Audio · Radio San Giuseppe
San Giuseppe il principe dei Santi
Trascrizione
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Gentilissimi ascoltatori di Radio San Giuseppe, Ave Maria a tutti, ben ritrovati sulle frequenze della nostra radio, a pochi giorni dalla festa di tutti i Santi, oggi possiamo concludere le meditazioni dal libro del Beato Bartolongo, una splendida meditazione su che si intitola appunto la festa di San Giuseppe in cielo, quindi una contemplazione della gloria di questo straordinario Santo e della sua condizione di eccellenza che ha in Paradiso.
Noi sappiamo che il mese di novembre è dedicato a tutte e due queste figure, quindi non soltanto ai defunti ma anche ai Santi, è un mese in cui la Chiesa ci pone proprio dinanzi alla contemplazione e alla meditazione appunto i meriti e le glorie di tutti i Santi, cioè coloro che hanno dato il massimo, sono stati eroi della fede ed anche comunque, il che non è poco, il raggiungimento della salvezza da parte di coloro che non sono stati eroi, ma comunque.
Hanno accolto la salvezza offerta da Nostro Signore e pertanto si trovano nei patimenti del Purgatorio in attesa della visione beatifica, che sono appunto le anime purganti, quindi liturgicamente come tutti sappiamo questo mese è appunto introdotto dalle feste del primo e del due di novembre che danno proprio il là a tutto quello che dobbiamo avere in questo mese, quindi coltivare un grande desiderio del cielo, pregare molto per le anime del Purgatorio che vanno soffragate, e anche fare un po' di esame di coscienza per decidere di fare qualche preghiera e qualche penitenza in più, perché chiaramente meno Purgatorio ci faremo anche noi, sperando che ci arriviamo, e meglio è.
Detto questo passo, essendo abbastanza lunga l'ultima meditazione, passo direttamente alla lettura, vedendo poi se avanza un pochino di tempo per qualche ulteriore considerazione. Eccoci arrivati a questa festa dolcissima per il cuore di tutti i devoti di San Giuseppe, la festa di San Giuseppe in cielo.
Contempliamo la gloriosa festa che oggi si fa in cielo, dove San Giuseppe oltrepassa gli altri santi in grazia e in gloria, come dimostra il Pio Suarez. Suarez, per chi non lo sapesse, era stato un grandissimo teologo gesuita, vissuto nel staccavallo del XVI-XVII secolo. Vi sono certamente nel cielo, dice il celebre Gersone, dei santi collocati in trono eminenti, in più San Giovanni Battista, gli apostoli, senza parlare degli angeli.
Non pertanto io credo che San Giuseppe sovrasta tutti i beati. Un'espressione, diciamo, lessicale un po' obsoleta. Beato Bartolomeo sta dicendo che lui crede fermamente che San Giuseppe sorpassa, come è evidente, insomma, se abbiamo capito di chi stiamo parlando, la gloria di tutti i beati.
Se gli apostoli occupano il primo luogo, è nell'ordine della Chiesa, ma non nell'ordine dell'unione apostatica del Figlio di Dio. Cioè, nella unione della natura divina con la natura umana, nell'incarnazione del Verbo di Dio e nella redenzione degli uomini. In questo noi non vediamo figurare altri che Maria e Giuseppe.
Oggi facciamo un po' di commento all'interno perché questa meditazione è un pochino complessa. Cioè, Beato Bartolomeo dice, è certo che gli apostoli hanno i dodici troni di cui parla Gesù nel Vangelo, in cui sono chiaramente elevati al di sopra di tutti i santi. Perché? Perché sono stati i diffusori del Figlio di Dio.
Ma il Figlio di Dio non avrebbe predicato il Vangelo se non si fosse incarnato. Ecco, e quindi chi sono stati però i collaboratori dell'incarnazione, anche se a titolo diverso, da un lato la Madonna e da un lato San Giuseppe. Quindi è chiaro che San Giuseppe e la Madonna, erano al di sopra e al di là degli stessi apostoli.
