Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Audio · Radio San Giuseppe

La trinita terrestre a nazareth

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Ave Maria a tutti carissimi ascoltatori di Radio San Giuseppe, ben ritrovati sulle frequenze di questa cara web radio. Questa sera, aiutati sempre dal beato Bartolo Longo, affrontiamo una meditazione molto bella e molto suggestiva, una meditazione dedicata al mistero della vita nascosta di Gesù e con lui, chiaramente di San Giuseppe e della Madonna a Nazareth.

Sapete che questo tempo molto lungo, perché dal ritrovamento di Gesù al Tempio fino all'inizio della sua vita pubblica sono passati 18 anni, ed è un tempo in cui anche santi e mistici che hanno avuto da direttore, la grazia e il dono di poter conoscere alcuni particolari della vita terrena o della passione di Gesù e anche della Madonna, riguardo questo arco di tempo c'è sempre molto palone, molto mistero.

Sembra quasi che Gesù, e quindi Dio, abbia voluto stendere un velo vero. Per coprire questo mistero grandissimo del figlio di Dio che cresce e si fa uomo, e del regalo grande che ha fatto a San Giuseppe, della sua compagnia e della compagnia della Madonna, quasi a dire, guardate, sono doni troppo grandi, e quindi San Giuseppe si rimerita, e quindi comprendete quanto è grande per essere, come dire, in qualche modo quasi fornito, forse violati, no? Rendendoli di pubblico dominio.

Ecco, il beato Bartolo Longo osa, diciamo così molto delicatamente, immaginare, penso immaginare, non credo che abbia avuto delle rivelazioni, quello che può essere successo in questo tempo, e più che altro come San Giuseppe abbia vissuto questo tempo. Vedrete che c'è un passaggio, insomma, molto suggestivo, con citazione di un autore antico, dove c'è una sorta di supplica, di delicata supplica, rivolta, vedremo, alla Santa Casa di Nazareth, le cui mura sono custodite in Italia, adesso però vedremo, una supplica che fossero svelati, insomma, gli arcani, i misteri sublimi di cui queste sante mura sono state testimoni.

Comunque, come sempre, è meglio cedere quanto prima la parola alla fonte, salvo poi ripercorrerla, come sempre, con qualche piccola notazione o commento. Il titolo della meditazione è La Trinità Terrestre nel ritiro di Nazareth. Più fortunato è che la Trinità Terrestre è stata rivolta a Nazareth, più fortunato degli apostoli, Giuseppe ebbe l'avventura di passare gran parte della sua vita con Gesù e Maria nella sua povera casa di Nazareth, divenuta un paradiso sopra la terra.

Chi può immaginarsi i divini esempi di cui fu testimone e le grazie abbondanti che ricevette nel corso di quegli anni di grazie e di benedizioni, il Figlio di Dio venne ad iniziare qua giù una vita da uomo. E viene a santificare alla famiglia i vincoli e gli affetti di essa. Dimmi, Giuseppe, le emozioni del tuo cuore allorché pienamente istruito delle grandezze della tua sposa e della divinità del tuo figlio adottivo dovesti assumerti l'ufficio di capo in quella famiglia in seno alla quale il cielo e la terra si riunivano.

Quale sommo rispetto per Maria tua sposa, quanta riconoscenza e quali adorazioni per Maria tua sposa, quanta riconoscenza per Maria tua sposa, quanta riconoscenza per Maria tua sposa, quanta riconoscenza per Maria tua sposa, quanta riconoscenza per Maria tua sposa, quanta riconoscenza per Maria tua sposa, quanta riconoscenza per Maria tua sposa, quanta riconoscenza per Maria tua sposa, quanta riconoscenza per Maria tua sposa, per Gesù, tuo figlio ubbidiente.

Mistero di Nazareth. Dio abita fra gli uomini e si lascia chiamare figlio di Giuseppe. Qual palazzo racchiuse mai si augusta famiglia. Quante cose sovrumane avvennero in quella umile abitazione. Là si cominciava ad eseguire nel tempo i disegni eterni della misericordia di Dio per gli uomini.

uomini. Là Gesù Cristo, fanciullo come era, faceva l'ufficio di mediatore e di pontefice come in un santuario, offriva a Dio un sacrificio di orazione e di penitenza, trattava della nostra salute con suo padre e promuoveva l'opera della nostra riconciliazione. Là infine Giuseppe e Maria ammiravano le meraviglie di Dio, vedevano crescere l'oggetto delle loro speranze e del loro amore, esternamente ricevevano la sua obbedienza e interiormente lo adoravano. E questa santa casa oggi, per volere divino, si trova nel cuore dell'Italia, a Loreto.

