Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Audio · Radio San Giuseppe

Le apparizioni di San Giuseppe 4

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Trascrizione

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Grazie al carissimo Antonio, di nuovo una santa serata a tutti e ben ritrovati sulle web frequenze di Radio San Giuseppe, questa sera dovremmo finire, speriamo, se Dio vuole, la prima parte della parte mistica, perché poi c'è la seconda parte della parte mistica, parla delle apparizioni di San Giuseppe, che oggi dovremmo finire con qualche altro racconto eccellente, c'è un personaggio molto famoso che era venerabile consolato a Betrone, che è il primo che vedremo, ed altre due testimonianze, poi inizierà un altro lungo capitolo, che è abbastanza corposo, che in parte è stato anche ridotto, perché l'autore stesso dice che se si fosse voluta compiere una trattazione esauriente, un po' come dice San Giovanni al termine del Vangelo, ci sarebbero voluti molti, molti libri, ed è il capitolo dedicato ai miracoli, accertati e attribuibili a San Giuseppe.

Chiaramente potete immaginare quanti siano, ne vedremo sicuramente un po', non so se poi vedremo, se è il caso di vederli proprio tutti, o eventualmente un po' ridurre questa sezione, magari presentare soltanto i più significativi, comunque vedremo poi nelle prossime puntate un po' come muoverci.

Stiamo terminando la sezione dedicata ai miracoli. All'apparizione di San Giuseppe, scusate. E ne abbiamo un'altra molto importante, non soltanto per l'eccellenza del personaggio, anche molto famoso, che coinvolge, ma anche per il significato. Quindi avremo modo, al termine del racconto, di evidenziare, come sempre, di soffermarci su qualche particolare molto importante che emerge nell'apparizione di San Giuseppe.

Mentre già preannuncio che nell'altra, qui già qualche ascoltatore si starà... ...santamente, allegramente, sfregando le mani, vedremo che San Giuseppe ancora una volta porta dei soldi ad un suo devoto che ne aveva bisogno per cose sante. Ma proprio porta dei soldi, abbiamo già visto un altro episodio del genere, proprio materialmente, anticipo subito questo.

Adesso non pregate San Giuseppe soltanto perché porta dei soldi a casa, mi raccomando, anche per altri motivi. Ecco, però è abbastanza grazioso. E ricordare anche questi episodi che, come tutti quelli che racconta l'autore, sono episodi attendibili e accertati, quindi non sono pietradizioni oppure illazioni gratuite da parte di chi scrive.

Allora, il primo episodio di questa sera riguarda la penetabile consolata Betrone, suora italiana, vissuta 43 anni, nata nel 1903 e morta nel 1946. E' un episodio che è famosa perché molti, forse non tutti gli ascoltatori, sanno che questa suora è l'apostola dell'atto di amore. Gesù le insegnò un piccolo segreto per la santificazione del tempo ed anche per cercare, in qualche modo, di mettere in pratica quell'esortazione paolina.

Tra l'altro l'abbiamo anche sentita in parte nel Vangelo di domenica scorsa. Alla preghiera incessante, San Paolo, mi pare, in lettere filippesi, non sono sicuro che sia la lettere filippesi o forse la prima tessaronicesi, è una delle due, rivolge un'esortazione lapidaria, pregate incessantemente.

Però uno dice, come fa a pregare incessantemente una persona? Certamente noi dobbiamo avere dei tempi di preghiera, lo diceva Sant'Agostino questa mattina, nella seconda lettura dell'ufficio delle letture, nella lettera a prova, è importante. Tutti noi riserviamo dei tempi specifici alla preghiera, dove cerchiamo possibilmente di starci con la testa, col corpo e col cuore della preghiera.

Però poi, certamente, la giornata non possiamo trascorrerla, magari fosse tutto il giorno in chiesa o tutto il giorno davanti al tabernacolo. Abbiamo poi molte altre cose. Come facciamo a mantenere viva la presenza di Dio? Ci stanno, diciamo così, varie, perdonatemi il termine, un po' non troppo...

Conso, no? Tecniche. Una, ecco, l'ho accennata nei giorni scorsi nel Sant'Oro di Pompei, è il Santo Rosario. Cioè, imparare, come dire, anche per pregare più di una corona del Rosario quotidiana, a intervallare, come dire, a intramezzare i nostri spazi vuoti, i nostri tempi liberi, o anche ad arricchire le nostre occupazioni, direttamente manuali e quindi compatibili con un moderato esercizio di preghiera, con il Santo Rosario. Una decina del Rosario. Dire una decina ogni tanto.

Oltre a questo, però, tu dici, sai, una decina del Rosario, non è che ho tantissimo tempo, magari, no? Comunque una decina del Rosario, diciamo, con tre minuti ci vuole per dirla, no? Ma se io volessi un segreto, magari, per lanciare un sms istantaneo al cielo, ecco, sono tornato a Betrone e ricevete una rivelazione da parte del Signore, che era una formula, come dire, una giaculatoria estemporanea.

