Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Audio · Radio San Giuseppe

San Giuseppe e la santificazione del lavoro

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Gentilissimi ascoltatori di Radio San Giuseppe, ben ritrovati a tutti sulle care frequenze della nostra web radio per una nuova serata in compagnia del nostro amatissimo San Giuseppe, questo straordinario e grande santo ma per tanti aspetti, come vedremo questa sera, anche molto comune, diciamo così, nel senso che molto vicino a un tipo di vita, a un modello di vita che caratterizza la stragrande maggioranza dei fedeli cattolici, quindi se sotto certi aspetti è molto molto in alto, quindi molto difficilmente raggiungibile nelle vette della sua santità, però per altri aspetti è anche molto molto vicino e quindi molto alla portata e quindi è molto importante tenerlo presente, oltre che come potentissimo intercessore, anche come esempio.

Qui questo è il nostro video. Questa sera vorrei meditare un pochino con voi, aiutandomi e citando anche ampiamente Ampistralci di una omelia di San José María Escrivá, se vi ricordate l'abbiamo già incontrato, il pensiero di questo grande santo su San Giuseppe, santo di cui lui era particolarmente devoto proprio per questa sua ferialità, ricordate che San José María Escrivá nel suo tentativo di...

di proporre un cammino di santificazione adatto soprattutto ai laici che vivono nel mondo, ha fondato l'Opus Dei. Adesso io non voglio assolutamente entrare nel merito, va bene o non va bene, le chiacchiere che si stanno sull'Opus Dei, eccetera, no? Già a suo tempo dissi, Opus Dei o non Opus Dei?

Il problema è questo qui, i laici hanno necessità di trovare degli strumenti di santificazione adatti al proprio stato di vita, come già diceva San Filippo. Come già diceva San Filippo, i laici hanno necessità di trovare degli strumenti di santificazione adatti al proprio stato di vita, come già diceva San Filippo, come già diceva San Francesco di Salle, che abbiamo recentemente festeggiato in una liturgia, lo scorso 24 gennaio, un laico si santifica in maniera diversa da come si santifica un prete, da come si santifica un frate, da come si santifica una suora, un monaco o cose di questo genere, proprio perché vive una vita comune, per cui è fondamentale che un laico si santifichi da laico, non da prete o da religioso o cose di questo genere, no?

è fondamentale che un laico si santifichi da laico, non da prete o da religioso o cose di questo genere, no? è fondamentale che un laico si santifichi da laico, non da prete o da religioso o cose di questo genere, no? è fondamentale che un laico si santifichi da laico, non da prete o da religioso o cose di questo genere, no?

è fondamentale che un laico si santifichi da laico, non da prete o da religioso o cose di questo genere, no? è fondamentale che un laico si santifichi da laico, non da prete o da religioso o cose di questo genere, no? è fondamentale che un laico si santifichi da laico, non da prete o da religioso o cose di questo genere, no?

è fondamentale che un laico si santifichi da laico, non da prete o da religioso o cose di questo genere, no? Se da un lato giunge ad altezze di santità molto molto alte, però dall'altro ha condotto una vita, come vedremo subito, assolutamente normale, comune e quindi, essendo diventato un grandissimo santo con una vita normale, comune, di uomo comune, di padre di famiglia, di lavoratore che si guadagna la vita con lo sforzo delle proprie mani, diventa uno straordinario motivo per noi di riflessione e di gioia.

San José Maria Escrivà distingue un pochino il suo discorso partendo dalla saga scrittura e poi cercando di cogliere alcuni aspetti fondamentali della vita e dell'esperienza di San Giuseppe, chiaramente accentuando in maniera particolare ciò che era un pallino di San José Maria Escrivà, che è anche un po' il carisma a cui ha cercato di dar vita, che è appunto la santificazione nel lavoro e del lavoro.

Allora... Allora, noi per quanto riguarda, come dire, dati certi di San Giuseppe dalla scrittura non abbiamo un granché, perché abbiamo, sappiamo, due genealogie riportate dai Vangeli che sono però abbastanza incerte, poi non si capisce bene se sono riferite alla Madonna o all'arco genealogico di San Giuseppe, quindi non sappiamo neanche, per esempio, quale fosse la città natale di San Giuseppe, cioè se fosse Nazareth, per esempio, oppure se fosse Betlemme, dove si era legato per il censimento, perché comunque sarebbe dovuto legarsi lì per il censimento, perché Betlemme era la città di Davide, quindi della tribù di Giuda, a cui senza dubbio sia San Giuseppe che la Madonna appartenevano.