Un antico autore parla così della casa di Nazareth nella quale San Giuseppe aveva l'inestimabile sorte. Di abitare con Gesù e Maria. Coglici nel tuo recinto, sala misteriosa, delle ammirabili nozze del figlio di Dio con la nostra povera natura. Divina cameretta, tu sola hai maggior pregio che non hanno intere città. Non sei tu più Augusta degli antichi templi a mille altari e degli altari a mille sacrifici di cui la storia narra la grandezza e la gloria. Quanto sei grande, già che racchiudi colui che è l'immensità dei cittadini.

Non potrebbe contenere. Quanto sei gloriosa, già che possiedi colui che fa la felicità dei beati. Tu sei il suolo che ha prodotto la verga di Jesse, da cui germogliò il fiore dei fiori, il frutto dei frutti. Gesù Cristo, nostro Salvatore. Io porterò il mio spirito attraverso le tue mura per contemplare la santa famiglia che abita in te.

Quell'amabile trinità che comunemente si chiama creata, quantunque infatti nella persona di Gesù sia increata. Dice Luguè che come vi è nel cielo una trinità ineffabile, padre, figlio e spirito santo, così vi è sopra la terra un'altra trinità, Gesù, Maria e Giuseppe di cui parla il Vangelo. Il dottore Pio e Gersone, preso da meraviglia nel contemplare questo mistero, esclama con trasporto d'amore.

Bella, amabile trinità, Gesù, Maria e Giuseppe, che la divinità ha unita con i vincoli di una inviolabile carità. Voi siete veramente degna dei voti, delle offerte e delle adorazioni di tutti i figli di Dio. Non vi è cosa al mondo tanto eccellente, tanto augusta quanto voi. Anime devote, siate fedeli ad onorare questa augusta trinità terrestre. Fate del vostro cuore una culla a Gesù, presso la quale inviterete Maria e Giuseppe. Se non preferite farne un tempio con tre altari, oppure un monte di purità, sopra il quale innalzerete tre tabernacoli, il primo dedicato a Gesù, il secondo a Maria e il terzo a Giuseppe. E se vorrete che vi si stabiliscano con la loro dimora, adornatevi, secondo il consiglio del devoto San Bernardo, di mortificazioni, di giustizia e di pietà.

Dedicazioni per rispetto a voi, usando parcamente dei beni e dei piaceri della vita presente. Di giustizia riguardo al prossimo, dando a ciascuno ciò che gli è dovuto, secondo la sua condizione. E di pietà verso Dio, dedicandovi con fervore a tutto ciò che riguarda la gloria di Lui. Pronunziate sovente, anime, pie, e con gran confidenza questi sacri nomi. Gesù, Maria, Giuseppe. Nomi di pace e d'amore.

Nomi di salute e di benedizione. Nomi di maestà e di gloria. Nomi di ammirazione e di gioia. Nomi di felicità e di venerazione. Nomi così grati agli angeli, così vantaggiosi agli uomini, e così terribili ai demoni. I cristiani dovrebbero averli sempre nel cuore e sulle labbra. «Sarebbe utilissimo, dice lo stesso autore, dracone, di essere mai più forti». I cristiani dovrebbero avere i loro ricordi, inglori e Che i servi di Giuseppe lo pregassero qualche volta di venire nella loro anima e di condurvi il bambino Gesù con la sua santa madre per farveli onorare, come fece in Egitto, invitandoli a distruggere e spezzare gli idoli dell'amor proprio, della vanità, della sensualità e delle altre sregolate passioni che la corrotta natura vi eresse con grandissimo dispiacere di quelle sante persone.

Ecco il testo di questa suggestiva meditazione di cui prima di riprenderne alcuni tratti salienti per commentarli vorrei far cogliere, agli ascoltatori, coloro che non l'abbiano già fatto, con la loro acuta intelligenza, lo schema molto bello e anche molto lineare per certi aspetti di questa venerazione.

