Audio · Radio San Giuseppe
San Giuseppe negli scritti di sant alfonso m de liguori
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Gentilissimi ascoltatori di Radio San Giuseppe, Maria e Maria, tutti ben ritrovati sulle frequenze della nostra web radio per una nuova puntata di Catechesi e di Meditazione dedicata alla figura del Più Santo dei Santi. Oggi apriamo un capitolo nuovo nelle nostre meditazioni, in quanto per una serie, per un ciclo di puntate, presumibilmente otto, mediteremo sulla figura di San Giuseppe, aiutati dagli iscritti di un altro grande santo della spiritualità cristiana, scusate, santo dottore della Chiesa, che è Sant'Alfonso Maria degli Uori, che ha scritto, a suo tempo, e con un linguaggio un pochino arcaico, che io penso sia mio dovere riservarmi di...
di correggere un po', quindi rimanendo fedele a quello che scrive Sant'Alfonso, anche quando leggerò le sue parole, cercherò di italianizzare le sfumature di volgare che si trovano nel suo scritto, perché lo scritto lo possiedo proprio nella versione originale, quindi non nella versione già adattata alla lingua nostra corrente. Tenete presente che Sant'Alfonso Maria degli Uori, ha scritto nel 1700, l'ho vissuto a cavallo tra il 1600 e il 1700, dovrebbe essere morto intorno al 1791, se non ricordo male, e quindi risente dell'italiano del tempo. Le meditazioni sono molto belle, si compongono di un sacro settenario, preceduto da una premessa che è fondamentalmente una grande considerazione, la grandezza di San Giuseppe, sull'importanza quindi di meditare su di lui e anche sulle grandi grazie, sui grandi benefici che San Giuseppe procura ai suoi devoti.
Ecco, detto questo, per introdurre un po' il tema, vediamo subito di cominciare la lettura della premessa di questo settenario di meditazione nella luna di San Giuseppe di Sant'Alfonso Maria degli Uori. Il solo esempio di Gesù Cristo, che in questa terra volle così onorare e assoggettarsi a San Giuseppe, dovrebbe infiammare tutti ad essere molto devoti di questo gran santo.
Gesù, da che l'Eterno suo padre gli assegnò in terra Giuseppe in suo luogo, sempre lo considerò come padre, e come padre lo rispettò e gli ubbidì per lo spazio di trent'anni. Come dice il Vangelo di San Luca, Il che significa che in tutti quegli anni l'unica occupazione del Redentore fu di obbedire a Maria e a Giuseppe.
A Giuseppe in tutto quel tempo toccò l'ufficio di comandare, come capo costituito di quella piccola famiglia, e a Gesù come suddito l'ufficio di ubbidire, talmente che Gesù non muoveva passo, non faceva azione, non gustava cibo, non prendeva riposo, che secondo gli ordini di San Giuseppe.
Riperò il Signore a Santa Brigida. Traduco, perché purtroppo Sant'Alfonso scrive in latino senza tradurre. Il figlio mio era così obbediente che San Giuseppe gli diceva Fai questo o quello. E immediatamente lo faceva. E Giovanni di Gersone aggiunge Sepe potum et cibum parat, vasa lavat, biulat undam de fonte, nunque domum scopit.
Spesso, su ordine di San Giuseppe, Gesù prepara la bevanda, prepara il cibo, lava le stoviglie, va a prendere l'acqua dalla fonte e spazza la casa. L'umiltà di Gesù nell'obbedire fa conoscere che la dignità di San Giuseppe è superiore a quella di tutti i santi, eccetto che della Divina Madre.
Onde, con ragione, scrisse un dotto autore, facciamo così forse è meglio che traduco direttamente. Senza leggere il latino, perdonatemi qualche piccola pausa. Deve essere assolutamente onorato dagli uomini colui che il Re dei Re ha voluto così tanto portare in alto, glorificare. Cioè San Giuseppe, ovviamente.
Gesù stesso perciò raccomandò a Santa Margherita da Cortona che fosse particolarmente devota di San Giuseppe per essere stato colui che l'aveva nutrito nella sua vita. Voglio che in tutti i giorni tu faccia una speciale reverenza a San Giuseppe, mio devotissimo nutrizio. Disse quindi Gesù a Santa Margherita da Cortona.
Per intendere poi le grandi grazie che fa San Giuseppe ai suoi devoti lascio di riferire qui gli innumerevoli esempi che ve ne sono. Chi volesse saperli, legga specialmente il Padre Patrignano nel suo libro Il Devoto di San Giuseppe. A me basta qui di riferire ciò che ne dice Santa Teresa cosa che già gli ascoltatori assidui di queste Catechesi sanno nel capitolo 6 della sua vita.
