Audio · Radio San Giuseppe
San Giuseppe modello dei padri di famiglia
Trascrizione
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Gentilissimi ascoltatori di Radio San Giuseppe, Ave Maria a tutti e ben ritrovati sulle frequenze della web radio dedicata al Più Santo dei Santi per una nuova puntata delle nostre catechesi, meditazioni, conversazioni, si possono chiamare come si vuole, dedicate a San Giuseppe e condotte sulla base delle luminose meditazioni del Beato Bartolo Longo per il mese di marzo contenute nel suo aureo libretto.
La meditazione odierna si chiama San Giuseppe modello dei padri di famiglia, vedremo che a partire da questo tema, principale, come sovente accade, il Beato poi spazia un po', focalizzando e approfondendo alcuni aspetti della vita e della santità di San Giuseppe che sono molto utili, come sempre molto importanti anche per la nostra vita personale.
Ricordiamo sempre, non mi stancherò mai di farlo, che la grande importanza e il grande valore che ha anche l'approfondimento della figura di San Giuseppe è che lui è, davvero, sotto tutti i punti di vista, non sotto qualche punto di vista, uno di noi, quindi è indubbiamente il più santo dei santi, quindi si trova largamente al di là di tutti i santi della Chiesa Cattolica, però si trova al di qua, nel senso che condivide con noi la condizione ontologica, in quanto figlio di Adamo, di peccatore, quindi San Giuseppe, se Gesù gli ha insegnato il Padre Nostro, come io, detto fra me e voi, ritengo, anche se poi agli Apostoli lo ha insegnato in pubblico più tardi, come dicono i Vangeli, quando San Giuseppe diceva rimetti a noi i nostri debiti, come noi rimettiamo i nostri debitori, poteva parlare, la Madonna poteva dire questa preghiera in maniera molto sui generis, e anche Gesù poteva farla in maniera molto sui generis, cioè Gesù poteva farla a nome dell'umanità.
La peccatrice, l'umanità che lui aveva in qualche modo assunto e che avrebbe poi portato sulle spalle sul Calvario, la Madonna poteva farlo come mamma misericordiosa, e ricordando che lei avrebbe fatto parte di questa umanità peccatrice se non fosse stata redenta in maniera più sublime con l'immacolata concezione, quindi essendo stata preservata dal contagio anziché essere sanata.
Però San Giuseppe non è così, quindi è sempre importante, e voi mi perdonerete se io lo ribadisco di quando in quando, che pensiamo a questo grandissimo santo davvero come a uno di noi per essere incitati, per essere spronati, perché se lui ha fatto queste cose possiamo farcela anche noi.
Certamente ha ricevuto delle grazie particolari e sublime in virtù del suo compito del tutto particolare, ovviamente è stato confermato in grazia, le abbiamo viste tante cose, però questo ci fa capire quanto è potente la grazia di Dio, quando però incontra un cuore dove possa agire liberamente, senza ostacoli e senza freni.
Comincio come sempre la lettura che poi insieme ripercorreremo meditando qualche punto. San Giuseppe era pronto a servire tutti. Dopo che San Giuseppe fu capo della famiglia, non appartenne più a sé. Egli è tutto per Gesù, tutto per Maria. È necessario accompagnare Maria in casa di Elisabetta, condurla a Betlemme, egli è pronto.
Bisogna che si fugga in Egitto, egli è pronto. Deve modificare il suo modo di vivere, ritornare a Nazareth quando vorrebbe restare a Gerusalemme, eccolo pronto a tutto. Si il mio modello San Giuseppe, fa che io sia tutto offerto prima a Dio, poi al mio dovere. All'ubbidienza, alla carità.
E che non mi faccia mai pregare per rendere un servigio. Prega, caro santo, che Dio mi dia forza per sacrificarmi per gli altri. San Giuseppe era prudente. La prudenza non è contraria alla semplicità né alla schiettezza. Anzi, essa è una salvaguardia per l'una e per l'altra. San Giuseppe fidava sulla provvidenza, ma conosceva che Dio aiuta, quelli che fanno tutto ciò che possono da parte loro, ed operava perciò come se tutto dipendesse da lui.