Era Gesù, Maria, vi amo, salvate le anime. Quindi, per dire Gesù, Maria, vi amo, salvate le anime, io sto davanti al cronometro adesso, ripeto, Gesù, Maria, vi amo, salvate le anime, tempo due secondi, massimo due secondi e mezzo. Quindi capite che è una cosa assolutamente semplice e agevole a tutti, però Gesù in persona gli disse, guarda, un tuo atto di amore ripara per mille bestemmie.

Pensate, eh? A volte noi non sappiamo, tante volte sentiamo una persona vicino a noi che ci bestemmia vicino, allora non sappiamo, allora che faccio? La rimprovero, non la rimprovero, non la conosco, come faccio? Dopo questa si arrabbia, oppure... Allora, se uno non ha la possibilità, oppure non è opportuno, in base alle circostanze, che a volte può succedere, può rimproverare, tra virgolette, oppure correggere, con carità, insomma, uno sciacurato o una sciacurata, che cade in questo brutto peccato, basta che appena senta una bestemmia e dice, Gesù Maria, vi amo, salvate le anime, ecco, ne riparate per altre mille. Facilissimo, no? E addirittura Gesù gli disse, guarda che per un tuo atto, ogni atto di amore, oltre che ad essere, attira me nel tuo cuore. Quindi capite, sarebbe come se noi lanciassimo, come dire, una specie di lazzo, avete visto i pistoleri con il lazzo? Lo lanciamo verso il cielo, sarebbe come se catturassimo...

Adesso mi perdonerà il nostro Signore, eh? Catturassimo il nostro Signore e ce lo portassimo dentro il cuore, con lazzo. Con lazzo, con i vincoli dell'atto di amore, no? E ancora, come se non bastasse, gli disse, guarda, per un tuo atto di amore, senti, uno è, non creerei il paradiso. Addirittura, Signore, creeresti il paradiso? Sì. E pensate che Gesù aveva insegnato a questa suora, come dire, a vivere la preghiera continua e interrotta, moltiplicando e ripetendo continuamente nel cuore, un po' come per chi conosce la filocaria, la preghiera del pellegrino russo, questa forma orientale di orazione che consiste nel ripetere costantemente, proprio fino a farla diventare, come dire, una specie di, di, di, di, una sorta di cantilena ritmica.

Adesso noi abbiamo il cuore che batte in continuazione, no? Noi non siamo consapevoli di questo. Questo battito continuo. Ecco, però se noi provassimo a ripetere continuamente, continuamente, proprio, provate a farlo qualche volta, lo, lo, lo fate in qualche, in qualche momento, no? Magari una volta, un giorno, uno si va a fare una corsa, sapete, quando uno corre volendo, può tranquillamente, a mente, recitare una piccola, ecco, uno prova a fare con questa cosa, Gesù Maria, vi amo, salvate le anime, tu corri mezz'ora, prova a ripetere per mezz'ora, continuamente, Gesù Maria, poi vedi che quando ti fermi, che magari, anche se non hai più la volontà di continuare a ripetere questa giaculatoria, quella continua a risuonarti dentro la testa, ecco.

Quindi, Gesù Maria ha insegnato a questa suora, come attraverso questa giaculatoria, praticare la, la, la preghiera continua. Però, questo per dirvi, ne basta una sola, lo voglio ricordare questo, perché dato che c'è la sorconsolata, in modo, sicuramente, San Giuseppe non si offende, perché poi è apparso proprio la sua sorconsolata, quindi era una sua devota, evidenziare queste tre dimensioni, no?

Atto d'amore, ripara per mille bestemmie, attira Gesù nel nostro cuore, e lo fa talmente felice, che per questo creerebbe un paradiso, se non ci fosse già, per un atto di amore. E questo ci fa anche comprendere, carissimi ascoltatori, qui sono le mie ultime riflessioni di questi ultimi periodi, di quanto nella nostra, nella vita cristiana, più tempo passa e più è importante meditare, su Primo Corinzi 13, secondo me.

Queste sono le tre cose che rimangono, la fede, la speranza e la carità, ma di tutto è più grande la carità. Oppure, anche comprendere come tutte le virtù cristiane, tutte, nessuna esclusa, senza la carità, davanti a Dio, sono ben poca cosa. Carità che vuol dire fare dell'amore il cuore delle nostre azioni, sia per quello che riguarda l'amore di Dio, per esempio, ecco, manifestato in questo gesto semplicissimo, sia per quello che riguarda l'amore del prossimo.

Se ci facciamo guidare dall'amore sincero, autentico, non dagli pseudo-amori, eh, o dalle caricature dell'amore di cui oggi si sente tanto parlare in giro e che vanno tanto di moda, diciamo che percorriamo una vita... Una vita di perfezione, reale, nel senso che possiamo dare molta gloria a Dio, molta gioia al cielo, ed essere anche moralmente certi che il bene che facciamo, le virtù che pratichiamo, siano al cielo gradite.