Bartolo Longo contempla che questa trinità terrena è il luogo della sua abitazione reale in questo mondo che fu la casa di Nazareth, primo passaggio. Poi passa, e qui dobbiamo anche... elevare qualche inno di lode e di ringraziamento a Dio a contemplare il fatto che le mura di questa casa, poi vorrei dire qualcosa su questo, si trovano a Loreto, quindi immaginando, attraverso questo anonimo antico autore, una sorta di dialogo appunto quasi per andare a respirare, a percepire qualcosa di quanto avvenne dentro questo...

questa esteriormente umile abitazione. Poi passa, in maniera molto, come dire, fondata da un punto di vista di teologia paolina, quindi la casa di pietra della famiglia di Nazareth e la casa reale della famiglia di Nazareth che dovrebbe essere il nostro cuore, quindi invitando i lettori, e quindi invitando anche noi, ad accogliere questa trinità nella nostra anima.

Ad essa uno spazio di onore senza paura, questo abbiamo cercato di vederlo in tante meditazioni, e anche a San Giuseppe, senza nessuna paura, ecco, senza nessuna paura ricordando la straordinaria eccellenza e grandezza di questo grande santo. Ecco, adesso riscendendo un po' in particolare, il primo punto che vorrei ripresentare alla meditazione di tutti è, cerchiamo di rappresentarci la grandezza di un uomo che...

...ha avuto questa grazia così grande, ecco, di vivere a cuore a cuore con Gesù e con la Madonna. Io vi dico, chi di voi non vorrebbe vedere la Madonna, o parlare con la Madonna? Io, mentirei, sapete tutti quanti che San Giovanni della Croce dice che non bisogna assolutamente desiderare né chiedere a Dio le grazie mistiche straordinarie, ...dovendoci bastare la fede.

La fede è perché questo sarebbe contrario all'umiltà, no? Però io penso che questa, che deve essere comunque la disposizione ferma della nostra volontà, non può e non deve impedirci di sognare. Cioè, certo che tutti sogniamo che la Madonna venisse a casa nostra, penso che tutti sogniamo, ci piacerebbe tantissimo, di vedere il nostro Signore Gesù Cristo, no?

Ma quest'uomo... ...ci ha vissuto per trent'anni, trenta, di cui gli ultimi diciotto, certamente in una situazione precaria di povertà e di esercizio di tutte quante le virtù, no? Ma quanto possiamo azzardarci di pensare in una condizione, tutto sommato, relativamente serena? Nazareth...

...era davvero un, come dire, non possiamo immaginarla come una piccola oasi sconosciuta, un piccolo paesino, dove, da quanto, ripeto, dobbiamo stare, poi, se arrivasse qualche rivelazione un po' particolare, cioè, gli ultimi diciotto anni non sono stati come i primi dodici, abbastanza travagliati, no?

Perché se ne abbiamo avuto i primi sette in Egitto, ecco, poi un pochino tranquillo, poi c'è stata questa interruzione che abbiamo visto l'altra volta scorsa, un po' angosciosa. Ecco, del bisogno dello smarrimento e del ritrovamento, ecco, qui, e quest'uomo ha avuto la grazia di stare con la Madonna e di averla come sposa, addirittura, no?

Anche se era una sposa un pochino sui generis, cioè, dobbiamo provare a rappresentarci l'affetto e anche la gioia immensa che San Giuseppe ha vissuto nel vivere questo mistero. E noi dobbiamo sempre ricordare che... Quando il nostro Signore fa delle grazie così grandi, certo, San Tommaso dice che nessuna grazia, specialmente questa straordinaria, può essere meritata, no?

In senso stretto, però... Non può essere meritata in senso stretto, però il Signore la dà a chi, in senso non stretto, quindi in senso lato, se la merita è come? Perché è stato scelto San Giuseppe per stare a fianco alla Madonna e per essere il Padre Votativo di Gesù, non un altro.

E questa scelta, certamente, è stata fatta in considerazione del fatto di chi San Giuseppe era e di come avrebbe adempiuto a questo altissimo ufficio. Quindi questa meditazione, che è un po' una contemplazione, deve farci rinnovare il senso della grandezza e dell'eccellenza straordinaria di San Giuseppe, per non temere affatto, con una devozione falsamente scrupolosa, di dargli l'onore, il culto e lo spazio.

