Audio · Radio San Giuseppe
San Giuseppe Padre tenerissimo dei suoi devoti
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Gentilissimi ascoltatori di Radio San Giuseppe, ben ritrovati sulle frequenze della nostra web radio per una nuova meditazione, accompagnati dal Beato Bartolongo, siamo giunti alla penultima meditazione tratta dal suo aureo libretto, si intitola San Giuseppe, padre tenedissimo dei suoi devoti, io immediatamente senza troppi preamboli, sendo un pochino corposa questa meditazione, passerei subito alla lettura, come sempre poi riprendendo qualche punto, evidenziando, commentando qualche punto di essa poi durante la seconda parte.
San Giuseppe, padre tenedissimo dei suoi devoti. Leggiamo oggi e meditiamo con la più grande felicità. E qui cita Santa Teresa d'Avila, è virgolettato. E qui cita Santa Teresa d'Avila, è virgolettato. E qui cita Santa Teresa d'Avila, è virgolettato. E qui cita Santa Teresa d'Avila, è virgolettato.
E qui cita Santa Teresa d'Avila, è virgolettato. E qui cita Santa Teresa d'Avila, è virgolettato. E qui cita Santa Teresa d'Avila, è virgolettato. E qui cita Santa Teresa d'Avila, è virgolettato. E qui cita Santa Teresa d'Avila, è virgolettato. E qui cita Santa Teresa d'Avila, è virgolettato.
E qui cita Santa Teresa d'Avila, è virgolettato. E qui cita Santa Teresa d'Avila, è virgolettato. E qui cita Santa Teresa d'Avila, è virgolettato. e Maria. Finalmente le anime vie e fervorose devono considerare che mai un cuore, dopo il cuore di Maria, amo Gesù con maggiore ardore e tenerezza, sì ogni ceto, ogni grado, ogni classe, ogni condizione, ogni ordine di persone a lui ricorre. A San Giuseppe scrisse San Bernardo, fu dato di difendere, favorire e proteggere di paterno affetto tutti coloro che a lui ricorrono con pietà. Sancte Iosef, datum est omnes ad te pie confugentes, defendere fovere et affetto paterno prosequi. Questa è un'invocazione che è la traduzione in latino di quello che abbiamo appena letto di San Bernardo, San Giuseppe attesta lo dato che tutti coloro che in te confidano piamente, tu li difenda, li favorisca e li protegga con affetto paterno. Questo è il testo della meditazione di oggi, ripercorrendolo ora insieme brevemente in questo lasso di tempo che ci è rimasto. Se vi ricordate, per chi segue regolarmente questa rubrica che è ad appuntamento fisso, quando facemmo le meditazioni sul Più Santo dei Santi del padre Pegna abbiamo incontrato una larga sezione dedicata al culto che i Santi hanno tributato a San Giuseppe e se ricordate ho ampio spazio alla Starota da Santa Teresa. Santa Teresa Davila era devotissima di San Giuseppe. Lei attribuisce in continuazione nei suoi testi, nei suoi libri, a San Giuseppe, la riforma del Carmelo e tutte le grazie che lei ha chiesto all'intercessione di questo Santissimo Santo, a cui dedicò non pochi monasteri riformati del Carmelo e che comunque è tuttora, credo a quanto ne so oggi, sommamente venerato e stimato in tutti i monasteri carmelitani.
Il motivo per cui era così devoto è perché l'aveva testato sul campo, nel senso che le grazie richieste da San Giuseppe sono state riformate in un'unità di un'unità di un'unità e le grazie richieste per l'intercessione di San Giuseppe le aveva ottenute. È molto importante, gentilissimi ascoltatori, perché è una cosa che edifica anche noi. Uno dei motivi per cui Dio vuole che le grazie gli siano chieste, non è l'unico, ma è anche questo, è che se io chiedo una cosa determinata e specifica e poi quella cosa arriva, è ovvio che Dio è buono e quindi quella grazia che ho chiesto Dio me la dà. Siccome Dio non si vede, se io non chiedessi mai le grazie e dicessi semplicemente al Padre Eterno, come del resto diciamo nel Padre Nostro, non darci oggi il nostro pane quotidiano, dammi tutto quello che è necessario e che tra l'altro il Padre Eterno ce lo dà, però non avremmo mai un minimo di coscienza e di percezione che realmente ci sia un'unità di un'unità.
Dio ci vuole bene e ci dà qualcosa di particolare. Quindi se io ricorro all'intercessione di un santo per chiedere una grazia specifica e quella grazia mi arriva, io capirò evidentemente che è grazie all'intercessione di quel santo che la grazia specifica è arrivata. E quindi aumenterà la mia considerazione, il mio amore e anche la coscienza che ho di quanto sia un santo.
E quindi aumenterà la mia considerazione che sia potente il patrocino e l'intercessione di quel santo. E Santa Teresa conclude le sue esortazioni dicendo, va bene, se non mi volete credere, fate la prova, semplicissimamente, fate la prova e verificate se non è vero quello che dico.
