Audio · Radio San Giuseppe
San Giuseppe Padre provvido di Gesù
Trascrizione
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Gentilissimi ascoltatori di Radio San Giuseppe, Ave Maria a tutti, Santa Serata e ben ritrovati sulle frequenze della nostra web radio per proseguire il nostro ciclo di catechesi dedicato al Più Santo dei Santi sulla base degli scritti del Beato Bartolo Longo. Di nuovo questa sera il Beato ci porterà dentro il cuore di San Giuseppe, dentro la vita di San Giuseppe e dentro le virtù di San Giuseppe perché possiamo esserne edificati sia per quanto riguarda gli esempi da seguire, quindi le mete a cui tendere, sia anche per quanto riguarda, anche stasera ci sarà molto in merito, l'approfondimento del nostro rapporto personale e spirituale con Gesù, che come già visto la settimana scorsa e come stasera rivedremo deve essere un rapporto intimo, di amore ardente.
Sapete che il mese di maggio volge al termine e sta per cominciare il mese di giugno, il mese dedicato al Sacro Cuore così come il mese di maggio per tanti aspetti è dedicato al Cuore Immacolato di Maria e Gesù stesso chiese a suo tempo in maniera molto forte, con esortazioni accorate, che voleva essere amato nel suo Sacro Cuore.
Le freddezze, le irriverenze, le indifferenze degli uomini. Mi piace ricordare, io ho cominciato la mia esperienza, diciamo così, di collaborazione con il Radio San Giuseppe proprio con alcune, se non ricordo male, puntate dedicate al Sacro Cuore di Gesù e quindi a questa grande devozione.
Il Cuore Immacolato di Maria è la stessa cosa, la Madonna sabato scorso ha ottenuto una conferenza sul Cuore Immacolato. Il Cuore Immacolato di Maria nel 1925 disse guarda questo cuore dentro cui gli uomini ingrati con i loro peccati non si stancano di configgere spine senza che ci sia qualche mio figlio che mi voglia un po' di bene e che faccia almeno un atto di riparazione per toglierne qualcuno.
Ripetendo quindi in questo senso un appello già visivamente rivolto alle persone durante l'apparizione di Lasalette dove apparve con una grossa croce sul petto e da una mano al martello, capite? C'è un simbolo della nostra vita buona e anche della nostra vita devota. Si chiama così, ritorno su una cosa già detta e dopo passo subito alla lettura.
Oggi si è messa un po' troppo frettolosamente in soffitta la vita devota. Ecco, si parla soltanto di fede, di fede, di fede, di fede, per carità di Dio sapete tutti quanti cosa penso io sulla fede. La fede insomma che è assolutamente una dimensione primaria della vita cristiana ma non per nulla il canone romano che è la preghiera eucaristica latina più antica numero uno, dice, parlando dei fedeli, rivolgendosi al padre, dei quali conosci la fede e la devozione per loro rioffriamo anche essi rioffrono, quindi la devozione è la sorella gemella della fede perché la fede è prevalentemente un fatto intellettuale che abbraccia le verità di fede e della volontà.
L'obbedienza della fede, quindi aderire a Dio anche quando non capiamo, eccetera, eccetera, lo vedremo oggi dalla duplice ottica di San Giuseppe. Invece la fede è un fatto di cuore, cioè noi dobbiamo aderire a Gesù, alla Madonna, a San Giuseppe anche senza nessun problema, con la vehemenza degli affetti.
Cioè, noi siamo guai a chi non ha il cuore tenero. Questo non è devozionismo, ripeto, perché purtroppo le anime poi me lo vengono a raccontare a volte si sentono delle espressioni, probabilmente... corrette nella fonte, voglio sperare che vengono fraintese, però poi sembra che le persone siano un po' frenate poi nel... ecco.
Certamente non bisogna scadere nel sentimentalismo, ho detto l'altra volta scorsa queste cose qui, no? Però questa è una dimensione essenziale. Allora, passo immediatamente alla lettura del testo, se no perdiamo troppo tempo, che poi commenteremo. Allora, il titolo di questa meditazione è San Giuseppe, provvido padre di Gesù.
San Giuseppe in Egitto lavorava per vivere. Ma il fine di ogni sua fatica era di piacere a Dio. Che ciò voleva da lui. Poi commentiamo. Se noi ci proponessimo in ogni nostra opera di piacere a Dio, come tutto in noi verrebbe santificato? Egli sapeva che il suo lavoro era necessario a Gesù.
