giocare a pallone, cose di questo genere, cose che sono del tutto inopportune.

Perché se una persona, cioè, nella chiesa c'è stato il tabernacolo, c'è la presenza silenziosa, ma attivissima di Gesù. E se uno ha bisogno di fare due chiacchiere con lui, ha diritto di farlo in un clima di silenzio. Padre Pio era rigidissimo sul silenzio in chiesa, cioè in chiesa per esempio, cioè in chiesa non si salutano le persone, lo sapete questo qui, non è maleducazione.

Io questo devo ancora insegnarlo, perché ancora qualcuno entra in chiesa e mi fa buongiorno, dopo io non gli rispondo, e dopo quella pensa che ho mancato la carità, perché non la sto salutando. Ma in chiesa, in chiesa non si parla, se non per circostanze totalmente straordinarie, necessarie, per ragione di vera carità, e sempre non a bassa voce, ma sottovoce, cioè un bisbiglio.

Anche quando è necessario parlare, qualche volta può esserlo necessario, sia per me che per qualcun altro, io disapprovo forfinissimamente quello che vedo in tante chiese, scusa viene un attimo, cioè la voce alta in chiesa, fuori dai contesti in cui è necessario, chiaramente durante la messa si parla a voce alta, se c'è una predica si fa a voce alta, se c'è un rosario comunitario si prega ad alta voce, capite no?

Ma si alza la voce soltanto per parlare di Dio, per parlare con Dio, non per parlare tra di noi, capite? Quindi questo è un esercizio che tutti non solo possiamo, ma dobbiamo compiere, no bene, di più, ecco, quindi sarà un tocca sana, perché se io non capisco che oggi dentro casa, la vita, la televisione, i figli, le cose, non ci si riesce, no, io, per grazia di Dio, essendo sacerdote, vivendo da solo, sono assolutamente un privilegiato, sotto questo punto di vista, ma io non potrei stare a meno di momenti di silenzio durante la giornata, che io amo, e se dipendesse da me starei molto molto molto di più, ecco, e con questo sto dicendo, vedete, ci starei molto molto di più, allora, San Giuseppe ha avuto una vocazione che gli ha permesso di poter vivere ad alti gradi il silenzio, perché San Giuseppe viveva a casa a Nazareth, faceva un lavoro, come dire, solitario, stava con la Madonna e stava con Gesù, quindi aveva la possibilità di vivere a livelli abbastanza intensi il silenzio, non dico quasi come in convento, ma, ecco, noi spesso non possiamo, allora, che cosa dice il Beato Bartolo Longo?

Ecco, che il silenzio più grande, è quello del cuore, cioè, noi dobbiamo, dice San Paolo, vivere in questo mondo, come se in questo mondo non ci fossimo, e avere un profondo distacco da tutti, perché il silenzio della bocca, che dobbiamo osservare soprattutto per non parlare a vanvera, per non chiacchierare, per non mormorare, per non dire parolacce, uh, sapeste quante volte sarebbe bene starsi zitti e ciaccarsi la lingua, ma poi c'è il silenzio della mente, per evitare, sapete quanta gente si scervella, con pensieri, con cose, che accadrà domani, che non accadrà domani, o si mette a sviscerare, a indagare sui segreti di Dio, e perché, e per come, a valla finita, tutti pensieri inutili e dannosi, ma la cosa più importante è che il nostro cuore, il nostro cuore di vita deve essere distaccato da tutto, chi viene a me non odia suo padre, sua madre, sua moglie, i figli, i campi, perfino la propria vita non può essere mio discepolo, Gesù chiaramente non intende l'odio, ma usa questa espressione iperbolica, che vuol dire che c'è da essere un distacco assoluto, se muore tuo padre o tua madre, e tu sei un figlio di Dio, sentirai il dolore nel cuore, lo offrirai immediatamente al Signore, e dopo di che ti unisci alla volontà di Dio, perché quella è la volontà di Dio, se te li toglie, ti uscirà forse qualche lacrima dignitosa, ma senza scene di disperazione o cose di questo genere, questa non è roba da figli di Dio, la stessa cosa, cercate di capirmi, il dolore più grande che possa succedere è la perdita di un figlio, lì di lacrime sicuramente non usciranno di più, ma ci deve essere sempre questa unione alla volontà di Dio, perché un figlio, che è la cosa più preziosa che un essere umano possa avere, tu lo devi avere sapendo che quello non è figlio tuo, quello è figlio di Dio in primis, Dio te lo ha donato, Dio te lo ha affidato, e se decide che se lo deve riprendere, se lo riprende in qualunque momento, e tu per quanto soffri, ti unisci alla volontà di Dio, e glielo offri, ecco, perché fuori di questi orizzonti, fuori di tutte quante queste cose, figli carissimi miei, guardate che non ci siamo assolutamente, perché viviamo le cose, e abbiamo i rapporti con le cose, in maniera non conforme al Divino Volere, e quindi anziché diventare cose belle, che il Signore ci dona, doni da, come dire, di cui anche godere santamente, perché non c'è nessun problema, se Dio ce li ha donati, diventano lacci che ci portano lontani dalla volontà di Dio.

Questa forma di silenzio è possibile in tutte le storie di vita, perché se poi il Signore, capite, decide di portarti, lui, alla ribalta, e di metterti sotto il riflessore, non perché ti ci vuoi mettere tu, come fanno oggi, nella società dei riflettori, tra Facebook e company, ma perché è volontà di Dio che tu ti metti lì, perché magari devi essere un faro, devi essere una luce per qualcuno, lo farai, ma questo non ti lederà minimamente.

Se Dio vuole che tu te ne stia nascosto, stare nascosto, se vuoi che stia sotto la luce, stare alla luce, ma se tu vivi il silenzio nel tuo rapporto con Dio, e trovi degli spazi, il silenzio della mente, nel modo in cui l'abbiamo visto, e il silenzio del cuore, niente ti porterà lontano dall'unione con il Signore, anche se non potrai avere lo stesso silenzio che ha avuto San Giuseppe, lo stesso silenzio che hanno i monaci, lo stesso silenzio che hanno i carmenitani.

Lascio la mia benedizione a tutti, vi do appuntamento, se credete, lunedì prossimo. Ave Maria.

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