Audio · Radio San Giuseppe
La gloria di San Giuseppe
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Gentilissimi ascoltatori di Radio San Giuseppe, Ave Maria a tutti, ben ritrovati sulle frequenze della nostra web radio. Proseguiamo il nostro itinerario con le meditazioni di Sant'Alfonso Maria dei Liguori. Il sacro settorello su San Giuseppe che oggi, tra l'altro, festa della presentazione di Gesù al Tempio, o purificazione di Maria, o candelore, quindi festa della luce che esalta la figura di Cristo luce del mondo, di cui San Giuseppe è stato custode, ma anche, potremmo dire, il secondo discepolo perfetto, perché la prima è stata la Madonna.
Dicevo che questo sacro settenario oggi giunge all'ultima parte e termina, come tutte le storie cristiane, termina in gloria. Quindi sarà una splendida meditazione sulla gloria di San Giuseppe. Pensiero che deve accompagnarci durante la vita terrena. Oggi chi è stato alla Santa Messa l'ha sentito.
Simeone, dire di Gesù, luce per illuminare le genti e gloria del suo popolo israele. Gloria sia, ecco, perché nel senso che Gesù ha dato l'onore al popolo israele di incarnarsi come membro di quel popolo. Cioè Gesù è un ebreo, non è un italiano, quindi ha dato agli israeliti la gloria di poter dire nella mia razza c'è il figlio di Dio.
Gesù ha fatto carne, insomma, loro adesso non ci credono, però purtroppo, quando ci crederanno, insomma, sarà un grande titolo di gloria. Ci crederanno, eh, senza che nessuno si offenda, perché stiamo sotto la profezia di San Paolo, lettere romani, capitoli 9 e 11. Quindi per questo non bisogna preoccuparsi di fini del mondo anticipate, perché prima che arriverà la fine del mondo ci sarà la conversione in massa di Israele, non di qualche ebreo, cosa che ci sono già state nel corso della storia, che si avvicina al Signore.
È proprio un... Un reingresso nella Chiesa di Israele come popolo, quindi il popolo dell'antica alleanza che finalmente si apre alla nuova alleanza. Ecco, perché tutti dovranno convertirsi al Signore Gesù, non certamente con l'imposizione e con la forza, ma nei tempi, nei modi e nelle forme prescritte dalla Divina Provvidenza.
Ma gloria anche nel senso che la sequera di Gesù, che è un segno di contraddizione, quindi che ci invita costantemente alla conversione, che ci invita all'impegno, diciamo così, alla fatica, fatica gioiosa, ma pur sempre fatica, della sequela, termina in gloria. C'era la piccola Santa Gemma Galgani, la piccola grande Santa Gemma Galgani, morta a soli 24 anni, una Gemma di nome e di fatto, di purezza e di santità, che amava scrivere le sue filastrofie, le sue bocchette devote, una delle quali, che mi è rimasta impressa, era questa, «Tanto è grande il ben che aspetto, con ogni pena m'è diletto».
Ecco, noi dobbiamo pensare a questo. Certamente, dicono i Maestri di Spirito, noi non dobbiamo servire e onorare il Signore in vista del premio, in vista della ricompensa, un po' come fanno i mercenari che stanno al servizio dell'esercito perché vengono pagati. Noi dobbiamo fare qualunque cosa.
Per amore del Signore, se anche non ci dovesse nessuna ricompensa, se anche la ricompensa fosse che si dimentica del bene che abbiamo fatto, ci lasciano purificare tutti i peccati che abbiamo fatto per migliaia di anni in purgatorio, va bene lo stesso. Però, così non è di fatto, nel senso che possiamo e dobbiamo pensare che ci attende la gloria e che quella gloria, per chi ha servito il Signore, è proporzionata, insegna la Chiesa, nel Concilio di Trento, ha i meriti.