Da quello che possiamo capire dai vari passaggi del Vangelo, sappiamo che non era un uomo ricco, ma era un artigiano che si guadagnava da vivere. Come scrive San Paolo, con il sudore della propria fronte, e sulla base di questa scorta, subito i padri della Chiesa individuarono il falegname come lavoro proprio di San Giuseppe, addirittura c'è San Giustino, qui citato da San José Maria, che racconta, parlando della vita di lavoro di Gesù, dice che fabbricava aratri e giochi.

Forse proprio per questa particolarità, no? I giochi erano fatti di legno, ma c'era anche del ferro, no? Quindi per questa particolarità, forse, congettura San José Maria, San Giuseppe è chiamato da Santi Sidoro di Siviglia, altro grande autorevole padre della Chiesa, Fabbro. In ogni caso, Fabbro falegname, o tutti e due, cosa più probabile, era un operaio che lavorava al servizio dei suoi concittadini, con un'abilità manuale derivante da lunghi anni.

Da Evangeli risalta una grande personalità umana di San Giuseppe. Numero uno, una straordinaria calma e dominio di sé, immaginate come reagisce dinanzi alle varie prove a cui viene sottoposto, no? Cosa che manifesta una straordinaria fortezza, perché rimanere calmi dinanzi alle situazioni difficili vuol dire avere una fortezza fuori del comune.

Secondo, non era un uomo papido, quindi era capace di dominare la passione della paura, e quindi non farsi prendere dal panico. Tutte virtù importantissime per noi figli di Dio, eh? Secondo, aveva un atteggiamento propositivo nei confronti dei problemi, quindi si metteva tranquillo ad affrontarli serenamente, per risolverli, superandoli, quindi senza lasciarsi, come dire, mettere sotto scacco dalle circostanze avverse.

E' un uomo capace di dominare i problemi della vita, non solo, accetta, quindi in maniera collaborativa e con grande senso di responsabilità, i compiti che gli vengono affidati, soprattutto, insomma, i due compiti più straordinari, che sono stati quelli di essere il padre putativo di Gesù e lo sposo di Maria Santissima, e quindi contestualmente il custode dell'uno e dell'altra.

Sa cosa Maria prende le distanze? Le distanze, e su questo punto di vista io mi sento di accordare con lui, anche questo mi sembra che l'abbiamo accennato durante le nostre precedenti conversazioni, da un certo modo tradizionale di riaffigurare San Giuseppe come una persona molto anziana, quindi molto, molto più grande di Maria, no?

Riconosce, sa cosa Maria, che questo certamente ha come merito la buona intenzione di San Giuseppe. Riconosce, sa cosa Maria, che questo certamente ha come merito la buona intenzione di San Giuseppe. Perché, giustissimo rilievo, non c'è affatto bisogno di attendere la vecchiaia o la perdita del vigore virile per esercitare la virtù della castità, perché San Giuseppe l'ha esercitata anche quando era giovane.

E questo perché? Perché la purezza non nasce da una incapacità, diciamo così, o da una difficoltà nel sostenere le fatiche, tra virgolette, gli sforzi connessi all'esercizio dell'attività sessuale, ecco, ma nasce dall'amore, ecco. E la forza e la gioia della giovinezza non sono affatto un ostacolo per la purezza, ma anzi, se uno ama, sono una risorsa.

E dice anche che chi non è capace... Chi non è capace di capire tale amore, quindi che amare vuol dire sapere essere puri, vuol dire che sa ben poco del vero amore e che ignora totalmente il senso cristiano della castità. Io anche ieri sera, durante l'Omelia, parlavo, insomma, dell'essere la luce del mondo, c'era il Vangelo di ieri, Gesù dice che siete la luce del mondo perché tutti vedono le vostre opere buone.

No, le opere buone sono innanzitutto l'osservanza dei dieci comandamenti, tra cui c'è anche il sesto. Ecco, e non è affatto... E' affatto vero, citavo, come dire, una sollecitazione venuta a me tramite Facebook nei giorni scorsi da parte di una persona, che dice, sai, stiamo cercando di vivere la castità, però qui tutti dicono che nessuno vive la castità, nessuno tra i giovani vive la castità.

Dico, ma chi te l'ha detta questa cosa qui? Dico, io te ne porto quanti ne vuoi, di giovanotti, giovani, nel pieno del loro vigore, nel pieno delle tempeste ormonali, che vivono, oppure quantomeno lottano. Quindi si sforzano con tutte le loro risorse di poter vivere la castità, riconoscendo il valore, la bellezza e la bontà.