Perché nulla Dio gradisce se è fatto senza carità, mentre gradisce anche una cosa apparentemente sciocca se è fatta con la carità. Vi ripeto, ti resti a fare una corsa, una corsa è un atto di per sé stesso, come dire, moralmente neutro, non è una cosa negativa, che uno si muova un attimo può essere un fatto positivo, però da un punto di vista morale non è che si si dica di chissà quale virtù.

Eh, tu puoi santificarla, però anche un'azione di questo genere, attraverso questa piccola carità, no? Oppure uno può andare a fare una corsa, non per sé, ma perché magari, una persona ti chiede, viene a correre con me, ha bisogno di compagnia, e se tu vai, anzitutto per accontentare quella persona perché ti hai chiesto di stare con lui, basta questo perché quell'azione sia graditissima agli occhi del Signore, anche se correre è una cosa che di per sé stessa non significa niente, no?

Ecco, vi ho messo, diciamo, un po' a parte di alcune delle mie personali riflessioni di quest'ultimo periodo, che chiaramente non vengono dalla farina del mio sacco, ma di quello che ho fatto. Un sacco, ma di cui penso che si debba ringraziare il nostro Signore. Adesso veniamo invece all'episodio, assai grazioso, che anche questa santa racconta.

Stava morendo il padre, e siamo nel 1935, praticamente la madre priora del convento dove questa suora si trovava, le ripeteva che doveva pregare per il suo papà, e la mattina di questo 17 aprile, questa suora, sorconsolata a Betrone, offre il papà a Gesù, ecco, durante la santa comunione, perché, se fosse la sua volontà, lo portasse con sé prima della fine dell'anno.

Come qualche volta accade, il nostro Signore ha ascoltato la preghiera al di là delle più rosee aspettative e delle richieste, perché il papà se l'è preso con sé quel giorno stesso, quindi altro che la fine dell'anno, era il 17 di aprile, praticamente mentre questa santa suora stava facendo la fila per confessarsi, e mentre stava facendo la fila, vedete com'era intelligente già prima, pregava il rosario.

Perché anche la fila per confessarsi quando la fate, anziché, oppure la fila alle poste, eccetera, anziché diventare un momento in cui uno fa un sacco di peccati, di impazienza e di sbuffamenti vari quando va bene, inganna l'attesa, dice, ecco. dicendo il rosario, oppure dicendo Gesù Maria vi amo, salvate le anime, no?

Comunque questa santa suora stava facendo sta fila per confessarsi, per pregare il rosario, ignorando che in quel momento il papà stava morendo, ecco, e la priora non le diede la notizia fino al pomeriggio di quello stesso giorno. Allora però dobbiamo calcolare che questa pia suora, già in quel periodo, nel 35, quindi aveva 32 anni, era nata nel 1903, già aveva diversi incontri frequenti, talora anche quotidiani e prolungati con Gesù, no?

Allora quando viene a sapere della morte del padre si è un po' risentita, tra virgolette molte virgolette, no? Ha chiesto, ma come mai Gesù non mi ha avvertito? E alla prima occasione gliel'ha chiesto, dicendo, adesso vi cito questo grazioso dialogo, no? Dice il suor consolata, Gesù dov'è mio papà?

È in purgatorio, consolata. Dice liberalo, te ne supplico, lo libererò sabato mattina. Quindi da questo che possiamo capire. Che il papà di suor consolata Betrone era un santo uomo, perché per stare in purgatorio solo qualche giorno, poi magari ne parleremo nelle catechesi di San Giuseppe che faremo nel mese di novembre, vuol dire che tu eri veramente un santo uomo, eh?

Perché vi dico subito che per un fedele, diciamo così, comune, a quello che noi possiamo sapere da tanti scritti di santi, anche canonizzati, perché ho due volumi qui archiviati, insomma, i santi e i mistici della dottrina del purgatorio, il periodo di permanenza media nel purgatorio può aggiungere, per un'anima che non mi vengono dette messe o cose di questo genere, anche da 30-40 anni, quindi starci pochi giorni era già una grazia, no?

Solo che questa suora non si poteva da pace, dice, ma come? Fino a sabato? Pensate che stavano la settimana santa, eh? E Gesù non risponde, quindi. Allora, il pomeriggio del giovedì santo, questa suora sente la voce angosciata del padre che le dice in dialetto, soffro tanto, quindi, questo anche per chi pensasse che in purgatorio è, come dire, ecco, ci sia una sorta di anticamera del paradiso, uno sta lì, semplicemente aspettando che entra in cielo, questo vale per l'ultimissima zona del purgatorio, il cosiddetto purgatorio di desiderio, no?

Però il resto del purgatorio non è un posto così tranquillo, perché ci sono anche tante sofferenze, tante pene. Tante pene purificatorie, ripeto, poi forse lo vedremo a suo tempo, no? Solo che Gesù era inesorabile, no, no, fino a sabato non lo posso liberare. Allora che fa sor Consolata?

