Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

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San Giuseppe e il viaggio in egitto

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Gentilissimi ascoltatori di Radio San Giuseppe, Maria a tutti e ben ritrovati sulle frequenze della nostra web radio. Vi parlo come sempre di Leonardo Maria Pompei per una nuova piccola meditazione sulla figura di San Giuseppe, il più santo dei santi, che da un paio di puntate abbiamo cominciato a contemplare alla luce degli scritti di San Alfonso Maria dei Liguori, del suo settenario di meditazioni appunto su San Giuseppe.

La volta scorsa abbiamo contemplato il viaggio di San Giuseppe a Betlemme con Maria Santissima per la nascita di Gesù. Oggi San Alfonso ci guida nella meditazione di un altro. Il viaggio della Santa Famiglia di Nazareth, stavolta un viaggio più drammatico se è possibile, che è stato appunto il viaggio in Egitto, quello conseguente come tutti ricorderemo al decreto di Erode di uccidere tutti i bambini al di sotto dei due anni, dopo aver saputo che tra essi ci sarebbe dovuto essere il Messia, che gli pensava essere un concorrente del suo trono, regale.

Ecco, cediamo come sempre subito la parola a San Alfonso, leggendo insieme la sua meditazione e poi riservandocele il commento. La parola di San Alfonso è questa. L'angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe dicendogli alzati e prendi il bambino a scoprire. sua madre e fuggì in Egitto. Avendo i Santi Magi informato Erode che già era nato il re dei Giudei, il barbaro principe ordinò che fossero uccisi tutti i bambini che allora si ritrovavano dintorno a Betlemme. Onde volendo Dio liberare il suo figlio per allora dalla morte, mandò per un angelo ad avvisare Giuseppe che avesse preso il fanciullo e la madre e fossero fuggiti in Egitto.

Considera qui la pronta obbedienza di Giuseppe, il quale, ancorché l'angelo non gli avesse prescritto il tempo della partenza, egli, senza fare dubbi né in quanto al tempo, né in quanto al modo di un tale viaggio, né in quanto al luogo da fermarsi in Egitto, subito si accinge a partire.

Onde subito ne avvisa Maria e nella stessa notte, come giustamente vuole il gerzone, raccogliendo quei poveri strumenti del suo vestiere che poteva portare, e che dovevano poi servirgli in Egitto per alimentare la sua povera famiglia, si avvia insieme con la sua sposa Maria, soli, senza guida, all'Egitto, per un viaggio così lungo di 400 miglia, per monti, vie aspre e deserti. Ora, quale dovete essere la pena di San Giuseppe in questo viaggio, nel vedere così patire la sua cara sposa? Non avvezza a camminare, con quel caro bambino in braccio, che fuggendo lo portavano a vicenda, ora Maria, a Giuseppe, col timore di incontrare ad ogni passo i soldati di Erode, nel tempo più rigido dell'inverno, con piogge, venti e nevi. Di che dovevano cibarsi in questo viaggio, se non di un tozzo di pane portato dalla casa, o accattato per l'emosine? Dove la notte dovevano dormire, se non in qualche tugurio vile, o in campagna a cielo aperto, sotto qualche albero? Giuseppe stava così bene, tutto uniformato, alla volontà dell'Eterno Padre, il quale voleva che sin da bambino il suo figlio cominciasse a patire, per soddisfare i peccati degli uomini, ma non poteva, il tenero ed amante cuore di Giuseppe, non sentire la pena nel vederlo tremare, e nell'udirlo piangere per il freddo e per gli altri incomodi che provava. Considera finalmente quanto dovette soffrire Giuseppe nella dimora per sette anni in Egitto, in mezzo a gente idolatra, barbara e sconosciuta, poiché Ivi non aveva parenti, né amici che potessero sovvenirlo.