Io non mi ricordo, dice la Santa, d'averlo sinora pregato in ogni cosa che egli abbia lasciato di farla. E' cosa meravigliosa di dire le molte grazie che mi ha fatte Dio per mezzo di questo santo e i pericoli da dove mi ha liberata così nel corpo come nell'anima. Agli altri santi pare che abbia concesso il Signore di soccorrere in una sola necessità.
Questo santo si prova per esperienza che soccorre in tutte e che vuole al Signore darci ad intendere che così come in terra gli voglia star soggetto così fa in cielo in quanto il santo gli domanda. Ciò hanno veduto per esperienza altre persone a cui diceva che si raccomandassero a lui.
Vorrei persuadere a tutti che fossero devoti di questo santo per la grande esperienza che ho dei gran favori che gli ottiene da Dio. Non ho conosciuto persona che gli faccia particolare servizio che non la veda sempre più avanzarsi nelle virtù. Da molti anni, nel giorno della sua festea, io gli chiedo una grazia e sempre la vedo adempiuta.
Chiedo per amore di Dio che chi non lo crede voglia provarlo. Ed io non so come possa pensarsi la Regina dei Cedi, nel tempo che tanto si affaticò nella fanciullezza di Gesù, che non si rendano grazie a San Giuseppe per gli aiuti che gli diede in quel tempo alla madre e al figlio.
Insomma, dice San Bernardino da Siena non doversi dubitare che quel Signore, il quale, vivendo al riverito San Giuseppe in terra come suo padre, in cielo niente gli negherà, anzi più abbondantemente esaudirà le sue domande. Specialmente ogni fedele, avendo ognuno da morire, deve essere devoto di San Giuseppe, al fine di ottenere una buona morte.
Tutto il mondo cristiano riconosce San Giuseppe per avvocato dei moribondi e protettore della buona morte. E ciò per tre ragioni. La prima, perché egli è amato da Gesù Cristo non solo come amico, ma come padre, onde la sua intercessione è assai più potente di quella degli altri santi.
Dice Giovanni Gersone che le preghiere di San Giuseppe, in certo modo, con Gesù, hanno forza di comando. L'ho letto in latino perché c'è la rima qui. Mentre il padre prega il suo divino figlio, come comando viene reputata la sua preghiera. Per secondo, perché San Giuseppe ha maggior potenza contro i demoni che ci combattono alla fine della vita.
Gesù Cristo ha dato a San Giuseppe il privilegio particolare di proteggere i moribondi dalle insidie di Lucifero, in ricompensa di averlo il santo, salvato un tempo dalle insidie di Erode. Per terzo, perché San Giuseppe, anche in riguardo dell'assistenza fatta da Gesù e da Maria nella sua morte, ha il privilegio di impetrare una santa e dolce morte ai suoi servi.
Onde egli invocato da loro in morte verrà a confortarli apportando loro con sé anche l'assistenza di Gesù e di Maria. Di ciò ve ne sono molti esempi, ma noi ci contenteremo dei pochi seguenti. Narra il Boverio, come nell'anno 1581, Fra Alessio da Vigevano, laico cappuccino, stando in morte, pregò ai frati di accendere alcune candele.
Gli domandarono quelli perché, e rispose, perché dovevano tra poco venire a visitarlo Giuseppe e Maria Santissima. E appena ciò detto disse, ecco San Giuseppe e la Regina del Cielo, inginocchiatevi Padre miei e accoglieteli. E così dicendo, placidamente espirò nel giorno 19 di marzo, giorno appunto consacrato ad onore di San Giuseppe.
Narra il Padre Patrignano nel citato libro, da San Vincenzo Ferreri e da altri scrittori che un certo mercante della città di Valenza soleva ogni anno nel giorno di Natale invitare a mensa un vecchio ed una donna che lattasse un bambino in onore di Gesù, Maria e Giuseppe. Questo devoto apparve dopo la sua morte a chi pregava per lui e gli disse che nell'ora del suo passaggio furono a visitarlo Gesù, Maria e Giuseppe con il dirgli, tu in vita ci ricevesti in persona di quei tre poveri in casa tua.
Ora siamo vicini. Siamo venuti per riceverti in casa nostra. E ciò detto l'avevano condotto in Paradiso. Di più si narra nel leggendario francescano al 14 di febbraio che la venerabile sua alpudenziana Zagnoni, che fu molto devota di San Giuseppe, in morte ebbe la sorte di vedere il santo che le si avvicinò al letto con Gesù in braccio.
Ed ella si pose a ragionare ora con San Giuseppe ed ora con Gesù, ringraziandole di tanto favore e con tale dolcissima compagnia, espirò felicemente l'anima. Si narra ancora nella storia dei Carmelitani Scalzi della venerabile sua Anna di Sant'Agostino Teresiana, che mentre stava in morte alcune religiose la videro assistire a San Giuseppe da Santa Teresa e che la serva di Dio giubilava d'allegrezza.