Allora mi affide a San Giuseppe, scegliendolo come padre, e lì mi apparve con la Vergine dicendomi, Consolata, tu sai, sei triste? San Giuseppe, mio padre è purgatorio e Gesù non vuole liberarlo fino a sabato mattina. E risponde San Giuseppe. Che? No, no, non ti preoccupare, lo libererà domani, venerdì santo.

Allora San Consolata gli dice, eh, magari San Giuseppe, ma Gesù non vuole, gliel'ho chiesto tanto e non mi vuole accontentare. Allora San Giuseppe risponde, oh, non ti preoccupare, comando io a Gesù e domani libererà tuo padre. Attenzione, eh, al termine che usa, comando io Gesù.

Impressionante, eh? Faccio un attimo di pausa. Perché lasciatevi scavare da questo verbo. Comando io Gesù. Eh, ma dobbiamo sempre pensare che Gesù, specialmente ora che poi sta in cielo, certamente lo era anche in terra perché non c'è nessun cambiamento ontologico e sostanziale, no?

Però, insomma, in cielo anche la sua umanità è glorificata, è perfettamente deificata, eppure, da questa espressione, noi possiamo arguire che anche in cielo, San Giuseppe, se vuole, può esercitare la sua autorità paterna. Comandare a Gesù, eh? Comandare. Altra pausa di silenzio.

Io sinceramente quando vedo alcune cose rimango un po'... e mi ritornano, mi sovvengono anche, no? Per esempio, quando leggevo il trattato della vera devozione, che ho letto tante volte di San Luigi Monfort, anche lì San Luigi dice, citando i Santi, dice, la Madonna comanda suo figlio, e qualunque cosa la Madonna gli dice a suo figlio, il suo figlio lo fa.

Quindi abbiamo queste due creature, tra l'altro è molto bello, no? Perché c'è una donna, una donna perfetta, e poi c'è un uomo. Noi abbiamo visto che quest'uomo, sì, ha contratto la macchia d'origine, ma abbiamo molte motivazioni per pensare che non abbia avuto una sorte di simile da quella del profeta Geremia, ricordate, di San Giovanni Battista, no?

Quindi, santificato Geremia, già nel grembo della madre, tolta subito la macchia d'origine, e addirittura confermato in grazia. Quindi, certamente, però, il nostro fratello, come dire, è ancora più fratello, perché, a differenza della Madonna, che è comunque una pura creatura, è una verissima donna, come tutti i mortali, non avendo contratto la macchia d'origine, ha però, come dire, un tasso e un grado di santità, che è anche una condizione, diciamo, ontologica, che è per noi raggiungibile, in quanto figli di Adamo.

Ma San Giuseppe no. Perché San Giuseppe è proprio come noi, salvo che per la sua straordinaria missione, e probabilmente anche in vista dei suoi straordinari meriti, è stato, abbiamo motivo ragionevole, non ripeto le puntate precedenti, di pensare che sia stato liberato già nel grembo della madre dalla colpa d'origine e confermato in grazia.

Comunque, venerdì santo, durante la funzione liturgica, continuo il racconto, mi appare mio papà appena uscito dal purgatorio, la visione di mio papà non la dimenticherò mai, il suo volto lasciava capire che aveva sofferto, ma aveva una pace profonda. Mi parlò in dialetto e mi spiegò che se ne andava in paradiso e che la avrebbe pregato per me e per tutta la nostra famiglia.

Il 9 novembre dello stesso anno, 1935, quindi sono passati circa sei mesi, San Giuseppe, che nel frattempo sor Consolata aveva nominato padre al posto del suo genitore defunto, le dice ti aiuterò nella tua missione e ti assisterò nell'ultimo momento. Guardate, sono il protettore dei moribondi e il terrore dei demoni.

Negli ultimi istanti della tua vita io ti sarò al fianco spiritualmente e sensibilmente. Sei contenta? Il 26 novembre 1948 Gesù le disse in persona ti dono San Giuseppe come protettore fino all'ultimo respiro, affinché ti aiuti e ti prepari ad una santa morte. Ecco la pausa che desideravo fare.

No, qui abbiamo due titoli di San Giuseppe, quindi oltre che colui che se vuole ci protegge, ci aiuta nelle nostre missioni, è in particolare protettore dei moribondi e terrore dei demoni. Riflettiamo un attimo su questi due titoli, no? Protettore dei moribondi, l'abbiamo già visto in qualche puntata precedente, se lo ricordate, quindi San Giuseppe e la morte, quindi la sua azione potente per aiutarci a fare una buona morte, che è portatissima per fare una buona morte, perché quello è il momento decisivo della nostra esistenza.