Onde diceva San Bernardo che il santo patriarca, per poter alimentare la sua povera casa, e quel divino fanciullo, che provvede di cibo a tutti gli uomini nel mese della terra, era costretto a faticare di notte e di giorno. Preghiera, santo mio protettore, per quella pronta obbedienza che voi sempre portaste al volere di Dio, ottenetemi dal vostro Gesù la grazia di obbedire perfettamente ai divini precetti. Ottenetemi nel viaggio che fa l'anima mia verso l'eternità, in mezzo alla vita, in mezzo a tanti nemici, di non perdere mai la compagnia di Gesù e di Maria, sino all'ultimo punto della mia morte. Così, accompagnato tutti i travagli di questa vita e la stessa morte, mi saranno dolci e cari. O Maria, madre di Dio, per quei patimenti che voi, tenera donzella, soffriste nel viaggio d'Egitto, impetratemi la forza di sopportare, con pazienza e rassegnazione, tutti gli incomodi e le cose contrarie che mi avvengono. E voi, mio caro figlio, abbiate pietà di me. O Dio, voi innocente, che siete il mio Signore e Dio, avete voluto sin da bambino tanto patire per me, ed io, peccatore, poi che tante volte ho meritato l'inferno, come sono stato tanto svogliato e impaziente nel soffrire qualcosa per voi. Signore mio, perdonatemi, io per l'avvenire voglio sopportare quanto volete, e da ora mi offro a patire tutte le croci che voi mi invierete. Aiutatemi però con la vostra grazia, altrimenti io non vi salverò.

Sarò fedele. Vi amo Gesù mio, mio tesoro, mio tutto, e voglio sempre amarvi. Per darvi gusto, voglio patire quanto piace a voi. Ecco questa breve e splendida, come sempre, meditazione di Sant'Alfonso, che ci offre la possibilità di riprendere alcuni spunti che sono, a mio avviso, molto importanti anche non solo, come sempre, per mostrare la grandezza di San Giuseppe, ma anche per trarne occasioni di esortazione e di crescita.

Per ciascuno di noi. Sant'Alfonso si sofferma subito su un dato tipico degli scrittori ecclesiastici, a ricordarci quindi così anche l'importanza della tradizione, quindi riguardo fatti di cui la Sacra Scrittura fa menzione di questo episodio. I dettagli poi ci vengono dai commentatori, e sono dettagli che Sant'Alfonso reputa anche per noi.

Prima fra tutti, ecco questo, così dettagliato, che San Giuseppe partì la notte stessa, subito, quindi il giorno stesso, senza induggiare nemmeno minimamente. A ricordarci l'importanza dell'obbedienza pronta al Dio. Obbedienza pronta. L'obbedienza pronta a Dio, fratelli e sorelle carissimi, io vi parlo da sacerdote, che va fatta nelle piccole e nelle grandi cose, nelle piccole e nelle grandi cose. Induggiare quando il Signore ci manifesta qualcuno dei Suoi voleri, per esempio lasciare un peccato, magari ci troviamo, come dire, in qualche modo immischiati in una situazione che non va con l'obbedienza a Dio. Se ti viene la benedetta ispirazione di dargli un taglio, il taglio si dà. Se ti viene l'ispirazione di andare a fare una bella confessione, la confessione bisogna farla subito. Non procrastinare, non perdere tempo, non dilazionare. Nelle cose di Dio non bisogna perdere tempo. Quando il Signore passa, quando manda un'ispirazione, va subito raccolta e va subito eseguita.

È più importante di quanto si pensi. Ecco, i Vangeli, sotto questo punto di vista, pensate a tutti quanti i racconti evangelici di incontro tra Gesù e i Suoi discepoli. Gesù li chiama e il Vangelo sempre, subito, lasciano tutto e lo seguono. Subito, lasciano tutto e lo seguono. Subito. E una volta che uno stava, come dire, pensandoci un po', dice Gesù vengo subito, però fammi andare a congedare, a salutare i miei.

Quindi, nessuno che ha messo mano all'altro e poi si colge indietro è adatto per il regno dei cieli. Un particolare che a noi sembra eccessivo per certi aspetti, estremo, dice ma ha detto che vuole andare a salutare un attimo i genitori, insomma, anche per dirgli vado con Gesù, sembrerebbe una questione di educazione, eppure c'è questa insistenza sull'immediatezza, sul subito. L'obbedienza deve essere pronta a Dio, non si rimanda, ecco.

Salutare vuol dire non farla più per quella cosa, ed essere troppo, e aver fatto in qualche modo troppo tardi, quindi aver perso un'occasione. Una. Questo è il primo punto molto importante. Il secondo punto è l'uniformità, e questo è un punto che non mediteremo mai abbastanza, a mio parere, perché è la quintessenza.

