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L abbandono in Dio di San Giuseppe

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Gentilissimi ascoltatori di Radio San Giuseppe, ben ritrovati a tutti e Ave Maria per una nuova puntata in ascolto del Beato Bartolo Longo che ci farà ulteriore luce con una nuova meditazione sul Più Santo dei Santi, il nostro carissimo San Giuseppe. La volta scorsa abbiamo visto il tema e l'episodio presente anche nella pratica di devozione della coroncina dell'addolorata, particolarmente raccomandata in questi giorni, proprio raccomandatissima per quanto riguarda il sabato santo.

La fuga in Egitto è il secondo dolore della Madonna, ovviamente dolore che ha visto coinvolto anche San Giuseppe. Abbiamo visto la volta scorsa la reazione di San Giuseppe alla notizia, reazione di fede e di obbedienza. Oggi vedremo, il Beato Bartolo Longo dedica diversi ulteriori capitoli a questo tema, quindi la partenza per l'esilio e la confidenza in Dio, lo vedremo oggi, il soggiorno di San Giuseppe in Egitto e poi ancora l'abbandono di San Giuseppe nelle mani della Divina Provvidenza, la consolazione di San Giuseppe nel tempo del suo soggiorno in Egitto.

Questo episodio, importante e doloroso nella vita della famiglia di Nazareth, che ha segnato diversi anni della loro vicenda terrena, è oggetto di particolare meditazione, perché essendo un evento catalogabile come grave contrarietà della vita, che per noi cristiani assume il connotato evidente di croce, in senso stretto, proprio in senso religioso, quindi fa emergere la statura spirituale di questo grande santo, perché la statura spirituale delle persone si prova non nei tempi di consolazione, come sappiamo dai maestri di spirito, ma durante i tempi di tribolazione e nella reazione che noi abbiamo dinanzi alle prove.

Comincio come sempre la lettura, qui poi. Seguirà un breve commento per la nostra riflessione. Il titolo di questo nuovo capitolo è Partenza per l'esilio, confidenza in Dio. La notte era oscura e tranquilla quando la santa famiglia, abbandonando la piccola casa di Bethlehem, partì per l'esilio.

Nella stessa guisa che Gesù vi era misteriosamente venuto come Dio, se ne andava come Dio. Senza che la gente si avvedesse di lui. Quanto, oh mio Dio, l'esempio di Maria, di Giuseppe e di tanti altri santi che sono stati favoriti dalla tua provvidenza, è efficace per dissipare le nostre inquietudini e farci vivere nella pratica del santo abbandono.

Maria seguiva Giuseppe sopra una povera cavalcatura, recando nelle sue braccia il re del cielo che fuggiva come un proscritto il furore di un miserabile della terra. Era l'inverno, il viaggio era di 300 miglia, ci volevano pertanto almeno 30 giorni a farlo. In quanto alla strada era, detta di San Bonaventura, selvaggia, faticosa, non battuta e da essi sconosciuta.

In latino la definisce così, viam silvestrem, obscuram, asperam et inabitatam. Non avevano ancora valicato i monti che li separavano dal deserto. Ad un tratto dolorosi lamenti ripetuti dall'eco feriscono il loro orecchio. Queste strazianti grida, che erano le grida delle madri dei santi innocenti, trucidati sul seno e sulle braccia delle loro madri, riempirono il cuore di Maria e di Giuseppe della più grande tristezza.

Chi può immaginarsi quanto ebbero a soffrire su di una strada così malagevole ed insicruta a stagione? Durante il giorno le intemperie rendevano loro il cammino penoso. Nella sera della notte nessun ricovero si offriva ai loro sguardi dove prendere un po' di riposo. Scarzi erano i loro viveri e sovente, in mezzo a quei deserti, erano arsi dalla sete.

O ammirabile abnegazione della propria volontà e del proprio senno, o rassegnazione degna di essere proposta ad esempio a tutti gli uomini. Imitiamola noi almeno che vogliamo essere anime spirituali. Potrà accadere di fatto che Dio richieda da noi cose diverse. Difficili e ripugnanti alla natura.

Ma allora invece di dare ascolto all'insidioso ragionare di questa, conformiamoci pronti ed interamente al divino beneplacito, sacrificandogli se occorre beni, patria, onore, volontà, il proprio giudizio e la vita stessa se è necessario. Niente di più giusto perché egli ha sopra di noi un'autorità sovrana.