Quindi San Giuseppe è il protettore dei moribondi. Ecco perché la tradizione della Chiesa ha composto quelle belle giaculatorie, Gesù, Giuseppe e Maria, vi dono ancora l'anima mia, Gesù, Giuseppe e Maria, assistetevi nell'ultima agonia, Gesù, Giuseppe e Maria, aspiri in pace con voi l'anima mia.

Sono preghiere giaculatorie contenute anche nel libro liturgico, anche in quello riformato, nell'ordo di preghiere per raccomandare al Signore le anime dei defunti. Attenzione ai gentilissimi ascoltatori, perché qui vorrei aprire gentilmente e caritativamente una piccola parentesi, perché io posso dire dalla mia esperienza, io sono prete da nove anni, il sacramento che ho meno amministrato di tutti è l'unzione degli infermi, però di funerali fatti purtroppo, temo, non meno dei battesimi, e per battesimi abbiamo ampiamente superato i duecento, però di estreme unzioni, forse su duecento funerali, se ne ho amministrate venti, ma venti penso che sia un'esagerazione già, perché poi tiro fuori mio padre e mia madre, che glielo ho dato io all'olio santo, ma quelli sono funerali a parte rispetto a quelli che mi competono in quanto parroco, o anche da vice parroco, insomma ne ho fatto più di qualcuno, pochi, e quasi nessuno sa, non lo so tra gli ascoltatori chi di voi lo sa, perché queste purtroppo sono cose che a me sembrano cadute in disuso, io vi posso dire che prima di diventare prete non avevo mai visto una cosa del genere, non sapevo neanche che esistesse, cioè oltre che all'unzione degli infermi, che va data, in ogni momento l'unzione degli infermi si può dare anche, chiaramente sotto condizione, cioè a condizione che il defunto non la rifiutasse, qualora fosse stato cosciente, quindi si può dare anche in stato di incoscienza l'unzione degli infermi, ed è un sacramento importantissimo, ma oltre a quello ci sono le preghiere di raccomandazione dell'anima a Dio, che per la verità, guardate questo nell'ordo antico, che Benedetto XVI ha liberalizzato, quindi consentendolo di usare anche a un sacerdote come me, Dio Cesano, ci sono delle preghiere in latino molto lunghe e stupende, veramente bellissime, il rituale riformato ne ha tolte un pochino, quindi è un pochino più breve, oltre che in lingua volgare, comunque in ogni caso ci sono, cioè non c'è soltanto l'olio santo, ci sono delle preghiere fatte dal sacerdote che sono importantissime, potentissime, che sono le preghiere di raccomandazione dell'anima a Dio.

Allora, noi dobbiamo fare attenzione a non farci prendere, anche recentemente purtroppo è successa una storia, ogni tanto uno viene a sapere che è morto qualcuno, uno gli dice, mi scusi ma gli avete fatto avere i sacramenti a questa persona? Ma un sacco di volte mi è venuta come risposta, no padre, perché comunque abbiamo avuto, come dire, timore di chiamare il prete, perché abbiamo preferito che non sapesse che era giunto il momento del grande trapasso, ma figli miei benedetti nei secoli, no?

Cioè è una privazione di grazie enormi, grandissime, cioè le preghiere di raccomandazione dell'anima sono importantissime, io so una storia vera, vi posso dire che la so e che la fonte è attendibile, non posso dire altro, di una persona, grandissimo peccatore, proprio candidato all'inferno, ma poi non aveva fatto quanto è Carlo in Francia in tutta la vita, e tra l'altro non pentito, almeno fino a quando aveva avuto la possibilità di dare dei segni di pentimento, che a quanto pare essere stato riferito da fonte attendibile, che ha contatti con l'alto, questa è un'informazione che a me è arrivata, e che ritengo attendibile, se no non la citerei per radio, si è salvato all'ultimo istante, quindi Dio gli ha concesso la grazia della conversione all'ultimo momento, e quindi pur dovendo soffrire non si sa quanto, e quanto fortemente impurgatorio, comunque non sta all'inferno, per le preghiere di un sacerdote, capito?

Perché il sacerdote è andato lì e ha pregato per lui prima che morisse, facendo le preghiere prescritte dalla Chiesa. Pensate quanto è importante una cosa del genere, capite? E pensate a quanto purtroppo, scioccamente, delle volte, priviamo i nostri cari di questi grandissimi conforti, a causa delle nostre, umanamente comprensibili, però anche un po' sciocche paure, perché se è arrivata, è arrivata il momento.

Questo fa capire anche quanta crisi di fede ci sta, perché oggi tutti si pensa che appena uno muore se ne va dritto in paradiso, ma questo non è vero, purtroppo. Non è che non è vero perché manca qualcosa da parte del Padre Eterno, non è vero perché manca qualcosa da parte nostra, per le scelte di vita che abbiamo fatto, per la nostra distanza dai sacramenti, e tante altre questioni, no?