Il primo punto della santità, perché l'unica cosa che Dio vuole da noi. Quindi è l'uniformità di San Giuseppe ai divini voleri. Quindi, un viaggio di 400 miglia, in circostanze, come dire, esteriori non buone, intemperie, precarietà, mancanza di cibo, mancanza di alloggio, mancanza di prospettive.

Mancanza di sapere dove starò, cosa farò, quanto resterò lì. Chi di noi ha una capacità così grande di affidarsi al Signore e di uniformarsi ai suoi voleri? Quindi di vivere abbandonati nelle sue mani e, sapendo che stiamo facendo quello che Lui vuole, prenderci quello che Dio ci manda.

Eh! Chi è che è capace di fare questo? Eppure questa è l'unica cosa che dobbiamo fare, perché nel Padre Nostro, noi, come dire, il cuore del Padre Nostro, il centro del Padre Nostro, il culmine e il vertice del Padre Nostro è, sia fatta la tua volontà, sia fatta la tua volontà. Giuseppe è il degno sposo di Maria. Ecco, l'elogio più grande che Gesù ha fatto alla Madonna lo si ha in quei Vangeli che sembrano, sono noti in teoria, come testi, tra virgolette, anti-mariani o anti-mariologici, dove sembra addirittura prendere la distanza dalla Madre. Quando gli dicono, tua Madre sta fuori qui con i tuoi parenti e ti cerca, no? Gesù risponde, mia Madre? Chi è mia Madre? Chi fa la volontà di Dio è per mio fratello, sorella e madre. Ma non sta disprezzando sua Madre, sta dicendo che ha capito il senso verato. Chi è mia Madre? Non guardate la creatura di carne e di uomo, la carne biologica che mi ha dato, come dire, la mia natura umana. Guardate il cuore di mia Madre, perché mia Madre è la volontà di Dio fatta a persone ed è diventata mia Madre perché da sempre e in tutto ha fatto solo quello che Dio voleva. Qualche giorno fa, due o tre giorni fa, abbiamo festeggiato la festa del 21 novembre, molto bella, la presentazione di Maria al Tempio. La Madonna sarebbe stata tutta la vita nascosta e dentro il Tempio di Gerusalemme. Ecco.

Ma quando poi fu chiamata per uscire e andare in sposa, la Madonna ha preso, è uscita e è andata in sposa, consegnando al Signore anche il suo desiderio di, per quanto possibile, rimanere vergine e sacrificando al Signore il suo desiderio di rimanere per tutta la vita nascosta. La Madonna c'è proprio lo spirito profondo da monaca di clausura, nascosta a tutti per essere conosciuta da Dio solo.

È uscita fuori dal Tempio, è uscita fuori dal Tempio. Ha affidato al Signore la custodia della verginità. Dio voleva che rimanesse vergine, diamo un altro punto fondamentale adesso, è rimasta vergine pur essendo sposa. E gli ha messo a fianco l'unico uomo, San Giuseppe, appunto, che poteva, come dire, intercettare e in qualche modo soddisfare e consentire a questo voto, inventandosi addirittura la nascita miracolosa del Figlio di Dio.

Quindi è meraviglioso. Ecco, sotto questo punto di vista arriviamo al terzo punto fondamentale. Ecco, noi dobbiamo fare assolutamente, dobbiamo, come dire, nell'orizzonte di questa uniformazione della nostra volontà, la volontà di Dio, dobbiamo fare quello che Lui vuole ed essere capaci di sacrificare.

E' necessario sacrificare i nostri schemi, i nostri personali desideri di santificazione. Quindi non… aprendoci, aprendoci insomma con amore, come abbiamo meditato, eventualmente alla croce, alla sofferenza, fidandoci di Dio e fidandoci di un fatto fondamentalissimo, che non permette che possa accaderci nulla che non sia perfettamente conforme ai suoi voleri.

C'è un particolare, no? Cioè, Dio Padre voleva che il Figlio soffrisse fin da quando era piccolo, ma il fatto della fuga in Egitto, l'intervento dell'angelo, era finalizzato a impedire che Gesù morisse prima del tempo. Perché il Padre voleva che Gesù morisse prima del tempo. Perché il Padre voleva che Gesù morisse prima del tempo.

