Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Audio · Radio San Giuseppe

Morire di amore

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Gentilissimi ascoltatori di Radio San Giuseppe, Ave Maria a tutti e ben ritrovati sulle frequenze della nostra carissima web radio. Proseguiamo in questa puntata le meditazioni sulla vita di San Giuseppe e sulla sua grandezza, scritte nel settenario di meditazione di Sant'Alfonso Maria dei Liguori.

Oggi contempleremo in particolare la meditazione sulla morte di San Giuseppe, una morte del tutto particolare e una morte graziata, perché morire a fianco a Gesù e Maria è indubbiamente una grazia straordinaria, meritatissima da questo nostro grandissimo patrono, e che tra l'altro, come vedremo, ha meritato.

San Giuseppe, tra i tanti titoli che ha, che sono sempre pochi in confronto a quello che è, è quello di patrono della buona morte. E' una delle sue invocazioni a Gesù, Giuseppe e Maria, assistetemi nell'ultima agonia, è proprio in qualche modo rievocativa di questo mistero che ci accingiamo a contemplare.

Il mistero della morte benedetta di San Giuseppe, che ha avuto la possibilità di rendere l'anima a Dio. Ecco, circondato dall'affetto del figlio di Dio fatto uomo e della madre di Dio. Passo direttamente alla lettura, condo non tergiversare troppo, e poi, come sempre, un breve commento di alcuni passi salienti di quanto ci suggerisce Sant'Alfonso.

Preziosa in conspectu domini morx sanctorum eius. Sant'Alfonso ha questo stile in questa meditazione di mettere sempre un versetto biblico, questo è il Salmo 115, il versetto 15, prezioso al cospetto del Signore, è la morte dei suoi santi. E dice, considera come San Giuseppe, dopo aver usata una fedele servitù a Gesù e a Maria, giunse alla fine della sua vita nella casa di Nazareth.

Ivi circondato dagli angeli e assistito dal re degli angeli Gesù Cristo e da Maria, sua sposa, che gli si posero accanto dall'uno e dall'altro lato del suo povero letto, con questa dolce e nobile compagnia, con pace di paradiso uscita questa misera vita. Dalla presenza di tale sposa e di tale figlio, il quale si degnava di chiamarsi Redentore, il Redentore si degnava di chiamarsi figlio di San Giuseppe, fu resa troppo dolce, e preziosa la morte di San Giuseppe.

E come mai poteva a lui riuscire a amare la morte, mentre moriva in braccio alla vita? Chi mai potrà spiegare o intendere le pure dolcezze, le consolazioni, le speranze beate, gli atti di rassegnazione, le fiamme di carità, che espiravano dal cuore di Giuseppe le parole di vita eterna, che a vicenda ora Gesù, ora Maria, gli dicevano in quell'estremo del suo vivere?

Molto ragionevole, perciò, è l'opinione... che riferisce a San Francesco di Salla, che San Giuseppe morisse di puro amore verso Dio. Tale fu la morte del nostro santo, tutta placida e soave, senza angustie e senza timori, perché la sua vita fu sempre santa. Ma non può essere tale la morte di coloro che un tempo hanno offeso Dio e si hanno meritato un inferno.

Sì, ma certamente sarà grande il conforto che riceverà allora chi si vedrà protetto da San Giuseppe. Al quale, avendo già un tempo ubbidito un Dio, certamente ubbidiranno i demoni, che dal santo saranno incacciati e impediti di tentare nella morte i suoi devoti. Beata quell'anima che in tale momento è assistita da questo grande Avvocato, al quale, per essere egli morto con l'assistenza di Gesù e di Maria, e per aver liberato Gesù bambino dai pericoli della morte col trafugarlo in Egitto, è concesso il privilegio di essere il protettore della buona morte e di liberare i suoi devoti moribondi dal pericolo della morte eterna.

Poi Sant'Alfonso continua con una serie di preghiere. Queste considerazioni sono strutturate sotto forma di meditazione. Vedremo poi se c'è tempo anche di cogliere qualche stralcio dalle preghiere, terminato il commento di queste parole. Io vorrei cominciare appunto dall'ultima considerazione.

San Giuseppe è patrono della buona morte. Già in passato abbiamo avuto modo di meditare su questo titolo per questi due motivi. Per essere morto santamente e serenamente, addirittura sentiamo morto forse d'amore. Probabilmente le cause biologiche che hanno portato al trapasso di San Giuseppe.

Sapete che la tradizione lo colloca prima dell'inizio della vita pubblica di Gesù. Qualcuno oltre a lui, oltre a una cosa azzardare, insomma il fatto che San Giuseppe fosse morto quando Gesù aveva circa 25 anni, quindi cinque anni prima, all'intorno dell'inizio della sua vita pubblica.