Quindi, protettore dei moribondi, e terrore dei demoni. Terror demonum, si legge nel Nenelitania di San Giuseppe. Un'espressione molto bella, un'espressione molto forte, perché terror demonum? Io penso per il motivo che vi stavo accennando prima, no? Cioè, perché San Giuseppe, che è il più santo dei santi, e che ha un'autorità così grande su Gesù, quindi vuol dire che se tu ti raccomandi a San Giuseppe, ancora la grazia te la ottiene, ecco, te l'ottiene, e te la ottiene nonostante che, a differenza di Maria Santissima, perché sai, il demonio non sopporta neanche la Madonna, come tutti quanti sappiamo, perché la Madonna è una pura creatura, inferiore agli angeli, e lui va in bestia che sia vinto da una creatura, no?

Però, per certi aspetti, forse, e ancora potrebbe essere più infastidita addirittura da San Giuseppe, perché, mentre sulla Madonna, il demonio deve rassegnarsi, perché non c'è nessun potere sulla Madonna, perché non c'è stata manco la macchia d'origine, su San Giuseppe, per certi aspetti, quindi vedete come a volte uno può essere anche molto più piccolo, però sotto certi aspetti, quindi con San Giuseppe rosica di più, perché San Giuseppe è stato del demonio, perché noi, questa è un'altra cosa che non si chiede più nessuno, la macchia originale ci rende, purtroppo, schiavi del demonio, cioè c'è un momento, la nostra anima, appena viene creata, perfetta dal Padre Eterno, scende in quello zigote, appena fecondato, e contrae la colpa d'origine, la colpa d'origine è il marchio del demonio, cioè da quel momento, purtroppo, la sua anima appartiene al nostro nemico, non è una favola questa, perché oggi non ci crede più nessuno, questo che battezzano i figli a 4-5 mesi, se questa verità di fede fosse cristallinamente ancora presente, io ogni tanto scherzo, non battezzare per i figli quando è l'ora di prendere moglie, un po' peggio quell'altra sciocchezza che gira oggi, che non li battezzo proprio neanche a 6-7 mesi, perché aspetto che diventano grandi, così scelgono da solo, sai quante risate che si fanno all'inferno, e quanta manbassa che può fare il nemico, insomma, su un'anima ancora non santificata dalla grande, quando ci credevano un po' di più, la tradizione era, battesimo possibilmente entro le 24 ore, nel Catechismo di San Pio X, troppo frettolosamente, a mio avviso, messo in soffitta, che io in parte adopero tuttora nella Catechesi, perché secondo me, per certi aspetti, è venerabilissimo, è utilissimo anche, perché vedo che funziona con i ragazzi, non è vero affatto che non funziona per me, non funziona per niente, certamente va integrato con tante altre fonti, ma non va buttato e messo in soffitta, così frettolosamente, a mio modestissimo parere, questa è una cosa mia e personale, però, lì c'è scritto che il battesimo va dato al massimo entro 10 giorni dalla nascita, al massimo, il più presto possibile, al massimo entro 10 giorni dalla nascita, oggi ci sono ospedali, per esempio, in cui è stato proibito di amministrare il sacramento del battesimo, come dire, con il pretesto, del resto, per certi aspetti, vero e comprensibile, che il battesimo si deve fare in parrocchia, il battesimo si deve fare in parrocchia, ma se una mamma e un papà sono mamma e papà di fede, nasce mio figlio, alzi il telefono, chiami il parroco, è nato mio figlio, mi faccia gli auguri, noi usciremo dall'ospedale tra 4 o 5 giorni, il giorno dopo andiamo a battezzare il nostro figlio in parrocchia, finisce il discorso, però a volte, che succede poi?

Ah, però dopo dobbiamo fare la festa, dobbiamo fare la cena, ci stanno i parenti dal nord, dal sud, da destra a sinistra, motivazioni anche queste umanamente comprensibili, ma soprannaturalmente un po' scarse, no? Io ho mia mamma che è una brava persona, però dare a mia mamma un titolo di canonizzazione immediata su Pianeta Terra non me la sentirei, era una...

brava donna, ma una povera peccatrice, capite, non era una grande peccatrice, ma una povera peccatrice come tutti, come lo sono io, come lo sono tutti, non è morta martire, non ha fatto cose assolutamente straordinarie, però mia nonna gli aveva insegnato questa cosa, mia madre mi ha battezzato in ospedale a 5 giorni e ha fatto la festa insieme alla festa di compleanno, ha detto tutto.

Quindi festeggiamo battesimo e compleanno tra un anno all'albergo X. E così è stato. Al battesimo c'erano lei, mio padre, mio fratello, mia sorella, il padrone, la madrinetta e l'ospedale. Fine delle persone. Io ringrazio mia mamma per avermi fatto questo regalo, no? Ecco. Quindi San Giuseppe è il terrore dei demoni perché pur essendo macchiato dalla colpa d'origine come noi, scusate la parentesi sul battesimo, ha però tutto quanto questo grandissimo, non solo ascendente, ma una vera e propria autorità sul figlio.

