Audio · Radio San Giuseppe
Rapporti di San Giuseppe con Gesù
Trascrizione
Trascrizione automatica — possono esserci imprecisioni. Tocca un passaggio per ascoltarlo dal punto esatto.
Gentilissimi ascoltatori di Radio San Giuseppe, Maria a tutti e ben ritrovati sulla frequenza della nostra carissima web radio. Siamo nella settimana che ci vedrà festeggiare pieni di gioia la festa del 19, la festa alla solennità di San Giuseppe, sposo di Maria, per cui penso che questa puntata e anche questi giorni per tutti noi che amiamo, che cerchiamo di nutrire una sincera devozione verso il più santo dei santi, avranno un significato del tutto particolare.
Io vi auguro di poter vivere con tutto il raccoglimento e la devozione possibile questa festa. Sapete, purtroppo non è festa di precetto nell'attuale disciplina della Chiesa, ma è comunque una solennità, per cui non è che vi raccomando, vi straraccomando se è possibile di considerarla come se fosse domenica, per cui di partecipare alla Santa Messa e anche in quel giorno, se è possibile di compiere qualche gesto particolare di devozione a San Giuseppe, basta anche fare una preghiera che magari non stiamo facendo, no?
E ovviamente io spero che anche, siamo nel mese dedicato a San Giuseppe, quindi è un cocktail di eventi particolari, quindi spero che stiate facendo qualche gesto. E questo particolare io ho raccomandato, e lo sto facendo personalmente, il sacromanto quotidiano, insomma, in questo mese, proprio perché il sacromanto per ottenere le grazie dura 30 giorni e a me è sempre sembrato un ottimo modo per santificare il mese di marzo, proprio offrire questo omaggio a San Giuseppe anche per ricevere qualche grazia particolare da lui in questo mese, no?
Ecco, quindi voi mi perdonerete questa piccola introduzione che è fondamentalmente una partecipazione della gioia che stiamo vivendo, ecco, mentre per quanto riguarda il merito della puntata di oggi, noi dovremo concludere questo breve ciclo di meditazioni di San José María Escrivá sulla figura di San Giuseppe che chiude appunto con un escursus, con una serie di pensieri, di considerazioni sul rapporto tra Gesù e San Giuseppe, è un tema che durante queste ormai nostre quasi biennali, tra poco compieremo due anni di mia presenza su questa radio, ci siamo tante volte detti, ma come dicono i proverbi romani, plura non nocent, è ripetita juvant, quindi la molteplicità delle cose sicuramente non noce, e le ripetizioni giovano, anche perché noi purtroppo...
per le miserie della nostra condizione umana siamo facili a dimenticare, e a volte siamo anche un po' non troppo facili a comprendere, anche per l'inadeguatezza degli strumenti di comunicazione, quindi in questo caso di chi parla, che potrebbe certamente non essere stato sufficientemente chiaro, incisivo, e quindi ripercorreremo durante questa meditazione delle cose che in qualche modo già abbiamo affrontato, quindi non del tutto inedite, salvo forse qualche piccolo particolare, ma che comunque ci giovano, e che speriamo siano anche una sorta di rampa di lancio, per prepararci un po' meglio, alla grande festa di giovedì.
Con detto questo, cedo subito la parola a San José Maria Escriva, introducendoci nel vivo della meditazione odierna. Il rapporto tra Gesù e San Giuseppe. tempo amo recitare una commovente invocazione a San Giuseppe che la Chiesa stessa ci propone tra le preghiere di preparazione alla Santa Messa, in più questa la conosco bene, o beato Giuseppe, uomo felice a cui fu concesso per quel Dio che molti re vollero vedere e non videro, sentire e non sentire, non solo fosse dato e visto e sentito, ma anche portato in un braccio, baciato, vestito e custodito, prega per noi, bellissima questa preghiera che con brevi parole ci introduce proprio dentro questo arcano mistero di questa grandissima intimità di San Giuseppe, riprendo la lettura, questa preghiera ci servirà ad entrare nell'ultimo tema che voglio toccare, il rapporto intimo e affettuoso.