D'accordo? Io che sono un povero prete, ho 40 anni, diciamo che sono anni e anni e anni che vivo serenamente, per grazia di Dio, senza dubbio, la castità, ma come una risorsa bella e positiva. Non è che quando uno ha dal Dio il dono della castità sta tutto il giorno a pentare. Noi dobbiamo certamente tenere presente che la condizione dell'uomo è segnata e ferita dalla colpa d'origine, quindi la concupiscenza c'è.

Ma c'è anche la grazia di Cristo, ragazze carissimi, fratelli e sorelle carissimi in ascolto. Quindi la grazia di Cristo non è acqua, quindi se tu vuoi vivere questo, lo puoi vivere. Ecco, e la cosa grave di oggi, stiamo messi un po' peggio di come stava San José Maria Escrivà, che è morto poco dopo la rivoluzione del 68, e che molti pensano che questa virtù sia anzitutto arcaica e anacronistica, d'accordo?

O che addirittura sia cambiata la morale cristiana, nel senso che ormai i tempi sono cambiati e quindi ci sia stata qualche sorta di adattamento. Ma chi pensa che, magari, almeno così, sul piano teorico, questo discorso rimane in piedi, lo relega sul piano dell'utopia? Tanto queste sono cose assolutamente impossibili da vivere, no?

Io so, per certo, insomma, anche i tre giovani cominciano a scherzare, a fare le battutine, ma tu, secondo te, un prete o una suora possono stare tutta la vita così? Magari anche, purtroppo, ahimè, appoggiandosi a qualche drammatico e scandaloso fatto di cronaca, in realtà poi non così, diffuso e non così frequente, perché poi, purtroppo, i media, senza voler per questo assolutamente minimizzare o giustificare comportamenti che sono comunque disdicevoli quando posti in essere da consacrati, no?

Però, sulla scorta di questo, qualcuno dice, ma vedi, nessuno vive una cosa di questo genere. Se anche i preti e le suore fanno queste cose, vuol dire che in realtà sono una banda diversa, di falsi e di ipocriti, che nessuno vive una cosa di questo genere. Io no, per esempio, ma sono sicuro al cento per cento, al cento per cento, di non essere l'unico, insomma.

Ritengo, come sempre è successo, che la maggioranza dei consacrati riescano ad essere felici. Come gli sposi cristiani riescono a vivere la castità, come i fidanzati cristiani riescono a vivere la castità. Ecco. Una cosa molto carina. Eh, proseguendo, che nota San José María Escrivá è che il nome Giuseppe in ebraico vuol dire letteralmente Dio aggiunge.

Ecco, che significa questo? Fa una bella considerazione, una graziosa considerazione. Cioè, che alla vita santa di San Giuseppe, che già comunque era un bravo ragazzo, diciamo, no? Un bravo ragazzo è un po' poco per San Giuseppe, no? Quindi, un santo operaio che si lavorava compiendo tutti i giorni, con lo stesso sforzo e il suo onesto lavoro, ha aggiunto al Signore, che fa sempre grandi regali a coloro che compiono la sua volontà, una dimensione inaspettata e insospettata.

Cioè, a questa vita umile e santa Dio ha aggiunto la vita della Madonna e quella di Nostro Signore Gesù Cristo. Ecco, non facendosi battere chiaramente in generosità, no? San José María immagina San Giuseppe... San Giuseppe che fa suo il canto di lodo della sua sposa e che dice, guarda...

Quindi, un uomo comune, ma un grande uomo comune, un santo uomo comune, su cui Dio ha fatto affidamento per operare cose grandi. E' anche molto importante... vedere anche, attraverso la vicenda di San Giuseppe, la fiducia che Dio ripone nei suoi servi quando gli affida qualche grosso incarico, no?

Quindi, San Giuseppe dice alla scrittura che era giusto. Grande, ecco, un termine che sintetizza tutta quanta la sua statura morale, no? Giusto è noto per riconoscere la Sacra Scrittura, vuol dire servo di Dio per gli ebrei. Quindi, osservante, scrupoloso... della legge del Signore, esecutore della Divina Volontà, sia per ciò che attiene ai doveri verso Dio, sia per ciò che attiene ai doveri verso il prossimo.

Quindi, giusto è colui che vive il comandamento dell'amore di Dio e lo dimostra orientando la propria vita al servizio degli uomini e dei propri fratelli e quindi esercitando anche la carità del prossimo, no? Ora, San Cosè Maria poi approfondisce ulteriori elementi, no? Le virtù teologali.

Innanzitutto di San Giuseppe, no? Quindi la fede, la speranza e l'amore. Vorrei citare adesso qui qualche straccio dei suoi passaggi, no? Partendo dal fatto che San Paolo dice il giusto vive di fede, quindi San Giuseppe è uomo giusto, quindi per poter vivere questa sua incomiabile scelta di essere servo di Dio ha dovuto percorrere il cammino della fede e vivere nella fede.

