Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

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San Giuseppe modello di solitudine

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Trascrizione

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Gentilissimi ascoltatori di Radio San Giuseppe, ben ritrovati a tutti sulle frequenze della nostra cara web radio per una nuova puntata dedicata alla contemplazione della persona e delle virtù di San Giuseppe sotto la guida del beato Bartolo Longo e del suo aureo libretto che ormai da diverso tempo stiamo insieme leggendo, contemplando, meditando, lasciandoci prendere per mano questo grande beato, devotissimo di San Giuseppe per cercare di conoscere un po' meglio la figura eccezionale del più santo dei santi oggi faremo una meditazione un po' particolare su una virtù molto importante che chiaramente deve essere vissuta nel debito modo come vedremo da noi che viviamo nel mondo che è quella del silenzio di San Giuseppe, la meditazione di oggi si intitola appunto San Giuseppe è un modello di solitudine, passerei abbastanza rapidamente come sempre a leggere il testo salvo poi riservarmi nel commento di qualche passaggio per qualche evidenziazione opportuna come di consueto, onde essere spiritualmente arricchiti da quello che andiamo meditando insieme sulla figura di questo straordinario santo la meditazione è diciamo così abbastanza corposa quindi è meglio che immediatamente ci avviamo alla lettura onde poi avere un po' di spazio per riprendere qualche punto la vita del glorioso San Giuseppe fu una profonda e continua solitudine desiderate conoscerne il principio e il mezzo ed il fine?

volete sapere le belle azioni di quel mirabile santo? il suo amore così pure così ardente per Gesù? ecco tutta la vita di San Giuseppe, ecco tutte le sue grandezze e tutti i suoi meriti viveva solitario e nascosto in Gesù tale era la vera sua vita in questo Dio lo propone per modello a tutta la sua chiesa più ancora alle anime che fanno vita devota delle quali lo volle patrono e padre quale solitudine fu quella di Gesù, nostro divino salvatore nell'immacolato seno dell'augusta sua madre?

voi, santi romiti, abitanti dei deserti, piani a coreti ospiti solitari dei boschi e delle foreste contemplavate il cielo, ammiravate la terra e talvolta gli angeli vi visitavano ma per il verbo incarnato nel castroseno di Maria quantunque con la scienza di visione avesse presente ogni cosa tuttavia il suo cielo la sua terra i suoi angeli e le sue occupazioni erano il suo amore per noi, sue creature ma inoltriamoci ad altre divine solitudini ecco San Giuseppe con Gesù e Maria, soli nella stalla di Betlemme dove stanno tanti giorni Gesù avvolto nelle fasce era per Giuseppe il Santissimo Sacramento il presepe serviva d'altare e la stalla era una chiesa consacrata a Gesù allora allora dalla presenza di Gesù San Giuseppe farà sempre nuovi progressi nella solitudine esteriore e interiore egli abiterà sette anni nell'Egitto sconosciuto da tutti quindi a Nazareth, quasi sepolto con Gesù e Maria tale è la vita di San Giuseppe, una continua solitudine oh mio dio e perchè non lo facesti comparire almeno un poco sul termine della sua vita dopo i meravigliosi progressi di lui nelle sublimi vie della più alta perfezione? Ma no, la sua vita sarà sempre nascosta con Gesù in Dio. Egli sarà talmente nascosto che quindici secoli passeranno senza quasi che si pensi a lui, senza che gli si renda un culto solenne. Eppure Giuseppe è, dopo Maria, il più gran santo, il più caro a Gesù. Conviene dire che la solitudine racchiuda tesori sommamente grandi e preziosi, poiché Gesù, Maria e Giuseppe l'hanno tanto amata. Non ve' lingua, sia pure eloquente, che possa esprimere la vita di Giuseppe in Gesù. Il Vangelo ne disse una parola sola. Erant pater eius et mater mirantes. Il padre di Gesù e la sua Santissima Madre ammiravano. Ecco la vita di San Giuseppe riportata in una parola. Vita non di parole, ma di amore.

Di orazione e di ammirazione. Ed in tutto il Vangelo non ci viene riferita una parola che Giuseppe abbia pronunciata, poiché egli sempre adorava ed ammirava l'inestimabile ricchezza di Gesù e di Maria. Voi saprete che sta scritto come Gesù conduce l'anima in luoghi appartati e nella solitudine per accarezzarla e comunicarla le sue delizie.

Ora, quale vi pare che sia questa solitudine? Essa è l'abiezione, esclama il padre Champion. La vera solitudine è un luogo dove nulla vi è oltre colui che vi soggiorna. Ora, la santa abiezione è un luogo tanto segregato dalle creature quanto tutti lo sfuggono e l'aborriscono. Perciò il celeste sposo guida l'anima che teneramente ama nella solitudine dell'abiezione e della bassezza.