Niente di più giusto perché egli ha sopra di noi un'autorità sovrana. Niente di più ragionevole, già che sappiamo che egli dispone ogni cosa per il nostro vantaggio e con le sue amabili suavità addolcisce ciò che ci torna più amaro. Seguiamo San Giuseppe con rimetterci nelle mani di Dio in tutto quello che di contrario ci accade, poiché nulla ci accade senza il volere santissimo del Signore che tutto governa.

Questo è il testo della meditazione. Il primo è un argomento di grande importanza e di grande possibile meditazione anche personale nella vostra preghiera che ci fa comprendere lo stile di Dio e anche qualcosa del grande. Il secondo è un grande mistero della fede, cioè che Dio ha voluto salvare il mondo attraverso la fede.

Perché dico questo? L'esordio del testo del Beato Bartololongo è una constatazione stupita. Il figlio di Dio era venuto nel mondo senza che nessuno se ne accorcesse, quindi misteriosamente. E così se ne andava in esilio. Io vi invito, gentilissimi ascoltatori, a lasciarvi sconvolgere, perché questo è il termine adatto, da questa contemplazione che poi noi vediamo di fatto rinnovarsi ogni santissimo e benedettissimo giorno.

Cioè Dio agisce, Dio è presente, Dio è all'opera, Dio addirittura è in Gesù Cristo. Era personalmente, attraverso la seconda persona della tantissima Trinità, presente sulla terra in maniera tangibile e concreta, eppure nulla lasciava trapelare questo mistero. Perché a questo mistero ci si accede soltanto attraverso la fede.

Come dice il grande San Giovanni della Croce, è una conoscenza oscura. Cioè tu sai alcun... Tu sai alcune cose, ma non hai quasi nulla, se non pochi segni che Dio decide di mandare liberamente, che possono confermarti su una realtà, i cui connotati apparentemente testimoniano esattamente il contrario di quello che ti dice la fede.

Se uno guarda con occhio umano il Natale, che succede? Due poracci, due morti dei fami. Proprio, li chiamerebbero così a Roma oggi, in maniera un pochettino, non molto vezzeggiativa, ma tant'è. Non c'hanno una lira, non c'hanno manco un ricovero, una poraccia che sta incinta, che non sa a che santo votarsi, che è andata a sbattere in giro a tutte le porte possibili, e che va a partorire nello squallore di una stalla.

Fina del discorso. La fede ti dice che tutto questo era disegno della Divina Provvidenza. Il figlio di Dio è stato predisposto, anche attraverso l'atto apparentemente superbo e quindi ingiusto, del Principe Augusto, ad empimento di profezie deadate secoli prima, perché la nascita del figlio di Dio doveva essere in quella città, e in quelle condizioni, esattamente in quelle che le circostanze hanno portato a venirsi a formare.

Capite? E adesso il figlio di Dio parte. Cioè, Dio... perseguitato in Gesù, parte, va a finire in Egitto, e anche qui, scena che sembra, sembra una stapora famiglia, di due pori disgraziati, che adesso, prima c'erano i guai, adesso ce ne stanno ancora peggio, perché oltre al disagio del parto, bisogna adesso affrontare anche l'incognita di un esilio, in terra lontana, le intemperie del viaggio, la scomunità del viaggio, abbiamo visto, perché hanno ricevuto una soffiata, diciamo così, anche se di angelica origine, che c'è qualcuno che si è messo a fare il giustiziere della notte, a far strage degli innocenti, per paura che ci stia in giro questo fantomatico Messia, e quindi bisogna scappare.

Basta. Eppure anche lì, ci dice il Vangelo di San Matteo, c'era un disegno, compimento delle profezie, perché dall'Egitto ho chiamato mio figlio, quindi era scritto che Gesù, in qualche modo, il ricapitolatore, dice San Paolo, in tutta la storia dell'umanità, rivivesse l'esperienza di Israele, sapete tutti quanti, l'esperienza di Israele che in Abramo raggiunge Canaan, la terra promessa, dove si stanzia attraverso Isacco e poi Giacobbe, i dodici figli, ma poi Giuseppe scende in Egitto, e con Giuseppe, per una serie di circostanze, poi si riuniscono tutte le altre tribù di Israele, che poi vengono fatte schiavi e poi partono per l'Esodo.