Quindi che significa questo? Che il suo adempimento della volontà di Dio e il suo compimento anche della legge di Dio non era come per qualche fariseo formalistico, esterno, estrinseco o di facciata ma era l'espressione della volontà del Dio vivo in cui lui aveva investito dandogli, come dice il buon Blaise Pascal credito a Gesù.

Quindi scommettendo tutto sul Signore. Allora, i padri della Chiesa hanno avuto modo di evidenziare le tante occasioni in cui la potenza e la fermezza della fede di San Giuseppe si mostra e si manifesta, no? San Giovanni Crisostomo, per esempio, riferendosi all'episodio della fuga in Egitto e all'ordine che gli dite l'angelo di fare questo, scrive Al sentire ciò, San Giuseppe, non si scandalizza e non dice mi sembra un enigma tu stesso mi facevi sapere non molto tempo fa che egli avrebbe salvato il suo popolo ed ecco, tu adesso mi dici che non è capace di salvare se stesso anzi, addirittura dobbiamo fuggire intraprendere un viaggio e subire un lungo esilio ciò è il contrario alla tua promessa attenzione a questo passaggio Giuseppe non ragiona così perché è un uomo fedele non domanda nemmeno il tempo del ritorno nonostante fosse rimasto in un'esilio nonostante fosse rimasto in un'esilio nonostante fosse rimasto indeterminato già che l'angelo gli aveva detto resta là finché io ti dirò punto e basta cosa fa San Giuseppe?

obbedisce, crede, sopporta con gioia questa e tutte le altre prove fratelli e sorelle carissime qui stiamo in un passaggio fondamentale permettetemi anche di dire che la mia povera esperienza di sacerdote ha vissuto situazioni analoghe a quella di San Giuseppe allora, può effettivamente sembrare che a volte il Padre Eterno faccia delle cose strane cioè ti dice di fare una cosa e tu hai la certezza morale che è il Padre Eterno che ti ha orientato verso fare quella cosa e dopo un po' di tempo attraverso fonti altrettanto attendibili sembra che ti dica di fare esattamente il contrario non so se avete mai fatto caso qualche tempo prima della fuga non temere di prendere con te Maria, sua sposa perché quello che vi è da lei viene dallo Spirito Santo concepirà un figlio e tu gli darai in nome Gesù perché egli salverà il suo popolo dai suoi peccati chiaro?

quindi Giuseppe non era sciocco questo è il figlio di Dio fatto uomo allora, immaginate se si fosse messo a ragionare perché c'è un ragionamento tortuoso che è ostacolo alla fede la fede richiede come diceva i padri un sacrificio dell'intelletto cioè che tu rinunci ad andare a scandagliare cose che sono più grandi di te e ti affidi ciecamente sotto questo punto di vista ai voleri dell'altissimo allora Erode si mette a fare il matto e l'angelo gli dice vai in Egitto, scappa altrimenti te l'ammazzano immaginate San Giuseppe ma come l'ammazzano?

ma questo è il figlio di Dio fatto uomo ma come te pare che adesso vada a permettere che qualcuno l'ammazza? ma se deve salvare dai peccati gli altri figuriamoci se non si salva da solo avrebbe potuto fare una cosa di questo genere ma non l'ha fatto non l'ha fatto perché era un uomo di fede e vedete come la fede porta sempre con sé questo anche lo scrive San Paolo la dinamica dell'obbedienza l'obbedienza della fede la chiama San Paolo e non si mette a indagare ma allora com'è?

allora qua, allora là allora forse questo non è il figlio di Dio allora e come facciamo? e perché essendo il figlio di Dio non ci pensa lui a salvarsi da solo? e perché essendo il figlio di Dio non lo fulmina Erode? e perché essendo il figlio di Dio non impedisce a Erode di venire a trovare eccetera eccetera io anche ogni tanto vi ho sempre detto e lo ribadisco su questo sono un grande stimatore di San Tommaso il Signore quando noi ci accostiamo a Lui del resto questo è stato come dire il sogno di tanti filosofi ed è l'attività che maggiormente nobilita l'uomo perché l'uomo deve farsi delle domande deve chiedersi dei perché ecco però ci sono i grandi perché dell'esistenza a cui Dio nella sua rivelazione dà risposte questo ci dà una risposta perché un cristiano che qualcuno gli dice ma tu cosa campi a fare?