Allo scopo di trattenersi amorosamente con lei da solo a sola, come in una conquista tutta sua, senza pericolo che qualcuno gliela strappi. O amabile industria di questo amante appassionato delle anime nostre, che per possederci interamente e unicamente e compiacersi a tutto agio di noi, ci riduce ad uno stato in cui nessuno più ci cura, o nel quale non vecchi disputi il possesso totale.

Dunque, fra le persone che soffrono, quelle soprattutto che sono disprezzate, dimenticate, abbandonate, trova luogo in quel delizioso deserto, che Gesù abbellisce con la sua presenza e dove egli regna solo in un amoroso silenzio e in una tranquilla libertà sopra un cuore che è tutto suo.

O mio Dio, la gloria di Giuseppe non è conosciuta se non da te e dai tuoi angeli. Gli uomini non sono degni di saperla. E questo santo amante non è conosciuto se non da te e dai tuoi angeli. Gli uomini non sono degni di saperla. E questo santo amante non è conosciuto se non da te e dai tuoi angeli. Gli uomini non sono degni di saperla.

E questo santo amante non è conosciuto se non da te e dai tuoi angeli. E questo santo mirabile più elevato dei celesti spiriti, come fu trattato dai suoi concittadini, e da tutti quelli che giudicano le cose dalle apparenze esteriori. Non era altro ai loro occhi che un uomo popolano, un povero operaio. Sicché parlando di Gesù che essi guardavano come il figlio di Giuseppe dicevano con disprezzo «Non è egli il figlio del falegname. Non est ic Fabri Filius. Eppure, che cosa erano tutti i monarchi?

tutti i sapienti, tutti i grandi dell'universo in paragona a Giuseppe, ministro dell'Altissimo, sposo di Maria, padre e custode di Gesù, quanto è vero, mio Dio, che ciò che nasconde i vostri santi li rende incomparabilmente più grandi e non ciò che li manifesta agli occhi del mondo e che quelli che vedremo risplendere al di sopra degli asti del firmamento sono coloro che sulla terra sono stati i più nascosti e i più ignorati.

Vi dico personalmente che per quanto mi riguarda questa splendida meditazione è una in assoluto delle mie preferite, la ritengo di un'attualità semplicemente straordinaria, se dipendesse da me ci farei una meditazione lunga due ore, ovviamente non lo farò perché abbiamo soltanto un'altra decisione.

Però sinceramente, poi saprete come sempre questa trasmissione sarà mandata in replica sul web da quando finisce la trasmissione, da qualche tempo dopo troverete il podcast sul sito della parrocchia, vi invito a riprenderla e a cogliere alcuni punti che io mi permetto adesso brevemente di evidenziare.