Per cui il demone lo sa che se qualcuno chiede una grazia a San Giuseppe, Gesù gliela dà. Anche qualora, come testimonio a questo episodio che abbiamo appena ascoltato, le esigenze anche della sua giustizia sarebbero differenti. Perché il padre di questa doveva stare a purgatorio fino a sabato.

E se doveva stare a purgatorio fino a sabato era perché aveva da espiare delle cose che richiedevano un altro giorno di purgatorio. E non l'ha fatto. A causa dell'intervento di San Giuseppe. E punto. Questo è il dato di fatto fondamentale, no? E quindi Sor Consolata concludeva dicendo è così bello vivere con i metri Gesù, la Vergine e San Giuseppe.

Con Gesù, Maria e San Giuseppe si gode di un paradiso anticipato. Quindi è davvero edificante anche questo episodio. Andiamo avanti. Adesso c'è un altro episodio che riguarda stavolta un parroco. Che racconta, parroco spagnolo, tale padre Erminio Pidera. Questo è un fatto abbastanza recente.

18 marzo 1982. Racconta questo fatto personale. Ero impegnato nella ricostruzione della chiesa parrocchiale. E una domenica alle 9 di sera era in ufficio quando entrò un signore venerabile, attenti eh. Di circa 65 anni. Con una barba di 8 giorni bianca. Nel vederlo mi palpitò il cuore fin dal primo momento.

Io gli dissi, si sieda. Lui risponde, no, no, ci metto un attimo. Vengo a consegnarle ciò di cui lei ha bisogno. Io avevo un diario dove mano a mano prendevo nota delle collaborazioni dei fedeli affinché tutti potessero vedere come avevano collaborato. Quindi le offerte che davano, i soldi.

E presi il libro per mostrarglielo ma egli mi disse, no, no, no, non si preoccupi. Non occorre. Mi lasciò i soldi e andò fuori. Io gli andai dietro per salutarlo dalla porta. Uscì dallo studio e attraversai l'atrium. Poi alla porta. Entrai nella piazza ma quell'uomo era sparito. E sì che era una piazza con un'enorme spianata e senza angoli.

Questo che fino a fatto comincia a chiedersi. Rimasi a guardare da una parte e dall'altra ma non vedi nessuno. Ritornai in ufficio e riposi la busta in un cassetto sotto chiave senza aprirla e me ne andai a cena. Per tutta la notte ero lì. Non riuscii a dormire. Te credo. Io credevo che fosse stato San Giuseppe ad apparirmi con un abito semplice come la giacca dei commercianti.

Il giorno dopo mi sei detto in confessionale presto, come tutti i giorni, pregando. Poi celebrai la messa. Andai a fare colazione ma ero nervoso per la notte trascorsa. Mi diressi all'ufficio parrocchiale per aprire la busta pensando che si trattasse di un miracolo di San Giuseppe.

Quando l'ebbi tagliata vi trovai esattamente il denaro di cui avevo bisogno. Né un centesimo di più, né uno di meno. Quindi gli servivano dei soldi per finire il restauro della chiesa. Dentro la busta ho trovato esattamente quello che gli serviva. A saperlo prima che l'ho restaurata due anni fa abbiamo dovuto fare un piccolo mutuo che ci stavamo ancora pagando.

E a saperlo prima glielo chiedevo pure io a San Giuseppe. Quindi né un centesimo di più, né uno di meno. Esatti. Proprio i soldi precisi. Questo è stato a mio giudizio uno dei miracoli che ho avuto. E io gli sono sempre stato molto devoto fin da quando mia madre mi trasmise la sua venerazione.

Questo è il secondo episodio che riguarda i soldi. Mi raccomando, come ho già detto, non siamo devoti a San Giuseppe sperando che ci porti qualche busta pure a noi. Ecco, bisogna essere devoti a San Giuseppe per più nobili motivi. Però, come già rilevato a suo tempo quando abbiamo visto un altro episodio analogo, dobbiamo anche, come dire, fermo restando, il fatto che noi dobbiamo ricorrere ai santi per le motivazioni migliori, che sono quelle spirituali e soprannaturali, però dobbiamo anche cogliere che l'interessamento e la provvidenza dei santi, anche sulle questioni materiali, ci attesta la loro sensibilità verso tutte le dimensioni della vita terrena.

Ecco, il restauro di una chiesa parrocchiale è un'opera benedetta dalla Dio, è un'opera santa. E quindi, se non ti basta, non ti basta. Se non ti bastano i soldi e ti rivolgi a qualche santo, non dico che ti venga sempre a portare la busta con i soldi in mano, magari facesse sempre così, però sicuramente ti può aiutare a riparare o a reperire o che qualcuno si muova il cuore e ti dia quello che è necessario, no?