gli deve saper rispondere cioè perché vivi? gli devi saper rispondere un cristiano a cui viene chiesto in generale perché esiste il mare nel mondo? deve saper rispondere un cristiano a cui viene chiesto perché c'è la morte? deve saper rispondere perché sono tutte risposte che la rivelazione ci dà però se a me personalmente viene chiesto perché Dio che ti aveva chiesto di fare questa cosa adesso sembra aver cambiato idea e ti ha chiesto quest'altra ecco questa è una domanda impertinente cioè non pertinente perché non si tratta di una cosa di un principio globale appartenente alla fede in quanto deposito si tratta di una contingenza particolare appartenente al mio personale itinerario di fede come dire che si compie dentro la fede della chiesa in cui ci sono la risposta ai grandi perché ma coinvolgendo me personalmente allora la risposta di San Giuseppe anche in una fattispecie di questo tipo c'è la risposta generalizzata Dio permette il male nel mondo perché ne venga sempre un bene maggiore punto e basta quindi lodiamo e benediciamo il Signore e facciamo la sua volontà qui si deve fermare il nostro perché non può andare oltre altrimenti pecchiamo contro la virtù teologale della fede peccati che non ci si pensa quasi mai e i peccati contro la fede la speranza e la carità del catechismo della chiesa cattolica sono peccati contro il primo comandamento e non c'è soltanto l'eresia che è un grave peccato contro la fede chiaramente o l'apostasia peggio ancora l'apostasia è oggi diffusissima un cristiano che si mette a fare il buddista formalmente pecca di apostasia cioè abbandona l'unica vera religione rivelata che ha la pienezza della verità e dei mezzi salvifici che è il cristianesimo nella coniugazione da fricolette cattolica e abbracciano la religione che pur non essendo il male assoluto perché non è cattiva al 100% è però molto meno di quello del dono che ha ricevuto e quindi chiaramente non è cosa buona che tu vai dall'alto al basso ora qui c'è la prima grande catechesi vivente circa la fede di San Giuseppe ora San Giuseppe si abbandona senza riserve all'azione di Dio quindi il discorso è questo qui quando arriva la fede di San Giuseppe quando arriva la fede di San Giuseppe quando arriva una prova noi dobbiamo immediatamente fare quello che Dio vuole evidentemente così come faceva anche la Madonna è possibile tornarci pensandoci ma è molto diverso questo vi ricordate quando succedono degli eventi particolari e il Vangelo di San Luca dice Maria serbava queste cose nel cuore Maria serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore allora certo che San Giuseppe dopo che è partito poteva fare la meditazione su quello che è successo certo che non solo poteva doveva fare la meditazione è la stessa cosa che Dio disse a San Pietro nell'ultima cena vi ricordate quando San Pietro Gesù si mette in testa di lavare i piedi a tutti quanti San Pietro per capire il senso di quel gesto dice tu signore vuoi lavare i piedi a me ma te lo scordi proprio cosa risponde Gesù quello che io faccio tu ora non lo capisci non lo capisci lo capirai dopo allora perché nell'agire di Dio i perché ci sono sempre noi non possiamo e non dobbiamo fare due cose uno volerli conoscere prima perché Dio ci chiede proprio di agire non sapendo il perché secondo non pretendere di conoscerli anche dopo ma dopo che io comunque ho fatto quello che Dio mi aveva detto io posso rifletterci sopra come faceva San Giuseppe qui San José Maria nota che il patriarca pur avendo tutto investito nella fede non rinuncia né a pensare né a far uso della sua responsabilità un piccolo particolare per esempio quando torna a casa perché l'angelo gli dice guarda che Erode è morto nota il Vangelo che tornò per una via diversa da quella consueta perché comunque era re della Giudea Archelao e che era il figlio di Erode quindi esegue l'ordine ecco ma esegue l'ordine anche in maniera intelligente no quindi anche quando l'importante è che noi seguiamo gli ordini di Dio d'accordo ecco e poi sicuramente come la Madonna ci tornava su riflettendoci questo è importante perché noi dobbiamo e possiamo imparare dalle vicende della vita e anche dalle prove a cui il Signore ci sottopone due cose uno le logiche del cielo che passano sempre attraverso il mistero della croce e due anche il grande mistero del male a cui purtroppo in parte dal cielo è dato il permesso di agire e di operare per la nostra rovina e quindi in più lo conosciamo e più siamo in grado di fronteggiarlo allora passiamo poi adesso a considerare per esempio la la più grande delle virtù teologali che è la carità noi non dobbiamo pensare alla carità in termini di gesti straordinari o di chissà che cosa cito testualmente cosa dice San Josemarino cito testualmente cosa dice San Josemarino dice l'amore ha necessariamente le sue manifestazioni caratteristiche a volte si parla dell'amore come se fosse un impulso verso la propria soddisfazione o una semplice risorsa per completare egoisticamente la propria personalità ma non è così l'amore vero è un uscire da se stessi è un darsi l'amore non è un sentimento quindi facciamo sempre molta attenzione per questo che la tradizione della chiesa ha trovata la terza virtù teologale che è poi la più grande di tutte come ci insegna San Paolo un nome alternativo perché noi quando sentiamo dire amore immaginiamo subito il sentimento ma la carità non è un sentimento è un atto della volontà è una scelta è la scelta di darsi a Dio e al prossimo ora questa forma di amore porta con sé la gioia ma questa gioia bellissimo questa immagine ha le radici a forma di croce eh eh ora finché siamo sulla terra qui non siamo in paradiso non ci può essere amore vero senza esperienza di sacrificio e di dolore un dolore che si gusta che è amabile e che è fonte di intimo gaudio ma non di meno è un dolore reale perché quantomeno si manifesta nella necessità di vincere il proprio egoismo cosa che ci costa e non è un dolore reale è di prendere l'amore come regola di tutte e singole le nostre azioni le opere dell'amore sono sempre grandi altra grande verità anche quando in apparenza cioè in concreto nel singolo gesto sembrano apparentemente piccole e questo perché agli occhi di Dio tutto ha importanza ci sono delle azioni che a nostri occhi sembrano grandissime che davanti a Dio non contano nulla ci sono delle azioni che giudichiamo di poco valore ma che davanti a Dio sono grandissime cioè se voi leggete le vite dei santi ci sono state delle suore per esempio che si sono santificate sono state canonizzate sapete facendo cosa?