La prima cosa è il silenzio, è una dimensione globale, è una dimensione globale che è imprescindibile della vita cristiana, di tutti, non cominciamo subito a dire ma io sono sposato, io ho sei figli, come faccio a stare in silenzio? Certamente per questo che ho iniziato la meditazione dicendo dovremmo imitare San Giuseppe, certamente in un'atmosfera consola, certo San Giuseppe stava con la Madonna e con Gesù che erano due santi, quindi è ovvio che il clima che vigeva nella Sagra Famiglia era un clima tutto impregnato di orazione, noi non siamo in convento o in monastero dove c'è un silenzio esteriore continuo, un silenzio così tra virgolette assordante, perdonatemi l'ironia che si taglia quasi col coltello, noi viviamo nel trambusto della vita comune e della vita ordinaria, anch'io purtroppo che sono un sacerdote perché io sono un sacerdote e non sono frate, però questa importanza di essere un sacerdote è una cosa che è molto importante, è una cosa che è molto importante, è una cosa che è molto importante, è una cosa che è molto importante, è una cosa che è molto importante, è una cosa che è molto importante, il silenzio deve ricordare due cose, numero uno dobbiamo necessariamente fare di tutto per trovare degli spazi di silenzio nella nostra giornata, ritagliandoceli, ci deve essere un momento magari un quarto d'ora, venti minuti, quanto si riesce a fare da dedicare alla meditazione possibilmente, dove si stacca la spina, se non si riesce a farlo dentro lo caso uno prende la macchina se ne va dentro qualche chiesa, se ne va dentro un bosco, si va a fare una passeggiata, dove uno vuole si fanno i turni tra marito e moglie, ci saranno tanti tanti figli, dice senti per favore adesso per una ventina di minuti te li tieni tu e poi ti do il cambio io e respiri un po' anche tu, però noi dobbiamo imparare come diceva Santa Caterina da Siena aiutandoci anche col silenzio esteriore, proprio che non è il vuoto, avete sentito, è un silenzio orante, è un silenzio contemplativo è un silenzio da dedicare al dialogo anzitutto con Dio, ma per esempio anche al dialogo con noi stessi perché noi dobbiamo essere capaci di stare da soli con noi stessi, per riflettere, per meditare, per fare l'esame di coscienza per renderci conto di quello che sta accadendo in noi e intorno a noi, altrimenti facciamo una vita che non è vita è una vita che più che vita di uomo sarebbe vita di vegetale, una vita che semplicemente va avanti sui binari, su un tram tram già precostituito, io non so neanche bene io quello che sta succedendo, quello che sto facendo cosa voglio realmente fare, dove sto andando, che senso dare alle situazioni eccetera eccetera ma poi ci deve essere un silenzio esteriore che comunque è sempre possibile, nel senso che dobbiamo molto moderare le chiacchiere le chiacchiere che sono una rovina, consiglio la lettura della lettera di San Giacomo Apostolo se uno vuole capire i guai grossi che si possono fare con le chiacchiere mi sembra che sia il capitolo 3 quello che approfondisce in particolare questo tema ci sono alcuni proverbi popolari che dovrebbero far riflettere anche noi cristiani tenete presente che la stragrande maggioranza dei proverbi, anche quelli popolari, sono sempre infarciti di sapienza biblica uno è questo, mi sono quasi sempre pentito di avere parlato, quasi mai di avere tassuto e quell'altro che è noto nella formulazione inglese, speak is a silver e silence is gold poi ce n'è anche un altro, che lo stupido dice quello che pensa e il saggio pensa quello che dice si fanno una marea di peccati con la lingua, tantissimi peccati di maldicenze, peccati di mormorazione peccati di superbia, che uno parla vantandosi di cose che dovrebbe fare eccetera eccetera peccati di giudizio, che uno spara eccetera eccetera peccati di volgarità le parolacce che uno potrebbe dire le menzogne, sono peccati di lingua, le bugie quando la nostra lingua parla, parla a vanvera le offese le mancanze alla carità le mancanze alla prudenza o alla discrezione quando uno fa domande inutili, domande vuote oppure le mancanze alla prudenza, quando dice qualcosa che sarebbe meglio tacere eccetera eccetera pensate, tenete presente che nel Vangelo di San Matteo adesso non ricordo il versetto, potete fare una ricerca si legge che ogni parola inutile verrà chiesto conto agli uomini nel giorno del giudizio e che San Giacomo nel luogo che vi ho citato dice che soltanto cioè che se uno pensa di essere religioso e non sa frenare la lingua e inganna così il suo cuore continua a dire questi sappia che la sua religione è vana, completamente inutile perché la lingua è un vulcano incandescente ecco, dal silenzio di San Giuseppe tu dici sai, io non posso, non vivo nella famiglia di Nazareth non posso, non sto con Giuseppe e con Maria che certamente osservavano anche un profondo silenzio esteriore ovviamente proporzionato Gesù Bambino era Gesù Bambino, eh non pensiamo a un essere un po' angedicato, eh quindi Gesù Bambino faceva qualche piantarello cominciava a dire le paroline dei bambini eccetera eccetera certamente era un figlio di Dio bambino però non sfuggiva, diciamo così, alla regola dell'età non immaginiamo mai l'incarnazione come una sorta di pagliacciata celeste, no?

certo che col suo intelletto divino aveva esattamente le stesse cose che aveva quando era una tantissima trinità, ma la sua natura umana ha avuto tempi di formazione e di crescita come quello di tutti gli altri bambini, no? ecco, quindi, questo ricordiamolo sempre però possiamo tutti imitare San Giuseppe nel tenere la bocca chiusa non sempre, chiaramente non è che uno deve diventare un musone con il muso lungo che non parla mai, un taciturno a volte il silenzio, quando dipende da complessi quando dipende da timidezza, quando dipende da tristezza certamente non è una virtù, è un difetto e lì al contrario bisogna combatterlo quindi bisogna parlare eccetera eccetera, no?

a relazionarsi, a dialogarsi, a non vivere come rospi o come gli orsi io spero che riesca a spiegarmi bene e che quindi la comprensione di quello che sto dicendo sia assolutamente corretta, ecco perché travisare queste cose significa poi in generale atteggiamenti del tutto inopportuni, no?