Perciò voi pensate che felicità provava nell'ira di ogni istante? Questo serve per Gesù, questo serve per Maria. Il nostro lavoro servirà per Gesù, se vogliamo. Se vogliamo. Ogni linea studiata o scritta, ogni dovere, ogni piccola azione materiale, ogni fatica, ogni pena, può diventare, tra le mani del nostro angelo custode, la moneta spirituale che comprerà anime a Gesù.
Come il lavoro di Giuseppe si cambiava in moneta per comprarne il pane a Gesù. Chi saprebbe dirci, o beatissimo Giuseppe, qual era la dolcezza dei tuoi pensieri, l'umiltà del tuo spirito, quando Gesù ti chiamava suo padre e tu lo chiamavi mio caro figlio? Da quali, sentite, celesti ardori non doveva essere presa la tua anima quando ti toccava condurre al passeggio, servire o portare tra le tue braccia Gesù, il tuo tutto?
E quel divino fanciullo ti restituiva mille baci, ti carezzava con le sue manine, ti sorrideva amorosamente. Quale non era la tua modestia quando porgevi il cibo a colui cui basta aprire la mano per ricormare tutti gli esseri delle benedizioni, necessarie alla vita? Oppure allorché per ristorare le tue forze prendevi il cibo che Maria, la regina degli angeli, ti aveva preparato e che Gesù benediceva con la sua mano divina?
Quali erano i tuoi pensieri quando insegnavi a camminare a colui che era disceso dal cielo sulla terra a passi di gigante per visitare gli uomini? Quale fu la prima parola che insegnasti a pronunziare alla parola sostanziale ed eterna, rivestita nel tempo di un corpo formato del sangue di Maria tua casta sposa?
Quale non era la tua attenzione allorché Gesù benediceva con la sua mano divina? Quale non era la tua attenzione allorché Gesù parlava con te del regno del suo cuore, del fine della sua venuta in questo mondo e della chiesa che gli doveva stabilire? Quale era il tuo giubilo e la tua tenerezza ogni volta che all'uscire di casa ti diceva addio e al ritorno ti dava il buongiorno o passando dinanzi a te ti salutava con rispetto?
Noi possiamo imitare queste così sante disposizioni del cuore di San Giuseppe, lavorando come lui per sollevare ed alimentare Gesù Cristo nella persona dei poveri, massime se infermi o carcerati, massime se infermi o carcerati, o meglio, massime se infermi o carcerati, o meglio, massime se infermi o carcerati, o meglio, massime se infermi o carcerati, o meglio, massime se infermi o carcerati, o migliori fanciulli figli e figli dei carcerati.
Per indurci più efficacemente a soccorrere, il divino Salvatore ci dichiara nel Vangelo che tutto ciò che faremo per essi lo considera e ricompensa come fatto a lui stesso. Questo è il gran mistero della carità cristiana, mistero che ci offre come una nuova Eucaristia in cui possiamo nutrire Dio nei poveri, assistere Dio negli infermi, visitare Dio nei carcerati, alimentare Dio nei piccoli figli abbandonati come egli di se medesimo nutre noi, assiste noi, visita noi, si fa tutt'uno con noi, su tutte le specie sacramentali.
Le elemosine fatte ad un povero in onore di Gesù Cristo, l'assistenza ad ogni infermo, la visita ad un carcerato, l'educazione data ad un povero orfano della legge per amore ed in onore di Gesù, sono in certo modo più efficaci. Le elemosine sono più meritorie di quello che si facessero a Gesù in persona, perché al merito di fare le elemosine a Gesù Cristo, l'assistenza a Gesù Cristo, la visita a Gesù Cristo, si aggiunge quello di riconoscere Gesù Cristo nel povero, nell'infermo, nel carcerato, nell'orfano. Sono delle virtù, carità e fede insieme.
Ora è molto complessa, molto bella questa meditazione che si può distinguere a mio avviso in tre parti che poi riprendiamo. Per riprendere la meditazione, la meditazione è una meditazione molto complessa, molto bella, che si può distinguere a mio avviso in tre parti che poi riprendiamo.