San Giuseppe si sentiva protetto da Gesù e da Maria, ma evitava ogni occasione di male, perché sapeva che Dio non fa miracoli per coloro che si espongono volontariamente. San Giuseppe, io ho gran bisogno di imitarti in queste tre cose, nella scelta degli amici, nell'assiduità al lavoro e nella fuga delle occasioni.
San Giuseppe era sempre un amico. Era sempre occupato. I santi hanno sempre qualcosa da fare, e la fanno senza precipitazione e senza interruzione. Giuseppe, fortunato di voler guadagnare ogni giorno il pane per Gesù e per Maria, si sarebbe rimproverato ogni minima perdita di tempo.
La morte lo sorprese nel lavoro, ed egli morì sorridendo al sentire quelle parole di Gesù. Tu hai bene impiegato la tua giornata. Va, servo buono e fedele, va a riposarti dalle tue fatiche. Oh, se potessimo anche noi sentire nell'ora di morte le dolci e consolanti parole che Gesù rivolse a San Giuseppe!
Quale felicità! Anche a noi è dato di meritarle impiegando il tempo che ci è dato alla pura gloria di Dio. San Giuseppe era paziente. Paziente nella sua povertà abituale, della quale doveva soffrire, poiché gli impediva di dare a Gesù quei conforti che il suo cuore avrebbe voluto dargli, ma intanto non se ne lagnava.
Paziente nel suo lavoro di tutti i giorni, che per lui, come per tutti, doveva avere le sue ore di monotonia, di stanchezza e di patimento, eppure non lo lasciava mai. Due lezioni importanti. Contro gli accidenti o i mali della nostra condizione dobbiamo essere pazienti nel sopportarli, poiché non possiamo mutarli.
E contro il disgusto del lavoro procuriamo di avere maggiore fermezza, maggiore costanza. Dio terrà conto dei nostri sforzi. Bisogna che il padre di famiglia faccia, come San Giuseppe, continui atti di abbandono in Dio. San Giuseppe aveva abitualmente il sorriso sulle labbra. Solo la perdita di Gesù poteva cagionargli d'onore, e la presenza di Gesù era per lui una fonte perenne di felicità.
Immaginatevi di vedere Giuseppe ritornando la sera da un lavoro fatto lontano dalla sua famiglia. Egli non ha mai smesso il suo sorriso, poiché porta nel cuore il gaudio e la pace. Porta con sé l'immagine di Gesù. Ma quanta gioia nel ritorno. Maria l'aspetta con quell'ansietà calma e gioconda di un cuore che ama in modo sempre nuovo.
Gesù l'aspetta e corre incontro al padre suo. Gli tende le sue piccole braccia e il padre lo solleva con tenerezza. Lo bacia con rispetto. Lo bacia con rispetto e piange di gioia. In ogni triste circostanza San Giuseppe non perde mai la sua pace interiore. Non smise mai il suo sorriso di calma e di abbandono in Dio.
O Gesù, perché non sono io sempre contento da che posso come San Giuseppe possederti tutti i giorni della mia vita per mezzo della Santa Comunione? Offriamo oggi tutte le nostre azioni insieme con quelle perfettissime che fece in vita San Giuseppe. E chiediamo in questo giorno a Dio, in nome di San Giuseppe, lo spirito della mortificazione, affinché diventiamo come il nostro protettore mortificati in tutti e cominciamo con animo risoluto a combattere e vincere le nostre passioni, collere, sospetti, invidie, doppiezze, oscenità, attacchi, pensieri cattivi e simili.
Avete visto che anche in questa meditazione, come sempre, la materia è ricca, ecco, e le considerazioni da fare sarebbero abbondanti. Noi ci limitiamo, come di consueto, ad una serie di sottolineature e di spunti, sapendo che poi questo programma, come sapete, andrà in replica, ve lo dirà poi Antonio, diverse volte su Radio San Giuseppe, ma sarà poi anche disponibile sul web, sia come MP3 che come video sul canale di YouTube mio personale.