La vita di Gesù fu per San Giuseppe una continua scoperta della propria vocazione, abbiamo già ricordato quei primi anni pieni di eventi in apparente contrasto, glorificazione e fuga, dignità dei magi e povertà del presepio, canto di angeli e silenzio degli uomini, bellissime queste immagini a mio avviso. Quando giunge il momento di presentare il bambino al tempio, che porta la povera offerta di un paio di tortore, ascolta Simeone e Anna che proclamavano che Gesù è il Messia. Suo padre e sua madre, ci narra San Luca, si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Qui apre un apparente, si è detto fra me e voi, suo padre si stupiva, sua madre un po' meno, come si legge negli scritti di Maria Valtorta, però sicuramente San Giuseppe era pieno di stupore.
Molto meno su Gesù di quanto conoscesse la sua sposa. Più tardi, quando il bambino rimane nel tempio senza che Maria e Giuseppe se ne avvedano, ritrovandolo dopo tre giorni, essi, sempre San Luca che narra, restarono meravigliati. Stupore e meraviglia. Oggi forse preferisco non leggere tutto di un fiato, preferisco fare delle piccole grosse, commentare in diretta perché potrebbe essere migliore.
Lo stupore e la meraviglia, gentilissimi ascoltatori, sono due disposizioni molto belle dell'animo e che sono assolutamente inevitabili, quasi quotidiane, quando uno si mette alla sequela del Signore. C'era un libretto uscito qualche tempo fa di Alessandra Borghese, non voglio fare certamente pubblicità, mi viene in mente perché mi dà uno spunto, che si intitolava Con occhi nuovi.
Alessandra Borghese, non so che fine abbia fatto adesso, quando scrisse quel libro, aveva appena da poco vissuto l'esperienza della conversione. Ora si dice che dopo l'esperienza della conversione si vedono tutte le cose appunto con occhi nuovi e quindi si colgono anche nelle vicende del quotidiano delle sfaccettature, delle fonti di meditazione eccetera eccetera, tali che prima non c'erano e che si passa di stupore e meraviglia continui.
C'è un esempio personale, l'ho detto anche in qualche altro intervento pubblico, cioè io quando ho la possibilità di assistere a qualche spettacolo della natura, questo mi favorisce in una maniera quasi istantanea un grandissimo spirito di adorazione nei confronti di Dio, perché io non guardo i fenomeni, ma mi viene quasi automatico, non guardare i fenomeni nella loro intrinseca bellezza o nella fredda osservazione degli scenari, degli scienziati che poi cominciano a cercare tutte le spiegazioni, ma io dico benedetto sei tu Signore che hai fatto pure questo, insomma no?
Cioè, contemplare i colori del creato, i fenomeni del creato, i colori naturali degli animali, delle piante, cioè… E questo è una cosa accessibile a tutti quanti, no? Certamente, da dove deriva lo stupore e la meraviglia? Eh, a mio avviso deriva dal fatto che io vedo queste cose, vedendo queste cose, vedendo queste cose, vedendo queste cose, vedendo queste cose, vedendo queste cose, vedendo queste cose, vedendo queste cose, vedendo queste cose, vedendo queste cose, vedendo queste cose, vedendo queste cose, vedendo queste cose, vedendo queste cose, vedendo il proprio F Unt продукti farmacologico, cioè, ci sono builds, hai l'ac Deutsch link, in-down- hahahaha e in champagne atau question.
A Giuseppe resta sorpreso e si meraviglia, e Dio gli ha rivelato i suoi piani ed egli cerca di capirli come ogni anima che vuole seguire Gesù da vicino che non è possibile camminare con passos, che non si possono fare le cose per abitudine. Dio infatti ha Salvatone non accetta che ci si stabilizzi a un certo livello, che ci si adagi su quelle posizioni raggiunte.