facendo una vita anni e anni a fare le portinaie sapete chi è la portinaia di un monastero? è una che sta a fare la portiera sta tutto il giorno seduta negli orari chiaramente dei pubblici del convento del monastero a rispondere al campanello e oggi dato che siamo più moderni e al telefono basta ma se tu fai una cosa di questo genere che è una cosa dice divento santo rispondendo alla porta del monastero dipende come e perché perché se tu stai lì mosso dall'obbedienza religiosa obbedienza religiosa appunto perché che è tale quando tu credi che quella cosa che ti sta dicendo un uomo te la sta dicendo il Padre Eterno e quindi che tu fai quella cosa per amore del Padre Eterno non per amore dell'uomo e cerchi tra l'altro di farla con la massima perfezione possibile anche rispondere alla porta un'opera può essere fatta in tanti modi perché io posso rispondere alla porta suona e mi dice che vuoi?

adesso esagero, scherzo oppure posso dire buonasera, chi è? sto caricando apposta, qui purtroppo stiamo in radio quindi dobbiamo cercare di farci capire però la stessa azione io posso farla in cento miliardi di modi differenti capite? pensate a un prete tutti i preti celebrano la messa certamente, bisogna vedere come tutti i preti confessano è il come che Dio guarda e quel come molte volte se è vero che si riverbera all'esterno di noi tutto dal nostro tratto dai nostri occhi e dai nostri modi ordinariamente è completamente nascosto cioè, se io dinanzi a un imprevisto della giornata faccio un atto interno di adorazione della volontà di Dio e dico sia benedetto tu, Signore per quello che oggi mi metti davanti per questo imprevisto che mi ha fatto saltare tutti i piani che avevo in programma questo è un grande atto ma non lo vede nessuno ordinariamente dinanzi a una cosa di questo genere uno si altera, si agita comincia a dire, comincia a sbruffare uffa, devo fare questo, devo fare quell'altro non ho più tempo di fare niente a destra e a sinistra questa è la grandezza di San Giuseppe in questo San Giuseppe era un maestro straordinario ora, una vita esternamente semplice normale, comune fatta di anni di lavoro di giorni che si susseguono con apparente monotonie e proprio questa normalità che è stata vissuta da San Giuseppe con queste disposizioni interiori attraeva particolarmente il cuore di San Josemaria e gli dava spunto per meditarci molto molto e quando fu introdotta durante il concilio Vaticano II per volontà di Giovanni XXIII il nome di San Giuseppe nel canone della messa ci fu una persona che telefonò subito a San Josemaria dicendogli rallegramenti guardi che appena ho sentito quella notizia ho pensato a lei e alla gioia che ne avrebbe avuto fu felicissimo!