Quindi, grandi meriti, grande gloria. E non è solo un fatto, come dire, personale, sai, dice, vabbè, io vado, che bello, vado in alto in gloria, quindi sono il numero uno. No, non è solo questo, questa visione, diciamo, un po' antropomorfica della gloria del Cielo, no? Ma la gloria, spiega Sant'Ommaso d'Aquino, consiste anche nella, come dire, nel grado di conoscenza più o meno intenso e ravvicinato del mistero di Dio, cioè la visione beatifica, gentilissimi ascoltatori, è qualche cosa che non è assolutamente, nemmeno lontanamente, concepibile, né immaginabile, a mente umana.
Ma sarà una cosa assolutamente indescrivibile. Ecco, voi capite però che Dio è qualcosa di molto grande, di assolutamente ineffabile, incomprensibile, inesautabile, orribile, alcuni sciocchi, perché non si trova altro termine per definirli, dicono ma in paradiso che si fa, una volta che uno ha visto Dio è finito, questa considerazione figlia, bisogna rispondere con le parole che Gesù ha detto dalla croce, padre perdonare perché non sanno quello che fanno, lui ha detto che non sanno quello che dicono, non basterà tutta quanta l'eternità, l'eternità è infinita, per godere sufficientemente ed essere sufficientemente felici della gioia che proveremo in quel momento, è qualcosa di assolutamente inimmaginabile, però se tu molto hai servito il Signore e quindi molto hai sofferto per Lui anche, molto hai portato il fardello dell'essere segno di contraddizione, molto di più conoscerai e molto di più godrai.
Eh cari miei, e questo è così, non pensiate che in paradiso, qui oggi noi siamo diventati tutti quanti stupidamente democratici e collettivisti e equalitaristi al marxismo della prima ora, ma in paradiso c'è una gerarchia ferrea, per esempio ci sono sette angeli assistenti nominati dal libro del profeta Daniele che sono gli unici ammessi a comparire quando vogliono alla presenza di Dio, di tre è contenuto il nome nella Bibbia, di altri quattro sono gli unici ammessi a comparire quando vogliono alla presenza di Dio, di tre quattro ce li ha dati la tradizione, ma comunque che i sette angeli siano sette, i cosiddetti sette angeli assistenti è in dubbio, cioè che la Madonna sia un unicum assoluto in paradiso e che per lei soltanto Dio non ha segreti o cose del genere e nessunissimo, proprio neanche tutti gli altri messi insieme sono paragonabili a lei, è un altro dato di fatto indiscusso.
Adesso sentiremo San Giuseppe, perché San Giuseppe è chiaro che sta argamente al di sopra di tutti. Perché San Giuseppe è il più santo di tutti, non dimentichiamo i titoli, abbiamo preso questi titoli da un vecchio ciclo di catechesi, ma è il titolo perpetuo, qui se stessimo altri cinquant'anni sul lato di San Giuseppe a parlare di San Giuseppe, San Giuseppe, San Giuseppe, c'è un inno che dice della Madonna, il suo splendido inno greco dell'Hatistos, per quante lodi ti potessimo tributare sarebbero sempre poche, immaginiamoci nei confronti dell'Altissimo per questo che dobbiamo lodarlo sempre, ma se stessimo a lodare incessantemente la Madonna, a parlare di lei, proprio in continuazione, che se io non facessi altro, dalla mattina alla sera, pensate che noia, a parlare della Madonna, 24 ore su 24, per tutto il tempo che mi resta da vivere, non avrei fatto ancora nulla, ma la stessa cosa può dirsi di San Giuseppe, perché per quanto San Giuseppe stia più in basso e molto più in basso della Madonna, è comunque molto più in alto di tutti gli altri santi messi insieme, come abbiamo potuto varie volte constatare.
Quindi, a voglia, a catechesi sul radio San Giuseppe, quindi se il direttore non si stancherà, è ovvio che qui le catechesi dobbiamo andarle avanti a tempo indeterminato, ma non per colui che le fa, ma per colui che ne è destinatario, per il quale non è mai abbastanza. E adesso andiamo a guardare, perdonatemi se oggi è un giorno di grande festa, quindi la festa della Candelora è una festa bellissima, e quindi mi sono lasciato un pochino di tempo, un pochino prendere, condividendo anche con voi, questa gioia che dobbiamo avere e questa proiezione diretta che dobbiamo avere verso il Paradiso, non dubitando minimamente di queste cose qui.