Dio esige costantemente di più e le sue vie non sono le nostre vie terrene. San Giuseppe, meglio di chiunque altro, prima o dopo di lui, ha imparato da Gesù a essere pronto a riconoscere le meraviglie di Dio, a tenere aperti l'anima e il cuore. Ecco un aspetto particolare, qui riprendo il commento, sapete che c'è un proverbio che dice chi si ferma è perduto, verissimo questo, anzi per noi cristiani è più o meno il contrario, chi si ferma torna indietro, perché non è possibile fermarsi, San Paolo dice non abbiamo qua giù una città stabile, o vai avanti o vai indietro e se tu ti metti alla sicurezza del Signore si andrà ogni giorno, dice Sant'Ignazio di Loyola, di bene in meglio, di meglio in migliore ancora, di migliore in ottimo, di ottimo in eccellentissimo, quello che uno vuole.
Ecco, con una variante di questa sorpresa e di questa meraviglia, che è il fatto che Dio è sempre un grandissimo per noi sconosciuto. Io se c'è una cosa, guardate gentilissimi ascoltatori, sono ancora relativamente giovane, nell'animo mi ci sento molto, però quando mi metto a pensare dico, beh sono proprio giovanissimo, io ho 43 anni.
Poi gli ultimi 10, quasi 11 passati a vivere un sacerdozio, come dire, intensissimo di esperienze di cui devo assolutamente ringraziare il Signore, che mi ha concesso, insomma, una conoscenza di talmente tante cose che io sono il primo a cantare in interrotto magnifica. Però, vi assicuro, che quasi quotidianamente io imparo qualcosa di Dio che non sapevo.
E che ci sono stati momenti della mia esistenza in cui quello che già sapevo su Dio è stato un ostacolo. Perché? Perché io mi illudevo di sapere, di aver capito già tutto, quando quello che sai è niente. E non deve mai essere usato per proiettare quegli schemi che tu ti sei costruito su queste piccole nozioni che hai di Dio, per dire questo non è possibile, questo non accadrà mai.
Eccetera, eccetera. Vi ricordate San Pietro, quello che disse a Gesù, che figura che ha fatto, no? Lo riconosce per il Cristo e quindi si becca subito lo nomine a primo Papa. Non passano manco 5 minuti, Gesù non c'è la passione e dice, Dio te ne scampi e liberi, Signore, questo non ti accadrà mai. Eccola forma mentis.
Cioè, di San Pio doveva avere un'umiltà, dice, qui c'è qualcosa che io non so, qui c'è una sapienza nascosta, capite? Perché chi parla ti dimentica che il Figlio di Dio ha fatto carne. Tu non ti vuoi permettere di dire, Dio te ne scampi e liberi, questo non accadrà mai. Così noi, dinanzi all'agire di Dio, non possiamo accostarci con superbia, con arroganza e con schemi rigidi.
Io sinceramente penso a volte anche, parlo in termini anonimi, a certi atteggiamenti che si vede in qualche uomo di chiesa, che a me fanno un po' spavento, nel senso, no? Di dire, calma ragazzi, calma, siasti, cauti, ecco. Non siamo troppo frettolosi nel giudicare le opere di Dio, eh?
Prendiamoci tutto il tempo necessario, tutta la preghiera necessaria, tutto il discernimento necessario. Vedete che San Giuseppe, meglio di chiunque altro, prima o dopo di lui, ha imparato da Gesù a essere pronto a riconoscere le meraviglie di Dio, a tenere aperti l'anima e il cuore.
Dio non cessa di stupire. A volte in maniera completamente diversa e aliena da quello che noi ci attenderemmo. Le vie di Dio non sono le nostre vie. Proseguo la lettura. Ma se Giuseppe ha preso da Gesù a vivere in modo divino, oserei dire che nell'umano egli ha insegnato qualcosa al Figlio di Dio.
C'è qualcosa che non mi soddisfa nel titolo di padre putativo con cui sovente si designa Giuseppe? Perché induce a pensare che i rapporti fra Giuseppe e Gesù fossero freddi e esteriori? È vero che la nostra fede ci insegna che non era padre secondo la carne, ma non è questa l'unica paternità.