Perché il Padre voleva che il Figlio soffrisse fin da piccolo, ma il Figlio non doveva e non doveva morire prima di quando è morto. L'Evangelio di San Giovanni non è ancora giunta alla mia ora. Perché prima di essere immolato, Gesù aveva una missione terrena da compiere. Di questo Gesù nei Vangeli manifesta una coscienza serena, no?

Specialmente l'Evangelio di San Giovanni, come accennavo, non è ancora giunta alla mia ora. Non è ancora giunta alla mia ora, hanno provato a farlo fuori subito a Nazareth, no? Volevano buttarlo di sotto per farlo lì. Cosa ha fatto Gesù? Passando di mezzo a loro se n'è andato, d'accordo?

Tutte le insidie che gli hanno teso, tutti i nemici che si è fatto durante il tempo della sua vita pubblica, solo quando era giunta la sua ora, quindi quando Dio Padre aveva stabilito che la vita nascosta era finita, la vita pubblica era finita, la predicazione del Vangelo era sufficiente, il numero dei discepoli, come dire, tali per garantire un futuro alla Chiesa, erano sufficienti.

Il numero dei segni, completamente. Il numero dei discepoli, come dire, tali per garantire un futuro alla Chiesa, erano sufficienti. Il numero dei discepoli, completamente. Il numero dei discepoli, completamente. Il numero dei discepoli, completamente. I compiuti da Gesù erano sufficienti per aiutare le persone a credere che fosse veramente il Figlio di Dio.

Il numero dei demoni scacciati, sufficienti. Allora, solo in quel momento il Padre ha, come dire, consegnato tra virgolette Gesù, neanche troppe virgolette, nelle mani dei suoi nemici, diretti da Satana, perché lo uccidessero. Questo Gesù lo sapeva, ecco, ma lo ha vissuto anche lui nella serenissima coscienza che questo doveva accadere e doveva esattamente prepararsi anche noi non dobbiamo sottrarci ai divini voleri ma accade se e come e quando Dio vuole dobbiamo essere certi cioè chi mi ascolta è meno allora com'è la mia vita oggi? quando morirò io?

io morirò esattamente se faccio i divini voleri e faccio la volontà di Dio e cerco Dio di obbedire, di rifermerlo a quello che Dio vuole io morirò esattamente come e dove e quando Dio vuole è del tipo di morte che Dio vuole se devo morire martire, moro martire se devo morire di tumore, muoio di tumore se devo morire di vecchiaia, muoio di vecchiaia o in qualunque altra forma o in altro modo, non mi dobbiamo preoccupare di questo oggi il Signore vuole che io stia apparentemente in buona salute al suo servizio ho 43 anni quindi ho una discreta disponibilità di forze tale per poter adempiere la missione apostolica sono sacerdote quindi anche questa piccola meditazione su Radio San Giuseppe è certamente volontà di Dio perché il direttore di Radio San Giuseppe a suo tempo mi ha lui cercato e io gli ho subito detto di sì perché ho letto in questa sua ricerca un atto della volontà di Dio se domani il nostro Signore mi mette in condizioni tali che dovessi perdere la salute per esempio e quindi non essere più in condizione di poter continuare la mia attività apostolica in buona salute pazienza faremo tranquillamente quello che Dio vuole e smetteremo di fare attività apostolica celebrazione di sacramenti catechesi e cose di questo genere dobbiamo muoverci sempre dentro questo mondo , questo orizzonte sereno dell'obbedienza ai divini voleri e basta nella certezza che si fa quello che Dio vuole a mio avviso questi erano i punti oggi da evidenziare e da tenere presenti in questa conversazione e in questa catechesi e bene non mi resta che darvi che prepararmi a salutarvi e darvi la benedizione e darvi l'appuntamento se volete alla prossima settimana e augurarvi una santa settimana una santa celebrazione perdonatemi questo riferimento della festa della Madonna della Medaglia Miracolosa che ricorda tra qualche giorno il 27 novembre è la festa della Medaglia Miracolosa che vi prego di valorizzare e di ben celebrare e quindi Dio vi benedica e se volete appuntamento alla prossima settimana Ave Maria

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