Noi siamo uomini di fede, il giusto vive di fede, quindi non abbiamo assolutamente alcun dubbio che così è e che così sarà. Adesso andiamo a guardare, a dare uno sguardo su questa luce di gloria di San Giuseppe, esaltato in Paradiso, com'è giusto che sia, per quanto piccolo e grande è stato su questa terra.
Euge serve bona et fidelis, quia in pauca fuisti fidelis, intra in gaudium domini tui. Matteo 25, 21, questa frasetta che riprende la parabola dei talenti di Matteo 25, per chi è un pochino pratico con la Messa del ritorno amato antico, sapete che io la celebro abbastanza frequentemente.
Ovviamente. Tutti i giorni celebro quella nuova, senza inutili e perniciose unilateralizzazioni. È però un versetto che fa parte dell'incipit, dell'introito di moltissime messe in rito antico. Quindi, bene, servo buono e fedele, poiché sei stato fedele nel poco, entra nella gioia del tuo signore o del tuo padrone, come preferite.
Subito Sant'Alfonso. Per questo che mi sono dilungato un po'. Così, magari, accorciamo il commento ex post di quello che ascolteremo, inebriandoci semplicemente di queste belle notizie che ci dà Sant'Alfonso, esortisce commentando questo versetto e dicendo, cito, la gloria che Dio dona ai suoi santi in cielo corrisponde alla santità della vita che essi hanno condotta sulla terra.
Con la misura con cui misurate, dice Gesù nel Vangelo, sarà misurato a voi in cambio. Tanto hai dato al Signore in culto, in opere, in fede, in virtù, tanto riceverai da Lui come ricompensa. Su questo non ci stanno santi, eh, d'accordo? E non cominciamo a dire la misericordia, le cose, la misericordia, perché l'ultimo peccatore che si converte in punto di morte, che non ha fatto niente nella vita, soltanto per miracolo, avrà un grado di gloria assolutamente infimo, perché ci sta ben poco da ricompensare di una vita asciupata, anche se uno è salvo per il rotto della cuffia.
E' un peccatore che non ha fatto niente nella vita, soltanto per miracolo, avrà un grado di gloria assolutamente infimo, perché ci sta ben poco da ricompensa. E' un peccatore che non ha fatto niente nella vita, soltanto per miracolo, avrà un grado di gloria assciupata. E' un peccatore che non ha fatto niente nella vita, soltanto per miracolo, avrà un grado di gloria assciupata.
E quindi non sprechiamo il tempo a nostra disposizione, perché ogni giorno è un'occasione per fare qualcosa di buono da offrire al Signore e aumentare i nostri meriti e il grado di gloria che avremo dopo. Per comprendere la santità di San Giuseppe basta intendere solamente quel che dice il Giuseppe, suo sposo, era giusto.
Ecco. Giusto in senso forte, in senso biblico. Uomo giusto, dice Sant'Alfonso, significa uno che possiede tutte le virtù, mentre chi manca in una sola virtù non può dirsi giusto. Ora, se lo Spirito Santo chiamò lapidariamente Giusto Giuseppe, allorché fu eletto sposo di Maria, considerate quale abbondanza di amore divino e di tutte le virtù trasse poi il nostro Santo.
E' un peccatore che non ha fatto niente nella vita, soltanto per miracolo, avrà un grado di giustificarsi e dalla continua conversazione della santa sua sposa che gli dava un perfetto esempio tutte le virtù. Cioè, il ragionamento è questo. Viene definito giusto prima ancora di andare in sposo della Madonna.