significa poi in generale atteggiamenti del tutto inopportuni, no? significa poi in generale atteggiamenti del tutto inopportuni, no? del tutto inopportuni, fuori luogo e a volte addirittura peccaminossi ma c'è la seconda parte della meditazione del Beato Bartolo Longo che coglie un aspetto mistico di questo silenzio dice, cosa è questo aspetto?

dove stava San Giuseppe? stava nel... cioè il paragone che fa è questo quando uno sta in silenzio silenzio vuol dire solitudine e tutti gli uomini fuggono dalla solitudine e dall'abbandono ora, qual è il luogo dove nessuno si sta perfettamente dalla solitudine perché non ci vuole andare mai nessuno lì l'abiezione, la propria abiezione l'abiezione vuol dire il vivere nascosto dimenticato sottovalutato e addirittura disprezzato dalla maggioranza delle persone immaginate questa cosa immaginate questa cosa dentro il contesto culturale nostro la società mediatica che cosa significa?

state attenti che tutti noi siamo condizionati dalla società mediatica che è l'opposto del Vangelo cioè una società che è fondata sulla creazione dei miti sulle luci della ribalta cioè è importante, è bravo, è santo addirittura, chi? chi viene messo sotto i riflettori da chi? dai media un poveretto, uno che non se lo fira a nessuno uno che ha una vita insignificante che non appare che non si manifesta in qualche modo è uno da nulla ma questa è la logica degli uomini carissimi ascoltatori la logica del cielo è completamente diversa, in questi giorni la chiesa sta leggendo il capitolo 6 del discorso della montagna secondo San Luca che esordisce per esempio guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi e vi metteranno sulla luce della ribalta quanto è bravo questo quanto è simpatico, quanto è intelligente ovviamente guai perché allo stesso modo facevano i loro padri con i falsi profeti invece rallegratevi quando gli uomini vi disprezzeranno quando vi riterranno degli emeriti mentecatti o cose di questo genere perché allo stesso modo facevano i loro padri con i falsi profeti e Gesù nel Vangelo stesso dice ciò che è apprezzato dagli uomini è quasi sempre cosa detestabile davanti a Dio questi criteri di valutazione non finiscono i più grandi santi in vita non sono affatto stati sulla luce della ribalta quindi sbattuti come un palcoscenico e chi suo malgrado, pensate a un padre Pio è stato messo per forza di cose non per sua volontà ma per misteriosi decreti di Dio sotto i pubblici riflettori ne soffriva enormemente faceva il possibile per sottrarsi a quell'onda di quasi fanatismo in alcune circostanze che circondava la sua persona qui possiamo esercitarci tutti quanti nessuno di noi, forse nessuno degli ascoltatori ha il pericolo di essere pubblicamente venerato però abbiamo il nostro piccolo della vita quotidiana allora se tu sei devoto di San Giuseppe se qualcuno ti fa una piccola umiliazione ti fa un rimprovero o non ti riconosce una cosa che tu pensi di avere tu la offri al Signore e la offri a quella cosa lì cioè i figli di Dio stanno sempre pronti a incattivirsi al minimo rimprovero si giustificano alla minima umiliazione se la legano al dito e trovano tutte quante le forme magari molto intelligenti per farla scontare non direttamente non in maniera come dire grossolana tipo occhio per occhio, dente per dente in maniera raffinata cioè con delle trovate intelligenti trovando il sistema per poi screditare quello che mi ha fatto un pochino del male oppure lanciando qualche occhiataccia di quelle che insomma fulminano le persone oppure lanciando qualche occhiata ironica per far capire insomma che quella persona che ha parlato male di me proprio non capisce niente insomma è un povero scemo ci sono tanti sistemi allora questa forma di solitudine interiore perché noi abbracciamo queste cose perché più si scende in basso nella mostruosità la mostruosa opinione che abbiamo tutti di noi stessi e guai a chi pensa di non averla perdonatemi se mi esprimo in questo modo più questo mostro si rompe scendiamo in basso e più si avvicina a Dio perché ricordate le parole di Gesù nel Vangelo e con queste chiudo chi si umilia umilis in latino vuol dire umus saclinis vuol dire steso per terra quindi chi va giù sarà esaltato e chi si esalta sarà umiliato Dio resiste ai superbi fa grazie agli umili quindi chi va giù sarà esaltato quindi tutto quello che ci porta giù che ci fa scendere giù che ci fa apparire un po' più disprezzabili un pochino più abietti eccetera eccetera state certi che è sempre grande dono da parte dell'Onnipotente io con questo ho terminato il tempo a mia disposizione vi saluto e vi do appuntamento alla prossima settimana e viva sempre San Giuseppe Ave Maria

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