E Gesù ripercorre questo stesso, questo è chiarissimo, il Vangelo di San Matteo, cammino. Però questa, capite, cioè la fede, questa illuminazione, certo per capire questa cosa, devi conoscere bene tutta la Bibbia, e devi credere che quel bambino è lui il Messia, quindi che quelle cose che stanno accadendo a lui, che è il Messia, sono il compimento delle antiche profezie.

Guardate che non sono cose semplici, io vi parlo sinceramente da sacerdote, in cura d'anime, io ci ho investito tutto, chiaramente, tutta la mia vita su Gesù, e su Lui, no? Però mi accorgo, ogni tanto, timidamente, glielo dico come espressione di amore stupefatto, diciamo così, perché non mi permetto di giudicare le opere di Dio, però glielo dico a Gesù, eh.

Dico, ma Gesù mio, ma... Cioè, ci vuole un miracolo perché uno rientri dentro questa realtà. Per questo, però, che la fede insegnerà a Chiesa, è una virtù teologale. Perché se non ci mette le mani, cioè, se non c'è un dono particolare infuso dall'altro, tu non potresti mai dare il consenso a cose di questo genere.

Consenso, tuttavia, che richiede anche, misteriosamente, la collaborazione del tuo libero arbitrio. Perché non è un automatismo che si fa senza di te, ed è per questo che emerge anche qui la grandezza di San Giuseppe, no? Un consenso di fede che poi, in circostanze come queste, quindi dinanzi alle prove della vita, diventa, questa è una cosa fondamentalissima, il santo abbandono.

Quindi, il problema è questo qui. Quando c'è un evento, San Giuseppe e la Madonna sono stati tutta la vita così, quando c'è un evento che non dipende dalla tua volontà in nessun modo come questo, hai dovuto avere la certezza di fede assoluta che quell'evento è voluto o permesso da Dio.

Quindi, quando anche comportasse tribolazioni, scomodità, angustie, preoccupazioni, niente di tutto questo. Tu devi soltanto dire, sia fatta la tua volontà, fai quello che è opportuno. Immaginiamo che San Giuseppe non ci avesse creduto, a quello che diceva l'Arcangelo, diceva, si ti pare che adesso io possa andare in Egitto, troviamo un'altra soluzione, ci nascondiamo in qualche albergo a Betlemme, poteva fare diversamente, no?

Non lo ha fatto. Allora, succedono queste cose, si fa semplicemente, bisogna fare questo, e questo si fa. Oppure non bisogna fare quest'altro, e quest'altro non si fa. Fine del discorso. Ci stanno delle sofferenze, certamente le offriamo al Signore, moriremo di fame durante il viaggio, allora il Signore lo sa che io devo mangiare.

Non è che io adesso, come dire, metto alla prova il Padre Eterno, nel senso che mi metta a non lavorare, a dormire dalla mattina alla sera, e pretendo che lui mi faccia campare. Io adesso devo affrontare un viaggio, le provviste che abbiamo, sicuramente non erano miliardari, ce l'hanno avuto, spero, un po' di soldi, non lo so, speriamo di sì.

Ma poi, se sta al deserto, cioè, il discorso è questo qui, è questa la volontà di Dio? Sì. Ma se il bambino, poverino, che è piccolo, suona nel deserto, muore di sete o muore di fame, allora, domanda inutile. Domanda inutile e anche offensiva del Padre Eterno, perché se il Padre Eterno questo dispone, allora a questo punto noi possiamo abbandonarci a Dio, perché se noi facciamo quello che Lui vuole, allora a quel punto Lui è tenuto, e uso questo termine apposta, a prendersi cura di noi. Perché se mio figlio muore dentro il deserto, supponiamo San Giuseppe, io dirò al Padre Eterno Padre buono, tu mi hai detto di fare questo, io l'ho fatto, cioè, non è che mi posso togliere il sangue dalle vene per darle a mio figlio, se da mangiare non c'è, se da bere non c'è, e questo non ce la fa, come dire, sto parlando per rappresentazione di San Giuseppe, non penserebbe nemmeno a una cosa di questo genere, però sto facendo un discorso ipotetico, signore mio, avresti potuto trovare un'altra soluzione, potevi dare un'altra soluzione, io ho fatto quello che volevi tu.