Ecco, la Santissima Trinità deve essere impressa anche nel nostro cuore, la Santissima Trinità terrena, San Giuseppe compreso. Una piccola parentesi, vorrei dire, sulla Santa Casa di Loreto, perché io non cesso di biasimare con forza e anche di rattristarmi profondamente gli antichi e meno antichi, anche molto recenti, tentativi di razionalizzare ballordamente, nonostante, tra l'altro, alcune evidenti prove contrarie, proprio da un punto di vista architettonico e storico, nel senso di coloro che vorrebbero, appunto, desacralizzare la storia della Santa Casa di Loreto, che la tradizione ci tramanda a essere stata trasportata dagli angeli e posta lì dove si trova oggi.

Ecco, punto. È proprio del razionalismo una delle tante correnti di pensiero. Un pensiero, a suo tempo, combattuta da Benedetto XVI in tempi più recenti, ma anche da Giovanni Paolo II, con l'enciclica Fides et Transio, che pretende di dare delle spiegazioni razionali a tutto quello che gli appare o gli sembra stravagante, atipico, anomalo, eccetera.

Che gli angeli possano fare una cosa di questo genere, non c'è alcun dubbio. E se c'è una tradizione di questo tipo, e se ci sono poi riscontri, sapete, hanno fatto gli studi, cioè, chi andrebbe a mettere tre muri su un pavimento appoggiati, quindi senza che ci sia nessun tipo di fondamenta, e così sono i muri della Santa Casa, chi li andrebbe a mettere in mezzo ad una via di pubblico passaggio dove furono ritrovati?

Punto secondo. E come potrebbe essere possibile che questi muri coincidano esattamente con lo spazio architettonico, si trovano in una grotta di Nazareth, nella Basilica dell'Annunciazione a Nazareth, e come potrebbe essere possibile che la formazione delle pietre, il tipo di collante, non mi ricordo tutte quante le cose che hanno fatto, corrispondano esattamente ad una casa palestinese del primo secolo, dopo Cristo.

Com'è? Non ci dovrebbero neanche servire tutte quante queste cose, però questo è un segno dei tempi, cioè, Bartolongo chiaramente non ha nessun dubbio, e come io disapprovo personalmente, però non voglio fare polemiche personali, in questa sede, tutto questo clima, anche esegetico, eccetera, eccetera, che sta sempre, Abramo non è esistito, Mosè non è esistito, quell'altro non è esistito, il Mar Rosso era la bassa marea, tutte queste sciocchezze qui, che chi le dice, insomma, se ne assume responsabilità anche a Dio, che mi sembrano assolutamente inadeguate.

Il tempo purtroppo sta correndo, mi resta proprio una... un paio di minuti, ecco, per riprendere questo, vedete, questo fatto della piccola Trinità terrena, che ha al suo, come dire, seguito dotti autori, no? Come Lugue e come il dottor Pio Gersone, che era un'autorità, è stata un'autorità per lunghissimi secoli nella spiritualità e nella scetica cristiana, cattolica, e poi l'importanza, che vorrei dichiamare, siamo in della invocazione frequente, in nomi di Gesù, Maria e Giuseppe, c'è una sorta di atto di amore, che il Beato Bartolongo suggerisce al termine della meditazione, che possiamo tranquillamente imparare la memoria, Gesù, Giuseppe e Maria, vi amo con tutta l'anima mia.

Sarebbe molto proficuo imparare a memoria questa breve giaculatoria e ripeterla, fino a quando poi, imparata, non esca facilmente spesso dalla nostra bocca. E poi le virtù, ecco, che... Dobbiamo offrire alla Santissima Trinità, alla Santissima Trinità terrena, augustissima e grandissima, qualora decidessimo, come ci auspichiamo, e come anche queste povere meditazioni dovrebbero aiutare a farci venire un po' di desiderio, ad offrirgli il Tempio della nostra persona, che sono appunto la mortificazione universale, la Madonna, sapete, chiede sempre i sacrifici, e quindi...

la capacità di stare sulla Terra, di stare staccati dalla Terra, la giustizia per dare a tutti ciò che gli è dovuto, in primis a Dio, e poi ai nostri simili, e poi una grande pietà verso Dio, cioè... uno zelo grande per la Sua gloria e l'offerta delle nostre preghiere, ma soprattutto l'offerta di una vita dedita all'esecuzione dei santi e divini voleri, che è poi il cuore della santità, che è stato anche il cuore della vita terrena di Gesù, di Giuseppe, e di Maria.

Bene. Io vi do appuntamento alla prossima puntata, lasciando su tutti gli ascoltatori la mia benedizione. Ave Maria.

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