La prima è di nuovo il lavoro di San Giuseppe e come lavorava e perché e per chi lavorava San Giuseppe. Secondo, e quindi questo è un momento di illuminazione sulla fede teologale che deve animare il nostro operare sulla terra, ad immagine di quello di San Giuseppe. Il secondo passaggio, come avete visto, è di nuovo...
Grande attenzione alla devozione di San Giuseppe verso suo figlio Gesù e al suo amore personale per lui. Infine, l'ultima parte, molto significativa, spero di riuscire a spendere due parole, è l'argomento della carità verso il prossimo, in particolare verso i poveri. Argomento, come sapete, oggi di strettissima attualità perché è uno dei pochi per cui anche i non credenti sono sensibili all'azione della Chiesa.
Però, come puntualizzò la Beata Teresa di Calcutta, io sono intervenuto recentemente e per la verità mi sembra di aver sentito anche espressioni in questo senso, se non ricordo male. E sapete che Francesco è abbastanza sensibile a questi temi. Quindi, se non ricordo male, anche lui è intervenuto in un paio di circostanze specificando che la Chiesa non è una Ollus e quindi facendo capire che la motivazione per cui noi serviamo Gesù nei poveri è Gesù prima che i poveri.
Comunque, andiamo con ordine per cercare di comprendere bene il senso di questa meditazione. Allora, io ripeto le prime due... Frasi. San Giuseppe in Egitto lavorava per vivere. Numero uno. Questo è un concetto fondamentale di questi tempi perché bisogna lavorare per vivere, non vivere per il lavoro o vivere per lavorare.
Non è un concetto sempre molto chiaro. Non lo è oggi e non lo era neanche qualche tempo fa. Io opero, per esempio, in un contesto parrocchiale, adesso che è diventato molto variegato, ma che anticamente era un contesto rurale. Io mi trovo nella prima zona bonificata a suo tempo, insomma, dell'Agro Pontino dove c'erano i poderi dei coloni, insomma, che vennero qui giù dal Veneto e dal Friuli per lavorare la terra perché morivano di fame.
Allora, non è infrequente sentire in giro, insomma, quando qualcuno di questi pionieri, ancora qualcuno vivo, viene a mancare, l'espressione era un grande lavoratore, per carità, essere un grande lavoratore, se si lavora per vivere è un pregio, non è certamente un difetto, ma essere un grande lavoratore nel senso di aver speso una vita solo lavorando, dimenticando anche che, per esempio, la domenica, specialmente per i lavori della terra, che era il motivo per cui fu scritto questo precepto, non si può lavorare, si deve santificare la domenica.
Né bisogna fare del lavoro lo scopo della propria esistenza, perché lo scopo della nostra esistenza è il fatto eterno. Prima del lavoro viene la famiglia. Tu mi dirai... Sì, ma se io non lavoro la famiglia muore di fame, certamente, però sappiamo tutti quanti che oggi il lavoro è diventato sotto vari aspetti un idolo, nel senso che ci sono persone sposate che lavorano troppo, maschi che stanno pochissimo tempo con la moglie e con i figli, anche quando non è necessario, e viceversa donne che fanno delle scelte troppo, come dire, impegnative da un punto di vista lavorativo, anche quando non fosse strettamente necessario, sottraendo così del tempo alla casa, al marito e soprattutto all'educazione dei figli.
Allora, capite bene quello che sto dicendo, eh? Quindi, il lavoro va bene, può lavorare la donna come può lavorare l'uomo, d'accordo? Però, io ho studiato la legge, il tempo lavorativo medio di una giornata sono otto ore, otto su ventiquattro, che sono tante otto ore, d'accordo? Ecco, quindi, la prima cosa è che si lavora...
Si lavora per vivere, non si vive per lavorare, non può... Il lavoro deve essere un mezzo di sussistenza e anche di altro, come vedremo subito, non certamente ciò per cui si vive e ciò dinanzi a cui tutto vive nel secondo piano, il Padre Eterno, la Messa, la famiglia, i figli, eccetera, eccetera.
Questo è il senso di quello che sto dicendo e che emerge chiaramente da questo che stiamo meditando. Seconda cosa, però, non basta, il fine di ogni sua fatica era di piacere a Dio. Cioè, San Giuseppe lavorava perché? Perché questo... Perché questo era gradito a Dio. Il lavoro è volontà di Dio per gli uomini.
