Audio · Radio San Giuseppe
San Giuseppe e il viaggio a betlemme
Trascrizione
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Gentilissimi web ascoltatori in ascolto, Maria a tutti, ben ritrovati sulle frequenze di radio San Giuseppe per una nuova puntata di Catechesi e Meditazioni sulla figura del più santo dei santi, che vi parla come sempre Don Leonardo Maria Pompei, che vi ricorda che lunedì scorso abbiamo iniziato un nuovo ciclo di meditazioni sulla base degli scritti su San Giuseppe di Sant'Alfonso Maria degli Iguori, un grande santo, padrono di confessori e demoralisti e dottore della Chiesa, che ha composto un settenario di meditazioni in onore di San Giuseppe, che oggi cominciamo a sondare nel merito a partire dalla prima meditazione, e che appunto lunedì scorso abbiamo introdotto, seguendo le parole stesse del santo, nella sua ampia premessa alla sua trattazione.
Lo stile di queste meditazioni è ancora più accentuatamente rispetto a quelle del beato Bartolo Lollongo che abbiamo fatto fino a qualche tempo fa, è ancora più accentuatamente meditativo, cioè si tratta di spunti di meditazione che sono stati scritti per essere interiorizzati e per dare il via all'orazione mentale.
Infatti ci sono degli ottimi testi per la meditazione e per l'orazione mentale strutturati in due o tre punti di breve considerazione riguardo l'oggetto meditato e poi in una preghiera che prorompe come frutto della meditazione e quindi degli affetti eccitati. In qualche modo dà le considerazioni in cui si staglia la meditazione.
Io direi che sarebbe il caso, io vi leggerò sempre la prima parte, quindi gli spunti di meditazione, poi provando a farvi la meditazione, articolandoli un po', e poi nell'ultimo minuto, per rispetto anche della struttura del testo, anche per chiudere bene il nostro colloquio, la preghiera che il santo ha scritto appunto a chiusura del momento meditativo.
Bene, cominciamo dalla prima meditazione che riguarda il viaggio a Betlemme dove nacque Gesù. Il titolo è Del viaggio a Betlemme dove nacque Gesù. Quindi si focalizza l'istante, come dire, di cui ci dà notizia il Vangelo. Il Vangelo... Di San Matteo, se non ricordo male. Dovrebbe essere il Vangelo di San Matteo, comunque...
Scusate, non di questo particolare, non di San Matteo, ma di San Luca. I Vangeli dell'infanzia, tanto per focalizzarsi, sono riportati dagli evangelisti Matteo e Luca. Matteo accentua un po' la figura di San Giuseppe, Luca un po' quello della Madonna, mi sono lasciato dare un po' un inganno in questo particolare.
Ecco, ma dell'editto di Cesare Augusto e quindi del conseguente viaggio, in Giudea a Betlemme, mi fa esplicito e diretto riferimento San Luca nel secondo capitolo, al versetto 4. Ecco, è da questo che si smuove, che parte, diciamo, la meditazione di oggi. Ascendit autem et Iosef a Galilea, decivitate Nazareth in Judeam, incivitatem David, quevocatur Bethlehem.
Luca 2,4. Quindi, allora, Giuseppe... Discese dalla Galilea alla città di Nazareth, scusate, discese dalla Galilea alla città di Nazareth in Giudea, nella città di Davide, che è chiamata Betlemme. Primo punto. Considera i dolci colloqui che in questo viaggio dovette fare Maria con Giuseppe, circa la misericordia di Dio nel mandare il suo figlio al mondo per redimere il genere umano, e dell'amore di questo figlio nel venire a questa valle di lacrime a soddisfare con le sue pene, e morte, i peccati degli uomini.
Secondo. Considera poi la pena di San Giuseppe nel vedersi in quella notte in cui nacque il Verbo Divino, scacciato con Maria da Betlemme, sì che furono costretti a stare in una stalla. Quale fu la pena di Giuseppe nel vedere la sua santa sposa, giovinetta, di quindici anni, gravida, vicino al parto, tremare di freddo in quella grotta, umida, e aperta da più parti?