Ora, come il mistero dell'incarnazione, prosegue il Beato, si innalza sopra tutti, tanto in cielo quanto sulla terra, così la gloria di Maria è quella di San Giuseppe, è superiore a quella degli altri santi. San Giuseppe ebbe l'onore di rendere a Dio sulla terra i servizi che nessun santo e nessun angelo gli ha reso mai.
Fu il custode di colui che governa ogni essere creato, l'angelo del Gran Consiglio. L'angelo del Gran Consiglio, avendo prestato a lui i buoni uffici che rendono a noi gli angeli custodi. Fu il Redentore del Redentore degli uomini, bellissima questa espressione, che riscattò dalle mani dei sacerdoti nella sua presentazione al Tempio.
Fu il Salvatore del Salvatore del mondo, per averlo salvato dalle insidie di Erode e da mille pericoli. Fu il Signore con la S minuscola del Signore con la S maiuscola. Il Superiore del Re e della Regina del Cielo. Il loro Tutore, il loro Sostegno, la loro Guida, il loro Amico, il loro Difensore, il loro Tutto.
Vorrei fare un'altra piccola pausa per far capire. Perché dice che fu il Redentore con la R minuscola del Redentore? Ecco perché quando Gesù fu presentato al Tempio, voi sapete che veniva offerta un sacrificio per poter riscattare il Primo Genito che apparteneva a Dio, no? Ora, Redentore, e ti mostro un'altra cosa.
Ora, Redentore, e ti mostro un'altra cosa. Ora, Redentore, e ti mostro un'altra cosa. Ora, Redentore, e ti mostro un'altra cosa. Perché, etimologicamente, la Redenzione, proprio il termine greco che indica la Redenzione, è riscatto. Cioè, il Signore ci ha redenti perché ha riscattato le nostre anime, togliendole dalla schiavitù del demonio e restituendole al Padre a cui appartengono.
Quindi, San Giuseppe è Redentore del Redentore perché ha offerto il sacrificio rituale al Tempio con cui ha riscattato Gesù bambino, quindi potendolo tenere per sé e farlo crescere ed educarlo, come era proprio della ritualità. Poi, fu il Salvatore con la S minuscola del Salvatore perché lo ha concretamente salvato dall'ensile di Erode, attraverso la fuga in Egitto.
Fu il Signore con la S minuscola del Signore con la S maiuscola. Perché lui ha avuto potere di Padre, quindi ha autorità in quanto Padre, sul Signore dell'Universo. Queste sono le cose veramente strane che fa il Padre Eterno. Io che sono un sacerdote, come potete immaginare, sono sempre molto stupito del fatto, come diceva San Francesco d'Assisi ai sacerdoti, Gesù vi ubbidisce, il vostro comando scende dal cielo e arriva sull'altare.
Per questo, a suo tempo, parlai anche un po' delle analogie tra il compito di San Giuseppe e quello dei sacerdoti. Ancora, fu il Superiore del Re e della Regina del Cielo perché dentro casa, come abbiamo visto in tante meditazioni, San Giuseppe occupava realmente il compito di Capofamiglia.
Anche il Cielo gli era dato. Vi ricordo che gli angeli, ogni volta che dovevano dare indicazioni, apparivano a San Giuseppe, non alla Madonna, che pure rivedeva dalla mattina alla sera e che, a quanto scrive la Venerabile Maria di Grecia, aveva 10.000 angeli postoti a fargli la guardia dalla mattina alla sera.
Eppure l'angelo, incaricato di dare direttiva alla famiglia, andava da San Giuseppe, non andava dalla Madonna. Ecco, quindi ho spiegato un pochettino queste espressioni che mi sembrava il caso. Riprendo la lettura. Le sue cure, le sue opere, le sue sollecitudini avevano per oggetto immediato l'adorabile persona del Salvatore.
A quelli che nutrono Gesù Cristo nei poveri lo Spirito Santo promette l'abbondanza dei beni temporali ed eterni. Ma quale gloria a San Giuseppe che nutri veramente lo stesso Figlio di Dio che nella verità gli può dire io avevo fame e tu mi hai dato da mangiare, io avevo sete e tu mi hai dato da bere, ero orfano e mi hai accolto.