E guardate che San Paolo dice una cosa, molto importante, tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, cioè se tu entri in questa disposizione, che tu fai la volontà di Dio e basta, e la tua non la fai mai, state attenti che gli uomini, nessuno fa questo, guardate che la grandezza di San Giuseppe e della Madonna, io più tempo passo e più lo capisco, è una sola, hanno fatto la volontà di Dio sempre e bene, senza se, senza ma, senza perché e senza fiatare, noi non la facciamo questa qui, nel piccolo come nel grande, ci sono 100 miliardi di dimostrazioni, d'accordo?

Nel piccolo come nel grande. Vuoi un matrimonio benedetto da Dio? Che cosa devi fare? Ah, devi fare una cosa semplicissima, devi vivere il fidanzamento santo, punto. Perché se tu fai la tua volontà, avrai sicuramente delle sofferenze, ma tu non puoi essere certo che tu stai vivendo esattamente quelle sofferenze che Dio ti vuole mandare per il tuo bene, perché tu hai fatto la tua volontà, quindi da quello verranno altre sofferenze, diverse da quelle che il Padre Eterno avrebbe pensato per te.

Certamente anche queste altre che vengono per il concorso delle tue scelte sbagliate sono permesse da Dio, quindi vuole che tu le soffra, ma sono diverse da quelle altre. Quindi se noi vogliamo avere la certezza di avere una vita in piena comunione con Dio, non dobbiamo per nessun motivo nel piccolo come nel grande ma facciamo esempio molto più terra a terra.

C'è un'incidente, un imprevisto nella giornata quotidiana, ma tutti i santi hanno sempre insegnato questo qui. Un impegno imprevisto. È il Signore che viene a chiederti di interrompere dei programmi. Se tu vuoi fare tutta la sua volontà, interrompi i programmi e fai quello che tieni davanti.

Se tu vuoi fare la tua continui, così ti agili, così ti nervosisci, eccetera, eccetera, eccetera. E ti incorrerai tutta una serie di esperimenti. Allora, c'è soltanto una cosa, una sola, che bisogna disporsi se la volontà di Dio passa attraverso la croce e attenzione, fratelli e sorelle carissimi, la volontà di Dio, no, se passa attraverso la croce.

Potete stare certi. Se qualcuno vuole venire dietro di me rinneghi se stesso prenda la sua croce ogni giorno e mi segue. Oggi, nel rito antico sicuramente era così, diciamo che nel nuovo è stato abolito questo, questo tempo liturgico, però, diciamo così, lo spirito rimane, da dopo la quinta domenica di Quaresima cominciava ufficialmente il tempo di passione che culmina poi nella settimana santa.

Ora, la Quaresima sta finendo, il tempo di passione sta iniziando. Dobbiamo ricordare una cosa, però, non voglio... Allora, che la vita terrena è una grande Quaresima, cioè noi in questo periodo stiamo affinando le armi perché nella vita terrena dobbiamo sapere che per entrare nel Regno di Dio ci dice la Sacra Scrittura, bisogna passare attraverso molte tribolazioni.

Chi vi predica diversamente predica il falso. Si passa attraverso molte tribolazioni nella pace, nella gioia e nella carità assolute. Perché gioia è il contrario... Gioia non va d'accordo con piacere e piacere non va d'accordo con dolore, ma gioia con dolore ci va d'accordo. Se è un dolore accettato per l'amore di Dio è un dolore offerto a Lui.

Quindi, la cinquantina di Pasqua che vivremo da Pasqua in poi noi ce la, tra virgolette, perdonatemi, no, altre espressioni, ce la godremo, quindi faremo festa. Chi ha fatto tanti sacrifici interromperà i sacrifici, spero che li stiate facendo in Quaresima per godere un po' di come dire, di di sollievo anche nel nel corpo, no? Però, ricordate il tempo di Pasqua è prefigurazione di quello che ci attende in cielo.

In questa terra si vive la Quaresima non si vive la Pasqua. Si vive la Pasqua come anticipazione interiore nella gioia e nella pace. La gioia e la pace che hanno sempre contraddistinto la vita di San Giuseppe. Allora io concludo ripetendo le ultime parole con cui abbiamo concluso questa meditazione con cui conclude Bartolo Longo questo capitolo seguiamo San Giuseppe con rimetterci nelle mani di Dio in tutto quello che di contrario ci accade poiché nulla ci accade senza il volere santissimo del Signore che tutto governa.

Una santa serata a tutti con la mia benedizione. Ave Maria.

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