Un'altra religiosa poi in un altro monastero la vide salire al cielo in mezzo a San Giuseppe e a Santa Teresa. Un altro religioso di Sant'Agostino, come narra il padre Giovanni di Allosa nel suo libro di San Giuseppe, comparve a un suo compagno e disse che Dio l'aveva liberato dall'inferno per la sua devozione particolare avuta a San Giuseppe.
E poi pubblicò che il santo, come padre reputativo di Gesù Cristo, può molto presso di lui. Questo è il testo della prima meditazione, un po' lunghina, le altre saranno un pochino più breve, quindi ci sarà eventualmente più spazio per riprenderne il commento. Diciamo che per chi segue regolarmente le puntate, insomma che per volontà di Dio e per grazia anche, perché sono molto istruttive anche per me, sto conducendo ormai da oltre un anno su Radio San Giuseppe, alla luce di quanto abbiamo già conosciuto di questo santo, come il più santo dei santi del padre Pegna e con gli scritti del Beato Bartolo Longo, le trenta meditazioni sulla figura di San Giuseppe dal Beato Bartolo Longo, non ci sono in questa meditazione, diciamo così, punti di novità sostanziali.
C'è qualche piccolo particolare che vorrei riprendere adesso con voi, dove diciamo che San Giuseppe, Sant'Alfonso specifica, anche grazie ad alcune rivelazioni, dei piccoli particolari che devono essere oggetto di una nostra attenta meditazione e sorprenderci. In particolare quello che abbiamo visto proprio all'inizio di questa meditazione, no?
Gesù non muoveva passo, non faceva azione, non gustava cibo, non prendeva riposo, che secondo gli ordini di San Giuseppe, abbiamo visto Giovanni Gersone che dice che mangiare, bere, pulire le stoviglie, prendere l'acqua dalla fonte e spazzare la casa, Gesù lo faceva sul comando di San Giuseppe, impressionante questo fatto qui, no?
Noi dobbiamo sempre, gentilissimi ascoltatori, vi prego, non perdere mai la grandissima riverenza e spirito di contemplazione che dobbiamo avere verso questo sommo abbassamento del Figlio di Dio, che è davvero sconcertante, non meno sconcertante, sempre al mio modestissimo avviso, di quanto quotidianamente avviene sugli altari di tutte le chiese cattoliche, come diceva il buon San Francesco, eh?
Perchè vedo ogni volta che Gesù si umilia. E scende sull'altare, accetta di lasciarsi molare da un solo sacerdote, rimane poi spesso solo e abbandonato nei tabernacoli, anche questa... Dobbiamo sempre volgere lo sguardo verso questa contemplazione, ecco, sperando che sentendo queste cose ci venga un po' di pelle d'oca, ecco, come è giusto che sia, no?
Ecco, la differenza che c'è con San Giuseppe è che la Sagra Famiglia, questo anche dobbiamo sempre ricordarlo, Gesù se l'è scelta, ecco. Mentre noi poveri preti, sì, pare che li chiami anche lui, ma alcuni preti non sono, purtroppo, all'altezza di San Giuseppe, quindi... E qui Gesù è ancora più umile.
In ogni caso, anche avendo potuto scegliere tanta Grande Madre e tanto Grande Padre, cioè, non muoveva passo, non faceva zio, non gustava cibo, non prendeva cibo... Non muoveva passo, non faceva zio, non costava cibo, non prendeva cibo, non prendeva cibo... Non prendeva riposo, che secondo gli ordini di San Giuseppe, insomma, è un'espressione che deve far pensare, no?
E proprio perché la differenza che c'è tra la Santa Famiglia e le altre ubbidienze che Gesù continua nella storia, nel modo che abbiamo visto, siccome loro se li ha scelti, vuol dire... Ecco, perché, capite? La scelta di Gesù significa che queste due persone erano, come dire, in qualche modo, per quanto possibile degne di svolgere l'ufficio di Padre e di Madre del Figlio di Dio.
Quindi che non è un caso che ci fosse San Giuseppe lì. C'era San Giuseppe perché ci poteva stare solo lui lì. Ecco. E quindi questo fa comprendere come, immediatamente dopo la Madonna, subito viene San Giuseppe e queste ubbidienze reali... Ecco. Non fittizie o in qualche modo affettate che Gesù ha compiuto nella vita terrena nei confronti del suo Padre, ci fanno comprendere il potere che San Giuseppe ha anche adesso sul Figlio.
Cioè, voi sapete che Sant'Alfonso in particolare, ma non solo lui, è stato il teorico, e io sono d'accordissimo chiaramente con questa espressione, no? Di chiamare la Madonna l'Onnipotente per grazia. Proprio sulla base di un principio molto semplice. Che la Madonna è una creatura.