Figuriamoci poi la frequentazione assidua e amorevole, affettuoso di… capite che vivere a contatto con la Madonna… io sinceramente, San Giuseppe, devi perdonarmi, non dico l'invidia, ma… c'è la santa invidia, dico… ma beatissimo a lui, perché sta reso a sentire Stare con la Madonna per me è la massima aspirazione che esiste in tutto l'universo, quindi beatissimo lui, mi rallegro con lui e gioisco con lui e dico beato lui.
Però chiaramente lo stare con la Madonna è edificante al 100.000% perché basta che tu la guardi o basta che tu l'ascolti o che senti le cose che dice e ti diventi santo per forza, perché è un tale concentrato di santità che è impossibile. Anche se Maria Valtorta, mistica che io ritengo molto attenibile, dice che Gesù provò addirittura la cura.
Ma Maria per Giuda e Scariota, cioè ci ha mandato Giuda a stare un po' di tempo con la Madonna, non è riuscito a convertirla neanche nella Madonna Giuda, pensiamo che razza di portoni spalancati che aveva aperto quest'uomo al demone. Comunque, chiusa parentesi, San Giuseppe certamente non era così e quindi è stato lanciato verso vette inarrivabili dalla presenza e dalla comunione di vita con la Madonna.
E dice Sant'Alfonso, se una sola voce di Maria bastò a santificare il bambino. San Giovanni Battista, ci dice il Vangelo di Luca, che appena la Madonna saluta Santa Elisabetta si santifica San Giovanni Battista. Quindi basta che la Madonna apre bocca e già è santo San Giovanni Battista.
E a riempire di Spirito Santo Elisabetta, aggiunge, Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce la seconda parte dell'Ave Maria, benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo. Ora, se bastava questo per diventare santo San Giovanni Battista e ottenere la grazia...
In grado giubilante nel cuore di Santa Elisabetta, dice, a quale altezza di santità dobbiamo pensare che fosse giunta la bella anima di Giuseppe con la compagnia e famiglia di Dio che per lo spazio di almeno 25 anni, come si crede, ebbe egli con Maria? Abbiamo visto la volta scorsa che saranno state una venticinquina d'anni circa, no?
Che Giuseppe dovrebbe essere morto circa 5 anni prima dell'inizio della vita pubblica. Inoltre, quindi, quale altro accrescimento di virtù e di merito dobbiamo supporre? Che acquistasse San Giuseppe col praticare per lo spazio di 30 e più anni continuamente con la santità medesima che era Gesù Cristo, nel servirlo, alimentarlo ed assisterlo in questa terra.
Cioè, non stava solo in compagnia della Madonna. Capite? Perché già stare in compagnia della Madonna... Io so che, per esempio, Salvigi Maria Monfort si narra che godeva il dono mistico di poter vedere sempre la Madonna vicino a sé e di essere spesso da lei direttamente istruito.
Anche altri santi l'hanno avuto, no? Eh, ma San Giuseppe ci ha avuto il duplicato. Quindi, oltre che la Madonna, anche la presenza di Gesù bambino, di Gesù adolescente, di Gesù giovanotto. Quindi, se Dio promette premio a chi dona un semplice bicchiere d'acqua ad un povero per amore di lui, no?
Vangelo, no? Pensate quale gloria in cielo avrà dato San Giuseppe che ha salvato suo figlio dalle mani di Erode. E a prezzo di grandi tribolazioni. Lo ha provvisto di vesti e di cibo. Lo portò tante volte in braccio. Lo allevò con tanto affetto. Certamente dobbiamo credere che la vita di San Giuseppe, alla vista e alla presenza di Gesù di Maria, era una continua orazione ricca di atti di fede, di confidenza, di amore, di rassegnazione e di offerte.
Atti di fede, di confidenza, di amore, di rassegnazione, cioè di unione alla volontà di Dio, e di offerte. Su questo, anche se noi non godiamo, la presenza continua di Gesù e della Madonna come San Giuseppe, dobbiamo certamente da lui trarre esempio, insegnamento e amadestramento.