Quindi chiedete grazie particolari a San Giuseppe. Ci sono tanti modi, si può fare in maniera semplice e personale, anche con parole proprie, a volte il cielo è così buono da non chiedere chissà che o chissà che cosa, oppure a tante persone l'ho raccomandato, c'è il sacro manto da recitare per 30 giorni consecutivi che ottiene grandi grazie dall'intercessione di San Giuseppe, la corona delle sette gioie e dei sette dolori che mi sembra che però debba essere recitata, adesso non vorrei dire una sciocchezza, poi casomai Antonio mi correggerà, mi pare che quella si recita per un anno consecutivo, se non ricordo male.
Per chiedere sempre grandi grazie, si possono fare delle novene a San Giuseppe, quindi l'importante è che ci siano delle richieste di cose buone ovviamente, specifiche, da rivolgere al Signore attraverso la medizione di San Giuseppe, nella certezza di fede, che se quella cosa che chiedo non è di ostacolo alla mia salvezza, perché in quel caso non la concede, quella grazia certamente arriverà, senza alcun dubbio.
Questa è la prima cosa, la seconda cosa, quando poi commenta il Beato Bartolo Longo le espressioni di Santa Teresa evidenzia due aspetti in particolare che vorrei con voi adesso riprendere. Primo, ripercorre diciamo così una tipologia che è quella del Giuseppe di San Giuseppe, figlio di Giacobbe in Egitto, che tra l'altro anche la liturgia della chiesa riprende, io che celebro la messa, anche il ritorno a mano antico riconosciuto nelle parole in italiano del Beato Bartolo Longo, l'introito della messa votiva in onore di San Giuseppe, fidelis servus et prudens, egli è il vero servo fedele e prudente che il Signore stabilì custode e vigilante della sua famiglia, questo è proprio l'introito della messa votiva di San Giuseppe.
Voi conosciate la storia di San Giuseppe d'Egitto, no? San Giuseppe si era ritrovato in Egitto per una serie rocambolesca di situazioni, è la classica figura tipologica di Cristo, viene venduto per andare in Egitto, quindi dovrebbe essere l'ultimo, e poi grazie alla sapienza e a tante altre cose, come dire, trova grazia presso il cuore del farone, che è quello che domina, diciamo così, il sovrintendente di tutti quanti i suoi beni, e quando poi Israele si trova in carestia e devono andare in Egitto a chiedere il pane, paradossalmente, proprio i fratelli di San Giuseppe, proprio quelli che l'avevano venduto, si ritrovano davanti a lui, lui riconosce loro, loro non riconoscono lui, ecco, dopo alla fine c'è la scena, diciamo così, in cui San Giuseppe si manifesta, offre loro il perdono e loro si pentono, no? E quindi si capisce anche attraverso questa vicenda come Dio...
a volte veramente scrive tanto dritto sulla riga e tanto storte, perché attraverso un fatto disdicevole come la vendita come schiavo di un fratello, aveva preparato, come dire, nella sua provvidenza, il mezzo per sovvenire il suo popolo durante la carestia. Ecco, comunque vediamo quindi la figura di Giuseppe, figlio di Giacobbe, che è, come dire, amministratore dei beni del farone, ecco, quindi San Giuseppe, amministratore dei beni di Dio, d'accordo?
Quindi gli ha dato, primo ministro lo chiamo quindi, piena fiducia, ecco, ed è una, come dire, una gratificazione che il cielo ha voluto accordare a San Giuseppe, perché San Giuseppe ha svolto sulla terra in maniera egreggia quel compito che la fiducia divina gli aveva dato di amministrare i suoi tesori preziosissimi, questo l'abbiamo visto tantissime volte, che erano appunto Gesù e la Madonna. Ecco, quindi questo è un pochino il fondamento, il fondamento dell'eccellenza di San Giuseppe, tipologicamente, ripeto, prefigurato nella figura di Giuseppe, figlio di Giacobbe. Anche questo nel rito antico della messa, nella messa quotidiana di San Giuseppe, come prima lettura, c'è l'episodio, c'è un rimando, diciamo così, alla figura biblica di Giuseppe, figlio di Giacobbe. Infine, volevo dire due cose. Una, ho dimenticato di rividenziarla, detta Dio.
Questa è una parola che mi è venuta da Santa Teresa, che molte persone non trovano chi insegna a fare l'orazione mentale. A me tante volte mi chiedono. L'orazione mentale è importantissima, almeno diciamo fatta nella forma semplice della meditazione, importantissima soprattutto per chi aspira a progredire un po' nella vita interiore, diciamo che non si accontenta di rimanere, diciamo così, in un cristianesimo un po' mediocre, fermo all'osservanza, come le dieci comandamenti, a qualche preghiera vocale detta qua e là. L'orazione mentale, che sarebbe la meditazione, la meditazione fatta bene, porta ad una grande crescita interiore perché ci consente di assimilare meglio la dottrina delle cose di Dio, perché non basta stare a leggere in continuazione, non basta neanche ascoltare la radio. Adesso non voglio che ascoltate la radio.