San Josemaria che il nome di San Giuseppe fosse giunto al canone della Santa Messa oggi sapete che è stato anche allargato obbligatoriamente anche agli altri canoni anche le altre paghiere eucaristiche che sono diventate di più quindi, bene poi c'è un'altra cosa molto molto importante il fatto del lavoro il lavoro di San Giuseppe andiamo verso la conclusione ora ci sono delle considerazioni diciamo così generali e sono quanto mai adatte sia alla figura di San Giuseppe sia ai laici io le cito perché questo diciamo ogni santo ha il suo punto forte San Josemaria scrive proprio in questi discorsi che adesso fa la sua ragione di essere e anche il suo essere è stato un dono per la Chiesa allora la fede e l'evocazione impregnano non solo una parte ma tutta la nostra esistenza cioè noi non abbiamo nella nostra vita di fede come dire delle nicchie allora io ho la mia vita quotidiana la mia vita normale poi la mattina dico le preghiere del mattino apriamo la finestra sacra finite le preghiere del mattino si chiude la finestra sacra e comincia la vita normale poi magari vado anche a Messa tutti i giorni allora alle sette della mattina sono in full immersion nella finestra sacra poi la chiudo e la sera vado a casa e poi c'ho la moglie, c'ho i bambini c'ho la televisione, non lo so c'ho le cose poi c'ho la notte e poi riapriamo la finestra sacra prima di andare a dormire e poi la mattina dopo non è così perché la fede irradia e si irraggia dal di dentro in tutti gli aspetti della nostra esistenza compreso anche il tempo libero ci sono sempre rapporti di dedizione e in questo senso assumono sempre una dimensione di totalità quindi l'atteggiamento dell'uomo di fede è di guardare la vita a tutta la vita e in tutte le sue dimensioni con una prospettiva nuova quella che ci darà da Dio allora le persone la stragrande maggioranza delle persone che vivono nel mondo sono persone dedite al lavoro in varie attività professionali e in questa parte dei casi hanno dei focolari domestici gente che è stata all'università che è cresciuta in fabbrica che ha avuto in tessuto rapporti di lavoro in tessuto rapporti di amicizia collaborato a vari livelli aziendali nella soluzione di problemi lavorativi forze politici forze sociali culturali attività di questo genere ora tutto questo alveo nucleo di dimensioni terrene proprie della vita laicale dice san Josemaria non è strano ai piani divini la vostra vocazione umana è parte importante della vostra vocazione di vita ecco il motivo per cui dovete santificarvi collaborando allo stesso tempo alla santificazione degli altri santificando precisamente il vostro lavoro e cioè la professione o il mestiere che riempi i vostri giorni che dà una fisionomia peculiare alla vostra personalità umana che è il vostro modo di essere presenti nel mondo e assieme al lavoro il focolare, la vostra famiglia e infine la nazione dove siete nati e chiamati il lavoro accompagna inevitabilmente la vita dell'uomo sulla terra assieme ad esso compaiono lo sforzo, la fatica la stanchezza come manifestazione del dolore e della lotta che fanno parte della nostra esistenza attuale della realtà del peccato e del bisogno di attenzione ma il lavoro non è in sé stesso una pena né una maledizione né un castigo coloro che parlano così non hanno letto bene la Sacra Scrittura è tempo che i cristiani dicano ben forte che il lavoro è un dono di Dio e che non ha senso alcuno dividere gli uomini in categorie diverse secondo il tipo di lavoro è testimonianza della dignità dell'uomo del suo dominio sulla creazione promuove lo sviluppo della sua personalità è vincolo di unione con gli altri uomini fonte di risorse per sostenere la propria famiglia mezzo per contribuire al miglioramento della società in cui si vive e al progresso di tutta l'umanità ricordate che moltissime di queste cose furono poi scritte quasi ricopiate alla lettera nella Gaudium et Spes del Concilio Ecumenico Vaticano II e nelle sezioni della Lumen Gentium stesso Concilio dedicate alla santificazione dei laici quindi ti piace o non ti piace l'Opus Dei ti piace o non ti piace sei d'accordo o non sei d'accordo tutte le leggende nere che circolano le parole di San José María Escrivá sono assolutamente normative per tutti i cristiani perché hanno poi ricevuto una sorta di avallo ex post implicito e neanche troppo implicito da parte del Magistero Ufficiale della Chiesa non solo per il lavoro per il cristiano poi queste prospettive che sono universali che valgono per ogni uomo si dilatano ulteriormente perché il lavoro infatti appare come partecipazione all'opera creatrice di Dio il Signore ha regalato l'uomo il racconto della Genesi gli dite la sua benedizione siate fecondi e moltiplicatevi riempite la terra soggiocatela e dominate sui pesci del mare ecc ecc inoltre nostro Signore Gesù Cristo che è venuto sulla terra per trent'anni ha lavorato sono tanti trent'anni quindi questo lavoro assunto da Cristo diventa attività e non solo è l'albito nel quale l'uomo vive ma mezzo e strada di vera santità è una realtà in se stessa santificabile quindi ogni lavoro può essere santificato e al tempo stesso santificatrice cioè lavorando mi santifico e quindi come si fa a santificarsi il lavoro?