Gli angeli non sono che ministri di Gesù, servi di Gesù. Ma Giuseppe è padre di Gesù. Egli comanda Gesù ed è obbedito. Guardate che non c'è nessun angelo che può andare dal nostro Signore Gesù Cristo e dirgli fai questo. Non siete proprio insomma, no? Ma San Giuseppe sì. Perché se San Giuseppe diceva a Gesù è ora di andare a lavorare in laboratorio, vieni con me, Gesù prendeva e ci andava.
Se San Giuseppe gli commissionava guarda che ci sta quel letto da fare per quel cliente, Gesù si metteva a fare tranquillamente quel letto per il cliente. È così. Chi degli angeli può dire al Creatore del Cielo e della Terra tu sei mio figlio? E state attenti che la paternità di San Giuseppe, ve l'ho detto tante volte, pur non essendo biologica è stata una paternità reale.
E io su questo da prete ve lo dico e ve lo stradico. Per essere padre non serve affatto avere metà, aver dato al figlio metà del proprio patrimonio genetico. Che non serve assolutamente a niente. D'accordo? Per essere padre occorre avere una paternità reale che è fatta di amore, è fatta di assunzione di responsabilità, è fatta di spendersi al servizio di.
Io ogni tanto provoco i ragazzi dicendogli guardate che dite ai vostri padri che io li sfido, mi metto a fare a gara con loro, vediamo chi è più padre tra me e loro. Chiaramente è una provocazione no? Sicuramente avranno tutti quanti dei padri degni di questo nome. Ma voi sapete ci sono alcuni padri biologici che sono assolutamente indegni di essere padri.
Perché non fanno i padri, tutto fanno meno che i padri. E ci sono alcuni padri non biologici, pensate anche ai genitori adottivi oggi. O pensate appunto ai preti degni di questo nome che vivono profondamente la paternità reale, anche se spirituale che hanno. E che non hanno certamente nulla da invidiare, anzi si trovano addirittura su un grado superiore.
Voi capite che per le miserie connesse alla natura umana uno può anche avere un figlio senza sapere di averlo, ovviamente un papà. Penso che gli ascoltatori sono tutti abbastanza grandicelli, non c'è bisogno di fare i disegni per spiegare questa cosa no? Ma un padre spirituale o un padre putativo o un padre adottivo sa benissimo di chi è padre.
E ha un banco come dire di riscontro e di prova per vedere se come e quanto esercita degnamente la propria paternità. San Giuseppe ha l'autorità di padre verso Gesù e con ogni diritto gli può dire questo. La carne e il sangue, dice Gesù nel Vangelo, non giovano a nulla, ma proprio a nulla.
Non a qualcosa, a zero. Zero. Zero. Zero. E guardate che anche che Gesù è vero figlio di Maria, Gesù è vero figlio di Maria perché ha voluto essere vero figlio di Maria. E perché la carne di Maria e il sangue di Maria erano carni immacolate. E perché la carne di Maria e il sangue di Maria erano carni immacolate.
Altrimenti non sarebbe stato figlio di Maria. Sarebbe venuto sulla terra in un altro modo, direttamente. Senza come dire, andarsi ad avvilire prendendo la natura umana da una creatura. L'ha voluta prenderla dalla Madonna perché se l'era fatta solo per sé. La Santessima Virgine, riprendo, mostrò chiaramente e pubblicamente tale diritto che La Santessima Virgine, riprendo, mostrò chiaramente e pubblicamente tale diritto che a San Giuseppe avevano su di lui, quando smarritelo insieme lo ritrovarono nel Tempio.
a San Giuseppe avevano su di lui, quando smarritelo insieme lo ritrovarono nel Tempio. Lei, rivolta al fanciullo, disse in tono di dolce rimprovero «Tuo padre» Lei, rivolta al fanciullo, disse in tono di dolce rimprovero «Tuo padre» guardate anche l'umiltà della Madonna, non dice io e tuo padre, dice tu tuo padre e io addolorati andavamo in cerca di te.