Mi permetto di fare una piccola glossa a San Josemaria. Non solo che non è l'unica paternità, ma non è neanche detto che sia la vera paternità. Io, scherzando con i miei ragazzi, gli dico sempre, guardate ragazzi, se vostro padre è degno di questo nome, vi concedo che il suo amore sia superiore al mio nei vostri confronti.
Ma se vostro padre non è degno di questo nome, è tutto quanto da dimostrare che il suo amore sia superiore al mio. Anche se io non sono il vostro padre biologico. Perché un conto è essere padre, un conto è fare il padre. Quanti uomini hanno in giro figli sparsi per tutto il mondo e non sanno nemmeno di averli?
O li hanno fatti e li hanno abbandonati? Cosa gravissima di cui risponderanno davanti a Dio senza considerare e senza prendersene cura. Ora riprendo la lettura a Giuseppe, leggiamo in Sant'Agostino. Non solo si deve il nome di padre, ma anzi, gli si deve più che a nessun altro. E come era padre?
Tanto più profondamente fu padre quanto più casta fu la sua paternità. Alcuni pensavano che fosse... Padre del Signore nostro Gesù Cristo allo stesso modo che sono padri coloro che generano secondo la carne e che non ricevono i loro figli soltanto come frutto di un legame spirituale.
Per questo Luca dice, era figlio come si credeva di Giuseppe. Perché dice come si credeva? Perché il pensiero e i giudizi umani si riferiscono a quel che è solo accadere fra gli uomini. E il Signore non nacque dal seme di Giuseppe. Tuttavia dalla Vergine Maria nacque un figlio alla carità e alla pietà di Giuseppe.
Ed era il figlio di Dio. Ora, Giuseppe amò Gesù come un padre ama suo figlio e gli si dedicò, dandogli il meglio che poteva. Giuseppe, prendendo cura di quel bambino che gli era stato affidato, fece di Gesù un artigiano. Gli trasmise il suo mestiere. Gli abitanti di Nazareth parleranno pertanto di Gesù, chiamandolo a volte l'artigiano, altre volte il figlio dell'artigiano.
Gesù lavorò nella bottega di Giuseppe accanto a Giuseppe. Quali saranno state le doti di Giuseppe? Come avrà operato in lui la grazia? Da renderlo capace di portare a termine la maturazione? Come avrà rilasciato la madre umana del figlio del Dio? Perché Gesù dovete rassomigliargli in molti aspetti.
Nel modo di lavorare, nei lineamenti del suo carattere, nell'accento forse. Il realismo di Gesù e il suo spirito di osservazione, il modo di sedere a menza e spezzare il pane, il gusto per il discorso concreto, prendendo spunto dalle cose della vita ordinaria, tutto ciò è sicuramente il riflesso dell'infanzia e della giovinezza di Gesù e quindi pure il riflesso della dimestichezza con San Giuseppe.
Non è possibile negare la grandezza del mistero. Questo Gesù che è uomo, che parla con l'inflessione di una determinata regione di Israele, che assomiglia a un artigiano di nome Giuseppe, costruì è il figlio di Dio. E chi può insegnare qualcosa a chi è Dio? Ma Gesù è realmente uomo e vive normalmente, prima come bambino, poi come ragazzo, e comincia a dare una mano nella bottega di Giuseppe, e finalmente come uomo matura, nella pienezza dell'età.
E Gesù cresceva in sapienza ed ha grazia davanti a Dio e agli uomini. Giuseppe è stato nell'ordine naturale maestro di Gesù, ha avuto con lui rapporti quotidiani, delicati e affettuosi, se ne ha preso cura con lieta abnegazione. Tutto ce non è forse un buon motivo per considerare quest'uomo giusto, questo santo patriarca, in cui culmina la fede dell'antica alleanza, come maestro di vita interiore?
Cos'è la vita interiore? Non è altro che il rapporto assiduo e intimo con Cristo, allo scopo di identificarci con lui. E Giuseppe saprà dirci molte cose di Gesù, pertanto non te lo lasciate mai frequentarlo. Andate da Giuseppe, raccomando la tradizione cristiana con una frase tolta dall'Antico Testamento, tolta da quello che fu detto del Giuseppe figlio di Giacobbe.