Quindi ripercorro alcuni passaggi. A numero uno, questa prontezza e questa docilità di San Giuseppe, ad essere solerte nel compiere la volontà di Dio, così come si presenta, in base alle circostanze che gli mette dinanzi, a compagnare Maria in casa di Elisabetta. Sappiamo a quale episodio si fa riferimento, no?
Appena la Madonna sa che la cugina era incinta, chiede a San Giuseppe di partire e rimane con lei per tre mesi. Giuseppe prende parte della compagna. Arriva l'editto di Cesare Augusto e devono andare a Betlemme. Si prende, si parte e si va a Betlemme. Dopo poco si deve fuggire in Egitto.
Si prende, si parte e si va a Betlemme. Deve tornare a Nazareth, si torna a Nazareth. Vedete, io vi invito a ricordare quella considerazione del Beato Bartolomeo che fa più avanti. San Giuseppe faceva atti continui di abbandono alla volontà di Dio, che si manifesta nelle circostanze ordinarie e quotidiane della nostra vita.
Ecco. Ricordando sempre che Santa Caterina da Siena, la grande santa italiana, diceva che tutta la fonte della nostra sofferenza consiste nel fatto che noi vogliamo fare la nostra volontà in tutto e per tutto. E siamo contrariati dalle circostanze avverse che vorremmo cambiare, non le vorremmo fare, vorremmo in qualche modo sfuggire e fare sempre come ci pare.
In alcune circostanze ovviamente questo non è possibile e allora uno lo fa controvoglia, mormorando oppure impregando, oppure a volte, nei casi più gravi, bestemmiando o comunque facendosi venire il sangue e il fegato amare. E ecco perché si perde il sorriso, la pace del cuore e la gioia del cuore.
Quindi vi invito, io adesso passo ad un altro punto però, a tornare frequentemente su questo che a mio avviso, da quello che sto imparando mano a mano, che faccio esperienza di vita cristiana e sacerdotale, è uno dei punti assolutamente fondamentali della vita cristiana. Se si risolve questo punto, stiamo davvero a buon punto nel cammino verso la santità.
Numero due. San Giuseppe era prudente. Prudente vuol dire, la persona prudente è colui che sa, dice San Tommaso, organizzare i mezzi adeguati al fine che deve raggiungere. D'accordo? Quindi noi non possiamo, certamente Dio provvede a tutto, ma come qui c'è un punto fondamentalissimo, qui San Beato Bartolomeo cita uno dei passi più luminosi della dottrina di Sant'Ignazio di Antiochia.
Una frase che vi invito a scolpirvela e a lasciarla nel cuore, perché noi dal lato dobbiamo essere completamente abbandonati alla Divina Provvidenza, dal lato dobbiamo avere una fede, quella che sposta le montagne, quindi una fede che permette a Dio di liberare tutta la sua potenza nella nostra esistenza.
Ma questo non significa inerzia, o inettitudine, o stato di totale apatia, o inattività. La vita cristiana comporta sforzo ascetico e comporta anche, che sempre in maniera sottoposta ai divini voleri, il proverbio dice che l'uomo propone e Dio risponde, io per quanto posso però programmo, organizzo, studio quali mezzi da operare, faccio la meditazione, e quindi cerco di capire quali sono le priorità nella mia vita personale, nella mia vita familiare, nella mia vita lavorativa, ecc.
Poi è certo che se il Padre Eterno cambia le carte in regola e fa succedere una cosa che mi manda tutta l'aria, allora mi abbandonerò ai Suoi voleri. La frase clou è questa. San Giuseppe fidava sulla provvidenza, ma conosceva che Dio aiuta quelli che fanno tutto ciò che possono da parte loro, ed operava perciò come se tutto dipendesse da Lui.