In ogni caso, il dato certo della tradizione è che la morte è avvenuta prima dell'inizio della vita pubblica di Gesù. Quindi su questo non abbiamo alcun dubbio. Ecco perché erano in due ad assisterlo, certamente. Quindi la causa biologica, dovrebbe essere stata una malattia. San Giuseppe non è che fosse così tanto vecchio.

Vi ricordate quando abbiamo fatto le meditazioni a suo tempo, dove è escluso, non si deve considerare San Giuseppe come se fosse il nonno di Gesù. C'è stata una certa tradizione devota e, come dire, encomiabile, per il motivo con cui era stata inventata, che era quella, diciamo così, di far rifugere e risplendere la purezza e la castità intemerata di Maria.

Ecco, però sminuente la realtà dei fatti, cioè una tradizione che vedeva San Giuseppe come molto più grande della Madonna, nel senso che tipo che lei aveva 13 anni, 14 anni, lui aveva 50, che aveva dovuto essere non solo il padre, ma quasi quasi, forse quasi il nonno della Madonna.

Figuriamoci poi di Gesù, no? Non è così molto verosimile, ecco, che ci fosse una differenza di età, ma quando ha sposato la Madonna San Giuseppe poteva avere al massimo 30 anni, ecco, a quanto sembra attendibile, quindi 30 anni, 30 più 25, se è morto quando Gesù aveva 25 anni, aveva 55 anni, al massimo 60, non andiamo oltre quel numero lì, quindi non è morto di vecchiaia.

Presumibilmente avrà avuto qualche malattia. Ecco, però vedete, dentro questo contesto è un po' successa la stessa cosa che è successa Gesù in croce. Gesù in croce, guardate, non è morto come morivano tanti crocifissi, eh? Assolutamente. Le analisi della Sacra Sindone su questo sono assolutamente incontrovertibili.

I morti, i crocifissi morivano per soffocamento. E per morire, nonostante i chiodi, ci voleva molto più tempo che non la permanenza di Gesù sulla croce. Per questo che Gesù fu colpito al costato da Longino, per verificare se fosse morto oppure no, e tutti siano stupiti che era morto così presto, d'accordo?

È vero che c'era alle spalle tutta quanta la passione, ma non serve a giustificare. Quindi le cause della morte di Gesù non sono per soffocamento, e questo si capisce anche dal sangue misto a siero uscito dal costato. Sapete che gli studi della Sindone hanno detto che lui è morto per infarto, infarto dovuto a rottura del cuore, quindi gli è detto in termini comuni, gli è scoppiato il cuore.

E la lettura chiaramente di questo fatto è che è più grande ancora di tutto il male che si è preso, di tutto il dolore che ha sentito, di tutte le sofferenze che hanno messo a prova estrema un corpo fisico che ha resistito fino a quel punto soltanto perché era unito alla divina persona del Verbo, altrimenti sarebbe morto molto prima per cause diverse, ma non è morto, come dire, cioè la causa attiva della sua morte non è stato tutto quel mare di dolore che l'avrebbe condotto certamente di lì a breve tempo a morte per crocifissione, ma gli è scoppiato il cuore, è morto d'amore Gesù.

C'è un amore più grande del dolore che aveva vissuto. E così, questa è bellissima questa immagine, San Giuseppe sì, stava morendo di malattia, quasi certamente, ma per la sua, come dire, accettazione serena della morte, per la santità della sua vita e anche per le fiamme d'amore che gli derivavano dall'avere intorno Gesù e Maria, allora era felice e si è talmente infiammato d'amore verso Dio, offrendogli la vita che io ci credo a questa pia tradizione.

San Francesco di Salda e il resto, insomma, di amore, abbiamo festeggiato il 24 scorso, ne sapeva qualcosa, è il santo dell'amore e della dolcezza, no? E questo penso che sia anche molto edificante per noi. Noi forse non ci avremo Gesù e Maria, chi lo sa, se si vogliono fare questo regale, che vengano al nostro capezzale, no?

Però giustissimamente Sant'Alfonso dice che è molto diversa la morte di quelli che vivono, che sono vissuti offendendo Dio e si sono meritati l'inferno, ecco. Perché si muore come si vive. Allora, gentilissimi ascoltatori, se noi condurremo una vita santa e soprattutto se noi vivremo il momento della morte come atto di serenissima e tranquillissima accettazione della divina volontà in spirito di obbedienza, cioè noi dobbiamo sempre porci questo problema, no?