Ma quanta poi dovette essere la sua consolazione quando intese da Maria chiamarsi e dire vieni Giuseppe, vieni ad adorare il nostro Dio bambino che è già nato in questa spelonca. Míralo quanto è bello, mira in questa mangiatoia, su questo pocofieno, il re del mondo. Vedi come trema di freddo chi fa ardere d'amore i serafini.
Ecco come piange colui che è l'allegrezza del paradiso. Terzo punto. Or qui considera quale fu l'amore e la tenerezza di San Giuseppe allorché mirò con i propri occhi il figlio di Dio fatto bambino. E nello stesso tempo udì gli angeli che cantavano intorno al loro nato Signore e vide quella grotta piena di luce.
Allora genuflesso Giuseppe, piangendo per tenerezza, vi adoro, disse, vi adoro, sì mio Signore è Dio. E quale sorte è la mia di essere il primo dopo Maria a vedervi nato e di sapere che nel mondo voi volete essere chiamato e stimato figlio mio. Dunque lasciate che anch'io vi chiami e da ora vi dica Dio mio e figlio mio, a voi tutto mi consacro, la mia vita non sarà più mia, sarà tutta vostra, ed altro ella non servirà che a servire voi mio Signore.
Quanto più poi si accrebbe l'allegrezza di Giuseppe. Quanto più poi si accrebbe l'allegrezza di Giuseppe. E per venire in quella notte i pastori chiamati dall'angelo a vedere il loro nato Salvatore, e poi i santi magi che vennero dall'Oriente a riverire il Re del Cielo, venuto in terra a salvare tutte le sue creature.
Questo è il testo della meditazione di Sant'Alfonso, che ci introduce con un po' d'anticipo nell'atmosfera del Natale, non lontanissimo, ci manca poco più di un mese al Natale. Già tra un paio di settimane saremo introdotti nel tempo dell'Avvento. Io personalmente, perdonatemi una parentesi personale, sono nel massimo della gioia, perché per me il mese di Dicembre, l'Avvento e il Natale, questi misteri che abbiamo appena contemplati, sono quelli che mi fanno maggiormente devozione, che mi riempiono il cuore di gioia.
Per me è un grande piacere. Per me è un grande piacere dover commentare queste parole. Riprendendo, sviluppando un po' queste suggestioni che ci lancia come dei dardi infuocati per accendere l'affetto del nostro cuore a Sant'Alfonso, possiamo chiaramente aggiungere questo. Nel primo punto Sant'Alfonso contempla, si fissa, immagina.
L'immaginazione nell'orazione mentale. L'immaginazione nell'orazione mentale è una dimensione molto molto importante. Mi sembra di aver fatto qui su Radio San Giuseppe una piccola sintesi sull'orazione mentale, che stavo pensando se si era il caso forse di rifarla brevemente in questo momento, magari sacrificando qualcosa nel commento, perché l'orazione mentale, preferisco farlo, scusate, ma vorrei che almeno possiate trarre ulteriore aggiungimento da queste piccole cose.
L'orazione mentale è proprio Sant'Alfonso. Ne è uno dei grandi, come dire, teorici e insegnanti, affermando tassativamente che senza orazione mentale non si fanno i santi. Quindi la ritiene indispensabile per chi desidera fare un cammino verso la santità, no? Perché? Perché l'orazione mentale è il momento in cui il nostro cuore, in silenzio, appunto nell'orazione fatta nel modo che vi sto per spiegare, cerca Dio e lo trova e lo accoglie.
E gli si mette in ascolto. Noi molto spesso, tutti, quando pensiamo alla preghiera, pensiamo fondamentalmente a un nostro parlare a Dio, per chiedergli tante cose, quasi, in molti casi, magari per ringraziarlo, molto meno, per lodarlo, ancora meno, ecco, però è sempre un'azione, come dire, nostra, rivolta a.