Sant'Ignazio di Antiochia, scusate, non di Antiochia, di Loiola, il fondatore dei Gesuiti, diceva queste luminose parole, fai come se tutto dipendesse da te, sapendo e credendo fermamente però che niente dipende da te. Quindi il fatto che San Giuseppe vivesse con Gesù e la Madonna, immaginate quanto si sentisse protetto, per questo non si sentiva esentato però dal dovere che tutti abbiamo di, per esempio, fuggire alle occasioni di peccato, dovere che tutti abbiamo quando non ci sia una stretta necessità, e scegliere gli amici.
Questo punto della scelta degli amici è molto importante. E poi l'ultimo, che è l'assiduità al lavoro, di cui tratteremo, se abbiamo tempo, nell'ultima parte. La scelta degli amici è cosa straordinariamente importante, gentilissimi ascoltatori, perché i colleghi te li tieni, i parenti te li tieni, e te li tieni bene.
Ecco, io dico sempre alle coppie che si sposano, state attenti che tu ti sposi, tuo marito o tua moglie, ma ti sposi in un certo senso anche tutto il clan, quindi tutti quanti i parenti, di tuo marito e tua moglie. Perché tu non ti puoi sposare e poi cominci a fare ricatti a tuo marito o tua moglie, a dire non voglio andare da tua madre, se viene tuo zio io non vengo a pranzo di Natale, eccetera eccetera.
Questo non è amore. Certamente nel dialogo comune della coppia, qualora ci siano, non lo so, situazioni di eccessiva intrusione, invadenza, ma sempre con calma nel dialogo, nella carità, si possono, come dire, elaborare delle strategie per proteggere un poco il proprio nucleo familiare.
Questo è lecito. Ma mai io ho sentito coppie, addirittura in casi estremi, di qualche donna fuori di testa che ha detto al marito o tu non parli più con tua madre o io faccio la valigia e me ne vado. Ma queste sono cose dell'altro mondo queste qui. Ed è gente che va in chiesa che ha fatto questo qui.
E anche in cammini, come dire, che pensano essere cammini impegnati. Quindi pensate fino a dove può arrivare proprio la, come dire, la mancanza di formazione che rasenta la stortezza e la follia. Perché, insomma, che non ci arrivi, che una cosa di questo genere non si può fare, uno dovrebbe arrivarci, no?
Però gli amici ce li scegliamo. Ecco. San Giuseppe si era scelti per lui. Vi raccomando, gentilissimo ascoltatore, fate attenzione agli amici dei vostri figli. Questo lo dicono i libri sapienziali, che non mentono, l'Antico Testamento. Come uno è, tale sarà il suo amico. Questo ha detto Imposizione.
E' positivo per chi trova un amico buono. Ma per chi trova un amico cattivo vige anche l'altro proverbio che chi va con lo zoppo impara a zoppicare. Quindi la scelta delle amicizie deve essere fatta in un certo modo. Allora, poi San Giuseppe era sempre occupato. Occupato non vuol dire preoccupato.
E occupato non vuol dire fare necessariamente cose manuali, no? Ecco. L'occupato vuol dire non darsi mai in preda all'ozio. Quindi tenere sempre alla mente il corpo impiegati in qualcosa di utile. Pregare è un'occupazione. Lodare Dio è un'occupazione, no? Celebrare un sacramento è un'occupazione.
Anche concedersi, non lo so, se uno va a fare una partita a pallone, ecco, non lo so, o va a farsi una corsa, quindi fa qualche attività ricreativa, ecco, perché non sempre si riesce a stare in perpetua intenzione e comunque c'è del saggio nella sapienza, insomma, anche ecclesiastica della mente sana nel corpo sano.
Questo si può tranquillamente fare, ecco. L'importante è che non ci si metta mai in preda all'ozio. Quindi allo stare senza far niente, per esempio le chiacchiere inutili che si fanno tra comandanti, che si fanno tra commari in giro, oppure quando uno comincia a pensare, specialmente per alcuni temperamenti, io ad alcuni temperamenti malinconici più di qualche volta ho detto tu non devi pensare, devi stare sempre occupato, perché appena cominciano a smettersi di occuparsi di qualcosa di utile, cominciano a pensare e a tormentarsi la mente con una caterva di pensieri che servono soltanto a spalencare le porte al demone e a far star male il prossimo.