Questo santo patriarca, dunque, siede su un trono sublime, il più vicino a Gesù dopo quello della sua augusta sposa. Questo è indubbio questo qui. Cioè in Paradiso c'è la Santissima Trinità, poi c'è la Madonna, poi c'è San Giuseppe e poi c'è tutto il resto, compresi gli angeli, compresi i martiri.
La gerarchia divina è certamente fatta così. Sto Augustissimo Santo, grandissimo Santo. Dimmi, o Beato Giuseppe, dimmi gli onori che Gesù, tuo figlio adottivo, ti rende al cospetto degli angeli e dei santi, facendoti sedere nel cielo sul trono di gloria che egli stesso innalzò per te con le sue mani adorabili.
Ecco qui adesso il Beato Bartolo Lungo prorompe in preghiere e slanci i devoti. Dimmi quale ineffabile consolazione riempì il tuo cuore allorché nell'imminenza della morte udisti dalla sua divina bocca queste meravigliose parole. Vieni, Padre mio, vieni a trionfare nel regno che ti fu preparato fin dal principio del mondo.
Vieni a godere della felicità che meritasti. Dico i lunghi e laboriosi servizi che mi hai reso, non solamente nella persona dei più piccoli tra i miei fratelli, ma a me personalmente. Cioè, noi dobbiamo sempre pensare che l'incarnazione, la vita terrena di Gesù è stata incarnazione reale e vita vera.
Quindi San Giuseppe ha aiutato Gesù a imparare a camminare. San Giuseppe sicuramente, forse gli era fatti lui, come dice Maria Valtorta, i giocattoli. I giocattoli di legno, gli animaretti di legno, li ha fatti lui materialmente per Gesù. Il letto dove Gesù dormiva l'ha fatto San Giuseppe.
Cioè, il cibo che Gesù mangiava era frutto del lavoro di San Giuseppe. Così come i panni che vestiva erano tessuti dalla Madonna. E le stoffe acquistate con i soldi che si guadagnava San Giuseppe. Cioè, mi raccomando, non pensiamo mai. Cioè, la vita di Gesù è stata una vita divinamente...
Divinamente umana, d'accordo? Ma non, come dire, disincarnata, come dire, atipica, anomala. Ripeto, divinamente umana, d'accordo? Ma umana. E quindi Gesù gli dice, grazie Padre per i servizi che mi hai reso personalmente. Servizi. Forse l'avrà anche fatto addormentare qualche volta Gesù.
Non ci sarebbe assolutamente niente di male, no? Tenuto in braccio, magari in un momento in cui la Madonna magari stava cucinando, gli ha detto, tieni un attimo San Giuseppe. Non pensiamo, ripeto, cioè, la santità, e in questa famiglia era super la santità, non è avulsa dalle circostanze ordinarie della vita, ma impregna tutte le circostanze della vita.
Certamente conosce dei momenti perché non possiamo appiattire i santi sul nostro mediocre livello. Quindi ci sono... Ci sono dei veli, cioè, chi lo sa le estasi che ha avuto la Madonna, chi lo sa le contemplazioni segrete che aveva con quel bambino, e anche San Giuseppe, molto probabilmente.
Queste sono cose che il Padre Eterno non rivela a noi comuni mortali. E fa bene, tra l'altro, che non ne siamo degni di alzare questi veli. Però la presenza di questi fatti, di queste situazioni, chiaramente del tutto peculiari e del tutto eccezionali, dovuti alla eccellenza straordinaria dei protagonisti in causa, non tolgono...
tutta l'altra ordinarietà di vita che è stata vissuta in maniera sublime da questa santa famiglia. Non pensiamo mai a cose di questo genere. Non facciamo di questa santissima famiglia, che proprio per questo è esempio di santità per tutti, una specie, come dire, di nicchia iperuranica, inavvicinabile, irraggiungibile, perché comunque è come se avesse vissuto una vita del tutto singolare, del tutto diversa da quella dei...
dei miei comuni mortali. Riprendo e andiamo verso la fine, perché il tempo sta per scadere. Tu hai albergato me in casa tua, allorché, avendo io lasciato il cielo, vivevo come uno straniero d'orfano tra gli uomini. La casa di Lanzaretta era di San Giuseppe, e Gesù è vissuto a casa sua.