Certamente, basta leggere il capitolo terzo della genere, in parte come, tra virgolette, castigo, chiamiamolo così, della colpa d'origine. Lavorerà nella terra col sudore della fronte. Ma in parte, come insegna la Chiesa, anche in documenti più recenti e come insegna anche tutta la vita di San Giuseppe, tant'è vero che c'è la festa di San Giuseppe, lavoratore, come strumento di, uno, servizio a Dio, due, e tre, elevazione del cosmo, quindi progresso del cosmo, e tre, anche di messa in campo dei talenti che il Padre Eterno ci ha dato per il bene del prossimo.
E in questo senso, San Giuseppe era nobilitatissimo da lavorare perché sapeva che c'era necessario a Gesù, perché col lavoro suo portava il pane a casa e il figlio di Dio poteva crescere. Ecco, questo è il senso. Ora, l'abbiamo già visto in diverse circostanze, però capite che San Giuseppe, essendo stato fondamentale...
Naturalmente, come ho detto tante volte, è un papà di famiglia, è uno sposo, quindi un laico, e oltre che un faregname, è chiaro che la dimensione del lavoro è fondamentale, e quindi ritorna in queste meditazioni, no? E vi faccio notare ciò che scrive San Beato Bartolo Longo. Il nostro lavoro servirà per Gesù se vogliamo.
Guardate, ogni linea studiata o scritta, anche lo studio. Eh, io ogni tanto devo... cioè, è volontà di Dio sicura e certa. Tu sei un giovanotto che mi stai ascoltando, e tu a scuola dai il meglio di te. Ecco, non, vi ripeto, ci sono persone che prendono il rapporto con la scuola in maniera, come dire, eccessiva, cioè che stanno a studiare anche 10-12 ore al giorno, perché guai se non prendo tutti i 10 ore, ma quello diventa una forma idolatrica.
Ecco, anche la scuola. Però c'è anche chi fa poco, c'è anche chi fa molto poco, e pensa che questa sia una cosa estranea, cioè vabbè, ma questo io sono credente, però non c'ho tanta volontà. Non ho la voglia di studiare, e quindi faccio il meno possibile. Questa non è la volontà di Dio.
È cosa su cui fare l'esame di coscienza, è cosa da confessare. E ogni piccolissima azione, anche il più umile dei lavori, se è fatto con l'intenzione, dice San Paolo, qualunque cosa facciate, fatela di cuore con il Signore e non per gli uomini, sarà gradito al cielo. Uno. E diciamo questo basti per la prima parte.
Il tempo corre veloce, quindi passiamo alla seconda, no? E... E... E di nuovo, vediamo e contempliamo la devozione di San Giuseppe. Da quali celesti ardori, riprendo un passaggio, non doveva essere presa la tua anima quando ti toccava condurre al passeggio Gesù, servire o portare tra le tue braccia Gesù il tuo tutto?
Ecco, noi non possiamo portare a passeggio Gesù, d'accordo? Però per esempio, tra poco ci sarà il Corpus Domini, tra un mesetto, ci sarà la processione del Corpus Domini. La processione del Corpus Domini è la processione più importante dell'anno. C'è di fatto un sacerdote, in quella circostanza, porta a passeggio Gesù e chi partecipa alla processione fa compagnia a Gesù in una passeggiata che si fa, una passeggiata, come dire, finalizzata a ricordare anche a chi ci pensa poco, guardate che il Figlio di Dio è presente nell'Eucharistia e sta sulla terra, sta in chiesa, ma chi mai ci va a trovarlo?
Capito? Noi non possiamo portare a passeggio Gesù. Possiamo entrare in chiesa e fare un gesto d'amore a Gesù. Io vi dico che c'è gente che arriva da 50-60 anni, ne ho conosciuti non pochi, non sanno neanche che cos'è l'adorazione eucaristica. Non gli basta proprio neanche per l'anticamera del cervello.
Tutto quello che hanno fatto nella preghiera è ripetere qualche preghierina detta così, no? Eppure dalla devozione verso l'eucaristia soprattutto, che è il modo con cui misterioso certamente Gesù sta presente in mezzo a noi, è tutta la nostra vita interiore. Cioè andare davanti all'eucaristia, a Gesù e all'eucaristia e dire semplicemente Gesù ti amo, oppure fondere il nostro cuore dinanzi a lui, ci sono le comunioni spirituali, no?