Maestro di vita interiore, lavoratore impegnato nel dovere quotidiano, servitore fedele di Dio in continuo rapporto con Gesù, questo è Giuseppe. Andate da Giuseppe. Da Giuseppe il cristiano impara che cosa significa essere di Dio ed essere pienamente inserito fra gli uomini santificando il mondo.
Frequentate Giuseppe, incontrate Gesù. Frequentate Giuseppe, incontrerete Maria, che riempì sempre di pace la bottega di Nazareth. Ecco, ho preferito concludere la lettura per non trovarmi poi in ristrettezze con i tempi. Abbiamo ancora un due o tre minuti a disposizione per fare una piccola chiosa, una piccola grossa a queste ultime considerazioni.
Io vorrei portare l'attenzione, numero uno, su questa grande intimità di San Giuseppe che ha anche trasmesso, dal punto di vista umano, cosa al figlio di Dio. Questa è una grandissima verità, anche una grandissima consolazione, anche un grandissimo mistero. Qui voi sapete che dobbiamo fare sempre molta attenzione a come ci rapportiamo con Gesù, a tenere per ferma la sua vera divinità, ma ugualmente per ferma la sua vera umanità, con una polarità che come egregiamente evidenziò, tra l'altro con formula dogmatica, il concilio di Cacedonia.
Deve essere mantenuta sullo stesso livello. Queste due nature sono distinte, ma non separate, non sono confuse, e agiscono in maniera tale che ciascuna faccia ciò che le è proprio. Quindi, per dirla in breve, se Gesù, bambino, avesse voluto, essendo il figlio di Dio incarnato, avrebbe certamente potuto parlare, in quanto Dio.
Non lo ha sicuramente fatto. Che ne dicano alcuni racconti? Non perché non poteva, ma perché se l'avesse fatto avrebbe, come dire, in qualche modo sminuito la realtà della vera incarnazione. Quindi lui certamente poteva auto-imparare a parlare, ma ha voluto impararlo da San Giuseppe.
Non aveva certamente bisogno di chi gli spiegasse un mestiere. Ha sempre detto, dico scherzando, dico gli iPhone. Secondo voi Gesù era capace di fare un iPhone? Ma certamente sì, e anche di meglio, e anche i telefonini che non sono ancora usciti in commercio, no? Ma sarebbe stata, come dire, un inutile sfoggio di potenza.
E quindi, avendo lui stesso scelto di assoggettarsi al realismo e alla dinamica dell'incarnazione, ha voluto aver bisogno di San Giuseppe, questo chiaramente salva la sua divinità, e quindi in qualche modo... Da un punto di vista umano, di abitudine, di stile lavorativo, addirittura assomiglia a questo santo, no?
Questo anche, se vi posso permettere una battuta, anche il nostro Gesù, capite? Gesù è unico, no? Però i portatori di Gesù sono tutti quanti diversi. Ciascuno porta Gesù con lo stile proprio. Ecco, l'importante è che sia Gesù realmente, d'accordo? Quindi, perché poi le differenze di stili sono secondarie.
Ecco, il problema è che l'importante è che sia sempre Gesù realmente, e Gesù ci sta a questo gioco, quindi accetta di essere portato dallo stile del prete X o del prete Y. Non accetta tanto, questo che Dio ce ne scampia i liberi e San Giuseppe ci aiuti, che sia portato un Gesù travisato, quindi un'altra persona, non lui, ecco, con la scusa di dargli, diciamo così, in qualche modo il proprio tratto caratteristico, che del resto poi è inevitabile, perché siamo degli unici da un punto di vista umano e ci portiamo questi unici a tutto ciò che facciamo.
Andare da Giuseppe, concludo con queste parole di San José Maria Escrivà, e che possiate tutti trascorrere una santissima festa dedicata al più santo dei santi. Vi do la mia benedizione, Ave Maria. Grazie.