Perché il giusto vive di fede e la nostra vita deve essere una continua unione con la volontà di Dio, un continuo confidare in loro e un continuo amare loro e i nostri fratelli. Ora, se il premio corrisponde ai meriti della vita, pensate quale sarà la gloria di San Giuseppe. San Giuseppe in paradiso.
Sant'Agostino paragona gli altri santi alle stelle, ma San Giuseppe al sole. Bella questa immagine, no? Il padre Suarez, grande Suarez, grande gesuita del 1500, quando i gesuiti erano davvero 1500-1600, quando i gesuiti erano ancora dei pozzi, diciamo così, di scienze, hanno tenuto in piedi, hanno tenuto in piedi letteralmente la Chiesa Cattolica con la loro straordinaria erudizione, intrisa di sana e santa dottrina, sono stati un baluardo per la Chiesa per secoli.
Il padre Suarez, che era uno dei più autorevoli gesuiti che ci sia mai stato dal punto di vista teologico nel corso della storia, dice essere molto ragionevole del sentimento che San Giuseppe, dopo Maria, avanzasse in merito e gloria, come vi accennavo prima, a tutti gli altri santi.
Io personalmente non ne ho assolutamente nessun dubbio. Dal che deduce il venerabile Bernardino ad Abustis che San Giuseppe in certo modo in cielo comanda Gesù e Maria. Questo è un pensiero interessante, questo più pensiero, allorché vuole impetrare qualche grazia ai suoi devoti.
Cioè questo è un pensiero che ogni tanto ci deve venire in mente, no? Perché il paradiso, ecco, qui c'è ogni tanto qualcuno che comincia a dirmi ma quando vado in paradiso ma riconosco mia madre o cose di questo genere, ma come si fa a non riconoscere tua madre in paradiso? Dico ma santo cielo, no?
Cioè c'è un principio fondamentale che è quello che la natura, che la grazia presuppone la natura e la porta a compimento, ma i figli sono la gloria dei genitori, no? Io aspetto di rincontrare mia madre, spero di andarci io perché so che lei ci sta in paradiso e la chiamerò mamma e le sarò grato per tutta l'eternità perché mi ha fatto venire al mondo, così come a mio padre, no?
E certamente in paradiso avremmo modo insomma di stare insieme, di frequentarci divinamente, santamente, non so come, ma quella io la chiamerò mamma mia madre, spero. Allora, San Giuseppe è stato vero padre di Gesù e non è che adesso Gesù che sta nella gloria del paradiso seduto alla destra del padre, anche se certamente è in tutto il fulgore della sua gloria divina anche nella sua natura umana, ma lui non cessa di sentirsi e di voler essere figlio di Maria e di Giuseppe.
Allora, se i santi dicono che la madre di Gesù è la madre di Gesù, la Madonna quando prega il figlio in paradiso, prega, ma le sue preghiere valgono come comandi, perché lui si sente ancora figlio della madre e vuole obbedirle anche da lì, è singolare e caruccio questo pensiero. San Giuseppe, San Giuseppe comanda Gesù, comanda pure sulla Madonna.
Quindi, cioè, la Madonna è più grande di lui, ma San Giuseppe se vuole qualcosa può rivolgersi alla sua sposa o al suo figlio, e dirgli, uè, sposa mia, io deciderò questa cosa perché è il mio devoto, me lo tieni tu dal Padre Eterno? Oppure dire a Gesù, figliolo, io ti ho servito in questa vita, sono il tuo servo, ma il tuo vero padre, terreno, faresti contento il tuo papà con dargli questa grazia?
Che risponde secondo voi Gesù? Ecco, è bene concludere con questo devoto pensiero, questo ciclo di... di catechesi dedicate a questo settenario molto bello di Sant'Alfonso di San Giuseppe. Dalla prossima puntata apriremo un nuovo capitolo di meditazioni che, a sorpresa, scopriremo a suo tempo.
Intanto vi do la mia benedizione, appuntamento, se volete, alla prossima puntata. Ave Maria.