Nell'orazione succede il contrario, certamente che c'è un'azione nostra, ecco, ma... Ha lo scopo di sintonizzarci con ciò che Dio vuole dire a me, quindi è fondamentalmente un'orazione di ricezione, è un riempirsi, ecco, di Dio e della sua grazia per poterlo chiaramente meglio servire, no?
Quindi, allora, l'orazione si struttura così, c'è un momento in cui ci si mette alla presenza di Dio, come si dice nel parlare comune, quindi si fa un segno della croce. Si chiede brevemente perdono dei propri peccati dopo aver ringraziato Dio, di tutti i doni che ci ha fatto, e dopo avergli chiesto anche di concedere la grazia, la luce, di poter fare bene l'orazione e trarre i frutti dovuti da essa.
Dopodiché si prende un testo breve, vedete quanto era breve questo testo, si legge, un testo chiaramente adatto alla meditazione, può essere un paragrafetto del Vangelo, può essere un testo tipo quello che abbiamo appena ascoltato. Oppure i testi classici ad attraverso l'orazione, non lo so, l'Imitazione di Cristo, la Filotea di San Francesco di Sal, le opere di San José María Escrivá, che sono scritte per essere meditate, se uno legge le opere di San José María Escrivá non pensi di trovare le opere classiche, Cammino, Solco e Foggia, non sono un trattato, sono fatte praticamente per argomenti, non so, l'umiltà, l'ascesi, l'ubbidienza, il lavoro, eccetera, eccetera.
E sotto ognuno di questi titoli ci sono proprio dei testi. Degli spunti, dei punti, cioè delle brevi frasi, dei brevi aforismi che in qualche modo danno appunto delle suggestioni, sono proprio fatti per essere meditati. La lettura non deve durare tanto, massimo 5-10 minuti se si fa mezz'ora di orazione, dopodiché subentra quello che adesso faremo insieme, che deve lo stesso durare un'altra decina di minuti, non di più, che è appunto la meditazione, cioè la focalizzazione.
La meditazione è l'immaginazione di quello che si è letto, lo si guarda con attenzione, si cerca di trarne fuori qualcosa di più oltre a quello che c'è, per applicarlo poi al proprio nutrimento. E qui l'immaginazione fa da grande aiuto. Io adesso sto contemplando il viaggio da Nazareth a Betlemme e quindi la prima cosa che si chiede è di che cosa avranno parlato Giuseppe e Maria per strada.
Ecco, cercando di immaginazia. Proprio l'immaginazione, cioè proprio vedere la strada, vedere la Madonna seduta sull'asimello, San Giuseppe che tiene le briglie, l'asino, e che cosa facevano, stavano in silenzio, parlavano, di cosa parlavano? Ecco, Sant'Alfonso qui dice di cosa parlavano.
Sicuramente parlavano, si compiacevano dell'infinita misericordia di Dio nel mandare al mondo il profumo. Il proprio figlio, per dimmi del genere umano, quindi questo è un atto gratuito di misericordia del Padre, no? Dio ha tanto amato il mondo, si legge nella Maggiore di San Giovanni, da mandoranno il suo figlio Gesù Cristo.
Magari ci pensiamo poco, no? Oppure ogni volta che andiamo alla Santa Messa, nel prefazio, noi diciamo sempre veramente cosa buona e giusta, nostro dovere è fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Padre Santo, per Gesù Cristo, tuo direttissimo figlio. In Dio, diceva San Giovanni della Croce, scusate, Dio in Gesù ci ha detto e ci ha dato tutto, diceva San Giovanni della Croce, no?
Quindi è il dono dei doni, ed è ovvio che loro ne parlavano sapendo che ormai Maria era prossima al parto, ma anche dell'amore di questo figlio nel venire in questa valle di lacrime, a soddisfare con le sue pene e morte, cosa di cui entrambi erano consapevoli. Non pensiamo che non ne fossero consapevoli, chi vuole essere così, come dire, miscredente, diciamo che non crede nei doni mistici di San Giuseppe della Madonna, non voglia essere così sciocco da pensare che non conoscessero benissimo la Sacra Scrittura e quindi la sorte del Redentore, questo è assolutamente impossibile.