Ne riparleremo al Sacromanto di San Giuseppe, è una preghiera che, se detta per trenta giorni consecutivi, fa acquistare grazie molto grandi. Anche di tipo completamente materiale. Certamente queste cose, cominciamo ad accennarlo poi al suo tempo, ne riparleremo, funzionano, tra virgolette, tanto quanto funziona la nostra fede.

Perché bisogna non solo farle, bisogna farle con fede. Credendo che se, c'è questa promessa, trenta giorni di Sacromanto, se chiedi una grazia che il Signore non ritiene tassativamente nociva per te, cioè tassativamente nociva per te, ci stanno Sacrimanti che tengono, quindi però se è una grazia non nociva per te, anche se Dio non avesse, come dire, disposto di dartela, attraverso questa forma di devozione te la darebbe.

Ultimo episodio, e così concludiamo, dato che il tempo anche ci sta scadendo con oggi questo capitolo, apriamo quello dei miracoli la prossima volta. È un altro episodio ancora personale, questa volta l'autore racconta come di fatto, e di cui lui è testimone, quindi questo è raccontato proprio da Padre Angel Pegna, c'è una religiosa che conosco personalmente e che possiede doni mistici straordinari, mi raccontava in confidenza qualcosa che le era accaduto quando aveva dieci anni e viveva in casa dei suoi genitori.

Un giorno di mattina suonarono alla porta ed ella uscì a vedere chi era. Vide una famiglia molto povera, attenzione, il padre aveva un aspetto dignitoso, aveva la barba, i suoi occhi irradiavano pace e amore. La signora portava un bambino addormentato in braccio, diffondendo allo stesso modo amore e tenerezza.

Nel vederli pensò che volevano qualcosa da mangiare, poiché all'epoca, nel 1947, erano molti quelli che in Spagna chiedevano l'elemosina nei paesi. Sua madre le aveva detto di non lasciare andare nessun povero senza dargli qualcosa. Ma nell'entrare in casa a cercare il cibo, doveva chiudere la porta, poiché un vicino era stato derubato in questo modo.

Proseguo. La bambina si sentiva così piena di fiducia alla presenza di quella famiglia povera che volle entrare a cercare da mangiare, lasciando la porta aperta. D'accordo? Quindi, lascia la porta aperta. Allora la signora la chiamò per nome e le disse di chiudere la porta. come faceva a sapere il suo nome se non si erano mai viste?

Come sapeva che doveva chiudere la porta per obbedire alla sua mamma? La ragazzina rispose, se mia madre fosse qui, non vi chiuderebbe la porta. E se ne andò a cercare qualcosa da dare a loro. Ma la donna chiuse la porta. E quando la bimba tornò, non li trovò più. Chiese informazioni alle sue vicine, ma nessuno sapeva da dove venissero e dove fossero.

Non riuscirono a localizzarli, nonostante non potessero essere andati molto lontani senza mezzi di trasporto. Quella ragazzina, oggi religiosa, ha sempre pensato che si sia trattata della Sagra Famiglia e non ha mai dimenticato quello sguardo dolce e limpido di San Giuseppe e della Vergine che le avevano ispirato e le ispirano ancora oggi, tanta fiducia, amore e tenerezza.

Quindi questo è proprio un gesto delicato. A questa bambina fa visita la Santa Famiglia, semplicemente per far conoscere, guardate com'è importante anche la comunicazione, per far conoscere l'amore di Dio in questa famiglia e l'amore di ciascuno dei membri di questa famiglia verso di noi, trasparente e per certi aspetti traspirante dallo sguardo.

Stiamo molto attenti che i nostri occhi, come dice il buon Gesù nel Vangelo, sono lo specchio e la lucerna dell'anima. Noi con gli occhi, a volte con gli sguardi, possiamo fare molto del bene oltre che molto del male. Ci può essere uno sguardo d'amore, uno sguardo che accarezza, uno sguardo di tenerezza.

Facciamo in modo, gli occhi sono una grande risorsa, potete essere legalissimi, di usare sempre bene i nostri occhi. Anche se il colore degli occhi è brutto, se gli occhi non sono un granché, se noi, come dire, amiamo con gli occhi, sorridiamo con gli occhi, cerchiamo di lasciare trasparire la presenza di Dio, che dovrebbe traboccare nel nostro cuore, dagli occhi saremo belli lo stesso.

E poi, notare il piccolo particolare, il valore dell'obbedienza agli autori. La mamma gli aveva detto, chiudi la porta, e la Madonna gli dice, chiudi sta benedetta porta. E non l'ha fatto a lei, la bambina lo fa alla Madonna. Cosa vuol dire? Attenzione, quando mamma dà un ordine legittimo, sappi che credito al cielo, che tu gli obbedisci.

Quindi una testimonianza, come dire, delicata, e al tempo stesso molto eloquente, dell'importanza dell'obbedienza ai genitori. Io penso che possiamo fermarci qui, e così la settimana prossima, Dio piacendo, possiamo aprire il capitolo, il capitolo sui miracoli di San Giuseppe.

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