il lavoro nasce dall'amore manifesta l'amore è ordinato all'amore quindi riconosciamo Dio non solo nello spettacolo della natura ma anche nell'esperienza del nostro lavoro sapendoci posti da Dio sulla terra amati da lui ed eredi delle sue promesse il lavoro diviene preghiera rendimento di grazie è giusto che ci si dica sia che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa fate tutto per la gloria di Dio allora voi capite vi faccio subito un esempio se tu lavori per l'amore di Dio supponiamo che sei un impiegato stai servendo il Signore quindi le carte, gli archivi tieni in ordine ma non le tieni in ordine soltanto per fare un favore all'umana società e ai tuoi colleghi no, ma perché Dio è ordine non vuole vedere le cose disordinate se tu sei una donna di casa terrai la casa pulita e ordinata non perché hai le fissazioni o le manie come alcune donne che non è che stanno tutte quante che stanno a pulire sul pulito per quanto riguarda la pulizia ma quella è la casa di Nostro Signore preparare da mangiare a tuo marito è un atto sacro e tu lo fai buono come gesto d'amore immaginando che seduto al tavolo insieme a tuo marito o anche in tuo marito ancora meglio ci sia Nostro Signore Gesù Cristo per cui se venisse Nostro Signore Gesù Cristo penso che gli prepareresti qualcosa di buono lo preparerai a tuo marito allora tu entri dentro uno studio di un professionista o dentro un ufficio parrocchiale guarda cioè se tu trovi un ambiente pulito ordinato le carte messe in ordine hai una impressione se tu trovi la scrivania che non riesci neanche a guardare di là per vedere chi ci sta dall'altra parte c'è un'impressione pessima lì sicuramente Dio non c'è è vero in teoria fare tutto quanto il precisino tutto quanto l'ordinato semplicemente per una sorta di mania di perfezionismo o di culto della personalità questo è vero ma ordinariamente il motivo per cui si lavora per esempio in maniera ordinata senza lavorare né troppo né troppo poco ma bene è sempre l'amore di Dio santificarsi in quello che sto facendo e santificare quello che sto facendo capite?

anche il lavoro ancora può essere l'occasione di esercitare l'apostolato specialmente per chi lavora nel mondo come sono i laici quindi tessere delle buone relazioni oltre che una cosa molto bella da un punto di vista umano è virtù teologale cioè noi non dovremmo mai e qui parlo contro di me ahimè sto cercando disperatamente anch'io per quanto riguarda me stesso di correggermi di progredire dovremmo sempre trattare il prossimo bene sempre solari sorridenti, affabili, cordiali gentili far sentire le persone accolte far sentire le persone accettate non mortificarle mai non giudicarle, non farle sentire a disagio ecc ecc guardate che queste ultime cose che vi ho detto sono quello che dicono i santi le virtù in assoluto più gradite al Signore anche perché richiedono una grandissima ascesi molto più grande di quella che si fa compiendo le grandi penitenze corporali che pure per coloro che hanno questa chiamata del Signore sono cose non da disprezzare e non da ritenere definitivamente sevolte nei cassetti ecco però ci vuole più ascesi per essere sempre disponibile affabile con tutti che non per sottoporsi a digiuni massacranti e quindi è così ecco quindi allora maestro di vita interiore lavoratore impegnato nel lavoro quotidiano e fedele servitore di Dio in continuo rapporto con Gesù affidatogli dal Padre a lui personalmente quindi dandogli grande senso di responsabilità unitamente con la Madonna questo è stato San Giuseppe allora andate da Giuseppe era un'espressione tratta dall'Antico Testamento che fu detta a proposito di San Giuseppe figlio di Giacobbe ma possiamo noi tranquillamente mutuarla per quanto riguarda il Giuseppe del Nuovo Testamento perché da Giuseppe il cristiano impara che cosa significa essere di Dio ed essere al tempo stesso pienamente inserito fra gli uomini santificando il mondo quindi frequentando Giuseppe incontreremo Gesù frequentando Giuseppe incontreremo Maria che riempì sempre di pace l'officina di Nazareth ci vediamo se Dio vuole lunedì prossimo sulle stesse frequenze io vi saluto e vi mando la mia benedizione Ave Maria

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