Ecco, che due figli ebrei come Giuseppe e Maria, che conoscevano come tutti gli ebrei, meglio di tutti gli ebrei, bene la Sacra Scrittura, non sapessero quale fosse la sorte del Redentore, no? Ecco, e anche questo è un punto di meditazione di richiamo biblico, no? Entrando nel mondo Cristo dice tu non hai voluto né sacrificio né offerta, no?
Oppure per questo dice Dio mi ha dato un corpo per fare la tua volontà, ecco. O anche l'inno cristologico bellissimo della lettera filippesi, no? Cristo Gesù non considerò un tesoro geloso la sua voglianza con Dio. Dio se stesso assunse la dimensione di servo, di bene simile agli uomini, umiliò se stesso facendo suo obbediente fino alla morte, alla morte di Croce, no?
E quindi questo momento, che è appunto il momento della meditazione, adesso abbiamo visto questo primo punto, gli altri magari andremo un pochino più veloci, ecco, è un momento in cui si attivano l'immaginazione, la nostra intelligenza, quindi che cerca, come dire, la nostra memoria, che riattinge anche dalle conoscenze, che sappiamo, come ho fatto io per esempio adesso, no?
Queste espressioni mi hanno immediatamente fatto tornare in mente delle frasi bibliche, no? Ecco, e dei riferimenti biblici. Poi, l'ultima parte dell'orazione è il colloquio, ecco, quindi dopo, perché non è semplicemente un'attività cervellotico-cerebrale, no? È portare poi all'intimità con Dio, quindi io, ecco, vedo una cosa di questo genere, parlerò con Gesù dicendo, ma grazie Signore mio, ma quanto sei stato buono, cioè mettendomi io dentro la meditazione, no?
Cioè, tu sei venuto sulla terra per i peccati miei, cioè, hai lasciato il cielo per me, ma Padre Santissimo e Benedetto, ma tu perché, cioè, che cosa ti sei andato ad inventare per salvare me dai peccati che ho fatto? Quindi, deve essere poi, questo diciamo così, che scivola quasi naturalmente, in un dialogo, che è chiaramente un dialogo di amore, che poi diventa preghiera, quindi con, anche eventualmente preghiera di supplica, preghiera di lode, di ringraziamento, e fusione di affetti, ecco, il cuore della preghiera è l'amore, quindi, e qui chiaramente si stende un velo di riservatezza, perché ognuno ha gli affetti propri da rivolgere al nostro Signore, e guai a chi non ce l'ha, questo sì, eh, guai a chi non ce l'ha, è un piccolo proposito, quindi, alla luce di quello che ho contemplato, mi prendo un piccolo impegno interiore, non lo so, di cura di una certa virtù, di fare una giocatoria, di fare attenzione a un difetto, poi lo Spirito Santo su questo ci aiuta, e così termina l'orazione, con il ringraziamento al Signore per quello che si è vissuto, con una piccola lode, un Padre nostro, una Maria, e poi un Signore di croce, no?
Questa è l'orazione mentale, e ecco, la proseguiamo, credo che ci abbia ancora qualche minuto, poco, nel secondo punto di meditazione, l'intelletto di Sant'Alfonso, si focalizza, lo sguardo interiore di Sant'Alfonso, si focalizza già sulla notte della nascita di Gesù, in particolare sulle pene sofferte, specialmente da San Giuseppe, quando non si riuscì a trovare un alloggio, no?
E quindi, la sofferenza chiaramente unita alla volontà di Dio, anche nel vedere una povera ragazzina, come era la Madonna a 15 anni, tremare dal freddo e non sapendo dove andare a partorire, insomma, trovano questa, non dobbiamo pensare alla grotta di Betlemme, qui Sant'Alfonso molto bene la descrive, no?
Era una stalla, quindi umida, aperta da più parti, era proprio una spelonca, ecco, come... E lì, ecco, qui poi, ecco, chiaramente nella preghiera personale, Gesù è nato in una spelonca e nessuno sapeva che fosse nato. Fate attenzione ragazzi, questo è il figlio di Dio, questo qui, eh?