Sta dicendo, no? Ora voglio dare a te una dimora eterna, un posto d'onore nella celeste patria. Tu copristi altre volte le mie membra esposte al rigore delle testagioni, vedete, compagni e abiti, ed io rivestirò te, dei più magnifici ornamenti della mia gloria. Pensate alle vesti che avremo in cielo.
Tu nutristi me col frutto dei tuoi sudori quando ebbi fame. Io sazierò te con le delizie eterne che largamente godono i miei eletti alla mensa dell'agnello immacolato. Tu hai dato a me da bere quando io ero assetato. Io inebrierò te nei secoli col torrente dei divini gaudi. Tu hai sopportato il peso del lavoro e le molestie del calore per provvedere al mio sostentamento, e io farò godere a te d'ora innanzi un riposo infinito, nella sua durata ed ineffabile nella sua dolcezza.
Vieni dunque, vieni, mio diletto, vieni a prendere possesso di tutti questi beni. E dopo che il santo Patriarca fu volato dal cielo, è da pensare che Gesù, rivolgendosi al suo Padre Celeste e presentandogli San Giuseppe, gli abbia detto con maggior tenerezza che non fece il giovane Tobia parlando della sua vera guida all'Arcangelo Raffaele.
Padre mio, quale ricompensa daremo a quest'uomo che possa adeguare le attenzioni che ho ricevuto da lui? Egli è stato il custodio. Il custode e il protettore della verginità di mia madre. Egli mi ricevette nel giorno della mia nascita. Mi condusse in Egitto per liberarmi dal furore di Erode.
Mi allevò con la più gran cura, mi amò e colmò di ogni sorta di beni. Che gli daremo? E Dio gli diede misura piena, colma e sovrabbondante in modo eccessivo e con libertà di disporne a favore di chi lo invoca. Beato mille volte questo gran santo che Dio esaltò sopra il re della terra e i principi della sua celeste milizia.
Anche San Michele, il grande San Michele, è sotto questo aspetto più piccolo di San Giuseppe. Beato al di sopra di ogni possibile immaginazione. Angelo per l'innocenza della sua vita. Arcangelo per il sublime ministero di conferire continuamente col re dei re e con la sposa dell'Altissimo.
Principato per l'eminenza del suo ufficio di custodire e sostenere Gesù e Maria. Potestà per le vittorie che riportò su Erode e sui demoni. Virtù dei cieli per le meraviglie operate. Dominazione per l'esercizio della sua autorità su Gesù e Maria. Trono per la sua umile servitù e per la sua pace interiore.
Inalterabile Cherubino per la conoscenza che gli ebbe dei più sublini misteri. Serafino per gli ardori della sua carità e ciò che è più meraviglioso ancora per essere stato padre adottivo di Dio fatto uomo e per l'abbondante partecipazione delle divine perfezioni. Ecco, vedete come il Beato conclude questa sua splendida operetta che oggi lasciamo con questa dissertazione dove per mostrare la superiorità di San Giuseppe anche ai nove cori angelici sopra i quali abbiamo già visto è elevato nomina i nuovi cori e poi partendo dalla caratteristica di ciascuno di essi come abbiamo appena letto la esalta e la individua chiaramente in grado imminente in San Giuseppe e quindi anche per questo è elevata al di sopra di tutti quanti questi cori angelici.
Ecco, quindi contemplando tutti quanti i santi del mese di novembre quest'anno avremo un occhio particolare a questo grandissimo santo vedendolo a fianco del trono della Madonna e dopo di loro, tutta quanta la schiera di coloro che ci hanno preceduto che pregano per noi, sono i nostri esempi, sono i supereroi della fede ci attendono in cielo e desiderano nient'altro che noi ci sforziamo di ripercorrere la stessa vita e anche noi raggiungiamo il fine della nostra vocazione che è per tutti la santità.
Appuntamento con un altro capitolo che apriremo a sorpresa lunedì prossimo per chi desidera vi do la mia benedizione. Ave Maria.