Cioè, lo sai che devi morire, figlio, fratello mio o figlio mio, insomma, io sono un sacerdote, posso chiamare figli tutti. I sacerdoti sono padri per antonomasi. Figlioli miei cari, diceva Don Tonino, siete consapevoli che dobbiamo morire. Ma questa è una cosa che deve lasciarsi assolutamente sereni, cioè non dobbiamo preoccuparci se dobbiamo morire, non dobbiamo preoccuparci di ben vivere, non dobbiamo preoccuparci di quando moriamo, cioè perché noi moriremo quando decide il Padre Eterno.

Io muoio stanotte? È l'ultima Catechesi che ascoltate di Don Leonardo Maria Pompei? Si è fatta la divina volontà. Muoio tra 80 anni? Muoio a 120 anni? Perché il Signore pensa che io possa fare qualcosa di utile sul pianeta Terra per la sua gloria? Si è fatta la sua volontà, non ha nessuna importanza.

L'importante è che oggi, mentre ascoltate queste cose sono le 21.30, Don Leonardo Maria Pompei e tutti quelli che mi ascoltano oggi abbiano fatto la divina volontà. In modo tale che se questa notte dovesse venire a chiamarmi il Signore, io gli possa dire, eccomi. Signore mio, guarda, abbi tanta misericordia e compassione di me perché sono un cumulo di miserie, di debolezze, di imperfezioni e di venialità che solo tu le riesci a contare, d'accordo?

Per quanto mi confessi e per quanto mi esamini ne sono consapevole di una ben pochissima parte. Però ci ho provato. Per quanto ho conosciuto di quello che tu vuoi da me, ho cercato di dare del mio meglio, sicuramente potevo fare di più e di meglio, però ci ho provato. Se stiamo così dobbiamo stare serenissimi, senza nessuna paura di questo evento.

Anzi, addirittura dovremmo tutti morire d'amore, perché per noi figli di Dio la morte è il momento che corona la nostra esistenza. Certamente io personalmente mi aspetto un bel po' di purgatorio, insomma, perché sì, a meno che non muoia martire. Però in ogni caso, finita la vita terrena, ci si mette, diciamo così, nell'aldilà che porta poi ad andare tra le braccia di nostro Signore.

Ma noi dobbiamo essere felici di questo. Cioè dobbiamo desiderare tantissimo questo. Desiderarlo in maniera sempre temperata ed equilibrata, perché ci sono delle forme malate anche. Un sacco di gente all'improvviso cominciano a dire non vedo l'ora di morire, ma non lo dicono in senso buono.

A parte che non si dice neanche in senso buono, d'accordo? Perché Padre Pio diceva non devi desiderare di morire presto per vedere il Signore, tu devi desiderare di campare cent'anni, ma non perché c'hai paura della morte, o come i pagani che hanno paura di morire, e molti cristiani ce l'hanno, ma perché tu vuoi servire il Signore, se Lui questo vuole, il più a lungo possibile, soffrendo per Lui, lavorando per Lui, faticando per Lui, eccetera.

Però comunque sia, la morte non deve farci paura. La morte fa paura a quelli che vivono senza Dio, non a noi. Dobbiamo essere consapevoli che verrà il diavolo a tentarci, sicuramente lo fa, ma noi ogni giorno diciamo tante volte Ave Maria, Santa Maria, Madre di Dio prega per noi peccatori, ad essere noi della nostra morte.

Se siamo devoti a San Giuseppe, io tante volte ho raccomandato almeno una preghiera al giorno a San Giuseppe, un'attenzione particolare a mercoledì, un culto particolare per il Mese di Massa, quindi il minimo di una vera devozione a San Giuseppe. Non ci vuole un granché, facciamola.

San Giuseppe è potentissimo, ricompensa ampiamente coloro che fanno queste cose. Quindi il suo essere padrono della buona morte è di una morte d'amore, noi a questa dobbiamo aspirare, a morire d'amore. La morte dei giusti è bella, preziosa al cospetto del Signore è la morte dei santi.

Io ho visto il mio più caro amico, il motivo per cui sono diventato sacerdote, so come è morto lui dopo aver sofferto anche lui, poverino, un anno di via crucis che non è da augurare nemmeno al più grande peccatore della Terra. Ma dopo questa grande prova da lui affrontata in un orizzonte di fede e di accettazione serena della volontà di Dio, il giorno della morte non si era neanche accorto.

Si è girato dall'altra parte, è iniziato a dormire e gli occhi non ha aperti più. Non ha avuto quei sussulti, le agonie interminabili, oppure quell'assenso di disperazione, oppure quella... assolutamente. La morte dei giusti è uno spettacolo, è una cosa bella. E ripeto, noi non dobbiamo semplicemente limitarci a desiderarla, noi dobbiamo creare le condizioni per che questa sia vissuta.