Cioè, l'ha saputo la Madonna e appena nato ha chiamato San Giuseppe, ma il mistero più grande si è compiuto in una situazione di squallore totale, di oscurità totale e senza quasi nessun testimone. Pensate addirittura che la risurrezione di Gesù non l'ha vista proprio nessuno, l'evento in diretta.
Alla nascita l'ha vista la Madonna e solo lei, subito dopo l'ha vista San Giuseppe, sì, certamente, poi sono arrivati gli angeli, ne parla nel terzo punto ad adorare il figlio di Dio incarnato, hanno chiamato i pastori, hanno chiamato i magi, cioè le scene che noi sappiamo del Natale, no?
E poi vedete la focalizzazione sull'atto di offerta di San Giuseppe, no? Vedi il bambino e dice, ma tu mi hai fatto il dono di essere tuo bambino, un quadriputativo, ma allora io non spenderò la mia vita a nient'altro che per lodarti e per servirti, no? Ecco, qui io penso a me che sono sacerdote, questo ogni tanto, cioè io continuo ad essere grato al Signore per questo dono inestimabile che ha fatto a questo povero peccatore e dovrei rispondergli, spero di poterlo fare con le stesse parole con cui gli ha risposto San Giuseppe, mi ha dato una grazia talmente grande, ecco, mi offro, ti offro la mia vita insomma per poterla spenderle.
Al massimo possibile per la tua gloria e per la salvezza delle anime, no? Chiaramente poi l'orazione prosegue negli affetti e nelle suppliche e nei propositi che ciascuno di noi alla luce di questi punti, che poi eventualmente potete riprendere nella vostra preghiera personale, farà.
Ecco, Sant'Alfonso anche in questo, chiudiamo anche noi, offre delle preghiere infuocate e la prima è rivolta a San Giuseppe, la seconda a Maria e la terza a Gesù, no? Perché poi il dialogo e quindi la preghiera conseguente può essere fatta con la Santissima Trinità, col Padre, col Figlio, con lo Spirito Santo e con la Madonna, con un Santo, con San Giuseppe, con l'Angelo Custode, insomma, qui poi è ambito, diciamo così, di ispirazione dello Spirito Santo che noi dobbiamo seguire e assecondare, no?
Quindi scrive Sant'Alfonso, Santo mio Patriarca, vi prego per quella pena che aveste nel vedere nato il Verbo Divino in una stalla così povero, senza fuoco e senza panni, nel sentirlo piangere per il freddo che l'affliggeva, vi prego, dico, di impetrarmi un vero dolore dei miei peccati con i quali sono stato causa delle lacrime di Gesù e per quella consolazione che aveste poi nel vedere la prima volta Gesù Bambino nato nel presepe così bello e grazioso onde il vostro cuore da quel punto cominciò ad ardere di un amore più grande verso un amabile ed amante Bambino, ottenetemi la grazia di amarlo anch'io con grande amore in questa terra per venire un giorno poi a goderlo in Paradiso.
E voi o Maria? Madre mia, raccomandatemi al vostro figlio ed ottenetemi il perdono di tutte le offese che gli ho fatte e la grazia di più non offenderlo. E voi, mio diletto Gesù, perdonatemi per amore di Maria e di Giuseppe e datemi la grazia di potervi un giorno vedere in Paradiso per ivi lodare ed amare la vostra divina bellezza e la vostra bontà che vi ha reso Bambino per amore mio.
Vi amo, bontà infinita, vi amo, Gesù mio, vi amo, mio Dio, mio amore, mio tutto. Ecco, così, con quest'ultima parte Sant'Alfonso ci ha proprio completato l'orazione mentale e speriamo, ecco, che il frutto di questa prima meditazione, magari, fosse così, sia aver fatto venire a qualcuno degli ascoltatori il desiderio, ecco, di impegnarsi nell'orazione mentale.
Almeno una mezz'oretta al giorno sarebbe opportuno offrirla per questo santificantissimo esercizio. Io vi do la mia benedizione e l'appuntamento, se credete, la prossima settimana. Ave Maria.