Quindi il tempo, ricordiamo sempre, è un dono che il Signore ci fa e di cui dobbiamo rendere conto, cioè la giornata deve essere viva. State attenti che molte persone che pensano di non avere tempo di fare tante cose, è perché il tempo non sanno organizzarlo bene, perché c'è tempo realmente di fare tutto se uno si organizza bene e vive, ecco, non in balia delle onde, delle proprie emozioni o passioni, ma impara a controllare e a stabilire le priorità.
L'altra cosa è il lavoro assiduo, che fa parte, abbiamo già visto in altre circostanze, della santificazione laicale. Il lavoro è una penitenza, quindi si deve lavorare. Non è stare a dire ma io vorrei pregare, voglio stare più tempo in chiesa, sapete quante volte succede, sia a persone non sposate che a persone sposatice, ma no, mangerai il tuo pane con il sudore della fronte.
Tu ringrazi a Dio se un lavoro ce l'hai, lo fai, anche quando non ti va, e offri. Bisogna fare un po' di penitenze, no? Le penitenze non sono soltanto le penitenze volontarie, quindi le nostre preghiere, i nostri digiuni, gli altri atti di mortificazione, sono soprattutto quelle che ci mette davanti la vita.
Il lavoro è una penitenza. Io faccio il lavoro di parroco, e quando mi devo sedere in ufficio parrocchiale a scrivere i certificati, a stare a combattere con la gente che ti va a fare richieste assurde, io ne farei molto volentieri a meno, ma non lo posso fare. E devo starci lì, perché lo devo fare, perché fa parte dei miei doveri di parroco, no?
Non sempre celebrare un funerale è un atto proprio... Certo, poi uno lo vive con la carità, però è un atto, diciamo così, se uno dovesse dire che è un atto divertente celebrare un funerale, direbbe una bugia, direbbe, no? Lo fai perché è il tuo dovere di parroco, eccetera, eccetera.
L'ultimissima cosa, perché purtroppo il tempo è sparito, è conservare sempre il gladio e il sorriso, l'abbiamo visto da cosa dipende, da fare la volontà di Dio, però io vorrei chiudere riprendendo l'ultimo passaggio. O Gesù, perché non sono io sempre contento, giacché posso, come San Giuseppe, possederti tutti i giorni della mia vita per mezzo della Santa Comunione?
Quanti ascoltatori possono dire che vanno a Messa tutti i giorni e quanti, soprattutto, sentono il bisogno di fare la comunione quotidiana? Che è l'unica possibilità che noi abbiamo, anche se non è sufficiente, perché poi dobbiamo metterci del nostro, per conservare sempre quel gaudio e quella pace interiore che hanno caratterizzato la vita di San Giuseppe.
Voi sapete che ci sono apparizioni mariane, che non sono ufficialmente riconosciute, tutti sanno a che cosa mi riferisco, dove la Madonna ha chiesto di andare a Messa e di fare la comunione tutti i giorni. E siccome dal cielo non chiedono cose impossibili, questa è una cosa che se uno vuole si fa.
E bisogna uscire dalla mentalità un po' ristretta, dice. Ma è obbligatorio andare solo di domenica o vado soltanto di domenica? Chi sta dentro questa mentalità, direbbe San Giovanni, ha ancora la mentalità da serva e non da figlio. Perché un dono così grande come quello di Gesù e Eucaristia, chiaramente Gesù non l'ha messo come obbligo, altrimenti sa quanta gente andava all'inferno, che già ce ne vanno abbastanza con la Messa Domenicale.
Però chiaramente è sommo desiderio del suo cuore che i suoi figli lo ricevano, potendo farlo tutti i giorni, perché senza l'Eucaristia, come dicevano i cristiani dei primi secoli, noi non possiamo vivere e non abbiamo alcuna speranza di poter avere quelle disposizioni nel cuore che hanno caratterizzato la vita di Gesù, della Madonna, di San Giuseppe e di tutti i santi.
Vi do la mia benedizione e l'appuntamento, se credete, alla prossima settimana. Ave Maria.