Quelle brevi o quelle lunghe. Ve le dico, Gesù ti amo nel mio cuore e ti bramo. Non ci vuole niente a dirlo, Gesù amore viene nel mio cuore. Oppure desidero riceverti Signore Gesù con la purezza, l'umiltà e la devozione con cui ti ricevetti la tua Santissima Madre e con lo Spirito del Fervore dei Santi, questa è quella di San José Maria Escrivà.
Oppure quella di Sant'Alfonso, che è più lunga di tutti, no? O Gesù io credo che tu sei presente nel Santissimo Sacramento dell'Altare, ti amo con tutto il cuore e ti desidero nell'anima mia, eccetera, eccetera, no? Questi sono atti santificantissimi. Ricordate sempre che il tenore della nostra vita interiore, ripeto alcuni concetti già detto una volta nella scorsa settimana, dipende da quanto ardore, perché noi facciamo quello che desideriamo nel profondo, e la molla più forte delle nostre azioni è l'amore.
Certo io non posso stare in perenne atto di amore verso Gesù, non me lo capisci subito se ami Gesù oppure no, perché in qualche momento, se uno comincia a vivere in situazione di abituare unione con Gesù, la mente parte verso di lui e gli fa, gli rivolge un'espressione amorevole, gli dice ma tutto per te o mio Gesù aiutami, cioè c'è questa confidenza che non si improvvisa dall'oggi al domani, ma che è alimentata da, come dire, lo sforzo, come dire, che ci vuole di concentrare i nostri affetti ed orientarli sempre di più verso il centro dei cuori, che è Gesù.
L'ultimo particolare, ripeto, vedete, noi non possiamo oggi lavorare per sollevare Gesù, perché Gesù oggi non ha più fame, non ha più bisogno di vestirsi, ecco, ma Gesù continua ad avere fame, continua ad avere bisogno di vestirsi nei poveri. I disgraziati, avete visto che Beato Bartolongo parla dei carcerati, no?
I carcerati, Gesù pure è stato carcerato, noi questo non dobbiamo dimenticarlo, Gesù non è andato a giovedì, venerdì, santo, è stato carcerato. Ecco, allora, come Gesù spiega in Matteo 25, allora, noi facciamo queste cose, e come spiega il Beato Bartolongo, mossi da una motivazione di fede, perché Gesù ha detto, tutto quello che avete fatto a questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me, quindi dove c'è una situazione di indigenza, di sofferenza, di fame, di sete, di incarcerazione o altre cose analoghe, c'è sempre, c'è sempre, c'è sempre la presenza di Gesù.
Quindi, come diceva la Beata Teresa di Calcutta, io non servo i poveri così, perché sono mossa da un sentimento sacrosanto dal punto di vista umano, no? Di compassione o di filantropia. Ma in quei lebrosi, io vedo Gesù massacrato dai colpi della flagellazione che l'avevano ridotto non molto diversamente da come è stato ridotto un lebroso in fin di vita.
Capite? Quindi c'è sempre questo scarto che qualifica, tu dici, ma questo, vabbè, che cosa cambia da un punto di vista pratico? Da un punto di vista pratico cambia poco, d'accordo? Perché la lemosina al povero la fa sia chi ha compassione umana, sia chi nel povero ci vede Gesù. Però da un punto di vista soprannaturale cambia tutto, cambia.
Cioè, perché quell'opera che io... faccio, mi accresce nella carità, mi procura meriti molto più grandi davanti a Dio, e consola il cuore di Gesù. Quindi nobilitando anche, cioè, il tempo o il denaro o l'energia che io impiego per servire i poveri, sono fatti, sono, come dire, a gloria di Dio restituisco il denaro ricevuto, il tempo che Dio mi dà, e la forza che Dio mi dà, per servirlo nella fede in coloro in cui continua a vivere e operare.
Purtroppo il tempo o il denaro che io faccio, mi accresce nella carità, mi procura meriti molto più grandi davanti a Dio, e consola il cuore di Gesù. Oggi è volato, quindi mi fermo qui, dando la benedizione e l'appuntamento, per chi lo desidera, su queste frequenze web, lunedì prossimo, alla stessa ora.
Ave Maria.