E quindi non è onnipotente come il Creatore. Ma è la Madre del Creatore. Quindi... E Gesù gli vuole bene alla Madre. Quindi ha un debole. E gli vuole non soltanto bene perché figlio, ma perché lei è stata la migliore delle Madri. E lei è stata la migliore delle Madri maternamente parlando.
E la migliore delle discepole e delle serve di Dio soprannaturalmente. Perché lei al tempo stesso faceva veramente la madre di quel bambino. Ma ne era anche, si concepiva, e lo dice proprio con un termine chiaro, come la sua schiava. Non la serva. E c'è Ancilla Domini. Ecco, quindi Gesù se sente una preghiera della Madonna, come dire, non capisce più niente.
Mo', mi si deve perdonare questa espressione. Cioè, nel senso che la si prende, scrive San Luigi di Montfort, lo si prende Gesù se interviene la Madonna per il suo punto debole. C'è una debolezza. Non c'è una debolezza anche, in qualche modo, del figlio di Dio. Perché se la madre gli chiede una cosa, lui è talmente ferito nel cuore, dall'amore che vuole verso la Madonna, che prova verso la Madonna, che non gli dice di no.
E qui noi abbiamo questa medesima applicazione a San Giuseppe. Abbiamo sentito in latino, insomma, questa bellissima frase, sempre del Gersolo, «Dum pater orat natum, velut in penum reputator». Cioè, certamente San Giuseppe lo prega. Ora il figlio, no? In cielo. Ha maggior ragione che il figlio in cielo è, come dire, glorificato.
Quindi è, come dire, maestoso nella sua sfolgorante divinità. Ma pur maestoso nella sua sfolgorante divinità, continua ad essere, a sentirsi vero figlio di San Giuseppe. Quindi se San Giuseppe, che lo comandava in quel modo, e ne veniva ubbidito perché era degno di essere ubbidito, invita, lo è tuttavia.
Quindi questa sorta di privilegio mariano viene applicato, chiaramente subordinatamente, ma immediatamente, anche nei confronti del padre putativo. Ed è per questo che la sua intercessione è potentissima presso l'Altissimo. Ed ha la singolarità, a differenza degli altri santi, questo l'abbiamo visto nelle meditazioni precedenti, lo ricordo, che mentre, come dire, ogni santo ha a volte la sua specializzazione, no?
Faccio qualche esempio di quello un pochino... Il famoso San Biagio, per esempio, viene invocato per il mal di gola, d'accordo? Santa Rita d'Acascia per le cause impossibili. Adesso non me li ricordo tutti quanti. Santa Lucia per gli occhi. E via dicendo, no? Ecco, qui bisognerebbe farsi una buona cultura.
Le nostre nonne sapevano tutti ste cose qua. E c'avevano tantissimi alleati, ecco. Per esempio c'è l'Arcangelo Raffaele che sicuramente è un po' molto potente, come ci dice il libro di Tito Bia contro il Demone della Lussuria, che è Asmodeo, eccetera, eccetera. Quindi, generalmente, ogni santo c'ha la propria specializzazione.
Ma, come dire, San Giuseppe c'ha la laurea honoris causa in tutte le discipline. Quindi, qualunque grazia si può chiedere attraverso San Giuseppe, la sua intercessione è potentissima. E infine, l'ultima brevissima considerazione, il minuto che ci rimane, Sant'Alfonso indugia molto sull'importanza che ha raccomandarsi a San Giuseppe nel momento della morte.
Ricordando il fondamento, diciamo così, come dire, che potremmo chiamarlo teologico-esistenziale di questo privilegio ulteriore del più santo dei santi, nel fatto che lui ebbe la grazia meritatissima di poter essere accompagnato nella morte, pensare a morire circondati da Gesù e da Maria, cioè sarebbe quasi adesso l'oggetto di santa invidia chi non vorrebbe Gesù e Maria presi per mano.
Attenzione che se invochiamo San Giuseppe, come abbiamo ascoltato, c'è pure il pericolo che arrivi qualche grazia straordinaria e che oltre che venire lui ci conceda questo straordinario privilegio di avere al nostro fianco come lui, proprio nel momento del trapasso, come abbiamo sentito essere accaduto a tanti mistici, addirittura la sua santissima sposa e il suo divino figlio.
Con questa ricca introduzione a questo ciclo di meditazioni, che poi dalla prossima volta entrerà nel vivo, con il primo giorno del settenario, è dedicato al viaggio della Sagra Famiglia dalla città di Nazareth a Galilea, alla Betlemme di Giudea, per la nascita di Gesù. Quindi vi do la mia benedizione e appuntamento, se credete, alla prossima settimana.
Ave Maria.