C'è, però capite, tra cinque minuti il suono della mia voce cessa e chiaramente se uno poi non medita le cose che ha ascoltato, probabilmente tra qualche tempo avrà dimenticato tutto. Quindi certamente Dio parla, ma la meditazione come dire, la chiamavano i padri antichi la ruminazio, come quando uno mastica, ingoia, perché poi quel cibo che ha ricevuto attraverso la manducazione.
La digestione diventi carne della nostra carne, diciamo che questo da un punto di vista spirituale è la meditazione. Ci sono tanti schemi, tante tecniche, tante cose, poi questa è una cosa veramente sempre da verificare con il padre spirituale. Indubbiamente però se una persona non si trova in condizione, chieda a San Giuseppe, perché per fare l'orazione mentale basta che uno abbia un buon testo di meditazione, va bene il Vangelo, va bene la meditazione di Cristo, va bene la Filotea di San Francesco di Sal, va benissimo questo libretto del biglietto Bartolo Longo, se uno vuole fare un mese di meditazione, va bene lo San Giuseppe, queste sono proprio concepite come piccole meditazioni, e dopo un tempo di lettura fa esattamente quello che sto facendo io con voi, in silenzio, torna su quello che ha letto, ci pensa, ci riflette, coglie dei punti essenziali, poi io mi fermo qui, la meditazione va oltre, perché poi dopo aver pensato si dialoga, c'è un dialogo tra l'anima e Dio sulla base di quello che si è capito, diciamo così, meditando.
E poi, questo è il cuore della meditazione, gli affetti, gli affetti a volte anche fervorosi, ieri nella messa di ieri c'era ti amo signore mia forza, la meditazione dovrebbe infervorare un po' il nostro cuore, e poi il proposito, perché quello che abbiamo meditato, una cosa semplice, sia poi tradotto in un punto preciso su cui lavorare per provvedire, per migliorarci, per togliere un difetto, per acquisire una virtù eccetera eccetera. San Giuseppe dice che è un maestro, per chi volesse cominciare a zampettare, muovere i primi passi nella meditazione e non sa da che parte cominciare. Basta una buona invocazione a San Giuseppe, mettersi, perché poi ricordate sempre che si impara a pregare pregando, dopo gli schemi e le cose sono certamente importanti, ma sono tutti quanti limitati, non bisogna mai rimanerne imprigionati, bisogna usarli fino a quando servono. L'ultimissima cosa, che purtroppo il tempo è volato, il Beato Bartolomeo conclude con una parola.
Una splendida esortazione, magari poi quando avrete la registrazione potete risentirla, dove mostra come la poliedricità della peculiarissima vocazione di San Giuseppe lo rende vicino a tutti gli stati e le forme di vita concepibili, anche ai nobili e ai ricchi, perché era di discendenza regale, era della tribù di Giuda. San Giuseppe, anche essendo povero di fatto, era nobile.
Oggi diremmo che nessuno ne scandalizza. Era nobile di sangue. Certamente era vicino anche ai poveri, perché fece una vita modesta. Alle vergini figuriamoci, lui che è il purissimo, il castissimo, vivendo una verginità, una castità perfetta, da maschio, che è più difficile viverlo che non da donna, questo ricordiamolo sempre.
Le persone sposate. Lui è stato castissimo, ma è stato anche sposo e padre, quindi è un ottimo esempio. I fanciulli e i ragazzi. Lui è stato la sentinella dell'infanzia di Gesù. I sacerdoti toccano Gesù l'Eucharistia, ma lui toccava con le sue mani le carni vive di Gesù. Ed è stato lui a portarlo al tempio per il primo sangue versato, il sangue della circoncisione.
Infine i religiosi. E' stato lui a portarlo al tempio per il primo sangue versato, il sangue della circoncisione. È stato lui a portarlo al tempo e a portarlo al tempo di Gesù perché la vita nascosta in solitudine a Nazareth è l'immagine della vita consacrata. E ovviamente poi tutte e quante le persone pie e fervorose perché nessuno, più di Giuseppe, amò con tutto se stesso Maria Gesù. E nell'amore a Maria Gesù ci sono il segreto di ogni cammino di perfezione.
Io mi fermo, siamo andati un pochino oltre con i tempi a nostra disposizione. Vi lascio la mia benedizione. Vi do appuntamento se credete alla prossima settimana. Una piccola esortazione. 21 ottobre, abbiate la carità di stare lontani dalle celebrazioni di Halloween, noi facciamo Halloween, in molte parrocchie si fanno le feste dei santi, anche da queste parti, se non si fanno le feste dei santi state bene a casa e accendete sul davanzale un cero esorcizzato o almeno benedetto, niente zucche e niente partecipazioni a questi riti che non hanno nulla a che fare con il cristianesimo e molto a che fare con Satana e i suoi ministri.
Ave Maria.