Se io ho vissuto una vita di amicizia perpetua con Gesù e Maria, ma ti pare che mi abbandonano Gesù e Maria e che non verranno? Ti pare che San Giuseppe non gli dirà che sta per lasciare questo mondo un vostro servo fedele, un vostro devoto? Certo che glielo dice. Certo. E noi dobbiamo fin da adesso cercare la protezione di San Giuseppe ricordando che lui, tra i tre, è il termine più vicino a noi e quello che meglio, per certi aspetti, ci può aiutare anche perché ha vissuto questa bellissima esperienza.

Morire con Gesù e con Maria e anche però portare Gesù lontano, quindi scampare Gesù dalle rinfie di Erode con la fuga in Egitto. Ecco, perché il problema della morte è duplice. E' uno morire sereni con Gesù e con Maria e secondo essere strappati via dalle rinfie di Satana che cerca di fare l'ultimo assalto e portare la nostra anima all'inferno.

E questi due doni sono tutti e due ottenuti da San Giuseppe a coloro che lo invocano come devoti. Ora volevo leggervi qualcosa, magari ci concludiamo, grazie a Dio sono riuscito a essere sintetico e abbiamo tempo, della preghiera che poi Santa Alfonso rivolge a San Giuseppe al termine della meditazione.

Santo mio protettore, a voi con ragione toccò quella santa morte perché fu santa tutta la vostra vita. Chi vive da santo muore da santo. A me con ragione spetterebbe una morte infelice perché me la sono meritata con la mia mala vita. La mia vita di Santa Alfonso non è che fosse stata tanto mala.

Comunque sicuramente meno santa di quella di San Giuseppe che è il più santo dei santi. Ma se voi mi difendete io non mi perderò. Voi non solo siete stati il grande amico del giudice ma siete stato ancora il suo custode e precettore. Se voi mi raccomandate a Gesù egli non saprà condannarmi.

Santo mio patriarca, avvocato e protettore, vi prometto nella vita che mi resta di onorarvi ogni giorno con qualche ossego speciale e commettermi sotto il vostro patrocinio. Quello che vi ho detto prima io di fare. Mi raccomando, fatela. Una preghierina a San Giuseppe non costa niente ogni giorno.

Io non lo merito ma voi per l'amore che portate a Gesù e a Maria accettatemi per vostro servo perpetuo e per quella dolce compagnia che Gesù e Maria vi fecero nella vostra vita. Proteggetemi sempre nella mia vita mai da Dio non mi separi mai da Dio con perdere la sua grazia. E per quella assistenza che Gesù e Maria vi fecero in morte proteggetemi specialmente nell'ora della mia morte affinché io morendo a accompagnarlo da voi da Gesù e da Maria venga un giorno a ringraziarvi in Paradiso ed in vostra compagnia a lodare ed amare in eterno il vostro Dio.

Vergine Santissima, speranza mia, voi già sapete che prima per i meriti di Gesù Cristo e poi per la vostra intercessione di fare una buona morte e di salvarmi. Madre mia non mi abbandonate mai ma specialmente assistetevi nel gran punto della morte mia ottenetemi la grazia di ispirare chiamando ed amando voi e Gesù la grazia di morire con i nomi di Gesù e di Maria sulle labbra dobbiamo desiderarla con tutto il cuore e chiederla perché con quei nomi sulle labbra fuggono i demoni.

E voi caro mio Redentore che un giorno avete da essere il mio giudice perdonatemi presto prima che venga l'ora della mia morte in cui mi avrete da giudicare noi avremo il giudizio particolare al momento della morte non dimentichiamolo misero me che ho perduto tanti anni e non vi ho amato datemi voi la grazia di amarvi e di amarvi assai in questo poco molto di vita che mi resta e quando sarà giunta l'ora del mio passaggio da questa vita all'eternità fatemi morire ardendo d'amore perverso di voi della morte d'amore vi amo mio Redentore, mio Dio amore mio tutto ed altra grazia non vi cerco che la grazia di amarvi e desidero e vi domando il Paradiso per amarvi con tutte le mie forze per tutta l'eternità amen così spero così sia Gesù Giuseppe e Maria vi dono il cuore e l'anima mia Gesù Giuseppe e Maria in quell'estrema agonia fate morire in vostra compagnia chiudo con queste parole che le auguro per me e per tutti voi che avete caritatevolmente e gentilmente ascoltato questa trasmissione vi mando la mia benedizione Maria

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